Destra di Popolo.net

MORATTI CONTRO MORATTI

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

INTIMA AI GIORNALI DI RETTIFICARE LA DATA DI INIZIO VACCINAZIONI OVER 80, MA ERA STATA PROPRIO LEI A COMUNICARLA… POI IL DIETROFRONT: “IN EFFETTI LO AVEVO DETTO IO”

Sono ballati i numeri dei positivi al Covid. E ora, in Regione Lombardia, ballano anche le date della campagna vaccinale.
Le somministrazioni agli over 80 non partiranno il 25-26 marzo, come Letizia Moratti aveva annunciato mercoledì 27 gennaio in commissione Sanità  al Pirellone. Ma, secondo quanto la stessa assessora al Welfare ha detto oggi in consiglio regionale, partiranno il 24 febbraio. Un miglioramento, senza dubbio.
Ma anzichè spiegare come sia stato possibile rivoluzionare il piano vaccinale in così pochi giorni tanto da guadagnare un mese, Moratti se l’è presa con le testate giornalistiche che avevano parlato di 25-26 marzo, chiedendo loro di rettificare l’informazione.
La Moratti ha poi rivisto la sua posizione qualche ora dopo in conferenza stampa, scusandosi questa volta con i giornali e ammettendo che questi avevano semplicemente ripreso la “comunicazione che avevo fatto in commissione, ma era una comunicazione che prescindeva da quelle che poi sono state delle comunicazioni che ci ha fatto il governo che ha ampliato e anticipato i vaccini”.
Un ampliamento non meglio specificato dall’assessora, che consentirà  di procedere con le vaccinazioni “non più in sequenza, ma in parallelo”.
In commissione sanità , Moratti aveva annunciato che la fase 1, destinata ad operatori sanitari ed operatori ed ospiti delle RSA, si sarebbe conclusa il 5 marzo, dopo di che sarebbe partita la fase 1 bis, destinata a una serie di figure legate al mondo medico. “Questa fase, se verranno rispettate le consegne dei vaccini, dovrebbe presumibilmente chiudersi nelle giornate di fine marzo, quindi intorno al 25-26 marzo. E da quel momento potrebbe partire la fase 2”, aveva detto Moratti usando un condizionale che sembrava addirittura mettere in dubbio la possibilità  di partire a fine marzo.
Stamattina la novità , con un cambio in corsa che ricorda la proposta poi ritirata sui vaccini da distribuire in base al Pil delle regioni. Sorpresi anche diversi consiglieri regionali che, come Elisabetta Strada e Niccolò Carretta, hanno sottolineato in Aula la discrepanza con quanto annunciato in commissione.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’ULTIMA LITE E’ SULLA GIUSTIZIA, ALTRO RAPIDO GIRO DI CONSULTAZIONI PER FICO

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

ATTESO IN SERATA AL COLLE MA ANCORA ITALIA VIVA NON HA SCIOLTO LA RISERVA SU CONTE … IL PD PROPONE UNA MEDIAZIONE SULLA GIUSTIZIA MA TANTO PER CAMBIARE I RENZIANI SI OPPONGONO

