Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
DENTRO LA LEGA, IL SOSPETTO È CHE IL DRAMMATIZZARSI DELLA SITUAZIONE POSSA SPINGERE VERSO NUOVE LARGHE INTESE
Giorgia Meloni abbandona per un giorno la campagna elettorale, annulla le tappe già fissate (tra cui quella importante di Bologna) e annuncia: «Giovedì 15 settembre sarò al mio posto in Parlamento per discutere del “decreto aiuti”, delle disponibilità economiche per sostenere gli italiani e di quello che è necessario fare per risolvere le emergenze della nazione».
Gli interessi degli italiani hanno «la priorità anche su una campagna elettorale importante come questa».
Il rischio è infatti che, al di là dei proclami, possa venire a mancare il numero legale. Per questo Meloni si augura che tutti i partiti «abbiano lo stesso senso di responsabilità». Certo, non è detto che FdI poi approvi il dl Aiuti, anzi: l’ipotesi è quella dell’astensione. Il leader del M5S Giuseppe Conte ha invece garantito il sì.
Matteo Salvini continua a martellare per uno scostamento di bilancio da 30 miliardi (lo definisce «debito buono») che a Meloni continua a non piacere. Anche se ieri non è stata tranciante: «Se serve, si fa. Ma deve essere l’extrema ratio». Perché «se non metti il tetto e non fai il disaccoppiamento dei prezzi, i 30 miliardi li stai regalando alla speculazione».
In ogni caso, Salvini dice di parlare ad altri: «Continuiamo a chiedere agli altri partiti di darci una mano e firmare questo decreto. Chi dice di no o rimanda, non fa un buon servizio al Paese».
Ma il pensiero vero, il segretario leghista lo esprime così: «In Italia c’è un governo in carica. Ho il sospetto che Pd e M5S non facciano nulla perché sanno che vincerà il centrodestra e vogliono ostacolarlo». Dentro la Lega, il sospetto va oltre: e cioé, che il drammatizzarsi della situazione possa spingere verso nuove larghe intese.
L’innesco è stata l’intervista di Guido Crosetto ad Avvenire : «Se l’Italia si vorrà salvare dovrà unire tutte le energie migliori. E tutte vuol dire tutte».Meloni ieri ha spiegato: «Guido non parlava del governo ma della necessità di uscire dalle contrapposizioni ideologiche».
Mentre Salvini tronca il tema: «Non scherziamo, basta tecnici. Governare con Pd e 5Stelle è stato uno sforzo disumano reso necessario solo per la situazione drammatica del Paese».
Eppure, la sintonia tra i due partiti non è perfetta.
Sull’autonomia, in un’intervista al Corriere del Veneto Meloni era stata asciutta: «Non è responsabilità di FdI se in Veneto l’autonomia non è stata portata avanti. Ci sono stati tre governi, di cui hanno fatto parte tutti meno noi, e dell’autonomia si è parlato poco o nulla».
Anche se ieri ha aggiunto: «Noi quando prendiamo un impegno, è certo che lo manteniamo…». Mentre l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi, oggi candidato con FdI, è cauto sullo spostamento a Gerusalemme dell’ambasciata italiana in Israele di cui cui ha parlato Salvini: occorre che «maturi una posizione anche in Parlamento».
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
SOTTO IL TENDONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE PIU’ PAZZA DEL MONDO NON MANCA PROPRIO NESSUNO
Prego accomodatevi, è forse questa la campagna più pazza di
sempre, mancano ormai 14 giorni al voto, ma bastano e avanzano per chissà quanti nuovi exploit.
Candidati scatenati, per la prima volta nella storia della Repubblica si gira in piena estate e magari a qualcuno sta facendo effetto il caldo. Parole d’ordine: stupire, esagerare, colpire in ogni modo quegli 8 italiani su 10 che ogni giorno utilizzano un social e il 25 settembre andranno a votare. E allora via al diluvio: tweet ironici, trovate imbarazzanti, grafiche improbabili e contenuti multimediali fai da te.
Così, ecco Vittorio Sgarbi – deputato e critico d’arte arcinoto – che all’improvviso si fa fumetto: Sgarbiman.È lui il supereroe del centrodestra che raddrizza le due Torri di Bologna tra i gridolini di ammirazione della folla (suoi elettori?) e abbatte in volo il busto del rivale Pd Pier Ferdinando Casini. Sgarbiman col suo mantello che richiama tanto Batman, ma sul petto ha una capra – Ça va sans dire – al posto del pipistrello.
