Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA FA IL GIRO DEL MONDO
‘Super Mario’ per un governo di unità nazionale in Italia. Dopo il fallimento delle trattative per il Conte ter, la stampa straniera dà conto della convocazione “shock” di Mario Draghi al Quirinale da parte di Sergio Mattarella, che gli chiederà di “avviare colloqui per formare un governo di unità nazionale, mentre il Paese combatte contro la pandemia di Covis19”, scrive il Financial Times.
Che definisce l’ex presidente della Bce “una delle personalità italiane più rispettate” e ricorda “la sua decisione azione durante la crisi del debito dell’eurozona”.
Mattarella, scrive la Reuters, “ha convocato l’ex presidente della Bce” domani mattina al Quirinale e “quasi certamente gli chiederà di guidare un governo di unità nazionale per aiutare l’Italia ad affrontare l’emergenza coronavirus e a gestire la crisi economica”.
“L’attesa nomina di Draghi sarà accolta con favore dai mercati – fa eco Bloomberg – e mettere fine agli intrighi politici che hanno lasciato il Paese senza un governo e ostacolato il processo decisionale”.
A ‘Super Mario’, ricorda l’agenzia americana, sottolineando che l’euro è immediatamente salito sul dollaro subito dopo l’annuncio, “è attribuito il merito di aver sostenuto l’euro al culmine della crisi del debito sovrano nel 2012 con le parole ‘Whatever it takes’.
Con “un tono estremamente drammatico, Mattarella ha annunciato che ci sono solo due strade: elezioni immediate o un esecutivo istituzionale appoggiato da tutte le forze politiche”, scrive “El Pais”, secondo cui il capo dello Stato ha scelto la seconda opzione, affidandola “alla figura che gode di più sostegno e prestigio in Italia, l’ex presidente della Bce Mario Draghi, una delle poche figure che riscuote un consenso unanime tra i partiti politici, anche a destra, dove in altre occasioni hanno detto di essere disposti ad appoggiare un governo guidato dall’ex banchiere”.
“L’ex capo della Bce Draghi incaricato di formare il governo”, titola il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemaine Zeitung, mentre l’agenzia Dpa scrive che Mattarella “vuole parlare con Draghi per la formazione di un nuovo governo”, dopo il fallimento delle trattative per “rilanciare la coalizione che sosteneva Giuseppe Conte”.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
COSI’ I SOCIAL SE LA RIDONO
Dopo il fallimento del mandato esplorativo affidato a Roberto Fico per tentare di ricomporre la
crisi di Governo, la risposta dei social è sulle richieste di Matteo Renzi per rientrare in maggioranza.
E l’hashtag più popolato su Twitter è #Renzipretendecose, in cui all’ex premier vengono associate richieste di ogni tipo, dalla “pace nel Mondo” stile miss Italia a una stella sulla Walk of fame.
Ancora, ” Mio volto sul Monte Rushmore o governino senza Italia Viva” e “Rivoglio il mio Airforce Renzi che i 5 stelle mi hanno fregato”.
Ancora, “Aggiornare in tutti i dizionari di inglese la pronuncia ufficiale di because”, “Il Monte Olimpo o non se ne fa niente”, “Ricontare i voti del referendum”.
Sono centinaia i contributi, alcuni con immagini e fotomontaggi, che in queste ore monopolizzano il social dell’uccellino.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
IN UN DRAMMATICO DISCORSO IL COLLE SPIEGA PERCHE’ NON SI PUO’ ANDARE AL VOTO… E ANNUNCIA UN “INCARICO PER UN GOVERNO DI ALTO PROFILO”
Mario Draghi domani al Quirinale. Il presidente Mattarella lo ha convocato per mezzogiorno, dopo aver preso atto del fatto che non era possibile formare una maggioranza con i partiti del governo dimissionario.
Prima che il suo portavoce annunciasse la convocazione di Draghi, il presidente della Repubblica aveva fatto un accorato appello alle forze politiche di dare la fiducia a un governo di alto profilo. Conto di “conferire al più presto incarico per formare governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili”, aveva affermato.
