Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
DOMENICA ERA CON LA MOGLIE DALLA D’URSO, IERI SERA ALLA PARTITA DEL CUORE
D’accordo, era la Partita del Cuore, e un infettivologo poteva essere contemplato nel team ‘Campioni per la Ricerca’ in un evento di beneficenza. Poi Matteo Bassetti, classe 1970, asciutto e tosto, se l’è cavata anche bene sulla fascia destra, ha persino impegnato un campione del mondo come Dida, costretto a deviare un suo tiraccio sulla traversa. Magari è un po’ troppo egocentrico, passa poco la palla, ma questo ormai è in linea con il personaggio.
Già, perché il ricercatore del San Martino di Genova, ormai della pandemia, l’evento drammatico che lo ha lanciato, può farne volentieri a meno. Il protagonista è lui. In un percorso perfetto da società dello spettacolo, Bassetti sta bruciando tutte le tappe: è passato da esperto nei giornali e talk show a virologo che forte della sua reputazione esonda in altri campi, e già il passaggio di specie era nell’aria.
Ma dopo qualche intervista buttata là ai rotocalchi sul personaggio-Bassetti, la punta dell’iceberg del’ virologismo show’ è stata toccata lo scorso week-end con la partecipazione con la moglie Maria Chiara a Domenica Live, Canale 5, chez Barbara D’Urso.
Il passaggio dal laboratorio allo studio tv è stato accompagnato da “Una lunga storia d’amore” di Gino Paoli. “Allora prof, siete delle star”, ha detto senza mezzi termini la padrona di casa prima di passare all’“album di famiglia” in stile “Chi”: quindi video del matrimonio “quando aveva i capelli”, taglio della torta, foto con figli, insomma anche i virologi hanno un’anima. Alla domanda di rito, “che padre è Bassetti?”. “Nonostante la pandemia non è mai mancato una volta a pranzo a casa”, ha detto la moglie, rincarando la dose. Applausi.
Aspettando una partecipazione ai reality – il tipo sembra più da Isola che da Gf Vip – lo abbiamo potuto ammirare in campo, tra Andrea Pirlo e Neri Marcorè. Qualche controindicazione ci sarebbe, ma è roba da bugiardino. Per esempio a un passaggio sbagliato del virologo, Gene Gnocchi che commentava l’evento non ha potuto evitare di dirlo: sarà l’effetto collaterale di Astrazeneca. E il cerchio si è chiuso.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
LE PAROLE DI ANGELICA, PRIMOGENITA DI VITTORIO, MORTO INSIEME ALLA COMPAGNA E AL FIGLIO DI 5 ANNI
«Me li avete ammazzati e a questo, mi spiace, non ci sarà mai nessun tipo di
perdono». Con questa parole Angelica Zorloni esprime dal suo account Instagram il dolore e la rabbia per la perdita del padre Vittorio, scomparso insieme alla compagna Elisabetta Persanini e al figlio Mattia di 5 anni nel crollo della funivia Stresa-Mottarone.
La storia è stata postata dalla donna in seguito alla notizia dei tre fermi eseguiti nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente della funivia che ha provocato 14 vittime.
Le tre persone fermate hanno ammesso agli inquirenti che «il freno non è stato attivato volontariamente», come confermato dal tenente colonnello dei carabinieri Alberto Cigonani a ridosso dell’interrogatori avvenuto la scorsa notte.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
L’INTERROGATORIO DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO TADINI
Durante gli interrogatori andati avanti per tutta la notte, le persone arrestate all’alba per la strage della funivia Stresa-Mottarone hanno ammesso che «il freno non è stato attivato volontariamente».
A confermarlo è stato il tenente colonnello dei carabinieri Alberto Cigonani dopo i fermi del gestore dell’impianto Luigi Nerini, titolare della Ferrovie del Mottarone, il direttore dell’esercizio Erico Perocchio – che secondo il suo legale non sarebbe ancora stato sentito dagli inquirenti – e il responsabile del servizio, l’ingegnere Gabriele Tadini.
