Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL PORTAVOCE DEL CREMLINO PESKOV HA NEGATO CHE IL RITIRO DELLE TRUPPE DI PUTIN SIA STATA “UN’UMILIAZIONE” PER MOSCA … KIEV CHIEDE AI RUSSI RIMASTI A KHERSON IN ABITI CIVILI DI ARRENDERSI
La direzione dell’intelligence ucraina ha fatto appello a tutti i
soldati russi rimasti a Kherson affinché si arrendano. Come riporta Cnn, sul proprio canale Telegram l’intelligence di Kiev ha scritto un messaggio rivolto alle truppe russe ancora presenti sulla parte occidentale della regione di Kherson, dopo il ritiro ordinato da Mosca.
«Come previsto, dopo la ritirata del principale gruppo di truppe dell’esercito russo da Kherson, il vostro comando vi ha lasciati alla mercé del destino. I vostri comandanti vi esortano a cambiarvi in abiti civili e a cercare di scappare da Kherson da soli. Ovviamente non sarai in grado di farlo. Ogni soldato russo che resisterà sarà ucciso», recita il messaggio dell’intelligence ucraina.
«In caso di resa volontaria, l’Ucraina vi garantisce la vita e la sicurezza. Rispettiamo le Convenzioni di Ginevra, garantiamo ai prigionieri di guerra cibo, cure mediche e la possibilità di uno scambio con i militari delle forze armate ucraine tenuti prigionieri nella Federazione Russa», si legge nella nota dell’intelligence ucraina.
Un funzionario ucraino ha riconosciuto che la città di Kherson è « sotto il controllo delle forze armate ucraine», ma ha avvertito che alcuni soldati russi potrebbero essere rimasti in città, nascosti in abiti civili.
In una foto pubblicata su Twitter prima dell’arrivo dei soldati ucraini in città, si vede un uomo in tuta nera dietro un albero che ha accanto a sé uno zaino militare: questo dettaglio potrebbe indicare che si tratta di un russo in abiti civili.
Serhii Khlan, membro del consiglio regionale ucraino di Kherson, ha dichiarato in un briefing online che molte truppe russe «hanno buttato via le loro uniformi militari e ora si nascondono con abiti civili». «Stanno tramando provocazioni», ha affermato. «C’è molto lavoro da fare per lo sminamento e lo sgombero della città».
Secondo Khlan, un gran numero di truppe russe sarebbe annegato mentre cercava di fuggire dalla città, affermazione che i media al momento non possono confermare. Il funzionario ucraino ha riferito che nella ritirata, le forze russe hanno fatto detonare esplosivi nella centrale di Kherson e distrutto parte di un’antenna televisiva, le cui immagini sono circolate questa mattina su Telegram
Il Cremlino ha negato che il ritiro delle truppe russe da Kherson sia stata un’umiliazione per Mosca. Il portavoce Dmitri Peskov ha risposto seccamente «no» quando è stato interpellato in merito dai giornalisti durante il briefing. Aggiungendo che la Russia non ha nessun rammarico per l’annessione della regione ucraina alla fine di settembre, celebrata in pompa magna.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELL’INTERNO DI PARIGI, DARMANIN, RINCARA LA DOSE CONTRO IL GOVERNO MELONI: “ROMA È STATA DISUMANA. CINQUECENTO POLIZIOTTI SONO GIÀ ALLA FRONTIERA ITALIANA PER CONTROLLARE IL CONFINE”
La nave Ocean Viking, con 230 migranti a bordo, è arrivata questa mattina nel porto di Tolone, scortata da navi francesi e da un elicottero.
Nove paesi europei si sono impegnati ad accogliere “i due terzi” dei 234 migranti della Ocean Viking. Fra i paesi europei che si sono impegnati ad accogliere i migranti, ha detto Darmanin su TF1, la Germania riceverà “oltre 80 persone”.
Croazia, Romania, Bulgaria, Lituania, Malta, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda accoglieranno anch’essi migranti in nome della “solidarietà europea”, ha aggiunto Darmanin.
