Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
DOPO IL DASPO CONTRO I CANTANTI, IL CARNEVALE LEGHISTA VUOLE DECIDERE ANCHE CHI HA DIRITTO DI MANIFESTARE E CHI NO
Il 4 novembre scorso il leader della Lega Matteo Salvini ha organizzato una manifestazione pro-Israele a Milano in cui ha definito “fascisti” coloro che scendono in piazza contro Tel Aviv dopo gli eventi del 7 ottobre. Per questo, con la scusa di combattere gli atti di antisemitismo, ora il Carroccio vorrebbe proibire le manifestazioni in cui vengono criticate le istituzioni di Israele: a chiederlo è una proposta di legge presentata dalla Lega in Senato il 30 gennaio e depositata mercoledì, proprio il giorno in cui a Napoli alcuni manifestanti venivano manganellati sotto la sede Rai mentre protestavano per chiedere la pace nella Striscia di Gaza dopo le polemiche per le frasi di Ghali a Sanremo (“Stop al genocidio”).
La proposta di legge è firmata dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo e dai senatori Daisy Pirovano e Giorgio Maria Bergesio e ha un titolo generico: “Disposizioni per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo nonché per il contrasto agli atti di antisemitismo”.
Un testo snello di tre articoli in cui l’obiettivo sembra solo essere quello di adottare la definizione di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto nel 2016. Per antisemitismo, si legge nel testo, si intende “una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici”.
Una definizione piuttosto controversa: studiosi e università di tutto il mondo infatti hanno criticato gli esempi dell’Ihra che davano applicazione alla definizione, tra cui quella di “negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione, sostenendo che l’esistenza dello stato di Israele è una espressione di razzismo” e “applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico”. Anche perché, è la critica, questi esempi di applicazione potrebbero essere utilizzati strumentalmente per fermare ogni forma di dissenso.
E infatti la Lega all’articolo 3 della proposta inserisce proprio una norma contro le manifestazioni. Il Carroccio dà la possibilità alle questure di negare l’autorizzazione a riunioni o manifestazioni pubbliche “per ragioni di moralità” anche in caso di “valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”, si legge nella proposta.
Con la scusa di combattere l’antisemitismo, la Lega chiede di proibire le manifestazioni di piazza utilizzando criteri piuttosto generici, visto che la definizione di antisemitismo prevede anche forme di “odio fisico e verbale nei confronti delle istituzioni ebraiche”, cioè lo Stato di Israele. Nella relazione tecnica alla proposta si fa proprio riferimento alle manifestazioni di queste settimane dopo il 7 ottobre: “Focolai che si sono già estesi sotto la veste di antisionismo, dell’odio contro lo Stato ebraico e del suo diritto a esistere e difendersi – scrivono i senatori della Lega – La moltiplicazione di episodi antisemiti si è in parte fondata sul negazionismo delle violenze perpetrate il 7 ottobre e su un radicale rifiuto di Israele che ripropone, proiettandolo sulla dimensione statutale, pregiudizi antisemiti ancora troppo diffusi”.
Una proposta piuttosto inusuale visto che la Lega non si è mai espressa per proibire manifestazioni marcatamente fasciste, a partire da Acca Larenzia.
Il resto della legge riguarda iniziative contro l’antisemitismo che devono essere prese dalla presidenza del Consiglio con un apposito decreto: si va dalla creazione di una banca dati per gli episodi di antisemitismo a forme di sensibilizzazione per docenti e forze di polizia. Misure dietro cui si nasconde la proposta di negare le manifestazioni di piazza. Quella della Lega è una proposta di legge, ma la norma potrebbe essere presentata come emendamento nel primo provvedimento utile, forse già il ddl Sicurezza in arrivo al Senato. Intanto ieri il sottosegretario leghista Alessandro Morelli ha proposto un “daspo per gli artisti che fanno politica” riferendosi ai casi di Dargen D’Amico e Ghali: “Dovrebbero stare per un periodo fuori dalla Rai”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
PURE IL CAVALLO NON GRADISCE LA SUA PRESENZA E PER POCO NON LO COLPISCE
C’era anche lui. In un posto decisamente impensabile per il
generale più discusso d’Italia. Non in una base militare e nemmeno in una libreria a presentare il suo libro “Il mondo al contrario”.
