Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile
LA RISPOSTA DI UNA 21ENNE ROMANA IN CURA… LE ASSOCIAZIONI: “CHI SI AMMALA NON E’ SBAGLIATO E NON HA COLPE”
“A Giorgia Meloni e al suo partito vorrei dire che nessuno sceglie di avere
un disturbo psicologico, non siamo mica scemi”, dice Rebecca M., 21enne romana in cura per anoressia, dopo aver letto il tweet con cui Fratelli d’Italia ha bollato come devianze una serie di patologie e disturbi psicologici, tra cui l’anoressia e l’obesità.
Il cinguettio, pubblicato per sostenere il progetto della leader di combattere le devianze giovanili con l’introduzione del diritto allo sport e alla cultura, è rimasto online per pochissimo tempo, ma non è passato inosservato a pazienti e associazioni.
“È assurdo considerare i disturbi del comportamento alimentare delle devianze. Sono patologie gravi che causano la morte di più di 4 mila persone all’anno”, sottolinea Daniela Bevivino, presidente dell’associazione di settore Fenice Lazio Odv – è sintomo di superficialità e non te lo aspetti da un partito politico”.
“Non solo è sbagliato”, aggiunge Aurora Caporossi, che dopo la guarigione dall’anoressia ha fondato l’associazione Animenta, “ma provoca un’ulteriore stigmatizzazione e ci fa sentire sbagliati, ci fa sentire in colpa e diversi. Chi si ammala di un disturbo alimentare non è sbagliato e non ha colpe, sta affrontando una malattia mentale e come tale ha bisogno di cure, rispetto e dignità”.
A Fratelli d’Italia sono bastati meno di 280 caratteri su di un social “per buttare al macero più di 20 anni di lavoro fatto da familiari, pazienti e operatori per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni”, sottolinea Armando Cotugno, direttore della UO Disturbi del Comportamento Alimentare Asl Roma1, “per far capire che queste situazioni non nascono da comportamenti viziosi o devianti, ma che sono espressioni di un disagio psichico”.
Prima dello sport, servono strutture per la cura
Altro accostamento “sintomo di superficiliatà” è il pensare allo sport come strumento per il contrasto alla presunta ‘devianza- anoressia’. E i motivi sono due. “Da un lato perché per i pazienti anoressici l’attività fisica diventa parte del sintomo: l’iperattività serve a bruciare quante più calorie possibili”, spiega la presidentessa di Fenice Lazio Odv. “Dall’altro perché ci sono sport che, più degli altri, si prestano a diventare degli ottimi catalizzatori per i sintomi dei disturbi alimentari: la danza, il nuoto sincronizzato, la ginnastica e, più in generale, tutte quelle pratiche sportive che richiedono un controllo del peso o delle forme corporee”.
“I disturbi del comportamento alimentare non si curano con l’attività fisica ma con strutture dedicate, ovvero che seguono i protocolli nazionali e regionali di cura: servizi che a Roma, nel Lazio e in tutta Italia sono ancora troppo pochi”, sottolinea la presidente di Fenice Lazio Odv. Per capire la situazione Basti pensare che non tutte le Asl della Regione hanno l’ambulatorio per il trattamento di queste patologie e si tratta del livello di cura più basilare”. A Roma un ambulatorio pubblico d’eccellenza è quello gestito dal dottor Armando Cotugno, nell’Asl Roma1, “e infatti la lista d’attesa per una prima visita può durare mesi – prosegue Bevivino – anche se in base alla gravità cercano ovviamente di intervenire il prima possibile”.
Non devianza, ma disagio psicologico§
Se è vero che le parole hanno un peso, allora è bene ribadire quelle corrette. “L’obesità è una condizione patologica – spiega il dottor Cotugno – è espressione di un disagio psicologico e non di comportamenti devianti”. Stesso discorso per l’anoressia, che il medico definisce “una modalità disfunzionale di gestione del disagio e non una devianza”. Così come lo sono anche l’autolesionismo o l’hikikomori citati nello stesso tweet di Fratelli d’Italia.
“Fa male vedere che c’è ancora chi crede che questo dolore ce lo scegliamo”, continua Rebecca, “non sono una persona deviata, sono malata e non l’ho fatto per ribellarmi alle norme della società”. “La domanda che mi pongo è che idea ha Fratelli d’Italia dei disturbi psicologici”, conclude la 21enne romana.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile
SI E’ DIMENTICATO CHE NEGLI ULTIMI 8 ANNI IL COMUNE E’ STATO GUIDATO DAL CENTRODESTRA
La memoria non deve essere il suo forte. Forse a causa dei continui “ripensamenti” registrati nel corso degli anni, con annunci e smentite su quegli stessi annunci che spesso arrivano nel giro di poche ore.
E tutto ciò deve essere accaduto anche quando Matteo Salvini ha deciso di prendere, citare e utilizzare come punto di riferimento per la sua propaganda elettorale le parole del rapper Emis Killa sulla città di Riccione “diventata coma Marsiglia”.
Peccato che il Comune sia stato guidato dal centrodestra negli ultimo 8 anni e la nuova amministrazione di centrosinistra si sia insediata da meno di due mesi.
A rinfrescare la memoria al segretario del Carroccio ci ha pensato il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Perché Salvini aveva condiviso sui social questo pensiero: “Ha ragione Emis Killa: “Riccione è diventata Marsiglia comunque. Una volta i giovani andavano lì a divertirsi, le famiglie anche. Ora dopo le 18 se sei un bravo ragazzo devi avere paura a farti una passeggiata sul lungomare”.
Il problema-sicurezza nelle città ormai è dilagante e fuori controllo, e non vedo l’ora che sia il 25 settembre per riprendere, con determinazione, per mano questo Paese e riportare un po’ di ordine, tranquillità e rispetto delle regole”.
Ma chi ha guidato la città (quindi con un ruolo attivo nella gestione dell’ordine pubblico) negli ultimi otto anni? Dal 2014 al 2017 (prima dell’intervento del Commissario prefittizio) la sindaca è stata Renata Tosi. Dal giugno dello stesso anno al giugno del 2022 è stata sempre Renata Tosi. Eletta, in entrambi i casi, grazie al sostegno della coalizione di centrodestra: nel 2014 con Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, nel 2017 con Lega Nord e Forza Italia (oltre alla sua lista civica).
Insomma, Salvini ha tentato l’attacco nei confronti di un Comune che solo da 2 mesi è guidato dal centrosinistra. E lo ha fatto dimenticando gli 8 anni di amministrazione anche leghista e citando le parole di Emis Killa che aveva detto: “Riccione è diventata Marsiglia comunque. Una volta i giovani andavamo li a divertirsi, le famiglie anche. Ora dopo le 18:00 se sei un bravo ragazzo devi avere paura a farti una passeggiata sul lungomare. Le manganellate nelle ginocchia ci vogliono”.
Parole, quelle del rapper, che hanno fatto attivare gli uffici legali del Comune di Riccione con la neo-sindaca Angelini pronta a querelarlo.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile
“NON CAPISCO COME SI POSSA DEFINIRE L’OBESITÀ UNA DEVIANZA, QUANDO A VOLTE È LEGATA A COMPORTAMENTI ALIMENTARI E ALTRE VOLTE È INVECE UN DISTURBO DI SALUTE”… “SPESSO QUESTE DEVIANZE SONO DEI DISTURBI, DELLE MALATTIE”
Ho visto un post sui social di Fratelli d’Italia che dettagliava le cosiddette
“devianze” di Giorgia Meloni in una serie di voci che non avevano niente a che vedere tra loro e che soprattutto non avevano niente a che vedere con la devianza: definire devianza l’autolesionismo, un fenomeno drammatico che dopo la pandemia ha colpito moltissimi adolescenti e tantissime famiglie, è un abominio».
Filippo Sensi, ex portavoce di Renzi e Gentiloni, premette di parlare anche come promotore del bonus psicologo.
In che senso?
«Non capisco come si possa definire l’obesità una devianza, quando a volte è legata a comportamenti alimentari e altre volte è invece un disturbo di salute. Non mi è sembrato solo uno scivolone ma qualcosa di più grave. Cosa significa parlare di italiani sani? Non voglio polemizzare con Giorgia Meloni. Non mi piace l’idea degli italiani sani contrapposti agli italiani devianti. Spesso queste devianze sono dei disturbi, delle malattie, non ci siamo proprio. Mi preoccupa molto l’idea di una presunta normalità contrapposta all’idea di devianza. Nel post di Fratelli d’Italia si mettono obesità, anoressia e autolesionismo insieme a tabagismo e l’alcolismo, francamente mi sembra non solo intollerabile ma addirittura un insulto nei confronti di chi vive in prima persona, sulla propria pelle, una di queste condizioni».
Tutte questioni aggravate dalla pandemia.
«La parola devianza è profondamente inquietante. Secondo Fratelli d’Italia il deviante sarebbe uno che devia volontariamente non so rispetto a quale retta via, come se fosse una scelta deliberata il comportarsi in maniera rischiosa o in maniera da mettere a repentaglio il buon ordine sociale. Non capisco che cosa possa entrarci questo con un ragazzino che nasconde sotto la felpa il fatto di essersi tagliato con le forbici le braccia perché magari non ce la fa più o che ha tendenze suicide. Abbiamo fatto un lavoro molto serio su questo in Parlamento con il bonus psicologo, in particolare per dare una mano e sostenere l’aiuto alle famiglie e alle persone più esposte dopo questi anni di pandemia. Tutti i gruppi parlamentari lo hanno sostenuto, compreso Fratelli d’Italia. Pensare che siccome siamo in campagna elettorale quello sforzo unitario debba svanire e constatare che oggi non vale più la consapevolezza dell’importanza di affrontare la salute mentale come una priorità condivisa è una sconfessione del lavoro fatto insieme».
Il bonus vale solo per gli adolescenti?
«Il sostegno non riguarda solo i ragazzi e il governo nel decreto aiuti lo ha esteso, perché disagi come ansia e depressione non riguardano solo i minori. Si era trovata una coralità sul fatto che la salute mentale fosse una priorità».
Considera questo solo uno scivolone?
«Qualcosa di più. Tutta la campagna di Meloni è stata finora rivolta a dire “Siamo pronti”. Siamo affidabili, siamo una destra credibile, contemporanea, non siamo più quelli che descrivono gli avversari. Ma il punto è quali parole scegli, quali messaggi veicoli. Mi sembra che in queste ore i messaggi di Fratelli d’Italia contraddicano quella loro narrativa e rispondano a riflessi condizionati antichi, che sono quelli tradizionali della destra».
(da La Stampa)
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Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile
POI LA MELONI SI ACCORGE DI AVER FATTO UNA CAZZATA E RIMUOVE IL POST
Hanno provato a mettere una toppa a quella dichiarazione video in cui si lanciava un concetto senza spiegarlo (in linea con il programma elettorale presentato dal centrodestra).
Nel farlo, però, i social media manager di Fratelli d’Italia sono riusciti nell’impresa di seguire il vecchio adagio popolare: “la toppa peggio del buco”. E così, per alcune ore, sui canali social del partito di Giorgia Meloni è apparsa una card per contrattaccare Enrico Letta. E lì, tra le ormai famose “devianze” giovanili da sono state inserite patologie e disturbi come “obesità e anoressia”.
Devianze, secondo Fratelli d’Italia lo sono anche “obesità e anoressia”
Questo tweet non esiste più sui canali social di Fratelli d’Italia. È stato, infatti, rimosso poche ore dopo. Si trattava di una risposta a Enrico Letta che aveva replicato a questo video pubblicato da Giorgia Meloni (nel bel mezzo delle polemiche per un altro caso, quello della condivisione del filmato dello stupro di Piacenza) nella giornata di domenica.
Un concetto, quello di “devianze”, non spiegato dalla leader di FdI e questo ha dato spazio a tantissime interpretazioni. E il partito di Giorgia Meloni voleva spiegare nel dettaglio quel pensiero con un tweet che si è rivelato talmente sbagliato dall’essere rimosso dai profili ufficiali del partito: “Droga, alcolismo, tabagismo, ludopatia, autolesionismo, obesità, anoressia, bullismo, baby gang, hikikomori (l’isolamento dagli altri e dalla vita pubblica, ndr)”.
Inserire due patologie e disturbi dell’alimentazione all’interno delle “devianze” non è stata una grande scelta da parte di chi cura i canali social del partito. E, ovviamente, come spiegato dalla stessa Giorgia Meloni, quel concetto non definito nel video originale non voleva minimamente far riferimento ad “anoressia e obesità”.
Ma pare che su questo tema ci sia stata forte confusione all’interno del suo staff.
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile
E LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA… IL POST DELLA MELONI E’ STATO OSCURATO PER AVER VIOLATO LE REGOLE DEL SOCIAL, PONENDO FINE ALLO SCIACALLAGGIO
Il video dello stupro di Piacenza di Giorgia Meloni ha violato le regole di
Twitter. Il social ha cancellato il filmato, al centro delle polemiche in queste ore.
La leader di Fratelli d’Italia aveva, infatti, condiviso il video con tanto di audio che documenta la violenza sessuale ai danni di una 55enne ucraina commessa ieri mattina nel centro della città da un 27enne guineano. Quest’ultimo è stato poi arrestato in flagrante dalla polizia. Il video, girato dalla finestra di un palazzo vicino, è circolato sui media e sui social pubblicato da diversi giornali e politici, tra cui Giorgia Meloni, innescando numerose polemiche.
La procura apre un’indagine
«La diffusione sui media di video riproducenti l’episodio criminoso sono in corso approfonditi accertamenti, trattandosi di un fatto astrattamente riconducibile ad ipotesi di reato», ha affermato la procuratrice Grazia Pradella.
