Destra di Popolo.net

CALTANISSETTA, LA PROCURA SCOPRE PIANO NEOFASCISTA PER CONTROLLARE I MAGISTRATI, DUE ARRESTI

Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile

AI DOMICILIARI MENICACCI E ROMEO, PERQUISIZIONI A CASA DI ADRIANO TILGHER

La Dia di Caltanissetta ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari per l’avvocato Stefano Menicacci e per Domenico Romeo. Sono accusati di false informazioni a pubblico ministero aggravate dall’aver mentito in un procedimento per strage.
L’inchiesta nasce da intercettazioni che avrebbero rivelato un progetto ispirato dalla ideologia fascista (gli interlocutori si definiscono fascisti) di costituzione di un “Osservatorio” delle attività della magistratura, del quale dovrebbero fare parte anche componenti occulti per colpire alcuni magistrati “non graditi”. Il progetto secondo gli interlocutori intercettati sarebbe attivo.
Un capo d’indagine contiene l’accusa di associazione per delinquere e violazione della Legge Anselmi. La Dia ha perquisito, inoltre, l’abitazoine di Adriano Tilgher, ritenuto dai magistrati esponente di spicco della disciolta organizzazione Avanguardia Nazionale, condannato nel 1981 per riorganizzazione del partito fascista. Perquisite anche le case dell’avvocato Saverio Ingraffia e di Francesco Scala, docente universitario.
Il progetto fascista prevedeva la richiesta di appoggio «di altissimi livelli del potere Esecutivo e di altri – si legge nel comunicato della Procura – avallo che gli associati affermano, nei loro colloqui, di avere già ottenuto». Nessun esponente delle Istituzioni però è indagato, precisano i pm. L’inchiesta nasce nell’ambito degli accertamenti su presunti interessi dell’eversione nera nella realizzazione della strage di Capaci.
Chi è Stefano Menicacci
Il nome di Stefano Menicacci, l’avvocato 91enne finito ai domiciliari nell’ambito di una indagine della Dda di Caltanissetta su un piano fascista contro magistrati “sgraditi”, entra ed esce da decenni nelle inchieste delle Procure di mezza Italia. Ex deputato missino, difensore storico dell’eversore nero Stefano Delle Chiaie: nelle scorse settimane la corte d’assise di Bologna ha inviato alla procura del capoluogo i verbali della sua deposizione al processo sulla strage del 2 agosto del 1980 perché si valutasse se avesse mentito in aula. Menicacci, originario di Foligno, in provincia di Perugia, tra l’altro venne indagato nell’inchiesta sui cosiddetti Sistemi Criminali della Procura di Palermo, poi archiviata, su un presunto golpe che avrebbe visto protagonisti negli anni ’90, in un tentativo di destabilizzazione del Paese, Cosa nostra, massoneria deviata, pezzi di Stato ed eversione nera.
(da La Stampa)

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GLI AMERICANI NON NE VOGLIONO SAPERE DI TORNARE NELLE METROPOLI DOPO LA PANDEMIA: NEGLI ULTIMI DUE ANNI, CIRCA 10 MILIONI DI PERSONE HANNO ABBANDONATO LE DIECI AREE METROPOLITANE PIÙ GRANDI DEGLI “STATES”

Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile

LA COLPA È ANCHE DEL MERCATO IMMOBILIARE IMPAZZITO E DELL’AUMENTO DEGLI EPISODI DI CRIMINALITÀ E DEI SENZATETTO

Nell’America uscita dalla pandemia con l’inflazione fuori controllo da 18 mesi, i prezzi degli immobili – affitto e vendite – schizzati in alto e i mutui spinti dai tassi d’interesse al 5,25, giovani e famiglie hanno abbandonato le città e riscoperto sobborghi e zone rurali. La “fuga dalle metropoli” del 2021 è stata lievemente attenuata con i dati dell’ultimo rapporto Census del 2022, ma il trend sembra tracciato. Tanto che William H. Frey, della Brookings Institution, sostiene che, anche se l’effetto pandemia sta evaporando […] «il ritorno nelle città per molti sarà assolutamente evitabile». Ed è una sfida che diversi sindaci stanno affrontando.
Muriel Bowser, prima cittadini di Washington all’inizio dell’anno ha lanciato il comeback plan con l’obiettivo di costruire 9400 nuove case per 15mila persone entro il 2028 per attrarre nuovi residenti. […] Il sogno è raggiungere quota 1 milione nel 2045.
Però la capitale federale nel 2021 ha perso 20mila residenti, non è l’unica grande città a perdere abitanti. Nel 2021 il saldo era negativo per San Francisco, New York, Boston, St. Louis e Atlanta. Nessuna si è ripresa lo scorso anno anche se l’emorragia si è fermata. Los Angeles resta la contea più estesa e popolosa d’America, ma lo scorso anno la metropoli ha perso 90mila persone.
Se aggreghiamo le dieci aree metropolitane più grandi d’America, in due anni hanno visto evaporare quasi un milione di persone. Frey ha osservato due cose: la prima è che c’è stata una diminuzione della popolazione nelle 88 città con più di 250mila abitanti. La seconda è che la pandemia ha accelerato, in maniera devastante, un trend già in atto da qualche parte a causa del mercato immobiliare impazzito
Un terzo elemento è la migrazione interna: San Francisco e New York hanno un saldo negativo, insieme a Los Angeles e partendo dal 2018, il numero di americani che ha cercato casa in quelle aree è sceso del 50%. Nella sola San Francisco il 2022 ha visto un decremento dell’immigrazione interna del 7%.
La migrazione interna sta premiando le città del Sud e il Texas, l’economia florida, una bassa tassazione e scuole di buon livello, hanno contribuito a far sbarcare fra Forth Worth e Austin, fra Georgetown e Kyle in Tennessee migliaia di persone. Le ricette per rivitalizzare i centri sono diverse, le autorità cittadine sono convinte che il rilancio dell’economia e la fine delle restrizioni riempiranno di nuovo gli uffici, generare l’indotto tradizionale e allontanare homeless e criminalità.
(da La Stampa)

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INTERVISTA AL CAPOMISSIONE DI MEDICI SENZA FRONTIERE: “IN TUNISIA DIRITTI DEI MIGRANTI NON SONO GARANTITI”

Luglio 21st, 2023 Riccardo Fucile

“ACCORDI DOVE NON SI PARLA DELLA PROTEZIONE DELLE PERSONE VULNERABILI”

