Luglio 5th, 2023 Riccardo Fucile
TRA I REATI CONTESTATI ALLA “PITONESSA”, CHE HA SEMPRE NEGATO DI ESSERE INDAGATA, E’ EMERSO ANCHE IL FALSO IL BILANCIO… OGGI SANTANCHÈ RIFERIRÀ IN PARLAMENTO, MA L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI, TENUTA SEGRETA FINO AD OGGI, CAMBIA LE CARTE IN TAVOLA
Più che del Turismo, Daniela Santanché, è la ministra dei debiti. A tal punto che per garantire i creditori ha dovuto vincolare la lussuosa villa in centro a Milano valutata 6 milioni di euro, come raccontato da Domani. Debiti enormi tutti rendicontati nei documenti che hanno portato alla sottoscrizione di un vincolo sull’abitazione come garanzia al piano di ristrutturazione dei debiti presentato al tribunale di Milano, una soluzione tempestiva per dribblare il decreto di ingiunzione notificato dallo stesso tribunale di Milano il 3 maggio 2023.
La ministra del Turismo è indagata da tempo nell’inchiesta per bancarotta condotta dalla procura di Milano sulle società della galassia Visibilia. Non è la sola, assieme a lei c’è un gruppo di persone che hanno avuto ruoli diversi nella gestione delle aziende.
«È falso che io sia indagata. Il fascicolo è aperto a modello 45, quindi senza indagati». Ecco la difesa di Santanchè a novembre 2022 quando alcuni giornali avevano dato la notizia. In realtà a Domani risulta che il pool che si occupa di reati societari (pm Maria Gravina e Roberto Fontana) aveva solo segretato l’iscrizione.
È una modalità comune prevista dal codice di procedura penale nel caso in cui «sussistano specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine». Per questo agli avvocati non risultava alcun procedimento penale sulla loro assistita. All’epoca l’iscrizione riguardava solo il reato di bancarotta. Nel corso del tempo però è emerso anche un secondo filone, il falso in bilancio, che secondo il Corriere, nell’articolo di novembre scorso, è tra i reati contestati alla ministra.
Non è certo se Pd e 5 Stelle presenteranno una mozione di sfiducia. Certo valuteranno il da farsi dopo l’intervento della ministra: se non sarà convincente cercheranno una soluzione condivisa per chiederne le dimissioni. Tra i documenti più rilevanti per capire lo stato di insolvenza della ministra del governo Meloni ci sono i cosiddetti «contratti di accollo» stipulati tra Santanchè e alcuni creditori.
La data è il 30 giugno scorso, la ministra era in carica da otto mesi. Con l’atto l’imprenditrice e politica si assume il debito della società Visibilia Srl per garantire le società che chiedono la restituzione dei soldi. Nel primo di questi accordi Santanchè si «accolla» il debito di Visibilia srl ( «in quanto detiene il 95 per cento delle quote») nei confronti di Visibilia editrice, in cui la ministra non ha mai avuto cariche. «Visiblia srl è priva di risorse», è scritto nell’atto, «sicché le risorse necessarie saranno messe a disposizione da Santanchè».
Anche ponendo il vincolo sulla villa milionaria, legato al rispetto del piano di rientro stabilito tra le due Visibilia: 1,9 milioni di euro, da restituire a rate fino al 2025. Mentre Visibilia editrice non ha tentato l’ingiunzione, al contrario lo hanno fatto le società che hanno acquisito i crediti vantati da Intesa San Paolo nei confronti di Visibilia Srl.
Il decreto del giudice del tribunale civile di Milano è del 3 maggio 2023: impone alla società il pagamento «di 4,56 milioni di euro» e alla «garante», cioè la ministra, «il pagamento di 2,24 milioni di euro». Alla fine l’accordo di saldo e stralcio con la società Kerdos (aveva acquisito i crediti vantati da Intesa) prevede un pagamento totale di 1,2 milioni da versare entro 90 giorni. Debiti che Visibilia aveva contratto con Intesa San Paolo a cavallo del 2015 e il 2019: linee di credito concesse e non del tutto compensate da Santanchè e un «mutuo chirografo» di 3,5 milioni di euro.