“Ora ci sono due strade alternative: dare immediatamente vita a un nuovo governo adeguato a fronteggiare le emergenze sanitaria sociale economica finanziaria o immediate elezioni anticipate”.
Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver preso atto del fatto che non può nascere alcun governo dalla vecchia maggioranza. La crisi sanitaria ed economica “richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo”. E ancora: “Un governo attività ridotta non può fare Recovery”, ha continuato.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PAESE CHE VAI, CRIMINALE SOVRANISTA CHE TROVI… UN PRESIDENTE NEGAZIONISTA, I RISCHI DELLA PANDEMIA IGNORATI, GLI INTERESSI ECONOMICI ANTEPOSTI ALLA VITA DEI CITTADINI
È il secondo paese al mondo per numero di morti (224 mila) e il terzo per contagi (oltre 9 milioni).
E mentre una variante locale del Covid-19 — che nelle ultime settimane ha riempito gli ospedali di Manaus, portando all’esaurimento delle scorte di ossigeno — minaccia di estendersi al di là della capitale dello stato di Amazonas, oltre alla crisi sanitaria il Brasile vive anche una crisi politico-istituzionale.
A provocarla è un’altra variante — in questo caso del sovranismo — divenuta negli ultimi due anni, dopo le elezioni del 2018, una caratteristica esclusiva della più grande nazione del Sudamerica: il bolsonarismo, con la sua costante costruzione di nemici interni, l’affronto ai valori fondamentali affermati nella Costituzione post-dittatura del 1988, il tentativo di ridurre il ruolo dello Stato in tutti i settori (economia, istruzione, cultura, ecc.), il farsi beffe della stampa e delle istituzioni, il totale disinteresse per le disuguaglianze sociali — oltre che economiche e territoriali —, lo sfruttamento delle risorse ambientali, la negazione dei diritti dei popoli indigeni.
Così fin dall’inizio i pericoli e gli effetti della pandemia non sono stati semplicemente sottovalutati, ma del tutto e manifestamente ignorati, dietro la giustificazione che il paese non può permettersi di tenere ferme le attività economiche.
La variante B.1.1.248 (frutto di dodici mutazioni, di cui due particolarmente contagiose: N501Y e E484K), isolata il 6 gennaio scorso dall’Istituto nazionale giapponese per le malattie infettive, ha riportato l’attenzione su Manaus, già all’inizio della pandemia una delle zone più colpite del paese. Studi indicano che durante il 2020 fino ai due terzi degli abitanti erano stati contagiati: questo aveva portato la popolazione a credere di essere ormai coperta dall’immunità di gregge, di fronte anche alla mancanza di azioni di prevenzione e sensibilizzazione da parte del governo locale, come spiega Davide Tuniz, giornalista ed educatore arrivato a Manaus nel 1995. A fine dicembre però tanto gli ospedali pubblici quanto quelli privati si sono riempiti nuovamente: l’ossigeno è finito — complice anche l’isolamento geografico della città , raggiungibile soltanto via area e fluviale — e i medici non hanno potuto far altro che consigliare, a chi poteva, di curarsi a casa, tentando di acquistare delle bombole individualmente.
Un lockdown stabilito il 26 dicembre dal governatore dello Stato di Amazonas Wilson Lima è durato un giorno soltanto, per le proteste di commercianti e dei parlamentari bolsonaristi.
A metà gennaio la situazione è diventata drammatica: solo allora il governo — che ha poi ammesso di essere stato avvertito almeno con una settimana di anticipo delle scorte in esaurimento — ha inviato dell’ossigeno attraverso l’aeronautica militare, ma fondamentali sono stati le donazioni individuali e quella del Venezuela (136 mila metri cubi). Nel frattempo il ministro della salute, il generale Eduardo Pazuello — ufficialmente indagato per non essere intervenuto in tempo — si è trasferito a Manaus, dove nel solo mese di gennaio il numero di morti ha superato quello di tutto il 2020.
Il timore che la variante, rilevata anche a San Paolo, possa arrivare in Italia, ha spinto il nostro paese a chiudere i voli da e per il Brasile almeno fino al prossimo 16 febbraio.
