Agosto 28th, 2023 Riccardo Fucile
IL PADRE DELLA RAGAZZA VITTIMA DELLO STUPRO DI CAPODANNO: “IL PREZZO DA PAGARE AD ESPORSI IN UN PROCESSO PER STUPRO E’ SUPERIORE A OGNI VANTAGGIO PERSONALE”
Il padre della ragazza della vittima dello stupro di Capodanno a
Roma ha scritto una lettera, pubblicata oggi su Repubblica, rivolta alla 19enne violentata dal branco a inizio luglio a Palermo. «Cara ragazza, anonima, di Palermo, sono il padre della vittima del noto “stupro di Capodanno” di Roma, e scrivo per appoggiarti. Devi reagire contro chi, sui social, ha farneticato che a «una come te» è «normale» che capiti. Ma ti scrivo anche per avvertirti: sei sola, perché gli altri non comprendono», spiega il padre.
«Il prezzo da pagare a esporsi in un processo per stupro – aggiunge – è enormemente superiore a ogni possibile vantaggio personale: si fa per le figlie e i figli di tutti gli altri, in un mondo che consiglia il silenzio perché è una macchia essere vittime. Anche questo è uno stupro collettivo, e tu che ti sei esposta un po’ di più probabilmente già lo sai. Mia figlia aveva 16 anni quando è stata drogata e stuprata da almeno cinque individui. È inequivocabile, il referto ospedaliero certifica gravi lesioni. Ma per noi, come temo sarà anche per te, l’evidenza non basta: il gioco processuale sarà a dimostrare che tu, come lei, volevate esattamente quello che vi è successo. Uno stupro è un puzzle di tradimenti, e dobbiamo raccontare a tutti cosa significano nel quotidiano: il tradimento di chi ti usa come un oggetto e poi il tradimento di chi vede in te, vittima che ha deciso esporsi per tutti, una scocciatura di cui sbarazzarsi così come eri solo un contenitore usa e getta di sperma».
«Pensavi – racconta – di aver lasciato tua figlia minorenne in un luogo sicuro, dalla famiglia della sua migliore amica. Non immagini che l’adulto a cui l’hai affidata, senza avvisarti, la porta a una “festa” proibita in tempo di covid. Finché piomba una chiamata da una caserma dei carabinieri, prendi la macchina e corri oltre i limiti di velocità – multatemi se volete – e varchi quel portone di ferro per trovare un esserino annichilito, prostrato dall’enormità del sopruso. La abbracci ma senti che non c’è, è in una bolla tutta interna di sofferenza. La lasci alle deposizioni, dolorose ma necessarie. E ringrazio di nuovo l’Arma dei carabinieri – tutti quei militari, ma quanto è stato fondamentale ammettere a servire come Carabinieri anche delle donne! – per la delicatezza mostrata verso un essere spezzato».
«Le fobie, gli psicofarmaci, il peso che va e viene»
«Arrivano le fobie: mia figlia, cara ragazza di Palermo, è una tua coetanea normale, ma non riesce a entrare in un centro commerciale e corre di nuovo in casa perché si sente addosso tutti gli sguardi. I suoi amici non capiscono perché non accetta mai di andare a casa di qualcuno, ma si può raccontare cosa le è successo l’ultima volta che l’ha fatto? È una sé stessa che sa benissimo come tutto questo sia irrazionale ma è costretta a venire a patti con una sé stessa condizionata dal trauma. Servono i medici: “Stress post traumatico”, è ovvio, ma in quali fragilità si evolve non è scontato. Ancora meno lo sono le soluzioni: e allora si tenta un tipo di terapia e poi un’altra e una ragazzina deve sperimentare l’Efexor, il Prozac o il litio; la terapia risolutiva per l’ansia di una persona consapevole non è stata trovata. Il disagio dissimulato viene fuori per vie traverse: il profitto scolastico diventa un’altalena, come il suo peso, con oscillazioni fino a 12 chili in pochi mesi, per una ragazzina che ti chiede se sarà mai più capace di avere fiducia in un uomo, amarlo, costruire con lui una famiglia. Si dorme come i cetacei con mezzo emisfero cerebrale sveglio: nei momenti più bui mia figlia aveva evocato il desiderio di farla finita, e la notte si sente più sola»
«Ti siamo vicini ora che tutto dipende dalla Giustizia»
