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IL SEDICENTE “CAMERATA” DI VELLETRI HA FATTO CARRIERA

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

TRA FASCI LITTORI E SPONSORIZZAZIONI DI CASAPOUND, RIGHINI (FDI) E’ STATO IL PIU’ VOTATO ALLE REGIONALI DEL LAZIO

Bancario, cinquantacinque anni, una vita politica passata quasi sempre nelle seconde file, con un certo amore per la retorica: «Con Giorgia Meloni dieci anni fa abbiamo costruito un battello per salvare dai flutti la storia e le bandiere di una comunità smarrita». Giancarlo Righini, al terzo mandato in Regione Lazio, è il campione delle preferenze di Fratelli d’Italia. Quasi 38mila voti, un numero record per una figura in fondo poco conosciuta al di fuori del suo territorio.
Il segreto? L’alleanza giusta e l’assoluta fedeltà alla leader nazionale. Sulla sua pagina Facebook nei giorni successivi allo spoglio che lo ha visto recordman dei voti ha postato il classico «Grazie» agli elettori. Camicia, cravatta e giacca sulla spalla, su sfondo blu. Nessuna festa pubblica, mentre oggi è il candidato in pectore alla presidenza del Consiglio regionale del Lazio.
Rileggendo la sua campagna elettorale – fatta girando decine di ristoranti, centri sportivi e locali alla moda – appare chiaro come per Righini sia stata vincente l’alleanza con Francesco Lollobrigida, il ministro dell’Agricoltura cognato della premier Meloni.
Un’amicizia antichissima, che affonda le radici nella provincia a sud della capitale, dove mister preferenze è nato e cresciuto politicamente. È lui, in fondo, il cavallo su cui ha scommesso la componente di Fratelli d’Italia che ha preso in mano Roma e il Lazio, mettendo da parte Fabio Rampelli.
Arrestato e prescritto
Velletri, sessantamila abitanti, città di confine tra Roma e Latina, ha visto Giancarlo Righini compiere i primi passi all’interno del mondo della destra. Prima nel Movimento Sociale Italiano, poi in Alleanza Nazionale, per diventare – alla fine degli anni Novanta – uno degli assessori di fiducia di Bruno Cesaroni.
Non un sindaco qualunque, ma il nipote dell’antico podestà di epoca fascista della città dei Castelli Romani. Nel 1997 aveva strappato la carica di sindaco al centrosinistra, che da sempre governava la città.
È il trampolino di lancio per Giancarlo Righini, fedelissimo frequentatore della locale sezione degli eredi della fiamma tricolore, chiamato dal sindaco di An ad occupare la carica di assessore. Finì malissimo, pochi anni dopo.
Il 25 gennaio 2005 decine di militari della Guardia di Finanza arrivati da Roma arrestarono sette persone, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla procura di Velletri. In manette finì anche Giancarlo Righini, che all’epoca aveva la delega ai Lavori pubblici.
L’inchiesta riguardava cinque appalti, per una cifra complessiva di 5 milioni di euro, riporta un take dell’Ansa dell’epoca. Il processo è finito favorevolmente per gli imputati, con la corte d’Appello di Roma che ha dichiarato la prescrizione dei reati.
Quel periodo di governo del Comune di Velletri il re delle preferenze di Fratelli d’Italia preferisce oggi dimenticarlo. Nel curriculum vitae pubblicato sul sito del Consiglio regionale del Lazio, dove siede dal 2013, non c’è traccia del suo passato di assessore a Velletri.
Preferisce dare spazio alla sua carriera di promotore finanziario in una banca locale e alla sua competenza di «oratore efficace». Certi cattivi ricordi è meglio cancellarli.
Odio rosso
Della sua ascesa politica a Velletri Righini ha ben altre immagini da mostrare. A tinte nere. Il 7 agosto 2015 sulla sua bacheca Facebook ha pubblicato una sorta di collage, un cartellone a cui tiene molto: «Ho deciso di incorniciarlo per non dimenticare mai le nostre radici».
Ritagli di giornale con il suo nome, in cima, sotto il simbolo di Alleanza Nazionale, la fotografia dell’ex sindaco Bruno Cesaroni. Ma a colpire sono i quattro fasci littori messi a mo’ di cornice attorno alle firme di chi preparò quel ricordo. E, sulla sinistra, ben in mostra, la foto di Benito Mussolini, nella sua più classica delle pose con le braccia sui fianchi e il fumetto: «Occhio giovane camerata che ti seguo sempre».
Tra i commenti il primo è quello di Giorgio Greci, il candidato alla carica di sindaco nel 2018 (vinse all’epoca il centrosinistra) presentato da Righini e sponsorizzato in chiusura della campagna elettorale da Giorgia Meloni, che riempì la piazza principale di Velletri: «Vero… le radici profonde non gelano mai…».
Un incidente di percorso? Il 25 aprile di quello stesso anno Giancarlo Righini – il candidato di FdI più votato nel Lazio – pubblica un antico manifesto del Msi: «L’odio è rosso, la patria è tricolore». E scrive: «Oggi è il 25 aprile e non vedendo volontà alcuna di riconoscere una “memoria condivisa” se non quando fa comodo a questa sinistra faziosa, presuntuosa e arrogante, anche quest’anno festeggerò San Marco e ricorderò in preghiera silenziosa tutti i giovani italiani che onorarono fino all’ultimo istante la Patria e il tricolore! Onore ai caduti della Repubblica sociale italiana». Tra i partigiani che liberarono il Paese e i repubblichini alleati dei nazisti, Righini sa con chi schierarsi.
Castelli meloniani
Nelle ultime elezioni comunali a Velletri Casapound prese la cifra record del 9,3% dei consensi. Quando si arrivò al ballottaggio, il candidato di Fratelli d’Italia sponsorizzato da Righini e Meloni non ebbe dubbi, alleandosi con la lista dell’estrema destra neofascista.
Perse, ma alla fine il movimento fondato da Gianluca Iannone riuscì ad eleggere un consigliere comunale, Paolo Felci. Imprenditore del settore agricolo, ha sull’avambraccio il tatuaggio della tartaruga, segno della sua provenienza dalla dirigenza di Casapound.
Dal 2018 ad oggi quel simbolo è stato messo da parte, non apparendo più nella sua comunicazione politica, sostituito dal più presentabile «Difendiamo Velletri». Stessi contenuti, stessa verve comunicativa, sotto una sigla meno problematica.
Da allora nella principale città dei Castelli romani si è andato costruendo un asse politico tra il partito della premier e il gruppo di estrema destra, proprio attraverso Giancarlo Righini. Tante le iniziative comuni, pubblicizzate da fotografie a due, dove accanto al candidato più votato di Fratelli d’Italia appare lo stesso Felci, tatuaggio di Casapound compreso.
I due esponenti politici solo nell’ultimo anno si sono occupati un po’ di tutto. C’è un incrocio pericoloso? Intervengono loro, chiamando in causa l’Anas. L’ospedale locale cade a pezzi? A dialogare con Alessio D’Amato – assessore alla Sanità uscente della giunta Zingaretti – ci pensava Righini, anche in nome e per conto di Difendiamo Velletri. Le case di edilizia pubblica regionale sono senza manutenzione? «Insieme al consigliere regionale Righini continueremo ad esigere da Zingaretti, Valeriani e dai vertici Ater risposte concrete», scrive il consigliere eletto nelle liste di Casapound su Facebook.
Il 7 maggio scorso l’esponente di Fratelli d’Italia è poi intervenuto come ospite d’onore in un convegno della lista di estrema destra sullo spopolamento dei borghi. Le elezioni si avvicinavano, e Righini sapeva quali erano le parole giuste: «Nell’era della globalizzazione sfrenata le tradizioni e le identità vanno difese e coltivate», commenta sui social. Identità e tradizione, nel solco di quella destra che ora si prepara a governare la Regione Lazio.
(da Tpi)