A complicare la situazione a Manaus sono state anche le irregolarità nella campagna vaccinale: di 60mila dosi si sono perse le tracce, mentre, come in altri stati, ci sono state denunce di persone (i cosiddetti “fura-filas”) che hanno ricevuto la prima dose pur non facendo parte del personale sanitario o di categorie a rischio. Per questo le vaccinazioni erano state momentaneamente interrotte.
Il problema è però a monte: il piano vaccinale “è stato lanciato tardi, solo dopo che la Corte suprema ha obbligato il governo federale a pubblicarlo, ed è affetto da problemi e lacune strutturali, ad esempio rispetto agli aspetti logistici e temporali”, spiega all’Huffington Post Matheus Falà§à£o, ricercatore associato al Centro di studio e ricerca in diritto sanitario (CEPEDISA) dell’Università di San Paolo. “È poco dettagliato anche rispetto alla strategia per la produzione e l’acquisto dei vaccini”, prosegue. Al momento quelli disponibili sono due: il CoronaVac (prodotto dall’Istituto Butantan, legato allo stato di San Paolo, ma sviluppato dall’azienda cinese SinoVac) e quello di AstraZeneca (prodotto da un laboratorio federale legato all’Istituto Fiocruz). Entrambi dipendono però dall’importazione di materie prime da India e Cina, il che rallenta il ritmo dei rifornimenti.
Sui due vaccini c’è stato un aspro scontro tra il governatore dello stato di San Paolo Joà£o Doria e Bolsonaro: il primo ha cercato di rendere disponibile il prima possibile il CoronaVac, mentre il secondo — nonostante il noto negazionismo (si pensi al Covid definito un’“influenzetta”, all’Italia “dove si muore perchè sono tutti anziani”, o semplicemente ai bagni di folla e al rifiuto di indossare la mascherina) — aveva stretto un accordo per la distribuzione del vaccino di AstraZeneca, minimizzando le possibilità di Doria di riuscire nell’impresa (come poi effettivamente avvenuto) e dichiarando che non ne avrebbe permesso l’uso (cosa che poi non ha fatto).
Il contrasto tra il governo federale e quelli statali ha caratterizzato in realtà la pandemia fin dall’inizio: secondo la Costituzione e la legislazione sanitaria, l’erogazione dei servizi del sistema sanitario nazionale (SUS), dipende dai municipi e dagli stati, “mentre all’Unione federale spettano il coordinamento generale delle politiche e il finanziamento e la risposta alle minacce di portata nazionale”, spiega ancora Falà§à£o. Sarebbe dunque toccato a quest’ultima il compito di affrontare l’emergenza Covid in maniera complessiva e uniforme: in realtà però la negligenza mostrata e le evidenti omissioni (nella distribuzione di farmaci e delle attrezzature, nel monitoraggio dei contagi, nel finanziamento agli enti locali), insieme alla propaganda negazionista (in particolare con l’insistenza nel raccomandare l’uso di idroclorochina, clorochina e altri farmaci la cui efficacia contro il SARS-Cov-2 non è supportata scientificamente) hanno indebolito l’azione degli stati più rigorosi — come appunto quello di San Paolo —, che hanno adottato misure più severe di isolamento e chiusura delle attività .
Le accuse mosse al governo Bolsonaro vengono sia dall’estero — Human Rights Watch ha denunciato l’uso di una vecchia legge del tempo della dittatura per mettere sotto indagine chi critica la gestione della pandemia, mentre il centro studi australiano Lowy Institute ha assegnato al Brasile l’ultimo posto della sua classifica mondiale relativa alla gestione della pandemia — che, ovviamente, dall’interno: le più recenti sono quelle dell’Ordine federale degli avvocati, che ha denunciato Bolsonaro alla Corte interamericana dei diritti umani, e quella contenuta nel recente bollettino del già citato CEPEDISA (Università di S. Paolo): dalla mappatura delle leggi e dei provvedimenti del governo e delle dichiarazioni di Bolsonaro, emerge “la relazione diretta fra gli atti normativi federali, l’ostruzione costante delle iniziative degli enti locali e la propaganda contro la salute pubblica del governo”. Il presidente si sarebbe dunque “impegnato in maniera molto efficiente nella propagazione del virus, con l’obiettivo di far tornare l’economia alla normalità il più presto possibile e a qualsiasi costo”.