Poi la maturità, il collegio universitario, un nuovo crollo. Il sogno di una laurea in Giurisprudenza. Ma ancora le parole, due, da affrontare in una aula di tribunale. «Meglio minimizzare, ovvio: così, quelli che l’avevano portata dai Carabinieri in seguito a un’ovvia violenza, dichiarano che sembrava consenziente. Quelli delle droghe, compresa la “sigaretta bagnata” che l’ha stordita, depongono che il suo sport abituale era avere rapporti multipli. Mi chiede, ingenua, come possono inventarsi i facili costumi, visto che non li vedeva da un anno e proprio quello del lockdown? Gli stupratori – con la coerenza dei vigliacchi – non scelgono la ragazza più “provocante”, ma quella più indifesa. Ti siamo vicini, ora che tutto dipende dalla Giustizia. Quanto vale una sentenza? Quale futuro avrà la ragazzina che vuol fare il Procuratore per difendere le altre vittime? E quale messaggio riceverai tu, dopo esserti esposta sui social a nome di tutte, se invece di una decisione che riconosce il vostro coraggio di denunciare, avrete una formula che, in linguaggio giurisprudenziale, significa “facevi meglio a stare zitta, rompicoglioni”?»
(da agenzie)
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Agosto 28th, 2023 Riccardo Fucile
I TEDESCHI ALLEATI DELLA LEGA LASCIANO “IL SAPORE DI NAZISMO”
Che sia l’ultima uscita pubblica dell’estate o l’«antipasto» della rentrée della politica, che torna a incravattarsi da domani con il primo Consiglio dei ministri dopo la pausa, l’affondo serale di Antonio Tajani è destinato a lasciare il segno. In casa Lega, s’intende.
Se è vero che la «stagione» 2023/24 alle porte, per la politica, coinciderà con la lunga marcia d’avvicinamento alle elezioni europee (giugno 2024), il leader di Forza Italia sembra voler mettere paletti chiari, anzi chiarissimi, su cosa dovrà succedere, e non, nella politica Ue. «Sono stato 30 anni in Europa e credo di conoscere in Italia meglio di chiunque altro quello che succede a Bruxelles – ha spiegato Tajani, già Commissario Ue e presidente del Parlamento europeo – al festival “La Piazza”: è impossibile che si crei una maggioranza all’interno delle istituzioni europee alla quale partecipino Afd e il partito della signora Le Pen».
Ossia che includa due tra i principali alleati europei della Lega di Matteo Salvini, a sua volta alleata a Roma del partito orfano di Silvio Berlusconi.
Tajani, che da poche settimane ne ha preso ufficialmente l’eredità politica, sembra voler mettere i puntini sulle i sulle credenziali moderate del partito, in Italia e non solo. «Non sono per escludere Salvini, non c’è un giudizio cosi duro nei suoi confronti ma l’unica maggioranza possibile alla sinistra è quella tra popolari, liberali e conservatori», ha proseguito Tajani.
Che sugli alleati tedeschi del Carroccio, ha speso poi parole pesantissime: «Io provo disgusto quando un leader politico, mi riferisco al leader di Afd, dice che i bambini disabili non possono stare in classe con gli altri – ha detto ancora Tajani alla kermesse di Affaritaliani – Mi fa schifo sentire queste cose di sapore nazista. Questo è ciò che penso,
non esistono esseri superiori o inferiori. Non farò mai un patto con loro».
(da agenzie)
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Agosto 28th, 2023 Riccardo Fucile
LA MAXI OPERAZIONE “GAME OVER” HA PORTATO ALL’ARRESTO DI 82 PERSONE DELLA ‘SOCIETÀ FOGGIANA’: “È UN’ORGANIZZAZIONE MAFIOSA CON UNA STRUTTURA BASATA SUL FAMILISMO E CON EQUILIBRI FLUIDI, UTILI A TESSERE ALLEANZE CON LE ALTRE MAFIE”
«La provincia di Foggia per troppi anni è stata avvolta in un cono
d’ombra che ha investito ogni livello, a partire da quello mediatico. Una condizione ideale perché una nuova mafia, una quarta mafia, potesse crescere e affermarsi». Preferisce la concretezza alla diplomazia il colonnello Michele Miulli, pugliese di Gioia del Colle, da 11 mesi comandante provinciale dei Carabinieri di una provincia, la Capitanata, tra le più difficili d’Italia.