L’istruttoria del Garante della privacy
Anche il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’istruttoria per accertare «eventuali responsabilità da parte dei soggetti che a vario titolo e per finalità diverse vi hanno proceduto e avverte tutti i titolari del trattamento a verificare la sussistenza di idonee basi giuridiche legittimanti tale diffusione».
(da agenzie)
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Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile
GIA’ BOCCIATA NEL 2007
Il 17 agosto, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha annunciato, in un video sui social, che «quando governeremo noi, le sentenze di assoluzione di primo e secondo grado non saranno assolutamente appellabili».
Questa promessa non compare nel programma della coalizione di centrodestra presentato l’11 agosto, ma secondo fonti stampa ha ricevuto l’appoggio della Lega e di Fratelli d’Italia, alleati di Forza Italia.
In concreto, che cosa succederebbe se le sentenze di assoluzione non fossero più appellabili? Quali conseguenze costituzionali avrebbe la proposta di Berlusconi? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.
Di che cosa stiamo parlando
In assenza di una proposta dettagliata da parte di Forza Italia, è difficile stabilire con precisione i contorni della riforma promessa da Berlusconi. Un’interpretazione testuale di quanto detto dall’ex presidente del Consiglio suggerirebbe che se l’imputato viene assolto in primo grado, il pubblico ministero non potrà in alcun modo contestare la sentenza di assoluzione e il processo si concluderà con l’assoluzione.
Un’altra possibilità è che il pubblico ministero non possa proporre un giudizio di appello contro una sentenza di assoluzione, ma possa proporre un ricorso in Cassazione.
Ricordiamo infatti che mentre il secondo grado di giudizio è un nuovo esame della questione di merito, al centro del processo, il terzo grado in Cassazione è un giudizio di legittimità.
Questa seconda interpretazione sembra però in contraddizione con la seconda parte della frase pronunciata da Berlusconi il 17 agosto, quella secondo cui anche le sentenze di secondo grado di assoluzione saranno inappellabili. In questo caso ci sono pochi dubbi che si voglia impedire al pubblico ministero di promuovere un eventuale ricorso in Cassazione contro una sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice di secondo grado.
In ogni caso, una proposta di legge che impedisse all’accusa di fare appello contro una sentenza di assoluzione, sarebbe molto probabilmente destinata a essere bocciata per incostituzionalità. Questo è infatti quello che è accaduto 16 anni fa.
La sentenza della Corte costituzionale del 2007
Nel 2006, poco prima delle elezioni politiche che videro la vittoria del centrosinistra guidato da Romano Prodi, il governo uscente guidato dallo stesso Berlusconi approvò la legge n. 46 del 20 febbraio, nota anche come “legge Pecorella”, dal nome del suo promotore, l’allora deputato di Forza Italia Gaetano Pecorella. Questa legge stabiliva (art. 1) proprio l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado, anche se veniva lasciata la possibilità di proporre entro 45 giorni ricorso in Cassazione. L’unica eccezione possibile all’inappellabilità era se, dopo l’assoluzione, fossero emerse prove nuove e decisive. Tale eccezione fu introdotta solo dopo che l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva rinviato la legge al Parlamento per sospetta incostituzionalità.
In ogni caso, il principio dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione, insieme all’applicabilità della legge Pecorella agli appelli già presentati (art. 10, co.2), sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte costituzionale con la sentenza n.26 del 2007. Secondo i giudici costituzionali, la legge Pecorella violava il principio di parità delle parti – accusa e difesa – nel processo, stabilito dall’articolo 111, comma 2, della Costituzione. Questo principio, spiegava allora la Corte costituzionale, non è totalmente rigido, per cui alcune ragionevoli e limitate dissimmetrie tra i poteri dell’accusa e quelli della difesa sono legittimi. Ma la legge Pecorella «racchiude una dissimmetria radicale», per cui se in primo grado la difesa soccombe, può chiedere un secondo giudizio di merito in appello, mentre se a soccombere è l’accusa, non le è consentita la medesima facoltà. Questa dissimmetria era sproporzionata e irragionevole, secondo i giudici, e quindi «eccede il limite di tollerabilità costituzionale».
In conclusione, o la proposta di Berlusconi, quando sarà maggiormente dettagliata, sarà sufficientemente diversa, e meno drastica, da quanto già stabilito in passato dalla legge Pecorella (ma il tenore letterale di quanto dichiarato dall’ex presidente del Consiglio sembra in realtà indicare il contrario), oppure sarà molto probabilmente destinata a essere nuovamente bocciata per incostituzionalità. Commentando la promessa fatta da Berlusconi, la senatrice della Lega Giulia Bongiorno ha dichiarato che «ovviamente, quando faremo la nostra legge, saremo attenti a tener conto di tutte le indicazioni della Corte costituzionale e segnaleremo tutte le criticità».
(da Pagella Politica)
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