I tre sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravato dal disastro e lesioni gravissime.
I tre fermi per la procuratrice Bossi sono «uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti che abbiamo svolto. Nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale».
La funivia Stresa-Mottarone era tornata in funzione dallo scorso 26 aprile e da «più giorni viaggiava in quel modo e aveva fatto diversi viaggi» ha spiegato la procuratrice Bossi.
Le anomalie sull’impianto però erano note anche prima della ripartenza dello scorso mese. Nel frattempo però erano scattate le riaperture a livello nazionale, con l’allentamento delle misure restrittive anti Covid.
L’attività è comunque tornata operativa nonostante «gli incidenti si sono verificati con cadenza se non quotidiana comunque molto frequente». Lo scorso 3 maggio erano quindi partite le richieste per una serie di interventi tecnici, che però hanno solo rimediato al problema «ma non erano stati risolutivi».
L’interrogatorio
Tadini, il responsabile del funzionamento della Funivia del Mottarone, durante l’interrogatorio ha raccontato che quella del blocco della funivia era diventata una «preoccupazione»: per questo, con gli altri gestori, stava «studiando quale poteva essere la soluzione per risolvere il problema» al sistema frenante di sicurezza.
«Quella cabina aveva problemi da un mese o un mese e mezzo» e per cercare di risolverli sono stati effettuati «almeno due interventi tecnici», ha poi ammesso in un interrogatorio che è durato circa 4 ore.
Ipotesi di nuovi indagati
Potrebbero esserci presto nuovi indagati nell’inchiesta sulla strage di Mottarone. Secondo quanto si apprende in ambienti legali, gli inquirenti stanno infatti valutando la posizione di altre persone. Al momento sono tre le persone accusate di omicidio colposo plurimo, arrestati all’alba del 26 maggio per avere disattivato i freni d’emergenza della funivia. Il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi, ha parlato di «una scelta deliberata e assolutamente consapevole» riferendosi all’inserimento del forchettone che avrebbe impedito alle ganasce dei freni di entrare in funzione.
«Per quello che ci risulta oggi il forchettone è stato inserito più volte, non sono in grado di dire se in maniera costante o solo quanto si verificavano questi difetti di funzionamento. Certamente domenica non è stato il primo giorno e questo è stato ammesso». Un azzardo voluto e ripetuto, quindi, che avrebbe messo a rischio la vita di decine di persone salite sulla funivia di Stresa.
«Non si è trattato di una omissione occasionale o di una dimenticanza», ha continuato Bossi, «ma la scelta precisa di disattivare questo sistema di emergenza per ovviare quelli che erano degli inconvenienti tecnici, che si stavano verificando sulla linea, dovuti proprio ad un malfunzionamento del sistema frenante di emergenza. Disattivandolo la cabina poteva fare le sue corse senza problemi».
Nella mattina di oggi è stato trovato anche un secondo forchettone nei boschi del Mottarone. Alle indagini dunque si aggiunge un ulteriore elemento utile a chiarire le dinamiche e le responsabilità della tragedia.
I due interventi tecnici che non hanno risolto il problema
Secondo gli inquirenti, sarebbero stati eseguiti due interventi tecnici sull’impianto dall’azienda incaricata della manutenzione. «Uno è del 3 maggio scorso» spiega Bossi, «e uno precedente». Ma il problema non sarebbe stato risolto, da lì «la decisione di bypassare la questione e di disattivare il sistema di frenata d’emergenza».
La sindaca di Stresa: «Strage che si poteva evitare»
«La notizia di questa mattina è un’ulteriore mazzata», ha detto la sindaca di Stresa Marcella Severino che nelle ultime ore si è recata a Torino per far visita al piccolo Eitan, unico sopravvissuto alla strage, attualmente ricoverato presso l’Ospedale infantile Regina Margherita. «Questa volta sappiamo che la tragedia si poteva evitare. Il buono e il cattivo c’è ovunque, persone così spero ce ne siano pochissime» ha aggiunto riferendosi ai tre arrestati. Severino ha raccontato di non aver potuto vedere Eitan ma di aver parlato con i medici e con la zia del bambino di cinque anni. «La zia Aya è una gran bella persona che sta trovando tutta la forza che serve per stare vicino al nipotino, Eitan è in buone mani».
