Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
CHE VOLETE CHE FREGHI DEL “PRETE DEGLI ULTIMI” A CHI E’ AL SERVIZIO DELLE LOBBY DEI PRIMI
“Che fine ha fatto la fiction su Don Gallo? Chiederemo al direttore
di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, al direttore generale Rossi e all’amministratore delegato Sergio se la fiction sul ‘prete di strada’ genovese sia stata sospesa e per quali motivi non sia stata ancora messa in onda”, annuncia il capogruppo Avs, Peppe De Cristofaro, presidente del Misto al Senato, e componente Vigilanza Rai.
“Da quanto apprendiamo – riprende – erano stati definiti sia il set che la collaborazione con la Genova e Liguria Film Commission, addirittura i giorni di lavorazione. Poi più nulla. Buio assoluto. Un vero e proprio giallo. La cosa certa è che la fiction Rai sulla vita di Don Gallo quest’anno non è nei palinsesti”.
“La Rai avrebbe dovuto fare la serie su Don Gallo prima del governo Meloni e, visto il congelamento del progetto, non vorrei che si trattasse dell’ennesima scelta per accontentare i nuovi ‘padroni’ Rai. Don Gallo era un prete di strada, animatore della Comunità di San Benedetto al Porto, un pacifista. Un personaggio di grande spessore sempre vicino agli ultimi. Proprio quelli – sottolinea l’esponente Avs – a cui il governo Meloni non guarda mai. La Rai non è TeleMeloni, deve fare il servizio pubblico. E la serie su Don Gallo è da servizio pubblico. Presenteremo in Vigilanza Rai – conferma – una interrogazione”.
Chi ha lavorato alla fiction ha fatto sapere che fino alla fine del 2022 erano stati fatti sopralluoghi, casting, lista pose e giorni di produzione: erano già stati definiti 27 giorni di lavorazione in 16 location diverse tra cui la Comunità di san Benedetto al porto, la casa di Bocca di rosa e i caruggi. In netta contrapposizione con questo, la Rai ha invece affermato che «l’idea di una fiction dedicata alla storia di don Gallo risale al 2020, e non è mai stata concretizzata. Di conseguenza nessun progetto produttivo è stato preso in considerazione da Rai Fiction».
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
LE FAMIGLIE ARCOBALENO: “NON SI POSSONO INDICARE DATI PERSONALI DIVERSI DA QUELLI CHE RISULTANO NEI REGISTRI DELLO STATO CIVILE”… E’ ORA DI FINIRLA CHE IL MINISTERO DEGLI INTERNI E I CONTRIBUENTI ITALIANI PAGHINO LE SPESE PROCESSUALI PER LE CAZZATE DEI MINISTRI, MANDATE IL CONTO AI POLITICI
La Corte d’Appello di Roma smentisce il Ministero dell’Interno e lo condanna ad applicare la dicitura “genitori” o altra dicitura che corrisponda al genere del genitore sulle carte d’identità elettroniche rilasciate a persone minorenni.
La vicenda ha inizio nel 2019, quando un decreto firmato dall’allora Ministro Matteo Salvini impone al posto di “genitori” la dicitura madre/padre sui documenti.
Una coppia di mamme si rivolge prima al TAR del Lazio e poi al Tribunale di Roma esigendo l’emissione di un documento d’identità che rispecchi la reale composizione della loro famiglia.
Già in primo grado il Tribunale aveva accolto la richiesta delle mamme, dichiarando di fatto illegittimo il decreto in quanto il documento emesso “integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico”. Oltre alla conferma della sentenza in Appello, il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
La Corte ha dunque ribadito un concetto molto semplice: sulla carta d’identità di un bambino/bambina non possono essere indicati dati personali diversi da quelli che risultano nei registri dello stato civile.
“Se nei registri è indicato che è figlio/figlia di due madri, una delle quali lo ha adottato, allora i “modelli ministeriali” devono rispettare quella indicazione e sulla carta d’identità devono essere indicate due madri (o eventualmente due padri). Noi lo abbiamo sempre pensato, il Tribunale ci aveva dato ragione, adesso la Corte d’Appello lo ha confermato, non possiamo che essere felici.” Così dichiarano l’avvocata Susanna Lollini e l’avvocato Mario Di Carlo che hanno difeso le due mamme.