E poi c’è il senatore azzurro Massimo Mallegni, candidato in Toscana, che gira uno spot tra una donna che stira e l’altra che passa il folletto. Promette, se rieletto, stipendio e pensione per tutte le casalinghe («Occuparsi della famiglia sette giorni su sette non è forse un lavoro?»). Ma il risultato è catastrofico: polemiche a non finire, accuse di sessismo, chissà quanti voti persi in un minuto.
Chiamateli pure colpi di sole elettorali.
Prendete Maria Teresa Baldini, deputata uscente e candidata con la lista Noi moderati nel collegio Lombardia 1 plurinominale 02 (Sesto San Giovanni). Nei giorni scorsi ha messo in rete un video in cui si vede lei sulla pedana che fa il bersaglio umano per un lanciatore di coltelli calvo e tatuato: l’uomo, che lavora in un circo di Milano, ne lancia 8 in rapida successione, mirando sempre a pochi centimetri dal corpo dell’onorevole, dai piedi su fino alla testa. Illesa.
Ed ecco allora che in sovrimpressione compare la scritta: «Vota l’on. Maria Teresa Baldini, una donna coraggiosa».
Ma come le sarà venuta quest’ idea? «Ho pensato ai tanti coltelli che girano in politica e non solo, alla violenza che c’è in giro, non solo sulle donne – spiega la deputata Baldini -. E allora mi sembrava un messaggio giusto da mandare: nella vita ci vuole coraggio».
Ha avuto paura? «Beh, un po’ sì, comunque sono stata ferma, immobile, per tutto il tempo dei lanci. So che il lanciatore una settimana dopo ha sbagliato mira ferendo la partner».
Commenti? «Qualcuno si è lamentato per le immagini troppo forti. Il mio leader, Luigi Brugnaro, invece mi ha scritto: “Troppo figo!”».
Anche Domenico Scilipoti Isgrò (chi non lo ricorda?) si candida alla Camera nel listino proporzionale con Noi moderati, però in Sicilia, nel collegio che comprende Trapani, Agrigento e Caltanissetta. E nel suo comune, Terme Vigliatore (Messina), anzi proprio dentro casa sua, dieci giorni fa ha inaugurato «il Rifugio del pellegrino, un’oasi di preghiera e meditazione». Chiederà il voto a chi entra?
Un altro fissato con i fumetti è l’avvocato Antonio Ingroia, l’ex magistrato, leader di Azione civile, che quest’ anno si è inventato la candidatura al Senato (a Latina) della sua assistita illustre Gina Lollobrigida, 95 anni. Ma che nel 2013 col Movimento arancione tempestò già il web con «Thor che vuole prendere a martellate mafia e corruzione» o il «nano Brontolo che non vuole lavorare fino a 70 anni». Spiccano tante follie della politica nostrana, girando su internet: #candidatichedavvero o Crazy Ass Moments in Italian Politics sono indirizzi sempre aggiornati.
E in un mondo in cui tutti rincorrono TikTok, Pippo Civati, leader di Possibile, ha scelto invece WhatsApp e aperto una chatline, «Better call Pippo», in cui garantisce: «Rispondo io».
Un’elettrice di centrosinistra ieri gli ha scritto: «Credo di aver convinto mia suocera a votare». E lui, parafrasando: «Se non nuora quando?».
E ieri era pure il compleanno del leghista Claudio Durigon, l’ex sottosegretario all’Economia costretto alle dimissioni per la scivolata nell’agosto 2021 sul parco ex Mussolini a Latina. Ha compiuto 51 anni e i militanti gli hanno fatto trovare lo slogan di Salvini «Io ci credo» pure sulla torta. Una foto subito postata su Facebook.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
PUTIN HA DUE SCELTE: O PREME IL BOTTONE NUCLEARE O INIZIA UNA DE-ESCALATION PER SALVARE IL SALVABILE DEL SUO REGIME
«Tutti i residenti devono partire immediatamente per la Russia, per salvarsi la vita»: l’ordine di Vitaly Ganchev, il “comandante” di Kharkiv nominato dagli occupanti russi, dice della situazione più delle cartine che cambiano colore, delle foto dei militari che sventolano bandiere giallo-azzurre all’ingresso delle città, e delle bugie dei portavoce di Mosca.
Gli invasori sono in fuga, vengono accerchiati e distrutti, in una controffensiva ucraina che era stata ampiamente annunciata, ma che nemmeno gli analisti più ottimisti avevano ipotizzato così fulminea e devastante. Fino a un paio di settimane fa il Cremlino insisteva ancora per tenere dei “referendum” di annessione dei territori occupati dai quali oggi stanno fuggendo in code interminabili i militari russi e i collaborazionisti locali.
Fino a un paio di settimane fa affermare che l’Ucraina avrebbe vinto – riconquistando le regioni invase e ricacciando le truppe di Mosca oltre confine – suscitava, almeno nel dibattito mediatico italiano, un’incredulità palese. Fino a pochi giorni fa, perfino molti amici occidentali dell’Ucraina si preparavano a una lunga e faticosa guerra, che si sarebbe conclusa con un doloroso compromesso, e i suoi nemici invitavano a non prolungare le sue sofferenze aiutandola a resistere.
Era evidente che il destino dell’Ucraina – come della Russia, e dell’Europa – si sarebbe deciso sui campi di battaglia di Kherson, di Kharkiv, del Donbass. Quello che però forse perfino gli strateghi di Kiev non avevano previsto è la violenza, e la rapidità di un’avanzata apparentemente inarrestabile che sta entrando nei libri di storia militare mentre è ancora in corso: gli ucraini hanno riguadagnato in quattro giorni più terreno di quanto i russi avessero conquistato negli ultimi quattro mesi.
Una controffensiva cresciuta a valanga, al punto che ora il comando di Kiev sta cercando di arginare i trionfalismi, mentre sui social si riversa un fiume di filmati e foto che, anche se fossero per metà falsi, testimoniano inequivocabilmente la catastrofe dei russi. E in questa guerra online, le immagini sono tutto: gli scheletri carbonizzati dei carri armati russi, i cadaveri dei soldati abbandonati nei fossati, contrapposti ai volti raggianti dei militari ucraini e le vecchiette dei villaggi liberati che gli offrono frittelle appena sfornate, costruiscono i fotogrammi di un film che sarà impossibile da far dimenticare.
La guerra non è ancora finita, ma la vittoria ucraina non è più un sogno, e il sapore amaro della sconfitta viene avvertito tangibilmente dai russi. «Il 10 settembre sarà il Giorno-in-cui-gli-occhi-hanno-iniziato-ad-aprirsi», scrive la celebre blogger dissidente Nika Belozerkovskaya, notando come per la prima volta in vent’ anni la società russa si ritrovi unita: «Dai patrioti con la Z ai liberali, dalla destra alla sinistra, dai moderati ai radicali, tutti sono d’accordo sullo stato reale delle cose». Cioè sul collasso del “secondo esercito del mondo”.
Perfino i canali Telegram dei falchi dell’esercito e dei servizi, gli ultranazionalisti del giro duginiano e i reporter di guerra idoli della propaganda del Cremlino stanno dando del comandante supremo russo giudizi denigranti. Sui social, la faccia del presidente russo attira migliaia di icone con il pollice verso: i ruoli del forte e del debole si sono ribaltati, e il debole non piace a nessuno.
Mentre le truppe di Zelensky prendono a cannonate gli scenari di una lunga guerra di attrito e di un “conflitto congelato”, il presidente russo ieri ha fatto finta di nulla.
Ha inaugurato una gigantesca ruota panoramica a Mosca, e il suo ufficio stampa promette «telefonate internazionali nei prossimi giorni».
Vladimir Putin è stato fin dagli esordi il presidente delle guerre, anche se finora aveva trionfato, dopo anni e a prezzo di immensa brutalità, soltanto su avversari privi di aviazione e artiglieria, come i ceceni, i georgiani e i siriani.
Una guerra persa fa crollare il sistema putinista come un castello di carte, e ora sono i suoi stessi fedelissimi a rinfacciargli quello che per i suoi critici non era mai stato un segreto: la corruzione totale, le bugie dei cortigiani, la falsità della propaganda, l’arretratezza tecnologica e la fragilità di un’economia che va a gas, la povertà del popolo e l’inefficienza della nomenclatura.