(da Domani)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 5th, 2023 Riccardo Fucile
LA GIUSITIFICAZIONE DEL GESTORE: “MA LE TARIFFE SONO FERME DAL 2017”
Un tassista napoletano confessa le truffe ai turisti. Il gestore di
un’auto bianca parla sotto garanzia di anonimato con Il Mattino. E racconta i metodi per spennare i clienti.
Con tariffe fino a 1.200 euro a viaggio nei mini-van e le corse per accaparrarsi chi promette un viaggio più lungo. «Gli escamotage per guadagnare di più sono “dimenticare” di accendere il tassametro se c’è traffico, o “scegliere” i clienti che hanno una tratta più lunga da fare», precisa. E poi si giustifica: «Le tariffe sono ferme dal 2017 e non si adeguano al caro vita. Speriamo che in autunno aumentino anche le predeterminate, come abbiamo chiesto. Questo ha calmato un po’ gli animi negli ultimi giorni, ma speriamo che le promesse siano mantenute».
Gli escamotage
Il tassista anonimo spiega gli escamotage: «Accompagnare un turista a Pompei ci fa incassare 90 euro, comprese le 2 ore di attesa per la visita degli scavi. Il viaggio verso Sorrento fa guadagnare al tassista 140 euro. Ecco perché c’è chi preferisce prendere questo tipo di corse “turistiche”, piuttosto che accompagnare il cliente a Mezzocannone o alla stazione: queste ultime sono corse che,con la tariffa predeterminata, valgono appena 13 euro: è un comportamento scorretto, che porta alcuni di noi a essere sospesi».
Anche lui ha ricevuto una sospensione: «Funziona così: quando un cliente cui è stata rifiutata la corsa segnala al Comune il torto subito, fornendo il numero del taxi che non ha effettuato il servizio, parte una procedura che prevede anche una dichiarazione del tassista. Questa viene poi esaminata da una commissione disciplinare, che stabilisce se multare o meno l’auto bianca. Nel ‘22, su 400 denunce, c’erano state circa 200 sospensioni. Nel ‘23 ce ne saranno molte di più. I furbi sono aumentati a causa di viabilità intasata. È un “si salvi chi può”, specialmente in stazione e al Beverello. Tanti di noi non vanno al molo perché c’è traffico: va alzata la sbarra dell’Immacolatella».
Le altre irregolarità
Il tassista spiega che ci sono anche altre irregolarità: «Soprattutto con i turisti cui vengono fatte tariffe enormi. Di solito vengono adescati nel porto, dai taxi mini-van, che caricano fino a 8 persone per 150 euro a coppia. Diverse auto bianche, poi, non caricano i cani perché sporcano, ma non è obbligatorio. C’è chi qualche volta “dimentica”di accendere il tassametro. Le tariffe predeterminate vengono attivate su richiesta del cliente. Se questa richiesta non arriva, c’è chiusa il tassametro solo in caso di traffico».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 5th, 2023 Riccardo Fucile
GLI AGGRESSORI “SAPEVANO ESATTAMENTE CIO’ CHE STAVANO FACENDO”
«Sapevano esattamente cosa stavano facendo». Non ha dubbi Elena Milashina, la giornalista russa di Novaya Gazeta che insieme all’avvocato Alexander Nemov è stata aggredita e picchiata a Grozny, in Cecenia. In un video pubblicato da Baza, la reporter svela alcuni nuovi dettagli sul pestaggio di cui è stata vittima.
«Non hanno preso i soldi che avevo con me. Erano interessati alle attrezzature e ai documenti», spiega. Gli aggressori, continua Milashina, «erano in 10-15» e hanno usato «tubi di propilene, quelli usati in Cecenia per picchiare i detenuti».
