Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
EFFICACE DUE TERZI IN MENO
Lo hanno comunicato attraverso una nota ufficiale diffusa ieri mercoledì 17 febbraio: il vaccino Pfizer ha una minore efficacia contro la variante Sudafricana.
A rivelarlo uno studio di laboratorio compiuto dall’azienda sul vaccino contro il Coronavirus che suggerisce che la variante sudafricana del virus può ridurre di due terzi l’efficacia della protezione anticorpale offerta dal vaccino contro la Covid-19 di Pfizer e BioNTech.
Secondo quanto si legge nella nota, dallo stesso studio emergerebbe però che il vaccino è ancora in grado di fornire un certo livello di protezione contro la variante del virus: inoltre sono ancora in corso gli studi clinici su volontari dai quali al momento non sono emersi elementi che farebbero pensare a una riduzione della protezione indotta dal vaccino.
Secondo quanto ammesso da Pfizer si tratta di dati che si scontrano col fatto che al momento non esiste ancora un livello di riferimento per determinare il livello di anticorpi necessari a garantire l’immunità . In questo senso quindi non si può stabilire se la riduzione di due terzi della protezione anticorpale comporti o meno la mancata efficacia del vaccino.
Lo scorso 7 febbraio un diverso studio, compiuto questa volta dall’università sudafricana di Witwatersrand e dalla stessa Università di Oxford, avrebbe rivelato che anche il vaccino di AstraZeneca non proteggerebbe contro la variante sudafriacana del Coronavirus. Lo stesso vaccino garantirebbe una protezione limitata contro le malattie lievi causate dalla mutazione B.1.351 comparsa in Sudafrica qualche settimana fa.
Intanto il numero di varianti del Coronavirus preoccupa fortemente anche l’Italia dove aumentano in maniera costante le mini zone rosse di interi comuni o province istituire per arrestare la circolazione del Coronavirus ed in particolare proprio delle varianti, a cui sono collegati la maggior parte dei contagi registrati negli ultimi giorni.
(da Fanpage)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA DI “REGIME” MA LA RAI AVEVA SOLO SPOSTATO IL COLLEGAMENTO DELLA DIRETTA DA RAITRE A RAIDUE… FORSE PENSAVA DI ESSERE SOTTO IL GOVERNO DI ORBAN
“Prove di regime?” “No, hanno solo cambiato canale”. Si potrebbe sintetizzare così l’imbarazzante blast
ricevuto su Facebook da Giorgia Meloni da parte di un utente ieri sera, durante la discussione sulla fiducia al nuovo governo Draghi.
La leader di Fratelli d’Italia ha pubblicato un post sulla propria pagina con il quale tuonava apertamente contro quelle che ha definito senza mezzi termini “Prove di regime”, motivando così la sua sparata:
“Al Senato la televisione di Stato decide di mandare la pubblicità durante L’UNICA DICHIARAZIONE DI VOTO IN DISSENSO CON IL GOVERNO DRAGHI, quella di Luca Ciriani, Capogruppo di Fratelli d’Italia. Vergogna”.
Non sono mancate le reazioni indignate da parte della sua claque ma anche parecchie risate e diversi commenti con cui numerosi utenti hanno provato a svelarle l’arcano. Uno, in particolare, faceva così:
“In realtà sono semplicemente passati da Rai3 a Rai2, nessun secondo è stato censurato. Ma chi è il social media manager, Topo Gigio?”
Insomma, nell’ansia di spiccare come unica voce contro nei confronti di un governo sostenuto a larghissima maggioranza, Meloni è incappata — forse per colpa di qualche suo troppo zelante collaboratore — nel più classico degli epic fail.
Come è prassi, quando la televisione pubblica trasmette in diretta i lavori della Camera o del Senato in momenti particolarmente importanti della vita politica del Paese, si sceglie di dividere la trasmissione su più reti per non appesantire troppo un unico palinsesto, e accade, dunque, che in determinati momenti si passi da un canale all’altro, peraltro con ampi e visibili avvisi che compaiono in sovrimpressione a partire da alcuni minuti prima dell’effettivo trasferimento di canale, cosa che è avvenuta puntualmente anche ieri.