La follia del leader è diventata in un solo giorno evidente a tutti, e i fuochi d’artificio che ieri sera hanno illuminato la capitale russa per il compleanno della città sono apparsi in stridente contrasto con un esercito che sta scappando dall’Ucraina, nuova potenza militare in un’Europa nella quale la Russia di Putin non potrà più tornare. Al padrone del Cremlino non restano molte scelte: o gioca il tutto per tutto schiacciando il bottone nucleare, o inizia una de-escalation per cercare di salvare quel che resta del suo regime.
(da La Stampa)
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Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
E RICORDA AI RUSSI: “SIETE OBBLIGATI A SOSTENERE L’ESERCITO”
Davanti alla riconquista di chilometri e chilometri dell’Ucraina da
parte di Kiev, e davanti alla ritirata della Russia da città strategiche dell’Est quali Izjum e Kupiansk, Zakhar Prilepin ha parlato degli errori di valutazione di Mosca.
Prielpin, già veterano della guerra in Cecenia e autore pluripremiato di libri quali Sankja e Il Monastero, è il copresidente del partito Russia Giusta-Per la verità. Dal 2015 al 2018 ha guidato un battaglione nel Donbass senza mai pentirsi e per questo è stato sanzionato dall’Occidente.
In un’intervento su Russia 1 durante la trasmissione di Solovyev, Prilpin ammette: «La situazione in Ucraina, in particolare adesso, ha mostrato che abbiamo alcune difficoltà. Il nostro nemico può mettere in campo risorse illimitate, almeno per il momento, e può permettersi di tenere 300 mila persone al fronte. Al contrario, le nostre unità sono costrette a muoversi di continuo: un giorno sono a Donetsk, il giorno dopo a Zaporizhzhia. Non possiamo portare avanti operazioni su vasta scala con 100 mila persone, che attaccano, difendono, si infiltrano».§
Gli errori di Mosca
Per quanto riguarda la riconquista ucraina dell’Est e i combattimenti intorno a Kharkiv, Priplin dice: «Non possiamo semplicemente conquistare un territorio e fare i conti con le difficoltà dopo. Ogni volta che entriamo in un’area che non sia Lugansk o Donetsk, emergono gruppi di sabotaggio che dobbiamo catturare subito. Quando entriamo in queste regioni dobbiamo piantare subito le nostre bandiere ovunque e lavorare con la popolazione. Non possiamo vincere un’operazione (la guerra, ndR) di così ampia scala facendo affidamento solo sull’esercito, sui talk show di Solovyev e altri programmi di propaganda per lavorare sulla popolazione. Abbiamo bisogno delle risorse dell’intero Paese».
Il monito ai cittadini russi
Infine, si rivolge al pubblico russo: «Cittadini russi, non possono esserci dubbi tra la popolazione sul supporto dell’operazione speciale. Siamo obbligati a farlo dalla Costituzione. Se il tuo paese entra in guerra, non c’è niente che puoi fare legalmente».
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
I TERRITORI RICONQUISTATI IN UNA MAPPA: KUPIANSK, BALAKLIYA E IZYUM, ZONA STRATEGICA PER IL DONBASS
Kupiansk, Balakliya, e soprattutto Izyum. Le forze di Kiev spingono la controffensiva nell’Est del Paese e riconquistano luoghi che da mesi erano rimasri sotto il controllo russo.
In poche ore queste città strategiche nella regione di Kharkiv sono tornate in mani ucraine.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ogni sera mostra all’Ucraina la lista aggiornata dei territori “liberati”: la stima dell’Institute for the Study of War è di circa 2.500 chilometri quadrati.
La zona di Kupiansk è considerata psartcolarmente strategica perché si trova lungo i percorsi di rifornimento della linea del fronte del Donbass. Gli stessi russi iniziano ad ammettere la ritirata, parlando però di “mosse tattiche”, per “riorganizzare le truppe verso l’obiettivo prioritario della presa del Donbass”.
Anche i villaggi di Grakove e Balakliya sono stati riconquistati dalle forze di Kiev. A sud invece l’altra grande battaglia, scatenata dal contrattacco dell’esercito ucraino nell’oblast di Cherson, verso cui Mosca ha inviato rinforzi con 1.300 ceceni agli ordini di Ramzan Kadyrov.