Il primo piano di Montecitorio è blindato da ieri. Un cordone rosso separa la fine della scalinata dalla Sala della Lupa dove, in modalità  quasi permanente, sono riuniti i capigruppo di M5s, Pd, Italia Viva, Leu e Europeisti.
Davanti alla porta gli assistenti parlamentari controllano che nessuno si avvicini al gran conclave, che oggi rispetto a ieri è anche cresciuto nei numeri.
Si parla di giustizia, tema spinoso, pieno di veti incrociati, ed è qui infatti che salta ancora una volta la trattativa. Pd e M5s raggiungono un’intesa di massima sulla prescrizione e sul processo penale, Italia Viva si oppone. Lo schema è sempre lo stesso.
Siamo al quarto giorno e ultimo giorno di consultazioni del presidente “esploratore” Roberto Fico ma ufficialmente il nastro, a parte qualche leggero passo in avanti, sembra si sia inceppato a venerdì sera. Quando la Terza carica dello Stato ha preso l’incarico di rimettere insieme i pezzi dei partiti del governo Conte II possibilmente sulla base di un programma e con l’indicazione di un premier a cui affidare l’incarico di creare un nuovo esecutivo.
Il presidente della Camera si prenderà  fino all’ultimo minuto utilie, salirà  al Colle in tarda serata e prima, con ogni probabilità , farà  un nuovo rapido giro di consultazione con tutti i partiti e i loro leader.
Attorno al tavolo di maggioranza, che si prolungherà  fino alle 18, oggi ci sono gli ‘esperti’. Per il Pd è presente il vice segretario Andrea Orlando e per Leu Pietro Grasso. Ma anche le altre delegazioni si sono dotate dei lori pesi massimi, per il Movimento 5 Stelle c’è il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, e per le Minoranze linguistiche Julia Unterberger.
Pd e M5s lasciano trapelare che l’accordo sul cosiddetto ‘lodo Orlando’ ci sia. E Bruno Tabacci, presidente di Centro democratico, in una pausa dei lavori esulta per quella che appare una conquista affatto scontata: “E’ stato fatto un esame positivo. Se entro sei mesi il ddl Bonafede di riforma del processo penale non non viene approvato allora bisognerà  rivedere la formula attuale della prescrizione. Chiamiamolo ‘lodo Orlando’, e su questo c’è stata una apertura del M5S”. Parallelamente si darebbe avvio al tavolo di monitoraggio sulla prescrizione per valutare gli effetti della riforma inserita nella “spazzacorrotti’”.
Passano pochi minuti e il partito di Matteo Renzi smentisce tutto: “Non c’è alcun accordo”. Concetto ribadito anche durante l’assemblea dei parlamentari di Italia Viva: “Da Pd e M5s non ci sono aperture”. Eppure i grillini sono convinti si essersi spostati e non di poco dalle loro posizioni che soprattutto sulla prescrizione erano cristallizzate.
Tuttavia questo non basta. Perchè la partita si intreccia con quella del ministero. Italia Viva vuol cacciare il Guardasigilli grillino Alfonso Bonafede. E se è vero che i 5Stelle non si impiccheranno al nome del capo delegazione, è anche vero che i pentastellati chiedono garanzie sul prossimo titolare di via Arenula e sul resto della squadra. Per questo la partita continua a giocarsi su più tavoli e non solo su quello quadrato della grande sala della Lupa.
Ecco, alla vigilia del ritorno del presidente Fico al Colle, non c’è nè un programma nè un nome da indicare come futuro premier incaricato. L’incontro tra il Presidente Sergio Mattarella e il presidente della Camera è previsto in tarda serata. Anche perchè i partecipanti al tavolo sul programma hanno chiesto prima due-tre ore in più rispetto al termine che era fissato alle 13 per parlare di istruzione, cultura e turismo. E poi altro tempo ancora, fino alle 18.
Toccherà  al presidente Fico, che nel pomeriggio si è riseduto al tavolo, stilare una relazione con l’elenco dei temi trattati e discuterne con i leader dei partiti. Nessun programma scritto perchè, come dice Bruno Tabacci, quasi esausto, “va bene che qui la Costituzione non è di casa, ma il programma lo decide il presidente del Consiglio incaricato con le forze di maggioranza”. Si sta quindi discutendo in maniera generica dei temi che il nuovo esecutivo dovrà  affrontare e nonostante questo il tavolo verrà  tirato per le lunghe nell’attesa che Matteo Renzi pronunci parole chiare su Giuseppe Conte.