La Tunisia rischia di diventare una nuova Libia. Un nuovo inferno per le persone migranti che, soprattutto dal Sahel, arrivano alle coste mediterranee nel tentativo di salpare verso l’Europa. Sono preoccupazioni che diversi attivisti per i diritti umani e Ong hanno sollevato negli ultimi mesi, mentre arrivavano le testimonianze di quanto stesse accadendo nel Paese, dove i diritti di tanti cittadini provenienti dall’Africa subsahariana vengono violati quotidianamente. Ora, con la firma del Memorandum tra l’Unione europea e la Tunisia, i timori si fanno sempre più concreti.
“Quello che ci preoccupa di più di questi accordi è che non si parla concretamente di diritti e della protezione delle persone vulnerabili. Sappiamo bene quello che accade in Tunisia ai migranti. Abbiamo visto in queste settimane le deportazioni verso l’Algeria e la Libia, abbiamo sentito racconti di persone che sono state incarcerate e soggette a violenze. In Tunisia non sono garantiti i diritti umani dei migranti e nel territorio non ci sono presidi per richiedere la protezione internazionale”, ha detto in un’intervista con Fanpage.it Juan Matías Gil, capomissione Sar di Medici Senza Frontiere, che con la nave Geo Barents soccorre i migranti alla deriva nel Mediterraneo.
“Penso che sia legittimo da parte dei diversi Paesi collaborare per aiutare le economie in crisi – ha aggiunto Gil –ma sappiamo bene che questo è un accordo che riguarda il flusso dei migranti dalla Tunisia. Anche se la gestione delle migrazioni è solo l’ultimo punto dell’intesa, come se fosse una questione residuale. Il punto è che concretamente non sappiamo ancora nulla. Non sappiamo come saranno spesi questi fondi da milioni di euro. Forse per l’attività Sar, ma ancora non si è detto se sarà istituita una zona Sar e se dopo i soccorsi fatte in acque internazionali sia legittimo riportare le persone in Tunisia”.
A pagare le conseguenze, se non ci sarà uno stretto controllo sulla tutela dei diritti umani, saranno sempre le persone più vulnerabili: “Le persone più colpite da questi accordi sono le persone provenienti da altri Paesi che si trovano in Tunisia, in gran parte vengono dalla Libia, dove la situazione è già delicata. In Tunisia diventerà una sfida ancora più grande e la protezione di queste persone non sarà garantita”.
Ad ogni modo, le navi umanitarie continueranno a fare il loro lavoro, soccorrendo le persone che attraversano il Mediterraneo. Un lavoro che però è reso spesso complesso da alcune pratiche della autorità, come quella di assegnare porti di sbarco lontanissimi dal Mediterraneo centrale, dove vengono effettuati i salvataggi. Questa volta alla Geo Barents ne sono stati assegnati addirittura tre: dopo aver permesso lo sbarco di alcune persone a Lampedusa, la nave di Medici Senza Frontiere è stata mandata prima a Marina di Carrara e poi a Livorno.
“Penso che sia una totale mancanza di sensibilità verso i sopravvissuti che abbiamo a bordo, è come giocare con la sofferenza delle persone senza considerare il loro benessere. È un dispetto. Ovviamente ci sono questioni organizzative, ma quando si tratta di esseri umani dovrebbero essere loro al centro di ogni considerazione, prima di ogni questione logistica”, ha commentato Gil.
Per poi raccontare: “Prima abbiamo sbarcato 116 persone a Lampedusa, altre 346 sono rimaste a bordo. Spiegare alle persone perché alcune sbarcano e altre no è complicato. In più dobbiamo andare verso un porto che sta a due o tre giorni di distanza dal primo sbarco e dobbiamo di nuovo spiegare ai naufraghi perché sono divisi in due gruppi e scendono in porti a distanza di 70 chilometri l’uno dall’altro. Chiaramente sarebbe meglio sbarcare subito tutti e dopo, quando le persone sono in salvo, distribuirle sul territorio”. Infine, il capomissione della Geo Barents ha concluso: “Noi capiamo che ci sia la necessità di organizzare gli sbarchi, ma le autorità devono capire che non si può giocare sulla pelle delle persone”.
(da Fanpage)

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LA FRASE DELLA MELONI (“MARINA NON È UN SOGGETTO POLITICO”) HA SCATENATO L’INDIGNAZIONE DELLA “CAIMANA” E DI PIER SILVIO

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

COME SE NON BASTASSE, SI È AGGIUNTA ANCHE LA REAZIONE, MOLLE COME UN BUDINO, DI ANTONIO TAJANI, CHE HA BALBETTATO SENZA CONDANNARE LE PAROLE DELLA “SUA” PREMIER… NELLA TESTA DEI FIGLI DEL CAV, CHE VANTANO UN CREDITO DA 95 MILIONI CON IL PARTITO, RONZA UNA DOMANDA: CI SERVE ANCORA MANTENERE IN VITA FORZA ITALIA?

Mica l’ha presa bene Marina Berlusconi la risposta della Sora Giorgia, secca come un cassetto chiuso con una ginocchiata, rilasciata ai cronisti a Palermo nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, in merito alla lettera scritta dalla primogenita del Cavaliere.
Una missiva al vetriolo, pubblicata sulla colonne del Giornale (testata storicamente collegata alla famiglia) in cui la figlia del Cav ha lanciato un’invettiva a tutto campo contro stampa e magistrati, colpevoli di aver avviato una campagna di “persecuzione” nei confronti del padre.
A una lettera che accusa apertamente l’esistenza di un asse tra i “pubblici ministeri” e gli “organi di informazione amici” sul presunto coinvolgimento del Cav nelle stragi del 1993, oggetto di un’inchiesta della Procura di Firenze, la Regina di Colle Oppio, priva com’è delle capacità di mediazione di Berlusconi, capace da fantastico piazzista di vendere il giaccio agli esquimesi, che poteva rispondere?
Anche perché, vedi il caso Santanché, il 50 per cento di Fratelli d’Italia, per tradizione, è permeato di giustizialismo.
Ma la tosta risposta della Meloni alla domanda dei giornalisti (“Non posso considerare Marina Berlusconi un soggetto della coalizione perché non è un soggetto politico”), non poteva non scatenare l’indignazione della famiglia Berlusconi. A partire dal comportamento molle come un budino di Antonio Tajani.
A che gioco sta giocando il neo presidente di Forza Italia, quando beccato in Transatlantico, l’ex monarchico ha balbettato: “Ha solo detto che non è un soggetto politico…”. Ovviamente i ronzulliani non aspettavano altro per sputtanarlo. “La posizione di Marina è quella del partito”, ha tuonato Alessandro Cattaneo.
“Il Fatto” di oggi ha aggiunto altra benzina: “Gli azzurri minacciano: “Sulla giustizia Meloni si è accucciata ai magistrati – dice un dirigente azzurro – quando il ddl Nordio arriverà in Parlamento noi andremo dritti sul taglio delle intercettazioni, la secretazione degli atti e la custodia cautelare. Se Meloni non ci sta, la faremo ballare in aula…”
E la domanda che è esplosa nella testa di Marina e Piersilvio, che hanno ereditato i 95 milioni di debiti del partito e solo grazie alle loro fidejussioni che non va in bancarotta, è quella definitiva: alla famiglia Berlusconi serve ancora mantenere in vita Forza Italia?
La risposta nelle prossime puntate….
(da Dagoreport)