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LA DENUNCIA DI MEDICI SENZA FRONTIERE: “PER GEO BARENTS IL VIMINALE HA COMMINATO IL FERMO AMMINISTRATIVO DI 20 GIORNI E UNA MULTA DI 10.000 EURO, PUNITI PER AVER SALVATO VITE”

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

CONTRO LE MISURE ILLEGALI DEI SOVRANISTI NON SI DISCUTE, IL MODELLO E’ KAROLA RACKETE: SI ATTRACCA AL PORTO PIU’ VICINO E POI SARA’ LA MAGISTRATURA A RIPRISTINARE LA GIUSTIZIA E LA LEGALITA’

Si tratterebbe del primo provvedimento emesso nei confronti di una Organizzazione non governativa dall’introduzione del decreto Ong. «Inaccettabile essere puniti per aver salvato vite»
«Le autorità italiane ci hanno appena comunicato che la Geo Barents è stata raggiunta da un fermo amministrativo di 20 giorni e una multa da 10 mila euro». La notizia sulla nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere arriva dalla stessa organizzazione internazionale. Si tratterebbe del primo provvedimento emesso nei confronti di una Organizzazione non governativa dall’introduzione del cosiddetto decreto Ong, diventato legge. «Stiamo valutando le azioni legali da intraprendere per contestare l’accaduto», ha commentato l’organizzazione, «non è accettabile essere puniti per aver salvato vite».
Lo scorso 29 gennaio la Geo Barents arrivata al porto di La Spezia pochi giorni prima aveva completato lo sbarco degli ultimi 99 migranti rimasti a bordo. In tre operazioni di salvataggio, la nave aveva salvato 237 migranti, tra i quali 27 donne e 87 minori, 74 dei quali non accompagnati.
Subito dopo il primo intervento di salvataggio e l’assegnazione del porto, l’imbarcazione avrebbe dovuto raggiungere la meta indicata ma ha invece effettuato altre due operazioni.
(da agenzie)