La presidente di Famiglie Arcobaleno Alessia Crocini: “L’Associazione Famiglie Arcobaleno già nel 2019 aveva denunciato, supportata dal parere del Garante della Privacy, il qualunquismo ideologico del decreto Salvini che aveva modificato le diciture delle carte di identità solo per attaccare le famiglie omogenitoriali ma mettendo in difficoltà anche tutti quei minori che presentano situazioni familiari differenti. Io stessa sono riportata come “padre” sul documento di mio figlio, con tutto ciò che comporta ad esempio nel caso di un viaggio all’estero. Che un paese civile come l’Italia emetta, attraverso il Ministero dell’Interno, carte d’identità che riportano dati falsi è semplicemente imbarazzante. Speriamo che il Governo intervenga subito riportando la dicitura che da sempre accompagna i documenti dei minori: genitori o chi ne fa le veci.”
(da La Repubblica)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
L’ESENZIONE PER L’IRPEF AGRICOLA PAGATO CON I SOLDI DELLA RIFORMA FISCALE
Dimmi che emendamenti approvi e ti dirò chi sei. Ancora di più
vale di fronte a un decreto omnibus, un Frankenstein su cui appiccicare leggi qua e là, come il Milleproroghe, approvato mercoledì 14 in commissione Affari costituzionali alla Camera e approdato in aula dove sarà posta la fiducia. Con la votazione finale calendarizzata per lunedì 19. Il provvedimento è diventato una perfetta fotografia della destra al potere, forgiato sulla base dei desiderata delle lobby amiche: la spesa finale ammonta a 340 milioni di euro per il prossimo triennio.
NO VAX SALVI
E così dal cilindro sono uscite varie leggi, da quelle a favore novax ad altre introdotte per garantire impunità, sia nei ritardi dei pagamenti che per eventuali danni erariali. Spicca su tutti, comunque, la proroga di sei mesi al pagamento delle multe comminate a chi non si è vaccinato contro il Covid-19, come previsto dalle norme. La Lega ha portato a casa lo slittamento dell’esecutività delle sanzioni, blandendo un proprio granaio elettorale. Se ne parlerà a fine 2024. A nulla sono valse le proteste delle opposizioni: a Montecitorio si è sfiorata la rissa, con urla e proteste. La Lega ha difeso l’emendamento, presentato da Alberto Bagnai con i meloniani costretti a inseguire. Il tutto all’insegna del ritornello “certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano”. E, per non farsi mancare niente, nel Milleproroghe c’è una spruzzata di svolta securitaria, sempre targata Lega. È stata approvata una proposta, firmata dal deputato Igor Iezzi, che consente la dotazione alla polizia locale della pistola taser (quella che produce scariche elettriche) anche nei comuni da 20mila abitanti in su. Finora questo tipo di arma era previsto solo per le grandi città.
Il governo Meloni ha poi dimostrato, tanto per ribadire il proprio modus operandi, di cedere facilmente all’improvvisazione, senza una strategia definita. Un esempio? Per fronteggiare la carenza di personale sanitario, i medici potranno restare al lavoro fino a 72 anni. E per restare in tema di soluzioni estemporanee, la risposta alle proteste dei trattori è stata la reintroduzione dell’esenzione per l’Irpef agricola su terreni che producono redditi fino a 10mila euro. Per la soglia compresa tra 10mila e 15mila euro è stabilito un dimezzamento. I 220 milioni di euro necessari a completare l’operazione sono stati prelevati dal plafond della riforma fiscale, prosciugando il fondo stanziato per il 2025. La somma iniziale era di 373,9 milioni di euro: ora ne restano 153. Ma agli agricoltori è stata fatta un’altra concessione: i veicoli, usati per il lavoro, sono esonerati dall’assicurazione se non vanno su strada. Insomma, se restano nella loro fattoria, non hanno obblighi. Aprendo un problema di sicurezza sul lavoro: in caso di incidenti per i lavoratori nei campi, potrebbe mancare la copertura assicurativa.
Poco male, l’importante era tamponare l’emergenza perché la maggioranza è sempre divisa, nonostante le photo opportunity unitarie: il pressing di Matteo Salvini ha spinto Meloni a cercare una soluzione. E l’intervento sull’Irpef agricola, è stato il paravento mediatico per provare a non far vedere le altre misure che la destra ha fatto varare nottetempo. Le spaccature hanno reso la coalizione ancora più famelica: ogni partito ha provato a portare a casa uno strapuntino. Alla Camera, nella sala del Mappamondo, si è infatti riproposta la gazzarra che solitamente va in scena sui decreti corposi. E dire che ci sarebbe stato tutto il tempo per fare le cose in maniera ordinata. Almeno sulla carta. Invece si è arrivati allo spettacolo della seduta notturna per evitare ulteriori slittamenti dell’approdo in aula del testo.