La tesi, sostenuta nei fatti dallo stesso Bolsonaro, della precedenza data alle ragioni dell’economia su quelle sanitarie, è piuttosto fragile: secondo il popolare giornalista e scrittore Juremir Machado da Silva, “Bolsonaro non pensa all’economia: è impulsivo. Ha seguito Trump e il suo oscurantismo. Nulla, salvo la sua irrazionalità , spiega il suo modo di agire. Non viviamo tempi normali in Brasile. La relazione del presidente con i media mostra che abbiamo oltrepassato la frontiera della libertà di critica. Le tentazioni autoritarie di Bolsonaro confermano, ogni giorno che passa, la mancanza di qualsiasi decoro”.
Anche per Celso Campilongo, professore della Facoltà di diritto dell’Università di San Paolo, da un lato la propagazione del virus rappresenta un chiaro ostacolo alla ripresa economica, con “il governo che si mostra mediocre su entrambi i fronti”, e dall’altro tale mediocrità è evidente anche in altri ambiti. Se infatti il governo internamente mette in atto una strategia che mira ad accentuare le divisioni nella società , a depotenziare i servizi pubblici e gli interessi collettivi, a un retrocesso nelle battaglie di civiltà , “sul piano internazionale il danno d’immagine al paese è enorme: lo si vede nella mancanza di interesse per la cura delle relazioni internazionali, con gli attacchi ai partner commerciali e con la scarsa considerazione dell’ambiente e delle risorse naturali”.
Per spiegare il comportamento di Bolsonaro e del suo governo bisogna allora cercare di capire cosa sia effettivamente il “bolsonarismo”, e come esso si distingua da altre forme di populismo. Nonostante le somiglianze con Trump — di cui Bolsonaro si è sempre dimostrato un ammiratore —, “come la politica plebiscitaria anti-istituzionale che alimenta il confronto continuo con gli altri poteri, con la stampa, con le èlite culturali e con il mondo scientifico”, spiega il sociologo dell’Università statale Norte Fluminense Darcy Ribeiro (UENF) Roberto Dutra, la principale differenza riguarda l’appoggio politico di cui Bolsonaro gode: “è un “bonapartista” puro sangue, attualmente senza partito”, che si sostiene invece su alleanze momentanee e su un’organizzazione informale dei settori militari di basso livello, che però controllano la diffusione delle armi sul territorio, consentendogli di rappresentare una minaccia concreta nei confronti delle norme elettorali e democratiche”.
Il bolsonarismo dunque “non ha alla base un qualunque progetto di paese e società fondato su determinati valori, ma si caratterizza per una “guerra culturale” che consiste nel tentativo incessante di definire l’altro, l’opposizione, come un male da estirpare moralmente e/o fisicamente”, prosegue Dutra. È una guerra tanto contro i nemici politici “demonizzati e creati dal bolsonarismo stesso” (e allora si capiscono ad esempio gli attacchi e la derisione nei confronti delle minoranze e degli omosessuali, non riducibili al maschilismo e al machismo manifestati a più riprese), quanto “contro le altre istituzioni della Repubblica e gli assetti politico-istituzionali approntati dalla costituzione del 1988: libertà di stampa, diritto all’istruzione, università pubbliche, cultura” (si pensi ai tentativi di imporre il proprio controllo sulla Polizia federale e al presunto piano per destituire la Corte suprema ricorrendo all’esercito).
In questo modo, il bolsonarismo mantiene saldi consenso e potere, “nonostante tale strategia renda impossibile la costruzione di una qualsiasi agenda politica minimamente razionale dal punto di vista tecnico, che consenta di raggiungere quei risultati che gli permetterebbero un consenso popolare ancora maggiore”.