Gli stessi di cui la stessa giornalista aveva parlato in una sua inchiesta per Novaya Gazeta, con la differenza che in questo caso – spiega Milashina – «l’ho vissuto di persona». La reporter è stata ricoverata in ospedale con diverse dita fratturate, un trauma cranico e alcuni lividi, mentre l’avvocato è stato pugnalato a una gamba. Nel racconto delle violenze subite, la giornalista sostiene di non avere alcun dubbio sul fatto che si tratti di un attacco mirato. «Quando Sasha (l’avvocato Alexander Nemov, ndr) è stato picchiato, gli è stato detto chiaramente: “Qui stai difendendo molte persone, non hai bisogno di difendere nessuno qui”», racconta Milashina.
Secondo la reporter russa, Nemov si sarebbe accorto già sull’aereo che qualcosa non stava andando per il verso giusto e avrebbe riconosciuto uno degli aggressori tra i passeggeri del volo. «L’imbarco a Mosca è stato ritardato, poi sono arrivate due persone e si sono sedute accanto a lui», sostiene Milashina. Una volta usciti dall’aeroporto, i due sono saliti in auto.
A un certo punto, sono stati fermati da un gruppo di uomini a bordo di tre macchine, che li ha picchiati e ha portato via tutti i dispostivi elettronici e i documenti. «La mia password era complicata. Mi sono offerta di sbloccare il telefono da sola, ma per farlo hanno dovuto smettere di picchiarmi. Poi mi hanno coperto gli occhi e non ho potuto vedere nulla», racconta Milashina.
A quel punto, gli aggressori «hanno iniziato a colpire ogni dito, metodicamente» provocando alla donna diverse fratture. Eppure, se l’obiettivo era quello di incutere timore, gli aggressori sembrano aver fallito. «Verrò di nuovo in Cecenia», assicura Milashina.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile
GIULI CHIEDE SCUSA E MOLLA BADOGLIANAMENTE IL VECCHIO SGARBONE… PRIMI ANNI ‘90, ùIL CAMERATA GIULI MARCIAVA AL PASSO DELL’OCA NELLE FILE DI MERIDIANO ZERO, FACINOROSO GRUPPUSCOLO DI ESTREMA DESTRA
La destra al potere dice addio a Braveheart e indossa i panni di
Don Abbondio. La vicenda Sgarbi dimostra l’evoluzione antropologica dell’homo melonianus. Essì, un conto è stare all’opposizione col 4%, reietti nei tombini di via della Scrofa a fare il saluto romano, un’altra storia spaparanzarsi a Palazzo Chigi col 30.
La mistica del coraggio, la suggestione del ‘cuore oltre l’ostacolo’, argomenti che hanno costituto l’archetipo virile del maschio di destra, sono stati prima sbianchettati e infine polverizzati. Ora si sta al governo e la parola d’ordine è: non épater les bourgeois, siamo conservatori e non rompete i cojoni alla manovratrice. Altro che D’Annunzio con Eia Eia alalà!
Alessandro Giuli, anonimo giornalista politico di Libero e Il Foglio spacciato per raffinatissimo intellettuale di destra e messo alla presidenza di un museo d’arte contemporanea di cui non distingue la cornice dal quadro, pur di non infastidire la Ducetta chiede scusa e molla badoglianamente il vecchio Sgarbone ai suoi guai con la prostata
E dire che una volta, primi anni ‘90, c’era il prode camerata Alessandro Giuli che marciava per le strade di Roma al passo dell’oca nelle file di Meridiano Zero, gruppuscolo di estrema destra che si rese protagonista di violenti scontri contro i movimenti di estrema sinistra.
Altro che il mussoliniano ardore: “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi”, Adesso, calzato il gilè damascato e il sorriso prestampato, Giuli può rinculare quanto vuole, tanto non resterebbe più nessuno a ucciderlo impegnati tutti come sono a creare una controegemonia di destra allietata di signorsì e “tutto va ben madama la marchesa del Grillo”. Massì, il potere logora anche chi ce l’ha…
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile
SALVINI SI TROVA LEGATO MANI E PIEDI A MARINE LE PEN E I PUZZONI TEDESCHI DI AFD
Manca quasi un anno alle elezioni europee (giugno 2024) ma le scaramucce politiche stanno già scoppiettando come pop corn.
