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DRAGHI O CONTE? IL SONDAGGIO IPSOS DICE CHE IL PAESE E’ SPACCATO A META’

Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

TESTA A TESTA TRA I DUE….IL 66% PENSA CHE SIA STATA UNA CRISI INUTILE

I sondaggi di Nando Pagnoncelli per Dimartedì ieri hanno esaminato il momento di transizione che attraversa la situazione politica che ieri ha visto tramontare la nascita del Conte Ter mentre si affaccia la possibilità  di un governo istituzionale a guida Draghi.
Risulta emblematico innanzitutto come nessuno in Italia abbia capito perchè è nata la crisi di governo. Per il 66% degli intervistati si tratta di una crisi inutile
Il borsino della popolarità  dei leader politici riflette esattamente qual è l’opinione degli italiani su chi sia responsabile della crisi.
Conte nonostante il fallimento del mandato esplorativo di Fico è sempre il leader che secondo gli intervistati esce meglio dalla crisi di governo. Non svettano Meloni e Salvini praticamente appaiati attorno al 10%.
Anche se per Conte Palazzo Chigi è un’ipotesi tramontata rimane forte il suo consenso tra chi lo vorrebbe ancora presidente del Consiglio. Tra lui e Mario Draghi è un testa a testa, con l’ex capo della BCE che ha l’appoggio del 41% degli intervistati e l’Avvocato del Popolo che rimane al 39%.
Le rilevazioni di Pagnoncelli raccontano bene cosa vorrebbero gli italiani: stabilità . In un momento in cui la crisi è prima di tutto sociale, economica e sanitaria l’Italia non si sarebbe dovuta accollare anche una crisi politica. Ormai non c’è niente da fare se non andare avanti, navigando a vista.

(da agenzie)

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QUALI SARANNO I MINISTRI DEL GOVERNO DRAGHI?

Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

DOVRA’ SCEGLIERE TRA TECNICI O PERSONALITA’ POLITICHE… TRA LORO I NOMI DI MARTA CARTABIA, PAOLA SEVERINO, FABIO PANETTA, CARLO COTTARELLI E ILARIA CAPUA

Quali saranno i ministri del governo Draghi? L’ex capo della BCE dovrà  scegliere se affidarsi a personalità  politiche o a tecnici.
Come spiega Emanuele Lauria su Repubblica è probabile che in questa fase molto delicata Draghi per rappresentare tutte le sensibilità  possa addirittura chiedere ai leader dei vari partiti di partecipare attivamente al governo.
E visto che i nomi che sono stati fatti nei giorni delle trattative portate avanti da Fico sono bruciati, saranno molti i tecnici:
Assieme a Mario Draghi, come premier di un governo istituzionale, era circolato con forza il nome dell’ex presidente della Consulta Marta Cartabia: non è improbabile che le venga offerta la Giustizia, delega al centro di un durissimo scontro politico attorno ai temi della prescrizione.
In alternativa, per il posto di Guardasigilli, Paola Severino, che lo stesso ruolo ricoprì nel governo Monti.
Altra casella importante quella dell’Economia: Draghi potrebbe proporre di guidare il Mef a Fabio Panetta, membro italiano dell’esecutivo Bce, giudicato in grado di affrontare il delicato dossier del Recovery.
Altro nome in pole quello di Carlo Cottarelli, cui già  Mattarella affidò l’incarico di formare un governo nel 2018, prima   che salpasse la nave gialloverde con al timone il debuttante Giuseppe Conte.
Perfino Roberto Speranza, alla guida di un ministero centrale al tempo dell’emergenza COVID come quello della Salute, potrebbe non essere riconfermato. Al suo posto potrebbe arrivare Ilaria Capua.
Lamorgese invece potrebbe rimanere al Viminale per garantire continuità . Altri nomi che fa Lauria sono quelli di Enrico Giovannini, Roberto Cingolani e addirittura quello di Vittorio Colao, a capo della task force nominata dal governo Conte durante la prima ondata che poi è stata accantonata.