Pochi mesi dopo l’insediamento, con i suoi uomini, e sotto il coordinamento della Dda di Bari, ha perfezionato la più imponente operazione antimafia nella storia di questo territorio, denominata “Game over”, conclusa, poche settimane fa, con l’arresto di 82 persone: vertici, soldati e vedette della “Società foggiana”, la quarta mafia appunto.
Colonnello, cosa intende per “cono d’ombra”?
Nella conferenza stampa dell’operazione “Game over”, il procuratore distrettuale Antimafia di Bari, Roberto Rossi, ha parlato di una colpevole sottovalutazione del fenomeno mafioso, in questo territorio, da parte dello Stato. Credo siano parole condivisibili alle quali mi permetto di aggiungere un’altra considerazione. Anche i media nazionali non hanno dato al problema il giusto rilievo. Questa “assenza” non ci semplifica le cose.
Che cos’è la Società foggiana?
È un’organizzazione mafiosa priva di un vertice aggregante ma che ha una struttura interna compatta, basata sul familismo. Funziona su un modello federale, ha equilibri fluidi, utili a tessere alleanze con le altre mafie presenti nel Foggiano, a Cerignola come a Vieste, o a San Severo.
È una mafia relativamente giovane, il suo primo riconoscimento risale al 1994 con il famoso maxi-processo Panunzio a 67 imputati. Ma, pur se giovane, è un’organizzazione evoluta, con spiccate capacità imprenditoriali, che fa un uso della forza spregiudicato, persino spettacolare. E che reinveste i profitti in attività imprenditoriali.
Perché “Game over” è una pietra miliare contro la quarta mafia?
Intanto per il numero delle persone coinvolte, poi perché abbiamo preso i capi dell’organizzazione delle tre storiche “batterie” che costituiscono la Società foggiana. Inoltre, perché è stato disvelato un sistema per la gestione monopolistica del traffico di cocaina, in analogia con quanto accade per le estorsioni, i due pilastri della Società foggiana. Ma il curriculum è ricco anche di omicidi, rapine, furti di autovetture finalizzati al riciclaggio, fino agli assalti ai furgoni portavalori che hanno un impatto quasi scenografico.
Cioè?
Sono vere e proprie azioni militari condotte da commando organizzati, esportate pure fuori dalla Puglia.
Perché si arriva a uccidere?
Si arriva ad uccidere quando saltano gli equilibri tra organizzazioni criminali diverse.
A proposito di equilibri, l’operazione “Game over” dimostra proprio che prima delle ambizioni personali vengono gli affari. Non è così?
Confermo. Queste tre batterie della Società foggiana, nonostante fossero in conflitto, hanno raggiunto un accordo con cui è stato costituito un “assetto multipartecipativo” del traffico di droga per condividere e spartire i profitti. È un’assoluta novità rispetto alle altre mafie, perché nessun’altra organizzazione mafiosa gestisce il traffico di stupefacenti in modo unitario. Il controllo del territorio passa quasi in secondo piano a vantaggio di equilibri economici.
Qual è stato lo spartiacque tra il “cono d’ombra” e la presa di coscienza, almeno a livello istituzionale, di un fenomeno così radicato?
Senza dubbio la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, in cui ci furono 4 morti, tra cui due vittime innocenti, i fratelli Luciani, due agricoltori uccisi perché testimoni di un agguato. Questo accese un faro sulla brutalità della mafia foggiana. Da allora la pressione dello Stato si è fatta serrata. Si sono susseguiti indagini, arresti, condanne, interdittive antimafia, fino allo scioglimento di più consigli comunali.
La “Società” ha collegamenti con altre mafie?