Un consenso che proprio nelle ultime settimane sta calando, probabilmente anche per la fine annunciata dell’ausilio emergenziale di 600 reias (circa 100 euro) garantito alle fasce più deboli durante la pandemia. Tuttavia occorre fare attenzione: “il clima di caos e disperazione non pregiudica il bolsonarismo, ma invece facilita la creazione di capri espiatori per spiegare e giustificare i problemi sociali ed economici che il governo non è in grado di risolvere”.
La tesi della “guerra culturale” è condivisa anche dal professor Campilongo: “compiacere le “milizie digitali” che appoggiano Bolsonaro nelle reti sociali è un altro fattore che spiega, almeno in parte, la condotta del governo”. Egli può infatti contare sul sostegno da un lato di un “blocco di centro-destra (il “Centrà£o”) — tradizionalmente noto per episodi di corruzione e sottrazione indebita di risorse del bilancio pubblico — sui militari di riserva, su settori conservatori del mondo culturale, sui media radicali”, e dall’altro “sul risentimento sociale — che lui sa sfruttare benissimo — di piccoli imprenditori, forze dell’ordine, giovani disoccupati, camionisti, di coloro che non ne possono più della corruzione o che mal sopportano la democrazia stessa”.
“Il bolsonarismo”, spiega ancora Dutra, “ha reso evidente il fallimento della Costituzione, con le sue promesse normative non supportate da un’architettura istituzionale capace di realizzarle. Se c’è qualcosa di positivo nel bolsonarismo, è proprio il fatto di accelerare la morte di una Costituzione che non riesce a tenere insieme cittadinanza, sviluppo e sovranità nazionale”. Ci sarebbe bisogno più che mai allora della capacità di osare politicamente, ovvero “quel che di più manca alle nostre classi dirigenti”.
C’è da chiedersi allora se il Brasile disponga degli “anticorpi” necessari per contrastare tale deriva populistica, negazionista e oscurantista. “Finora”, aggiunge Campilongo, “hanno reagito bene alcune istituzioni, come la Corte suprema, ma anche i vertici militari, ed alcuni settori della società civile”, come testimoniano le proteste che si sono tenute il 31 gennaio in varie città , con la richiesta di vaccini per tutti. “La questione è quanto ciò potrà durare: i rischi di aggravamento della crisi sanitaria ed economica possono aggravare la situazione”.
Così si parla in questi giorni di un possibile impeachment: finora alla Camera sono state protocollate 62 richieste da parte di parlamentari. “Le condizioni giuridiche ci sarebbero”, continua Campilongo: come testimoniato da una lettera pubblica firmata insieme a 57 colleghi di facoltà , Bolsonaro si sarebbe reso colpevole di attentato alla Costituzione e alla salute pubblica (fra le altre cose, dichiarando in televisione che non avrebbe rispettato le decisioni della Corte suprema sulla distribuzione delle competenze nella lotta al Covid-19, e partecipando a manifestazioni “antidemocratiche”). Le condizioni politiche per l’impeachment invece ancora non sono garantite: dipendono dall’appoggio della Camera e del Senato, che hanno appena rieletto i rispettivi presidenti. Entrambi, Arthur Lira e Rodrigo Pacheco, appoggiati proprio da Bolsonaro. Così, mentre la scienza si chiede quali siano le cause specifiche dell’emergenza di Manaus, il presidente può dichiarare con tranquillità che il governo non ha il potere, e nemmeno il dovere, di fornire ossigeno allo stato di Amazonas.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PROTESTE IN TUTTO IL MONDO CIVILE CONTRO L’AVVELENATORE SOVRANISTA
Aleksej Navalnyj è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere da un giudice del tribunale distrettuale Simonovskyj.
“Un vano tentativo del Cremlino di spaventare milioni di russi e costringerli alla sottomissione”: così il leader dell’opposizione Aleksej Navalnyj ha definito il tentativo di condannarlo a tre anni e mezzo di carcere parlando di fronte ai giudici che dovevano decidere se tenerlo in cella o meno. Avendo già trascorso dieci mesi ai domiciliari, dovrà scontare i restanti due anni e 8 mesi di pena.