L’ambizioso piano di Giorgia Meloni di ribaltare il tradizionale assetto di potere all’Europarlamento (l’asse tra Ppe e socialisti) troverà una definitiva risposta nelle urne e nei seggi che le varie forze politiche si ritroveranno in aula
E’ nei numeri che si dipaneranno i rapporti di forza. Fino ad allora possiamo metterci comodi e goderci la guerriglia di manovre, avvicinamenti, sgambetti e buffetti tra leader e partiti. Un gioco delle parti in cui nessuno azzarda ancora il passo più lungo della gamba, per non bruciarsi.
Regina delle trame europee è Giorgia Meloni. Tra un “ahò” e un “io so’ io e voi non siete una ceppa”, la Ducetta ha dovuto deglutire un amarissimo boccone a causa del suo alleato nel gruppo Ecr, il polacco Morawiecki, e del podestà d’Ungheria, Viktor Orban.
I due sovranisti dell’Est hanno rifilato un bel “tiè” sull’accordo per la ripartizione dei migranti. Alla sola ipotesi di dover sganciare 20 mila euro per ogni migrante non accolto, hanno consegnato alla Ducetta il loro “no, grazie”.
A Bruxelles pensavano che Meloni potesse esercitare un certo ascendente su due leader a lei vicini ma nessuno aveva fatto i conti con l’intreccio di interessi che ciascuno si portava dietro.
A ottobre, in Polonia, ci saranno le elezioni politiche e Morawiecki non intende mostrarsi conciliante su un tema delicato in patria: ogni cedimento potrebbe costargli voti.
Orban, che da sempre è una spina nel fianco dell’Ue sulle questioni migratorie, non vuole accollarsi neanche mezzo migrante per fare un favore all’Italia. Proprio lui che, tra l’altro, ha fatto costruire un “muro” tra Ungheria e Serbia per ostacolare l’accesso in Europa ai disperati in arrivo dai Balcani. Una barriera di recinzioni metalliche lunga oltre 500 km.
Nessuno si sorprenda: i due leader sovranisti sono rimasti saldi sulle loro tradizionali posizioni. È Donna Giorgia che si è, via via, spostata al centro
L’ex “gabbiana” allevata da Fabio Rampelli, ha capito che essere al governo non è come stare all’opposizione con un partito al 4%. Il rutto libero, la protesta un tanto al chilo, l’antagonismo pret-à-porter non se li può più permettere. Ora ha bisogno di moderazione, diplomazia e una certa dose di scaltrezza se vuole sedere ai tavoli che contano.
Tra l’altro qualche messaggio d’amore dal Ppe l’ha anche ricevuto. Un’apertura di credito, mediata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e formalizzata dal presidente dei popolari Manfred Weber, che ha fatto cadere i molti veti che gravavano sulla sua figura. Ma questo lasciapassare è “ad personam”.
Il Ppe è disposto ad accogliere Fratelli d’Italia nella futura maggioranza all’Europarlamento ma non ha la stessa disposizione verso polacchi e ungheresi. Alla Ducetta è stato fatto capire: tu puoi essere dei nostri, i tuoi alleati di Ecr no. Di qui il cul de sac di Giorgia. Da un lato, vede il gran buffet degli Europoteri finalmente a portata di mano. Dall’altra, teme di dover recidere i legami con gli amici polacchi e ungheresi. E magari di dover uscire dal gruppo dei Conservatori.
E’ lo stesso vicolo cieco in cui si è infilato Salvini. Testardo fino all’autolesionismo, il Capitone si è sempre rifiutato di staccarsi da Marine Le Pen e dalle svastichelle di Alternative fur Deutschland.