COMPETIZIONE A DESTRA
La modalità arruffata di approvazione, con tanto di votazione notturna in commissione, è solo l’ultimo segnale delle continue forzature. E appunto le norme varate svelano la vera identità della destra di Meloni e Salvini, nonostante la competizione serrata tra FdI e Lega. Nell’elenco c’è lo slittamento di qualche settimana del termine per la rottamazione delle cartelle quater, in scadenza a fine febbraio. Una piccola carezza, l’ennesima, agli evasori e a chi non rispetta le deadline di pagamento. Ancora più impattante è la proroga dello scudo erariale, che solleva gli amministratori pubblici da responsabilità contabili in caso di colpa grave. Se ne parlerà alla fine del dicembre 2024, quando si potrà prevedere un ulteriore posticipo nel futuro Milleproroghe.
L’associazione dei magistrati della Corte del conti ha ricordato che la norma era stata introdotta in via straordinaria durante la pandemia: «Espone il Paese al grave rischio di spreco di denaro pubblico, di gestioni opache di commesse pubbliche e di diffusione del malaffare», ha messo nero su bianco, in una nota, l’organizzazione. E ancora: nel provvedimento è stata inserita la possibilità, per i comuni in Calabria, di assumere i disoccupati in mobilità per lavori di 18 ore settimanali. Una misura apprezzata dal presidente della regione, Roberto Occhiuto, uomo forte di Forza Italia al Sud.
Certo, nel mare magnum di leggine cucite appositamente sul governo, sono state varate anche iniziative bipartisan. Un esempio su tutti è quello del rifinanziamento, con 10 milioni di euro, del fondo per il contrasto contro i disturbi alimentari. Tutto bene? Non tanto. A pagare il conto sono le persone ammalatesi dopo le trasfusioni nei decenni scorsi: verrà diminuito lo stanziamento in loro favore.
(da editorialedomani.it)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
TRUFFE ONLINE E FURTI D’IDENTITA’ SVUOTANO LE TASCHE DEGLI ITALIANI
Ogni giorno 37 milioni di italiani navigano sul web, in media per due ore e mezza. Su Internet lavoriamo, acquistiamo prodotti, organizziamo le vacanze. Tra siti e social condividiamo dati personali che possono diventare merce preziosa per le organizzazioni criminali specializzate in reati informatici.
Alla base delle truffe online c’è quasi sempre un furto d’identità digitale, cioè dati anagrafici e sanitari, utenze telefoniche, account bancari. I cybercriminali dragano la rete proprio alla ricerca di queste informazioni.
I dati più richiesti
Cosa serve per rubare un’identità e sostituirsi ad un’altra persona?
1) Tutti i dati che permettono al criminale di prendere il posto della vittima (nome, cognome, numero di telefono, numero carta d’identità digitale, patente etc.);
2) credenziali d’accesso (nome utente e password di email, social network, carta d’identità elettronica, Spid);
3) codici bancari (le coordinate che consentono l’accesso a conti correnti o a carte di credito).
Le tecniche di smishing e vishing
Le statistiche della Polizia Postale sul 2022 mostrano come la maggioranza dei furti d’identità nell’ambito delle frodi informatiche avvenga attraverso le tecniche dello smishing (l’uso di sms nel 64% dei casi) e del vishing (con una telefonata, nel 19% dei casi): il criminale finge di essere un operatore di aziende fornitrici di beni e servizi o un membro delle forze dell’ordine, e con l’inganno estorce informazioni personali all’interlocutore.
Spesso sul display del telefono può comparire il numero reale dell’istituzione alla quale i criminali fingono di sostituirsi. Un classico è l’sms che arriva dalla banca: all’utente è chiesto di accedere al proprio conto online tramite un link, molto simile al dominio dell’istituto di credito, e che rimanda a un sito graficamente quasi identico. Per rendere più plausibile la richiesta, la vittima è contattata da un finto operatore bancario. Una volta inseriti i codici, per i truffatori è facile prelevare somme dal conto corrente.
La truffa via e-mail e WhatsApp
Il 12% dei furti d’identità avviene invece via phishing, cioè attraverso l’uso di un’e-mail fraudolenta. Se in passato questa tecnica era facile da individuare (di solito i testi erano pieni di strafalcioni grammaticali e il sito clone a cui si era rimandati aveva molti difetti) oggi è complicato perché i raggiri sono diventati più sofisticati.