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI CITA LA COSTITUZIONE, MA DIMENTICA DI COMPLETARE LA FRASE

Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

L’ARTICOLO 1 VIENE TAGLIATO PERCHE’ LA VERITA’ E’ NELLA SECONDA PARTE

Come quelle persone che leggono solo i titoli e non si affaticano nel leggere un articolo intero. Matteo Salvini prova a citare la Costituzione per contestare la decisione del Presidente della Repubblica di non sciogliere le Camere e convocare le elezioni anticipate.
Nel farlo, però, cita solamente la prima parte dell’articolo 1, dimenticando l’aspetto fondamentale contenuto all’interno del principio fondamentale della nostra Carta. E con questo Salvini attacca Mattarella per la sua scelta di convocare Mario Draghi al Quirinale per un colloquio (e per dargli il mandato per la formazione di un governo, previa passaggio Parlamentare).
«”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità  appartiene al Popolo…”. Articolo 1 della Costituzione Italiana», twitta Matteo Salvini pochi istanti dopo l’annuncio del Capo dello Stato, con tanto di bandierina italiana.
Ovviamente, come tutti sanno (e glielo stanno facendo notare nei commenti) il leader della Lega fa una citazione monca dell’articolo 1 della nostra Carta.
Salvini attacca Mattarella citando la Costituzione, ma ne dimentica un pezzo
Perchè la citazione corretta sarebbe dovuta essere: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità  appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
Nelle forme e nei limiti della Costituzione che consentono al Capo dello Stato di non sciogliere le Camere e proporre un nome per un governo istituzionale
Sappiamo (o speriamo) che il leader della Lega sia a conoscenza dell’intero testo dell’articolo 1 della nostra Costituzione. Ma, citandolo per intero, non avrebbe aizzato la classica macchina social per gli insulti al Presidente della Repubblica che ha preso una decisione contemplata tra i suoi poteri.
Anche se discutibile

(da agenzie)

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TAVERNA (M5S): “NON SOSTERREMO DRAGHI, VOTO STRADA UNICA”

Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

MA NEL M5S C’E’ ANCHE CHI DICE SI’, COME TRIZZINO: “SOTTRARSI SAREBBE DA IRRESPONSABILI”

“Ringraziamo il Presidente Mattarella per aver pazientemente guidato questa grave e insensata crisi, ma ribadiamo che non voteremo un governo tecnico guidato da Mario Draghi. A questo punto, riteniamo che l’unica strada giusta sia quella delle elezioni anticipate. I cittadini devono poter scegliere chi dovrà  risollevare le sorti di questo nostro Paese. Noi siamo pronti”. A scriverlo sulla sua pagina Facebook è la senatrice del Movimento 5 Stelle Paola Taverna, vice presidente del Senato.
“Il Movimento 5 Stelle – ha aggiunto la parlamentare romana – è stato al Governo di questo paese in un momento difficilissimo e ha espresso come guida il Presidente del Consiglio più capace degli ultimi decenni. Insieme abbiamo avviato una vera e propria rivoluzione gentile, nonostante tutto, nonostante tutti. La politica ha riacquistato pian piano la credibilità  e la fiducia dei cittadini, rimettendo al centro la persona e il bene comune e rendendo trasparenti tutte le decisioni e le azioni intraprese. Pur dovendo gestire in ottica emergenziale una inaspettata e complessa crisi, abbiamo avviato e mai interrotto una stagione riformatrice. Reddito di cittadinanza, Spazzacorrotti, Superbonus 110%, Taglio del numero dei parlamentari sono solo alcune delle misure che abbiamo realizzato per il bene del Paese e che riteniamo necessarie per vivere in una società  più equa, moderna, verde e giusta. Con la stessa prerogativa abbiamo scritto il Recovery Plan al fine di usare al meglio i 209 miliardi ottenuti dall’Ue. Abbiamo raggiunto tanti, per alcuni troppi, risultati ed era diventato un problema”, conclude Taverna.
Ma il Movimento al suo interno è diviso. Per il deputato Giorgio Trizzino, ad esempio, M5S non può “sottrarsi all’appello alla responsabilità  che è stato rivolto dal Capo dello Stato a tutte le forze politiche per fare fronte comune e compatto nel momento più difficile per il Paese dal dopoguerra. Sarebbe da irresponsabili e noi non lo siamo mai stati”.
“Il M5S deve contribuire alla formazione del governo con propri ministri. Solo con la partecipazione attiva e fattiva di Ministri del Movimento 5 Stelle potrà  supplirsi all’obbligato deficit di rappresentanza popolare con cui sembra nascere il governo Draghi. Che dovrà  essere in stretta linea di continuità  con il governo Conte uscente. Un governo che ha fatto cose eccellenti ed è stato guidato con saggezza ed autorevolezza”, conclude il deputato pentastellato.