Ma evidentemente Meloni era troppo occupata a sgomitare per accreditarsi come vera leader dell’opposizione. Forse è arrivato il momento che qualcuno la avvisi che non ce n’è più alcun bisogno, essendo rimasta l’unica.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
ORMAI LA SPACCATURA POLITICA E’ SENZA RITORNO… I DISSIDENTI HANNO SEMPLICEMENTE INTERPRETATO LA VOLONTA’ DI META’ DEGLI ISCRITTI, GRILLO PRENDA ATTO DEL SUO FALLIMENTO
Nel Movimento 5 stelle si apre lo scontro anche sulla leadership interna. A metà giornata infatti, l’associazione Rousseau, ufficializzando il risultato del voto che ha abolito il ruolo di capo politico in favore di un comitato a 5, ha anche annunciato che “da oggi termina la reggenza di Vito Crimi“.
Un annuncio però che l’associazione, presieduta da Davide Casaleggio, non era titolata a fare. Tanto che in serata è arrivata la replica di Beppe Grillo che ha confermato il ruolo del capo politico fino all’elezione dei cinque membri.
“Caro Vito”, ha scritto Grillo nel messaggio poi pubblicato da Crimi su Facebook, “non ritengo di condividere l’assunto secondo il quale con la modifica odierna dello Statuto, cessando l’organo “capo politico”, cesserebbe anche la tua reggenza. A mio avviso, invero, la tua reggenza da capo politico resta in vigore, a prescindere dalle modifiche statutarie, fino a quando non saranno nominati i 5 componenti del nuovo Comitato direttivo, essendo del resto impensabile che il MoVimento resti privo di rappresentanza per tutto il tempo occorrente per portare a termine la procedura di nomina (raccolta delle candidature, voto e proclamazione)”.
E ancora: “Comunque la tua reggenza da capo politico, fino a quando non saranno nominati i 5 componenti del nuovo Comitato direttivo, è avallata anche dall’art. 7, lett. d), dello Statuto, dove prevede che “Qualora la carica di un membro del comitato direttivo si renda vacante, il membro più anziano del Comitato di Garanzia, ne assume temporaneamente le veci”. A maggior ragione in questo caso specifico, in cui tutti i membri del Comitato direttivo devono ancora essere nominati”.
Tra le prime a chiedere il cambio al più presto era stata Barbara Lezzi: “Dobbiamo tutti ringraziare Vito Crimi per il lavoro svolto” ma adesso “non può più decidere nulla in nome e per conto del M5S”.
In ogni caso una reggenza temporale prevede le decisioni sull’ordinaria amministrazione non certo sulla espulsione di parlamentari.
E rimane il fatto che Draghi “non è espressione del M5s” e quindi chi vota contro non può essere passibile di espulsione.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“NON CI SONO GLI ESTREMI PER MANDARCI VIA”. ..”MA SE SI VUOLE DISTRUGGERE IL GRUPPO, BASTA DIRLO”
Il senatore Matteo Mantero ha votato no secco, è uno dei 15 del M5S a Palazzo Madama che ha scelto
così.
Neanche l’astensione?
“L’astensione è un appoggio implicito, quindi no”.
Perchè ha scelto di non dare la fiducia?
“Mi sembra una scelta profondamente sbagliata. Magari è un errore mio e i 5 Stelle riusciranno ad incidere sull’operato del governo e se sarà così voterò a favore dei provvedimenti che andranno incontro alla transizione ecologica e alla tutela delle classi più deboli. Dal discorso di Draghi però mi pare che la direzione presa sia diversa”.
Quali punti non l’hanno convinta?
“Sull’immigrazione, circostanziando al fattore dell’asilo politico viene limitato nei fatti l’accesso a delle persone con oggettiva difficoltà . Non condivido l’idea che qualche azienda vada aiutata e qualcun altro no. Chi decide i parametri? Ritengo giusto investire sulle aziende proiettate nel futuro ma adesso i sussidi vanno dati a tutti, incentivare o disincentivare come facemmo noi con la tassa sulla plastica è un passaggio che va fatto dopo, ora i ristori vanno dati a tutti”.
Solo che ora verrà espulso dal Movimento, lo sa?
“Francamente non credo ci siano gli estremi, anzi non dovrebbe essere così. Il 90 per cento dei senatori era contrario all’ipotesi di formare un governo con Draghi dopo Conte, così anche alla Camera la maggior parte era per il no. Ma nonostante questo si è iniziata una trattativa che ha portato il voto su Rousseau. Il punto è che non andava neanche comininciata, sapevano che eravamo contrari. Se non avessimo avuto paura del voto, i responsabili alla fine sarebbero usciti e avremmo avuto un governo politico. Non mi interessa neanche parlare del quesito fuorviante su Rousseau, non è quello il punto”.