I rifugiati che saranno accolti saranno quelli “compatibili con la richiesta di asilo” ha spiegato il ministro
Il ministro ha aggiunto che “le autorità italiane non sono state neppure professionali, hanno lasciato 20 giorni questa nave senza comunicare nessuna decisione. Cinquecento poliziotti francesi sono già alla frontiera italiana per meglio controllare il nostro confine”.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
SALVINI PER UN VERSO TENTA DI DETTARE L’AGENDA E PER L’ALTRO LASCIA CHE SIA LA PREMIER A SBROGLIARSELA… L’ULTIMA COSA UTILE, CON I PROBLEMI IRRISOLTI DEL PATTO DI STABILITÀ E DEL PNRR, ERA INAUGURARE UN CONFLITTO CON L’UNIONE”
La tenaglia in cui si trova stretta Giorgia Meloni è dura da
sopportare. Forse persino troppo, considerando che il governo è in carica da poche settimane. Ma tant’ è. L’ultima cosa utile in questo momento, con i problemi irrisolti del Patto di stabilità e del Pnrr, era inaugurare un conflitto sui migranti con la Francia e, in via indiretta, con il resto dell’Unione. Peraltro l’intera vicenda sembra condotta da Roma con imperizia e un certo velleitarismo.
Era interesse del destra-centro aprire il contenzioso? In apparenza, no. Di sicuro non era interesse della presidente del Consiglio, desiderosa invece di accreditarsi nelle capitali europee. Tuttavia il peggio è accaduto per varie ragioni.
Una delle quali è l’attitudine di Salvini: per un verso il capo leghista tenta di dettare l’agenda, quanto meno sul controllo dei porti, vecchio cavallo di battaglia; e per l’altro lascia che sia la premier a sbrogliarsela, visto che lui non ha motivo per volerla tranquilla al centro della scena.
La guerra ai migranti, alle navi, alle Ong era destinata alla sconfitta in partenza: al momento attuale il governo non ha gli strumenti per vincerla. Prima deve costruire una rete di relazioni oltralpe, magari cominciando dalla Germania. L’ostilità dei mass-media è evidente e in Europa c’è chi non vedeva l’ora di far inciampare la destra italiana.
Non occorreva un particolare talento per capirlo. Giorgia Meloni, per la verità, aveva cercato di seguire una linea accomodante, in particolare con la Francia, ricercando un’intesa, ma con ogni evidenza ha sottovalutato la posta in gioco.
È stato un errore pensare di risolvere il problema, che si trascina da anni, attraverso una garbata richiesta di solidarietà e poi scivolare nella gaffe di presentare come un cedimento il gesto di buona volontà francese. Così come ora lascia perplessi la reazione del ministro della Difesa che dice: “Vogliamo obbligare l’Unione europea a non voltarsi dall’altra parte e a prendere una decisione seria, razionale, definitiva”.
Obbligare? Questo atteggiamento, che vuole rappresentare l’orgoglio nazionale, in realtà dimostra debolezza. Da un lato infatti c’è un esecutivo appena nato, figlio di una cultura politica in buona misura eterodossa rispetto all’Europa come l’abbiamo conosciuta dal dopoguerra a oggi. Dall’altro c’è una Francia diffidente, timorosa del contagio destrorso, guidata da un Macron forte grazie ai poteri di cui dispone, ma fragile in parlamento.
Logica vorrebbe che a Palazzo Chigi si misurassero i rapporti di forza e si lasciasse da parte la voglia di tentare un braccio di ferro non solo con Parigi, ma addirittura con il resto dell’Unione. Sarebbe la strada più rapida per generare instabilità e probabilmente accorciare la vita di un governo scaturito, sì, dal voto popolare, ma bisognoso di consolidarsi giorno dopo giorno: senza cadere nelle trappole visibili e invisibili.
