Destra di Popolo.net

“NON RINUNCIARE MAI ALLE TUE ARMI”: VIAGGIO DENTRO THEDONALD, IL RIFUGIO ON LINE DEI CRIMINALI DI TRUMP

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

IL GIORNO DELL’ASSALTO OLTRE IL 50% DEI COMMENTI INCITAVANO ALLA RIVOLTA … E LA SITUAZIONE DOPO DUE GIORNI NON E’ CAMBIATA

Keyboard warrior. Secondo UrbanDictionary, una persona che è incapace di esprimere la sua rabbia attraverso la violenza fisica e che quindi decide di usare la violenza verbale in rete.
Nel gergo italiano, leoni da tastiera.
La sera del 6 gennaio, mentre Capitol Hill veniva assaltata dai sostenitori di Trump, è stato chiaro che queste definizioni non funzionano poi così tanto. Chi passa le giornate e seminare violenza sul web, prima o poi quella violenza vuole metterla in pratica davvero. A 48 ore dall’attacco al Congresso Usa siamo stati nel forum TheDonald, il rifugio dei più accaniti sostenitore del (quasi) ex presidente degli Stati Uniti.
Reddit non è un social molto diffuso in Italia. Eppure è una delle fucine di meme e subculture più attive del web. Senza addentrarci troppo nei suoi cunicoli, Reddit è strutturato come se fosse una sorta di contenitore di mini-forum.
Chiunque può creare quello che in gergo si chiama un subreddit per discutere di un argomento in modo verticale. Uno di quelli diventati più famosi negli ultimi anni è stato r/The_Donald, uno spazio dedicato solo ai sostenitori di Donald Trump. È stato creato nel 2015 ed è cresciuto talmente tanto da arrivare a 790 mila utenti.
Una community grande ma non esattamente inclusiva. Il 29 giugno 2020 Reddit ha deciso di chiudere r/The_Donald. Troppi commenti razzisti, troppi incitamenti all’odio e troppe fake news.
Come successo già  per altri social, gli utenti che si sono incontrati qui non hanno rinunciato a interagire tra di loro ma si sono spostati da un’altra parte. È così che è nato il forum TheDonald.win. (Sì, il dominio è proprio questo).
Il gruppo di ricerca no profit Advance Democracy ha calcolato che il 4 gennaio oltre i 50% dei commenti pubblicati su questo forum incitavano a trasformare la protesta andata in scena il 6 gennaio in una serie di scontri violenti. Ed è proprio qui che abbiamo cercato di capire la reazione dei sostenitori più accanti di Trump il giorno della resa, quello in cui il Presidente ha detto che garantirà  una «transazione pacifica» dei poteri.
L’eterno ritorno al 1776
Uno dei grandi miti citati su TheDonald è il 1776, l’anno in cui gli Stati Uniti firmarono la Dichiarazione di Indipendenza. Un anno che viene citato spesso, con la giustificazione che quando bisogna combattere una battaglia non è necessario seguire le legge.
Scrive Thomas 1963-1967, «Dobbiamo smettere di giocare secondo le regole. Nel 1776 gli inglesi marciarono e giocarono secondo le regole. Noi invece ci siamo nascosti dietro gli alberi e le rocce pure di sparargli addosso». Una rivoluzione, quella proposta su TheDonald, che è contro lo Stato ma sempre condita da un distorto senso di patriottismo. «Noi non distruggiamo l’America, noi distruggiamo le istituzioni che distruggono l’America», scrive crazyfingers619.
Due pesi, due proteste
All’interno del forum sono molti gli utenti che paragonano l’attacco a Capitol Hill con le proteste del movimento Black Lives Matter. «I media ci definiranno come terroristi, mentre gli esponenti del movimento Blm (che si sono proclamati marxisti/terroristi che vogliono rovesciare gli Stati Uniti) vengono definiti come attivisti», scrive 1A2A.
Una contrapposizione netta quindi tra i sostenitori di Trump e gli attivisti di Blm, tanto che per battere la fazione nemica diventa necessario preparare le armi, come si legge da questo dialogo. Aristones: «Io sono pronto a morire per la libertà  delle prossime generazioni. Loro lo sono?». Nancypelosisoldiver: «Sì, lo sono. Non rinunciare mai alle tue armi».
La propaganda dei Democratici
L’odio verso il sistema mediatico è comune nei movimenti populisti, particolarmente accentuato in questo caso. Uno dei principali account di informazione sul social di destra Parler si chiama @MurderTheMedia. Non esattamente un nickname conciliatorio. Un odio che si è esteso anche ai social media dopo la decisione presa da Facebook di bannare Trump a tempo indertminato.
Commies-aint-people paragona il sistema mediatico, a sua detta curato dai Democratici, a quello gestito da Joseph Goebbles, il ministro della Propaganda del Terzo Reich Nazista: «Hanno alle spalle la più grande rete di propaganda nella storia dell’Occidente. Il 100% delle comuncazioni e delle informazioni arrivano dai loro alleati dei media e dei social media. Gobbles (scritto proprio così, ndr) non avrebbe potuto nemmeno sognare un sistema del genere».