Per esempio ai clienti di Trenitalia a inizio novembre è inviata una email in cui si chiede di rispondere a un sondaggio con la possibilità di ottenere biglietti a prezzi stracciati. Chi accetta di partecipare clicca sul link segnalato ed è reindirizzato su un sito falso che ha un dominio (tren-italia].]com) e una grafica molto simili all’originale. L’azienda di cybersicurezza d3Lab ha per prima denunciato la campagna di phishing, svelando la truffa: agli utenti sono chiesti i dati anagrafici e le coordinate della carta di credito che poi sono utilizzati in modo illecito. Le frodi possono avvenire anche via WhatsApp: il Responsabile Amministrativo di una nota società italiana ha recentemente denunciato alla Polizia Postale di essere stato raggirato da un soggetto che si era presentato come il suo Amministratore Delegato. Il falso Ceo lo ha avvertito che a breve sarebbe stato chiamato da un avvocato, incaricato di una trattativa di acquisto riservata. Il presunto legale lo ha poi esortato ad emettere un bonifico con un’alta somma di denaro e gli ha inviato documenti riservati da compilare e restituire con i documenti di identità allegati.
I furti d’identità tramite malware
Un nuovo trend, altrettanto pericoloso, è quello dei furti d’identità tramite malware, una volta chiamati virus, che si installano sul pc dopo che, per esempio, la vittima ha scaricato inconsapevolmente un software infetto sul proprio dispositivo.
Tra i più sofisticati e diffusi troviamo gli Infostealer, letteralmente «ruba informazioni»: «La loro particolarità è che riescono ad aggirare i più comuni antivirus e restano silenziosamente attivi nel computer colpito – spiega Pierguido Iezzi, CEO di Swascan, società di sicurezza informatica –.
Ogni volta che inseriamo informazioni personali e sensibili sul nostro computer, l’Infostealer è in grado di registrarli e girarli ai criminali online. Il caso più classico è quello delle combinazioni e-mail e password necessarie per accedere all’online banking. Da lì il cybercriminale può sfruttarli in svariati modi. Può telefonare alla vittima spacciandosi per un operatore della banca e dichiarare che c’è stato un movimento sospetto sul suo conto online. Poi il criminale si fa consegnare i codici univoci di accesso al conto corrente, sottraendolo completamente al controllo della vittima».
Sostituzione di persona o vendita dei dati sul dark web
A volte il criminale ruba l’identità digitale semplicemente per sostituirsi alla vittima o per vendere le informazioni personali sul dark web. Spesso i truffatori combinano dati autentici e fittizi creando falsi profili da utilizzare sui social network. Durante il periodo del Covid questa strategia è stata usata per diffondere fake news sulla pandemia o per creare falsi account di medici e screditare l’uso dei vaccini. Nel 2022 i casi di sostituzione di persona trattati dalla Polizia Postale sono stati 4.159, mentre nei primi 9 mesi del 2023 ne sono stati identificati 2.429. E questa è solo la punta dell’iceberg perché spesso le vittime non sanno di essere state derubate delle proprie generalità, oppure non sporgono denuncia.
Quanto rubano e cosa comprano
Secondo le statistiche dell’Osservatorio sulle Frodi Creditizie e i furti d’identità nel primo semestre del 2023 i casi di utilizzo illecito di dati personali e finanziari altrui per rubare denaro e acquistare beni sono stati 17.100 (+10,8% rispetto al 2022) con un danno stimato di oltre 83 milioni (+14,2%). I singoli importi sottratti vanno dai 1.500 euro fino a superare i 10 mila. E cosa acquistano? Elettrodomestici (34,6%), auto e moto (16,5%), abbigliamento (9,4%) e dispositivi elettronici (8%).
Le vittime più colpite
L’identikit della vittima privilegiata dai cybercriminali ha meno di 30 anni (23,8%) e vive in Lombardia (14,6%), Campania (11,3%), Sicilia (11,2%). Oltre il 50% delle truffe è scoperto almeno 6 mesi dopo essere stato portato a termine, mentre un caso su 5 è svelato addirittura dopo 5 anni.
«Troppo spesso ad attirare la criminalità – spiega a Dataroom Barbara Strappato, Direttore della Prima Divisione del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – è il modo imprudente e superficiale degli utenti di interagire con la Rete. Siamo noi che postando su Internet, senza remore, tante informazioni personali rendiamo più facile il lavoro ai criminali».