Anche l’intelligence britannica ha riconosciuto i “notevoli progressi” a est di Kiev. Il rapporto si concentra poi sulla situazione delle esportazioni di grano dall’Ucraina smentendo l’affermazione del presidente russo Vladimir Putin secondo cui solo 60.000 delle tonnellate di grano esportate da agosto sono state inviate a Paesi in via di sviluppo. Secondo i dati dell’Onu, circa il 30% delle esportazioni è andato a Paesi a reddito medio-basso in Africa, Medio Oriente e Asia.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
LE FORZE SPECIALI UCRAINE RIVELANO: “L’OFFENSIVA AL SUD ERA UNA GRANDE OPERAZIONE DI DISINFORMAZIONE PER DISTRARRE IL NEMICO”
La fulminea controffensiva dell’Ucraina nel nord-est del Paese ha
inflitto una sconfitta straordinaria a Mosca, spingendo l’esercito russo a ritirare migliaia di truppe dopo aver subito una serie di sconfitte sul campo di battaglia. L’esercito ucraino ha rivendicato la riconquista di oltre 3.000 chilometri quadrati di territorio.
“Da inizio settembre, oltre 3.000 chilometri quadrati sono tornati sotto il controllo ucraino”, ha affermato in una nota Valeri Zalujny, comandante dell’esercito di Kiev. “Intorno a Kharkiv – ha proseguito – abbiamo iniziato ad avanzare non soltanto verso il sud e verso l’est ma anche verso il nord. Siamo a 50 chilometri dalla frontiera”.
In una svolta senza precedenti dall’inizio dell’invasione russa, le forze ucraine hanno confermato sabato la liberazione del cruciale snodo ferroviario di Kupiansk e poco dopo hanno annunciato la riconquista di Izyum, la principale base per le forze di Mosca nella regione di Kharkiv.
A poche ore dalla caduta di Izyum, il ministero della Difesa russo ha ammesso che stava ritirando le sue forze dalla regione. In sviluppi imprevedibili solo pochi giorni fa, funzionari russi hanno affermato che le truppe sarebbero state spostate dalle aree di Balakliya e Izyum per sostenere le operazioni nel Donbass, una giustificazione che ricorda quella fornita dal Cremlino dopo il ritiro dalla regione di Kiev subito dopo l’inizio dell’invasione.
La riconquista di Izyum è forse il successo più significativo dell’Ucraina nel respingere i russi dall’inizio dell’invasione.
Izyum è stata per secoli considerata la porta d’accesso alla regione del Donbass nell’Ucraina orientale e, da lì, al Mar Nero.
La sua posizione strategica ha fatto sì che diventasse un feroce campo di battaglia nell’invasione russa dell’Ucraina; dopo la conquista, Mosca lo ha utilizzato come punto di partenza per il suo assalto contro le forze ucraine nel Donbass. La città era caduta nelle mani delle forze russe il 1° aprile, intrappolando migliaia di civili in una città in cui ben l’80% degli edifici residenziali è stato distrutto.
Serhiy Kuzan, esperto militare presso il Centro di sicurezza e cooperazione ucraino, ha dichiarato che le formazioni russe responsabili dell’area sud-orientale di Kharkiv, etichettata come area di Izyum dagli analisti militari, erano soldati russi professionisti, non mercenari o coscritti del Donbass occupato dai russi.
“Siamo davvero sorpresi da quanto male si siano ritirati i russi”, ha detto Kuzan. “Il ritiro fa parte dell’arte della guerra. Quando ci siamo ritirati, ci siamo assicurati che subissero perdite mentre avanzavano e lo abbiamo fatto per assicurarci che avanzassero solo di 1, 2, 3 km. Erano così sicuri che non hanno preparato le loro difese”, ha detto Kuzan. “Questo ha dimostrato che l’unico vantaggio che hanno è nel numero di pezzi di artiglieria e di equipaggiamento pesante. Quindi tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la stessa quantità”.
Per Mosca, si tratta di una sconfitta umiliante. Sembra pensarla così anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov, che ha criticato il ministero della Difesa russo per aver ritirato le forze di occupazione dalle città di Izyum, Kupiansk e Balakliya nella regione ucraina di Kharkiv. In un video condiviso sul suo canale Telegram, Kadyrov ha avvertito che sarebbe stato “costretto” a contattare i leader militari e nazionali russi “per spiegare la situazione”, se non venissero apportati cambiamenti immediati alla strategia di invasione. “Se la Russia avesse voluto, i leader avrebbero potuto non ordinare un solo passo indietro. Quindi, devono spiegare perché hanno fatto quello che hanno fatto. Per quello che è successo, vedo che la loro gente era impreparata”.