(da “Huffingtonpost”)

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SONDAGGIO SWG: LEGA, FRATELLI D’ITALIA E FORZA ITALIA IN CALO

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

CONTROSORPASSO DEL M5S SUL PARTITO DELLA MELONI

I sondaggi politici di SWG che Enrico Mentana ha illustrato ieri sera a TgLa7 raccontano come il consenso politico dei partiti sta cambiando mentre ancora non si vede la fine della crisi di governo.
Se fino a qualche giorno fa le forze politiche di opposizione sembravano essersi avvantaggiate con la caotica situazione di questi giorni secondo le rilevazioni di SWG ora Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno avuto un rimbalzo.
La Lega pur rimanendo il primo partito con il 23,3% dei consensi perde lo 0,2%, ma la sorpresa è Fratelli d’Italia che viene superata dal M5S.
I pentastellati guadagnano più di mezzo punto percentuale e sorpassano il partito guidato da Giorgia Meloni che invece cede lo 0,4%.
FdI è al 15,9% e il Movimento al 16,3. Il PD sale di 0,2%, la stessa percentuale persa dalla Lega di Matteo Salvini. Anche Forza Italia frana di mezzo punto e si ferma al 5,8%.
Secondo i sondaggi di TgLa7 Italia Viva cresce dello 0,2% attestandosi sul 3,2% dei consensi mentre Azione di Carlo Calenda scende sotto il 4% fermandosi al 3,6.
Le rilevazioni di SWG non tengono conto di un’ipotetica Lista Conte, come aveva fatto Ixè in questi ultimi giorni. Se l’Avvocato del Popolo dovesse presentarsi alle elezioni con un proprio partito anche Lega e Fratelli d’Italia ne risentirebbero. Il partito di Matteo Salvini con una Lista Conte passerebbe dal 23,2 al 21,5%, mentre la forza politica guidata da Giorgia Meloni perderebbe un punto percentuale scendendo dal 15,8% al 14,8%. Tra i partiti di opposizione Forza Italia è quello che subirebbe meno danni: meno di mezzo punto percentuale di perdita dei consensi.

(da agenzie)

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LA LITE FURIBONDA TRA MARIA ELENA BOSCHI E RENZI

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

IL “CORRIERE” RIVELA CHE LA BOSCHI HA ACCUSATO RENZI DI STARE ESAGERANDO ED E’ STATA A UN PASSO DA LASCIARE IL PARTITO ED ENTRARE TRA I RESPONSABILI

In queste ore confuse in cui Fico è ancora alla ricerca di un accordo sui temi in realtà  si parla tanto di nomi. Il primo è quello di Maria Elena Boschi che nelle quotazioni del totoministri viene data alle Infrastrutture.
Oggi Fabrizio Roncone sul Corriere racconta un succoso retroscena secondo il quale MEB non avrebbe voluto una crisi come questa. Secondo il giornalista immaginava un percorso molto più pulito in cui all’arrivo ci sarebbe stata una poltrona da ministro. Ma poi le cose sarebbero andate diversamente. E Roncone racconta anche di una lite che sarebbe avvenuta tra Boschi e Renzi
L’idea era: un rimpastino, mi prendo un bel ministero, salgo al Quirinale, giuro, e via si prosegue. All’inizio Renzi era sembrato persino d’accordo; solo che poi quando Renzi parte non lo fermi, vincere non lo diverte, gli piace stravincere, in baruffa si esalta, e allora la crisi è precipitata nel buio più fitto. E lei, con Matteo, ci ha litigato. Di brutto. Se le sono proprio dette. Ad un certo punto è circolata pure la notizia che Meb fosse così arrabbiata da valutare l’uscita dal partito, mollava la guida del gruppo qui alla Camera e se ne andava con i «responsabili». Mezza Italia viva è entrata subito nel panico. D’altra parte il partito è inchiodato nei sondaggi al 2,5% e molti parlamentari confessano di osservare ormai con preoccupazione crescente le mosse del capo: non capiscono mai cos’abbia di preciso in mente, e le sue rassicurazioni – «Fidatevi di me. Non vi fidate di me? Come sarebbe?» – hanno il suono di un mantra lugubre. Meb, alla fine, ha dovuto dettare una dichiarazione all’Ansa, con formulazione furbesca: «Resto con Iv. Notizia assurda da non poter nemmeno essere smentita»

(da agenzie)

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IL MANDANTE DELL’OMICIDIO LIVATINO IN SEMILIBERTA’ ERA TORNATO AL VERTICE DELLA STIDDA