E ora ne paga il fio. Emarginato da Giorgia Meloni, che non vuole la grande alleanza delle destra alle prossime elezioni europee, e schifato dal Ppe, che considera il suo gruppo “Identità & Democrazia” una sorta di congrega di puzzoni, il segretario della Lega rischia di non toccare palla.
Sarebbe il finale di partita tutto sommato meritato per chi, come lui, si è ostinato a dribblare ogni occasione per “ripulire” la sua immagine in Europa.
Berlusconi, che qualcosa aveva capito di Bruxelles tra un cucù alla Merkel e un “kapò” a Scholz, voleva creare un partito unico Forza Italia-Lega, poi propose anche una federazione, con l’obiettivo di traghettare il Carroccio nel Partito popolare.
Salvini si è sempre opposto, rivendicando la necessità di preservare “l’identità” del suo partito. Una scelta che ha spinto la Lega alla periferia dell’impero: non può più avvicinarsi al Ppe né può sciogliere i legacci che lo uniscono a Le Pen e Afd pena l’irrilevanza totale (destino che neanche i partitini minoritari dell’Estonia)
Salvini ha scelto di minare da destra la credibilità della sua rivale, colei che gli ha sottratto la “leadership” del centrodestra grazie a una maggiore qualità politica (dettaglio quest’ultimo che sfugge al capo leghista). Nasce così l’idea di un’alleanza dei veri nazionalisti, chiamiamoli così.
A cominciare da Marine Le Pen, con cui Salvini vanta una vecchia amicizia, ma lasciando la porta socchiusa anche ai tedeschi di Alternative, in sostanza dei neo-nazisti, al di là di qualche recente ritocco.
Vale la pena ricordare un punto cruciale che a qualcuno potrebbe sfuggire: sia Le Pen sia il gruppo tedesco rappresentano la punta di lancia del filo-putinismo in Europa.
La loro scarsa simpatia verso le regole della liberaldemocrazia li spinge in modo spontaneo ad appoggiare l’autocrate di Mosca, anche a prescindere dai flussi di denaro che sono molto probabili e almeno in un caso dimostrati. È ovvio che l’operazione salviniana è contro Giorgia Meloni
L’obiettivo è mettere un bastone tra le gambe della premier, la cui strategia, sostenuta da quel che resta di Forza Italia, è volta a costruire tra luci e ombre un fronte conservatore in grado di collaborare al Parlamento di Strasburgo con i Popolari e magari con i liberali. Ma non ci sarebbe offesa maggiore per i tedeschi del Ppe che renderli edotti di come il “modello italiano” prevede di accreditare l’inquietante fazione di Alternative.
E mentre il realismo spinge la Meloni a ricucire i rapporti anche con Macron, ecco Salvini che le para davanti Marine Le Pen, personaggio con il quale lei ha non più relazioni da anni. In poche parole, la manovra della Lega è l’esatto opposto della strada imboccata dalla leader di Fratelli d’Italia, per la quale la tragedia ucraina rappresenta una discriminante.
Il tentativo di Salvini, a sua volta ammiratore di Putin, consiste nel far rientrare dalla finestra la doppiezza in politica estera espulsa dalla porta. E tutto all’interno di un piccolo cabotaggio di potere che mira a strappare qualche seggio al partner/rivale in vista del voto europeo del prossimo anno.
In tutto ciò è la francese Le Pen a mostrare più intelligenza politica, o forse solo più buonsenso, rispetto al suo irruente amico italiano. Con la Francia in fiamme, non è il momento giusto per tessere operazioni così modeste e strumentali. Per cui lo storico colloquio è stato declassato a videochiamata. Dovrebbe insegnare qualcosa a Salvini.
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile
ANNUNCIATO IN UN IMPIANTO DI LIMBIATE ERA STATO ANNULLATO DOPO LE PROTESTE DELLA LEGA… SI TERRA’ UGUALMENTE DA UN’ALTRA PARTE… “GRAZIE A SALVINI SIAMO AL TUTTO ESAURITO”
Le donne musulmane di Milano contro la Lega: la giornata di
svago in piscina prevista per l’8 luglio, bloccata da una protesta leghista, si farà comunque.