(da Open)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
BENVENUTI IN UN PAESE “SEDICENTE” CIVILE… 1.500 CONFEZIONI CONTENENTI OSSICODONE, SIMILE ALLA MORFINA, PER ALLEVIARE LA FATICA…DANNO AL SISTEMA SANITARIO PER 146.000 EURO
Costretti a sopportare turni nei campi di 12 o 16 ore al giorno: una fatica immane
che in qualche modo doveva essere alleviata.
Un medico di Sabaudia, Sandro Cuccurullo, è stato arrestato con l’accusa di aver prescritto stupefacenti a oltre 200 suoi pazienti di nazionalità indiana. Le ricette non avevano alcuno scopo terapeutico ma solo quello di alleviare la sensazione della fatica.
La prescrizione dell’ossicodone
I carabinieri dei Nas di Latina hanno scoperto, come riporta il quotidiano Il Messaggero, che il medico avrebbe effettuato circa 222 prescrizioni, a costo zero per i pazienti e a carico del sistema sanitario nazionale, distribuendo così 1.500 confezioni di stupefacenti contenenti ossicodone, un oppioide agonista puro che ha un potere simile alla morfina.
La motivazione delle prescrizioni era la necessità di far fronte a turni di lavoro massacranti nei campi tra Sabaudia e Terracina per permettere ai lavoratori di essere resistenti alla fatica. O per meglio dire: resistenti allo sfruttamento.
Danno al sistema sanitario
Il medico avrebbe poi prescritto oltre 3mila ricette indebite con un codice esenzione fasullo: il che ha provocato, tra l’altro, un danno per il sistema sanitario di oltre 146mila euro. E’ inoltre accusato di aver prescritto farmaci mai effettivamente consegnati ai pazienti, e il cui costo sarebbe stato rimborsato a una farmacista, che risulta anch’essa indagata.
Indagati anche un avvocato e una farmacista
Nell’inchiesta, infatti, sono coinvolti anche un avvocato e una farmacista: entrambi hanno ricevuto una misura cautelare interdittiva che dispone la sospensione dalla professione per un anno.
Per le persone coinvolte nell’inchiesta della procura di Latina, denominata “No pain”, i reati contestati vanno dall’illecita prescrizione di farmaci ad azione stupefacente alla truffa ai danni dello Stato.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
LAURENCE DES CARS SCELTA DA MACRON PER ASSUMERE IL COMANDO DEL PIU’ GRANDE MUSEO DEL MONDO
La presidente del Musée d’Orsay, Laurence des Cars, è stata scelta dal presidente francese Emmanuel Macron per assumere il comando del Louvre, il più grande museo del mondo, al posto di Jean-Luc Martinez che lo dirigeva da otto anni. Il passaggio di consegne è previsto per il primo settembre.
Laurence des Cars è la prima donna a guidare il celebre museo parigino creato nel 1793 e custode di immensi capolavori come la Gioconda di Leonardo Da Vinci o Le Nozze di Cana di Paolo Veronese.
Obiettivo della futura presidente, riflettere al modo in cui “il Louvre può diventare pienamente contemporaneo. Ha molto da dire alla gioventù, come uno spazio che faccia eco alla società”, ha spiegato su France Inter.
La prima misura di Laurence des Cars sarà la creazione di un nono dipartimento consacrato a Bisanzio e ai Cristiani d’Oriente.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA CHIEDONO L’AUDIZIONE DI FEDEZ, POI LA NEGANO E HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI DIRE CHE FEDEZ HA OFFESO I CITTADINI: EBBENE NOI , DA CITTADINI, CI SENTIAMO OFFESI DALLA RAI, NON DA FEDEZ
‘Ci siamo già dichiarati disponibili ad accogliere la richiesta di Fedez di venire in
Vigilanza’”: queste le parole del leghista Capitanio, componente della Commissione Vigilanza Rai pochi giorni fa.