Il 44enne blogger anti-corruzione diventato negli anni il critico più eminente del presidente Vladimir Putin, è stato arrestato il 17 gennaio al ritorno dalla Germania, dove ha trascorso cinque mesi a riprendersi da un avvelenamento da agenti nervini.
Parlando in tribunale, Navalnyj ha attribuito il suo arresto alla “paura e all’odio ” di Putin, dicendo che il leader russo passerà alla storia come un “avvelenatore”.
Sin dalle prime ore della mattina la polizia ha isolato il perimetro della sede del tribunale di Mosca dove si tiene l’udienza. Centinaia i fermi fra i sostenitori dell’oppositore: almeno 237 sono state portate via dalla polizia secondo l’ong Ovd-Info.
L’oppositore è accusato di aver violato i termini della libertà vigilata, essendo stato per mesi in Germania dove però era stato trasferito d’urgenza l’estate scorsa proprio in seguito al suo avvelenamento mentre si trovava in volo sulla Siberia diretto a Mosca.
Più di 15 diplomatici di diversi Paesi e circa 80 giornalisti tra russi e stranieri sono presenti all’udienza. Ma la loro presenza è “un’ingerenza nei fatti interni della Russia”, secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova
In aula anche Julija, la moglie di Navalnyj: “Ti hanno persino mostrato in tv nella mia cella. Dicono che violi l’ordine pubblico. Ragazza cattiva, sono orgoglioso di te”, le ha detto il marito in aula
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
LA BATTUTA MIGLIORE E’ QUELLA DEL PD: “VOLEVA SCEGLIERE ANCHE I NOSTRI MINISTRI”… CRIMI: “HA PARLATO SOLO DI POLTRONE”
Due giorni di tavolo per il programma di governo naufragati all’ultimo. Fumata nera per l’incarico
esplorativo di Roberto Fico, arrivato alle 20.30 al Quirinale mentre Matteo Renzi twitta: “Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità , Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei Niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato”.
Un de profundis sul tentativo di ricompattare la maggioranza che sosteneva il governo di Giuseppe Conte.
Certificato anche dagli altri partiti. “Renzi aveva fatto richieste sugli assetti di governo ancor prima che fosse dato l’incarico a Conte e poi la rottura inspiegabile”, fanno sapere fonti del Pd aggiungendo che il leader d’Italia viva voleva scegliere anche i ministri del Pd.
Per Loredana De Petris di Leu i renziani hanno “dato parere contrario su tutto e non si scioglie la riserva su Conte. Entriamo in una fase difficile in cui è difficile che possa accadere qualcosa di diverso dalle elezioni”.
“Altro che temi! Poltrone e testa di Conte nonostante un pandemia. Indegno! Elezioni vicinissime, a mio parere! E sono pronto: prontissimo!”, scrive su twitter Gianluca Castaldi, senatore M5S e sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento.
Insomma la strada verso il voto anticipato si presenta in discesa dopo quattro giorni di mandato esplorativo.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
PRESIDENTE DELUSO E IRRITATO, SE TOCCHERA’ AL CAPO DELLO STATO TROVARE UNA SOLUZIONE I PARTITI NON TOCCHERANNO PIU’ PALLA, A COMINCIARE DAL RECOVERY
Al momento la soluzione della crisi ancora non c’è: gli argomenti divisivi rimangono tutti sul tappeto, dal Mes alle politiche sul lavoro, la sanità , le infrastrutture e persino il capitolo riforme con i renziani che vorrebbero una bicamerale dedicata, la cui guida potrebbe essere affidata all’opposizione.
Insomma, la strada per un nuovo governo Conte è ancora in salita anche se i dem che siedono al tavolo delle trattative a microfoni spenti giurano che si chiuderà proprio sul Conte Ter “entro oggi o al massimo domani”. Sarà .
Intanto, però, monta l’irritazione del Colle per il protrarsi della situazione. La grande paura è che “l’eterno gioco del cerino finisca con i protagonisti che si bruciano le dita”: questo il refrain che circola ai piani altissimi del Quirinale dove la preoccupazione aumenta di ora in ora.