La nascita della mafia foggiana si deve proprio ad un’intesa con il boss camorristico Raffaele Cutolo. Il riferimento è all’incontro del gennaio 1979 all’Hotel Florio, sulla strada che collega Foggia a San Severo, che diede vita alla Nuova camorra pugliese. Poi, dopo una serie di vicissitudini, e dopo la creazione della Sacra corona unita, nata nelle carceri italiane, si registrarono guerre di mafia che hanno portato la Società foggiana ad affrancarsi dai legami con la camorra. Più recentemente sono documentate intese con la ‘ndrangheta e con organizzazioni estere, come la mafia albanese.
(da Avvenire)
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Agosto 28th, 2023 Riccardo Fucile
UN DISOCCUPATO: “COMPRARE DAI PRODUTTORI COME DICE IL MINISTRO? CI VUOLE LA MACCHINA E I PREZZI SONO MOLTO PIÙ ALTI” … A NAPOLI GLI ORFANI DEL REDDITO DI CITTADINANZA VANNO A CACCIA DELLA SOCIAL CARD, CHE RIMANE UN MIRAGGIO: “NEMMENO I 300 EURO DEL ‘CONTENTINO”
Davanti all’ingresso si sono radunate una ventina di persone. Anziani, giovani, uomini, donne, italiani, stranieri. Aspettano con calma che si facciano le 9, l’orario di apertura della porta a vetri oltre la quale li aspetta una busta verde di plastica con un pezzo di pane, un pacco di pasta, uno di riso e uno di farina, un cartone di latte, una confezione di tonno, un barattolo di legumi.
Sono una ventina in fila davanti alla porta della Casa dell’Amicizia di piazza dei Consoli al Tuscolano soltanto perché la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato la distribuzione con numeri, tessere e turni. «Altrimenti ci sarebbe la ressa qui fuori», spiega Mario Gabbarini, uno dei responsabili delle Case.
Quella del Tuscolano è una delle 28 che la Comunità ha aperto a Roma, centri dove si trova ascolto e aiuto, anche sotto forma di cibo a chi e ha bisogno. Sono più di 10mila i pacchi distribuiti ogni mese nella capitale, il triplo rispetto al 2019, prima del Covid.
«E il numero di chi arriva è in aumento – racconta Giorgio Bevilacqua, anche lui fra i responsabili delle Case –. In aumento sono soprattutto gli italiani».
Morena Rossetti ha 67 anni e un grande sorriso con cui ha accolto per anni i clienti e con cui ora nasconde la tristezza. «Avevo un negozio di giocattoli qui al Tuscolano – racconta -. Con il Covid siamo stati costretti a fermarci. Eravamo in affitto, le spese erano molte anche quando non incassavamo. Abbiamo venduto la casa per pagare i debiti e così io e mio marito, quando avremmo dovuto essere a un passo dalla pensione, siamo diventati dei senza fissa dimora».
§Morena Rossetti e il marito vivono con il figlio e con la sua compagna. 650 euro di reddito di cittadinanza e i conti che a fine mese non tornano mai. Anche Roberto Cavallini vive con il reddito di cittadinanza. Lui il lavoro l’ha perso un giorno di sei anni fa quando gli hanno rubato il furgone con tutta la merce dentro.
Non va a fare la spesa di prodotti di qualità come sostiene il ministro Lollobrigida. «Ci vuole la macchina per andare dai produttori e i prezzi sono molto più alti» ride Roberto. No, lui corre al supermercato quando arriva il Reddito e quando ci sono le offerte. Compra e surgela per avere le scorte di cibo quando, dopo la metà del mese, i soldi iniziano a scarseggiare.
Stefano Paris ha 68 anni e una pensione sociale di 516 euro che gli lascia pochi spiccioli. «Non fumo, non bevo, il mio unico lusso è il cane ma è la mia famiglia. Mi ha salvato dalla depressione, prima mangia lui e poi io». Per mangiare Stefano Paris fa il giro dei centri di distribuzione. «Oltre al pacco di Sant’Egidio prendo anche quello di un centro che sta a San Lorenzo. E vado alla mensa a Colle Oppio e quella della Caritas. Non ce la farei altrimenti».