Del resto, la campagna elettorale è finita ed è pericoloso confondere gli uffici da cui si deve governare il paese con qualche studio televisivo dove s’ intrecciano vibranti duelli verbali.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
ISOLAMENTO INTERNAZIONALE DELL’ITALIA IN EUROPA, GIÙ LE RELAZIONI DIPLOMATICHE CON PARTNER DECISIVI, BLOCCO DEI RICOLLOCAMENTI PREVISTI IN FRANCIA: LA DIFESA DEI CONFINI DELLA PATRIA NON C’ENTRA UNA MAZZA
Isolamento internazionale dell’Italia in Europa, giù le relazioni diplomatiche con partner decisivi, blocco dei ricollocamenti previsti in Francia. Non si capisce un tubo, è molto strano, per non dire grottesco, quel che va facendo la presidente Meloni in materia di immigrazione e accoglienza dei profughi.
Il massimo sforzo di creare le condizioni di una integrazione politica piena e legittimante del nuovo governo di destra a Bruxelles sembrava prevalere su altre considerazioni. E l’attenzione ai rapporti con la Francia, oggi sul filo di lama di una polemica molto astiosa, era emersa da subito, già nella fase di preparazione del governo Meloni.
D’altra parte la gestione del Pnrr e degli accordi di Dublino e altri tuttora validi, e del budget finanziario di compensazione dell’accoglienza marittima, autorizza i francesi, oltre tutto provocati dalle incaute e guascone dichiarazioni di Salvini sui “porti francesi aperti”, a richiamare l’Italia dei “porti chiusi” alle sue effettive responsabilità di partner europeo beneficiario di ingenti aiuti finanziari, con un’apertura collaborativa nella gestione degli sbarchi che però parte dal rispetto del diritto della navigazione e dunque dall’apertura degli approdi sicuri per le imbarcazioni che salvano profughi o migranti dal naufragio in mare.
Ci hanno già provato a fare la voce grossa e a usare le maniere forti: non regge, nemmeno dal losco punto di vista della propaganda e della demagogia populista cosiddetta. Ci si aspettava un cambio di registro guidato con un minimo di saggezza dalla presidente del Consiglio e in ragione delle sue ambizioni di durata, di efficacia, di tenuta politica nel concerto europeo.
Ci si poteva aspettare una voce nuova nelle sedi istituzionali, una riflessione sui Trattati, una rete di relazioni da costruire, massimamente con la Francia che è nostro partner privilegiato soprattutto ora che è in questione la revisione di Maastricht e declina o si ridimensiona l’asse franco-tedesco. Sono stati assorbiti a milioni i profughi dall’Ucraina, in contesti diversi e con sofferenze sociali per tutti.
La difesa dei confini della patria c’entra poco con quello che è successo a Catania o a Reggio Calabria. Invece abbiamo, con la complicità finora di Meloni stessa, un calco starnazzante della vecchia e improbabile sceneggiata anti immigrazione, che fu a colpi di “zecca comunista”, “dàgli alle ong”, “l’Italia la vedrete solo in cartolina”. Che senso ha?
(da “il Foglio”)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
DEFINIRLO DISPIACIUTO SAREBBE UN EUFEMISMO
La lite con Parigi è già infuocata di suo, non occorre versare altra
benzina. Dunque anzitutto prudenza. Quando vorrà intervenire, al momento opportuno, Sergio Mattarella lo farà in privato coi vari protagonisti ricorrendo alla “moral suasion”, che di regola è tanto più efficace quanto meno viene sbandierata in pubblico.
Di sicuro non se ne laverà le mani. Però nel frattempo zero esternazioni del presidente sulla vicenda Ocean Viking, nessuna bacchettata qua e là, anzi «nemmeno un sospiro» come avvertono seccamente dalle sue parti. La questione investe in prima battuta il governo, che dovrà decidere quale strada intraprendere come la Costituzione prevede.
Tra l’altro il presidente si trova nei Paesi Bassi per una visita che rientra nei suoi compiti di rappresentanza. La notizia della crisi diplomatica l’ha raggiunto nel bel mezzo degli impegni iniziati con una visita al Parlamento olandese, culminati in un colloquio con il primo ministro Mark Rutte che molti considerano la nostra “bestia nera” (guida il fronte dei Paesi cosiddetti frugali i quali ci accusano di avere le mani bucate).