“Ringraziamo di cuore gli onorevoli leghisti per aver contribuito alla inaspettata impennata dei nostri partecipanti! Grazie a voi siamo vicini al sold out!”. Così scrivono su Istagram gli organizzatori dell’evento all’Acquapark di Limbiate, al quale volevano partecipare donne delle comunità musulmane lombarde. Evento annullato ieri a causa delle polemiche innescate dalla Lega.
La giornata di svago in piscina si farà comunque, anche se in altra data – il giorno 9 luglio – e in località che presto verrà annunciata. “Complimenti per il grande spreco di risorse e per aver distolto l’opinione pubblica dai veri problemi del paese, per concentrarla su qualche decina di donne che andranno a nuotare – si legge ancora sul post Intagram sulla pagina Bahja.it – Per questo vostro grande impegno pubblicitario a nostro favore, siamo lieti di regalare un ingresso omaggio alle vostre esponenti femminili! Contattateci in privato! I posti sono limitati”.
Sulla pagina Istragram Bahja.it si moltiplicano le “stories” in arrivo da tutta in risposta al tweet nel quale ieri il ministro Matteo Salvini, leader nazionale della Lega, parlava di “vittoria” del suo partito a seguito dell’annullamento dell’acqua party in burkini, il costume da bagno tradizionale indossato dalle donne musulmane.
L’evento insomma si sta “politicizzando” e trasformando in un momento di “orgoglio” comunitario. Tanto che il giornale on line “La Luce” al quale fanno riferimento molte realtà italiane legate all’Ucoii (Unione delle comunità islamiche) riporta con grande evidenza che la festa in piscina si farà, nonostante la condanna di Salvini e della sua parte politica.
Nella stessa pagina viene anche annunciata a breve una conferenza stampa. Le polemiche però non cessano, dopo l’intervento dei leghisti che ha portato la direzione dell’impianto sportivo ad annullare la giornata acquatica che volevano dedicarsi le donne musulmane italiane e di altre nazionalità, che abitano tra Milano e l’hinterland. Di “strumentalizzazione delle Donne musulmane ai fini politici!” parla Amina Al Zeer, italiana, convertita all’Islam, esponente della comunità milanese, presidente del Progetto Aisha contro la violenza sulle donne che lavora con il Comune di Milano e molti altri enti pubblici.
“Sono una donna italiana, una mamma, una imprenditrice. Sono sbigottita dalla superficialità e dal tono discriminatorio che si legge in una nota rilasciata in occasione di un *evento privato* organizzato da @bahja_it per sabato 8/07 presso l’ Acqua Park di Limbiate (MB) – si legge a commento del video che Al Zheer ha postato sula pagina Internet della sua associazione – Si tratta infatti di un semplice pool party al femminile, facciamo parte della società italiana e non capiamo come si possa vietare una festa privata per donne invocando ragioni politiche che nulla hanno a che vedere con la realtà.
Siamo musulmane italiane di seconda generazione. Invito caldamente l’onorevole Tovaglieri (Lega) a partecipare all’evento così vedrà che nessuno ha intenzione di calpestare i diritti raggiunti dalle donne, che anzi sono per noi al centro dell’impegno quotidiano”.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile
IL SOGNO INFRANTO DI JUAN CAMILO
Il suo sogno, da sempre, è imbarcarsi su una nave come ufficiale. È per questo che Juan Camilo Hinestroza Manyoma, vent’anni appena compiuti, si è trasferito dalla Colombia a Genova, quattro anni fa. Genova, la città che ha fatto la storia della navigazione: dove viveva già sua madre.
Juan Camilo si diplomerà all’Istituto Nautico tra pochi giorni: ma sarà costretto a restare sulla terraferma. Perché il requisito per iscriversi alle matricole della Gente di mare — presso le Capitanerie — è di essere cittadino italiano o comunitario. Juan Camilo non potrà imbarcarsi sulle navi di cabotaggio, quelle che effettuano trasporto marittimo tra porti italiani vicini: a meno che il Ministero non ricorra a deroghe, come accade proprio per far fronte al paradosso della carenza di personale.