E i prodotti di qualità di cui parla il ministro Lollobrigida? «Che falsità! E poi, prendere in giro noi che siamo in difficoltà vuol dire mortificarci. Meno male che Giorgia Meloni è cristiana, a me sembra più Erode che Cristo».
(da La Stampa)
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Agosto 28th, 2023 Riccardo Fucile
“DEDICATA A TE”, LA CARTA DEL GOVERNO DEI RICCHI E’ LA CARITA’ DI STATO DEL GOVERNO: 380 EURO UNA TANTUM CHE DEVONO BASTARE UN ANNO
Brevi storie di piccoli aiuti, concessi e negati, sulla collina delle
grazie ricevute. Ore 10,30, all’ingresso degli uffici comunali di via Salvatore Tomasi – un vicoletto appeso come un passo alpino – non c’è traccia della “processione” di cittadini in attesa di ricevere notizie della social card affettuosamente chiamata “Dedicata a te”, assembramento immortalato da video e foto puntualmente rimbalzati sui social. Ad accogliere tutti è Pasquale, il custode, su una sedia con forbici e numeretti che fanno tutt’uno con le sue mani.
«Adesso, come vede, si sbrigano in pochi minuti», dice. Nei giorni precedenti però la coda sulla strada era arrivata a lambire l’icona della Vergine che dà inizio al percorso di una antica via Crucis.
Per un singolare cortocircuito storico e socio-culturale, infatti, gli uffici del Servizio politiche sociali del Comune di Napoli si trovano in un vecchio convento, giusto di fianco alla secentesca chiesa dove si faceva assistenza ai poveri.
Nell’androne c’è una sfilza di lapidi marmoree che risalgono all’800, sono ex voto. La signora Simona arriva da Bagnoli (dall’altra parte della città): «Nemmeno i 300 euro del “contentino” mi danno, dicono manchi un requisito». Poi stempera con l’ironia: «Volevo comprarmi un ventilatore».
Il riferimento è alla cifra prevista per i percettori dell’aiuto «all’acquisito di beni di prima necessità» previsto dalla legge di Bilancio 2022, che, fatti i conti, si sono ridotti a 382 euro e 50 centesimi. Una tantum.
«Nemmeno un euro al giorno. Cos’è, carità di Stato? Beh, non è così che si fa», dice Luigi, 53 anni e 5 figli. Gli fa eco Antonietta: «È per la spesa? Bene. Io ho 4 figli, quante spese ci posso fare in un anno?».
Al primo piano c’è il dirigente del Servizio politiche di inclusione. Raffaele Salamino – sardo di nascita, marito di una napoletana – è a Napoli da tre mesi: «Sì, sto accogliendo anch’io l’utenza». Problemi di organico? «No. Ma c’è stato un afflusso eccezionale». Code, proteste, giorni difficili… «Guardi, le dico solo che ci sono dipendenti che hanno rinunciato alle ferie per stare qui in questi giorni».
I problemi però esistono. «Abbiamo spedito oltre 31mila lettere che consentivano di andare direttamente negli uffici postali, l’intoppo non è dipeso da noi. E comunque tutto questo procedimento, come sa, non è partito dai Comuni. Purtroppo è vero che ci sono 42.535 nuclei familiari che rientrano tra gli aventi diritto ma sono stati esclusi».
Un’ultima cosa: la sede dei servizi sociali non ha un ascensore, come fanno i malati, le donne incinte, gli anziani, i diversamente abili? «Sì, certo, ha ragione, in questi casi scendiamo noi giù».
(da La Stampa)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
RACCOGLIE APPENA 300 FIRME E VANNACCI SI SFILA: “NON C’E’ BISOGNO DI SOLIDARIETA’ VERSO DI ME, NON C’E’ UNA MINACCIA VERSO LA MIA PERSONA”… “SE SCENDERO’ IN POLITICA LO DECIDERO’ IO, DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI”
Gianni Alemanno lancia una raccolta firme e Roberto Vannacci si sfila. L’ex sindaco di Roma ha indetto una campagna di sottoscrizione per chiedere a Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, che venga ritirato “l’ingiusto e illegale provvedimento disciplinare” che ha colpito il generale per via delle esternazioni razziste e omofobe contenute all’interno del suo libro.