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PERCHE’ I TRENI IN ITALIA COSTANO ANCHE IL DOPPIO DEGLI AEREI

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

IL REPORT DI GREENPEACE SPIEGA LA BEFFA: “COSI’ SI PREMIANO I MEZZI PIU’ INQUINANTI”

Nel percorso tracciato dall’Unione Europea per costruire un’economia più sostenibile, il settore dei trasporti svolge un ruolo cruciale. In particolare il trasporto aereo, che secondo l’Agenzia europea per l’ambiente è responsabile da solo del 3,8% delle emissioni di CO2 dell’intero continente. L’alternativa più logica per sostituire alcune delle tratte aeree più frequentate è investire sul potenziamento della rete ferroviaria. Ad oggi però, avverte un report di Greenpeace, i viaggi in treno in Europa costano più del doppio rispetto a quelli in aereo, nonostante abbiano un impatto climatico nettamente inferiore. L’analisi dell’associazione ambientalista ha confrontato i biglietti aerei e ferroviari di 112 tratte europee in 9 diversi periodi di tempo. Il risultato: nel 71% dei casi i voli sono più economici dei treni. Questa situazione si deve in parte alle strategie tariffarie spesso aggressive delle compagnie aeree. Per alcune delle tratte prese in analisi, ai passeggeri vengono offerti voli molto economici con uno scalo intermedio, che causano emissioni di gas serra fino a 10 volte superiori rispetto al semplice viaggio su rotaia.
La situazione in Italia
Guardando alla situazione specifica dell’Italia, l’analisi di Greenpeace stima che in media un viaggio in treno è due volte e mezzo più costoso dell’aereo. Un dato che ci pone al quinto posto in Europa nella classifica che misura la differenza di costo tra le due modalità di trasporto. Nelle 15 tratte italiane prese in esame, 13 prevedono biglietti aerei più economici dei loro corrispettivi in treno. Qualche esempio? Per viaggiare da Roma a Parigi si trovano biglietti aerei a partire da 29€, mentre i prezzi del treno partono da un minimo di 73€ e arrivano a superare i 200€. Stesso discorso anche per la tratta Roma-Vienna, che può arrivare a costare fino a 10 volte in più in treno rispetto all’aereo. Per viaggiare da Milano a Lussemburgo il biglietto aereo costa tre volte in meno del treno, mentre da Venezia a Colonia il costo del viaggio su rotaia è di 2.2 volte superiore rispetto a quello in aereo.
I vantaggi fiscali delle compagnie aeree
Secondo Greenpeace, la differenza di costo tra i due sistemi di trasporto si deve innanzitutto a una ragione: i diversi obblighi fiscali. Ad oggi infatti, fa sapere l’associazione, le compagnie aeree non pagano né l’imposta sul cherosene né l’Iva sui voli internazionali. Le compagnie che si occupano del trasporto su rotaia devono invece pagare le imposte sull’energia, l’Iva e in alcuni casi anche elevati pedaggi ferroviari. «L’industria dell’aviazione è uno dei settori più dannosi per il clima e le compagnie aeree possono offrire biglietti a prezzi stracciati perché beneficiano di vantaggi fiscali scandalosi, che spingono i cittadini europei a scegliere i mezzi più inquinanti per viaggiare», commenta Federico Spadini, campagna Trasporti di Greenpeace Italia. «Le compagnie low-cost – aggiunge Spadini – sfruttano ogni scappatoia per abbassare le tariffe, ma i voli da pochi euro sono possibili solo perché sono l’ambiente e i lavoratori a pagare il conto».
Il «biglietto climatico»
Ed è proprio per correggere questa stortura che Greenpeace, insieme a tante altre associazioni ambientaliste, chiede ai governi europei di intervenire per rendere il trasporto ferroviario più conveniente per i cittadini. Una delle soluzioni proposte è il cosiddetto «climate ticket», un biglietto a lungo termine, economico e valido su tutti i mezzi di trasporto pubblico di un determinato Paese. La soluzione è stata sperimentata con successo dalla Germania, che lo scorso anno ha introdotto il «9 euro ticket». L’esperimento è durato tre mesi e ha portato al numero record di 52 milioni di abbonamenti venduti. Al termine del periodo di prova, il governo di Olaf Scholz ha deciso di prorogare la misura ma alzando il prezzo mensile del biglietto a 50 euro. La filiale italiana di Greenpeace ha lanciato una raccolta firme affinché anche in Italia si introduca un «biglietto climatico». Una misura che, secondo i calcoli dell’associazione, potrebbe essere ripagato tassando gli extra-profitti sulle aziende fossili ed eliminando gradualmente le esenzioni fiscali per le compagnie aeree.
(da agenzie)