(da agenzie)

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I TERRORISTI TRUMPIANI ANNUNCIANO NUOVE AZIONI VIOLENTE PER LA VIGILIA DELL’INSEDIAMENTO

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

SUI SOCIAL APPELLI AD AZIONI CONTRO LE SEDI DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE DI TUTTI GLI STATI

Sarebbe pronto un nuovo attacco a Washington il 19 gennaio, un giorno prima dell’inaugurazione di Joe Biden.
Esaltati dal successo di mercoledì, dall’assalto al Congresso che dovrebbe segnare per loro l’inizio di una “rivoluzione”, leader di gruppi dell’estrema destra americana in questi hanno lanciato sui social l’appello ad azioni contro le sedi delle Assemblee Legislative in tutti gli stati.
Ma per molti dei loro attivisti e simpatizzanti, che nei mesi scorsi hanno manifestato contro le proteste di Black Lives Matter ed a sostegno della polizia con lo slogan “Blue Lives Matter”, è arrivata come una doccia fredda la notizia della morte di un poliziotto della Us Capitol Police, quinta vittima della sedizione inscenata dai sostenitori di Donald Trump lo scorso 6 gennaio nel tentativo di impedire la certificazione della vittoria di Biden.
La morte del poliziotto, su cui la procura federale ha aperto un fascicolo per omicidio, è destinata a dividere ancora di più gli animi di questi rivoltosi in nome del credo law and order diffuso da Trump, che permette comunque di tentare di rovesciare l’esito di elezioni legale sulla base di infondate accuse di brogli.
E su i social media, anche quello preferito dall’estrema destra Parler, in queste ore ci si divide tra il rivendicare l’azione, ed anche i saccheggi ed i vandalismi che sono testimoniati da foto e video, oltre che dalle denunce di furti che stanno arrivando da senatori e deputati di computer ed altre cose.
Oppure avallare la fake news che alcuni deputati repubblicani sostenitori di Trump hanno fatto circolare, cioè che responsabili delle violenze sono stati degli attivisti antifa travestiti da sostenitori di Trump. Ed anche le quattro vittime degli scontri, in particolare l’ex militare Ashli Babbitt, da qualcuno viene definita una martire della causa, da altri un’infiltrata degli antifa, con una bugia smentita dai familiari della donna che da San Diego l’hanno descritta come una grande sostenitrice di Trump.
“Per lo zoccolo duro dei gruppi di estrema destra questo è stato un grande successo, una pietra miliare nella loro lotta contro i mulini a vento, i presunti nemici dell’America – commenta Arie Kruglanski, docente di psicologia dell’università  Maryland che studia i movimenti estremisti americani – mentre invece scoraggerà  chi non era così impegnato”.
Per gli esperti quello che è successo mercoledì, per quanto sconvolgente, non è avvenuto come una sorpresa, preceduto da mesi di scontri, attacchi simili – si pensi all’occupazione armata della sede dell’Assemblea Legislativa del Michigan – e persino un piano per rapire es assassinare la governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, grande nemica di Trump.
“L’estremismo è ormai il mainstream della politica americana, dobbiamo capirlo per il bene del nostro Paese, non è più un fenomeno marginale”, ha detto Eric Ward, esperto di estremismo del Southern Poverty Law Center.