La campagna al momento ha raggiunto appena 300 firme ed è partita da Napoli sotto l’impulso dal comitato ‘Fermare la guerra-Forum per Indipendenza Nazionale’ guidato proprio da Alemanno, il quale negli ultimi giorni non ha esitato a difendere le sparate messe nero su bianco da Vannacci.
“Fino a quando la procedura disciplinare non sarà ritirata è chiaro che bisogna esprimere solidarietà a una persona colpevole solo di aver espresso una sua opinione su un libro, poi valuteremo eventuali iniziative politiche, però è necessario un confronto sulle idee con Vannacci, perché non tutto quello che è scritto nel libro è condivisibile. E bisogna capire se vuole continuare a fare militare”, ha detto Alemanno.
Nonostante la difesa, arrivata a più riprese nei giorni scorsi, il generale fa sapere di non essere a conoscenza del petizione indetta dall’ex sindaco capitolino: “Non so della raccolta firme del comitato di Alemanno”, ha detto interpellato dall’Ansa. “Non c’è bisogno di solidarietà perché non c’è una minaccia che incombe su di me, per cui non ne sono protagonista e non sono stato interpellato”.
Vannacci, inoltre, sostiene che al momento non avrebbe intenzione di scendere in politica. “Ogni volta che c’è qualcuno che lo dice non rappresenta il mio pensiero, bisogna ‘diffidare dalle imitazioni’: lo dirò io. Ribadisco comunque che faccio il soldato e voglio continuare a farlo, ma mi lascio aperta ogni possibilità perché sono una persona saggia”. Una chiosa, quella del generale, che non esclude la discesa in campo.
(da La Repubblica)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
DOVEVA ESSERE UNO SPETTACOLO OMAGGIO A FRANCO BATTIATO MA SI E’ TRASFORMATO IN UN FUORI PROGRAMMA FATTO DI RABBIA E INSULTI VERSO IL PUBBLICO
Doveva essere uno spettacolo omaggio a Franco Battiato, dal titolo
appunto “Battiato – Segnali di vita e arte”, quello di sabato 26 agosto a Selinunte, in provincia di Trapani e si è trasformato in un fuori programma fatto di rabbia e insulti verso il pubblico.
I video dimostrano chiaramente Morgan prendersela con i presenti, i quali avevano pagato un biglietto per ascoltare lo spettacolo.
Stando a quanto riportato da siti locali come TrapaniOggi, il pubblico rumoreggiava perché in uno spettacolo dedicato a Battiato non c’era stata ancora nessuna canzone dell’artista catanese.
Alle proteste del pubblico, Morgan ha cominciato a contrattaccare e insultare: “Siete venuti a rompere i coglioni a me, che vi ho dato una cosa? La società è una merda fatta da voi, ho dei sentimenti! Non sono un personaggio. Andate a vedere Marrakech, andate a vedere Fedez. Vai a fare in culo! Frocio di merda”.
Sembra di rivedere quasi i litigi di Carmelo Bene nell’assistere a Morgan che cerca di difendersi dagli attacchi: “Avete pagato ma non sapete chi sono. Non sapete chi sono. Andate a casa vostra. Rispettate quello che state vedendo”.
“Non vado avanti perché qua siamo tornati indietro, ma vi faccio vedere quanto nobile io sia. L’indignazione ce l’ho io perché siete voi al mondo. Guarda come ride, fai vedere la tua faccia da schiaffi. Sei tra Aldo Grasso e uno che ha la faccia da schiaffi. Perché ridi? Ti fa ridere, vero? Ti senti migliore? Trovi ridicola la scena? Tu, mischiato tra i tanti, senti che è ridicolo quello che stai vedendo vero? Voi che mi diciate smettila, siete i direttori artistici? Siete il pubblico, voi. Ma che è? Siete dei bifolchi. Avete pagato ma non sapete chi sono. Non sapete chi sono. Andate a casa vostra. Rispettate quello che state vedendo.