Roberto Vannacci era presente a Oristano per la presentazione della sua opera al Mistral 2, davanti ad un centinaio di persone.
Ma in contemporanea si teneva in città uno degli eventi più importanti della Sardegna: la Sartiglia, appuntamento tradizionale del carnevale isolano. C
osì Vannacci, a suo modo, è diventato nuovamente protagonista. Nel momento in cui il militare è stato invitato a premiare una cavallerizza che aveva centrato la stella ecco che sono partiti i fischi del pubblico.
Non solo il cavallo non l’ha presa benissimo e rischiava di colpire il militare. Il momento televisivo non è sfuggito sui social e nemmeno ai conduttori dell’evento. «Dobbiamo fare il nostro lavoro di cronisti ed evidenziare quello che succede anche a bordo pista», hanno detto in diretta.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
REPORT DI SAVE THE CHIDREN: UN ADOLESCENTE SU DUE HA SUBITO VIOLENZE DA PARTE DEL PARTNER… PER IL 30% LA GELOSIA E’ UNA FORMA DI AMORE
Non sono confortanti i dati che indagano la violenza nelle relazioni tra adolescenti. Più di una ragazza o un ragazzo su due (52%) tra i 14 e i 18 anni, che ha o ha avuto una relazione, ha subito un comportamento violento dal proprio partner e quasi la metà (47%) non nega di averlo messo in atto.
È il quadro allarmante che emerge dal rapporto Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza realizzato da Save the Children, in collaborazione con Ipsos.
La gelosia? Un segno d’amore per il 30% degli adolescenti. Condividere la password dei propri social o dispositivi? Una prova d’amore per il 21%. E il 17% pensa possa succedere che in una relazione intima scappi uno schiaffo ogni tanto.
Ancora una volta i dati confermano così l’urgenza di rafforzare l’educazione sui temi della violenza di genere e delle relazioni sane e la necessità di promuovere, fin da piccoli, una cultura che favorisca il rispetto reciproco, l’uguaglianza di genere e la consapevolezza dei propri diritti e responsabilità all’interno delle relazioni interpersonali.
Forme di controllo
Dal report – che raccoglie i risultati di un sondaggio su un campione rappresentativo di 800 adolescenti – emerge, inoltre, come tra ragazze e ragazzi non vi siano differenze particolarmente rilevanti. Tuttavia, i maschi tendono ad assumere in misura maggiore delle femmine comportamenti caratterizzati da violenza emotiva e fisica.
Ad esempio, il 17% dei ragazzi afferma di aver spaventato il/la partner con comportamenti violenti a fronte di un 13% delle ragazze.
Quanto, invece, alle esperienze di violenza subita, le forme più diffuse sono: avere un partner che si rivolge all’altro con un linguaggio violento, come grida o insulti (29%), o che fa leva sulle emozioni dell’altro per fargli fare qualcosa che non vuole (29%).
A queste si aggiungono poi la richiesta di inviare video o foto intimi con insistenza (20%) e la condivisione di foto o video intimi senza consenso (15%).
Stereotipi duri a morire
Come evidenzia il report, la violenza di genere oltre ad essere trasversale per età e contesti sociali, lo è anche sulle dimensioni in cui avviene, sia nella vita reale che nell’online, generando così più livelli di violenza e oppressione. Ma tutto trova radici nelle differenze di genere percepite. Quasi il 70% degli adolescenti ritiene che le ragazze siano più predisposte a piangere dei maschi, più in grado di esprimere le proprie emozioni (64%), di prendersi cura delle persone (50%), e di essere inclini a sacrificarsi per il bene della relazione(39%).
Prevale un’immagine della donna più predisposta da un punto di vista affettivo e relazionale. Quanto, invece, alle relazioni intime nate o praticate anche online, circa un adolescente su dieci ha condiviso/postato foto intime senza il consenso della persona coinvolta.
I recenti e sempre più frequenti episodi di cronaca hanno messo in luce come certi modelli violenti di relazione tra pari vengano interiorizzati anche dagli adolescenti.