(da agenzie)

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MASTELLA: “IN PARLAMENTO PER DRAGHI MENO VOTI CHE PER CONTE”

Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

“IL M5S NON CI STA   E IL PD COME PUO’ STARE CON LA LEGA A SOSTENERE LO STESSO GOVERNO”

“Temo che Draghi, per i veti reciproci tra gli schieramenti, abbia in Parlamento meno voti di Conte. Senza i Cinque Stelle non c’è nè la formula Ursula nè il Pd può stare con la Lega a sostenere lo stesso governo”.
A dirlo è il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, uno tra i responsabili chiamati in causa per salvare il Conte bis.
“Resterebbero a sostenerlo solo Pd, Italia Viva e Forza Italia” e a quel punto i responsabili “serviranno a gogo”, spiega Mastella. Certo è che questo scenario significherebbe “la scomparsa della politica, resta l’aritmetica. E come diceva Totò: somma fa totale”.

(da agenzie)

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DRAGHI AL COLLE, MA NON SI SA CHI LO APPOGGERA’: A UN GOVERNO ISTITUZIONALE SERVONO I VOTI IN PARLAMENTO

Febbraio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

CRIMI: “NON LO VOTEREMO”… CENTRODESTRA CONVOCA VERTICE MA UNA POSIZIONE COMUNE NON C’E’… PD: “DECIDEREMO IN BASE A QUELLO CHE FARANNO GLI ALTRI PARTITI” (GRANDE DIMOSTRAZIONE DI AVERE IDEE PROPRIE)

Alle 12 Mario Draghi sale al Colle, ma la carta giocata dal Quirinale dopo il nulla di fatto dell’esploratore Roberto Fico scuote la politica.
Il Movimento 5 Stelle non intende sostenere il nuovo esecutivo. “Siamo per un governo tecnico, non voteremo per Draghi”, fa sapere il capo politico Vito Crimi. Intanto, su Twitter il giorno dopo aver fatto saltare il tavolo delle trattive con la maggioranza, il leader di Italia viva Matteo Renzi su Twitter oggi scrive: “Draghi va sostenuto, è l’ora dei costruttori”.
Ma l’atteggiamento di Renzi nella crisi è stato duramente attaccato dal leader del Pd Nicola Zingaretti e oggi il il vicesegretario dem Andrea Orlando rispetto all’ipotesi di un esecutivo guidato da Draghi spiega: “In Senato pesiamo per l’11 per cento, il Pd dovrà  ragionare su cosa fare anche in relazione a cosa faranno gli altri”
Se da un parte Iv si dice pronta ad appoggiare Draghi, dall’altra Leu si tira indietro. “E’ difficile sostenere l’ex presidente della Bce”, dice Nicola Fratoianni. Dal centrodestra si continua a invocare il voto e in giornata i leader di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si riuniranno per decidere la linea comune da tenere su Draghi.   Intanto, mentre la politica si interroga, la Borsa festeggia e lo spread scende a quota 107

(da agenzie)

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IL M5S SPACCATO, ORA LA SCISSIONE E’ POSSIBILE: SU DRAGHI COSTRETTI A PRENDERE TEMPO