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RETROSCENA DA UN’INVASIONE: PUTIN NON AVEVA INFORMATO NEMMENO LAVROV: IL “FINANCIAL TIMES” RICOSTRUISCE GLI ATTIMI CHE PORTARONO PUTIN A LANCIARE L’ATTACCO ALL’UCRAINA, UN ANNO FA

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

“INTORNO ALL’UNA DEL MATTINO, LAVROV RICEVETTE UNA TELEFONATA INQUIETANTE. VLADIMIR PUTIN AVEVA DATO IL VIA LIBERA ALL’INVASIONE. LA DECISIONE LO PRESE TOTALMENTE DI SORPRESA”

Il presidente russo Vladimir Putin decise in segreto l’invasione dell’Ucraina, parlando solo con pochi consiglieri super-fidati, tenendo all’oscuro praticamente l’intera leadership di Mosca, tra cui il ministro degli Esteri Sergei Lavrov.
Lo scrive il Financial Times. “Intorno all’una del mattino del 24 febbraio, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ricevette una telefonata inquietante. Dopo mesi passati a preparare una forza di invasione da 100.000 uomini sui confini con l’Ucraina, Vladimir Putin aveva dato il via libera all’invasione. La decisione prese Lavrov totalmente di sorpresa”, scrive l’Ft.
“Solo pochi giorni prima, il presidente russo aveva sondato i membri del suo consiglio di sicurezza sulla possibilità di riconoscere i due staterelli nel Donbass… durante una cerimonia televisiva – ma non aveva comunicato loro le sue vere intenzioni”, scrive il giornale.
“Tutti gli alti dirigenti del Cremlino seppero dell’invasione solo quando hanno visto Putin dichiarare un”operazione militare speciale’ in televisione quella mattina”, si legge.
Durante una riunione quello stesso giorno con diversi oligarchi, “dove tutti stavano perdendo la testa” perché sapevano che le sanzioni li avrebbero colpiti duramente – racconta al giornale uno dei presenti – “uno degli oligarchi chiese a Lavrov come Putin avesse potuto pianificare un’invasione così enorme con una cerchia così ristretta, tanto che la maggior parte degli alti funzionari del Cremlino, il gabinetto economico russo e la sua élite imprenditoriale non credevano nemmeno che fosse possibile.
‘Ha tre consiglieri’, rispose Lavrov. Ivan il Terribile. Pietro il Grande. E Caterina la Grande’”. “Secondo il piano di invasione di Putin, le truppe russe avrebbero dovuto impadronirsi di Kiev nel giro di pochi giorni in una brillante e relativamente incruenta guerra lampo. Invece, la guerra si è rivelata un pantano di proporzioni storiche per la Russia”, sottolinea il FT.
(da agenzie)

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GLI INFILTRATI

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

IL COMPAGNO VALDITARA E’ IN REALTA’ UN AGENTE PROVOCATORE CHE PORTA VOTI ALLA SINISTRA, INTERPRETANDO I PEGGIORI STEREOTIPI DEL REAZIONARIO

Ormai è palese che la sinistra ha infiltrato nel governo degli agenti provocatori che sembrano disegnati apposta per assecondare i peggiori stereotipi sui reazionari.
Prendiamo il compagno Valditara. Un manipolo di squadristi riempie di botte gli studenti di un liceo fiorentino e lui che fa? Se volesse aiutare la Meloni gli basterebbe dire: «Non sottovalutiamo l’accaduto perché anche il fascismo era nato ai bordi di un marciapiede, con un pestaggio consumatosi nell’indifferenza».
Di colpo si allenterebbero i pregiudizi e perderebbero senso certe polemiche retrodatate.
Invece l’infiltrato tace e così quelle parole deve scriverle una preside, la professoressa Annalisa Savino. Solo a quel punto Valditara interviene. Contro i picchiatori? Macché, contro la preside, verso la quale minaccia di prendere non meglio precisate «misure».
I suoi sodali dell’opposizione non chiedevano di meglio per poter rilanciare l’allarme fascista.
D’altronde in settimana il compagno La Russa aveva dettato la linea: parlare male dei gay affinché la sinistra possa continuare a dire che la destra parla male dei gay.
Manca solo che Sangiuliano chiami al ministero della Cultura l’autore dei testi di Lucio Battisti, così ripartirà la sarabanda sui «boschi di braccia tese». Ops, lo ha appena fatto.
Se Giorgia Meloni non si sbriga a infiltrare nel governo qualcuno che abbia veramente a cuore la destra, questi per il 25 aprile sono capacissimi di organizzarle un convegno a Predappio.
(da Il Corriere dellla Sera)