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

INCHIESTA DEI ROS, 22 ARRESTI PER MAFIA

Capimafia e boss della Stidda sono coinvolti nell’inchiesta della Dda di Palermo che oggi ha portato a 22 fermi. L’indagine colpisce le famiglie mafiose agrigentine e trapanesi ed è coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo.
L’inchiesta riguarda anche un ispettore e un assistente capo della Polizia, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti d’ufficio, e un avvocato
Gli indagati rispondono a vario titolo di mafia, estorsione, favoreggiamento aggravato.
La Stidda si ricompatta attorno boss ergastolano in semilibertà . È emerso dall’inchiesta del Ros che nel mandamento mafioso di Canicattì la Stidda è tornata a riorganizzarsi e ricompattarsi attorno alle figure di due ergastolani riusciti a ottenere la semilibertà .
In particolare uno dei capimafia, indicato come il mandante dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, avrebbe sfruttato i premi che in alcuni casi spettano anche ai condannati al carcere a vita, per tornare ad operare sul territorio e rivitalizzare la Stidda che sembrava ormai sconfitta.
Dopo aver scontato 25 anni per l’assassinio del giovane magistrato, trucidato il 21 settembre del 1990 e da poco proclamato Beato da Papa Francesco, il boss Antonio Gallea è stato ammesso alla semilibertà  dal tribunale di sorveglianza di Napoli il 21 gennaio del 2015 perchè ha mostrato la volontà  di collaborare con la giustizia.
L’altro capomafia attorno al quale la Stidda si sarebbe andata ricompattando ha scontato 26 anni ed è stato ammesso al beneficio della semilibertà  il 6 settembre del 2017 e autorizzato dal tribunale di Sassari a lavorare fuori dal carcere.
Anche lui avrebbe mostrato l’intenzione di aiutare gli investigatori. Una “collaborazione” che la giurisprudenza definisce “impossibile”, in quanto entrambi hanno parlato di fatti già  noti alla magistratura non apportando, dunque, contributi nuovi alle indagini, ma che ha consentito a tutti e due di beneficiare di premialità .
Dall’inchiesta è emerso che gli stiddari sono tornati a far concorrenza a Cosa Nostra, con la quale alla fine degli anni ’80 si erano fronteggiati in una guerra con decine di morti. Stavolta la “competizione” tra le due organizzazioni criminali non ha ancora visto spargimenti di sangue, anzi le due mafie si sarebbero spartite gli affari. Come quelli nel settore delle mediazioni nel mercato ortofrutticolo, uno dei pochi produttivi della provincia di Agrigento.
Dall’indagine viene fuori inoltre che gli stiddari avrebbero usato la loro forza intimidatoria per commettere estorsioni e danneggiamenti. Scoperto anche un progetto di omicidio di un commerciante e di un imprenditore, evitato grazie all’intervento degli investigatori. La Stidda – hanno scoperto i militari dell’Arma – poteva contare su un vero e proprio arsenale di armi.
Boss al 41bis si scambiavano messaggi.
Dall’inchiesta emerge anche che diversi capimafia, come il boss ergastolano agrigentino Giuseppe Falsone, sarebbero riusciti a parlare tra loro, a scambiarsi messaggi – nonostante fossero detenuti al carcere duro – e a far arrivare ordini all’esterno. In alcuni casi, secondo le indagini, grazie alla complicità  di alcuni agenti di polizia penitenziaria addetti ai controlli dei carcerati al 41 bis, a volte riuscendo, per falle del sistema, a eludere la sorveglianza e a passare informazioni a gesti senza essere intercettati.
In particolare, dall’indagine è emerso che un agente in servizio nel carcere di Agrigento, durante un colloquio telefonico tra il boss ergastolano Giuseppe Falsone, ex capo della mafia agrigentina, e un’avvocata, fermata oggi con l’accusa di mafia, avrebbe consentito alla legale di portare in carcere lo smartphone e di usarlo rispondendo alle telefonate ricevute nel corso dell’incontro con Falsone.
