Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
FORTE INCREMENTO DEI RICOVERI
Nuovo picco di vittime quotidiane per il Covid in Italia: sono 434 in 24 ore, a fronte
delle 287 di ieri.
Era dal 14 aprile 2021 che non si registravano così tanti morti: furono 469 e due giorni dopo 429.
Gli oltre 228mila casi registrati nelle ultime 24 ore sono rappresentano invece il record nella quarta ondata e quindi di sempre.
Il tasso di positività è stabile al 15,4
Sono 1.715 i pazienti in terapia intensiva, 2 in meno nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 150. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 19.448, cioè 160 in più rispetto a ieri.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
I NOMI “SEGRETI“ SONO SEMPRE I SOLITI TROMBONI
Il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato un piano B per la presidenza della Repubblica. E questo allontana la candidatura di Silvio Berlusconi per il Quirinale e apre nuove prospettive anche per il nuovo governo che il segretario del Carroccio chiede. E che dovrebbe vedere la partecipazione dei leader del partito.
Mentre lo scenario annunciato da Salvini non vede (per ora) l’ascesa di Mario Draghi al Colle. L’approdo al Quirinale con Matteo king maker sarebbe invece appannaggio di alcuni nomi ben precisi.
Quello della presidente del Senato Elisabetta Casellati o dell’assessora al Welfare di Regione Lombardia Letizia Moratti. Ma nella lista ci sono anche Marcello Pera e Pierferdinando Casini.
Gli scenari
Il piano B di Salvini, spiega oggi un retroscena su La Stampa, è quindi un complicato sistema di incastri. Che prevede l’addio alla candidatura di Berlusconi possibilmente senza far arrabbiare troppo il Cavaliere. Poi puntare su un candidato alternativo del centrodestra sul quale far convergere Forza Italia e Fratelli d’Italia. Infine, su questa proposta intavolare una trattativa con il premier sul prossimo governo.
L’idea dell’esecutivo dei leader, sulla quale ieri anche Matteo Renzi ha detto sì, è la prima mossa di una strategia che punta alle elezioni nel 2023. Il leader del Carroccio però punta in primo luogo a un obiettivo antico. Ovvero il ministero dell’Interno. Anche se magari non sarà per forza lui a guidarlo, spiega il quotidiano, il Viminale dovrà tornare ad essere centrale nella narrazione politica. Per risalire i sondaggi e superare Giorgia Meloni che insidia la sua leadership. In questa ottica, spiega il quotidiano, sono tre gli scenari attesi:
il primo è il governo dei politici: Mario Draghi potrebbe andare al Quirinale mentre a Palazzo Chigi arriverebbero i leader di partito con ministeri chiave; e Salvini punterebbe al Viminale
il secondo è la conferma dello status quo: in questo caso Sergio Mattarella verrebbe riconfermato presidente della Repubblica e Draghi resterebbe presidente del Consiglio fino al 2023, quando arriveranno le elezioni politiche;
il terzo è il voto anticipato: se al Quirinale arrivasse un nome scelto dal centrodestra senza trattative con il centrosinistra la conseguenza più probabile sarebbero le urne nel 2022.
Il nome “segreto” di Salvini
Ieri le agenzie di stampa hanno raccontato di una lunga e cordiale telefonata tra Berlusconi e Salvini. Nella serata di ieri alcune fonti leghiste hanno fatto trapelare con l’AdnKronos che «le letture malevole» del suo piano B vanno respinte
Il Corriere della Sera però spiega che dal Carroccio c’è prima di tutto preoccupazione per il possibile flop della candidatura del Cavaliere: «O dentro o fuori, non possiamo arrivare all’inizio delle votazioni in Aula con un quadro ancora incerto», dicono i rumors. Per questo ci vuole una candidatura «che piaccia a molti, se non a tutti».
E dietro l’accelerazione molti vedono l’ombra di Denis Verdini. Che aveva appunto chiesto un ruolo di king maker per il Capitano nella lettera a Confalonieri e Dell’Utri. Per farlo c’è bisogno di un nome. Che può essere quello giusto per il Quirinale. O lo spauracchio per ottenere il governo dei leader e il posto al Viminale.
Ora però il problema sarà riuscire a concretizzarlo. Il primo nome “segreto” che circola tra quelli che potrebbe fare Salvini è quello di Elisabetta Casellati, presidente del Senato, figura istituzionale ed esponente di Forza Italia. Il secondo è quello di Letizia Moratti. Ma a Salvini non dispiacerebbe nemmeno Marcello Pera. Così come Pierferdinando Casini. E non a caso si tratta di nomi contigui (oggi o un tempo) all’area berlusconiana.
Mentre sullo sfondo rimane l’opzione Draghi.
(da Huffingtonpost)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
“TUTTO SI GIOCA SU 94 PARLAMENTARI E SULLE DEFEZIONI”
La maggioranza dei grandi elettori del Quirinale è nelle mani del centrosinistra.
Questo il dato che emerge da un’analisi di Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore, mirata soprattutto a quantificare le reali probabilità che Silvio Berlusconi possa salire al Colle.
Partendo dai numeri:
Il blocco di centrodestra dispone di 419 tra deputati e senatori. In questo blocco abbiamo fatto rientrare tutti i gruppi parlamentari del centrodestra più i deputati di Noi con l’Italia alla Camera. E Idea-Cambiamo! al Senato, che non costituiscono un gruppo parlamentare, ma solo una componente dei gruppi misti.
Il blocco di centrosinistra dispone di 438 tra deputati e senatori. In questo blocco abbiamo inserito tutti i gruppi parlamentari del centrosinistra più i sei senatori di Leu, i sei deputati del Centro Democratico di Tabacci e i tre deputati e i due senatori di Azione +Europa, che fanno parte dei gruppi misti di Camera e Senato.
Dunque, contando solo i grandi elettori parlamentari, il blocco di centrosinistra è davanti a quello di centrodestra.
E il primato del centrosinistra rimane anche quando ai grandi elettori si sommano gli elettori regionali.
Sono 58 di cui 33 affiliati ai partiti di centrodestra e 25 a quelli del centrosinistra. Aggiungendo questi grandi elettori agli altri il centrosinistra arriva a 463 e il centrodestra a 452.
La somma di queste due cifre fa 915. Per arrivare al totale di 1009 mancano all’appello 94 parlamentari.
Tutti questi calcoli ovviamente senza contare le defezioni per Covid.
Se si assume che non vi siano defezioni, secondo D’Alimonte saranno allora quei 94 parlamentari che decideranno la partita, “se si andasse allo scontro come nel caso della candidatura di Berlusconi”.
Ed è proprio tra i 94 che Berlusconi dovrebbe cercare i 53 voti che gli mancano. Ma 53 su 94 sono più del 50%. Una sfida complicata, visto che non tutti questi parlamentari, secondo il giornale, sarebbero inclini a votare per il Cavaliere. Il Sole ha provato a capire chi di loro non voterebbe in nessun caso per Berlusconi.
Con questo criterio possiamo sottrarre i 16 di Alternativa, i sei senatori a vita, diversi esponenti del gruppo Pe le Autonomie, i quattro delle minoranze linguistiche, il senatore di Potere al Popolo, e quello del Partito Comunista, più diversi parlamentari di Camera e Senato non iscritti a nessun gruppo.
Fatta questa operazione dei 94 ne restano una sessantina. E praticamente dovrebbero votare tutti per Berlusconi perché possa arrivare alla soglia magica di 505.
Insomma, secondo Il Sole, l’elezioni di Berlusconi sarebbe “poco probabile”. Naturalmente però, sottolinea il giornale, il conteggio non tiene conto delle eventuali defezioni. “Dato che il voto è segreto e questo parlamento è ingovernabile, si tratta di un’assunzione molto debole. Le defezioni ci saranno, certo e bisogna vedere se saranno più nel gruppo di centrosinistra o centrodestra” scrive Il Sole.
E qui si entra nel mirino delle speculazioni. Perché se le defezioni del centrosinistra e del centrodestra si elidessero allora a Berlusconi servirebbero comunque i 53 voti di cui abbiamo già discusso. Ma l’ipotesi più probabile è che siano maggiori nel campo di centrodestra.
Infatti è chiaro che la candidatura di Berlusconi non piaccia del tutto a Salvini e Meloni. I due leader, secondo Il Sole, l’hanno accettata “per mantenere l’unità della coalizione” e per evitare “che il cavaliere si attratto dalle sirene della riforma elettorale proporzionale o dall’idea di trovare un accordo con il Pd per il nuovo presidente”.
Anche se solo il 10% dei 452 elettori del centrodestra disertasse, l’asticella per essere eletto si alzerebbe ancora di più. Nella sostanza l’elezione di Berlusconi sarebbe il risultato di un gioco di defezioni incrociate.
(da Huffingtonpost)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
ORA STAREBBE VALUTANDO “UNA VIA D’USCITA ONOREVOLE“ , MAGARI UN MATTARELLA BIS
La caccia ai voti dei Grandi elettori per l’elezione al Quirinale di Silvio Berlusconi si è: «fermata oggettivamente» secondo Vittorio Sgarbi.
Quella ormai nota come operazione scoiattolo sembra ormai a un passo dalla fine prematura, soprattutto dopo l’ultimatum di Matteo Salvini lanciato ieri, 17 gennaio.
Il leader della Lega aveva dato tempo al Cav fino domenica perché chiudesse la sempre più faticosa conta dei voti. Dopo di che, il leghista aveva detto chiaramente che ci sarebbe stata una proposta alternativa.
Tra i due ci sarebbe stata anche una telefonata poco dopo, l’esito evidentemente non è stato dei più incoraggianti per Berlusconi, descritto da Sgarbi come: «abbastanza triste».
E oggi l’umore di Berlusconi non deve essere migliorato, come spiega lo stesso parlamentare a Un giorno da pecora: «Ci devono essere delle inquietudini di natura psicologica, non degli elettori, ma nel candidato, perché è rimasto a Milano».
Secondo Sgarbi, Berlusconi sarebbe a un passo dal ripensamento, consapevole ormai che, dei tanti retroscena che oggi riempiono le pagine dei giornali, ci sia più di un fondo di verità sul piano B di Salvini che non comprende più lui come candidato del centrodestra: «Credo che questa, come dire, pausa dipenda dal fatto che starà pensando se c’è una via d’uscita onorevole, con un nome che sia gradito a lui, forse Mattarella».
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
I LEGAMI CON L’INCHIESTA SULLA FONDAZIONE DI RENZI
Nuovi dettagli emergono nell’ambito dell’indagine a carico di Beppe Grillo, e
coinvolgerebbero anche esponenti del M5s.
Nel fascicolo di indagine sono state inserite anche alcune chat tra il fondatore del Movimento e l’armatore Vincenzo Onorato, nelle quali quest’ultimo chiede interventi per aiutare la Moby spa, il gruppo di navigazione italiano gravato da debiti finanziari. Gli stessi messaggi sarebbero poi stati inoltrati da Grillo ad altri esponenti politici del M5s.
La procura di Firenze ha acquisito queste comunicazioni per usarle nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open prima di trasmetterle ai magistrati milanesi che hanno iscritto il comico e l’armatore nel registro degli indagati con l’accusa di traffico di influenze illecite, relative ad alcuni contratti pubblicitari.
Chi indaga intende fare luce proprio su questi contratti, capire se si tratti di accordi veri o fittizi.
In particolare, la procura di Milano vuole appurare se i compensi percepiti dalla società di Beppe Grillo fossero il pagamento frutto di prestazioni effettive oppure il costo relativo a una certa “mediazione” politica.
I pm milanesi ipotizzano che il garante dei 5 Stelle possa aver veicolato quelle richieste di aiuto del patron di Moby a politici del Movimento. La Procura valuta attentamente queste chat per capire come e in che misura sia stato favorito Onorato, che per il suo gruppo avrebbe richiesto «una serie di interventi a favore del suo gruppo» e che con il sito di Grillo aveva stipulato un contratto biennale per 120 mila euro all’anno per contenuti pubblicitari.
In sostanza, stando all’ipotesi investigativa, negli scambi di messaggi Onorato avrebbe chiesto a Grillo di intervenire su alcuni politici M5s per ottenere benefici per la sua società. Lo stesso Grillo avrebbe poi inoltrato al patron di Moby le risposte ricevute.
(da Open)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
DIECI ANNI FA IL CRIMINALE SUPREMATISTA STERMINO’ 77 GIOVANI INNOCENTI
Dieci anni anni dopo il massacro del 22 luglio 2011 in Norvegia, Anders Behring Breivik, il killer di Utøya, non è cambiato: al suo ingresso in tribunale in occasione di un’udienza sulla sua richiesta di libertà vigilata, ha fatto il saluto nazista.
Abito scuro, testa rasata, l’estremista di destra ha anche fatto con la mano un gesto tipico del suprematismo bianco prima di alzare il braccio destro e fare il saluto nazista. «Fermate il genocidio contro le nostre nazioni bianche» e «Guerra civile-nazista» recitavano i cartelli, stampati in inglese che Breivik ha portato con sè. L’estremista si è anche descritto come candidato al Parlamento al giudice. Breivik ha 42 anni e sta scontando la pena massima, 21 anni in carcere, in Norvegia.
Il periodo può però essere prorogato a tempo indeterminato se ritenuto una minaccia continua per la società. Breivik ha sterminato 77 persone, in particolare adolescenti di un campo giovanile del partito laburista.