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OLTRE ALLA FAMOSA AGENDA ROSSA, È SPARITO ANCHE IL TABULATO DELLE CHIAMATE RICEVUTE DA PAOLO BORSELLINO SUL SUO CELLULARE

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

DALL’INCHIESTA SUL DEPISTAGGIO PER LA STRAGE DI VIA D’AMELIO EMERGE CHE NON C’È TRACCIA DEL DOCUMENTO SUL TRAFFICO TELEFONICO DEL MAGISTRATO. PER I GIUDICI QUESTO “HA INDUBBIAMENTE SOTTRATTO IMPORTANTI PISTE INVESTIGATIVE”

Nell’inchiesta sul depistaggio per la strage di via d’Amelio non c’è solo il mistero della scomparsa della famosa agenda rossa nella quale Paolo Borsellino annotava i suoi spunti di lavoro. Negli atti del procedimento, concluso il 12 luglio 2022, non c’è traccia di un altro importante elemento: il tabulato delle chiamate in entrata del cellulare di Borsellino.
Il caso è ricostruito, e ora ripreso dal Sole 24 Ore, nella parte conclusiva delle motivazioni della sentenza con la quale due poliziotti della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” sono stati prescritti per l’imputazione di favoreggiamento e un terzo è stato assolto.
La scomparsa di quel tabulato, scrivono i giudici del tribunale di Caltanissetta, “ha indubbiamente sottratto importanti piste investigative”. Il tribunale è venuto a conoscenza della scomparsa del tabulato attraverso la testimonianza di Gioacchino Genchi, che nella prima fase delle indagini sulla strage faceva parte della squadra guidata da Arnaldo La Barbera. Poi, lasciata la polizia, è diventato consulente di varie procure.
Il suo lavoro è stato al centro di forti polemiche ma alla fine Genchi è stato scagionato. Sentito come teste nell’udienza dell’11 gennaio 2019, Genchi ha detto di avere segnalato l’anomalia e di avere chiesto i file del tabulato allo Sco, il servizio centrale anticrimine della polizia, che aveva acquisito i dati del traffico telefonico.
Lo stesso Genchi ha ricostruito il dialogo con i suoi ex colleghi: “Voi l’avete acquisito con delega della procura di Caltanissetta. La procura ha disposto che ce lo dovete mandare. Signori miei, mi dite dove è questo traffico?”. Aggiungeva Genchi: “Il traffico telefonico in entrata del cellulare di Borsellino è stato fatto scomparire”.
Riferimenti a quel traffico si trovano, ha segnalato ancora Genchi, in una informativa della squadra “Falcone-Borsellino” dalla quale risultata un contatto il 19 aprile 1992 tra il procuratore Giovanni Tinebra e Borsellino che stava recandosi all’aeroporto Leonardo da Vinci dopo un colloquio a Roma con il pentito Gaspare Mutolo. A un certo punto venne adombrata la spiegazione che i file erano stati corrosi dall’umidità.
(da Ansa)