Il boss, inoltre, sarebbe riuscito a inviare messaggi all’esterno, perchè in alcuni istituti di pena non viene controllata la corrispondenza tra i detenuti al 41 bis e i propri difensori. Sfruttando questo limite nella vigilanza Falsone, attraverso il suo avvocato, sarebbe riuscito a fare uscire dal carcere i messaggi che, in prima battuta, essendo destinati a terzi, erano stati censurati dal magistrato di sorveglianza.
L’indagine ha accertato inoltre che boss di Agrigento, Trapani e Gela, tutti detenuti nel carcere di Novara, sfruttando inefficienze nei controlli dialogavano tra loro riuscendo anche a saldare alleanze tra cosche di territori diversi.
Durante l’inchiesta, è stata anche intercettata una telefonata di un agente di polziia penitenziaria in servizio ad Agrigento all’avvocata indagata: i due avrebbero parlato di un assistito della legale, detenuto in cella per mafia. L’agente avrebbe informato la donna che il suo cliente l’indomani sarebbe stato spostato in aereo in un altro carcere.
Summit dei boss nello studio di un penalista.
Per 2 anni i capimafia di diverse province siciliane si sono riuniti nello studio di un’avvocata di Canicattì finita in cella oggi nel blitz dei carabinieri del Ros. La legale, difensore di diversi mafiosi, era la compagna di un imprenditore già  condannato per associazione mafiosa. Il suo studio era stato scelto come base logistica dei clan perchè la legge limita le attività  investigative negli uffici degli avvocati.
Gli inquirenti hanno accertato che la donna, Angela Porcello, compagna di un mafioso, aveva assunto un ruolo di vertice in Cosa nostra organizzando i summit, svolgendo il ruolo di consigliera, suggeritrice e ispiratrice di molte attività  dei clan. Rassicurati dall’avvocato sulla impossibilità  di effettuare intercettazioni nel suo studio, i capi dei mandamenti di Canicattì, della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, un ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano di Villabate (Pa) e il nuovo capo della Stidda si ritrovavano secondo le indagini nello studio, per discutere di affari e vicende legate a Cosa nostra.
Le centinaia di ore di intercettazione disposte dopo che, nel corso dell’inchiesta, i carabinieri hanno compreso la vera natura degli incontri, hanno consentito agli inquirenti di far luce sugli assetti dei clan, sulle dinamiche interne alle cosche e di coglierne in diretta, dalla viva voce di mafiosi di tutta la Sicilia, storie ed evoluzioni. Uno spaccato prezioso che ha portato all’identificazione di personaggi ignoti agli inquirenti e di boss antichi ancora operativi.
Comanda ancora Matteo Messina Denaro.
Matteo Messina Denaro, capomafia trapanese latitante da 28 anni, è ancora riconosciuto come l’unico boss cui spettano le decisioni su investiture o destituzioni dei vertici di Cosa nostra. Anche Messina Denaro è destinatario del provvedimento di fermo, che è stato emesso per 23 persone, ma eseguito solo nei confronti di 22, visto che il padrino trapanese resta latitante. Il ruolo del boss di Castelvetrano viene fuori nella vicenda relativa al tentativo di alcuni uomini d’onore di esautorare un boss dalla guida del mandamento di Canicattì. Dall’indagine emerge che per di realizzare il loro progetto i mafiosi avevano bisogno del beneplacito di Messina Denaro che continua, dunque, a decidere le sorti e gli equilibri di potere di Cosa nostra pur essendo da anni imprendibile.
Mafia in Sicilia e negli Usa ancora legate.
Non sono mai cessati gli storici rapporti tra la mafia siciliana e Cosa nostra americana scoperti già  negli anni ’70 da Giovanni Falcone, il giudice ucciso a Capaci nel ’92. Dall’indagine è emerso che emissari statunitensi della “famiglia” dei Gambino di New York nei mesi scorsi sarebbero andati a Favara, nell’agrigentino, per proporre ai clan locali business comuni.

(da agenzie)

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“FANCULO LO STATO”: IL VIDEO DEL RISTORATORE DI MODENA CHE APRE A CENA ALLA FACCIA DI CHI RISPETTA LE REGOLE

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

IL CORO DELIRANTE DI UN GRUPPO DI CLIENTI: ORA SI IDENTIFICHINO, LA PACCHIA E’ FINITA, RITIRARE LA LICENZA

Come se niente fosse: un ristorante a Modena aperto a cena ignorando le regole anti COVID e tradendo chi invece le rispetta: tanti ristoratori ed esercenti che tirano la cinghia perchè questo ora gli viene chiesto.
Ma non basta: lo stesso proprietario pubblica sui social un video in cui i clienti danno vita a un coretto che è tutto un programma
Gli avventori urlano, qualcuno si alza in piedi, tutti rigorosamente senza mascherina, urlando “Libertà , libertà ”. Fuori campo qualcuno rilancia “Fanc… lo Stato”. Tutti ridono, nessuno si risente. Anzi, c’è chi ripete.
Il ristoratore commenta compiaciuto: “Bellissimo, emozionante, mi vien da piangere ragazzi”. Lui invece la mascherina la indossa e non se la toglie mai. Con tutte quelle urla chissà  quanti droplets si saranno scambiati i clienti. Lui si ripara. Sembra anche al riparo dai controlli: possibile che chi non obbedisce alla legge non paghi?

(da agenzie)

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OCASIO CORTES RIVELA “SONO SOPRAVVISSUTA A UNA VIOLENZA SESSUALE DURANTE L’ASSALTO A CAPITOL HILL”

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

I TERRORISTI SOVRANISTI ERANO RIUSCITI A ENTRARE NEL SUO UFFICIO AL CAMPIDOGLIO: “HO TEMUTO PER LA MIA VITA”

Il 6 gennaio scorso il mondo intero ha assistito alle immagini provenienti dagli Stati Uniti, dove un gruppo di terroristi criminali (sostenitori del presidente uscente Donald Trump) ha assaltato il Campidoglio in segno di protesta contro il risultato delle elezioni.
L’episodio ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e tante voci politiche si sono levate affinchè la protesta cessasse. Quel giorno i rivoltosi hanno fatto molti danni, ma ciò che fino a questo momento non si sapeva è che qualcuno ha anche rischiato un’aggressione sessuale.
Si tratta della deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez. In un video ha raccontato quei drammatici momenti in cui è scampata a una violenza sessuale.
Al pubblico di Instagram Alexandria Ocasio-Cortez ha raccontato la vicenda di cui è stata purtroppo protagonista il 6 gennaio, il giorno dell’assalto al Congresso.
I rivoltosi stavano distruggendo tutto al loro passaggio, li sentiva avvicinarsi, sentiva i loro colpi sui muri e si era nascosta nel bagno dell’ufficio. Da lì sentiva le loro voci: “Dov’è lei? Dov’è lei?” dicevano.
Tra le lacrime è tornata a quei terribili momenti: “Ho sentito che qualcuno era entrato nel mio ufficio”. Ed è stato lì che ha temuto il peggio: “Mi sono resa conto che era troppo tardi. Ho pensato di morire”.
Nascosta dietro la porta ha aspettato che quegli interminabili minuti passassero: “Ho visto un uomo bianco con un berretto nero”. Poi un membro dello staff è andato a prenderla e l’ha fatta uscire dal bagno, a rivolta finita.
Ocasio-Cortez ha spiegato di non aver superato quel trauma, quella paura: ha affermato di sentirsi ancora in pericolo, non al sicuro, come se l’episodio potesse ripetersi in ogni momento. Tra l’altro lei è latina e il fatto che tra i rivoltosi ci fossero molti suprematisti bianchi l’ha messa ancora di più in allarme.
Anche se si sta facendo forza la 31enne sa che per lei, come per tutte le vittime di violenza, questo momento è delicato e non tutti hanno la sensibilità  per comprenderlo: “Le persone ci dicono di andare avanti, che non è un grosso problema, che dovremmo dimenticare quello che è successo, dicendoci persino che dovremmo scusarci. Queste sono le stesse tattiche che usano gli aggressori”
La deputata ha posto l’accento su ciò che subiscono le vittime dopo la violenza: non vengono aiutate, non vengono sostenute e nemmeno credute spesso. Questo accentua il loro dolore: il trauma non viene mai realmente interiorizzato e superato in questo modo, ma viene costantemente rivissuto. O peggio, si “giustifica” l’accaduto, si finge che non sia successo, si finisce col dar ragione a chi dice che non è nulla di grave.
Da questa esperienza la Ocasio-Cortez ha deciso di uscirne migliore e di mettersi al fianco delle vittime: “Non lascerò che accada di nuovo a me. Non lascerò che accada di nuovo alle altre persone”. La deputata democratica è molto sensibile al tema della violenza sulle donne e a quello della discriminazione di genere: la sua più che una battaglia politica o sociale è una battaglia culturale, per sradicare l’idea della supremazia dell’uomo purtroppo ancora così diffusa.

(da agenzie)

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IL PADRONE E’ RICOVERATO DA NOVEMBRE, IL CANE LO ASPETTA TUTTE LE MATTINE DAVANTI AL CANCELLO DI CASA

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

IL METICCIO BILLY ATTENDE TUTTO IL GIORNO IL RITORNO DEL SUO PADRONE, RICOVERATO PER COVID… UN ESEMPIO DI “UMANITA'” IN UN MONDO INQUINATO DALL’EGOISMO

Bellissima storia da Pavia, dove da due mesi Billy, un meticcio di un paio d’anni, non vede più il suo padrone, ricoverato da novembre per il coronavirus.
E da due mesi Billy ogni mattina si piazza davanti alla porta della sua casa di Dorno, nel Pavese, aspettando che torni.
Impossibile spostarlo, se non alla sera quando a fatica i nipoti di Marco Maiolani, 55 anni volontario della Protezione civile, riescono a convincerlo ad entrare il casa.
Al mattino torna trascinando coperta e cuscino e si rimette in attesa.
“Mi manca molto. E’ una compagnia impagabile e insostituibile” spiega il suo padrone che, dopo aver trascorso un lungo periodo al San Matteo, anche in terapia intensiva, ora è stato trasferito all’istituto Maugeri per la riabilitazione.
“Ancora un po’ di pazienza – dice – e poi tornerò alla normalità . Non vedo l’ora di poter accarezzare il mio Billy”.

(da agenzie)

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PAREVA UNA CRISI E INVECE E’ UNA GIUNGLA