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

SENZA IL VOTO DEL M5S (SE IL CENTRODESTRA, OLTRE AL PD, NON LO APPOGGIA) DRAGHI NON HA I VOTI IN PARLAMENTO

“Ci siamo legati mani e piedi al nome di Conte, uno che non è dei nostri e che al dunque non si è mai sbilanciato per noi, e siamo andati a sbattere”. Mario Draghi è stato appena convocato al Quirinale per mercoledì a mezzogiorno, il Movimento 5 stelle sbanda, si rattrappisce su veleni e litigi interni, è afono rispetto a una scelta che disorienta tutti.
Dal mattino il pessimismo era diffuso, ma non fino a questo punto, almeno dal punto di vista dei 5 stelle. Si pronosticava un supplemento di esplorazione, si facevano conti e ragionamenti su un nuovo giro di consultazioni che dovesse individuare un premier alternativo.
“Abbiamo difeso ad oltranza alcuni dei nostri che sono indifendibili – si sfoga a sera un parlamentare – la partita era difficile, ma così ci hanno mandato a sbattere su Draghi, è una catastrofe”.
Il premier è chiuso nel suo bunker a Palazzo Chigi, nello studio che dovrà  abbandonare a breve, nella giornata più nera. Aveva coltivato con convinzione il progetto di rimanerci, prima con i responsabili, un’operazione goffa e condotta con approssimazione, con i pontieri finiti oggi sotto tiro, primo fra tutti Riccardo Fraccaro, considerato da tanti dei suoi inadatto a svolgere quel compito.
Poi con un ritorno verso Renzi, per un’intesa che giudicava in salita, ma non così in salita, al punto che anche il presidente uscente, come tanti in maggioranza, si è convinto con il passare delle ore che tutto fosse studiato sin dall’inizio, che quella di Italia viva è stata un’operazione che voleva arrivare esattamente lì.
A Draghi, o a chiunque fosse stato scelto per guidare il paese dopo il grande strappo.
“Per lui è lo scenario peggiore – commenta un pentastellato di rango – perchè il suo piano B era il voto”.
Il ragionamento prosegue così: “Non ha un partito, perchè non è del M5s, non sta in Parlamento, due anni sono lunghi, rischia di finire nel dimenticatoio”.
Il credito maturato da Conte dalle parti dei 5 stelle è tale che nessuno, almeno a caldo, ipotizza che si possa mettere a lavorare per minare l’operazione Draghi, perchè sarebbe un po’ come boicottare Sergio Mattarella, e nessuno vede quello che a breve tornerà  a essere un professore della facoltà  di Legge di Firenze nei panni del rottamatore.
Ma è evidente che la sua aura ha iniziato a contrarsi dal momento esatto in cui il Colle ha sancito che il tempo per giochi, mercanteggiamenti, contratti e trattative era finito. “Siamo morti, oggi siamo morti non per sostenere le ragioni che ci hanno portato qui, ma per sostenere Conte” si sfoga un esponente del governo.
Gli irriducibili bombardano il prossimo premier incaricato. Alessandro Di Battista, caustico: “L’apostolo delle èlite”. Elio Lannutti, complottista: ““Draghi sul Britannia: il discorso dell’inizio della fine dell’Italia. Nel 2011 Monti. Oggi Draghi. Non governerà  col mio voto”. Luigi Colletti, pragmatico: “Governo tecnico? Non con il mio voto. Meglio, le elezioni”. Luigi Gallo, evocativo: “Nessuna fiducia ad un governo tecnico. Quando gli italiani hanno avuto questa esperienza sono rimaste le ferite vive per un decennio sulla pelle di generazioni tra esodati e giovani senza futuro”.
I vertici tacciono, e tacciono ancora, al punto che a tarda serata, oltre a quella dei pasdaran, i 5 stelle non aveva ancora una linea, nessuna, di alcun tipo. “È un capolavoro dei tre che hanno gestito tutto, Bonafede, Fraccaro e Crimi”, è il durissimo attacco di un membro dell’esecutivo, che testimonia il clima interno, in bilico tra l’implosione e la deflagrazione.
Va avanti: “Crimi è un capo politico che nessuno ha voluto, si è auto prorogato e comunque è scaduto il 31 dicembre. Non aveva titolo per condurre la trattativa”. I pasdaran sono per il no, i contiani si riscoprono già  draghiani.
Giorgio Trizzino, tra i parlamentari più vicini al premier che sta spolverando la campanella: “Ascoltiamo Mattarella e seguiamo le sue decisioni”.
Il silenzio radio dei vertici prosegue, per domani è stata convocata un’assemblea che si prospetta un Vietnam. Questa è la volta che vi spaccate per davvero? “Molto probabile”, taglia corto e preciso un uomo della squadra di governo. “Non credo che appoggeremo Draghi”, pronostica un suo collega.
Ma con voi, la Lega e Fratelli d’Italia fuori non avrebbe i numeri, l’obiezione. “Appunto”.