Argomento la presunta “censura” nei confronti del cantante al concerto del 1 maggio. Censura che poi non c’e’ stata, ma pressione sicuramente sì.
Ma come Fedez annuncia la sua volontà di essere ascoltato dalla Commissione preannunciando nuovi elementi sulla vicenda, ecco il dietrofront della Vigilanza che accetta al massimo “una memoria scritta”.
Oggi la replica di Fedez: “Paura eh! Questi erano quelli del ‘serve un contraddittorio’” e invia una mail con tre emoticon a forma di pagliaccio.
Apriti cielo: il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini (noto esponente di Forza Italia) commenta : “La Commissione parlamentare di Vigilanza ha rispettato Fedez, mentre lui non rispetta istituzioni. Sono amareggiato”. Piccolo inciso: se avessero rispettato Fedez non si sarebbero rimangiati la sua audizione.
Ma andiamo avanti. Arriva la nota della commissaria Valeria Fedeli (nota esponente del Pd): “Fedez è libero di esprimere il suo pensiero e la sua opinione ma irridere e offendere un’istituzione è una mancanza di rispetto non tanto e non solo verso noi commissari e commissarie ma verso le cittadine e i cittadini che le istituzioni rappresentano”.
Eh no, non ci siamo proprio.
Le Istituzioni sono altre: l’Esercito, la Marina, i Carabinieri, la Polizia di Stato, la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Parlamento.
La Rai non è un’istituzione, come non lo è la Commissione di Vigilanza Rai: non a caso si chiama “commissione”, ovvero un ORGANISMO DI CONTROLLO lottizzato da nomine politiche.
Nessun cittadino ha mai scelto i suoi componenti, noi personalmente non ci sentiamo per nulla rappresentati da chi la compone, tanto per fare un esempio.
E quindi non ci sentiamo per nulla offesi da Fedez.
Ci sentiamo offesi semmai da quell’azienda a cui paghiamo un canone obbligatorio “di fatto” che interviene, direttamente o indirettamente ha poco conto, per fare pressione su un artista in merito a quello che deve o non deve dire.
Per noi ognuno ha diritto di dire quello che gli pare, se commette un reato ne risponde alla Magistratura, non a organismi politici e politicizzati.
E non ci piacciono quelli che prima invitano una persona e poi temendo quello che quello che potrebbe rivelare si rimangiano la parola.
Con o senza emoticon, il giudizio non cambia.
State sereni.
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
LA LOGICA SOVRANISTA DEL “LASCIAMOLI LAVORARE, APPALTI LIBERI” PRODUCE MORTI INNOCENTI E MILIONI NELLE TASCHE DEI “PRENDITORI”
La rapidità con cui la procura di Verbania ha disposto i tre fermi fa pensare che in questo caso ci sia la ‘pistola fumante’.
E se le prime ammissioni saranno confermate significa che la tragedia della funivia è stata provocata dalla irresponsabile scelta di tenere aperto un impianto che doveva essere chiuso e messo in sicurezza.
Ma prima della vita veniva la voglia di profitto. Un alibi perfetto che in questo caso come in altri viene giustificato con il bisogno di lavorare e tant’è altri frasi fatte come il non si può morire di fame, i dipendenti che dovrebbero andare a casa…
Da qui – a quanto emerge – la scelta irresponsabile di manomettere l’impianto per impedire che i guasti facessero fermare le cabine. “Andiamo avanti, mica possiamo chiudere adesso che la stagione è appena cominciata…”.
Un tragico parallelo con la cultura del profitto e della faciloneria che ha provocato la strage del ponte Morandi.
Controlli pochi e fatti male, investimenti minimi, la consapevolezza del rischio e la decisione di chiudere non uno ma due occhi facendo finta di ignorare che prima o poi sarebbe accaduto l’inevitabile crollo.