Nel pomeriggio visita alla casa-museo di Anna Frank, quindi concerto offerto in onore di re Guglielmo Alessandro e della regina Maxima coi quali Mattarella aveva pranzato. Insomma un programma particolarmente fitto. Ad accompagnare il presidente c’è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: possibile che abbiano scambiato qualche giudizio sulla reazione della Francia e, magari, su come il governo vorrà muoversi. Ma anche su questo bocche assolutamente cucite.
Di certo il presidente non può essere entusiasta del nuovo strappo con la Francia. Definirlo dispiaciuto sarebbe un eufemismo. Tra l’altro per lui è uno sgradevole déjà vu. Gli era toccato ricucire faticosamente i rapporti tre anni fa, dopo che l’allora titolare della Farnesina Luigi Di Maio era andato a sostenere la rivolta violenta dei gilet gialli scatenando l’ira dell’Eliseo.
Per prevenire un bis, tre settimane fa, Mattarella aveva agevolato i primi contatti diretti tra Giorgia Meloni fresca di giuramento e il presidente francese Emmanuel Macron affinché s’ intendessero meglio colloquiando tra loro. Purtroppo, da quanto oggi si vede, l’accorgimento non è stato sufficiente.
Ora la dura reazione d’Oltralpe rischia di peggiorare la posizione dell’Italia in Europa, che pure avrebbe molto bisogno di raccogliere concreta solidarietà non solo sui migranti ma anche sul fronte dell’energia e dei conti pubblici. Volendo cercare una traccia delle preoccupazioni di Mattarella, è sufficiente ascoltare i concetti espressi dal presidente nel faccia a faccia con Rutte. Contengono un richiamo a 360 gradi, con molti destinatari.
«Le sfide che si affrontano richiedono un impegno comune dell’Unione, non sono sfide che alcun Paese da solo possa risolvere», ha insistito Mattarella, «sono sfide che soltanto l’Europa nel suo complesso può affrontare». Chi nutre la presunzione di poter fare da sé rischia un tragico buco nell’acqua. Ci vuole concordia, bisogna lavorare per ritrovarla. E ancora: «Occorre essere consapevoli di avere sulle spalle la responsabilità di rendere sempre più l’Unione una vera casa comune, ispirata ai valori su cui si fonda. Non una comunità di meri rapporti economici ma una comunità di valori, di Stato di diritto, di diritti umani». I diritti umani, appunto. E il senso di umanità che viene prima di tutto.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
COME IN 20 GIORNI SI SONO LOGORATI I RAPPORTI TRA FRANCIA E ITALIA
Quell’incontro sul terrazzo di un noto hotel del centro di Roma sembrava essere l’inizio di rapporti internazionali che sarebbero andati al di là di vecchie tensioni e dichiarazioni al vetriolo del passato.
Una favola durata pochissimi giorni, con i rapporti tra la Francia e l’Italia che hanno immediatamente registrato una pesante battuta d’arresto. Perché Emmanuel Macron si è detto profondamente deluso dal comportamento di Giorgia Meloni (e del governo che guida) sulla gestione degli sbarchi – si fa riferimento al caso Ocean Viking (con a bordo 230 persone soccorse nel Mediterraneo), approdata questa mattina nel porto di Tolone, ma non solo – e la polemica sui ricollocamenti.
Il primo a parlare – dopo gli annunci e la decisione dell’Italia di non offrire un porto sicuro agli esseri umani salvati dalla nave Ocean Viking – è stato il ministro dell’Interno transalpino Gerald Darmanin che ha accusato l’Italia “per la sua scelta incomprensibile di non accogliere l’Ocean Viking.
La Francia aprirà alla nave il porto di Tolone con i suoi 234 migranti a bordo. La Francia deplora molto profondamente che l’Italia abbia fatto la scelta di non considerarsi come uno Stato europeo responsabile. La Francia adotterà, nelle prossime ore, misure di rafforzamento dei controlli alle nostre frontiere interne con l’Italia. Il rafforzamento delle nostre frontiere tra Francia ed Italia dimostrerà purtroppo che noi possiamo anche impedire un certo numero di passaggi attraverso la frontiera italiana. La Francia trarrà tutte le conseguenze dell’atteggiamento italiano anche sugli altri aspetti della relazione bilaterale tra i due Paesi”.