(da “Huffingtonpost”)

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RENZI CANTA VITTORIA, IL PD BRONTOLA MA APPOGGERA’ DRAGHI

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

DEM FURIOSI MA PREVARRA’ “IL SENSO DI RESPONSABILITA'”

Il governo istituzionale non era la prima opzione per il leader di Italia Viva, che avrebbe preferito un Governo politico, ma in fondo ai suoi lo ha sempre detto: l’ex presidente della Bce è la soluzione migliore per il Paese.
Non a caso durante la trattativa con la vecchia maggioranza ha condotto un gioco al rialzo continuo, fino a far saltare il tavolo.
A risultato raggiunto, appena il nome di Mario Draghi viene pronunciato, Renzi scrive: “Abbiamo ascoltato le sagge parole del Presidente della Repubblica. Ancora una volta ci riconosciamo nella Sua guida. E agiremo di conseguenza”.
Un post sobrio dietro al quale però si nasconde tutta l’esultanza del suo partito. “Ha vinto lui, ha fatto fuori tutti”, commentano i suoi. “Il governo, lo diciamo da mesi, deve essere all’altezza. In questo momento così delicato – assicura Teresa Bellanova – non faremo mancare il nostro contributo ed il nostro apporto”.
Anche perchè l’altro obiettivo di Renzi, e questo sarà  verificato nei prossimi giorni, è spaccare il Movimento 5 Stelle e il Pd.
Tra i dem i primi a rispondere all’appello del capo dello Stato per una maggioranza larga e un governo di alto profilo, sono gli ex renziani di Base riformista. Con Andrea Marcucci, che è anche capogruppo al Senato, che augura buon lavoro a Draghi.
A tarda sera arriva il post di Nicola Zingaretti. Prima una nota amara: “Abbiamo fatto davvero di tutto per ricostruire una maggioranza, in un momento difficile”. E poi dà  la benedizione al nuovo percorso: “Da domani saremo pronti al confronto per garantire l’affermazione del bene comune del Paese”.
Per il Nazareno parla anche il vice Andrea Orlando su Rai3 che qualche dubbio lo avanza: “Il percorso indicato dal capo dello Stato merita attenzione e disponibilità  ma se era difficile mettere insieme quattro forze politiche che avevano fatto un percorso insieme non sarà  semplice con forze politiche che non hanno fatto niente insieme e che non faranno strategicamente niente”.
Secondo alcune fonti però al dunque il Pd tutto — anche coloro che spingevano per le elezioni con Conte leader – non potrà  tradire la sua vocazione alla responsabilità , soprattutto di fronte alle emergenze richiamate da Mattarella, dal Covid alla necessità  di varare il Recovery plan.
Il prezzo da pagare però potrebbe essere alto. Renzi, che ora viene quotato al 2%, osservano fonti parlamentari Dem, ha meno di tutti da perdere di fronte a un governo che ‘commissari’ la politica. Tutt’altra storia per il Pd, ma anche per i Cinque stelle che dovranno ora decidere come trovare ora un altro equilibrio.
A sera resta l’amarezza degli ex azionisti della maggioranza per come è finita. “Renzi lo aveva deciso dall’inizio”, scuotono la testa gli alleati esausti dopo una giornata di trattative, ricatti che si sono conclusi in un grande bluff. Quello di Renzi.

(da “Huffingtonpost”)

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CENTRODESTRA DIVISO: SOVRANISTI VERSO IL NO, FORZISTI PER DRAGHI

Febbraio 2nd, 2021 Riccardo Fucile

MELONI SI METTE ALL’OPPOSIZIONE, SALVINI CRITICO, APPREZZAMENTO DA BERLUSCONI MA “OGNI DECISIONE VERRA’ PRESA CON GLI ALLEATI”