Il 43% degli e delle adolescenti crede che se una ragazza non volesse avere un rapporto sessuale con qualcuno/a, il modo di sottrarsi lo trova. Un dato che sottolinea come «sia diffusa – si legge nel report – l’opinione di sotterranea responsabilità della vittima di violenza sessuale, come a dire che in qualche modo, se avesse davvero voluto, si sarebbe potuta sottrarre».
Nella stessa direzione vanno le opinioni rispetto ad altre forme di attribuzione di responsabilità della vittima nella violenza sessuale: il 29% degli adolescenti ritiene che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire e/o di comportarsi, mentre il 24% pensa che se una ragazza non dice chiaramente “no” vuol dire che è disponibile al rapporto sessuale.
Infine, il 21% crede che se una ragazza sia sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o di alcol sia comunque in grado di acconsentire o meno ad avere un rapporto sessuale.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2024 Riccardo Fucile
INTERVISTA A MONICA MINARDI, PRESIDENTE DI MSF; “I NOSTRI APPELLI PER IL CESSATE IL FUOCO INASCOLTATI”
“Se ci sarà una offensiva di terra a Rafah da parte dell’esercito
israeliano sarebbe una catastrofe nella catastrofe. Manca acqua potabile e la popolazione non ha via di fuga, non ci sono zone sicure. I nostri appelli finora sono stati inascoltati, ma non smettiamo di chiedere il cessate il fuoco immediato”.
A parlare è Monica Minardi, presidente di Medici Senza Frontiere Italia, che a Fanpage.it ha spiegato la situazione critica che si sta verificando a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dove da giorni sono in corso operazioni speciali da parte dell’esercito israeliano contro Hamas e dove l’emergenza umanitaria peggiora ora dopo ora.
Dott.ssa Minardi, stando a quanto raccontano i vostri colleghi, cosa sta succedendo a Rafah?
“Noi al momento siamo presenti al Sud di Gaza con un team che è per più dell’80% composto da personale palestinese e in parte da personale internazionale. Supportiamo 4 ospedali e centri di salute di base. Da fine anno abbiamo cercato di supportare l’approvvigionamento dell’acqua potabile per evitare lo sviluppo di malattie. E nonostante ciò abbiamo visto nelle nostre cliniche un aumento importante delle patologie cutanee, soprattutto in chi è più vulnerabile come i bambini.
Nell’area di Rafah questo progetto fa in modo che ci sia un approvvigionamento di circa 110mila litri di acqua potabile al giorno, che sembra una grande quantità ma basta per coprire il fabbisogno di sole 20mila persone. È lontano dall’essere abbastanza, perché in una situazione normale una persona singola necessita di 2 o 3 litri di acqua al giorno. In caso di disidratazione, come avviene soprattutto con i soggetti più fragili e vulnerabili come donne incinte, bambini e malati cronici, questo apporto idrico dovrebbe essere ancora superiore. In media al momento una famiglia di 6 persone riceve a malapena 4 litri di acqua al giorno nonostante la nostra attività di supporto.
Saremmo pronti ad aumentare la quantità di acqua distribuita ma ci sono tantissimi ostacoli, dal numero limitato di camion che entrano nella Striscia al fatto che ci sia sempre molta difficoltà a reperire carburante, oltre al fatto che le infrastrutture sono state bombardate e distrutte e non si riescono ad aggiustare in breve tempo. A ciò si aggiunga il fatto che l’area è così affollata che gli operatori denunciano mancanza di spazio fisico anche solo per mettere su una tenda per supportare i centri di salute. La situazione è catastrofica”.
Molti sono anche gli ospedali che sono stati presi di mira negli ultimi mesi…
“Dopo 4 mesi di guerra sono continui e indiscriminati gli attacchi contro strutture civili e sanitarie, la maggior parte delle quali sono state distrutte e quelle ancora in piedi sono solo parzialmente funzionanti. Questo ovviamente riguarda anche il Sud della Striscia dove, dopo ripetuti ordini di evacuazione che anche i nostri team hanno dovuto subire dal 7 ottobre, si sono ammassate tantissime persone, arrivate in un’area già densamente popolata.
Al momento ci sono sono più di 1.4 milioni di persone che vivono in strada. Per altro, in questo periodo dell’anno le temperature sono basse e mancano tutti i beni essenziali, inclusi acqua potabile e cibo. Il governo israeliano impedisce l’ingresso di sufficienti aiuti e comunque nello stato attuale senza un cessate il fuoco immediato e incondizionato anche l’aiuto umanitario può fare ben poco. La situazione è al collasso”.
Lei ha parlato di bambini e donne. Cosa può dirci al riguardo?
“Tra le strutture che supportiamo a Sud di Gaza ci sono anche i maternity hospital, che si occupano di salute materna e infantile. Anche in questo caso, dire che la situazione è difficile è dire poco. Consideriamo che queste sono donne che negli ultimi mesi non hanno ricevuto nessun tipo di controllo in gravidanza. Per di più anche loro stesse hanno vissuto mancanza di cibo e acqua e vivono in condizioni igieniche pessime con alto rischio di trasmissione di malattie polmonari e oro-fecali.
Abbiamo parecchi casi di sospette epatiti A, non solo nelle donne ma anche nei bambini. Ci sono poi pazienti che necessitano di parto cesareo, che devono essere dimesse ma non ci sono posti sicuri dove andare. Chi rientra in Italia parla di coraggio e determinazione incredibile del personale palestinese che continua, nonostante abbiano perso spesso membri della propria famiglia, a portare tutto l’aiuto che possono”:
Cosa chiedete alla comunità internazionale?
“Come facciamo da tempo, chiediamo il cessate fuoco. Ma questa è una decisione che deve essere presa il prima possibile. C’è questo senso di frustrazione in chi rientra da Gaza perché ci si rende conto che si potrebbe fare molto di più, ma senza un cessate il fuoco è tutto inutile, perché non si può aumentare il flusso di aiuti umanitari che abbia veramente un impatto sulla salute delle persone. Noi chiediamo che tutti i leader facciano tutto quello che possano per far sì che ciò avvenga immediatamente”.
Dal punto di vista umanitario, cosa potrebbe succedere?
“La catastrofe si verificherebbe davanti ai nostri occhi e le conseguenze sia nel corpo che nella mente dureranno molto tempo. Noi siamo presenti nella Striscia dal 1989, abbiamo visto anche altri momenti di violenza e avevamo già prima del 7 ottobre dei progetti di salute mentale.
Il nostro appello è legato a questo e al fatto che in ogni guerra il diritto umanitario prescrive che ci siano spazi sicuri per curare le persone. Qui invece ci sono attacchi deliberati anche contro le nostre strutture. MSF lavora in diversi contesti di conflitti e comunica sempre la propria posizione e gli spostamenti alle parti in campo. Nonostante questo, qui a Gaza un nostro convoglio che stava cercando di evacuare 300 persone da un ospedale colpito dalla bombe è stato attaccato, con due persone che sono morte”.
(da Fanpage)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
VERGOGNOSO SOSTENERE CHE “LA FAMIGLIA HA PERSO UN ANNO”, QUANDO E’ STATO IL GOVERNO ITALIANO A FOTTERSENE PER UN ANNO… E I DOMICILIARI SONO STATI CHIESTI TRE VOLTE E SONO SEMPRE STATI RESPINTI, ALMENO SI INFORMI
“La famiglia ha perso un anno”. Sono parole forti quelle che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio usa nei confronti della famiglia (e della difesa di Ilaria Salis). Parole che non ci si aspetta dal titolare di un ministero che – sebbene con diverse declinazioni – un ruolo per tutelare i diritti dell’antifascista detenuta a Budapest e magari per riportarla in Italia dovrebbe averlo.
Ma in cosa consiste questo temporeggiare della famiglia, secondo Nordio? Nel fatto che non abbiano chiesto prima i domiciliari in Ungheria e che si siano decisi a provarci – iniziando a cercare una casa per Ilaria per dare alla magistratura ungherese un domicilio – solo ieri sera, qualche giorno dopo che il governo, con il ministro Antonio Tajani, ha fatto sfumare anche l’ipotesi dei domiciliari in ambasciata.
L’affermazione del ministro pare molto scivolosa. E in parte è anche falsa. Per un motivo molto semplice.
Gli arresti domiciliari, in questo lungo anno di detenzione, sono stati chiesti dalla difesa di Salis non una, ma tre volte. E per tre volte sono stati rifiutati, perché la magistratura ungherese riteneva ci fosse pericolo di fuga.
È vero, è stato chiesto che li scontasse in Italia e non in Ungheria. Ma nessuno può sostenere che se la difesa avesse chiesto di farglieli scontare a Budapest la magistratura ungherese avrebbe detto di sì.
Inoltre, la difesa, quando ha chiesto che Ilaria passasse i domiciliari in Italia, lo ha fatto prendendo a riferimento degli accordi quadro dell’Unione europea che lo consentivano. Uno di questi, del 2009, è stato anche citato più volte dal ministro. Ce n’è un secondo, più recente, che invece risale al 2019 e che è più controverso. Ma esiste nero su bianco, e se un avvocato reputa di farvi un riferimento non gli si può certo imputare di aver perso tempo.
“Il ministro non è informato di fatti. Preferisco avere un atteggiamento diverso, chiedo di controllare bene i fatti e di controllare certe dichiarazioni, che su mia moglie sono state molto devastanti. Mi aspetto un atteggiamento dalle istituzioni conseguente al loro lavoro. Se ci mettiamo a fare polemica sulla famiglia…”, ha dichiarato Roberto Salis a Metropolis, commentando le parole di Nordio.
Non vuole andare allo scontro l’avvocato della famiglia, Emanuele Losco. Il legale, però, ci fa notare che Salis non ha “alcun legame con l’Ungheria, nessun contatto a Budapest”. Chiedere che il giudice ungherese le consentisse di passare i domiciliari in Italia era, dunque, per il legale, una scelta naturale. Non per il ministro, evidentemente. Che dopo aver illuso la famiglia dell’appoggio di via Arenula (le aveva promesso della documentazione per rassicurare l’Ungheria dell’assenza di pericolo di fuga) si è tirato indietro. E ora dimentica l’inerzia del governo e scarica la colpa sui cari di Ilaria. Che vogliono solo riportarla a casa.
Le parole di Nordio sono state criticate anche da vari esponenti dell’opposizione nel corso della fiaccolata organizzata a Largo Argentina, a Roma. Prima che il breve corteo si avviasse verso il Pantheon, al grido di “Ilaria libera”, Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, ha dichiarato: “Le parole di oggi del ministro Nordio sul caso Salis sono sconcertanti, deprimenti, offensive, umilianti nei confronti del Paese che rappresenta, nei confronti della famiglia Salis e nei confronti di chi pensa che in un Paese normale le istituzioni si mobilitano per garantire dignità e diritti per i propri cittadini”. Per il parlamentare 5 stelle Riccardo Ricciardi: “Qui c’è una donna che ha avuto il trattamento che tutti abbiamo visto, è l’Italia e l’ambasciata che hanno perso un anno. I discorsi che in tanti a destra fanno lasciano passare l’idea che se l’è andata a cercare, questo si percepisce”. Ivan Scalfarotto, di Italia Viva, ha invece osservato: “Non è che la famiglia di Ilaria Salis ha perso un anno, è la Farnesina che ha dormito”.
Presente alla fiaccolata anche la segretaria del PD, Elly Schlein: “Non si può tollerare la violazione costante dei diritti e della dignità di una cittadina italiana che il mondo intero ha visto in catene e portata al guinzaglio al processo. Siamo qui per continuare a sostenere questa battaglia”, ha dichiarato. “Ilaria libera”, continuano a intonare le persone – giovani e meno giovani, tante bandiere dell’Anpi, nessuna dei partiti – che partecipano alla fiaccolata. Il rischio e che, invece, Ilaria resti in carcere ancora.
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
GLI ORFANI DI STALIN PENSANO DI SILENZIARE LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI CHE LI SCHIFA
“Un’assurdità”. Così Ubaldo Pagano, deputato del Partito
democratico, liquida le dichiarazioni rilasciate dal senatore della Lega e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli che, in una intervista rilasciata a Libero, parlando di Sanremo e delle polemiche sulle dichiarazioni dei cantanti, a partire dai casi legati a Dargen D’Amico e Ghali, dice: “Gli artisti dovrebbero salire sul palco, fare la loro bella esibizione e andarsene”. Morelli arriva a proporre: “Per le prossime edizioni sarebbe utile pensare a una sorta di Daspo per chi utilizza quel palco per fini diversi da quelli della musica. Non solo per Sanremo per tutti i palcoscenici Rai”.
Dura la replica dell’esponente dem: “Quanto dice Morelli è di una gravità inaudita perché è la completa negazione dei diritti e delle libertà sancite nella nostra Costituzione. Ma sono anche esternazioni ridicole, considerato l’uso totalizzante delle reti Rai che proprio il suo governo fa quotidianamente”.
E nella commissione di vigilanza Rai un’altra deputata Pd, Ouidad Bakkali, commenta: “Per il sottosegretario Morelli i cantanti sono come i menestrelli di corte: possono cantare ma non hanno il diritto di esprimere opinioni. E se osano parlare devono essere cacciati dall’Ariston”.
Ipotesi che anche Avs definisce “farneticanti”: “Peccato che il ruolo del Servizio pubblico sia proprio quello di informare i cittadini, e non di fare la cassa di risonanza del governo di turno, e quello degli artisti è di far riflettere con le loro opere e le loro parole”, commentano Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro.
“Dopo l’editto bulgaro il daspo per gli artisti: tra poco fuori dalle cariche pubbliche chi non si iscrive a FdI”, chiosa un altro deputato Avs, Marco Grimaldi.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
A PORTARE AVANTI LA PROTESTA A OLTRANZA SONO L’EX “FORCONE” DANILO CALVANI E L’EX BERTINOTTIANO GIANNI FABBRIS. E AD APPOGGIARLI ANCHE FORZA NUOVA, CHE LANCIA UN APPELLO A PUTIN: “SALVI L’AGRICOLTURA ITALIANA”
Quasi 100 trattori provenienti da tutta la Campania sono arrivati in via Marina, a Napoli, occupando tutta la corsia di marcia, scortati dalle forze dell’ordine. I trattori si fermeranno davanti alla mensa dei poveri in via Marina dove ogni giorno vengono distribuiti i pasti ai bisognosi della città e della provincia. Gli agricoltori doneranno prodotti della terra raccolti stamattina in Campania. Il corteo poi proseguirà verso piazza Municipio e il lungomare.
Applausi dai napoletani, curiosità tra i turisti. I trattori hanno ‘invaso’ il lungomare di Napoli in una giornata di sole primaverile. Il corteo, con la presenza di oltre cento mezzi, dopo aver attraversato la città ha raggiunto la zona dei grandi alberghi dove si è per il momento fermato. Molti i cittadini che si avvicinano ed ai quali gli agricoltori illustrano le ragioni della manifestazione e le motivazioni a difesa della categoria ma anche dei consumatori.
Se ne sono andati quelli di Riscatto agricolo, dopo gli arrosticini consumati insieme al ministro Francesco Lollobrigida, ma in via Nomentana ora ci sono i trattori dei Maf, Movimenti agricoltori federati di 12 regioni, con il loro portavoce Roberto Rosati, allevatore di bovini nel Teramano, iscritto alla Coldiretti ma delusissimo dai sindacati («Non sono mai passati a chiederci perché siamo qua»).
Insomma, sbaracca la protesta? Macché. Non c’è rimasto solo Danilo Calvani, l’ex Forcone, sulle barricate della lotta agricola. Calvani, leader dei Cra (Comitati riuniti agricoli) scommette tutto sulla prova di forza di domani al Circo Massimo (dalle 15): ha annunciato 20 mila persone in piazza per invocare le dimissioni del ministro dell’Agricoltura, che nei giorni scorsi ha convocato tutti meno lui.
Per raggiungere quella cifra, il capo-popolo di Pontinia ha aperto le porte a chiunque, ricevendo però quasi tutti no. Non ci sarà a dargli manforte l’ex capo romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, sorvegliato speciale, a cui la Questura ieri ha negato il permesso: «La repressione può fermare un corpo, ma non il dissenso», dice lui, che manderà comunque i suoi di Ancora Italia, con le bandiere tricolori, a recitare al Circo Massimo insieme ai contadini la preghiera alla Madonna dei debitori («In questo campo arato dalle fatiche, ci sentiamo smarriti, ascolta il grido di dolore…»).
E non ci saranno con Calvani nemmeno quelli di Altragricoltura e del Popolo produttivo, che invece manifesteranno domani al Campidoglio (ore 13) al grido di «Te lo do io il made in Italy», con i sindaci di Vittoria, Casal di Principe e altri comuni rurali.
Chi sono? Allevatori di bufale casertane, i Cospa (comitati spontanei abruzzesi), braccianti e forestali del sindacato Sifus. Eppoi ambulanti, pescatori, balneari.
Il presidente di Altragricoltura (3.500 iscritti) è Gianni Fabbris, ex bertinottiano, erede delle lotte contadine degli anni ‘70 e del G8 di Genova contro la globalizzazione.
Popolo produttivo invece sta più a destra, con le partite Iva di Angelo Di Stefano e i contadini dell’Aspal di Stefano Giammatteo, che coltiva kiwi a Cisterna, non lontano dunque da Calvani, ma che con l’ex Forcone non vuole avere a che fare («Noi non siamo estremisti, vogliamo il dialogo con il Parlamento e il governo e vorremmo essere ricevuti insieme ad Altragricoltura domani da Lollobrigida»)
Sempre per domani, Roberto Fiore, il leader dei neofascisti di Forza Nuova, annuncia invece un appuntamento all’ambasciata russa: «Putin salvi l’agricoltura italiana. Queste proteste devono essere l’inizio di una rivoluzione rurale», dice. E neppure i Maf di Rosati saranno al Circo Massimo: i loro quattro trattori-simbolo, piazzati a San Giovanni, Cinecittà, Ostiense e al Colosseo Quadrato dell’Eur, domani per segnare la distanza da Calvani rientreranno in via Nomentana, per poi riapparire al sit-in di sabato (dalle 10) alla Bocca della Verità.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
DETTA COSÌ, SEMBRA CHE FACCIA RIFERIMENTO ALL’INTERO PERIODO DEL SUO GOVERNO, MA NON È AFFATTO COSÌ … IL FACT CHECKING DI “PAGELLA POLITICA”
Il 12 febbraio, in un’intervista con il TG5 su Canale 5, la presidente
del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso le recenti politiche economiche del suo governo citando una statistica in particolare. Secondo […] l’Ocse, ha detto Meloni, in Italia il reddito disponibile delle famiglie è aumentato «sei volte di più» della media degli altri Paesi. Abbiamo verificato che cosa dicono davvero i numeri: la dichiarazione della presidente del Consiglio è fuorviante.
Nella sua intervista in tv, con tutta probabilità Meloni ha fatto riferimento ai dati pubblicati dall’Ocse lo scorso 8 febbraio sul cosiddetto “reddito lordo disponibile delle famiglie pro capite in termini reali” (in inglese real household income per capita).
Quest’ultimo è il reddito totale percepito dalle singole famiglie, al netto delle imposte sul reddito e sul patrimonio, e al netto dei contributi sociali. Come spiega l’Ocse nel suo database, questo indicatore tiene conto dell’andamento dell’inflazione: «Se il reddito aumenta più dei prezzi al consumo, il reddito reale aumenta. Se il reddito aumenta meno dei prezzi al consumo, il reddito reale diminuisce»
Secondo Ocse, nel terzo trimestre del 2023 in Italia il reddito delle famiglie è cresciuto dell’1,4 per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Questo aumento «è stato trainato principalmente dalla crescita delle retribuzioni dei dipendenti e dei redditi da lavoro autonomo», ha sottolineato l’Ocse.
Nello stesso periodo di tempo, in media il reddito delle famiglie nei Paesi del G7 e quello negli altri Paesi Ocse monitorati è sceso in entrambi i casi dello 0,2 per cento. Da qui viene la dichiarazione di Meloni secondo cui il dato italiano «è aumentato sei volte di più di quanto sia aumentato nella media delle altre nazioni». La Francia ha registrato un calo dello 0,1 per cento, la Germania dello 0,6 per cento e la Spagna del 2,1 per cento.
Nella sua intervista però la presidente del Consiglio non ha specificato a quale periodo facessero riferimento i nuovi dati dell’Ocse. Questa omissione è importante per almeno due motivi.
