Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
“INCALZARLO E’ UN DOVERE”
Nicola Fratoianni, deputato di Sinistra Italiana, è tra i pochi in Parlamento a voler tenere alta
l’attenzione sul caso Renzi-Arabia Saudita.
Nei giorni scorsi ha rilanciato l’appello del Fatto, che ha iniziato a contare i giorni da quando è finita la crisi di governo e dunque da quando Renzi avrebbe dovuto chiarire, come da sua promessa, i dettagli della conferenza a Riyad per conto di un ente del governo saudita.
Nicola Fratoianni, alla fine Renzi farà chiarezza?
Ho qualche dubbio. La promessa c’è stata, ma non sarebbe certo la prima volta che Renzi viene meno a ciò che annuncia. Credo però che sia un dovere continuare a incalzarlo.
Che cosa la turba di più della trasferta saudita?
C’è senza dubbio una questione di opportunità nel farsi pagare da uno Stato estero, ma vorrei porre l’accento anche sul merito di quello che Renzi ha detto in quella specie di rappresentazione teatrale. Ha dato un giudizio positivo su un regime nel quale sappiamo bene come vengano trattati i lavoratori, le donne, le minoranze. Per molte persone la libertà è un miraggio, altro che nuovo Rinascimento. C’è un progresso costruito sui diritti violati dei migranti, ridotti in schiavitù.
Il caso sembra già dimenticato.
Questo è un Paese che non ha la memoria molto lunga. Se la promessa era di parlarne dopo la crisi, direi che ora la situazione è parecchio stabile: vediamo se arriveranno spiegazioni.
(da “il Fatto”)
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Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
L’IPOCRISIA DEL POLITICO CHE NASCONDE LA PISTOLA ANCORA FUMANTE E I MANDANTI
C’era una volta Matteo Renzi che accusava Conte di volere i pieni poteri perchè voleva tenere la delega ai Servizi e ora c’è sempre Matteo Renzi che non commenta la decisione analoga che vorrebbe prendere il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi. In attesa della composizione della squadra dei sottosegretari da nominare è ancora solo un’indiscrezione che però, secondo quanto scrive il Fatto Quotidiano, non ha fatto alzare neanche un sopracciglio al leader di Italia Viva:
Proprio all’ex premier era stato imputato di voler rincorrere “i pieni poteri”, di non “rispettare le regole democratiche”, e tutto perchè aveva intenzione di tenere per sè la delega all’intelligence. Un orientamento condiviso adesso da Mario Draghi, che pare intenzionato a occuparsi in prima persona degli 007, senza che nessuno della sua maggioranza alzi un dito per chiedere spiegazioni.
Magari alla fine non se ne farà nulla e Draghi cambierà idea all’ultimo minuto, ma le diverse anticipazioni uscite sui giornali sarebbero dovute bastare per stanare eventuali pa s da ra n delle deleghe, come era stato a dicembre con Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Oggi invece non c’è traccia delle accuse di un tempo. E pensare che il 17 gennaio, sulla questione dei servizi, Renzi era netto: “Penso che si debbano rispettare le tradizioni democratiche. È l’ennesimo segno di un modello democratico che viene messo in discussione”
All’epoca Conte aveva ceduto nominando Benassi sotto segretario con la delega all’Intelligence. Non bastò per salvare il governo. Ma del resto anche il MES, altro totem di Italia Viva, è sparito dai desiderata di Renzi. Perchè, per dirla come Faraone, “è Draghi il nostro MES”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
SENZA CONTROLLI ADEGUATI SARANNO PREDA DI ATTIVITA’ CRIMINALI, INUTILE FARE FINTA DI NULLA
Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla
povertà , alla disuguaglianza e all’esclusione sociale. Che cosa accadrebbe se questa misura arrivasse anche a chi non ne avesse per nulla diritto per mancanza di requisiti evidenti?