Resta il fatto che erano state annunciate le espulsioni per chi votava no alla fiducia.
“Se se vuole distriggere il gruppo allora andranno avanti così, se si vuole preservare il gruppo e il pluralismo allora posizioni diverse devono piuttosto essere valorizzate. Se si continuano a tagliare le teste diventiamo il partito del monopensiero. Chi ha votato in maniera difforme lo ha fatto perchè messo nelle condizioni di non fare altro”.
Lei quindi non se ne va e resta nel Movimento?
“Sì assolutamente, continuo a lavorare e a seguire le tematiche di cui mi occupo da sempre, dal fine vita alla legalizzazione della cannabis, e resto al servizio del M5S”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
CRIMI VUOLE CACCIARLI, LORO REPLICANO: “NON SEI NESSUNO, SEI DECADUTO E HAI TAROCCATO IL QUESITO”… FINIRA’ IN TRIBUNALE E ALLA FINE DARANNO RAGIONE AI DISSIDENTI
L’espulsione dovrebbe arrivare per direttissima già stamattina. Tutti i senatori che hanno votato no alla fiducia per il governo Draghi, violando quanto deciso dalla base degli iscritti su Rousseau, saranno cacciati dal Movimento.
Chi non è venuto in aula, o è andato via, riceverà un provvedimento da parte dei probiviri, ma potrebbe essere graziato. Si cercherà , insomma, di recuperarlo alla causa. Anche perchè i numeri di ieri non sono quelli di uno smottamento, ma di una scissione.
I no sono 15, e pesano perchè dentro ci sono quelli dell’ex ministra del Sud Barbara Lezzi, del presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, oltre che di Rosa Silvana Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado, Mattia Crucioli, Fabio Di Micco, Silvana Giannuzzi, Bianca Laura Granato, Virginia La Mura, Elio Lannutti, Matteo Mantero, Cataldo Mininno, Vilma Moronese, Fabrizio Ortis.
Troppi per non far pensare a un’area organizzata che si sta già muovendo. Ieri, si coordinava insieme a un gruppo di deputati che oggi alla Camera è pronto a fare lo stesso. Parla con Di Battista, rimasto alla finestra a dire tutta la sua contrarietà verso il governo. Flirta con Davide Casaleggio, che ieri aveva appoggiato l’interpretazione di Lezzi: il voto che su Rousseau annullava la figura del capo politico e istituiva quella dell’organo collegiale da formare era stato interpretato dai ribelli e dal manager come la cancellazione di tutti gli attuali organismi dirigenti. Quindi, del potere del reggente Vito Crimi, di quello del comitato di garanzia, perfino dei probiviri.
In questa vacatio, Lezzi and co speravano che nessuno potesse espellerli e che la scissione potesse continuare a vivere e crescere dentro il Movimento.
Non sarà così per espresso volere di Beppe Grillo, che ieri è stato sentito prima da Crimi, poi da altri, e che ha dato direttive completamente diverse.
Sugli assenti, invece, si lavora ancora. Giuseppe Auddino, Elena Botto, Antonella Campagna, Emanuele Dessì, Vincenzo Garruti, Simona Nocerino, Orietta Vanin saranno sanzionati, ma non cacciati.
“Non potremmo neanche farlo – spiegava ieri un senatore – perchè ci sono troppi precedenti in cui chi è rimasto a casa l’ha fatta franca, vincerebbero il ricorso”.
Ma la verità è anche che si vuole cercare di fermare l’emorragia, talmente ampia da poter dar vita a un nuovo gruppo parlamentare di area dibattistiana se i ribelli troveranno un simbolo da usare (nelle settimane scorse erano state avviate trattative per farsi prestare quello dell’Italia dei Valori).
L’accelerazione è anche dovuta alla decisione di Grillo di fermare il voto per l’organo collegiale, che doveva partire presto, quasi subito. Già ieri, contestualmente all’annuncio del sì degli iscritti (hanno votato solo 11mila su 119mila aventi diritti) si sarebbe dovuto dare il via alla raccolta delle candidature. Ma il Garante ha scritto al reggente: “Non è il momento, aspettiamo”.
E Lezzi e compagnia hanno capito che la loro speranza di entrare nell’organismo direttivo del M5S era sempre più lontana. Così quelle che potevano essere assenze o astensioni si sono trasformati in sonori No detti davanti a un Draghi impassibile, quando in Senato stava per scoccare la mezzanotte. Lo stesso, potrebbe accadere oggi alla Camera per almeno dieci deputati M5S. E diventare così un’onda che rischia di travolgere quel che resta del Movimento.