La delusione si taglia con il coltello al Quirinale: “Mattarella aveva chiesto a Fico di fargli sapere entro stasera se c’era la possibilità di incaricare un presidente del consiglio (il quale dovrà svolgere le sue trattative sui ministeri-condiviso dalle forze che hanno già espresso l’intendimento di fare insieme il governo). Se questo non accade, non ci sono proroghe”, avvertono dal Colle.
La domanda è molto semplice, spiegano dal Quirinale: Renzi accetta l’incarico a Conte con cui trattare per i ministri? Questo è il lavoro che doveva svolgere Fico. E per rispondere a questa domanda i giorni che gli sono stati concessi sono anche eccessivi.
Il timore è che i partiti, continuando a girare a vuoto di tavolo in tavolo, non producano nessun risultato concreto e “costringano” poi il Colle, a togliere le castagne dal fuoco per tutti. Ancora una volta.
Ma se così fosse, stavolta per i partiti non sarebbe indolore: “Non toccheranno più palla e non avranno più alcuna voce in capitolo” spiegano dal Quirinale. Insomma, si scordassero il “potere di veto”.
In ogni caso, poi, la volontà del “capo” (così chiamano confidenzialmente il Presidente i collaboratori più stretti) è quella di prendere una decisione definitiva (qualunque essa sia, dal governo istituzionale o del presidente financo alle eventuali elezioni anticipate) entro la fine di questa settimana. Non un giorno di più. La deadline è fissata.
(da TPI)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
VUOLE FONDARE “UN GRUPPO PARLAMENTARE MODERATO E DI CENTRODESTRA IN SINTONIA CON IL PPE”… ALTRA PEDINA DI CHI STA PREPARANDO UN GOVERNO ISTITUZIONALE
I grillini perdono un altro deputato. Il giornalista e parlamentare Emilio Carelli ha infatti
annunciato il suo addio al gruppo parlamentare dei pentastellati. “Non senza sofferenza interiore annuncio la mia uscita dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle – fa sapere Carelli – In questo modo dico addio ad un Movimento che ha perso la sua anima”.
Eletto a Montecitorio nelle liste grillini, l’ex giornalista di Mediaset spiega che la sua decisione è arrivata “dopo una lunga riflessione”.
Ora, dice Carelli, il suo intento è di creare una nuova componente parlamentare, il “Centro – Popolari Italiani”. Di fatto, un passaggio all’opposizione. “Potrebbe diventare una casa accogliente per tutti i colleghi che intendono lasciare il Movimento – spiga Carelli – ma temono di restare isolati, ma anche per chi proviene da altri gruppi”.
Ma perchè l’ex grillino ha deciso di lasciare i pentastellati?
“Troppe volte – ricorda- ho assistito a scelte sbagliate che non ho condiviso, persone sbagliate e incompetenti nei posti sbagliati che non ho condiviso. Ed ogni volta che ho cercato di esprimere il mio parere, di portare un contributo corroborato da oltre 40 anni di esperienza professionale, sono rimasto inascoltato”.
Come se non bastasse, sottolinea Carelli, a fargli maturare la decisione dell’addio “ha contribuito anche il triste spettacolo di queste ultime settimane con il tentativo di compravendita di singoli parlamentare delle opposizioni o dei gruppi minori al solo fine di garantire la maggioranza, peraltro risicata, ad un governo che i voti non aveva più, ma anche l’inadeguatezza del piano di attuazione del Recovery fund”.
La nuova componente di centrodestra
La nuova componente che intende fondare, Il Centro-La casa dei Popolari, per Carelli rappresenterà “il primo passo verso la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare che vorrei in sintonia col Ppe, sostenitore dell’Europa, della difesa dell ambiente, del mondo delle imprese e della tutela dei lavoratori mettendo l’innovazione e la ricerca al centro delle proprie iniziative. Una iniziativa politica – conclude – che intende dare voce a tutta quell’area moderata e liberale che guarda con diffidenza agli estremismi di ogni genere e che esige risposte concrete ai problemi reali”.
