Destra di Popolo.net

PIU’ DI 20.000 SOLDATI DELLA WAGNER UCCISI E 40.000 FERITI

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

LA VERITA’ SECONDO PRIGOZHIN CHE SMENTISCE IL CREMLINO

Sono 22.000 i combattenti Wagner uccisi nella guerra in Ucraina, quasi un quarto del numero totale del gruppo paramilitare che ha combattuto nel Paese.
A riportarlo è un canale Telegram, affiliato al gruppo Wagner, secondo una analisi che sarebbe stata stilata da Yevgeny Prigozhin stesso. «Un totale di 78.000 combattenti della PMC Wagner hanno partecipato alla missione ucraina», si legge in una dichiarazione pubblicata nella tarda serata di mercoledì sul canale Telegram.
«Al momento della cattura di Bakhmut (20 maggio), 22.000 combattenti sono stati uccisi e 40.000 feriti», si legge nella nota. L’intelligence statunitense, questo febbraio, riportava per Wagner 9mila morti su un totale di 30.000 perdite russe sul campo. Gran parte dei decessi si registrano nella battaglia della città orientale di Bakhmut.
I numeri che sembrano smentire il Cremlino
Il mese scorso Prigozhin ha lanciato un ammutinamento contro i vertici militari russi e ha fatto marciare migliaia dei suoi uomini fino a 200 chilometri da Mosca. Il Cremlino è riuscito a fermare il gruppo paramilitare frammentandolo. Con un accordo raggiunto con il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko, ai combattenti della Wagner è stata data la possibilità di deporre le armi, tornare a casa, andare in esilio in Bielorussia o firmare contratti con il ministero della Difesa russo. Secondo quanto sostenuto mercoledì da Vladimir Shamanov, deputato russo e colonnello generale in pensione delle Forze Armate, circa 33.000 wagneriani hanno optato per quest’ultima opzione. Informazione questa che il canale vicino a Prigozhin sembra smentire: «Un totale di 78.000 combattenti della PMC Wagner hanno partecipato alla missione ucraina. Di questi, 49.000 sono prigionieri dei campi. Al momento della cattura di Bakhmut (20 maggio), 22.000 combattenti sono stati uccisi, 40.000 feriti. 25.000 sono vivi e in salute, più i feriti in cura. Di questi, circa 10.000 sono partiti e stanno partendo per la Bielorussia. 15.000 sono già andati in congedo. Non so da dove provengano i 33.000 che sono partiti per l’esercito». «Se tutti quelli che sono stati uccisi e sono in congedo hanno firmato dei contratti – chiude ironica la nota – allora è possibile». Mercoledì scorso, in un messaggio video pubblicato sullo stesso canale Telegram, Prigozhin ha annunciato che le truppe di Wagner non sarebbero tornate a combattere in Ucraina, ma sarebbero rimaste in Bielorussia per addestrare le forze armate locali. Parte dei mercenari potrebbe, nelle prossime settimane, aumentare le squadre attive da anni in Africa, in particolare nel Mali e nella Repubblica Centrafricana.
(da Open)

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LA SANTANCHE’ NON PUÒ PIÙ DIRE DI NON ESSERE INDAGATA PER BANCAROTTA: LA PROCURA HA NOTIFICATO, NELLA SUA CASA LA RICHIESTA DI PROROGA DELLE INDAGINI PER I DEBITI DELLA SOCIETÀ VISIBILIA

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

L’AGENZIA DELLE ENTRATE NON HA ANCORA PRESO UNA DECISIONE SULLA PROPOSTA DEL GRUPPO DI RATEIZZARE IN 10 ANNI DEL DEBITO DA 1,2 MILIONI

A fatica e con un ritardo di oltre cento giorni, la richiesta di proroga che «ufficializza» le indagini su lei è arrivata a destinazione. Precisamente alle 11, 40 di lunedì 17 luglio. E adesso? Cosa farà la ministra Daniela Santanchè dopo che, tre giorni fa, un postino è riuscito a consegnare nelle mani di una «addetta alla gestione» della sua villetta in stile liberty da sei milioni di euro l’atto giudiziario più atteso e scontato del mondo?
Difficile smentire ora ciò che non avrebbe potuto negare neppure lo scorso 5 luglio. Quando, sventolando il certificato del casellario giudiziale davanti al Senato, ha assicurato di non essere coinvolta in alcuna inchiesta. Oppure quando ha minacciato di querela chi in tv e sui giornali raccontava ciò che ora lei potrà tranquillamente rileggere su una richiesta di proroga di indagini, che la vedono accusata di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta.
A una settimana dal voto della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni in Senato – previsto per il 26 luglio – non sono pochi i fronti di indagine che rischiano di travolgerla. Perché, se è vero che dall’accusa di bancarotta fraudolenta potrebbe salvarsi evitando il fallimento dell’ultima società ancora in bilico del gruppo Visibilia, grazie alla «transazione fiscale» proposta alla Agenzia delle entrate, che le permetterebbe di spalmare in dieci anni i debiti, più difficile per la ministra sarà giustificare tutto il resto. Nel fascicolo principale, sulla gestione delle società editrici di riviste come Novella 2000 e Visto, è accusata anche di falso in bilancio.
Dopo l’intervista concessa a Report, gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf hanno convocato e ascoltato la ex investor relator officer di Visibilia, Federica Bottiglione, che ha raccontato come, inconsapevole di essere in cassa integrazione a zero ore, da marzo 2020 a novembre 2021, in piena pandemia, abbia continuato a lavorare in azienda. Peraltro mentre, part-time e con partita iva, faceva l’assistente parlamentare del senatore Ignazio La Russa, collaborando anche con Santanchè. Su questa vicenda, la procura diretta da Marcello Viola ha aperto un nuovo fascicolo, senza indagati e ipotesi di reato, nell’ambito del contenitore di indagini su Visibilia.
In cui è confluita anche la segnalazione di operazione sospetta di Bankitalia sulla villa a Forte dei Marmi, che i coniugi di Santanchè e La Russa hanno acquistato e rivenduto, con un guadagno lordo di un milione di euro in 58 minuti, e il grosso dei soldi anticipati dall’acquirente, l’imprenditore Antonio Rapisarda.
C’è poi il capitolo Ki Group in un fascicolo senza indagati che si riempie di accertamenti della Gdf nelle mani del pm Luigi Luzi, che dovrà decidere se formalizzare la richiesta di fallimento anche del colosso bio gestito dal 2011 da Santanché e il compagno Dimitri Kunz. E, ancora, l’inchiesta sulle presunte manipolazioni di mercato del fondo di Dubai, Negma
(da la Stampa)

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DOPO AVER INCORAGGIATO E SOSTENUTO PER ANNI LE PROTESTE DEI TASSISTI, SALVINI SCOPRE CHE NELLE CITTÀ SCARSEGGIANO I TAXI

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

“SERVE UNA RIFORMA COMPLESSIVA PER AVERE PIÙ VETTURE IN STRADA FIN DA SUBITO”, MA L’AUMENTO DELLE LICENZE NON È IN AGENDA… QUANDO IL CENTRODESTRA FACEVA LE BARRICATE INSIEME AI TASSISTI CONTRO DRAGHI E LE NORME CHE AVREBBERO SPALANCATO LE PORTE A UBER

Dopo aver incoraggiato e sostenuto per anni le proteste dei tassisti, il centrodestra scopre improvvisamente che nelle grandi città italiane – Roma e Milano su tutte – c’è un problema di offerta di auto bianche. «Serve una riforma complessiva per avere più auto in strada fin da subito», è il ragionamento che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha fatto ieri incontrando 30 sigle sindacali del settore.
Quello dei taxi è uno dei comparti più corporativi che ci sono in Italia, da sempre recalcitranti ad accettare minime aperture al mercato per conservare uno status quo fatto di poche licenze e pochi concorrenti.
Esattamente un anno fa, grazie anche alle consuete manifestazioni capaci di mettere a ferro e fuoco Roma, i tassisti esultavano per aver costretto Mario Draghi a stralciare dalla legge sulla concorrenza le norme che avrebbero portato le auto bianche ad adeguare l’offerta dei loro servizi anche attraverso l’uso di applicazioni come Uber.
Un successo arrivato grazie all’appoggio di un centrodestra sulle barricate, con il leghista Edoardo Rixi (allora nella maggioranza che sosteneva Draghi) e il meloniano Francesco Lollobrigida (all’opposizione) schierati in difesa di un comparto minacciato – secondo loro – dalla «sleale competizione delle multinazionali». E cosa ha portato quella vittoria politica? Taxi introvabili a Roma e Milano e in tutte le città d’arte dove i turisti sono tornati in massa dopo la pausa del Covid. La domanda di mobilità è alle stelle, l’offerta sempre quella, e un servizio così scadente non può che mettere a rischio la candidatura della capitale all’Expo 2030.
Salvini, infatti, è deciso a intervenire anche alla luce dei futuri appuntamenti, come appunto l’esposizione universale e il Giubileo per Roma o le Olimpiadi per Milano. «E’ necessario trovare soluzioni per migliorare il servizio nell’interesse di tutti», dice il leader della Lega. Salvini però non ha messo sul tavolo alcuna proposta, si è preso tempo per «studiare le migliori soluzioni possibili per garantire un servizio più efficiente».
I tecnici del Mit effettueranno un approfondimento per verificare i numeri aggiornati delle licenze, e oggi il vice premier incontrerà i sindacati del settore Ncc, ovvero il noleggio con conducente, rivali dei tassisti.
Attualmente Roma è dotata di quasi 7.800 licenze e l’ultimo bando risale al 2006. I tempi per salire in macchina sono lunghissimi e le file interminabili. Milano può contare invece su circa 4.800 licenze, inadeguate a fronteggiare il boom di turisti. Per questo la scorsa settimana la giunta di Beppe Sala ha chiesto mille licenze in più alla Regione.
(da la Stampa)

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RUSSIA, PER NAVALNY CHIESTI ALTRI 20 ANNI DI CARCERE PER “ESTREMISMO”

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

LUI INTERVIENE E CON UN DISCORSO MASSACRA IL REGIME PUTUNIANO: “LA RUSSIA STA SGUAZZANDO IN UNA POZZANGHERA DI FANGO E SANGUE, CON UNA GUERRA INSENSATA AVETE FATTO UCCIDERE DECINE DI MIGLIAIA DI GIOVANI RUSSI”

La pubblica accusa ha chiesto una condanna a 20 anni di reclusione per Alexey Navalny, imputato in un processo con diverse accuse di matrice politica, secondo i suoi collaboratori. Come riferisce su Telegram il socio dell’attivista russo, Ivan Zhdanov, Il pubblico ministero ha chiesto che Navalny sconti la sua pena in una colonia a regime speciale.
Per l’altro imputato nello stesso processo, Daniel Kholodny, il pm ha chiesto una condanna 10 anni in una colonia penale. La sentenza è prevista per il prossimo 4 agosto.
Come riporta il sito indipendente russo Meduza, quest’ultimo processo a carico di Navalny, considerato tra i principali oppositori di Vladimir Putin, lo vede accusato di aver creato una «comunità estremista» con cui ha incitato ad azioni estremiste, mettendo in piedi un’organizzazione senza scopo di lucro che avrebbe violato i diritti dei cittadini, finanziando l’estremismo e coinvolgendo anche minori in azioni pericolose. Tra le accuse, a Navalny viene anche contestato di aver riabilitato il nazismo.
L’attacco sulla guerra in Ucraina
Intervenuto in aula, Navalny ha duramente attaccato il Cremlino definendo la guerra in Ucraina «la più stupida e insensata del XXI secolo». Nel suo discorso davanti ai giudici, l’attivista ha spiegato: «Non volendo poggiare sulla gamba della coscienza, la mia Russia ha fatto alcuni grandi balzi, spingendo tutti attorno, ma poi è scivolata ed è crollata con fracasso, distruggendo tutto ciò che la circondava. E ora sta sguazzando in una pozzanghera di fango o di sangue, non si capisce, con le ossa rotte e la popolazione povera e derubata, circondata da decine di migliaia di morti della guerra più stupida e insensata del XXI secolo. Certo – ha concluso Navalny – prima o poi si rialzerà. E sta a noi determinare su cosa poggerà in futuro».
(da agenzie)

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PUTIN MEGLIO DELL’UFFICIO COLLOCAMENTO (MA SOLO PER GLI AMICI): HA SISTEMATO IL NIPOTE DEL LEADER CECENO KADYROV, YAKUB ZAKRIEV, A CAPO DELL’AZIENDA ALIMENTARE “DANONE RUSSIA” E HA PIAZZATO UN SUO VECCHIO AMICO (TAIMURAZ BOLLOEV) A CAPO DELLA FILIALE RUSSA DELLA MULTINAZIONALE DELLA BIRRA “CARLSBERG”

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

DOPO L’ESPROPRIO PROLETARIO, PUTIN RISPOLVERA QUELLO OLIGARCHICO. L’IDEA È PRENDERE LE AZIENDE OCCIDENTALI CHE, PER UN’INGORDIGIA CIECA, O SEMPLICE LENTEZZA, SONO RIMASTE IN RUSSIA

Mettere il nipote di Kadyrov a capo di una grande azienda alimentare. Fatto. Mettere un tuo vecchio amico di judo a capo di una grande azienda di birra. Fatto. Regalare gli asset di colossi occidentali espropriati agli oligarchi rimasti fedeli, cioè a se stesso. Fatto.
Dopo l’esproprio proletario, Putin rispolvera l’esproprio oligarchico. Un suo grandissimo classico fin dai tempi dell’appropriazione indebita di Yukos (sottratta a Mikhail Khodorkovsky, messo in prigione, e venduta pezzo a pezzo in aste farlocche). Stavolta la nuova idea è espropriare principalmente (ma non solo) le aziende occidentali che – per un’ingordigia quanto mai cieca, o semplice lentezza – sono rimaste in Russia. In questo caso Danone e Carlsberg.
Che il nipote di Ramzan Kadyrov, Yakub Zakriev, venga nominato da Putin direttore generale di Danone Russia, appena espropriata, è una delle storie più ridicole di una dittatura sanguinaria eppure ridicola. Parallelamente, il co-fondatore del club di judo di Putin è stato nominato alla guida di un’azienda produttrice di birra sequestrata ai danesi. Taimuraz Bolloev ha guidato Baltika dal 1991 al 2004, ha soprattutto fatto judo con Putin (e con Arkady Rotenberg, uno dei suoi più grandi amici), e in una delle interviste ha detto lui stesso, serenamente, che il presidente era il «padrino» dell’azienda produttrice di birra.
E così il 16 luglio la danese Carlsberg è stata passata a Bolloev. Carlsberg aveva anche trovato un acquirente in Russia, ma ci ha messo troppo tempo. Aveva annunciato lo stop agli investimenti e la cessazione della produzione. Ma Putin è arrivato prima. «È una nuova redistribuzione della ricchezza per la cerchia di Putin», ha dichiarato al Financial Times un oligarca russo che conosce il presidente da decenni. Un’operazione alla quale, almeno nel caso di aziende alimentari, starebbe presiedendo Dmitry Patrushev, il figlio di Nikolay, il grande capo di tutti i servizi segreti russi.
Dall’inizio della guerra, in Russia sono emersi più di 100 nuovi grandi proprietari. Mentre il 10% delle aziende straniere ha lasciato completamente la Russia, gli asset delle aziende occidentali acquistati a poco (in pratica rubati) hanno fatto guadagnare ai nuovi proprietari russi 223 miliardi di rubli (circa 2,3 miliardi di euro) di profitto netto l’anno scorso.
Secondo i calcoli di Novaya Gazeta, chi ne ha beneficiato di più è Vladimir Potanin, ormai l’uomo d’affari più ricco della Russia. Potanin ha largamente superato Abramovich e Mordashov, e ha ricevuto quasi la metà del suo patrimonio totale (1.600 miliardi di rubli, ossia 15 miliardi e 703 milioni di euro). Al secondo posto, molto staccato, c’è Ivan Tyryshkin, che ha acquistato la banca Home Credit, che era di proprietà del gruppo ceco PPF. La somma degli attivi netti delle sue ex società ammonta a 262 miliardi di rubli (2 miliardi e 570 mila euro).
(da la Stampa)

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IL PARTITO NEO-FRANCHISTA DI ABASCAL, ALLEATO DI GIORGIA MELONI: “CANCELLATE OPERE TEATRALI E FILM CHE PARLANO DI FEMMINISMO, TRANSESSUALITA’ E OMOSESSUALITA’”

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

SI TORNA ALLA PROMOZIONE DI BOXE E CORRIDE E PIU’ SPAZIO ANCHE “ALLE FESTE POPOLARI E AGLI EVENTI RELIGIOSI DELLA SPAGNA RURALE”, DA DIFENDERE “CONTRO GLI ATTACCHI DEL PROGRESSISMO E DEL GLOBALISMO”… L’IDEA DI VOX È SMANTELLARE LE POTENTISSIME TV REGIONALI PER CENTRALIZZARE IL CONTROLLO NELLA RETE PUBBLICA TVE PER “DIFFONDERE E PROTEGGERE L’IDENTITÀ NAZIONALE”

A Valdemorillo, 40 chilometri da Madrid, doveva andare in scena un’opera teatrale ispirata all’“Orlando” di Virginia Woolf. Tema scottante, a detta degli ultras di Vox: si parla di femminismo e transessualità. Cancellata e sostituita da un incontro di boxe. A Santa Cruz de Bezana, in Cantabria, era in programmazione il cartone animato di Disney Pixar “Lightyear”. Che, in una breve scena, mostra due donne che si baciano. Cancellato.
A Briviesca, in provincia di Burgos, regione della Castilla y León, il Comune aveva già firmato il contratto per la rappresentazione di un’opera di Alberto Conejero, “Il mare: visione di alcuni bambini che non l’hanno mai visto”, ispirata alla figura di Antonio Benaiges, un maestro repubblicano fucilato nel 1936. Cancellata dal nuovo sindaco del Pp, eletto con i voti di Vox, con il pretesto di «problemi tecnici e di bilancio». Il municipio di Burriana, nella provincia valenciana di Castellón, ha invece cancellato l’abbonamento alle riviste infantili Cavall Fort e Camacuc. La motivazione: «Promuovono il separatismo».
E non si salva neppure Lope de Vega, il geniale drammaturgo del Siglo de Oro spagnolo: a Getafe, periferia di Madrid, un consigliere comunale di Vox ha chiesto che venga interrotta la rappresentazione della sua opera “La villana de Getafe”, perché contiene «riferimenti sessuali espliciti».
Vox sperimenta già l’ebbrezza del pugno di ferro contro il mondo della cultura, succube dell’«ideologia marxista», secondo la narrazione del partito ultras. Tra attori, registi, scrittori e intellettuali è subito scattato l’allarme. L’hashtag #StopCensura è diventato in poche ore trending topic sui social . Ma l’ultradestra ha le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere. Non un progetto politico definito ma un piano strategico per imporre il proprio rigido controllo sulla sfera culturale. Vox punta a evitare che, in un eventuale governo Feijóo, che venga abolito il Ministero della Cultura, come già era avvenuto nell’ultimo esecutivo di centrodestra guidato da Mariano Rajoy.
L’idea del partito di Santiago Abascal è quella di smantellare tutte le potentissime tv pubbliche regionali per centralizzare il controllo attraverso la rete pubblica Tve. Che secondo il leader di Vox ha il compito di «diffondere e proteggere l’identità nazionale e il contributo della Spagna alla civiltà e alla storia universale, con speciale attenzione alle imprese dei nostri eroi nazionali».
Ovviamente, si tornerebbe alla trasmissione in diretta televisiva delle corride, che hanno un ruolo centrale nella visione della cultura targata Vox. Ma si pensa di dare spazio anche «alle feste popolari e agli eventi religiosi propri della Spagna rurale», da difendere «contro gli attacchi del progressismo e del globalismo». E per completare la normalizzazione, c’è un piano revisionista sulla storia di Spagna. Esaltazione della Reconquista – i Reyes Católicos, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia sono i veri eroi dell’ultradestra – e rivendicazione della Spagna imperiale.
(da la Repubblica)

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CHI E’ GIORGIO RANDAZZO, IL POLITICO DI MAZARA CHE VOLEVA VENDERE I FILE SULLA CATTURA DI MESSINA DENARO

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

33 ANNI, CONSIGLIERE COMUNALE ELETTO NELLA LEGA E POI PASSATO CON LA MELONI

È un consigliere comunale di Mazara del Vallo con una decennale carriera politica Giorgio Randazzo, il 33enne arrestato nell’inchiesta sul furto di file riservati sulla cattura di Messina Denaro che vede coinvolto anche un carabiniere.
La documentazione doveva essere poi venduta a Fabrizio Corona. Mamma insegnante, padre agente d’affari, sposato con una imprenditrice vinicola, Randazzo siede in consiglio comunale dal 2009.
Eletto nelle liste del Pdl con il sindaco Nicola Cristaldi, il giovane passa al movimento dell’ex governatore Nello Musumeci Diventerà Bellissima, partito con cui nel 2017 si fa eleggere all’Ars.
Lascerà in polemica con le scelte dell’ex assessore alla Salute Ruggero Razza. Dopo l’esperienza di Diventerà Bellissima Randazzo crea un suo movimento civico e forma un gruppo in consiglio comunale.
Poi la nuova svolta e l’approdo alla Lega di Salvini Premier con cui tenta l’elezione a sindaco. Ma la città non lo segue e Randazzo deve accontentarsi ancora una volta del consiglio comunale. Nel 2021 la rottura con la Lega e il ritorno a Fdi.
(da agenzie)

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AL-SISI SI È FATTO “PAGARE” BENE DALL’ITALIA LA GRAZIA CONCESSA A ZAKI: DIETRO ALLA LIBERAZIONE DEL RICERCATORE EGIZIANO CHE HA STUDIATO A BOLOGNA CI SONO RICCHI ACCORDI NEL SETTORE AGROALIMENTARE E AIUTI NEL SETTORE SANITARIO

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

ROMA SI È IMPEGNATA A FORNIRE TRATTORI DI ULTIMA GENERAZIONE, SEMENTI E GRANO… I 431 MILIONI DI DOLLARI DI FONDI ALL’EGITTO DEL PROGRAMMA ALIMENTARE DELL’ONU… MA SU REGENI E’ CALATO IL SILENZIO

Ci sono anche i trattori “intelligenti” e il couscous dietro alla liberazione di Patrick Zaki. La scarcerazione dello studente è un risultato a cui il governo rivendica di essere arrivato «tappa dopo tappa». La più importante, quella della svolta secondo fonti della Farnesina, è il 14 marzo.
Quattro mesi fa il ministro degli Esteri Antonio Tajani compie la sua seconda missione in Egitto e stringe un importante accordo col governo del Cairo. L’Italia s’impegna a fornire macchinari, tra cui trattori d’ultima generazione, sementi e prodotti alimentari, dal grano al couscous, per consentire all’Egitto di sfamare la popolazione. In cambio, dietro le quinte, il regime di al-Sisi apre alla possibilità di concedere la grazia a Zaki.
Il primo viaggio di Giorgia Meloni in Egitto risale a novembre. «Ho trovato una disponibilità del presidente egiziano che stiamo verificando nei fatti», dice allora la premier. Poi tocca a Tajani volare al Cairo a gennaio, il 22. Qualcosa si muove, il ministro a microfoni aperti si dice «rassicurato da al-Sisi su Regeni e Zaki». Il presidente egiziano, in privato, promette aiuto sul caso Regeni (resteranno parole al vento) e chiede sostegno all’Italia nel settore agroalimentare.
È il viaggio di marzo che sblocca davvero la situazione. In quell’occasione con Tajani c’è la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. E ci sono anche il ceo di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, e il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, oltre ai rappresentanti di numerosi enti, aziende italiane e organizzazioni internazionali impegnate nel settore della sicurezza alimentare.
Il regime di al-Sisi è ossessionato dal cibo: un Paese di oltre cento milioni di abitanti, di cui la metà vivono sotto la soglia della povertà.
La visita per il governo è fruttuosa: sviluppo e rafforzamento della filiera agroalimentare egiziana e cibo in cambio del contrasto alle migrazioni e dell’impegno su Zaki.
La questione delle partenze in nave è ineludibile per palazzo Chigi: il 20% dei migranti che arrivano in Italia sono egiziani. Tajani stringe un buon rapporto col ministro degli Esteri Sameh Shoukry, prenderanno a sentirsi spesso. In quell’occasione al-Sisi promette di lavorare ai casi di Regeni e Zaki: «Vedrà che arriveranno i frutti evidenti del nostro impegno», dice a al nostro ministro degli Esteri.
Sull’omicidio di Regeni, però, non ci sono passi avanti. Dalla Farnesina giurano che il governo ha posto la questione ogni volta che ha incontrato al-Sisi, ma è un dossier «molto più complicato».
(da La Stampa)

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COLDIRETTI E IL SOVRANISMO CON MCDONALD’S

Luglio 20th, 2023 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE ATTACCA BIG PHARMA, POI OSPITANO LO STAND DEL GRUPPO CHE COMPRA CARNE ITALIANA

Pensavo che la più grande barzelletta sul sovranismo alimentare l’avesse raccontata il ministro Lollobrigida quando spiegò che la vitellina Mary, qui in Italia dove la filiera è virtuosa, “viene trattata con affetto, certo poi viene macellata ma produce carne di qualità”.
Come se la piccola Mary fosse lieta dello sgozzamento a tre mesi di vita perché la sua carne fa felice gli amanti del vitel tonnè, certo.
E invece, dal 14 al 16 luglio, è arrivato a san Benedetto del Tronto il villaggio Coldiretti con una trovata ancora più esilarante in tema di sovranismo alimentare: lo stand di McDonald’s con tanto di cappellino e gadget vari regalati ai visitatori. Questa potente dimostrazione di sovranismo alimentare, per la verità, era già avvenuta nei villaggi Coldiretti di Palermo e Cosenza, località in cui ben presto vedremo sostituiti i panini con la soppressata e quello con la milza con il più tipicamente italiano “McBacon”.
Del resto, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini è parte stessa della filiera della supecazzola: da una parte demonizza la cosiddetta carne sintetica perché “fa male alla salute e all’economia” e “Big Pharma vuole imporre una dieta unica a tutta l’umanità”, dall’altra, siccome il colosso americano compra carne italiana, promuove McDonald’s affermando che “rappresenta l’italianità, le nostre eccellenze, la nostra biodiversità”.
Ora, se esiste un’idea di dieta unica in ogni luogo del mondo è quella di McDonald’s, i cui panini sono gli stessi da Tokyo a Cinisello Balsamo.
E se esiste un pericolo per la salute dei cittadini è la dieta a base di hamburger e patatine fritte, visto e considerato che in Italia la metà degli adulti e il 26% dei bambini sono obesi o in sovrappeso.
Basta però che McDonald’s entri in filiera Italia e acquisti tonnellate di carne da Cremonini e improvvisamente il menu più squilibrato da un punto di vista nutrizionale e standardizzato del mondo, diventa per il sovranista elastico Prandini “non più un fast food ma un vero e proprio ristorante che rappresenta l’italianità, le nostre eccellenze e la nostra biodiversità”.
Attendiamo con trepidazione che Shein diventi rappresentante della filiera tessile Made in Italy e che Amazon venga invitata al mercatino delle pulci di Cormano per valorizzare l’artigianato locale. Dall’intransigente sovranismo meloniano ci aspettiamo questo ed altro.
(da ilfattoquotidiano.it)

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