Espulsione in arrivo? “Per ora non mi è arrivata nessuna comunicazione. Io attendo fiducioso, poi valuterò. Mi sento M5S fino al midollo”. Lo dice stamani il senatore M5S Nicola Morra, tra i parlamentari grillini che ieri hanno votato contro la fiducia al governo Draghi.
Negli stessi minuti, però, il reggente 5S Vito Crimi scrive su Facebook: “I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi. Ieri al Senato – aggiunge – il Movimento 5 Stelle ha votato sì. Non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto. Lo ha fatto con coerenza, nel rispetto dell’orientamento emerso in seguito all’ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore. E lo ha fatto con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all’interesse esclusivo del Movimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale”.
Crimi inoltre sottolinea: “I 15 senatori che hanno votato no sono venuti meno all’impegno del portavoce del Movimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Tra l’altro, il voto sul nascente governo non è un voto come un altro. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l’esecutivo e l’opposizione. Ed ora i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all’opposizione”.
A ruota Elio Lannutti: “Non rilascio dichiarazioni, ma dico con chiarezza che faremo ricorso”. Alle parole di Crimi, il senatore Mattia Crucioli invece dice: “Mi sembra una decisione corretta e lineare da parte del Movimento. Me l’aspettavo, del resto le nostre posizioni sono politicamente diverse, un abisso direi e quindi mi sembra giusto che le nostre strade si separino. Ora per me è importante fare un’opposizione seria, l’ho detto anche ieri intervenendo in Aula e conto di valutare il mio voto, provvedimento per provvedimento. Spero che questo si riesca a fare dentro un gruppo coeso”.
Date queste premesse, la querelle potrebbe finire in tribunale.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, diversi tra coloro che hanno avuto il “cartellino rosso” stanno infatti valutando di adire le vie legali, ricorrere al giudice contro quella che reputano un’ingiustizia. Che potrebbe indurli, tra le altre cose, a chiedere un risarcimento per danno di immagine. “C’è il quesito ‘truffaldino’ che è stato sottoposto alla base – racconta uno dei senatori all’Adnkronos – ma anche una serie di altre questioni. Per dirne una: il nostro Statuto mette nero su bianco che il voto di fiducia va dato a un premier espressione del Movimento, vi sembra che Draghi lo sia?”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IN 12 REGIONI AUMENTA L’INCIDENZA DEL VIRUS… CONSEGNATO SOLO UN TERZO DELLE DOSI DEL PRIMO TRIMESTRE
Nel controllo della pandemia “serve un cambio di passo” perchè “complici le varianti, è impossibile
piegare la curva dei contagi con le misure attuali, confidando solo nel potenziamento della campagna”. L’appello, rivolto al Governo Draghi, arriva dalla Fondazione Gimbe. Il virus continua a correre mentre sul fronte delle vaccinazioni – è stato consegnato solo un terzo delle dosi del primo trimestre – si registrano primi rallentamenti nelle somministrazioni fuori da ospedali e rsa.
Il monitoraggio della Fondazione nella settimana compresa tra il 10 e il 16 febbraio rileva che i nuovi casi non accennano a diminuire, in 12 Regioni aumenta l’incidenza del virus (dunque i positivi per 100.000 abitanti) e in 17 province l’incremento percentuale dei nuovi casi supera il 5%. Resta sostanzialmente stabile il numero nuovi casi (84.272 da 84.711), diminuisce quello dei positivi (393.686 da 413.967), delle persone in isolamento domiciliare (373.149 da 392.312), dei ricoverati con sintomi (18.463 da 19.512) e nelle terapie intensive (2.074 da 2.143) e dei morti (2.169 da 2.658).
“Anche questa settimana – spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – nonostante i dati riflettano i contagi avvenuti in un’Italia tinta di rosso e arancione, i nuovi casi non accennano a diminuire. E guardando ai dati regionali si rilevano segnali di incremento, favoriti dalla circolazione delle nuove varianti”. Rispetto ai sette giorni precedenti, in 12 Regioni aumentano gli attualmente positivi per 100.000 abitanti e l’incremento percentuale dei casi negli ultimi 7 giorni, in apparenza stabile a livello regionale, supera il 5% in 17 Province.Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti affetti da Covid supera in 3 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 5 Regioni quella del 30% delle terapie intensive.