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VALDITARA OGGI CERCA DI SMENTIRE DI AVER MINACCIATO SANZIONI ALLA PRESIDE, MA LE FRASI DETTE IN TV NON SI CANCELLANO

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

MATTARELLA: “TROPPA VIOLENZA, PERSINO DAVANTI A SCUOLA”… OLTRE 100.000 FIRME DI SOLIDARIETA’ ALLA PRESIDE, MANIFESTAZIONI IN TUTTA ITALIA CHE CHIEDONO LE DIMISSIONI DI VALDITARA

Il silenzio del governo sul pestaggio di tre studenti davanti al liceo Michelangiolo di Firenze viene rotto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Mentre il ministro Giuseppe Valditara prova a smentire di aver minacciato sanzioni disciplinari alla preside che ha scritto la lettera sul rischio fascismo di fronte a tali violenze.
La bufera non si placa con le proteste stamattina degli studenti nelle scuole superiori, i sindacati sul piede di guerra e il Pd che incalza, deciso a portare il caso in Parlamento. “Ormai resta solo Giorgia Meloni a non aver pronunciato una parola di condanna contro il pestaggio” attacca Irene Manzi, capogruppo in commissione Istruzione.
Al centro della bufera per il suo attacco alla lettera sull’origine del fascismo della preside di Firenze, il ministro Giuseppe Valditara il giorno dopo smentisce con un tweet di aver minacciato provvedimenti disciplinari: “Ho annunziato sanzioni? No”. E allega il video dell’intervista a Mattino 5.
Durante l’intervista, ecco cosa afferma Valditara: “Se questo atteggiamento dovesse persistere o ci dovesse essere un comportamento che va al di là dei confini istituzionali, vedremo se sarà necessario prendere delle misure. Attualmente non ritengo che sia necessario intervenire”.
Prefigurarlo, definendo “strumentali” interventi come quello della preside del liceo Da Vinci Annalisa Savino, è il passaggio che fa scoppiare la protesta, quanto basta oltre all’attacco alla preside (“lettera ridicola e impropria”) per scatenare la reazione delle opposizioni, dei sindacati e del mondo della scuola. Con il Pd pronto a portare il caso in Parlamento, primo passo per arrivare a una mozione di sfiducia, e le richieste di dimissioni avanzate dagli studenti e condivise a sinistra.
Il monito di Mattarella
Il Capo dello Stato ha parlato di violenza, anche davanti alle scuole, ai nuovi alfieri della Repubblica a cui ha consegnato gli attestati d’onore: “Voi agite come fanno tante e tanti ragazze e ragazzi in italia e in altri paesi, praticando solidarietà, impegno comune, facendovi carico dei problemi generali, capendo che non si vive da soli ma si vive insieme agli altri e ci si realizza insieme agli altri. Tutto questo è – aggiunge – un antidoto anche contro la violenza e per questo vi ringrazio, perchè indica un modello di vita che si contrappone a quello di prepotenza, sopraffazione, violenza. La vediamo purtroppo sovente: violenza nelle famiglie, violenza nelle abitazioni, violenza contro le donne, violenza in tante circostanze per strada, addirittura nei giorni scorsi davanti a una scuola contro ragazzi”.
La mobilitazione del mondo della scuola
Il mondo della scuola insorge compatto e lo hanno fatto stamattina anche gli studenti della Rete dei medi con cartelli nelle scuole, da Roma a Padova: “Questa scuola è antifascista”, “Valditara dimettiti”. “A sei giorni dal pestaggio squadrista, dai banchi del governo nemmeno una parola di condanna o una richiesta di verifiche. L’unico ad esprimersi è stato appunto Valditara, che però ha minacciato la preside che aveva preso posizione contro la violenza e a favore della costituzione”, protesta la Rete studenti medi del Lazio.
“È inaccettabile che il governo non riconosca e condanni una violenza di questo tipo, ma è ancora più grave che un ministro dell’istruzione provi a limitare la libertà di espressione di un dirigente scolastico. È ormai del tutto evidente che oltre a dichiarazioni che vanno dal bizzarro all’inaccettabile e un disegno della scuola escludente, il ministro non abbia intenzione di agire sulle priorità degli studenti e delle studentesse. Non sui Pcto, non sulla salute mentale, non sull’edilizia scolastica. Ora la misura è colma”.
La petizione in solidarietà alla preside di Priorità alla scuola, la rete di genitori e insegnanti, si avvia verso le 100mila firme. E la scuola è pronta a scendere in piazza. Il sindaco di Firenze Dario Nardella immagina “una grande manifestazione pacifica, non violenta, capace di richiamare tutti alle proprie responsabilità. E per ribadire un concetto: il mondo della scuola va protetto. Sarebbe un bel gesto”.
(da agenzie)