Il tutto mentre in questo paese ogni anno ci sono centinaia tra morti e feriti sul lavoro, molti dei quali causati dal fatti che operai o addetti lavoravano o erano costretti a lavorare senza rispettare le norme di sicurezza o svolgendo mansioni che non avrebbero dovuto svolgere.
La cultura dell’irresponsabilità e del profitto non è così minoritaria nella nostra classe imprenditoriale. I furbi sono tanti, i controlli pochi.
E di fronte a questo scenario le ipotesi che vorrebbero una ulteriore ‘deregulation’, minori controlli nel nome della produttività e della fretta rischiano di diventare di fatto criminali.
Il partito del no ai controlli, del ‘fidiamoci’ e lasciamo lavorare, della flessibilità dietro la quale si nasconde lo sfruttamento deve essere sconfitto.
Altrimenti l’altro ieri ponte Morandi, ieri i morti sul lavoro che vengono raccontati in poche righe sui giornali, oggi la funivia.
E domani?
(da Globalist)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“LA VITA UMANA NON HA PREZZO: IL FRENO BLOCCATO PER NON PERDERE TURISTI? SONO SENZA PAROLE, DOVRANNO PAGARE”
“Il freno bloccato per non perdere turisti, se mio figlio è morto per questo
dovranno pagare”. A parlare sulle pagine di Repubblica è la madre di Alessandro Merlo, 29enne tra le vittime della tragedia della funivia del Mottarone insieme alla sua fidanzata Silvia, di 26 anni.
Lo sfogo della donna prosegue:
“La vita delle persone non ha prezzo, quella di mio figlio e di Silvia, ma anche la nostra che ora dobbiamo fare i conti con questa mancanza”
La madre di Alessandro continua parlando della dinamica che ha portato all’incidente:
“Hanno detto qualcosa del freno e della forchetta, io non capisco niente di queste cose tecniche, ma da quello che leggo sembra che i gestori della funivia abbiano fatto una consapevole, dettata da ragioni economiche. Bloccare i freni per non perdere la giornata di turisti, io sono senza parole, è assurdo che si sia fatta comunque andare la funivia pur sapendo che c’erano dei problemi, e questo sulla pelle della gente”.
(da agenzie)
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Maggio 26th, 2021 Riccardo Fucile
DIETRO LA DISCRIMINAZIONE DELLA NAZIONALE CANTANTI UN PAESE MALATO DI SESSISMO, IGNORANZA E PREGIUDIZI
Se è vero che il giudizio su qualcuno non dipende dalla caduta ma dalla rapidità e dall’efficienza con cui è in grado di rimettersi in piedi, la Nazionale Cantanti esce piuttosto malconcia dal caso Aurora Leone.
Se riavvolgiamo un attimo il nastro sull’intero caso, quello che resta impresso sulla pellicola è una fotografia impietosa di un Paese del tutto incapace di riconoscere e, di conseguenza, di affrontare il tema sessismo, e dai tempi di reazione pachidermici nel gestire una crisi.
Sono le ore 22 di ieri quando Aurora dei “The Jackal”, insieme al collega e amico Ciro Priello, denuncia di essere stata fatta alzare dal tavolo, estromessa dalla Partita del cuore e infine cacciata dall’albergo in cui alloggiavano. Tutto questo per una e una sola “colpa” inemendabile agli occhi di gente che sembra uscita direttamente dal 1921: essere donna.
A quel punto, invece di scusarsi e rimediare a un fatto inaudito, la prima e unica reazione della Nazionale Cantanti è un saggio di come non si dovrebbe mai rispondere a un’accusa, specie quando la stessa – come emergerà di lì a poco – è assolutamente fondata: negano tutto, senza limitarsi a rispondere nel merito, ma, persino piccati, passano immediatamente al contrattacco, accusando Aurora di essere, nell’ordine, “arrogante, minacciosa, maleducata e violenta”.