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NELLA METÀ DEI RISTORANTI DELLE LOCALITÀ TURISTICHE SONO STATE RISCONTRATE IRREGOLARITÀ

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

SUL LITORALE ROMANO SONO STATI SEQUESTRATI 820 CHILI DI CIBO MAL CONSERVATO… A CAGLIARI I CARABINIERI HANNO SEQUESTRATO 20 CHILI DI FORMAGGI AMMUFFITI

Le irregolarità sono state riscontrate nel 50 per cento dei casi. È questo il bilancio delle ispezioni eseguite dai carabinieri nei luoghi della movida e nelle località turistiche. Da Ponza alla riviera Adriatica, passando per gli eventi e le manifestazioni di Roma, Perugia, Livorno. Fino alla Sardegna. I controlli di bar, chioschi e ristoranti dei militari dei dodici comandi del Nas dell’Italia centrale, sotto il coordinamento del gruppo carabinieri per la Tutela della salute di Roma, hanno riguardato anche i principali eventi estivi.
Da “Tevere Expo” (Nas di Roma) a “Umbria Jazz” (Nas di Perugia) e poi “Tuscia Film Festival” (Nas di Viterbo), “Viper Summer Festival” (Nas di Livorno che hanno eseguito controlli anche nei locali della movida sui litorali della Versilia). Mentre sulla costa romagnola le ispezioni sono state eseguite dai militari di Bologna e in quella adriatica dai comandi di Ancona e Pescara. In azione anche i Nas sardi quelli di Latina, per le verifiche a Terracina e Ponza, e di Firenze, per gli eventi sul Lungarno.
I controlli hanno interessato complessivamente 160 strutture e aziende (sono stati oggetto di verifica anche discoteche e stabilimenti balneari) e per 81 casi sono state riscontrate irregolarità. Per sei locali è stata disposta la sospensione dell’attività a causa di gravi irregolarità igienico-sanitarie e strutturali. In tutto sono state 101 in tutto le violazioni contestate, sia penali che amministrative, le sanzioni, alla fine hanno raggiunto i 117 mila euro.
Circa la metà delle violazioni accertate sono risultate riconducibili a carenze igienico-sanitarie e strutturali di ambienti adibiti alla preparazione e alla somministrazione del cibo. Nelle situazioni più gravi sono stati trovati alimenti, di vario tipo, in cattivo stato di conservazione. Ed è emerso che alcuni ristoranti proponevano come freschi cibi surgelati, mentre in altri mancava l’indicazione sulla tracciabilità del prodotto o sulla presenza di allergeni. Motivi che hanno portato al sequestro di 1.350 chili di alimenti irregolari.
In un ristorante sulla costa cagliaritana orientale, sono stati invece sequestrati oltre 20 chili di formaggi scaduti o muffiti.
Denunce e sequestri dalla Capitale al litorale romano, a Terracina, fino a Ponza. Una maxi operazione del Nas (Nucleo Antisofisticazione e Sanità) dei carabinieri che la scorsa settimana- tra il 13 e il 16 luglio – ha proceduto con controlli e accertamenti sulle attività di ristorazione e somministrazione in tutte le regioni. E che nel Lazio si è concentrata nella Capitale per poi allungarsi sul litorale.
I militari a Roma quindi proceduto tra le attività di Tevere Expo dove sono state riscontrate irregolarità strutturali o igienico sanitarie in 4 strutture. Nello specifico, in un caso il passaggio all’ingresso del locale, a ridosso del Tevere, non era messo in sicurezza. In sostanza, il rischio per i clienti era di cadere nel fiume perché il transito a ridosso della riva, non era assicurato.
Ancora: un’attività non aveva comunicato l’avvio dell’impresa che risultava del tutto irregolare. I carabinieri del Nas hanno proceduto anche con i sequestri perché i prodotti erano malconservati e senza tracciabilità.
I controlli sono scattati anche a Ponza e a Terracina, in particolare nelle cucine dei ristoranti. Il bilancio è stato di una cinquantina di attività controllate tra le due località di mare, che in estate sono letteralmente prese d’assalto dai turisti.
La metà delle strutture è risultata non conforme per i più svariati motivi: 25 le sanzioni amministrative comminate, per un importo di 25mila euro e oltre 820 chili di prodotti sottoposti a sequestro per mancata tracciabilità e, in parte, perché in cattivo stato di conservazione. Venti invece le persone segnalate alle autorità amministrative. A Terracina, dove ad un ristorante del centro è stata sospesa l’attività perché la cucina ed il deposito alimenti erano «interessati da gravi mancanze igienico-sanitarie e strutturali»
A Ponza invece sono scattate sanzioni in 15 strutture su 34 controllate. La più grave riscontrata in questa carrellata di ispezioni è stata quella a carico di un ristoratore dell’isola, il cui titolare è stato denunciato per tentata frode in commercio. Secondo i riscontri del Nas, avrebbe somministrato alimenti congelati sebbene nel menu fossero indicati come freschi; per questo motivo ben 40 chilogrammi di prodotti ittici sono stati sequestrati soltanto a questa attività.
(da il Messaggero)