(da Fanpage)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
LA MELONI È SEMPRE PIÙ INVIPERITA PER LE SPARATE DEL CAPITONE: “MATTEO SI CONTENGA, LE SUE RICHIESTE COSTANO TROPPO”… SULLO SFONDO, IL DUELLO A COLPI DI PROMESSE E SLOGAN IN VISTA DELLE EUROPEE
Non ci sono soldi, non abbastanza per soddisfare la fame di tutti i partiti. Prima di partire da Roma e trascorrere le ferie in Valle d’Itria, Giorgia Meloni era stata chiara. Aveva chiesto un sacrificio ai leader e ai capigruppo di maggioranza, avevo chiesto di non approfittare della stagione della manovra economica, caricando di promesse e bandierine le previsioni di spesa per il 2024.
Ma la premier sapeva e sa che sarà Matteo Salvini a complicare i conti. Per questo ha fatto arrivare a tutti, nel governo e ai vertici della maggioranza, il seguente messaggio, riferito da fonti di Fratelli d’Italia: «Matteo si deve contenere».
Il leader della Lega è già pronto a presentare il suo menù, utile a imbastire una narrazione di conquiste da sfruttare in vista delle elezioni Europee.
Ha fissato quattro obiettivi che Meloni, però, non considera una priorità. Non lo sono -secondo la premier – per i costi che comportano e che graverebbero troppo sulla finanziaria. Sono: il ponte sullo Stretto, i Lep – i livelli essenziali di prestazione che vanno definiti nel quadro della riforma delle Autonomie – il disegno di legge che reintrodurrebbe le Province e la riforma delle pensioni Quota 41.
In teoria, Meloni non sarebbe contraria ma vorrebbe diluire le proposte negli anni di legislatura, per non sovraccaricare la manovra di fine anno. Salvini, invece, vorrebbe realizzare tutto e subito. Per farlo, le previsioni di spesa dovrebbero rientrare già in questa legge di Bilancio, togliendo risorse ai piani di Palazzo Chigi.
Maurizio Lupi, capo politico di Noi Moderati, dal meeting di Comunione e Liberazione a Rimini aveva accennato a un vertice di maggioranza il 4 settembre, per mettere a punto il perimetro di lavoro sulla manovra. Una data che però non è confermata dalla presidenza del Consiglio e non è data per certa nemmeno dalle fonti ufficiali del ministero dell’Economia.
Meloni spera di mantenere una sintonia con il ministro Giancarlo Giorgetti. La legge di Bilancio che il Parlamento licenzierà a dicembre sarà definita su un obiettivo sul quale Meloni intende concentrare gran parte dei pochi miliardi a disposizione: il lavoro.
È la sua battaglia personale, quella su cui sente di essere assediata dalle opposizioni, che le rinfacciano lo stop al Reddito di cittadinanza senza una soluzione alternativa e le resistenze all’introduzione del salario minimo. Il sussidio introdotto dal M5S e la proposta di una soglia per le paghe sono misure molto popolari, e costringono il governo a trovare qualcosa che lo sia (o perlomeno lo sembri) altrettanto.
Nel silenzio del suo buen retiro pugliese, alla presidente del Consiglio non sono sfuggite le ultime scommesse del vicepremier e ministro dei Trasporti, annunciate con tanto di tempistica accelerata.
Le Province, per esempio. Prima di Ferragosto Salvini si è augurato che possano tornare già nel 2024: «Sarebbe un segnale di efficienza». La Lega ha presentato una norma per l’elezione diretta del presidente e dei consiglieri. Le Province riceverebbero più soldi e più competenze, «così – sostiene il segretario del Carroccio – garantiremmo la manutenzione di strade e scuole superiori».
I Lep sono un altro capitolo di spesa che preoccupa Meloni. La leader è più che favorevole a fissare i livelli essenziali di prestazione, anzi si è battuta per averli nel testo dell’Autonomia differenziata perché li considera una precondizione della riforma cara alla Lega.
Salvini vorrebbe forzare il calendario anche su altro. L’inizio dei lavori del Ponte sullo Stretto: «Contiamo che la prima pietra possa essere posata entro un anno» ha ribadito qualche giorno fa. E ancora: Quota 41. Non sono bastate le parole gelide del ministro dell’Economia, e numero due della Lega, Giorgetti, che non intravede molti margini sulla riforma delle pensioni.