Febbraio 1st, 2021 Riccardo Fucile

SALTA OGNI PRASSI CONSOLIDATA TRA PROGRAMMI ORALI E POLTRONE

Sopra il tavolo si discute non del programma, pomposamente ribattezzato “contratto” alla tedesca, ma se esso deve essere “scritto” o tramandato secondo la tradizione omerica, come meglio si addice alle intenzioni vaghe.
E, ovviamente, prevale questa seconda scuola di pensiero che più si adegua all’italica commedia dei sospetti, in cui nessuno vuole vincolarsi a impegni stringenti.
Sotto il tavolo, magari non quello alla presidenza della Camera, chissà  quale, si discute di posti e ministeri, il vero oggetto del contendere, come neanche nei momenti più bui del pentapartito, quando almeno si faceva finta di ammantare di ragionamenti politici appetiti e furia lottizzatrice.
Tra la fantasia di una bicamerale per il Recovery e per le riforme, buona per concludersi quando i denari europei saranno già  persi e la rimozione dei nodi più divisivi, dal Mes alla prescrizione, l’esplorazione è identica al dibattito, eternamente uguale a se stesso, iniziato tre mesi fa a palazzo Chigi e mai concluso, anche lì con i mitici tavoli: “sopra” il “patto di legislatura”, “sotto” il “riassetto”.
È la “meta-verifica”, ai tempi della pandemia con quattrocento morti al giorno. Ovvero la verifica della verifica o, se preferite, la verifica che celebra se stessa, rito che si autoalimenta e si auto-riproduce: la prosecuzione dell’inconcludenza con altri mezzi e in altri luoghi, da palazzo Chigi al Quirinale alle sale della Camera.
Mai si era visto che una crisi politica di un governo producesse un simile stravolgimento della prassi costituzionale. Da che mondo è mondo l’esplorazione serve a verificare la disponibilità  su un nome da incaricare, lasciando il tema degli assetti e dei programmi all’incaricato.
A maggior ragione su un premier di una maggioranza uscente che governa assieme da oltre un anno e mezzo, non su forze politiche che si stanno mettendo insieme la prima volta.
Insomma, basterebbero un paio di telefonate per avere un “sì” o un “no”, anche per evitare un effetto paradossale. Perchè se Fico riuscisse mai dove Conte ha fallito non ci sarebbe una sola ragione per non proseguire, nell’azione di governo con chi ha garantito velocità  nella risoluzione della crisi, dipanando i nodi più divisivi.
E invece, al termine della lunga esplorazione, a metà  tra gli Stati generali di Colao e una zuffa sul Cencelli, non c’è un esito, ma una nuova tappa, anche se dovesse essere incaricato Conte che ripartirà  proprio dalle “cose” e dai “nomi”.
Esattamente come sarebbe accaduto se avesse ricevuto un incarico venerdì sera. Mettetevi comodi, perchè non è finita, anzi non finisce mai.
Perchè in attesa dell’ennesima riunione dell’esploratore con i capigruppo per capire, prima di salire al Colle, se c’è la disponibilità  da parte di Renzi a sostenere Conte, lo stesso Renzi ha fatto capire che la giungla proseguirà  fino a sabato.
E cioè, anche se Conte sarà  incaricato, la nascita del governo dipenderà  dall’accordo sui nomi.
Fosse solo un problema di logoramento del governo sarebbe solo un trionfo dell’impotenza. E questo, francamente, si è capito: nessuno ha la forza di guidare politicamente la crisi.
Non ce l’ha il Pd che, come l’intendenza di De Gaulle, “seguirà ”: ha seguito Conte fino alla Caporetto dei responsabili, ha seguito Renzi, passando dal “mai più” con lui al “nessun veto” verso di lui, adesso segue l’esplorazione con lo spirito di salvare la governabilità  sempre e comunque, mai nessuno che parla più di voto.
Non ce l’hanno i Cinque stelle che ormai senza bussola si adattano a tutte le cose contro cui sono nati, precipitando in una crisi di identità  ai limiti della spersonalizzazione: dall’uno vale uno all’uno ai tempi di Scilipoti all’uno vale l’altro con la Rossi che viene ascoltata da Fico in pompa magna, dall’hashtag “mai con Renzi” al governo con Renzi.
Non ce l’ha neanche Renzi, che aveva spiegato quanto Conte fosse un “vulnus” per la democrazia, cioè un pericolo e ora, invece di combatterlo, prova a piazzargli la Boschi al Mise o alle Infrastrutture.
Il problema è che per perseguire la governabilità  senza un fine, questa pantomima sta producendo un salto, non solo in termini di logica, ma in termini di logoramento delle istituzioni.
E anche di un certo stile istituzionale, come nella vicenda della Autorità  delegata dei servizi. Il passaggio di consegne è avvenuto a crisi pressochè aperta, cose mai viste, e ora la nomina è di nuovo oggetto di discussione, con la disinvoltura con cui si parla del cda di una municipalizzata.
Il cronista ricorda che Carlo Azeglio Ciampi, per un analogo avvicendamento a governo saldamente in carica, si prese una ventina di giorni per fare delle verifiche su una questione così strategica e delicata.
Già , in altri tempi e a parti invertite, quando c’era un partito che si amava definire il “partito della Costituzione” qualcuno avrebbe urlato, di fronte a questo andazzo, al vilipendio verso il Paese.
Ma non c’era lo stato d’eccezione, grande lavacro collettivo che rende tutto lecito.

(da “Huffingtonpost”)

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