(da Globalist)

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ECCO CHI SONO GLI ALTRI TERRORISTI CHE HANNO ASSALTATO IL CAMPIDOGLIO: C’E’ ANCHE UN DEPUTATO REPUBBLICANO, IL FIGLIO DI UN GIUDICE E CHI HA NOLEGGIATO UN AEREO PRIVATO

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

SOVRANISTI, COSPIRAZIONISTI, EX MILITARI E RAZZISTI

Due giorni dopo l’assalto al Congresso che è costato la vita a cinque persone, l’Fbi e la polizia stanno cercando di identificare gli organizzatori della rivolta al Campidoglio con l’aiuto di cittadini e social media.
Il Bureau ha chiesto al pubblico di aiutare la polizia a identificare i rivoltosi, offrendo fino a 50 mila dollari di ricompensa per chi darà  informazioni “sulle persone responsabili dell’installazione di ordigni nella sede del comitato dei principali partiti politici statunitensi nella capitale”.
Il dipartimento di polizia del distretto di Columbia ha condiviso una pagina web con le foto di alcuni manifestanti chiedendo aiuto per l’identificazione.
Bigo il cattivo
La foto diventata virale di un uomo seduto sulla scrivania della speaker della Camera Nancy Pelosi ritrae Richard “Bigo” Barnett, 60 anni, di Gravette, Arkansas. Arringava la folla all’entrata con la camicia strappata e poi è stato fotografato lì, nel cuore del potere di Washington. “Le ho scritto un brutto biglietto, ho messo i piedi sulla sua scrivania e mi sono grattato le palle”, ha detto dopo essere uscito dall’ufficio di Pelosi. Sul suo profilo Facebook Barnett aveva criticato la speaker la scorsa settimana rivendicando di essere un nazionalista bianco: “Sono bianco. Non lo si può negare. Sono un nazionalista. Metto la mia nazione al primo posto. Quindi questo fa di me un nazionalista bianco”, ha scritto. Barnett aveva raccolto fondi per la campagna “Save Our Children”, che è uno slogan di cui QAnon si è impossessato per affermare la sua teoria secondo cui l’èlite democratica di Washington sarebbe responsabile di un traffico di minori. I ribelli che sono entrati in Campidoglio sventolavano anche bandiere che facevano riferimento alla tratta dei bambini, pilastro del culto QAnon. Non è chiaro cosa Barnett facesse per vivere.
Evans, deputato e rivoltoso
“Derrick Evans è in Campidoglio! Oh Mio Dio, non posso credere che siamo qui adesso!”. Il video è scomparso da Facebook poche ore dopo essere stato condiviso ma oramai la storia era uscita e la faccia di Derrick Evans è diventata un simbolo del cortocircuito che ha portato qualche migliaia di persone a tentare l’assalto al palazzo della democrazia americana, due giorni fa.
Deputato repubblicano della West Virginia, 34 anni, Evans si è unito ai rivoltosi e ha poi cercato di ridurre il danno, cancellando i video che lo ritraevano con l’elmetto bianco a Capitol Hill e dicendo di esserci andato come “membro indipendente dei media” e non come parlamentare. “Voglio assicurarvi che non ho avuto nessuna interazione negativa con la polizia nè ho partecipato ad alcuna distruzione”, si è scusato sempre via Facebook. Nel suo distretto Evans è un noto anti-abortista, il Washington Post ricorda che nel 2019 “un impiegato di una clinica per aborti a Charleston, W. Va., ha presentato un ordine restrittivo contro Evans per presunto stalking e ripetuta minaccia di lesioni personali”. I democratici hanno chiesto che il deputato venga immediatamente sospeso.
Aaron, figlio di un giudice della Corte Suprema
The Gothamist ha identificato anche un altro perosnaggio dell’invasione al Campidoglio, il ragazzo che appare vestito con le pelli di pelliccia e il giubbotto anti-proiettile anche all’uomo con la bandiera confederata. Si chiama Aaron Mostofsky, è il figlio di un giudice della Corte Suprema di Brooklyn. “Il padre dell’uomo è Shlomo Mostofsky, un’importante figura del mondo ortodosso di Brooklyn ed ex presidente del Consiglio nazionale della Giovane Israele. È stato eletto alla Corte Suprema della Contea di Kings lo scorso gennaio con il sostegno del Partito Democratico di Brooklyn”. Aaron ha parlato con il New York Post e ha spiegato che ha preso d’assalto l’edificio perchè “le elezioni sono state rubate”. Suo fratello, Nachman, che è il vice presidente del South Brooklyn Conservative Club pure era alla manifestazione giovedì da dice di non essere mai entrato in Campidoglio. “Mio fratello non ha fatto nulla di illegale”, ha detto Nachman a Gothamist. “Sicuramente non faceva parte della rivolta, è stato spinto dentro”.
Antisemiti ed ex militari
Tra i rivoltosi c’erano anche uomini e donne che indossavano magliette con slogan negazionisti dell’Olocausto e antiebrei, ma anche uomini con una chiara formazione militare. Sui social girano molto le foto di un uomo con passamontagna e lacci di plastica che di solito vengono usati come manette.
Secondo il ricercatore John Scott Railton, che ha identificato l’uomo grazie ai contributi di altri utenti online con l’analisi di video e foto, nella biografia dell’uomo ci sono: “nulla osta di sicurezza a lungo termine, una laurea all’accademia militare, grado di ufficiale superiore al momento del pensionamento”.
La presenza di militari o ex militari durante le rivolte del 6 gennaio è uno degli elementi su cui indaga l’Fbi. Finora sono state arrestate 68 persone. Tra i manifestanti c’erano anche operai edili di Indianapolis e una agente immobiliare di Frisco, in Texas, che è arrivato a Washington su un jet privato per “assaltare la capitale”: Jenna Ryan, che è anche conduttrice radiofonica.

(da agenzie)

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ARRESTATO IL TERRORISTA TRUMPIANO FOTOGRAFATO ALLA SCRIVANIA DI NANCY PELOSI

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

RICHARD BARNETT DEVE RISPONDERE DI TRE CAPI DI IMPUTAZIONE… TRA GLI ARRESTATI CINQUE ERANO ARMATI SENZA LICENZA E UNO AVEVA 11 MOLOTOV

Il sostenitore di Donald Trump che dopo l’incursione al Campidoglio del 6 gennaio era stato fotografato seduto alla scrivania della presidente della Camera Usa Nancy Pelosi è stato arrestato e accusato di tre reati federali compreso il furto di proprietà  pubblica: lo hanno detto oggi funzionari federali citati dalla CNN.
L’immagine dell’uomo sessantenne seduto trionfante con un piede sul tavolo, diventata un simbolo delle violenze che hanno scosso il Paese, avevano fatto il giro del mondo.
I funzionari federali hanno fatto sapere che Richard Barnett dell’Arkansas è stato arrestato venerdì mattina a Little Rock. “Barnett è stato accusato di entrare e rimanere consapevolmente in un terreno edificabile limitato senza autorità , ingresso violento e comportamento disordinato nei terreni del Campidoglio e furto di proprietà  pubblica”, hanno detto i funzionari.
“Anche se avete lasciato Washington potete ancora attendervi che qualcuno bussi alla vostra porta”, ha affermato l’Fbi.
In un video pubblicato da un giornalista del New York Times durante gli scontri a Capitol Hill, Barnett si vanta di aver preso una busta personalizzata, ma ha assicurato di non averla rubata. “Ho lasciato un quarto di dollaro sulla sua scrivania”, ha aggiunto.
Anche un residente dell’Alabama è stato accusato per una bomba a tubo trovata sul lato Sud dell’edificio del Campidoglio, 11 bottiglie molotov e un’arma in stile militare trovate nel suo camioncino. In tutto quindici persone sono state incriminate a livello federale per gli scontri al Congresso.
“L’FBI non sta risparmiando risorse in questa indagine”, ha detto Steven D’Antuono, assistente direttore dell’ufficio di Charge Washington.

(da agenzie)

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DEMOCRATICI PREOCCUPATI PER I CODICI NUCLEARI IN MANO A UN CRIMINALE

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

“PRESIDENTE INSTABILE, CHIESTE GARANZIE AL PENTAGONO PERCHE’ VIGILI”

Donald Trump è “instabile” e un presidente instabile non può avere i codici nucleari.
Per questo la speaker della Camera Nancy Pelosi ha parlato con il capo dello Stato maggiore congiunto Usa, Mark Milley, così da “discutere le precauzioni disponibili per impedire a un presidente instabile di avviare ostilità  militari o accedere ai codici di lancio e ordinare un attacco nucleare”.
A due giorni dall’assalto a Capitol Hill, nei palazzi del potere di Washington rimbalza un’unica domanda: come arrivare da qui al 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Joe Biden, senza che Donald Trump combini altri guai?
Il discorso in extremis di ieri sera — in cui ha finalmente ammesso la sconfitta impegnandosi a una “transizione dei poteri ordinata e tranquilla” – è abbastanza per poterlo tollerare 12 giorni in più, o la rimozione dall’incarico tramite impeachment è un obbligo costituzionale, dato il suo “incitamento alla sedizione”?
I democratici alla Camera – riporta la stampa Usa – sono intenzionati a presentare una nuova richiesta di impeachment, malgrado i tempi siano strettissimi.
Secondo la deputata dem Katherine Clark, assistente della speaker Nancy Pelosi, la Camera potrebbe procedere a un voto sugli articoli per l’impeachment di Trump la prossima settimana.
Nel frattempo la stessa Pelosi fa sapere che “se il presidente non lascerà  l’incarico in modo imminente e volontario, il Congresso procederà  con la sua azione”, avviando l’iter per la messa in stato d’accusa.
Nel finale più sgangherato e drammatico che si potesse immaginare, Trump per ora rimane dov’è, sordo alle richieste di quanti gli suggeriscono di dimettersi e alle dimissioni che sempre più copiosamente giungono sul suo tavolo. Secondo la Cnn, anche l’avvocato della Casa Bianca, Pat Cipollone, starebbe valutando di lasciare l’incarico.
Dal suo account Twitter, rimasto bloccato per diverse ore in una sorta di “impeachment virtuale”, il presidente è tornato a parlare alla sua gente: “I 75 milioni di grandi patrioti americani che hanno votato per me, per America First, e per Make America Great Again, avranno una voce gigante anche in futuro. Non sarà  loro mancato di rispetto, non verranno trattati ingiustamente in nessuno modo o forma!”.
E ancora: “Per tutti coloro che se lo stessero chiedendo, non andrò alla cerimonia di insediamento il 20 gennaio”.
L’ultimo presidente a non partecipare alla cerimonia inaugurale del successore fu Andrew Johnson nel 1869. Inutile dire che in questo caso l’assenza, più che uno scandalo, sarebbe un sollievo.

(da agenzie)

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“GALLERA SOSTITUITO PERCHE’ STANCO”: FONTANA SCATENA LA SATIRA SUI SOCIAL

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

FORSE AVRA’ CORSO TROPPO?

Regola uno della comunicazione politica (di cui, però, ci siamo anche un po’ rotti): mai dire le cose come stanno.
Dunque, bisogna sempre affilare le armi della diplomazia per mascherare la realtà  e offrire ai giornali o — come in questo caso ai social network — una narrazione alternativa su cui concentrarsi.
Il rimpasto in Lombardia, con una nuova giunta guidata sempre da Attilio Fontana, prevede che il ruolo di assessore al Welfare sia assunto da Letizia Moratti, l’ex sindaco di Milano che sostituirà  ufficialmente Giulio Gallera. Per quest’ultimo non ci sarà  alcuno spazio nella nuova giunta regionale della Lombardia.
«Giulio Gallera — ha detto Fontana — ha svolto un lavoro molto pesante, era particolarmente stanco e quindi ha condiviso l’avvicendamento».
Dunque, la causa di questa piccola rivoluzione nella giunta regionale del territorio più colpito in Italia dal coronavirus non sono stati gli episodi che hanno sempre caratterizzato la sovraesposizione mediatica dell’ex assessore al Welfare (vi ricordate la spiegazione dell’Rt?), non sono state nemmeno le recenti uscite sulla vaccinazione anti coronavirus (per le quali la Lombardia resta in forte affanno nella distribuzione su scala nazionale delle dosi Pfizer), ma la stanchezza di chi ha svolto un lavoro probante in questi ultimi mesi.
Così facendo, però, Fontana ha consegnato ai social network un vero e proprio meme. Senz’altro una delle più recenti polemiche su Gallera ha riguardato l’utilizzo di una app di geolocalizzazione mentre stava facendo esercizio fisico.
Tuttavia, con le regole che hanno caratterizzato il mese di dicembre in Lombardia e le limitazioni agli spostamenti, non era consentito ai cittadini — per motivi diversi da quelli di necessità  e urgenza — uscire dai confini del proprio comune di residenza.
Mentre Gallera faceva jogging, invece, l’ex assessore si ritrovò nel territorio di un altro comune, Cernusco sul Naviglio.
Qualcuno potrebbe dire, dunque, che Gallera era stanco perchè aveva corso troppo. E non perchè, invece, i vaccini in Lombardia hanno corso troppo poco.

(da agenzie)

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DIMISSIONI A CATENA, ANCHE LA FEDELISSIMA DE VOS ABBANDONA TRUMP, MA LUI RESTA ATTACCATO ALLA POLTRONA

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

IL WALL STREET JOURNAL, VOCE DI SPICCO DEI REPUBBLICANI, LO HA INVITATO A DIMETTERSI

La Casa Bianca è alla deriva ed anche i fedelissimi abbandonano Trump.
Ultima (per ora) a lasciare Betsy DeVos, ministro dell’Istruzione, una delle donne di punta dell’amministrazione e beniamina della destra religiosa.
“Se hai a cuore l’istruzione pubblica e la democrazia stai attento a Betsy DeVos”, scrisse il Los Angeles Times in un’editoriale dopo la sua nomina, rendendola ancora più forte agli occhi di The Donald e del suo elettorato. Lei il presidente lo ha sempre difeso, ma dopo l’attacco al Campidoglio anche lei, come molti altri, ha capito che era il momento di lasciare la nave che affonda.
Poco prima di lei se ne era andata un’altra esponente di punta, Elaine Chao, (“i disordini mi hanno profondamente turbato”), ministro dei Trasporti e moglie di Mitch McConnell – il potente capo dei senatori repubblicani (altro fedelissimo che ha abbandonato il capo di fronte all’impossibile richiesta di una sorta di golpe istituzionale) – e prima di lei avevano abbandonato una decina di alti funzionari della Casa Bianca.
Nella sua lettera di dimissioni DeVos scrive che le azioni dei manifestanti sono “inconcepibili” e mette sotto accusa direttamente il presidente uscente. “Non ci sono dubbi sull’impatto che la sua retorica ha avuto sulla situazione e questo è per me il punto di svolta”.
La ministra dimissionaria, oltre alle sue ripetute posizioni a favore delle scuole private, è una voce molto ascoltata tra i repubblicani anche per le sue conoscenze e frequentazioni. Figlia e moglie di un miliardario è la sorella di Erik Prince, il fondatore di Blackwater, la società  di contractor privati (nel 2007 coinvolta nello scandalo per la strage di 17 civili iracheni) che è uno dei grandi finanziatori del Grand Old Party. DeVos era stata confermata ministro al Senato nel febbraio 2017 dopo un voto molto contestato, risolto da quello decisivo del vice-presidente Mike Pence.
Tra i funzionari che hanno lasciato nelle ultime 48 ore ci sono anche nomi meno conosciuti al grande pubblico ma che occupavano posizioni di grande rilievo nella macchina della Casa Bianca, compresi alcuni dei consiglieri a fianco di Trump dalle prime ore del suo mandato. Come Mick Mulvaney, inviato speciale di Trump in Irlanda del Nord (ed ex capo dello staff della Casa Bianca) che andandosene ha avuto parole di elogio per chi restava (“coloro che scelgono di rimanere, ho parlato con alcuni di loro, stanno scegliendo di rimanere perchè sono preoccupati che il presidente possa mettere qualcuno di peggio al posto loro”).
C’è Matthew Pottinger, che era stato il vice consigliere per la Sicurezza Nazionale dal 2019, uno dei maggiori esperti della Cina all’interno dell’amministrazione. Ci sono John Costello (responsabile della sicurezza informatica), Tyler Goodspeed (che dirigeva il White House Council of Economics), Stephanie Grisham, capo dello staff di Melania Trump e Rickie Niceta, segretaria della First Lady per gli affari sociali. Si è dimessa anche Sarah Matthews, vice addetta stampa di The Donald, finita spesso sotto accusa da parte dei grandi media americani, che si è detta “profondamente turbata da ciò che ho visto oggi”.