Salvini insiste e continuerà a farlo, ma la norma è troppo costosa ed è poco apprezzata da Bruxelles. Non una delle migliori premesse per poter trattare con l’Unione europea uno spazio di deficit maggiore, nella speranza di strappare qualche miliardo in più per la manovra.
(da La Stampa)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
A LAMEZIA IL RITROVO DEI SEGUACI DI VANNACCI. DUE ORE DI DIBATTITO TRA L’“AGGRESSIVITÀ DELLA NATO” E GLI ERRORI DI SORA GIORGIA: “I NOSTRI VALORI SONO DIO PATRIA E FAMIGLIA. QUELLA DI MELONI È UNA FALSA DESTRA” (HAI RAGIONE, MA LA TUA E’ ANCORA PEGGIO, IL CHE E’ TUTTO DIRE)
«Buon lavoro e buon divertimento. Perché discutere di libertà di
espressione deve essere allegro e appassionante». Gracchia da un telefono la voce di Roberto Vannacci. Il generale delle tesi omofobe e contrarie all’ambientalismo, è già diventato guru.
Ora vorrebbe intestarsi persino l’insostenibile leggerezza della politica: metà Berlusconi, metà Grillo. Parla così a una quarantina di persone radunate nella sala di una gelateria, quartiere Sambiase di Lamezia Terme, location scelta dal tenente colonnello Fabio Filomeni, amico da 37 anni del generale, per battezzare il movimento “Il mondo al contrario”, ispirato al libro di Vannacci. «Sarò lieto di venire in Calabria — promette il generale — sto accettando tutti gli inviti di quelli che si stanno rivolgendo a me». Poche parole che sembrano cifrate.
«Ma non c’entra con questa iniziativa», rimarca Filomeni, prima di comporre il numero di telefono di Vannacci di cui è stato consulente in Iraq. «Dicono che siamo un movimento sovversivo — continua il tenente colonnello — perché fatto da militari. Ma gli organizzatori sono per la maggior parte civili, dalla professoressa di fitness al dirigente di una multinazionale di auto». Movimento “culturale”, ripete Filomeni.
In collegamento pure Corrado Corradi, già colonnello degli Organismi informazione e sicurezza militare. Per Filomeni — “Filo” lo chiamano — è la sua seconda volta a Lamezia, da autore di libri. Come «Baghdad: ribellione di un generale » dove ha raccontato le denunce di Vannacci contro i vertici militari per l’uranio impoverito in Iraq. Dalla platea si alza un ufficiale dei carabinieri in congedo: «Ho un amico che si è ammalato di uranio. Vi ho ascoltato: bene, ma ora cosa facciamo?».
A ospitare i militari è l’associazione Cantiere-laboratorio, presieduta da Vittorio Gigliotti, candidato a inizi 2000 alle Comunali tra le fila di An: «Penso che il mondo politico abbia paura che Vannacci possa scendere in politica. I nostri valori sono Dio patria e famiglia. Quella di Meloni è una falsa destra».
Senza sconti. Magliette in sala con la scritta “Brigata Folgore”. Più reduci che nostalgici. Tra i relatori Tiziano Ciocchetti, analista militare, uno che ha intervistato due anni fa il generale per “Difesa on line”: «È un incursore, non ragiona come gli altri militari, ha un modo di proporsi non convenzionale. Lo ammiro perché finalmente ha detto che un soldato deve saper combattere e sparare. In Italia, per far passare un modello militare alla società, hanno fatto vedere il soldato di pace che porta caramelle e scava pozzi».
Filomeni lancia messaggi: «L’Europa è attaccata alla Russia», ma ci voleva una guerra «per fare gli interessi atlantici: avete visto i rincari della benzina, i carrelli della spesa vuoti? La narrazione sui media però è che Putin è impazzito e ha invaso l’Ucraina».
Dell’amico Vannacci traccia questo profilo: “È un soldato d’assalto — spiega Filomeni — Quando l’hanno mandato a dirigere l’Istituto geografico militare, con tutto il rispetto, mi sono chiesto: va comandare le cartine topografiche? Non mi sembra adatto. Uno di quella caratura che parla 5 lingue…”. Identikit del candidato alle prossime Europee?
(da agenzie)
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