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IL CAPO DELLA CROCE ROSSA BIELORUSSA AMMETTE IL RAPIMENTO DI CENTINAIA DI BAMBINI UCRAINI: “E’ PER IL LORO BENE, QUI TROVANO UN’ISOLA DI FELICITA'”

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

KIEV CHIEDE L’INTERVENTO DELLA CORTE DELL’AJA PER UN MANDATO D’ARRESTO CONTRO QUESTO CRIMINALE

Il segretario generale della Croce Rossa bielorussa, Dmitry Shevtsov, ha ammesso a cuor leggero che le autorità di Minsk, col supporto dell’organizzazione da lui coordinata, hanno deportato verso la Bielorussia centinaia di bambini ucraini. Shevtsov ha raccontato candidamente la sua versione dei fatti in un’intervista andata in onda sulla tv bielorussa ieri, mercoledì 19 luglio, e girata a Lysychansk, città del Lugansk occupata dalle forze russe. «Sono stato colpito al cuore dal fatto che la gente accusi la Bielorussia di rapire bambini», dice Shevtsov nell’intervista: «Non posso permettere che sia danneggiata l’immagine di un intero Paese, della Croce Rosse bielorussa o dell’intero movimento mondiale della Croce Rossa, che è impegnato nella protezione dei valori umani, nel salvare vite e aiutare chi ha bisogno, a prescindere da chi sia. È questo ciò che facciamo».
La premessa per un’orgogliosa smentita dell’accusa ai vertici bielorussi di aver contribuito a strappare bimbi ucraini alle loro famiglie per «rieducarli», ragione per la quale la Corte penale internazionale ha spiccato nei mesi scorsi un mandato d’arresto internazionale per il presidente russo Vladimir Putin, oltre che per la commissaria per i diritti dei bambini del Cremlino Maria Lvova-Belova? Tutt’altro. Il fondamento teorico, se mai, per le azioni compiute e ora rivendicate da Shevtsov, che ha proseguito sostenendo che l’organizzazione da lui diretta ha contribuito al trasferimento di centinaia di bambini dall’Ucraina per «migliorare la loro salute».
«La Croce Rossa bielorussa ha preso, sta prendendo e continuerà a prendere parte in questo», ha scandito ai microfoni della tv nazionale Shevtsov, ribadendo che l’intento dell’iniziativa era ed è quella di aiutare i ragazzini a sfuggire alla guerra e ai suoi traumi. In Bielorussia, rivendica spudoratamente l’uomo, «i bambini dimenticano gli orrori della guerra, possono riposarsi, e sentono di aver trovato un’isola di felicità».
I numeri dell’orrore
Già lo scorso mese, ricorda il Kyiv Post, la Croce Rossa bielorussa aveva fatto sapere di aver «salvato» oltre 700 bambini ucraini, nel quadro di un progetto cofinanziato dalle autorità di Mosca e di Minsk. Queste ultime hanno confermato di «ospitare» nel Paese «per ragioni di salute» oltre mille minorenni, compresi tra i 6 e i 15 anni, provenienti dalle zone dell’Ucraina occupate dalla Russia. Il primo gruppo di bambini sarebbe arrivato a destinazione ad aprile, hanno fatto sapere le autorità. Ma i numeri reali potrebbero essere più ampi.
L’attivista dell’opposizione bielorussa Pavel Latushka, come ricordano i media svizzeri, ha detto nelle scorse settimane di avere raccolto le prove del trasferimento forzato nel Paese di 2.100 bambini ucraini proveniente da almeno 15 diverse città ucraine occupate, con il consenso diretto del dittatore Aleksandr Lukashenko. Prove che Latushka dice di aver inviato alla Corte dell’Aja per corroborare le indagini internazionali sui crimini di guerra.
Scandalo e proteste
Dopo la messa in onda del servizio il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha tuonato, chiedendo che la Corte penale spicchi un mandato d’arresto internazionale per Shevtsov, considerato che questi ha «confessato pubblicamente il crimine di deportazione illegale di bambini dalle aree occupate dell’Ucraina». La stessa Federazione Internazionale della Croce Rossa, con sede a Ginevra, ha preso immediatamente le distanze dalla sua associazione affiliata bielorussa, facendo sapere di aver ordinato l’apertura di un’indagine indipendente sulle «possibili violazioni dell’integrità» dell’organizzazione e chiarendo che le affermazioni di Shevstov non rappresentano la Federazione.
Il tema della deportazione di migliaia di bambini ucraini verso la Russia è come noto il primo nell’agenda della mediazione voluta da Papa Francesco e affidata al cardinale Matteo Zuppi, che nelle scorse settimane ha visitato prima Kiev e poi Mosca, chiedendo segnali concreti per risolvere la questione ai vertici del Cremlino e alla stessa «commissaria» Lvova-Belova.
(da agenzie)