Come si evitano le truffe
I consigli sono quasi banali nella loro semplicità:
1)usare sempre username e password che contengano lettere maiuscole, minuscole, numeri e simboli;
2) evitare di utilizzare le stesse password per più servizi e cambiarle periodicamente;
3) non aprire email, sms e WhatsApp con allegati e link sospetti;
4) proteggere i propri dispositivi con antivirus affidabili e riconosciuti e utilizzare browser sicuri per la navigazione su Internet;
5) per i social, servizi e acquisti online attivare la funzione di autenticazione a due fattori e il sistema di alert (ad esempio un sms con un codice utilizzabile una sola volta e la notifica ogni volta che vengono prelevati soldi dal conto, come avviene con i servizi di homebanking).
E infine consapevolezza dei rischi: mai pubblicare le informazioni più personali sulla piazza virtuale.
Milena Gabanelli e Francesco Tortora
(da il corriere.it)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
IL LEGALE DELLE VITTIME: “QUESTO PROCESSO CAMBIERA’ LE POLITICHE DI ACCOGLIENZA IN ITALIA E IN EUROPA. LE AUTORITA’ QUELLA NOTTE SI MACCHIARONO DI GRAVISSIME OMISSIONI”
«Il naufragio di Cutro ha cambiato tutto: la guerra ci ha toccato in
prima persona, le bombe sono scoppiate sotto i nostri occhi, davanti alle nostre case». Francesco Verri è uno degli avvocati che, nelle ore immediatamente alla più grande tragedia marittima della storia degli sbarchi migranti sulle coste calabresi, è sceso in campo garantendo tutela legale ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime di un naufragio assurdo, costato la vita a più di 90 persone annegate ad un passo dalla spiaggetta di Steccato.
Attraverso lui, inserito tra i Calabresi dell’anno 2023, vogliamo rendere omaggio alle vittime, ai loro familiari, ai volontari e a tutte le persone che di fronte a una delle più grandi tragedie che abbiano colpito questa terra hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte.
«Una delle immagini che più mi ha colpito di quei giorni è quella di una donna che accompagna la madre al Pala Milone: la donna anziana fa fatica a fare le scale, ma vuole comunque rendere omaggio alle vittime, come se si trattasse del funerale di un parente, di un figlio. Fino a quel momento Crotone aveva vissuto il fenomeno degli sbarchi con tolleranza e con quella capacità di inclusione tipica del Sud che ha conosciuto e continua a conoscere l’emigrazione, ma anche con una certa indifferenza. Da quel giorno in avanti, tutto è cambiato».§
È la notte del 26 febbraio, una notte di tempesta con il vento che gonfia le onde e strapazza una vecchia carretta del mare al cui interno cercano salvezza 180 persone: uomini, donne, decine di bambini. Sono partiti da una spiaggia del distretto di Cesme, in Turchia, quattro giorni prima. Un viaggio, l’ennesimo sulla rotta orientale, attraverso il Mediterraneo fino alle coste della Calabria jonica, una delle “porte” più trafficate per l’ingresso in Europa.
Il barcone, un vecchio caicco in legno che tiene l’acqua a fatica, è stipato all’inverosimile con i migranti, che per quel viaggio hanno pagato fino a 7mila euro a testa, costretti a rimanere sotto coperta nel tentativo di eludere i controlli.
Sembra l’ennesimo sbarco “autonomo” – uno dei tanti che avvengono sulla rotta turca – ma qualcosa va storto. Il pilota del barcone, nel tentativo di raggiungere un punto di sbarco isolato, compie una serie di manovre pericolose e il caicco finisce per abbattersi su una secca a poche centinaia di metri dalla spiaggia, disintegrandosi.
Almeno 90 i morti, annegati ad un passo dalla salvezza. Per quel naufragio, sei scafisti sono finiti a processo con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, naufragio colposo e morte come conseguenza del reato di favoreggiamento all’immigrazione.
«Il procedimento è un atto dovuto – dice ancora Verri, che assieme agli avvocati Mitja Gialut, Luigi Li Gotti e Vincenzo Cardone, ha formato un pool legale che si occupa dei familiari di 27 delle vittime di quel naufragio – dobbiamo processare chi compie questi viaggi per profitto, perché il traffico di migranti è reato, ma il tema non è certamente quello. Quella notte le autorità italiane hanno mostrato assoluta indifferenza per quello che stava succedendo. Non so se si sia trattato solo di impreparazione ma non voglio neanche pensare ad un coinvolgimento della politica. Di sicuro però quella notte l’Italia si è macchiata delle più gravi omissioni che si potevano commettere, perché aveva l’obbligo di prestare soccorso. Lo dice la legge del mare, lo dice la nostra Costituzione e lo dice anche la Commissaria europea per i diritti umani che, con una risoluzione del 2019 indirizzata ai paesi costieri, mette in chiaro che “le barche migranti devono essere considerate in pericolo per definizione, soprattutto con mare e vento forte”».
E quella barca (individuata da un aereo di Frontex già la notte precedente al naufragio) in balia del mare in burrasca e priva di ogni dispositivo di sicurezza, era certamente in pericolo.
«Quando è arrivato l’avvertimento di Frontex, questo è stato codificato correttamente, perché la Guardia di Finanza, nel brogliaccio scritto a penna immediatamente dopo l’allarme lanciato da Frontex, dice “avvistata barca con migranti”. E allora, se questa barca è sovraffollata, se si sa che la stessa è scassata e governata da personale inadeguato, è chiaro che devi intervenire, cosa aspetti?
Nei 18 mesi precedenti al naufragio di Steccato di Cutro, mesi che noi abbiamo preso in esame, Gdf e capitaneria sono uscite in mare per salvataggi in 18 casi distinti, anche a distanza di 80 miglia dalla costa. Se esci a 80 miglia con mare calmo, a maggior ragione devi uscire col mare agitato. I mezzi della Capitaneria di porto sono praticamente inaffondabili, ma davanti alla spiaggia di Cutro quei mezzi ci sono arrivati con quasi due ore di ritardo».
Sui “buchi” nella catena di soccorsi la Procura di Crotone ha iscritto sei nomi nel registro degli indagati: Alberto Lipollis (comandante del Roan, il reparto aeronavale delle fiamme gialle, in servizio a Vibo), Nicola Vardaro (comandante dell’aeronavale di Taranto) e Antonio Lopresti, in forza al Roan di Vibo, a cui si devono aggiungere altri tre nomi, attualmente coperti da omissis.
La chiusura delle indagini per questo troncone del procedimento potrebbe arrivare a giorni. «Sarà uno dei processi del secolo, e sono certo che sarà in grado di cambiare le politiche di accoglienza in Italia e in Europa. Sarà un punto di non ritorno – dice ancora Francesco Verri – perché una cosa del genere non deve succedere mai più».
(da LaC News24)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
IL RITORNO DI GIAMBRUNO VERSIONE COCCOLINO, TRA UN AUTO-ELOGIO (“SONO UNA PERSONA PERBENE”) E LODI ALLA SORA GIORGIA (“SARÀ SEMPRE LA PERSONA PIÙ IMPORTANTE DELLA MIA VITA”) … TORNERANNO INSIEME PERCHE’ NON SI SONO MAI SEPARATI, SE NON PER CONVENIENZA?
Si aggira persino un vescovo. I paparazzi inizialmente non lo fotografano, perché gli sembra ancora Carnevale. Ma il vescovo vero è Monsignor Salvatore Costanzo, è qui per Andrea Giambruno: «Con Giorgia sono una bella coppia, devono tornare insieme».
Al Teatro Manzoni, nel cuore del quartiere Prati, proprio dietro la Rai, il compagno separato della premier, congedato via social per i fuorionda sessisti e le strizzatine al pacco svelati da Striscia la notizia , è atteso per parlare di sentimenti proprio nel giorno di San Valentino.
Presenta il libro di Candida Morvillo, Sei un genio dell’amore e non lo sai , edito da HarperCollins. La sua prima uscita pubblica dopo il fattaccio brutto.
Attesa da match clou. Sala piena di giornalisti politici, però, di gente comune appena una manciata di pensionati. E infatti questo è un fatto politico. Perché si presta?
Tanta attesa è giustificata. I Meloni sono ormai meglio dei Ferragnez. Dovrebbero farne una serie tv. La Dallas di Mostacciano. C’è tutto. La premier, la sorella, il cognato, il cerchio magico, potere, intrighi, pettegolezzi, e poi c’è lui, Giambruno, il bel Giambri.
Arriva con addosso il gessato da banchiere, i mocassini, il cipiglio fiero, l’aria fintamente assorta, si sistema languidamente il capello, si aggiusta la cravatta, increspa le labbra. Il Ridge del melonismo. Ha anche una piccola claque , che siede in prima fila, e che ride delle sue battute. E allora cerca il loro sguardo, fa l’occhiolino, soddisfatto per l’approvazione.
Gaia Tortora, la brava giornalista de La 7 che co-conduce, a un certo punto gli fa questo complimento: «Andrea è un papà straordinario. Parla molto con sua figlia Ginevra».
Giambruno colpito si sistema sulla poltrona, e con più forza dondola la gamba accavallata: «Beh, vedi, se tu riesci a impartire i giusti valori, l’esempio, ai tuoi figli poi li puoi lasciare andare anche da soli. La mela non casca lontano dall’albero».
«Dovete sapere – racconta Gaia che Andrea mi ha rimproverato perché una volta, alle quattro del mattino, sono uscita per andare a cercare mia figlia». Giambruno: «Dirò a Ginevra che le esperienze vanno fatte. Farà gli sbagli che abbiamo commesso tutti noi. Forse soffrirà, forse farà soffrire, ma tutte le esperienze servono».
Giambruno illustra la sua idea di educazione: «Tu dai loro tutto, a volte senza che te ne viene nulla, ma poi loro hanno il loro modo d’amare. Spero che Ginevra prenda dalla madre: se è una bambina straordinaria è merito della mamma ». E poi si autoracconta così: «Non sono un genio dell’amore, non sono un supereroe, quando sono caduto ho sempre cercato di risollevarmi. Però sono una persona perbene, questo ci tengo a sottolinearlo. Mia figlia e chi mi vuole bene lo sanno».
Ecco, è questo il pizzino che vuole mandare? Che è una brava persona, un papà responsabile – il papà della figlia della premier! – e non il casanova che faceva il cretino con le colleghe di Rete 4 ? È qui per invocare una riabilitazione pubblica. O comunque una riconciliazione con la donna che si è vista costretta a lasciarlo. Del resto, intendiamoci: i paparazzi sono qui mica per lui, ma perché lui è l’ex compagno della premier, e quindi quest’uomo che rubò il cuore della signora della destra italiana, anche perché giovane e bello, ora è come smarrito senza di lei.
Le parti si sono invertite. Se vuole rimanere un anchorman importante, rimanere sulla breccia, è ancora di «Giorgia» che ha bisogno. E quindi la sua forza è più nelle cose che non dice, di quelle che potrebbe dire, non tanto in quelle che riferisce qui questa stasera. Il monsignore in sala, «della Chiesa vetero cattolica», precisa, annuisce soddisfatto. Quel che vede non gli dispiace. «E del resto tutti siamo delle pecorelle smarrite, tutti abbiamo delle fragilità», recita la sua omelia.
Giambruno ogni tanto sbircia il telefono. Stanno già parlando di lui su X ? Sollecita Morvillo sulle sue interviste sentimentali, Banderas, Cattelan, Giallini, è incuriosito della categoria di uomini che la giornalista nel libro definisce “dei perditempo”, “degli amatori seduttivi”. «Come si riconoscono?», chiede curioso. «Tu in quale categoria rientri?», lo stuzzica Tortora. «Tu ti sei sempre amato molto, vero? ». «Sono qui per fare le domande», si sottrae.
Preferisce filosofeggiare: «In amore nessuno ci ha capito nulla, da Platone a D’Annunzio». Ah, beh. Dopo un’ora, all’ultima domanda, Morvillo gli chiede: «Chi è oggi Giorgia per te?». «Finalmente!» reagiscono in platea.
Si tocca l’anello al dito, cerca l’approvazione degli amici della prima fila: «Per me Giorgia è stata, è e sarà sempre la persona più importante della mia vita. Questo a prescindere dal fatto che abbiamo fatto una famiglia insieme. Una persona fantastica. Non ne ho parlato prima e non ne parlerò più». E quindi chiede di tornare con lei? In sala ci si interroga perplessi. Che vuole Giambruno? «Non finisce qui», commenta con saggezza un’anziana signora uscendo dalla sala.
(da la Repubblica)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
SECONDO UNA PERIZIA RISALGONO A UN PERIODO COMPATIBILE CON IL PRESUNTO STUPRO
Sono state trovate tracce di droga dello stupro nei capelli della
ragazza che accusa La Russa jr di averla violentata. Lo dice una consulenza difensiva affidata a un esperto dal legale della 22enne, l’avvocato Stefano Benvenuto.
La sostanza, il Ghb, era presente in un capello della presunta vittima. La giovane ha denunciato di aver subito abusi lo scorso maggio, dopo una nottata in discoteca, da Leonardo Apache La Russa e dal suo amico dj Tommaso Gilardoni, entrambi indagati per violenza sessuale. Le tracce, rilevate con l’analisi del capello, potrebbero essere compatibili proprio con il periodo in cui sarebbero avvenute le violenze.