(da agenzie)
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Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
I RENZIANI CHIEDONO DUE MINISTERI DI PESO TRA INTERNO, DIFESA, INFRASTRUTTURE E SVILUPPO ECONOMICO E ALMENO UN ALTRO DI SECONDA FASCIA ( E PD-M5S SAREBBERO ANCHE DISPOSTI) … MA ALLORA LEU CHE HA PIU’ VOTI DI ITALIA VIVA COSA DOVREBBE CHIEDERE?
“A queste condizioni non ci sto”. È il primo pomeriggio, Roberto Fico tarda a salire al Quirinale per riferire a Mattarella perchè la trattativa si è incartata. Il messaggio fatto pervenire da Matteo Renzi nell’ultima girandola di messaggi e telefonate ai leader è chiaro: così non si va avanti, non con Giuseppe Conte, almeno.
C’è una prevedibile resistenza sui ministeri che dovrebbe incassare Italia viva, almeno due di peso tra Infrastrutture, Sviluppo economico, Interno, Difesa. Ma, anche se con un complicato gioco di incastri, su quel versante il nodo viene ritenuto superabile da un po’ tutti gli attori in scena.
L’intoppo è sulle contropartite, le garanzie poste da Movimento 5 stelle e Partito democratico per assorbire una rinnovata rilevanza di Iv al governo senza perdere la faccia e cedere troppe fette di potere.
Lo schema avanzato da ambasciatori Dem al quale il senatore di Rignano ha detto di no al momento sarebbe questo: due vicepremier politici, uno ai pentastellati e uno per un uomo del Nazareno, entrambi con deleghe pesanti.
Le ipotesi che più circolano al momento nel frullatore di Palazzo sono quella di Andrea Orlando, che avrebbe il proprio ufficio a Palazzo Chigi incassando però anche il ministero dell’Ambiente. E soprattutto quella di Bonafede, che andrebbe a ricoprire il ruolo che fu di Luigi Di Maio, ma che continuerebbe ad avere un peso specifico nel governo andando a guidare un dicastero di peso, come prima opzione l’Interno.
A contare ancor più nelle valutazioni di Renzi è stato il complessivo irrigidimento sulla squadra di governo. Anche remando controcorrente ai crescenti malumori tra i parlamentari pentastellati che vorrebbero un nuovo team a rappresentarli nell’esecutivo, Vito Crimi si è mostrato piuttosto intransigente nel difendere i suoi.
In discussione ci sarebbero solo Nunzia Catalfo e Paola Pisano, una posizione dettata probabilmente anche dalla necessità di tenere alta l’asticella negoziale, ma che ha indispettito gli sherpa di Iv.
Un irrigidimento che è arrivato anche dal Pd, che se pur disposto a ragionare su alcune caselle pesanti (leggasi Infrastrutture) ha fatto quadrato intorno a Roberto Gualtieri e alla sua guida del ministero dell’Economia.
E che avrebbe investito anche Teresa Bellanova: quando il suo nome sarebbe spuntato nella girandola delle concitate trattative avrebbe ricevuto poco meno che un veto dai partiti della fu maggioranza giallorossa.
“Come si fa a dire che il governo è un nuovo governo se presidente del Consiglio, ministro dell’Economia e ministro degli Esteri rimangono gli stessi?”, commenta un parlamentare renziano.
L’ex rottamatore ha riunito i gruppi all’ora di pranzo, facendo sapientemente filtrare messaggi in bottiglia diretti alla controparte: “Finora non c’è stato nessun elemento di discontinuità , vogliono mantenere tutto così, uguale, come se nulla fosse accaduto”. E ancora: “Noi cerchiamo l’intesa, ma dovrebbero fare qualche passo anche gli altri”.
Un dirigente di Iv continua a dirsi possibilista: “Non abbiamo detto mai no al Conte-ter, ma ci devono essere le condizioni”. E chiosa: “Al momento quelle condizioni non ci sono”.
La domanda che circola alla Camera, fuori dal portone scuro che separa il tavolo di trattative sul programma dal resto del mondo, quella che stamattina era una domanda con il passare delle ore diventa sempre più un’ansiosa ossessione: cosa potrà andare a dire stasera Fico al Quirinale?
(da “Huffingtonpost”)
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