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LA SCRITTRICE SOPRAVVISSUTA ALLA SHOAH: “VALDITARA SI DIMETTA SUBITO, SANZIONARE LA PRESIDE E’ UNA FOLLIA”

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

EDIT BRUCK CONTRO IL MINISTRO: “IL FATTO CHE AL GOVERNO CI SIA UN GOVERNO SOVRANISTA FA SENTIRE QUESTI ESTREMISTI IMPUNITI”

Il ministro della Pubblica Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha criticato ieri la dirigente scolastica del Liceo Michelangiolo Annalisa Savino. A causa della lettera scritta dalla preside dopo l’aggressione da parte del gruppo di destra Azione Studentesca. «Il contenuto non ha nulla a che vedere con la realtà: in Italia non c’è alcuna deriva violenta e autoritaria, non c’è alcun pericolo fascista, difendere le frontiere non ha nulla a che vedere con il nazismo o con il nazismo. Sono iniziative strumentali che esprimono una politicizzazione che auspico che non abbia più posto nelle scuole; se l’atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure», ha detto Valditara a Mattino 5.
L’uscita del ministro ha provocato le critiche dell’opposizione. Ma anche la levata di scudi dei presidi colleghi di Savino.
Oggi Edith Bruck, scrittrice nata in Ungheria ma che vive a Roma e ha vissuto sulla sua pelle gli orrori della Shoah, chiede le dimissioni del ministro.
Bruck parla in un’intervista a Repubblica. «La reazione del ministro dell’Istruzione alla lettera della preside Annalisa Savino è scandalosa. Valditara dovrebbe dimettersi. Subito», esordisce.
Poi spiega: «Ho l’impressione che questi giovani si siano sentiti liberi di agire sapendo di rimanere impuniti. Il fatto che ci sia un governo di destra li fa sentire protetti».
Il fatto che la lettera sia stata successivamente bruciata, per Bruck, è ancora peggio: «Simbolicamente si dà fuoco alle sue parole ma è come se bruciassimo la persona che le ha scritte».
Per la scrittrice «non bisognerebbe permettere nessun tipo di manifestazione fascista, lo dice la Costituzione. E invece ne stiamo vedendo diverse. Abbiamo visto la croce uncinata sul braccio del capogruppo di Forza Italia, in quelle vecchie foto dell’ex An con la svastica. E marce a Predappio con il saluto fascista. Abbiamo visto dare cittadinanze onorarie a Mussolini e tante altre cose. Tutte cose da non minimizzare. Viviamo un’epoca di eccessiva leggerezza. Per questo sottoscrivo senza esitazioni la lettera della dirigente scolastica».
«L’indifferenza è la peste del mondo»
Per Bruck le sanzioni disciplinari ipotizzate ieri da Valditara nei confronti della preside sono «una follia». Mentre l’indifferenza evocata da Gramsci e citata da Savino «è la peste del mondo. Essere indifferenti significa girare la testa dall’altra parte, essere già morti. Questo torpore diffuso mi pare il risultato dell’incertezza e del disfacimento della politica, di un sentimento diffuso di sfiducia. In questo ha le sue responsabilità anche il Partito Democratico. La sinistra parla con una voce debole, poco motivata. Sembra demoralizzata, un po’ depressa. E invece se vuoi convincere devi prima di tutto credere in quello che dici. Il Pd dovrebbe tornare nelle periferie, imparare di nuovo a parlare con il popolo invece di stare tra i signori in giacca e cravatta al centro delle città. Dovrebbe tornare a sudare, a stare tra gli ultimi».
(da agenzie)

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IL SONDAGGIO DI PAGNONCELLI: A UN ANNO DALL’INIZIO DELLA GUERRA GLI ITALIANI SONO PREOCCUPATI, MA SOLO PER IL PROPRIO PORTAFOGLIO

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

“GLI ITALIANI SONO PREOCCUPATI (79%) PER IL PERDURARE DEL CONFLITTO, MA SOPRATTUTTO PER LE SUE RICADUTE ECONOMICHE (IL 49%) PIÙ CHE PER LE CONSEGUENZE UMANITARIE (14%)” …. SOLO IL 7% STA CON PUTIN, MA IN FDI E LEGA LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI E’ CONTRARIA A INVIARE ARMI ALL’UCRAINA: SONO I CACASOTTO SOVRANISTI, SENZA VOLORI E DIGNITA’, CHE PENSANO SOLO AI QUATTRINI, UNICO SCOPO DELLA LORO MISERABILE VITA