Ma quello che a Juan Camilo fa più male è che gli sia negato un altro pezzo del suo sogno: proseguire gli studi all’Accademia della Marina Mercantile.
A Genova, un luogo di eccellenza, in sinergia con il Fondo Nazionale Marittimi e il Miur nella formazione degli allievi ufficiali e che negli ultimi anni ha inaugurato anche le sedi di Arenzano e Lavagna, le prime in Italia a essere dedicate esclusivamente alla formazione di professionisti dell’hotellerie di bordo e di figure specializzate nelle attività di accoglienza sulle navi da crociera e di trasporto passeggeri.
Ma anche qui, per legge, è necessario il requisito della cittadinanza italiana o comunitaria.
«Una grande delusione: non solo non vengo riconosciuto come cittadino anche se mi diplomerò in Italia — spiega Juan Camilo — ma non posso accettare che questo Paese mi neghi la formazione». E adesso? «Dovrò cambiare i miei piani: provare il test di ammissione all’Università in Scienze Marittime, e frequentare corsi a pagamento. Ho preso intanto il libretto di navigazione al consolato Panamense, per imbarcarmi: ma non potrò farlo sulle navi che battono bandiera italiana».
Il tema dei corsi è un altro pezzo di questa storia. Una battaglia sollevata dal gruppo Pd in Regione, attraverso tre ordini del giorno, primo firmatario il consigliere dem Davide Natale: «Mancano migliaia di marittimi in Italia: non solo ufficiali ma operai meccanici, motoristi, elettricisti, personale di camera e cucina — spiega — lo scorso anno molti traghetti sono riusciti a partire solo in seguito a deroghe ministeriali». Tra i punti critici, uno è quello dei corsi abilitanti alla navigazione: a carico dei partecipanti. «Si stima che un marittimo debba investire dai tremila ai cinquemila euro — continua Natale — cifra che può essere ancora più alta per gli ufficiali». Nell’ordine del giorno, Natale chiede alla giunta regionale di attivare forme di finanziamento attraverso voucher per contribuire alle spese dei corsi cosiddetti “basic training”.
«La Regione Liguria — prosegue Natale — porti il tema all’interno della Conferenza delle Regioni e poi nel confronto con lo Stato: per contrastare la carenza dei marittimi e per formare le competenze necessarie». E poi, c’è la questione più stringente, legata a doppio filo con la battaglia per lo ius soli: ragazze e ragazzi che vivono in Italia, che qui studiano e si diplomano — come Juan Camilo — ma si vedono preclusa la cittadinanza italiana e pertanto non possono essere imbarcati come marittimi. Su questo fronte, la battaglia riparte da Genova: «La giunta regionale — prosegue il gruppo Pd — sensibilizzi il governo per modificare la normativa e permettere a chi abbia completato un ciclo di studi in Italia di potersi iscrivere alle matricole di Gente di Mare del nostro Paese».
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile
CHI LASCIA LA MACCHINA SULLE STRISCE PEDONALI, AL POSTO DEGLI INVALIDI E SUL MARCIAPIEDE ORA SI PREOCCUPA
Porta Furba ha un nuovo giustiziere. Senza macchia e senza
paura, protettore degli onesti parcheggiatori e nemico degli autisti volontariamente maldestri.
Chi lascia la macchina sulle strisce pedonali, al posto degli invalidi o sul marciapiede ha le ore contate, al suo ritorno si ritroverà la fiancata marcata con un gigantesco “Free Park”.
No, non vuol dire parco libero, solo che non c’è abbastanza spazio per poter scrivere la frase intera. Che sarebbe “Free Parking”, ovvero parcheggio libero, ma il senso è chiaro.