La legge sancisce che al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, occorre avere i requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno, reddituali e patrimoniali, oltre che, tra l’altro, non essere stati condannati, nell’ultimo decennio, con sentenza passata in giudicato, per reati di mafia. A questo punto ci chiediamo come sia possibile che soggetti condannati per reati di stampo mafioso che fanno parte, a vario titolo, dei clan di rilievo nazionale e che hanno commesso delitti gravissimi – quali estorsione, usura, rapina, traffico di sostanze stupefacenti, voto di scambio, maltrattamento di animali e organizzazione di competizioni non autorizzate di animali – possano beneficiare tranquillamente di una simile misura contro la povertà ? Un simile scandalo oltre ad essere ingiusto, crea un enorme danno soprattutto ai legittimi beneficiari che sono realmente in una condizione di povertà .
Personalmente mi sono fatto un’idea: non ci sono stati i controlli.
Se questo sarà anche l’andazzo per i prossimi fondi europei che arriveranno nei mesi a venire, allora, dobbiamo cominciare a preoccuparci e non poco. L’attività di controllo, su questi fondi dovrebbe essere certa, efficace, orientata alla massima trasparenza e si dovrebbero erogare sanzioni efficaci ed effettive per chi sbaglia.
La necessità di distinguere la posizione di chi deve controllare cosa fanno soggetti, enti, aziende e società , finanziate con denaro pubblico, rispetto a chi li amministra diventa indispensabile e improrogabile. Se non si pone rimedio a questa piaga i nuovi fondi europei post-Covid, saranno preda per ogni tipo di attività illecita e criminale.
Sulla scabrosa questione mi sono anche domandato: se non ci sono stati controlli preventivi chi rimborserà le somme, giacchè con molta probabilità i beneficiari mafiosi saranno nullatenenti? Qualcuno sarà citato in giudizio per una palese corresponsabilità ? Caro Presidente Draghi, se vorrà realmente combattere la corruzione e le mafie occorrerà partire da un nuovo assetto dei poteri pubblici e da una diversa organizzazione del potere di controllo.
Negli ultimi anni abbiamo avuto scandali come quello del Panama Papers, del Mose a Venezia, dell’Expo a Milano e di Mafia Capitale a Roma. Dove erano i controllori? Ritengo che se non finirà l’epoca del controllore che controlla se stesso, difficilmente porremo freno alle tre grandi piaghe che affliggono il nostro Paese: mafie, corruzione ed evasione fiscale.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
SI ERANO CONOSCIUTI IN MAROCCO E HANNO TRE FIGLIE… HA FONDATO L’ONG “MAMA SOFIA” CHE ASSISTE 13.000 BAMBINE E BAMBINI DI STRADA DI KINSASA
La moglie dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, Zakia Seddiki, ha fondato nel 2017 a Kinshasa l’ong ‘Mama Sofia’, di cui è presidente, ispirata al motto ‘Ridisegniamo il mondo’. Attanasio e Seddiki hanno avuto tre figlie, ed è proprio ai bambini che guarda ‘Mama Sofia’, che si dedica, ma non solo, agli oltre 13.800 bambine e bambini di strada in Congo. Attanasio è stato ucciso ieri in un attacco nei pressi del parco nazionale di Virunga.
Originaria di Casablanca, in Marocco, Seddiki ha conosciuto Attanasio quando era console in quella città : la donna guida ”l’associazione caritatevole impegnata a sostenere la popolazione bisognosa, e soprattutto le madri e i bambini più vulnerabili della Repubblica democratica del Congo”, come si legge sulla pagina Facebook dell’ong. ”Sognare una realtà più bella. Insieme è possibile”, è il motto .
Come suo marito, è anche lei capace di cogliere il lato positivo presente in ogni persona, di cucire i rapporti, di costruire ponti, dice chi la conosce. Con lui, ha cominciato a occuparsi dei bambini di strada in Congo. Zakia stava per costruire una casa per questi bambini con dei fondi messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana.
Le necessità di assistenza in RDC sono così numerose che “Mama Sofia” ha deciso di operare secondo due diverse modalità .
La prima è costituita da ” iniziative ed eventi ad hoc che intendono dare una risposta immediata a richieste di aiuto per situazioni di grave disagio e difficoltà “. La seconda, “attraverso la realizzazione di progetti duraturi che, ove possibile, possano auto-mantenersi nel tempo e creare reddito per chi ha più bisogno, soprattuto mamme e famiglie in difficoltà ” come si legge dal sito dell’associazione.
La donna era stata premiata con il marito lo scorso ottobre con il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace 2020. “Non si può essere ciechi davanti a situazioni difficili che hanno come protagonisti i bambini. È necessario agire per dare loro un futuro migliore. Cerchiamo, nel nostro piccolo, di ridisegnare il mondo”, aveva dichiarato in quell’occasione.
(da agenzie)
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Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA A CHRISTOPHE GARNIER SULLA SITUAZIONE UIMANITARIA NEL PAESE
La provincia di Kivu Nord dove ieri, 22 febbraio, sono stati uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio,
il carabiniere Vittorio Iacovacci, e l’autista del convoglio Onu Mustapha Milambo, è tra le più instabili della Repubblica Democratica del Congo. Solo in quella regione orientale si trovano 1,5 milioni di sfollati interni. Una situazione umanitaria aggravatasi con la guerra civile iniziata nel 1997 e che in questi 24 anni, nonostante l’istituzione nel 2003 di un Governo di transizione, ha continuato a fare milioni di vittime.
Negli ultimi anni in quest’area, all’interno di un Paese dove mancano forti apparati statali, hanno potuto proliferare milizie armate, tra cui quella dei ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda, in cima alla lista dei sospettati per l’attentato al convoglio Onu in cui si trovavano i due italiani.
Oltre alla presenza di gruppi jihadisti, è la ricchezza nel sottosuolo, con la presenza di minerali come il cobalto — necessario per la produzione di telefonini — a fare del Congo «uno dei Paesi più ricchi, ma allo stesso tempo più poveri al mondo», dichiara a Open il capo missione di Medici senza frontiere nella Repubblica democratica del Congo, Christophe Garnier. «Qui — dice — più di due terzi della popolazione vive con meno di due dollari al giorno».
Tra il 2017 e il 2019 nuovi scontri armati hanno creato 5 milioni di sfollati interni. E oltre all’instabilità politica, il Paese deve «continuamente fronteggiare lo scoppio di epidemia di Ebola», chiarisce Garnier. Una crisi così estesa che negli ultimi anni il team di Medici senza frontiere ha rafforzato i suoi progetti nelle città di Masisi, Walikale, Mweso e Rutshuru a Kivu Nord. Nel 2019, il Msf ha dovuto far fronte anche alla più grande epidemia di malaria. Ma — paradossalmente — il problema del Paese è che non c’è una vera emergenza: «Il Congo è tutto una grande emergenza. Se non è l’ebola, è la malnutrizione. Oppure il Coronavirus, la tubercolosi, il colera. Non puoi scegliere dove andare ad agire, e a volte non sai da che parte voltarti».
Oltre alle malattie, soprattutto negli ultimi anni, il Paese ha visto crescere anche le violenze sessuali. Secondo un report delle Nazioni Unite, i numeri relativi agli stupri sono aumentati proporzionalmente al numero delle incursioni dei militari nei villaggio. In particolare, nel 2019, la Missione Monusco ha documentato 1.409 casi di violenza sessuale nel periodo post elettorale. «Ci sono gruppi armati ovunque, ma il problema è che non si tratta di un Paese formalmente in guerra», osserva Garnier. «Qui quando la violenza inizia a crescere si annida dovunque e non c’è modo di fermarla».
(da Open)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SORPRESA: IL 56% DEGLI ITALIANI NON E’ SODDISFATTA DELLA COMPOSIZIONE DEL GOVERNO DRAGHI (IL DOPPIO DEI CONTENTI)
Lega ancora primo partito nelle intenzioni di voto degli italiani secondo l’ultimo sondaggio Swg per il Tg La7, ma in calo.
Più nel dettaglio, il Carroccio sarebbe al 23,1% delle preferenze, con uno 0,4% perso in una settimana.
Pd al secondo posto al 18,3% (-0,5%). Terzo posto per Fratelli d’Italia, al 17,5% e che segna un +1,5% in una sola settimana.
Seguono M5S, stabile al 15,4%, Forza Italia al 7,5% (+0,6%), Azione al 3,9% (-0,4%), Italia Viva al 2,6% (- 0,5%) e Sinistra Italiana al 2,5%.
Sinistra Italiana di Fratoianni è rimasta all’opposizione (prima era in Leu insieme a Mpd che ora è all’1,8%)
La maggioranza degli italiani, per la precisione il 56%, è poco o per nulla soddisfatta della composizione del nuovo governo.
La percentuale sale al 63% tra gli elettori M5S, mentre scende al 45 e al 41 tra quelli, rispettivamente, di Lega e Pd.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SI SPERA DI CHIUDERE, QUANDO NON SI SA… MANUALE CENCELLI IN CORSO (E NOMI DA BRIVIDI)
La partita si doveva chiudere oggi, è stata rimandata a domani, possibile che ci voglia anche qualche
giorno in più. Mario Draghi ha lasciato carta libera ai partiti: indicatemi voi le designazioni per i sottosegretari, il messaggio fatto pervenire ai vertici dei partiti, che si sono incartati tra questioni interne e veti contrapposti, compulsando il manuale Cencelli e rallentando il completamento della squadra di governo.
Una delle prime risultanze dell’appetito dei partiti potrebbe così essere l’aggiunta di un sottosegretario al ministero dell’Economia. Tutti vogliono il proprio uomo al Mef, nessuno si fida di Daniele Franco, ministro tecnico dal lungo e robusto curriculum, che potrebbe passare sopra come un treno ai desiderata delle forze politiche.
Ecco che Movimento 5 stelle e Partito democratico spingono per le riconferme di Laura Castelli e Antonio Misiani, semplici sottosegretari e non più viceministri, visto che le indicazioni del premier sarebbero quelle di non aggiungere vice nell’organigramma dei ministeri.
Un posto lo vuole anche la Lega, che pensa a Massimo Bitonci, uno Forza Italia, quotato il deputato Andrea Mandelli, uno se lo contendono Italia viva con Luigi Marattin e Leu con la conferma di Maria Cecilia Guerra.
Sono undici o dodici le caselle che devono riempire i 5 stelle. Insieme a quella della Castelli, si va in direzione di alcune riconferme pesanti. Pierpaolo Sileri va verso il bis alla Salute, così come Giancarlo Cancelleri ai Trasporti e Carlo Sibilia all’Interno (Vito Crimi si è chiamato fuori), anche se non è sicuro che M5s confermi un suo uomo nella squadra di Luciana Lamorgese.
Stefano Buffagni potrebbe traslocare alla Transizione ecologica dallo Sviluppo economico, dove invece si avvia verso una riconferma Mirella Liuzzi.
Tra le new entry I nomi che circolano sono quelli di Maria Pallini al Lavoro, Luca Carabetta all’Innovazione digitale, Gilda Sportiello al Sud, Gianluca Vacca, un’esperienza alla Cultura nel governo gialloverde, all’Istruzione e Gianluca Perilli alla Giustizia.
C’è poi il nodo dello Sport, che probabilmente sarà appannaggio di un sottosegretario ad hoc, per il quale Simone Valente si gioca il posto con Paolo Barelli e il compagno di partito Marco Marin.
Silvio Berlusconi avrebbe sottoposto a Draghi una lista di poco meno di trenta nomi sui sette o otto posti a disposizione degli azzurri. Verso una promozione Giorgio Mulè, ma più che nell’esecutivo potrebbe raccogliere l’eredità di Maria Stella Gelmini come capogruppo.
Francesco Battistoni, fedelissimo di Antonio Tajani, è indirizzato verso l’Agricoltura, Gilberto Pichetto Fratin è in lizza per completare la squadra del Mise, mentre Maria Rizzotti potrebbe esordire alla Salute, Giuseppe Moles è papabile per uno tra Interno e Difesa. In quota Forza Italia anche un esponente dell’Udc (più probabile Antonio Saccone ai Trasporti di Paola Binetti alla Famiglia), mentre un posto spetterebbe anche a Cambiamo di Giovanni Toti.
Avendo due donne in Consiglio dei ministri Forza Italia ha più libertà di manovra rispetto al Pd, stesso numero di posti, ma dilaniato da giorni da una polemica sulla parità di genere.
Deputate come Chiara Gribaudo e Giuditta Pini hanno invitato le colleghe a non accettare incarichi finchè nel partito non sarà affrontato politicamente l’argomento nella prossima Direzione, ma difficile che la richiesta venga accolta.
Insieme a Misiani possibili altre tre conferme di peso: Andrea Martella manterrebbe la delega all’Editoria, Matteo Mauri rimarrebbe all’Interno, dove ambisce ad avere peso anche la Lega e Alessia Morani allo Sviluppo economico, a marcare stretto Giancarlo Giorgetti.
Il nome nuovo potrebbe essere quello di Marianna Madia: il nome dell’ex ministra circola sia per il Mef, sia per la Transizione ecologica. Marina Sereni potrebbe rimanere agli Esteri, Anna Ascani all’Istruzione, Cecilia D’Elia è in corsa per il ministero della Famiglia, Valeria Valente per la Giustizia e Sandra Zampa si gioca una conferma alla Salute.
Un presidio nel ministero che decide sulle questioni relative alla pandemia è ambito anche dalla Lega, che ha individuato in Andrea Colletto la figura giusta. Il Carroccio, ovviamente, vuole rimettere piede anche al Viminale, per il quale Stefano Candiani sembra in vantaggio su Nicola Molteni. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo potrebbe passare nell’esecutivo, ai Rapporti con il Parlamento o al Lavoro, la collega Lucia Borgonzoni è indirizzata verso Istruzione o Cultura, Giulia Bongiorno alla Giustizia.
Si parla anche Paolo Formentini alla Farnesina (insidiato da Guglielmo Picchi, che tornerebbe agli Esteri dopo esserci già stato in era gialloverde) e di Edoardo Rixi alle Infrastrutture. Due le caselle per Italia viva. Non dovrebbe essere della partita Maria Elena Boschi, mentre Ettore Rosato si gioca un posto all’Interno, per marcare stretta la Lega.
Con Luigi Marattin in ballo per il Tesoro, qualche chance potrebbe averla Daniela Sbrollini allo Sport, con il capogruppo a Palazzo Madama Davide Faraone è indirizzato verso il ministero del Lavoro. Possibile che anche +Europa e Azione spuntino un sottosegretariato, con Benedetto Della Vedova e Matteo Richetti tra i papabili.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
NESSUN CONTROLLO SULLE AZIENDE CHE POSSONO VENDERE A STATI ED ENTI PUBBLICI… PUNTARE SULL’AUMENTO DELLA PRODUZIONE NON RISOLVERA’ IL PROBLEMA
Passano le settimane, ma l’Unione Europea non riesce a venire a capo della campagna vaccinale comunitaria contro il Covid. L’ultima falla è che, secondo quanto riferiscono fonti della Commissione europea, a Bruxelles non sanno che le aziende farmaceutiche stanno proponendo contratti per la fornitura di vaccini anche a singoli Stati o singole Regioni, in violazione dei contratti firmati dall’istituzione di Palazzo Berlaymont a nome di tutti i paesi membri. Nè per ora la Commissione Ue pensa di indagare su questo fenomeno che pure promette di vanificare la strategia ed erodere un altro pezzo di unità europea. Il commissario Thierry Breton punta tutto sull’aumento della produzione dei vaccini, ma questo non risolve i problemi che nell’immediato stanno rallentando le forniture.