La novità è emersa dalla relazione del consulente dell’avvocato della ragazza che ha denunciato il figlio del presidente del Senato. Lo stesso legale, come anticipato ieri da Repubblica online, ha depositato in Procura a Milano quella consulenza difensiva accompagnata da una richiesta di incidente probatorio per verificare in sede «neutra» e cristallizzare la presenza di Ghb.
L’analisi tossicologica di parte è arrivata sul tavolo del pm Rosaria Stagnaro e dell’aggiunto Letizia Mannella, che coordinano le indagini. La traccia della droga incriminata è stata datata con una certa precisione dagli esperti. Partendo dal presupposto che i capelli crescono in media di un centimetro-un centimetro e mezzo al mese, il frammento in cui è stata rinvenuta la sostanza in concentrazioni significative sarebbe compatibile con la data indicata nella denuncia.
Anche se l’analisi è stata eseguita circa sei mesi dopo la presunta violenza, questo tipo di sostanze si fissa nei capelli in modo indelebile. Nel locale dell’incontro tra i ragazzi nessuno ha visto versare qualcosa nel bicchiere di lei. Tuttavia una sua amica aveva testimoniato che, dopo aver bevuto un cocktail, la 22enne era diventata improvvisamente euforica.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
SCOPPIA L’IRONIA: “DILLO A TE STESSA, SEI TU AL GOVERNO”
Torna ad arrabbiarsi la ministra del Turismo Daniela Santanché contro le lunghe code per prendere un taxi.
Su X ha diffuso un video che riprende decine e decine di persone in attesa e ha commentato: «La coda per i taxi a Roma Termini: bel biglietto da visita per i turisti che arrivano nella Capitale!!».
Diventato virale, in molti nei commenti le fanno notare – ironicamente ma non troppo – che lei stessa è al governo.
«In effetti bisognerebbe farlo presente al ministro del turismo», scrive un utente. «Il duro attacco di Daniela Santanchè a Santanchè Daniela», «Brava Daniela, ma vediamo chi è contro la liberalizzazione delle licenze», incalza un altro facendo riferimento allo scontro sul Decreto Asset e alle licenze taxi.
Per quanto riguarda lo status dei tassisti, il nostro Paese è stato di recente bacchettato anche dal Wall Street Journal.
In un’inchiesta di Eric Sylvers, si mette in luce come le lunghe file dei taxi siano il simbolo di un’Italia stagnante dal punto di vista economico. Questo perché, secondo il media finanziario, «per anni i tassisti italiani si sono messi al riparo dalla concorrenza facendo pressioni per limitare il numero di licenze per i taxi e per limitare le società di sharing come Uber. I sindaci che cercano di affrontare i tassisti possono andare incontro a scioperi e blocchi stradali che paralizzano le città».
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
SUL BANCO DEGLI IMPUTATI INVECE DI CONTE E SPERANZA DOVREBBERO SEDERE COLORO CHE, STRIZZANDO L’OCCHIO AI NO VAX, HANNO CONCORSO ALLA MORTE DI MIGLIAIA DI ITALIANI
Se deve appurare i fatti come il Giurì d’onore sul Mes, allora non
perdiamo tempo e diamo già per scritte le conclusioni della Commissione parlamentare sul Covid: il virus l’ha costruito in provetta Conte, d’intesa con i cinesi e le spie russe, mentre l’allora ministro della Salute, Speranza, portava i soldi con le orecchie all’industria dei vaccini. Il tutto condito con le ruberie orchestrate sulle mascherine, e mentre ci siamo mettiamoci pure il danno erariale per il costo delle dirette televisive con cui il Palazzo Chigi informava il Paese sulla pandemia.
Questo e anche di più dobbiamo attenderci dall’organismo che ieri è stato varato dalla Camera, dove una deputata di Fratelli d’Italia si è portata avanti dichiarando che Conte e Speranza erano stati già condannati, prima di precisare che la presunta “condanna” era invece un’ordinanza del Tar sulla consegna di alcuni documenti.
Un lapsus, se vogliamo credere al dilettantismo della parlamentare nell’usare le parole, che però svela il clima in cui le destre stanno preparando il plotone d’esecuzione.
Quella stagione, tragica per i morti che s’è lasciata dietro, l’abbiamo vista tutti, in Italia come nel resto del mondo, dove è improbabile che abbiano copiato molte delle misure prese da Conte per fargli un favore o per replicare chissà quali disegni illeciti.
Piuttosto, non sarebbe male ricordare l’ostruzionismo che fecero su tutto le destre e le Regioni, persino mentre morivano ogni giorno più di mille persone. Ma su questo c’è da dubitare che la Commissione avrà qualcosa da dire.
(da La Notizia)
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