L’anno scorso il procuratore di stato di Oslo ha respinto un’altra richiesta di libertà vigilata: ora sta al tribunale distrettuale della regione meridionale di Telemark, dove Breivik sta scontando la pena, esaminare il caso ed esprimersi.
«La nostra posizione è che è necessario andare avanti con il confinamento per proteggere la società», spiega la procuratrice incaricata, Hulda Karlsdottir, prima dell’udienza parlando con Reuters. Tra un anno Breivik, che nel frattempo ha cambiato il suo nome legale in Fjotolf Hansen, potrà richiedere una nuova udienza di libertà vigilata tra un anno se la sua richiesta dovesse essere rifiutata.
Nel 2017 l’estremista ha perso una causa sui diritti umani: una corte d’appello ha ribaltato la decisione di un tribunale di grado inferiore secondo cui il suo quasi isolamento in una cella di tre stanze era disumano.
(da Open)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
NATO LEGHISTA TALEBANO, DIVENUTO GRILLINO PER COMODO, FINITO RE DEGLI IGNORANTI
Il punto più basso di Gianluigi Paragone è stato raggiunto (per ora) sabato scorso,
quando l’ex (molto ex) giornalista sorrideva sul palco dell’adunata no-vax mentre Montagnier, o per meglio dire quel che ne resta come neuroni e credibilità, diceva che tra pochi anni saranno i non vaccinati (ovvero gli unici a sopravvivere) a dover salvare il mondo.
Un trionfo di complottismo delirante e sciacallaggio “politico”. Qualcosa che pareva assai prossimo, purtroppo, alla circonvenzione reiterata e compiaciuta di incapaci. Eppure Paragone era orgogliosissimo del baraccone che aveva tirato su, e tutto sommato non aveva torto: riuscire a portare migliaia di persone in piazza a sentire Montesano, Parisi, Melandri e Puzzer – che parlano di scienza! – attiene come minimo alla metafisica.
Paragone è un personaggio bizzarro. Nato leghista talebano e divenuto grillino per comodo, è ora assurto ad “Adinolfi dei no-vax” e “Pillon dei complottari”. Son soddisfazioni. Su Facebook è fortissimo, vero e proprio aedo di boomer con spiccata propensione all’analfabetismo funzionale.
Paragone non è sempre stato così. Negli anni di transizione dal suo iper-leghismo al suo quasi-grillismo, faceva persino una tivù (a tratti) coraggiosa. Una tivù spettinata, maleducata e non di rado più adatta al retequattrismo che non a Rai2 o La7. Vero. Eppure, in quel gran casino di risse e chitarre, c’era del buono.
La saltuaria presenza di musicisti di pregio (Bennato, di cui è grande fan). L’attacco al renzismo. Le battaglie e la controinformazione sulle banche. Ai 5 Stelle è capitato spesso di portare nelle istituzioni casi umani strazianti e caricaturali, ma puntare su Paragone (nel 2017/18) poteva avere senso.
Da quel momento in poi è però cominciato il tracollo. Non tanto per l’opposizione a Draghi, che in lui (e a dire il vero pure per i 5 Stelle) sarebbe coerente e sensata, quanto per questo suo perdurante, colpevole, scellerato e orripilante khomeinismo no-vax.
Il suo tramonto etico e morale va davvero oltre ogni incubo possibile. Paragone sa fare tivù, è intelligente e adora essere scorretto. Non ha ritegno e si diverte come un matto a épater le bourgeois. Per questo è pericolosissimo. Negli scontri televisivi, sapendo di non avere argomenti, la butta sempre in vacca. E sa come farlo. Chiunque provi a confutarlo viene deriso, diffamato (Bassetti lo ha giustamente querelato) o comunque scimmiottato a prescindere, perché il Paragone attuale sa di non avere contenuto. Quindi deve giocare tutto sulla (non) forma, imbastendo ogni volta il “teatrino del caciottaro” e vincendo quasi sempre per distacco (ne sa qualcosa Selvaggia Lucarelli, che giovedì a Piazzapulita aveva ragione sul “cosa” ma che è stata spazzata via sul “come”). Paragone non vive di passioni, ma di fasi e convenienze. Non gliene frega nulla (e non ne sa nulla) di vaccini e diritti negati, solo che adesso gli conviene giocare all’idolo delle Brigliadori. Essere il re degli ignoranti 2.0 è moralmente avvilente, ma ha i suoi vantaggi. Se si votasse domani, Paragone avrebbe più voti di Renzi, Calenda e Bonino. Forse anche di Fratoianni e D’Alema. Non andrà lontano, perché la sua resistibilissima ascesa porta con sé uno sputtanamento costante e industriale, ma Paragone è uno Zelig senza morale alcuna.