I residenti ora pensano solo a lui, a Free Park. Cercano di dare un volto al residente che si fa giustizia da solo, vuole ristabilire l’ordine a modo suo, a colpi di vernice indelebile. In principio fu un Suv bianco a subire la punizione il 25 giugno scorso: macchina parcheggiata sul posto disabili, dunque la scritta sul fianco destro.
L’ultimo episodio invece due giorni fa, sempre a Porta Furba. Vittima una Mazda Mx-30 blu parcheggiata male in mezzo alla strada. Free Park la nota. Via il tappo dalla bomboletta spray nera, ed ecco la sigla che si materializza sulla fiancata dell’auto. Questa volta è “Fre Park”, manca una e. Ma poco importa, l’equilibrio è ristabilito, la punizione indelebile è stata inflitta, poi via verso l’orizzonte in attesa di un altro nemico da colpire.
Un giustiziere che entusiasma i residenti, che vogliono vederlo in faccia, stringere la mano al nuovo idolo di Porta Furba. Nell’attesa i complimenti piovono sui social: “Massimo rispetto per questo Spider Man di quartiere”, con buona pace dell’Uomo Ragno che ora deve fare i conti con un nuovo collega. “C’è un eroe in città!! Numero uno!! Non smettere mai!”; “Meglio di una multa”; “Educazione costruttiva”. E poi ancora: “Fatto bene. Vedete che non parcheggerà più male”; “Capirai, te serviranno quintali de bombolette spray..”; “Severo ma giusto”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Luglio 4th, 2023 Riccardo Fucile
“CHI E’ OTTAVIA, LA 31ENNE SALVATA A 150 METRI DI PROFONDITA’ NELLA BUENO FONTENO”
Lavora come segretaria nell’azienda di famiglia ad Adro (nel Bresciano), ma non appena ha un momento libero si dedica alla speleologia, che è la sua grande passione: lo dimostrano i tanti scatti che la 31enne Ottavia Piana ha postato sui social nel corso degli ultimi anni (per la precisione dal 2016, quando ha terminato il primo corso di speleologia, in poi), che la mostrano sorridente mentre esplora le viscere della Terra, spesso con gli amici del Cai di Lovere (nella Bergamasca), di cui fa parte.
Era con loro anche domenica 2 luglio, impegnata nell’esplorazione di una nuova via all’interno della grotta Bueno Fonteno di Fonteno (in provincia di Bergamo), che il sito “Progetto Sebino” descrive come “un vero mondo sotterraneo densamente popolato da organismi altamente specializzati alla vita ipogea
È un complesso carsico verosimilmente molto antico al cui interno si sono sviluppate abbondanti comunità di invertebrati troglobi che hanno occupato i diversi ambienti che si incontrano all’interno dell’abisso”. Si parla di una grotta molto ramificata che si estende per circa 34 km, in buona parte ancora inesplorata.
L’incidente che ha procurato l’infortunio di Piana – inizialmente si parlava di frattura, ma ora sembra più probabile una forte contusione – si è verificato intorno alle 18 di domenica 2 luglio, quando la roccia a cui era fissato uno degli appigli per la risalita ha ceduto e la speleologa è caduta per circa un metro e mezzo, sbattendo la gamba contro la parete rocciosa. “Fino a quando non verranno effettuate le lastre, è impossibile stabilire l’esatta entità dell’infortunio – sottolinea Maurizio Finazzi, presidente del Cai di Lovere – Speriamo però che non si tratti di una frattura, perché in quel caso i tempi di recupero si allungherebbero e Ottavia non è una persona che ama stare ferma. Praticamente ogni weekend partecipa a un’uscita con il nostro gruppo Speleo Cai Lovere. Dal 2016 ha accumulato una grande esperienza”. Ma non per questo è diventata arrogante, anzi: “Dire che è prudente è dire poco.
Si muove sempre con una grandissima attenzione alla propria sicurezza e a quella di tutti i compagni – dichiara Finazzi – Anni fa aveva già subito un intervento alla gamba e anche per questo non ha mai fatto movimenti avventati”.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »