Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL ONDATA DI ODIO, INSULTI E MINACCE CONTRO LA SENATRICE A VITA CHE SI E’ VACCINATA CONTRO IL COVID
“Aveva paura di morire la stronza? Non sono riusciti neanche i tedeschi ad ammazzarla… e ora ha paura
di morire?”.
E poi: “E ora speriamo che il vaccino faccia il suo dovere (e la levi dalle palle)”.
E ancora: “Ecco lo spogliarello buonista della senatrice a vita”.
E, come se non bastasse: “VAI A LAVORARE LADRAAAAA”.
Fino a: “Ma se tirasse le cianche, quanto si risparmierebbe”.
Sono solo alcuni dei commenti spaventosi che le solite bestie hanno rivolto alla senatrice a vita Liliana Segre, nel giorno in cui si è sottoposta alla prima dose di vaccino anti-Covid all’ospedale Fatebenefratelli di Milano.
Un’ondata d’odio di una violenza irreale, tra insulti, offese sessiste, minacce e auguri di morte, vomitati nei confronti di una donna di 90 anni sopravvissuta all’Olocausto. La stessa che, appena due anni fa, ha convinto la Prefettura di Milano ad assegnare una protezione speciale e che l’ha costretta a vivere sotto scorta
Ancora una volta quell’orrore che torna, si manifesta sui social con quella banalità del male contro cui questa grande donna combatte da tutta la vita: esseri miserabili che ignorano il significato della parola dignità . Ma questo è anche il risultato di anni di politica sistematica dell’odio che ha armato, giustificato e prodotto quella centrifuga tossica di sovranismo e No-vax che sui social trova uno spazio abitabile e, tutto sommato, indisturbato. Questa è la battaglia che tutti quanti siamo chiamati a combattere.
Poche ore fa Liliana Segre aveva lanciato un appello pubblico per invitare le persone a vaccinarsi:
«Io ho 90 anni e verrò vaccinata. Credo molto nella vaccinazione. Contro un nemico invisibile abbiamo così poche armi e essere vaccinati mi sembra una grande opportunità a cui tutti dobbiamo rispondere e andare con fiducia. Sono molto contenta di avere avuto l’opportunità di fare questo vaccino, cosa di cui sono molto convinta” ha detto Segre. “Non oggi, davanti al virus, ma in tutta la mia vita. Non ho paura del vaccino, ho paura della malattia. Penso che chi si rifiuti di fare il vaccino sia purtroppo pauroso o non abbastanza informato. Quindi da nonna novantenne dico ai miei fratelli e alle mie sorelle, che arrivano a questa età , di non avere paura e di fare il vaccino”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“NON C’E’ USCITA DALLA PANDEMIA SENZA ACCESSO EQUO E RAPIDO”
“Solo 10 paesi hanno somministrato il 75% di tutti i vaccini Covid. Più di 130 paesi non hanno ricevuto una singola dose. Le persone colpite da conflitti e insicurezza vengono lasciate indietro. Tutti, ovunque, devono essere vaccinati il prima possibile”.
Con queste parole il segretario generale delle Nazioni Unite Antà³nio Guterres ha denunciato gli sviluppi “enormemente diseguali e ingiusti” della campagna vaccinale nel mondo, auspicando la nascita di “un piano vaccinale globale per riunire tutti coloro che possiedono la potenza, le competenze e le capacità di produzione richieste”.
Guterres ha promesso di “mobilitare tutto il sistema delle Nazioni Unite al sostegno di questo sforzo”, che però richiede la volontà politica dei grandi del mondo per poter decollare. Il tema dell’equità nell’accesso al vaccino — definito dal leader Onu come “il più grande test morale sotto gli occhi della comunità globale — arriva così sui tavoli virtuali del G7 e del G20 a presidenza italiana.
Nel suo appello Guterres ha invitato le maggiori potenze economiche mondiali nel Gruppo dei 20 a istituire una task force di emergenza per stabilire un piano e coordinare la sua attuazione e finanziamento. La task force — ha suggerito – dovrebbe avere la capacità di “mobilitare le aziende farmaceutiche e gli attori chiave dell’industria e della logistica”. La videoconferenza di domani tra i sette Paesi più industrializzati del mondo – Stati Uniti, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Canada e Italia – “può creare lo slancio per mobilitare le risorse finanziarie necessarie”, ha aggiunto.
Il premier italiano Mario Draghi è la grande novità di entrambi i tavoli, e il fatto di avere per la prima volta la presidenza del G20 aumenta la responsabilità dell’Italia nella risposta globale alla pandemia. Lo ha detto lo stesso Draghi nel suo discorso al Senato: “L’Italia avrà la responsabilità di guidare il Gruppo verso l’uscita dalla pandemia, e di rilanciare una crescita verde e sostenibile a beneficio di tutti. Si tratterà di ricostruire e di ricostruire meglio”.
Il punto è che — secondo voci influenti della comunità scientifica — non ci può essere via d’uscita dalla pandemia senza un equo accesso ai vaccini. Lo ha ribadito in una lettera aperta pubblicata sulla rivista medica Lancet un gruppo di esperti in Salute pubblica, secondo cui lo sviluppo di nuovi vaccini Covid-19 non riuscirà a porre fine alla pandemia a meno che tutti i Paesi non ricevano le dosi in modo rapido ed equo. Nel testo, gli autori criticano lo stoccaggio di vaccini nei Paesi più ricchi, mettendo in guardia dai pericoli del “nazionalismo vaccinale” che minando le possibilità di successo di Covax (l’iniziativa Oms per la distribuzione dei vaccini nei Paesi più poveri) rischia di prolungare l’emergenza sanitaria globale.
“La cruda realtà è che il mondo ora ha bisogno di più dosi di vaccini Covid-19 rispetto a qualsiasi altro vaccino nella storia per immunizzare abbastanza persone per ottenere l’immunità vaccinale globale”, ha detto l’autore principale, Olivier Wouters, professore di Politiche sanitarie presso la London School of Economics and Political Science. “A meno che i vaccini non vengano distribuiti in modo più equo, potrebbero passare anni prima che il coronavirus sia portato sotto controllo a livello globale”.
È il chiodo su cui battono da mesi le organizzazioni internazionali, da Emergency a Medici Senza Frontiere, da Oxfam a Save The Children: governi e industria farmaceutica devono aumentare la produzione superando logiche nazionaliste e monopoli. Guterres ha esortato i big del mondo a farsi carico del problema, anche in chiave egoistica: “Se si permette al coronavirus di diffondersi a macchia d’olio nel sud del mondo, muterà ancora. Nuove varianti potrebbero diventare più trasmissibili, più mortali e, potenzialmente, minacciare l’efficacia dei vaccini”.
Una parte del problema è certamente rappresentata dai brevetti dei colossi farmaceutici che hanno sviluppato — o stanno sviluppando — i sieri più promettenti. Si tratta però di una questione complessa, in cui rientra anche il ruolo degli ingenti investimenti pubblici nello sviluppo e nell’implementazione, come spiega Tancredi Buscemi, dottorando in Economics all’università di Perugia, in un articolo pubblicato sul sito del Sole24Ore dal titolo “Vaccini e brevetti: quello che le holding e i governi non dicono”. “La liberalizzazione dei brevetti e il loro utilizzo come bene pubblico comporterebbe una produzione su larga scala in tempi molto più rapidi mettendo i paesi in sicurezza e garantendo l’accesso anche ai paesi in via di sviluppo. Il vicolo in cui il mondo si trova è abbastanza stretto e indugiare su questo tema potrebbe anche essere fatale, visto il sorgere di nuove varianti”
Al momento sul mercato sono presenti pochi marchi che di fatto agiscono in un regime di cartello: Pfizer, Moderna e Astrazeneca, cui prossimamente dovrebbe aggiungersi Johnson & Johnson. “Moderna è l’unico dei tre marchi ad avere autorizzato l’utilizzo del suo brevetto, una comunicazione che è tuttavia una sorta di campo minato”, osserva Buscemi: “l’azienda americana, infatti, si è riservata soltanto di non citare in giudizio le aziende che svilupperanno vaccini simili fino alla fine della pandemia”.
Ciò che è mancato finora, però, è soprattutto la volontà politica dei governi di farsi carico di un problema di dimensioni globali, viste le sfide di una campagna vaccinale che si sta rivelando difficile per tutti.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha assicurato che l’amministrazione Biden “lavorerà con i nostri partner in tutto il mondo per espandere la capacità di produzione e distribuzione e per aumentare l’accesso, anche alle popolazioni emarginate”. La posta in gioco non è ‘solo’ sanitaria, ma anche geopolitica, come dimostra l’attivismo cinese e russo nell’esportazione dei propri vaccini. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha criticato la crescente “divisione dell’immunità ” e ha invitato il mondo a “unirsi per rifiutare il” nazionalismo dei vaccini”, promuovere una distribuzione giusta ed equa dei vaccini e renderne accessibile lo sviluppo. Su richiesta dell’Oms, ha detto, la Cina contribuirà “preliminarmente” a Covax con 10 milioni di dosi di vaccini.
G7 e G20 saranno chiamati a dare una risposta chiara e coerente, tenendo conto di quell’aggettivo – “endemico”- che sempre più spesso compare nei testi scientifici al fianco della parola “coronavirus”.
È l’Economist a esortare i governi a pensare al futuro: “Mentre il mondo comincia a vaccinarsi, è diventato chiaro che sperare che i vaccini cancellino Covid-19 è un errore. La malattia circolerà per anni, e sembra probabile che diventerà endemica. Quando Covid-19 ha cominciato a colpire, i governi sono stati presi alla sprovvista. Adesso devono pensare al futuro […]. L’adattamento alla convivenza con il virus comincia con la scienza medica. È già in corso il lavoro di messa a punto dei vaccini per conferire protezione contro le nuove varianti. Questo dovrebbe andare di pari passo con una maggiore sorveglianza delle mutazioni che si stanno diffondendo e un’approvazione normativa accelerata per i richiami. Nel frattempo saranno necessarie cure mediche per salvare dalla morte o dalla malattia grave un numero maggiore di persone che contraggono la malattia. Il risultato migliore sarebbe una combinazione di immunità acquisita, richiami regolari di vaccini modificati e un misto di terapie per garantire che Covid-19 sia raramente una minaccia per la vita. Ma questo risultato non è garantito”.
Ciò che è sicuro è che il mondo non può permettersi di continuare a trattare i vaccini anti-Covid come se fossero un bene di lusso, inaccessibile in 130 Paesi del mondo anche al personale sanitario, ai malati cronici, ai più fragili tra i fragili.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
PAESE CHE VAI, CRIMINALE SOVRANISTA CHE TROVI
L’accusa rivolta alle due reporter è quella di aver condotto «azioni di gruppo che violano gravemente
l’ordine pubblico». Le due avrebbero trasmesso live uno dei memoriali organizzati per il 31enne picchiato a morte dalle autorità
Non si ferma la repressione di Lukashenko. Dopo mesi di proteste pacifiche e di arresti, il regime bielorusso ha da settimane ormai iniziato a prendere sistematicamente di mira anche il mondo dei media. È arrivata oggi la sentenza per due giornaliste bielorusse, condannate a due anni di carcere ciascuna da un tribunale, con l’accusa di aver fomentato le proteste contro il presidente Lukashenko.
L’emittente televisiva di opposizione con sede in Polonia, Belsat, ha reso noto che le due giornaliste — la 27 enne Katerina Bakhvalova e la 23enne Daria Chultsova — sono state condannate per aver condotto «azioni di gruppo che violano gravemente l’ordine pubblico» che consisterebbero nelle riprese di una protesta dello scorso novembre.
La leader dell’opposizione, Svetlana Tsikhanouskaya, ha chiarito che l’episodio per cui le due giornaliste sono state incriminate riguarda l’aver filmato e trasmesso live uno dei memoriali organizzati per Raman Bandarenka, il 31enne picchiato a morte dalle autorità bielorusse dopo aver appeso in cortile una bandiera bianco rossa pro-democrazia.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
“SIAMO RIDOTTI A UN PARTITO CHE ESPELLE IL PRESIDENTE DELL’ANTIMAFIA E VA AL GOVERNO CON BERLUSCONI”
“Questa è un’intimidazione bella e buona, come quella che avviene regolarmente in ambienti che poco
c’entrano, o dovrebbero c’entrare con la politica”.
Lotta Nicola Morra, contro la sua espulsione e quella di un’altra ventina di colleghi: “Nessuno mi ha detto nulla, io fino a prova contraria sono e mi sento del Movimento”. Lotta contro una gestione che gli è piaciuta assai poco: “Crimi? No che non ci siamo sentiti, figurati”. La pentola a pressione del Movimento 5 stelle rischia di saltare. I governisti fanno spallucce per nascondere la grande preoccupazione, i dissidenti cercano di organizzarsi.
“È un macello”, sintetizza con una certa efficacia nella sintesi Angelo Tofalo, che poi scappa a pranzo con alcuni colleghi. In un corridoio della Camera ecco Andrea Vallascas. L’espulsione dei senatori non lo ha scalfito: “Confermo il mio no”. Passa Luca Carabetta, collega per il sì, prova a sdrammatizzare: “Dai Andrea, hai ancora qualche ora per pensarci”.
I primi contatti tra Camera e Senato ci sono già stati. L’obiettivo è quello di non disperdersi in mille rivoli come spesso accaduto nella storia dei 5 stelle, “perchè se no sarebbero delle espulsioni, non una scissione”, commenta uno degli interessati.
Due gruppi per fare opposizione a Mario Draghi a partire da quei valori 5 stelle che si sentono traditi, un modo gentile per raccontare di una dichiarazione di guerra vera e propria a quel Movimento trasfiguratosi non appena apparso all’orizzonte l’ex governatore della Bce.
Al Senato i numeri ci sono, il problema del simbolo potrebbe risolverlo Elio Lannutti, mettendo a disposizione il simbolo dell’Italia dei valori, presentatasi nel 2018 alle elezioni nella lista Civica popolare di Beatrice Lorenzin, alla Camera i venti necessari alla formazione del gruppo non sono un problema, tra gli espulsi già messi in conto e i colleghi che già stazionano nel Misto. “Non forziamo i tempi, ma è certo che siamo determinati a creare un’opposizione a questo governo”, ammette il ribelle Pino Cabras”.
La scelta di Vito Crimi di espulsioni immediate, la calibrazione di parole considerate “violente”, ha rappresentato un vero e proprio terremoto, oltre che un travaglio umano per tanti.
A partire da Morra, il quale, raccontano, non si aspettava assolutamente una decisione del genere, che lo ha lasciato spiazzato e amareggiato. Lannutti ha annunciato ricorso, ma politicamente i margini per comporre la frattura sembrano nulli. Dice un senatore M5s che ha ingoiato la pillola draghiana: “Siamo ridotti a questi, un partito che espelle il presidente dell’Antimafia e va al governo con Silvio Berlusconi”.
Crimi piomba alla Camera, si infila in una girandola di riunioni, prova con esiti non confortanti a sedare il dissenso. Barbara Lezzi, una degli espulsi, prova a candidarsi al Direttorio di prossima votazione, il capo politico reggente la ferma subito: espulsione dal gruppo e espulsione dal Movimento. Anzi, in mattinata inasprisce la sua posizione: fuori anche gli assenti non giustificati. E’ successo che da Montecitorio è stato bombardato di telefonate: “Vito, se non espelli anche gli assenti qui mancheranno cinquanta persone al momento del voto”. Ecco il giro di vite, ecco l’intimidazione di cui parla Morra.
La verità è che la costituzione dei due gruppi preoccupa molto il Movimento 5 stelle. Non tanto per una futura prospettiva di competizione politica, quanto piuttosto perchè per la prima volta verrebbe bersagliato da un movimentismo più movimentista dei movimentisti col bollino d’autenticità .
E’ la prima scissione, la prima vera scissione dopo dieci anni costellati di addii alla spicciolata. E una scissione che si potrebbe organizzare intorno a una frattura tutt’altro che “politichese”, ma che fa parte del cuore vivo dell’elettorato grillino.
Beppe Grillo benedice i draghiani con un post sul blog: “Oggi, alle 21:55 la sonda Perseverance atterrerà su Marte. Alla stessa ora, la Perseveranza atterrerà su un altro Pianeta. La Terra. Più precisamente alla Camera dei deputati. I grillini non sono più marziani. I Grillini non sono più marziani”. Che fossero atterrati su quella terra che è stata paradigma negativo per un paio di lustri lo si era d’altronde capito. Quel che pensa Davide Casaleggio è tutt’altro discorso.
“Ormai Davide qui dentro non può mettere piede, non lo sopporta nessuno” spiega un parlamentare di lungo corso. Il sospetto è che il figlio del fondatore stia lavorando in direzione ostinata e contraria a quella intrapresa dal Movimento. E che potrebbe prendere il pallone (Rousseau) e portarselo via, magari per dare una mano agli scissionisti.
Lo scontro con Crimi è ormai quotidiano, ieri quasi comico. Dopo le votazioni sul nuovo statuto che prevede una segreteria collegiale, l’imprenditore ha dichiarato esaurita la funzione del reggente, che è dovuto correre a dire che no, non è così, che bisogna aspettare che si votino i nuovi fantastici cinque.
Andrea Colletti ci va con i piedi di piombo: “Casaleggio rappresenta un potere all’interno del Movimento. Un potere che è solo formalmente autonomo, ma che viene riconosciuto se è all’interno del M5s. Non mi aspettavo nulla di diverso da quello che ha detto, ma sempre attento a mantenere integro il Movimento, perchè lui ne detiene le chiavi”. Un membro del precedente esecutivo non esclude la possibilità che si vada in quella direzione: “Mi sembrerebbe del tutto normale, noi troveremo le modalità di consultare la base. Non è certo, ma è una possibilità ”.
Alessandro Di Battista continua a coltivare contatti con molti dei suoi ex colleghi. “Negli ultimi giorni non lo abbiamo sentito, ma lo leggiamo sempre”, dice Cabras, confermando che è quello del deputato romano il volto che potrebbe incarnare la scissione. Chi lo conosce racconta che Di Battista non si tirerà indietro nel mostrare simpatia verso i ribelli: “Ma da qui a diventarne il leader ce ne passa di acqua sotto i ponti”. E’ una speranza, più che una previsione. Quella che, passato qualche mese lontani, possano tornare a incrociarsi le strade di Di Battista e del Movimento. O di quel che ne sarà rimasto.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA A CABRAS E COLLETTI CHE ALLA CAMERA DIRANNO NO: “NELLA BASE MOLTI SONO CON NOI”
Giovedì, ora di pranzo. In un corridoio della Camera si intercetta Andrea Vallascas. E’ tra i 5 stelle che
voteranno no alla fiducia al governo di Mario Draghi, ce lo conferma: “La decisione è presa”. Incrocia due colleghi che hanno tratto il dado, anche mettendo in conto una possibile espulsione. “Mi aspettate che vado a prendere una cosa?”. Schizza via. Colletti e Cabras si fermano, accettano di rispondere a qualche domanda, un fiume il secondo, più parco il primo
Quali sono le ragioni del vostro no?
CABRAS: C’è una ragione fondamentale che prevale su tutte: il modo in cui noi abbiamo ottenuto il 33% alle elezioni. Lo abbiamo conquistato con un programma che andava contro tutto quel che Draghi rappresenta, contro l’idea dei governi tecnici, contro il pilota automatico di Bruxelles e di Francoforte.
Alla parola “Francoforte” si materializza in fondo al corridoio quello che sarà ancora per qualche ora il loro capogruppo, Davide Crippa. Avanza, lancia un’occhiata eloquente, poi tira dritto.
Cose che a vostro avviso Draghi incarna?
CABRAS: La sua storia è quella. E anche questo governo è un po’ come fosse l’autobiografia di un paese in declino. I governi politici negli ultimi anni hanno sempre avuto le ali tarpate dai meccanismi di questa Unione europea. E Draghi è il rappresentante di questa storia.
Come vi spiegate la conversione del Movimento sulla via di Draghi?
CABRAS: Mi risulta incomprensibile se ripenso alle battaglie e alle chiamate alle armi di questi anni. A un certo punto Grillo ha cambiato idea. Come Forrest Gump che alla fine della corsa dice “sono un po’ stanchino”.
Cosa contesta nella gestione di questa fase?
CABRAS: La gestione Crimi è stata una sequela di rimozioni rispetto a problemi che erano evidenti, a partire dalle sconfitte elettorali alle regionali mai affrontate. Gli Stati generali sono stati voluti per blindare la politica di sopire e troncare il fenomeno del Movimento. Un modo di procedere autoritario anche in una fase in cui le decisioni erano delicate e andavano affrontate diversamente.
Vi aspettavate queste espulsioni immediate dei vostri colleghi al Senato?
CABRAS: Sinceramente, visto come si sono messe le cose, non mi stupisce.
Casaleggio, fra tutti, sembra quello che ha preso più sul serio le vostre istanze.
COLLETTI: Casaleggio rappresenta un potere all’interno del Movimento. Un potere che è solo formalmente autonomo, ma che viene riconosciuto se è all’interno del M5s. Quindi è normale che lui voglia riequilibrare le sorti della disputa interna a suo favore, ma sempre lì rimane. Non mi aspettavo nulla di diverso da quello che ha detto, magari in controtendenza, ma sempre attento a mantenere integro il Movimento, perchè lui ne detiene le chiavi.
Non è dunque una vostra difesa?
COLLETTI: E’ una difesa delle sue istanze, non delle nostre.
La prospettiva è quella di fare un gruppo? Un’opposizione organizzata su quelli che erano i temi dei 5 stelle delle origini?
CABRAS: Non forziamo i tempi, ma è certo che siamo determinati a creare un’opposizione a questo governo. Sceglieremo le forme.
COLLETTI: Se non ci sarà permesso fare opposizione da dentro il Movimento perchè verremo espulsi, necessariamente dovremo farla da fuori, ce lo impongono le regole che ce lo impongono.
CABRAS : Ma noi pensiamo che nel paese un’opposizione serva, quindi metteremo al servizio di questo il nostro impegno.
Non rischiate di disperdervi come sempre è successo con i fuoriusciti M5s?
COLLETTI: I periodi storici sono diversi.
CABRAS: C’è un ribollire nel Movimento, molti nella base sono con noi. C’è un pezzo di società che si sente sotto rappresentata, perchè non c’è più un’opposizione nel paese.
Passa Lorenzo Fioramonti, giacca e dolcevita neri. L’ex ministro dell’Istruzione è un fuoriuscito eccellente, anche a lui si guarda in vista del futuro. “In bocca al lupo!”, dice, da dietro la mascherina gli occhi sorridono.
Avete già sentito i colleghi espulsi al Senato?
Ognuno ha il suo stato d’animo, ma sono tutte persone che hanno fatto una scelta molto determinata, penso che ci incontreremo a breve.
Alessandro Di Battista potrebbe essere un aggregatore di questa posizione, un leader per chi ha detto no?
Noi guardiamo a tutti i liberi pensatori che in Italia vogliono creare un’alternativa all’operazione Draghi, e tra questi c’è sicuramente lui.
L’avete già sentito?
In questi giorni no. Abbiamo però letto con molta attenzione quello che ha scritto.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL FIDANZATO DI MARION LE PEN VERSO IL GRUPPO DELLA MELONI
L’europarlamentare Vincenzo Sofo lascia la Lega dopo il voto di fiducia su Mario Draghi. Il deputato 35enne, milanese con origini calabresi e fidanzato con Marion Marèchal Le Pen, nipote di Marine Le Pen, fu uno degli artefici dell’avvicinamento tra quel mondo e la allora Lega Nord del neosegretario Matteo Salvini.
“Sono entrato in questo movimento nel 2009 perchè era l’unica alternativa al Pdl e a una deriva centrista del centrodestra che lasciava orfani milioni di italiani in cerca di qualcuno che ne difendesse le istanze identitarie. Proprio per questo fui tra i primissimi e più entusiasti sostenitori della svolta nazionale impressa al Carroccio da Salvini per costruire una forza politica in grado di dare battaglia a Bruxelles per impedire il suicidio dell’Europa e del nostro paese a colpi di folli direttive Ue – dice Sofo – Oltre che essere tra i più convinti promotori di un’alleanza con Fratelli d’Italia come alternativa al monopolio politico del centrismo. Ecco perchè, pur comprendendo il momento emergenziale, per coerenza con le mie convinzioni non posso condividere il percorso intrapreso entrando nella grande alleanza a sostegno del neonato governo Draghi, il quale temo che provvederà passo dopo passo a un reset di tutto ciò per il quale ci siamo battuti
La svolta draghiana e lontana dal sovranismo del nuovo corso spinge quindi Sofo ad un ritorno alle origini, nell’area di Fratelli d’Italia. Infatti a livello europeo traslocherà al gruppo Erc – conservatori e progressisti di Giorgia Meloni, lascia Identità e democrazia, a propria volta area che sembra essersi incamminata verso il Ppe.
“La missione della Lega cambia e mira a raccogliere l’eredità del Pdl più che a costruire un grande movimento patriottico, identitario, conservatore e sociale. Scelta legittima e probabilmente affine alla sua natura originaria ma in contrasto con le ragioni per le quali personalmente aderii a questo movimento e ai fondamenti che hanno sempre caratterizzato la mia attività politica. Prendo dunque atto di questa svolta che però, nonostante sia difficile e doloroso lasciare un movimento dopo quasi dodici anni e molte battaglie fatte, mi impedisce di proseguire oltre la militanza per la Lega”, conclude Sofo.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
SONO IN MOLTI A ESPRIMERE SOLIDARIETA’ AI DISSIDENTI
Non si ferma il fronte del no alla Camera, dove sarebbero “tra i 17 e i 23, allo stato attuale” i deputati che
starebbero valutando il voto contrario. Lo spiegano fonti M5S, che in questa fase stanno ‘soppesando’ il pallottoliere di Montecitorio.
Il timore è che i forti malumori di queste ore possano addirittura portare i numeri a crescere, trasformando la fuga in avanti di Crimi in un boomerang.
Complice il fatto che il dissenso interno non è più decisivo per la tenuta della maggioranza, ovvero per la durata della legislatura. “Potrebbero esserci anche delle assenza strategiche”, dice un deputato. Ma Crimi ha fatto sapere che anche le assenze non giustificate verranno punite con l’espulsione.
“Se voleva spaventare gli indecisi ha fatto la mossa sbagliata – dice all’Adnkronos un senatore tra i 15 espulsi – stanno arrivando tantissimi messaggi di solidarietà dalla Camera, e qualche deputato scrive che stasera ci dimostreranno che non siamo soli”.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
UN GIRO DI TRUFFATORI STA OFFRENDO VACCINI CHE NON HANNO
Un milione di dosi di purissimo AstraZeneca offerti da un intermediario brasiliano all’ ufficio del commissario all’emergenza Domenico Arcuri.
Un’altra offerta pronta per il Pirellone in Lombardia assai consistente. Spiega l’intermediario che giura di avere società in Svizzera e in Italia: «Volete Pfizer, ce l’ho! AstraZeneca in questo momento ho qualche problema. Però se Ema lo autorizzasse ho pronto anche lo Sputnik. Ho già i contratti».
Poi ci sono le 27 milioni di dosi, in due tranche da 12 e 15 milioni, che il Governatore veneto Luca Zaia giura di poter comperare in un amen e per cui ha chiesto autorizzazione a Roma. «Ce le hanno offerte intermediari di un’azienda che collabora già con noi, fornendoci altri medicinali», assicurano da Palazzo Balbi.
Senza sprofondare nel dark web sembra che ci siano vaccini ovunque, basta chiederli.
Un mercato parallelo che vorrebbe saltare alla giugulare di Stati e Regioni che fanno fatica a trovare vaccini.
Ma questi intermediari sono veramente affidabili? Le case farmaceutiche prendono le distanze e l’ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) ha aperto un’ inchiesta dopo aver ricevuto una serie di denunce da parte delle autorità pubbliche di diversi Stati Ue.
Sotto la lente dell’ Olaf ci sono offerte per circa 250 milioni di dosi con richieste di denaro che superano i 2 miliardi di euro.
«Si tratta di truffe» ripetono dagli uffici di Bruxelles dell’Olaf. Vaccini contraffatti o, nella stragrande maggioranza dei casi, millanterie: spediscono qualche campione del vaccino, chiedono il versamento di un acconto, poi spariscono.
E in effetti vien da chiedersi come sia possibile che sul mercato europeo, dove nel primo trimestre di quest’ anno arriveranno tramite i canali ufficiali 100 milioni di dosi, ci sia una così ampia disponibilità di fiale sottobanco.
Il mediatore “lombardo”, non senza qualche lacuna ha una sua spiegazione: «Io li compero dai rivenditori. Anche a Dubai. Certo i prezzi lievitano. C’è la logistica e una filiera. Da me il vaccino Pfizer costa 75 euro (quasi 4 volte tanto, ndr). Ma in una settimana, massimo 10 giorni, posso darvi tutto quello che volete».
L’intermediario aveva agganciato l’ex sondaggista Luigi Crespi e il commercialista Alessandro Arrighi, ritenendo che avessero rapporti in Regione. Loro sono filati da Piazza Pulita su La7 e ora dicono: «Magari non ci saranno reati ma è immorale e disgustoso».
L’intermediario insiste e giura di giocare a carte scoperte: «Le aziende produttrici dopo che hanno onorato l’accordo con la Ue possono vendere a chiunque. Non so se le Regioni possono comperare…».
AstraZeneca, dalla sede centrale di Basiglio alle porte di Milano, smentisce e teme che si tratti di vaccini contraffatti. Spiega la responsabile dei rapporti coi media Ilaria Piuzzi: «Abbiamo sentito anche noi le dichiarazioni del governatore veneto. Per quanto ci riguarda è impossibile. Non esistono mercati paralleli. Non ci sono intermediari. Non possiamo vendere a privati, singoli Stati o enti locali. Ci sono vincoli precisi nel contratto con la Ue. Per tutelarci abbiamo fatto un esposto al Nas dei carabinieri».
Sulla stessa linea anche Pfizer: «Non stiamo fornendo il nostro vaccino al mercato privato in questo momento — spiega a “La Stampa” una portavoce dell’ azienda americana -.
Durante le pandemia, i nostri contratti sono con i governi. È importante che i vaccini rimangano all’ interno della catena di fornitura stabilita».
Ma allora da dove arrivano i vaccini sventolati da Zaia? Il governatore ha parlato di «due diversi lotti» da altrettante società che hanno già ottenuto il via libera dall’ Ema. Che al momento sono tre: Moderna, Pfizer/BioNTech e AstraZeneca.
Due su tre smentiscono l’ esistenza di questi canali e Moderna ha appena annunciato all’ Ue un rallentamento delle consegne a febbraio in seguito a una serie di problemi.
Nei giorni scorsi il premier ceco Andrej Babis ha rivelato in Parlamento di aver ricevuto (e rifiutato) un’ offerta per acquistare il vaccino di AstraZeneca da un intermediario basato a Dubai. Alla firma del contratto chiedeva un acconto pari al 50%. Prendi i soldi e scappa.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DAVANTI AGLI AGENTI: “NON MI INTERESSA NIENTE DEL COVID, L’IMPORTANTE E’ LAVORARE”
In questa pandemia di Coronavirus si è spesso parlato del dualismo tra economia e salute. C’è chi sembra
non avere dubbi su cosa sia più importante: è il caso di un piccolo imprenditore di Ghedi, nel Bresciano, che nonostante fosse positivo al Coronavirus e posto in quarantena non ha esitato ad andare a lavorare nella sua officina, tra i suoi operai, in aggiunta senza neanche indossare la mascherina.
“Non mi interessa niente del Covid, l’importante è lavorare”, avrebbe detto secondo quanto riporta la testata locale “Bresciatoday” l’uomo agli agenti della polizia locale che, grazie a un controllo, lo hanno scoperto e denunciato.
Un mix tra un tentativo di minimizzare quanto sta accadendo in tutto il mondo — incredibile dal momento che lui stesso è risultato contagiato dal virus — e una concezione della salute come totalmente subalterna all’economia, come se non si fosse ancora capito che senza salute nessuna economia è possibile.
Adesso l’imprenditore è stato denunciato e rischia la reclusione da da 3 a 18 mesi, oltre a un’ammenda da 500 a 5.000 euro, come prevedono le norme per i positivi che violano la quarantena.
La sua posizione potrebbe peggiorare se qualcuno tra i suoi operai dovesse contagiarsi per causa sua: in quel caso scatterebbe infatti il reato di epidemia colposa, che prevede una pena da sei mesi a tre anni.
Gli agenti della locale di Ghedi, diretti dal comandante Enrico Cavalli, hanno infatti accertato che l’uomo non stava indossando la mascherina al momento del controllo, mettendo così a rischio la salute dei suoi dipendenti. Sono in corso ulteriori accertamenti sull’officina con l’Ispettorato del lavoro: si stanno verificando eventuali ulteriori irregolarità .
(da Fanpage)
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