Da lì l’invito agli altri Paesi UE di sospendere il meccanismo di ricollocamento di quegli esseri umani sbarcati (non solo gli ultimi, ma anche quelli che sono ancora in attesa di essere trasferiti fuori dal nostro Paese) sulle coste italiane, con la sospensione del ricollocamento di circa 3.500 persone che stavano attendendo il via libera per passare dall’Italia alla Francia.
Poi ci sono le parole del Presidente francese che sottolineano come il rapporto Macron Meloni sia già arrivato ai minimi storici nonostante i tentativi di contatto su quella terrazza dell’hotel di Roma.
Perché queste parole? Non solo per la gestione del caso Ocean Viking, ma anche per quella che da Parigi considerano una forzatura. Ancor prima della conferma ufficiale del porto sicuro – quello di Tolone – concesso dalla Francia alla nave ong, Palazzo Chigi aveva pubblicato una nota in cui dava per assodato quello che non sembra essere un accordo tra i due Paesi: “Esprimiamo il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria, fino ad oggi rimasta sulle spalle dell’Italia e di pochi altri stati del Mediterraneo, aprendo i porti alla nave Ocean Viking”.
Una mossa che sembra aver toccato nervi scoperti con riflessi sui rapporti internazionali. Non solo quelli Macron-Meloni, non solo quelli tra Italia e Francia. Ma anche quelli tra il nostro Paese e il resto d’Europa. Il tutto sulla pelle degli esseri umani.
(da NextQuotidiano)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
“LA PREMIER ITALIANA SI E’ COMPORTATA MALE”
Tutto per una nota. Alla base della rottura tra Giorgia Meloni ed
Emmanuel Macron c’è un comunicato stampa. Quello pubblicato l’8 novembre sul sito del governo italiano, in cui l’esecutivo esprime «apprezzamento» per la «decisione» della Francia di «condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria aprendo i porti alla nave Ocean Viking».
Una nota pubblicata dopo il colloquio di Sharm-El-Sheik tra il presidente francese e la premier italiana. E che sembrava invece alla base della decisione di far sbarcare tutti i naufraghi dalle due navi delle Ong ormeggiate a Catania.
Perché, spiegano i retroscena dei giornali, è vero che il governo francese stava studiando un piano per lo sbarco della nave (a Marsiglia). Ma il comunicato del governo all’Eliseo è stato interpretato come una fuga in avanti. O peggio: un atto ostile. Che ha portato persino alla minaccia di ritiro dell’ambasciatore.
Macron: «Meloni si è comportata male»
«Giorgia Meloni si è comportata male», avrebbe detto Macron ai suoi secondo il racconto di Repubblica. E ha aperto una «nuova crisi» tra i due paesi. Perché, è il ragionamento, lui aveva proposto alla premier italiana un patto politico: «Mettiamo da parte i pregiudizi e collaboriamo per i nostri reciproci interessi». Nella suite in cui è avvenuto il colloquio Macron aveva tirato fuori una soluzione diplomatica. Che prevedeva, secondo la versione di Parigi, lo sbarco di Ocean Viking in Italia e la presa in carico di buona parte di quei naufraghi da parte della Francia. Invece, evidentemente, qualcosa è andato storto. Perché nella sua nota il governo ha annunciato la disponibilità di Parigi all’apertura del porto. Forse perché la nave della Ong aveva fatto appello, tra gli altri paesi, anche alla Francia. E forse anche perché nel frattempo proprio Ocean Viking aveva preso quella direzione.
Da Parigi dicono però che è difficile parlare di equivoco. Perché poco prima della nota di Palazzo Chigi il ministro dell’Interno francese Gérard Darmanin aveva spiegato al collega Matteo Piantedosi che l’unica scelta condivisa era lo sbarco in Italia con redistribuzione tra Francia e Germania. Con l’ipotesi – questo trapela – di mettere a disposizione degli aerei per portare subito via una parte dei richiedenti asilo. Per questo adesso la Francia minaccia di mettere in pausa gli accordi sulla ridistribuzione dei migranti. Che prevedevano, tra l’altro, l’arrivo di 3500 richiedenti asilo in Francia. E controlli più stringenti al confine di Ventimiglia. Giustificati dal fatto che, una volta entrati nel paese di primo approdo, i richiedenti asilo non possono spostarsi altrove prima che sia concluso l’iter.