Passano altre tre ore, sono ormai le 9 del mattino, e arrivano le prime crepe nella traballante difesa della Nazionale: Eros Ramazzotti, storico membro del team e uno dei volti più rappresentativi della compagine azzurra, rilancia su Instagram un post della Nazionale cantanti in cui si riconosce che qualcosa è accaduto, che nessun cantante si è accorto praticamente di nulla (come se l’episodio fosse avvenuto in un privée), che c’è stato un comportamento “incauto” – scrive proprio così – da parte di due membri dello staff (la cara vecchia tesi delle “mele marce”, insomma, anche se una di quelle mele è nientemeno che il direttore generale Gianluca Pecchini, non esattamente il primo che passava di lì) e che tutto si può dire di noi ma non che siamo “sessisti, razzisti e omofobi” e via con altre difese non richieste, come se la vittima non fosse Aurora Leone ma i cantanti stessi, nell’ennesima variante del “victim blaming” a cui ormai siamo tristemente abituati.
Passano altre due ore e, solo in seguito alle enormi pressioni mediatiche sul caso, di fronte a critiche che, nel frattempo, montano sempre più forti per una reazione parsa a tutti fragilissima, tardiva e vagamente “paracula”, per dirla alla francese, lo stesso Ramazzotti è costretto a fare un post nel quale – questa volta sì – prende nettamente le distanze dall’accaduto e avverte: “o arrivano le scuse ad Aurora o io non scendo in campo.”
Una posizione che, in verità, aveva già preso personalmente – unico per altro a farlo – Andrea Mariano noto come Andro dei Negramaro, con molta meno eco mediatica e, soprattutto, col peso specifico di uno alla sua prima Partita del cuore. Apprezzabilissimo, da applausi – lui – ma un po’ pochino nel complesso.
Tutto finito qui? Neanche per sogno.
Perché a questo punto scende in campo Enrico Ruggeri, presidente e capitano della Nazionale cantanti. Che, in una goffa, maldestra, irricevibile intervista al Tg4, ribadisce a denti stretti e visibilmente infastidito la sua vicinanza ad Aurora, salvo poi virare bruscamente sul tema della ricerca sul cancro, l’obiettivo stesso della Partita del cuore: proposito serissimo, importante, su cui concentrare risorse ed energie, ma che certo non impedisce di occuparsi contemporaneamente di un tema altrettanto serio e sottovalutato: il sessismo, la misoginia strisciante, i diritti delle donne di cui la Nazionale cantanti si propone addirittura di essere alfiere con tanto di mascherine personalizzate contro la violenza di genere, salvo poi alimentarla e metterla in pratica col più classico dei retaggi retrogradi e maschilisti: “Le donne? Non possono giocare a calcio” Anche solo a scriverlo, fa venire i brividi. Eppure.
Qualche ora dopo ancora, in compenso, arriva quello che in un Paese anche meno decente di questo sarebbe accaduto cinque minuti dopo la denuncia di Aurora: le dimissioni di Gianluca Pecchini. Che si guarda bene anche lui dallo scusarsi, non sia mai.
Pecchini si limita a un timido passo indietro, molto di facciata e pochissimo di sostanza, senza tuttavia rinunciare, nell’attimo in cui spegne la luce, a sollevare da ogni responsabilità tutti gli artisti e i cantanti presenti, in una sorta di assoluzione “urbi et orbi” con cui i maschi sono soliti proteggere se stessi, nell’istintiva consapevolezza che, un giorno, al loro posto, un altro maschio proteggerà loro. Funziona così, no?
Sono le ore 16 di una giornata di ordinaria misoginia, 18 ore dopo il video-denuncia di Aurora Leone, e nessuno in questo lasso di tempo infinito ai tempi dei social ha ancora ufficialmente pronunciato l’unica parola che avesse senso in una situazione del genere: scusa.
Suvvia, non c’è tempo, non c’è spazio per questi dettagli, c’è una partita da giocare, lo spettacolo deve andare avanti, sempre e comunque. Per le scuse ci sarà tempo. Di sessismo, di lotta per i diritti delle donne, se n’è parlato anche troppo.
Anche oggi, come sempre, ce ne occuperemo domani.
(da NextQuotidiano)
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