Preoccupano le varianti, la cui diffusione potrebbe complicare lo scenario epidemiologico. La prima indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato la presenza della variante inglese in 14 su 16 Regioni, con una prevalenza media del 17,8%. “In attesa dei risultati della nuova indagine anche sulle varianti brasiliana e sudafricana”, Cartabellotta invita “le Istituzioni a rendere pubblici i dati di prevalenza per le singole Regioni”. Servono infatti restrizioni tempestive ed è necessario potenziare il sequenziamento, “ancora molto lontano dagli standard fissati dalla Commissione Europea: almeno il 5%, idealmente il 10% dei tamponi molecolari positivi al virus”, sottolinea il presidente della Fondazione.
E suggerisce al nuovo Governo, “se intende perseguire l’obiettivo europeo zero Covid, sulla scia della strategia tedesca”, di disporre “un lockdown rigoroso di 2-3 settimane”, per “riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti”.
Sul fronte delle vaccinazioni, “per rispettare la tabella di marcia delle forniture – puntualizza Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – entro fine marzo dovrebbero essere consegnate in media 1,45 milioni di dosi a settimana , a fronte delle quasi 600 mila attuali”. Dalle analisi della Fondazione emerge che nell’ultima settimana le somministrazioni sono rallentate di quasi il 30%, per Cartabellotta “possibile spia di difficoltà organizzative della campagna vaccinale fuori da ospedali e rsa”.
Dalla Fondazione, Gili fa notare che “la vera criticità di questa fase 1 è che solo il 5,9% (261.008 persone) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,7% (117.537) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età : 80% entro il 31 marzo 2021”.
Ma per contenere la pandemia non si può pensare di puntare tutto sull’accelerazione, pure necessaria, della campagna vaccinale. Di qui l’appello di Cartabellotta al nuovo Governo. “Nel suo discorso al Senato – conclude il presidente di Gimbe — il Presidente Draghi ha indicato nella lotta alla pandemia l’obiettivo prioritario del suo Governo, da attuarsi attraverso il potenziamento di forniture e somministrazioni del vaccino. Una strategia necessaria ma non sufficiente, considerato che l’attuale sistema delle Regioni a colori, oltre ad esasperare i cittadini e a danneggiare le attività economiche con decisioni last minute, non è riuscito a piegare la curva dei contagi e mantiene ospedali e terapie intensive al limite della saturazione, con la minaccia delle varianti che da un giorno all’altro potrebbero mandare in tilt i servizi sanitari. Ma forse la politica, oltre a temere le conseguenze sociali ed economiche di un nuovo lockdown, dubita che il Paese sia davvero pronto a perseguire la strategia zero Covid”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“INDIFENDIBILE CHI RINUNCIA AL VACCINO E POI SI AMMALA”
Quindici infermieri rifiutano la vaccinazione e risultano positivi al Covid. Risultato? Tutti a casa, con danno procurato, oltrechè a se stessi, anche allo stesso ospedale, che si vede privato di quindici risorse fondamentali in piena emergenza, a causa di una negligenza dei loro stessi dipendenti. E’ incredibile quello che è accaduto all’ospedale San Martino di Genova, raccontato oggi sul “Secolo XIX” da Guido Filippi, che si chiede cosa accadrà ora anche dal punto di vista giuridico e contrattuale.
“Devono essere considerati in malattia o addirittura dovranno essere considerati inidonei alla loro attività professionale? Quali provvedimenti devono essere adottati nel confronti del personale infermieristico che non ha aderito al piano vaccinale?, chiede il direttore generale del San Martino Salvatore Giuffrida in una lettera riservata al direttore dell’Inail di Genova, Marco Quadrelli. Il manager solleva un quesito giuridico attualissimo, soprattutto dopo che la vaccinazione.”
Il tema è complesso, insomma, e si apre a molteplici interpretazioni. Di sicuro, si è trattata di una grave inadempienza deontologica da parte di chi opera in strutture sanitarie e ha il dover di curare la propria salute, oltre a quella dei pazienti, per il principio implicito che l’una dipende dall’altra.