Oggi l’«Operazione Speciale» di Vladimir Putin in Ucraina compie un anno. L’invasione del paese guidato da Volodymyr Zelensky da parte della Russia ha cambiato la storia d’Europa. Forse in modo irreversibile. E ha spinto l’Occidente a sostenere Kiev. Una scelta effettuata in ambito Nato che ha diviso le opinioni pubbliche mondiali.
Il Corriere della Sera pubblica oggi i risultati di un sondaggio di Ipsos. L’istituto guidato da Nando Pagnoncelli illustra in che modo l’opinione pubblica italiana si schiera riguardo la guerra e l’invio di armi. La rilevazione è stata effettuata tra 21 e 23 febbraio. Sull’invio delle armi i risultati sono piuttosto netti: il 45% è contrario e il 34% è favorevole. Qui il dato interessante è un altro: anche gli elettori di Fratelli d’Italia sono in maggioranza contrari (47% contro 39%).
Favorevoli e contrari
Nella coalizione di centrodestra gli elettori della Lega sono ancora più a sfavore: 55% contro 32%. Mentre quelli di Forza Italia sono favorevoli: 51% a 40%. I risultati si ribaltano tra gli elettori del Partito Democratico: 52% contro il 36% di contrari. E tra quelli del Terzo Polo formato da Azione e Italia Viva: 55% a 33%. Invece nel Movimento 5 Stelle la linea è di nuovo ostile all’invio: 54% contro 30% di favorevoli.
«Gli italiani confermano di essere preoccupati (tra molto e abbastanza sono il 79%) per il perdurare del conflitto – spiega Pagnoncelli -. Lo sono soprattutto per le sue ricadute economiche (il 49%) più che per le conseguenze umanitarie (14%)». E sta crescendo anche il timore che la guerra possa «degenerare in un conflitto mondiale». Il 30% del campione di Ipsos è convinto che la guerra durerà ancora per diversi anni.
La durata del conflitto
Mentre per il 30% ci vorrà almeno un altro anno per arrivare al cessate il fuoco. Per quanto riguarda con chi si schierano gli italiani, la maggioranza è a favore di Kiev (47%) rispetto a Mosca (7%).
Ma i consensi sono scesi di dieci punti in un anno. «In compenso – osserva Pagnoncelli – è cresciuta la quota (dal 38% al 46%) di quelli che non si schierano con nessuna delle due parti».
§Ma è anche scesa la percentuale degli italiani favorevoli alle sanzioni alla Russia. Erano il 55% nel marzo 2022. Sono il 46% oggi. Mentre i contrari sono passati dal 31% al 38%. Sull’invio di armi gli italiani erano contrari già un anno fa: 47% contro il 33%. Ora sono 45 contro 34.
(da agenzie)

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ZELENSKY AI SUOI SOLDATI: “SIETE I NUOVI EROI, IL FUTURO DELL’UCRAINA DIPENDE DA VOI”

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

NELL’ANNIVERSARIO DELL’INVASIONE RUSSA, IL PRESIDENTE UCRAINO HA TENUTO UN DISCORSO NEL CENTRO DI KIEV

«Siamo forti e siamo pronti a tutto. Sconfiggeremo tutti, perché siamo l’Ucraina!». Suona la carica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha ricordato l’anniversario dell’invasione russa con un appello sui social rivolto a tutti i cittadini.
«L’Ucraina ha ispirato e unito il mondo e non si fermerà fino a quando gli assassini non saranno assicurati alla giustizia», ha aggiunto il presidente.
Poi, il ringraziamento a chi è in prima linea per resistere all’aggressione russa. «Sono i nuovi eroi. I difensori di Kiev, i difensori dell’Azovstal. Le imprese realizzate da intere città. Karkhiv, Chernihiv, Mariupol, Cherson, Mykholaiv, Gostomel, Volnovalka, Bucha, Irpin, Okhtyrka: città eroiche. Le capitali dell’invincibilità», ha detto Zelensky.
Nel suo appello ai cittadini, il presidente ucraino ha descritto il 24 febbraio 2022, inizio dell’invasione russa, come «il giorno più lungo della nostra vita, il giorno più difficile della nostra storia moderna».
Quel giorno, ha insistito Zelensky, «ci siamo svegliati presto e da allora non ci siamo più addormentati». Su Twitter, il presidente ucraino ha anche condiviso un breve video che ripercorre alcuni momenti salienti della guerra, intitolato: «A year of tears», un anno di lacrime.
Il discorso in piazza a Kiev
Oltre all’appello diffuso sui social, il presidente ucraino ha tenuto in mattinata un discorso nella piazza Santa Sofia, a Kiev, per ringraziare chi è impegnato a combattere e commemorare «gli eroi» caduti in battaglia con un minuto di silenzio.
«Gloria a tutti quelli che stanno combattendo adesso – ha aggiunto il leader nel suo discorso in piazza -. Il vostro sforzo rende più vicina la vittoria e decide se l’Ucraina esisterà ancora». Poi, un messaggio rivolto direttamente a chi è impegnato sul campo. «Ogni giorno dipende da te, soldato ucraino. Sei la persona più importante, sei la ragione per cui sono oggi ancora vivi milioni di ucraini. Sei il motivo per cui suonerà la vittoria», ha detto Zelensky nel discorso tenuto in presenza delle truppe ucraine schierate a piazza Santa Sofia, a Kiev.
Durante la cerimonia, il presidente ucraino ha consegnato medaglie e onorificenze ai soldati e alle famiglie dei militari caduti al fronte.
(da agenzie)

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GUERRA IN UCRAINA, UN ANNO DI DISINFORMAZIONE: LE CONSEGUENZE DELLA PROPAGANDA RUSSA IN ITALIA

Febbraio 24th, 2023 Riccardo Fucile

DALL’OPERAZIONE “LANCIO DELLA MANGUSTA” ALL’INTERVISTA ALLA BLOGGER MARIANNA: I SERVI ITALIANI AL SERVIZIO DI MOSCA

Un anno fa, la Russia di Vladimir Putin negava di voler invadere l’Ucraina. Il timore per questa scelta bellicista del Cremlino circolava da quasi un anno, soprattutto negli ultimi mesi con l’invio delle truppe ai confini con l’Ucraina per quelle che si rivelarono delle finte esercitazioni.
L’attacco è stato ampiamente preparato anche dal punto di vista mediatico, con false notizie e depistaggi che fungevano a creare disordine e sfiducia nell’Occidente.
Un processo di disinformazione che trovava terreno fertile grazie a due anni di pandemia dove terrore e malumore hanno rafforzato un sentimento contro le istituzioni e la scienza. Non è difficile, infatti, riscontrare come gli scontenti, i No vax e i teorici del complotto si siano facilmente identificati nella propaganda russa chiaramente anti occidentale.
Oggi, 24 febbraio 2023, possiamo osservare i frutti della propaganda russa, in particolare in Italia.
A dicembre avevamo pubblicato una galleria con tutta la disinformazione relativa all’invasione russa in Ucraina, ma dobbiamo soffermarci su alcuni degli episodi chiave.
Il primo è senz’altro l’operazione “Lancio della mangusta” messa in opera dai filorussi delle due autoproclamate repubbliche separatiste del Donbass, Donetsk e Lugansk. Il nome è stato scoperto attraverso la lettura dei metadati dei video in cui entrambi i leader delle “repubbliche” lanciarono un appello alla popolazione in vista di una presunta offensiva di Kiev. Era tutto programmato, i metadati non mentono: le riprese vennero realizzate nei giorni precedenti per poi diffondere il messaggio come “odierno”.
Mentre i russi e filorussi parlavano di un presunto attacco ucraino, in occidente si temeva l’attacco russo indicando una data di inizio poi rivelatasi sbagliata. Ad esaltare l’errore fu un editoriale di Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano il 23 febbraio 2022, nel quale accennava a una «ennesima fake news americana dell’invasione russa dell’Ucraina (ancora rinviata causa bel tempo), eravamo tutti col fiato sospeso in attesa del Verbo». Il giornalista non poteva immaginare che il giorno dopo avrebbe avuto inizio l’invasione su vasta scala del Paese. Questi sono proprio gli episodi che generano conflitto e confusione e che fanno gioco alla propaganda russa.
Dall’infodemia della Covid a quella della guerra. Difficile contare il numero di fonti Telegram in lingua russa, ucraina, inglese e via dicendo. Come a inizio pandemia, molti vennero creati con l’obiettivo di attirare iscritti e crearsi delle community capaci di diffondere i contenuti condivisi, verificati o meno. Al contrario, più il contenuto era adatto al target di riferimento e più si spingeva nonostante tutto. Un canale in particolare ha avuto un ruolo nella propaganda russa in quanto sponsorizzato dal Ministero della Difesa russo: “War on Fakes“.
Siamo a conoscenza di questo canale Telegram e del suo omonimo sito fin dai primi giorni dell’invasione russa, rendendoci conto di un particolare molto importante: il dominio del sito venne creato la mattina 24 febbraio 2022, il giorno stesso in cui Vladimir Putin diede il via al conflitto.
Lo scopo? Un sito anonimo di finto fact-checking per diffondere false notizie e teorie del complotto certificate dalle istituzioni russe. I contenuti pubblicati all’interno del canale Telegram venivano poi ripresi e condivisi dagli account ufficiale dei Ministeri e delle ambasciate russe nel mondo, come nel caso della Strage di Bucha e del bombardamento dell’ospedale di Mariupol.