Anche perché c’è un altro problema: proprio quella nota del governo italiano ha messo in difficoltà Macron sul fronte interno.
Il fronte interno
Subito dopo la circolazione della notizia dell’assegnazione del porto di Tolone infatti l’estrema destra si è precipitata all’attacco di Macron. Guidata ovviamente da Marine Le Pen: «Accettando per la prima volta che una nave sbarchi dei migranti in un porto francese, Macron lancia un drammatico segnale di lassismo», ha protestato la capogruppo del Rassemblement National. «Con questa decisione Macron non potrà più far credere a nessuno che intende porre fine all’immigrazione massiccia ed anarchica». Si è fatto sentire anche il suo rivale Eric Zemmour, fondatore di Reconquete: «È irresponsabile, immorale e contrario alla volontà popolare e anche all’umanità che dovrebbe dissuadere queste traversate ad ogni costo».
L’opzione Orbán
Per questo, scrive oggi La Stampa, la Francia ieri è arrivata a un passo dal ritiro dell’ambasciatore. Un gesto che avrebbe significato una completa rottura nei rapporti tra i due paesi. E che avrebbe comportato ripercussioni anche sui dossier industriali ed economici che riguardano Roma e Parigi.
(da Open)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
GLI STATI FIRMATARI PER LA PRIMA VOLTA SI SAREBBERO FATTI CARICO ANCHE DEI MIGRANTI ECONOMICI
Un «accordo storico», l’aveva definito a giugno la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson.
Il prossimo volo in partenza dall’Italia, con 50 migranti, era programmato a breve. Ma Parigi lo ha bloccato. Non che i numeri dei ricollocamenti di questi primi quattro mesi siano significativi. Ma le adesioni, crescenti, al meccanismo per redistribuire automaticamente in Europa chi sbarca nei Paesi costieri erano la prima pietra del Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo.
Patto sul quale i 27 Stati membri della Ue sono ancora lontani dal trovare un’intesa per superare il regolamento di Dublino, quello che inchioda i Paesi di primo approdo al dovere di accogliere chi sbarca.
Solo 117 le persone che, da giugno ad oggi, sono state redistribuite in Europa: 74 in Germania, 38 in Francia e 5 in Lussemburgo. Lo 0,13%, stima il Viminale, dei circa 90mila migranti arrivati in Italia nel 2022.
Un numero assai lontano da quei 7-8.000 che, entro giugno 2023, dovrebbero lasciare il nostro Paese peressere ricollocati in uno dei 13 Stati che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere migranti (altri 5 si sono offerti di dare un contributo finanziario per rimpatriare chi non ha diritto all’asilo).
E assai lontano anche dai 987 che l’Italia era riuscita a ricollocare con il Patto di Malta 1, il prologo (sperimentale) di questo nuovo accordo, voluto da Luciana Lamorgese nell’ottobre 2019 e decaduto poco prima della pandemia.
Ecco come dovrebbe funzionare il nuovo accordo al quale hanno aderito 23 Paesi, 19 Stati membri e 4 extra Schengen. Il patto ha validità un anno e prevede la redistribuzione di 10.000 persone sbarcate nei Paesi di primo approdo, dunque Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta. Prevedibilmente, visto il numero degli arrivi del 2022, dall’Italia dovrebbero andar via circa 7.000 persone. Data la pressione migratoria degli ultimi mesi, maggiore rispetto agli altri Paesi costieri, si è deciso di dare priorità proprio all’Italia. La Francia (con 3.500) e la Germania (3.000) gli Stati che hanno dato la disponibilità più ampia ad accogliere.
La nuova versione del Patto, segnando una differenza fondamentale con Malta 1, prevede che ad essere redistribuiti siano non solo quanti hanno i requisiti per chiedere asilo ma anche i cosiddetti migranti economici (finora, di norma, restavano nei Paesi di primo approdo, che dunque avevano anche l’onere di rimpatriarli, operazione costosa e difficilissima).