Vedrete che, quando la pandemia finirà, si cucirà un nuovo ruolo adatto alla bisogna. Magari il Maradona dei terrapiattisti. Oppure il Nureyev delle scie chimiche. Insomma, e con rispetto parlando: il pifferaio dei coglioni.
Andrea Scanzi
(da Il Fatto Quotidiano)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
ITALIANI IN BALIA DI UNA MINORANZA DI DELINQUENTI NEGAZIONISTI
L’iniziativa del vescovo-medico di Teano-Calvi, Monsignor Giacomo Cirulli è stata fin da subito quella di proibire ai non vaccinati, in Chiesa, di distribuire la comunione. Tuttavia su di lui si sono scatenati subito i cosiddetti “haters”.
Così, nel Casertano, a sua protezione è arrivata la Digos che indaga sugli autori delle minacce. Intanto, anche a Cremona si segue la strada intrapresa da Cirulli a inizio 2022 nel Casertano: il collega Antonio Napolioni ha inviato una lettera alla sua Diocesi in cui si legge: “La comunione sia distribuita da ministri vaccinati o si incarichi persona idonea”.
“Sono venuti a trovarmi, non su mia richiesta, alcuni ispettori della Digos che stanno attenzionando la vicenda”, dichiara Cirulli in un’intervista a L’Avvenire.
“La mia è stata una decisione presa in conseguenza del grave peggioramento della situazione pandemica – spiega il vescovo di Teano, tornando sulla sua decisione dell’8 gennaio. – Sulla scia delle parole del Papa e nella linea della Chiesa italiana. Ho avuto notizia da parte di fedeli preoccupati che c’erano sacerdoti, diaconi, laici e laiche che distribuivano le particole consacrate non essendo vaccinati. Quando queste segnalazioni sono aumentate, ho pensato di intervenire. Tutto qui. Mi sembrava e mi sembra una scelta di semplice buon senso. Presa per difendere la salute dei fedeli vaccinati e anche quella dei sacerdoti e dei ministri straordinari dell’eucaristia non vaccinati”. “E invece – racconta – si sono scatenati i cosiddetti leoni da tastiera che mi hanno riempito di insulti e minacce”.
Anche il vescovo di Cremona: diano la Comunione solo i vaccinati
Solo vaccinati a distribuire l’eucarestia: il vescovo di Cremona Antonio Napolioni lo ha chiesto nella lettera che ha inviato a sacerdoti, diaconi e religiosi della Diocesi in cui ha parlato delle necessarie misure anti-Covid qualche giorno dopo le raccomandazioni della segreteria generale della Cei.
Il suo invito, anche ai fedeli, è di “essere testimoni di fiducia, senso di responsabilità e attenzione al bene comune, compiendo un atto di amore che è costituito dalla vaccinazione”, come scrive nel messaggio riportato da La Provincia di Cremona.
“Diventa opportuno che i presbiteri, per prestare servizio nelle celebrazioni, abbiano sempre cura di trovarsi in una delle tre condizioni previste dalla legge: vaccinazione, guarigione da non oltre 180 giorni, o test negativo. La comunione sia distribuita da ministri vaccinati o si incarichi persona idonea, religiosa o laica, dotata di avvenuta vaccinazione”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2022 Riccardo Fucile
TUTTO PER L’OTTUSITA’ DEL GOVERNO DI NON VOLER CHIUDERE LE SCUOLE
Dal presidente dell’associazione nazionale presidi Antonello Giannelli arriva la stima
di quante classi dovranno per necessità svolgere le lezioni a distanza a causa del Coronavirus.
«La nostra stima è del 50 per cento di classi in Dad. Aspettiamo ora la pubblicazione dei dati ufficiali». Queste le parole che Giannelli ha pronunciato ai microfoni di Radio24.
«Il sistema ha tenuto – ha spiegato il presidente -, ma non avevamo dubbi su questo: ciò sta avvenendo grazie all’impegno dei presidi e dei docenti e di tutto il personale». Il dirigente scolastico ha evidenziato che non si è registrato nessun tipo di «catastrofe» ma ha fatto presente che da parte del corpo insegnanti e degli operatori scolastici in genere «c’è un enorme difficoltà gestionale» vista l’impennata di infezioni Covid a scuola con cui bisogna fare i conti.
«I presidi si stanno occupando solo della gestione sanitaria – ha precisato Giannelli – e non di tutto il resto di cui dovrebbero occuparsi».
(da agenzie)
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