Allo stesso tempo, Kadyrov ha promesso che la Russia avrebbe ripreso le città liberate e a tal fine ha promesso l’impiego di 10 mila soldati ceceni. “E raggiungeremo Odessa nel prossimo futuro”, ha proclamato.
Intanto emergono nuove informazioni sulla strategia adottata dagli ucraini per cogliere di sorpresa i russi. Secondo un’esclusiva del Guardian, la tanto pubblicizzata offensiva ucraina nel sud è stata una campagna di disinformazione per distrarre la Russia da quella reale in preparazione nella regione di Kharkiv.
“È stata una grande operazione speciale di disinformazione”, ha detto Taras Berezovets, un ex consigliere per la sicurezza nazionale diventato addetto stampa per la brigata Bohun delle forze speciali ucraine. “La Russia pensava che la controffensiva sarebbe stata nel sud e ha spostato le sue attrezzature. Poi, invece del sud, l’offensiva è avvenuta dove meno se l’aspettavano, e questo li ha fatti prendere dal panico e fuggire”.
Nelle ultime due settimane, le forze ucraine nel sud hanno conquistato diversi villaggi, un’impresa non da poco data la forza delle posizioni russe riportate e che tuttavia ha provocato feriti. Ma i guadagni non erano molto diversi dai progressi costanti ma limitati che le forze ucraine avevano compiuto nella regione di Kherson nei mesi di luglio e agosto. Eppure, la cattura di questi minuscoli villaggi Kherson, con una popolazione di poche migliaia, è diventata improvvisamente una grande notizia internazionale. Secondo Berezovets, il clamore mediatico attorno all’offensiva del sud è stato frutto di una campagna coordinata di disinformazione dell’Ucraina, mirata alle forze russe, che era in costruzione da diversi mesi. Ha avuto successo nello spingere la Russia a spostare attrezzature e personale sul fronte meridionale, inclusa in parte la regione di Kharkiv, ha affermato Berezovets.
“Nel frattempo i nostri ragazzi a Kharkiv hanno ricevuto il meglio delle armi occidentali, per lo più americane”, ha detto. Parte dell’operazione speciale – scrive il Guardian – prevedeva lo sradicamento di informatori nelle parti controllate dall’Ucraina di Kharkiv per impedire loro di trasmettere informazioni sui preparativi dell’Ucraina ai russi.
(da agenzie)
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Settembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
LA GENTE, COMMOSSA, ABBASSA IL CAPO DI FRONTE AL PASSAGGIO DEL CARRO FUNEBRE… ALL’INTERNO LA BARA È COPERTA DALLA BANDIERA. SOPRA UNA SEMPLICE CORONA DI FIORI BIANCHI
Un tappeto di fiori, la bandiera a mezz’asta che oscillla dolcemente al vento. Lo sconfinato popolo di Elisabetta attende la sua regina: da Balmoral, dove la sovrana era arrivata come ogni estate a luglio, è iniziato oggi il suo ultimo viaggio.
Decine di migliaia di persone l’aspettano lungo un tragitto studiato dalla regina per porgere l’estremo saluto a una terra, quest’angolo dell’Aberdeenshire, che ha amato forse più di ogni altro. La gente, commossa, abbassa il capo di fronte al passaggio del carro funebre. All’interno la bara è coperta dalla bandiera. Sopra una semplice corona di fiori bianchi.
La sovrana aveva prestabilito ogni dettaglio e scelto un percorso che passasse davanti a Crathie Kirk, la piccola chiesa dove si recava ogni domenica, e attraverso il villaggio di Ballater, precisando inoltre che il convoglio funebre rallentasse e procedesse a passo d’uomo, per permettere agli abitanti di porgere un ultimo omaggio.
Il corteo funebre arriverà a Edinburgo solo nel pomeriggio, attorno alle 16, dove il feretro verrà accolto dalla premier scozzese Nicola Sturgeon e riposto al palazzo di Holyroodhouse. Lunedì verrà spostato alla cattedrale di St Giles.
(da agenzie)
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