Nei primi giorni di aprile 2022, una volta diffuso il video dei cadaveri ripresi da un auto in una strada di Bucha vennero condivisi dei brevi frangenti per sostenere che si trattasse di una messinscena. «Bucha il “cadavere” sulla destra muove la mano, nello specchietto il cadavere dietro si mette a sedere dopo che l’auto è passata. Favoloso! Mi mancavano i cadaveri post covid che fumavano o si grattavano» scriveva un utente via Twitter, confermando quanto l’infodemia e le false notizie sulla pandemia abbiano facilitato certe credenze a favore della propaganda russa. A generare questa narrazione fu proprio il canale “War on Fakes”, pubblicando un post Telegram condiviso a stretto giro dal canale ufficiale del Ministero della Difesa russo.
Il canale “War on Fakes” inculcò in dubbio sui fatti di Bucha contestando le tempistiche, insinuando che gli autori della strage non potevano essere i russi in quanto avrebbero abbandonato la città il 30 marzo. Per dare credito a questa ricostruzione, in molti condivisero il video del sindaco di Bucha che, come abbiamo spiegato a Open Fact-checking, non confermava affatto la teoria. Lo stesso video del sindaco venne condiviso da Toni Capuozzo in un post Facebook del 5 aprile 2022. Il giornalista italiano, supportato anche da Nicola Porro attraverso il suo blog, è stato uno dei più seguiti commentatori della Strage di Bucha, alimentando i dubbi sulle responsabilità dei russi rivolgendo il mirino verso i soldati ucraini.
A seguito del bombardamento dell’ospedale di Mariupol, ad opera dell’esercito invasore il 9 marzo 2022, il canale “War on Fakes” accusò due ragazze in stato di gravidanza di essere la stessa persona che interpretava entrambe in favore della propaganda ucraina. Il falso fact-checking, pubblicato il 10 marzo, venne poi ripreso dalle ambasciate russe via Twitter, in particolare da quella nel Regno Unito dove condivideva le foto delle due ragazze con la scritta «Fake». Le due giovani vennero prese di mira dai filorussi, ma solo una riuscì a commentare l’accaduto: Marianna, la ragazza identificata come «beauty blogger» e unica sopravvissuta tra le due.
Qualche settimana dopo il bombardamento, i media ucraini accusarono i russi di aver rapito la giovane neomamma.
Giorgio Bianchi, fotoreporter italiano e noto filorusso poi candidato tra le file di Italia Sovrana e Popolare alle elezioni del 2022, incontrò e intervistò Marianna per conto di VisioneTV con l’obiettivo di smentire questa narrazione. Nel corso del loro dialogo, la giovane dichiara di non aver «visto questa informazione» su di lei e la ragazza poi deceduta, nessun accenno agli autori della falsa notizia sul loro conto nemmeno da parte dell’intervistatore. La stessa Marianna, intervistata successivamente dalla BBC, afferma di essere stata inondata di messaggi accusatori e minacciosi a causa della falsa notizia diffusa dalle autorità russe sul suo conto.
Tuttavia, come riporta il media britannico, Marianna si è astenuta dal criticare direttamente i funzionari russi, preferendo addossare la colpa ai fotografi di AFP per aver diffuso le foto e che queste avrebbero scatenato la fantasia dei suoi accusatori.
VisioneTV, il canale dove Giorgio Bianchi ha fornito l’intervista a Marianna, è gestito da Francesco Toscano, già co-fondatore di Vox Italia con il filosofo Diego Fusaro amico di Aleksandr Dugin.
Nel corso del 2022, il titolare del canale televisivo online è stato protagonista delle elezioni italiane con il partito politico Italia Sovrana e Popolare insieme a Giorgio Bianchi. Il sostegno alla narrazione russa continua, come dimostrato dal tweet dell’ambasciata russa in Italia del 10 febbraio 2023 dove annuncia la diretta in italiano del discorso di Vladimir Putin trasmesso da VisioneTV.
La propaganda russa è riuscita a penetrare in Italia, in un modo o nell’altro, attraverso diversi canali, consapevoli o meno, alimentando ancora di più i dubbi sul conflitto e alimentando un odio anti ucraino, anti europeo e anti americano.
Un’operazione che però non è affatto partita lo scorso 24 febbraio 2022, ma già dalla prima invasione in Ucraina del 2014 grazie a canali nati lo stesso anno come Pandora TV del defunto Giulietto Chiesa, quest’ultimo utilizzato dall’ambasciata russa in Italia per sostenere la falsa narrazione del “colpo di Stato nazista in Ucraina nel 2014“.
(da Open)

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