Gli ispettori dei Paesi di destinazione vanno in visita nei centri di accoglienza di quelli costieri. Qui avvengono le interviste e vengono visionate le “schede” dei candidati al ricollocamento, che dunque continuano a essere scelti secondo criteri di utilità lavorativa o di (presunta) facile integrazione. L’Italia e gli altri Paesi costieri si sono impegnati a identificare in modo completo tutte le persone che sbarcano, e a inserirne i dati nella banca Eurodac: è un modo per limitare i “movimenti secondari”, che fanno sì che i Paesi del Centro e del Nord Europa siano alla fine quelli con più richieste d’asilo.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2022 Riccardo Fucile
IL “NEW YORK POST”, CHE IERI HA INCORONATO RON DESANTIS (“DEFUTURE”) IRONIZZA SU “TRUMPTY DUMPTY”, CON L’EX PRESIDENTE IMMORTALATO COME UN CELEBRE PERSONAGGIO PER BAMBINI, IN BILICO SU UN MURO…IL “WALL STREET JOURNAL” RINCARA LA DOSE CON UN EDITORIALE DURISSIMO. E ANCHE FOX NEWS, ULTIMO BALUARDO DEL TRUMPISMO, LO ABBANDONA DEFINITIVAMENTE: “È IL PASSATO”
L’idillio è finito. Dopo anni di sostegno quasi incondizionato,
l’impero di Rupert Murdoch scarica Donald Trump dopo il fiasco repubblicano alle elezioni di midterm di cui è ritenuto il principale responsabile.
Il Wall Street Journal e il New York Post lo criticano duramente, definendolo un “perdente”, una figura “tossica”. E anche Fox, per anni megafono dell’ex presidente, gli gira le spalle: “E’ il passato” e il partito repubblicano deve ora guardare avanti e scommettere su Ron DeSantis come “nuovo leader”. Conservatore per eccellenza, Murdoch è stato per anni amico di famiglia del clan Trump grazie allo stretto rapporto fra l’ex moglie Wendi e Ivanka.
Le elezioni del 2020 hanno aperto una prima crepa che, con il passare degli anni, si è allargata fino ad arrivare alla rottura. La telefonata infuocata di Trump nella notte elettorale perché Fox aveva assegnato l’Arizona a Joe Biden non è mai andata giù a Murdoch. E le violenze del 6 gennaio hanno complicato ulteriormente le cose, fino ad arrivare alla sconfitta sostanziale delle elezioni di metà mandato.
Per il board editoriale del Wall Street Journal non c’è dubbio: Trump è il “più grande perdente” del voto e i suoi candidati “pessimi” hanno perso seggi che potevano essere “chiaramente vinti” perché hanno corteggiato l’ex presidente invece che gli elettori. Forse queste sconfitte erano però quello di cui il partito aveva bisogno prima delle presidenziali del 2024, aggiunge il board del quotidiano fiore all’occhiello di Murdoch parlando invece di “tsunami DeSantis”.
Le parole più dure contro il tycoon le usa però il New York Post, che dopo aver definito DeSantis ‘DeFuture’, dedica la prima pagina a ‘Trumpty Dumpty’, ironizzando sull’ex presidente immortalato come un uovo-umanizzato in bilico su un muro simile al famoso personaggio per bambini Humpty Dumpty. Il tabloid lo definisce una figura “tossica”, ovvero colui che ha “sabotato le midterm dei repubblicani”. Su Fox, per anni il network preferito da Trump, si susseguono i commenti contro l’ex presidente. “Ci è costato il Senato due volte”, ha tuonato il commentatore Marc Thiessen, osservando come “l’assoluto disastro” del voto deve costringere i repubblicani a “guardarsi allo specchio” e farsi un esame di coscienza. “E’ il passato”, ha rincarato la dose l’anchor Stuart Varney. E anche l’ex portavoce dei Trump ora volto noto del network, Kayleigh McEnany, si mostra fredda nei confronti del suo ex capo.
(da agenzie)
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