(da agenzie)

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L’ULTIMA VERGOGNA DEI SOVRANISTI ITALIANI: COMPIANGONO I TERRORISTI “MARTIRI”

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

DA PILLON ALLA CECCARDI… SPIACENTI, NON CI INGINOCCHIAMO PER ONORARE TERRORISTI, SI CHIAMINO ASHLI BABBIT O CESARE BATTISTI

Sia chiaro, tanto per spazzare subito il campo: ogni perdita di vita umana è una sconfitta per tutti e ogni volta che una persona perde la vita in uno scontro con polizia e forze dell’ordine è dovere di verità  e giustizia accertare le dinamiche, le cause e le responsabilità .
Altra cosa è farne un “martire”, quando è un terrorista.
Iniziamo con Fiore (Forza Nuova): “Onore ad #AshliBabbitt, morta per le libertà . Uccisa vigliaccamente dalla polizia con altri 3 dimostranti. È la prima eroina della Rivoluzione popolare americana e va ricordata come una donna disarmata e coraggiosa che ha offerto il petto e il volto a un potere corrotto e vile”, scrive sui suoi social.
In pratica il segretario di Forza Nuova ci dice chiaramente che Babbit era dalla parte giusta della storia, che la polizia fosse al servizio di un “potere corrotto e vile” e che quell’assalto che tutto il mondo condanna sia stato addirittura un alto momento di democrazia.
Qui, per dirla semplice semplice, stiamo parlando di veri e propri “fiancheggiatori” che rivendicano con orgoglio ciò che è accaduto negli USA
Poi è arrivata Susanna Ceccardi, donna di punta della Lega di Matteo Salvini, che in modo più morbido, ma ugualmente disgustoso, scrive: “I morti in America dopo gli scontri sono ben 4. Tutti sostenitori di Trump. Si fosse trattato al contrario di una manifestazione di sinistra questi 4 sostenitori sarebbero stati già  dei martiri contro lo Stato che reprime la libertà  di pensiero. Invece erano di destra, quindi facinorosi. Ashli Babbit è una delle vittime, era una veterana delle forze armate. Era disarmata quando è morta”.
Insomma anche la Ceccardi non riesce a cogliere il problema di assalire il palazzo simbolo del governo. E badate bene: questi sono gli stessi che rivendicano il diritto della violenza per legittima difesa con il ladruncolo che salta dentro il proprio giardino.
Sono gli stessi che urlano “ordine e disciplina” in ogni pezzo di conversazione. Sono quelli che scambiano la legge per una roncola da usare contro l’avversario, o calpestare in nome della libertà  per se stessi. Sempre loro.
Tra questi trumpiani di ferro ecco Simone Pillon, che su Twitter – seguendo una retorica politicamente corretta che sta andando molto di moda tra queli che non battono ciglio quando un bambino muore in mare – scrive: “Una preghera per Ashli Babbit e per le altre vittime degli scontri e per i molti feriti. Per loro non ci saranno Boldrine in ginocchio per loro, nè ciance nè movimenti globali. Ci sarà  però la mia povera preghiera”.
Spiacente, ma noi non ci mettiamo in ginocchio per onorare terroristi, si chiamino Ashli Babbit o Cesare Battisti. Non siamo sovranisti.

(da TPI)

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GLI AMICI ITALIANI DEI TERRORISTI TRUMPIANI DIFFONDONO BUFALE, COME SEMPRE

Gennaio 8th, 2021 Riccardo Fucile

IL DISEGNO SULLA MANO DI UN MANIFESTANTE SPACCIATO PER UNA “FALCE E MARTELLO” E’ INVECE IL SIMBOLO DI UN VIDEOGIOCO

Nelle ultime ore (anzi, da qualche settimana), in Italia si è diffuso uno strano movimento: quelli che difendono a prescindere, nonostante le evidenze, Donald Trump.
Insomma, i QAnon tricolore che parlano ancora di deep state e inventano bufale su bufale per cercare di screditare il risultato (confermato da tutti, anche dalla giustizia americana) delle ultime Presidenziali USA.
Poi sono arrivati i fatti di Capitol Hill e anche lì i trumpisti italiani hanno proseguito imperterriti nella creazione ad hoc e condivisioni di fake news.
Uno dei tanti casi è il tatuaggio falce e martello sulla mano di uno degli occupanti del Campidoglio. Peccato che non l’unica cosa falciata a martellata sia il buon senso.
Partiamo da uno dei tanti tweet (ma si trovano anche su Facebook, per non parlare del social sovranista Parler) che hanno provato a mistificare la realtà . Lo ha pubblicano un utente in risposta a un post pubblicato da Guido Crosetto.
L’immagine è una delle tante arrivate nelle scorse ore da Capitol Hill. Vediamo Jake Angeli col suo bizzarro costume e, al suo fianco, l’uomo dalla lunga barba che posa mostrando anche il tatuaggio sul dorso della sua mano.
Ma è un tatuaggio falce e martello? Assolutamente no.
Come spiega Bufale.net, quel simbolo proviene da un videogioco — ‘Dishonored’ — e non ha nulla a che vedere con una simbologia politica. Vedere per credere.
Un qualcosa di ben diverso rispetto alla falce e martello.
Le bufale andate a male
La bufala del tatuaggio falce e martello sulla mano di uno dei protagonisti del Capitol Hill’s Riot si aggiunge a una lunga serie di mistificazioni della realtà  portare avanti dai QAnon italiani (e non solo) e dei fan di Donald Trump.
E sempre sullo stesso personaggio (l’uomo con la barba con il tattoo sulla mano) si sono riempite le pagine delle bufale. Come sottolinea anche FactaNews — e come già  rivelato nella giornata di ieri da Giornalettismo su Jake Angeli — sui social si stanno diffondendo altre false notizie. Una delle tante vede i protagonisti dell’assalto al Campidoglio come manifestanti antifa. Peccato che le loro foto compaiano sui siti degli antifascisti americani solo per mettere in guardia le persone durante le manifestazioni: quei volti fanno parte di QAnon e, molto spesso, hanno preso parte a manifestazioni — come quelle del Black Lives Matter — per contestare le manifestazioni stesse.
Il video lo dimostra. Le fake news che girano sui social, sostenute dai Trumpers italiani, sono tutte smentite. Eppure continuano a condividerle.

(da agenzie)

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