Eppure il sistema che minaccia seriamente di mettere in crisi l’iniziativa europea sui vaccini è molto chiaro, da quello che emerge dalle dichiarazioni non smentite di Juri Gasparotti, broker farmaceutico intervistato da Repubblica sabato scorso. Gasparotti è titolare di un’azienda croata (la J&C di Novigrad). Per conto di una “società X estera” che ha opzionato un certo quantitativo di fiale prodotte in Belgio da Astrazeneca, il broker sta cercando di stipulare contratti con enti Statali e Regionali per la fornitura di vaccini. È stato lui a proporre all’Emilia Romagna uno stock di fiale Astrazeneca, per dire. Il prezzo – 2,90 euro per dose – lo fa il mercato, vale a dire il ‘borsino’ del Covax, la piattaforma punto di riferimento per la distribuzione dei vaccini nel mondo. Gasparotti sostiene che il meccanismo è “legittimo” e che non si tratta di “mercato nero”, bensì di “mercato”.
Interpellate sul tema, fonti della Commissione Europea dichiarano di “non essere consapevoli” di questo meccanismo e si limitano a scoraggiare l’acquisto da fornitori terzi. Eppure potrebbe stare qui la chiave per svelare il giallo sulla riduzione delle consegne da parte di Astrazeneca, l’azienda anglo-svedese con cui la Commissione europea ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro qualche settimana fa.
Se Gasparotti dice la verità , probabilmente non tutte le dosi prodotte in Europa vengono destinate al mercato europeo secondo gli accordi stipulati con la Commissione. Probabilmente alcune di queste dosi sono accatastate perchè opzionate da grandi compagnie (Gasparotti non rivela il nome della ‘società X estera’) in attesa di essere piazzate da qualche compratore: l’importante, dice il broker, è che sia un ente pubblico, non privato.
Di fronte a tutto questo, la Commissione non prevede nemmeno di avviare un’indagine, sottolineano fonti interpellate da Huffpost. Probabilmente perchè Gasparotti ha ragione: il meccanismo da lui descritto è legittimo, è mercato, Bruxelles non può farci niente.
Ma allora cosa rimane della lodevole strategia comunitaria sui vaccini? Rimangono le briciole: le fiale arrivano col contagocce mentre le aziende farmaceutiche nuotano indisturbate nel mercato per guadagnare il più possibile.
E’ evidente che possono trarre maggiore profitto vendendo a singoli Stati o Regioni. Due euro e 90 centesimi per dose, dice Gasparotti, un margine di guadagno di oltre un euro rispetto al contratto stipulato dalla Commissione Europea a nome di tutti gli Stati membri: qui una fiala Astrazeneca costa 1,78 euro, secondo quanto trapelato da un tweet – poi cancellato – di Eva De Bleeker, ex sottosegretaria al Bilancio del Belgio. I prezzi infatti sono tra le parti secretate dei contratti europei, ma il ‘listino prezzi’ di De Bleeker pubblicato per errore recitava: Oxford/AstraZeneca: €1.78; Johnson & Johnson, $8.50 (circa €7); Sanofi/GSK: €7.56; BioNTech/Pfizer: €12; CureVac: €10; Moderna: $18 (circa €15). Prezzi fissi, mentre quelli del ‘metodo Gasparotti’ sono fluttuanti, seguendo il Covax.
La sensazione è che man mano che si va avanti emergeranno altri meccanismi di questo genere, a meno che l’Ue non trovi un modo per intervenire e per difendere il suo piano comunitario. Ma, più che controllare e magari sanzionare l’operato delle aziende, l’Ue punta tutto sull’aumento della produzione dei vaccini: così si risolveranno i problemi, è il piano di Bruxelles.
“Ci lavoriamo giorno e notte”, dice Thierry Breton, commissario all’Industria messo a capo della task force nata dopo i primi intoppi della campagna vaccinale. “Ho visitato lo stabilimento di Seneffe”, in Belgio, di Hènogen/Novasep, che lavora per AstraZeneca, “per vedere come andavano le cose: ho constatato che, in rapporto al rendimento che era stato constatato all’inizio dell’anno, c’è una produzione normale, i rendimenti aumentano”.
In collaborazione con gli Usa, continua il Commissario, “dobbiamo realizzare tutti insieme un exploit industriale che è quello di poter effettivamente aumentare la capacità di produzione di vaccini anti Covid in modo significativo in Europa, per far fronte alla pandemia. Ma non è legato solo all’Europa, riguarda tutto il mondo”.