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UNA “TRADITRICE” O UNA MIRACOLATA DALLE SANZIONI? LA RUSSA ELENA ISINBAEVA, LA PIU’ GRANDE ATLETA NELLA STORIA DEL SALTO CON L’ASTA, VIVE ALLE CANARIE

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

I NAZIONALISTI SI SENTONO TRADITI: LEI, CON UN PASSATO NEL CLUB DELL’ESERCITO E LA FAMA DI ATLETA SIMBOLO DEL PUTINISMO, SI DIFENDE DALLE ACCUSE DI AVER ACQUISTATO 2 VILLE ALLE CANARIE PER OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO: “SONO UNA DONNA DI MONDO”

Elena Isinbaeva era abituata a scalare il cielo un centimetro alla volta, non di certo a rintuzzare i colpi delle polemiche. Eppure alla più grande atleta nella storia del salto con l’asta stavolta tocca indossare i guantoni. Da quando il giornale El Digital Sur ha rivelato che vive a Tenerife, nelle Isole Canarie spagnole, Isinbaeva sta prendendo pugni da tutte le parti.
Dai collaboratori dell’oppositore Aleksej Navalnyj che chiedono come mai sia libera di vivere in Europa. E dai nazionalisti che si sentono traditi.
Tanto rumore perché in Russia lo sport non è soltanto sport e Isinbaeva non era soltanto una sportiva. Prima donna a sbriciolare il muro dei 5 metri, 28 record mondiali, due ori olimpici, è stata anche rappresentante di Vladimir Putin in vista delle presidenziali del 2012, membro del “Putin Team” di atleti che sostenne la sua ricandidatura nel 2018 e parte della commissione che nel 2020 contribuì a riscrivere la Costituzione che gli permetterà di restare al potere. Isinbaeva per di più gareggiava per il Cska, il club dell’esercito, e nel 2015 era stata insignita del grado di maggiore dal ministro della Difesa Sergej Shojgu.
Secondo il team di Navalnyj, avrebbe acquistato un attico e due ville nelle Canarie e ottenuto così il permesso di soggiorno. Un’ingiustizia, protestano. Lei replica: «Sono una donna di mondo, lo sono sempre stata e lo resterò ». Ma per prendere le distanze da Putin e dalla sua offensiva, ci vuole di più.
(da la Repubblica)

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