L’appello del presidente della Repubblica rimette in partita il centrodestra, ma ne rivela le crepe finora nascoste dal no compatto al Conte Ter.
Si scrive “governo non politico di alto profilo” ma si legge “maggioranza Ursula”: Giorgia Meloni e Matteo Salvini accarezzano le urne (tolte esplicitamente dal capo da Mattarella) pur rinviando le decisioni al confronto interno; ma Giovanni Toti e buona parte di Forza Italia accolgono con sollievo le dichiarazioni del capo dello Stato.
“Un appello a tutte le forze politiche in Parlamento perchè conferiscano la fiducia a un governo di alto profilo che non deve identificarsi con alcuna formula politica”. Le parole pronunciate a sera dal presidente della Repubblica con il volto tirato sono quelle che metà  del centrodestra voleva sentire.
La “chiamata a raccolta dei migliori” più volte evocata da Silvio Berlusconi, quanto meno per non spaccare i suoi gruppi parlamentari. L’esecutivo di salvezza nazionale su cui hanno battuto per giorni, ai vertici di coalizione, Giovanni Toti e i suoi.
E il nome di Mario Draghi, l’ex presidente della Bce, convocato già  domani a mezzogiorno a Palazzo Chigi per ricevere l’incarico, è la ciliegina sulla torta. Con l’entrata in campo del “governo del presidente”, entrerà  in partita anche il centrodestra. Che finora è rimasto unito al grido di “no al Conte Ter. Ma ora dovrà  — anch’esso — scoprire le carte.
Matteo Salvini reagisce con un tweet criptico: ”’L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità  appartiene al Popolo…”. Elezioni via maestra, ma non più percorribile: sbarrata da Mattarella a causa della pandemia e delle tensioni sociali.
Cauta anche Giorgia Meloni, finora schierata — unica dei tre — per il voto senza subordinate nè tentennamenti: “Ci confronteremo, ma anche dall’opposizione FdI è disponibile a lavorare per il bene della nazione. La soluzione non è un governo nato nei laboratori del palazzo. Con il voto in democrazia i cittadini sono padroni del proprio destino”.
Altrettanto pronto a rispondere, ma su posizioni agli antipodi, il governatore ligure Toti che schiera “Cambiamo” (con tre senatori, finora all’opposizione): “Bene ha fatto il Presidente Mattarella a mettere fine a un teatrino tanto inconcludente quanto a tratti disgustoso. Ora, come ha chiesto il capo dello Stato, e’ il momento della responsabilità . E quando la Repubblica chiama l’unica risposta possibile e’: presente!”. Si spinge oltre: “Salvini chiami Mattarella e si metta a disposizione del Paese”. Annuncia il proprio sostegno anche +Europa, che non è nel centrodestra ma finora all’opposizione della maggioranza giallorossa. Mentre Maurizio Lupi, il più “salviniano” dei piccoli di destra, rilancia: “Da Mattarella un appello chiaro e forte, confrontiamoci”.
Dentro Forza Italia la situazione è più complessa. Ogni decisione verrà  presa con gli alleati, è la linea ufficiale. Silvio Berlusconi, però, non è sorpreso dell’esito fallimentare dell’esplorazione di Fico nè critico con la decisione di Mattarella. Tutt’altro. La stima per Draghi è consolidata e ribadita. E l””appello agli ottimati” gli toglie una parte di castagne dal fuoco.
Gli azzurri “governisti” si sono già  fatti sentire. Mara Carfagna esorta: “Serve una riflessione profonda”. Renato Brunetta sottolinea di aver evocato l’ex presidente della Bce già  a novembre scorso. Andrea Cangini parla di “appello drammatico e realista”. Sarcastico Osvaldo Napoli:”Nottre serena a chi evocava o minacciava le urne. Salvini, Meloni, Zingaretti, Di Maio… Domani dovranno motivare il no a Draghi”.
Già : comincia una partita tutta nuova. Più facile per FdI, convinta di capitalizzare la rabbia sociale e il malcontento di diverse categorie di cittadini, continuando a stare all’opposizione. Per quanto, big del suo partito come Guido Crosetto, la pensino diversamente.
Più movimento nella Lega, dove oltre a Giancarlo Giorgetti c’è un’ala del partito (soprattutto nordista) che si riconosce nel pragmatismo di Luca Zaia e che non guarda con favore la prospettiva di rimanere fuori dai giochi (e dai soldi del Recovery Fund). Dipenderà  anche dalle scelte di Mattarella e Draghi.
Perchè avere un governo “non politico” bombardato da fuori da forze che raggiungono il 40% dei voti è un incubo. Appoggio esterno, via libera con astensione, non belligeranza: il confronto interno del centrodestra comprenderà  tutte queste formule da Prima Repubblica. Con un solo mantra: evitare di spaccarsi. Almeno formalmente.

(da “Huffingtonpost”)

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