Problemino: il piano europeo punta anche alla riconversione di alcuni stabilimenti industriali per la produzione dei vaccini, ma questo significa che le Big Pharma dovrebbero cedere la tecnologia. Ma Bruxelles non le obbliga a farlo. Scelta volontaria delle aziende. No, non ne veniamo a capo.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
LA GOGNA SOCIAL DOPO UNA FOTO DELLA RAGAZZA ACCANTO ALL’EX SINDACO FASSINO FACENDO PESANTI ALLUSIONI… OGGI LA CASTELLI ESPRIME SOLIDARIETA’ ALLA MELONI PER LE OFFESE SESSISTE, MA IERI ERA LEI A FARLE
“Quel post mi ha cambiato per sempre la vita. Ho ritirato la mia candidatura perchè dopo quell’episodio
tutti mi chiedevano, alludendo alla foto e a centinaia di commenti. Battute sessiste e insinuanti, forse anche perchè sono giovane e di origine romena”: racconta così in aula, Lidia Roscaneanu, la ragazza che ha querelato l’onorevole grillina Laura Castelli, viceministro all’Economia, per diffamazione, dopo un post che la politica grillina ha pubblicato su Facebook nel maggio 2016 commentando una foto scattata in campagna elettorale che immortalava lei e l’allora candidato sindaco, in corsa per la rielezione, Piero Fassino
“Che legami chi sono fra i due?” scriveva Laura Castelli. “Fassino dà un appalto per il bar del tribunale a un’azienda fallita tre volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto. La procura indaga. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quantomeno inopportuno… che ne dite?”.
Sotto il post i commenti erano stati particolarmente offensivi: “sono dei delinquenti”, “basta aprire le gambe”, solo per citare i meno volgari.
Una vicenda sconcertante, soprattutto se paragonata, ora, alla legittima solidarietà espressa dalla stessa Castelli alla collega Giorgia Meloni, vittima a sua volta di insulti sessisti da parte dello storico Giovanni Gozzini.
Il pm aveva chiesto inizialmente l’archiviazione ma il gip aveva disposto l’imputazione coatta, spiegando: “Il post pubblicato dalla Castelli, tra l’altro in qualità di parlamentare (tale da costituire agli occhi dei più non tanto la titolare del diritto di critica politica quanto una fonte privilegiata di notizie politiche) e con modalità leggibili a ogni utente è dolosamente diffamatorio nei confronti della Roscaneanu”
Lidia Roscaneanu è una giovane di origine romena che vive in Italia dal 2004. Quando si è verificato l’incidente era dipendente del bar del Tribunale di Torino come cassiera.
“Avevo deciso di candidarmi alle elezioni comunali perchè pensavo che mi sarebbe piaciuto che la comunità romena fosse rappresentata – ha raccontata in aula – Ma ho dovuto rinunciare, la notizia di quei commenti è arrivata fino in Romania. Ripubblicati sul blog di Beppe Grillo quel post seguito dagli insulti ha avuto un milione di condivisioni”.
“Io non ho mai sporto querela per quel post – ha aggiunto Piero Fassino, anche lui in aula chiamato come teste dalla parte civile – ma solo perchè una causa tra due politici può essere strumentalizzata. Ma ritengo assolutamente legittima l’iniziativa della signora Roscaneanu perchè è chiaro fin dal taglio della foto che il post era stato pubblicato con l’intenzione di accreditare cose non vere. Io non mi sono occupato delle candidature per le circoscrizioni quindi la signora l’ho conosciuta in occasione dello scatto di quella foto poi tagliata isolando me e lei”.
“Il linguaggio d’odio e la diffamazione infetta società , rete e istituzioni. So quanto è diffuso, essendone stato più volte vittima – aggiunge Fassino – Sono comportamenti inaccettabili sempre, e sono tanto più gravi quando a ricorrervi è chi riveste incarichi politici. Potremo sconfiggerlo – sottolinea – soltanto quando tutti smetteranno di usarlo come strumento di battaglia politica. E allora sarà un momento in cui cresceremo in civiltà ”.
(da agenzie)
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