“E’ indifendibile chi decide di non vaccinarsi e poi si ammala. Noi dobbiamo stare bene per occuparci dei nostri pazienti” tuona Carmelo Gagliano, Presidente Ordine Federazione ligure Ordini professioni sanitarie. Una posizione netta, chiara, eppure nessuno ad oggi può obbligare o vincolare medici, infermieri e operatori sanitari a vaccinarsi per il Covid-19, col risultato di esporre gli ospedali a casi come questi. Questo è un caso estremo, la punta dell’iceberg di un fenomeno che riguarda l’intera penisola, dove il tasso di adesione ai vaccini da parte dei sanitari oscilla tra il 10 e il 20%, nonostante la campagna di informazione a tappeto. Numeri che sono in lieve diminuzione ma che rappresentano ancora un motivo di preoccupazione.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
DRAGHI SI FERMA A 262 , MONTI CON 281 AVEVA FATTO MEGLIO DI LUI… I DISSIDENTI M5S HANNO I NUMERI PER FARE UN GRUPPO AUTONOMO AL SENATO
Il governo Draghi ha ricevuto la fiducia con 262 senatori favorevoli, 40 voti contrari e 2 astenuti. E
nonostante la maggioranza ampia, di ben 101 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta fissata a 161, l’ex numero uno della Bce non batte il primato raggiunto da Mario Monti nel 2011 con 281 voti a favore.
Sono almeno 15 i senatori M5s che hanno votato no alla fiducia al governo Draghi. Si tratta di Granato, Gianuzzi, Lamura, Lanutti, Lezzi, Mantero, Mininno, Moronese, Morra, Ortis, Abate, Angrisani, Corrado, Crucioli, Di Nitto. Secondo il regolamento del Senato, che prevede 10 senatori per la costituzione del gruppo parlamentare, i dissidenti grillini hanno raggiunto il numero per crearne uno. Devono però risolvere il problema del collegamento col simbolo elettorale.
Sono risultati assenti alla votazione inoltre Garutti, Nocerino, Vanin, Auddino, Botto e Dessì. Nel Misto hanno votato contro Fattori, Giarrusso, Nugnes, Ciampolillo, Martelli. Mentre Drago si è astenuta.
Fra i contrari, si contano anche 19 parlamentari di Fratelli d’Italia, tutti i componenti del gruppo a Palazzo Madama, come annunciato.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2021 Riccardo Fucile
GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI
“Salvini avrà presto due problemi e tutti e due cominciano per G”, spiegano in ambienti parlamentari solitamente bene informati su quanto avviene in ambito di centrodestra. Uno è interno al partito, l’altro è esterno: uno si chiama Giancarlo e l’altro Giorgia.
Ne avevamo già scritto nei giorni scorsi ed ora finalmente se ne accorge anche il capogruppo della Lega a Montecitorio, il fedelissimo del Capitano leghista Riccardo Molinari: “La tattica di Fdi è chiarissima, è molto semplice. Quando hai numeri parlamentari così esigui e non sei determinante è anche semplice stare all’opposizione. Con il ruolo di unica opposizione, vogliono cercare di lucrare politicamente sugli errori che inevitabilmente il Governo farà , fregandosene dell’appello del presidente della Repubblica”.
Traduzione per chi non lo avesse capito: Fratelli d’Italia proverà a rubare voti alla Lega e, magari, se dovesse arrivare il sorpasso, anche a reclamare la leadership del centrodestra a favore di Giorgia Meloni.
Insomma, parole come pietre lanciate all’indirizzo dell’alleato (fino a prova contraria) Fdi.
Resta poi il “problema” Giorgetti, che Matteo Salvini con dichiarazioni pubbliche (ecco perchè ha subito alzato la voce con il governo) e cene private sta tentando in tutti i modi di “blindare”.
Il leader di via Bellerio sa benissimo che non c’è uomo più stimato dai poteri forti di GG (a proposito: chissà cosa avrà pensato stamattina vedendolo sedere alla destra di Mario Draghi). E sa altrettanto bene che, se la Lega nei prossimi mesi dovesse scendere sotto la soglia psicologica del 20%, per lui sarebbero dolori e qualcuno comincerà a chiedere aria nuova al vertice della Lega. Magari proprio a vantaggio dell’attuale ministro dello Sviluppo economico oppure del super leghista veneto Zaia.
Insomma, il Capitano è stretto in una morsa a tenaglia: da un lato, imprenditori e poteri forti avranno come interlocutore privilegiato Giorgetti (con Zaia pronto a subentrare) e, dall’altro, c’è Giorgia Meloni che punta al sorpasso per soffiargli la leadership del centrodestra, forte anche del fatto che a breve Fratelli d’Italia potrebbe ritrovarsi tra le mani commissioni potenti come Copasir e Vigilanza Rai.
Capito ora perchè Matteo ha alzato la voce con Draghi?
(da TPI)
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