In primo luogo, ascoltando la Meloni, si potrebbe pensare che la presidente del Consiglio abbia fatto riferimento all’intero periodo in cui è al governo, ossia da ottobre 2022 a oggi, e ai provvedimenti presi in favore dell’economia. Come abbiamo visto, in realtà i dati Ocse arrivano solo alla fine di settembre 2023.
Tra gli altri, non possono avere avuto un impatto sui numeri i provvedimenti presi con la nuova legge di Bilancio, come il rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale, o l’abolizione del reddito di cittadinanza entrato in vigore il 1° gennaio 2024.
In secondo luogo va sottolineato che sul reddito lordo disponibile delle famiglie pro capite in termini reali Ocse fornisce un indice che permette di calcolare dal 2007 in poi, di trimestre in trimestre, come è cambiato questo indicatore nel tempo. Detto in parole semplici, posto a 100 il reddito delle famiglie nel primo trimestre del 2007, Ocse calcola ogni tre mesi se questo valore è cresciuto o diminuito.
Alla fine del terzo trimestre 2022, prima che si insediasse il governo Meloni, l’indice del reddito delle famiglie valeva 93,43, ossia era più basso del valore del 2007 [2]. Tra luglio e settembre 2023 (dati più aggiornati) valeva 93,18: dunque, nonostante l’aumento tra il secondo e il terzo trimestre dell’anno scorso, nel primo anno del governo Meloni il reddito delle famiglie è complessivamente calato (-0,3 per cento), non aumentato come ha lasciato intendere la presidente del Consiglio. Nel primo trimestre del 2023 c’è stato un aumento del 3 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre nel secondo trimestre del 2023 c’è stato un calo dello 0,4 per cento.
In Spagna e in Francia, nonostante il calo nel terzo trimestre del 2023, il reddito disponibile rimaneva più alto rispetto a un anno prima, mentre in Germania più basso. In tutti e tre i Paesi […] il reddito delle famiglie era più alto di quello del 2007.
Al TG5 Giorgia Meloni ha detto che, secondo l’Ocse, in Italia «il reddito disponibile delle famiglie è aumentato in Italia sei volte di più di quanto sia aumentato nella media delle altre nazioni». Abbiamo verificato e la dichiarazione della presidente del Consiglio è fuorviante.
Secondo Ocse, nel terzo trimestre del 2023 il reddito disponibile delle famiglie in Italia, tenendo conto dell’inflazione, è aumentato dell’1,4 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre in media tra i Paesi del G7 e dell’Ocse è calato.
Meloni non dice però a quale periodo fa riferimento l’aumento del reddito che ha citato. Tra gli altri, sono esclusi i potenziali effetti della legge di Bilancio per il 2024, approvata a dicembre 2023.
Tra il terzo trimestre del 2022, ossia poco prima dell’insediamento del governo Meloni, e il terzo trimestre del 2023 il reddito disponibile delle famiglie in Italia è calato (-0,3 per cento).
(da Pagellapolitica)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
UNA SITUAZIONE ESPLOSIVA IN VISTA DELL’ASSEMBLEA DI APRILE QUANDO L’AD SERGIO CHIEDERÀ L’APPROVAZIONE DEL BILANCIO. UNA VOLTA FIRMATO E CONTROFIRMATO, LA PALLA PASSA AL MINISTRO GIORGETTI, IN QUANTO LA RAI È UNA SOCIETÀ PER AZIONI PARTECIPATA AL 99,56% DAL MEF E ALLO 0,44% DALLA SIAE ,,, QUEL CAVALIER TENTENNA DI GIORGETTI DARÀ SUBITO IL VIA PER L’ELEZIONE DI UN NUOVO CONSIGLIO IL QUALE NOMINERÀ AD E PRESIDENTE, COME VUOLE GIORGIA MELONI?
Tornando da Sanremo, i capoccioni di Mamma Rai hanno calzato elmetto e preso il bazooka: devono affrontare la battaglia definitiva: Giampaolo Rossi versus Roberto Sergio.
La staffetta tra il pretoriano della Meloni, Giampaolo Rossi, e il rappresentante del partito azienda, il democristiano in libera uscita, Roberto Sergio, per cui si sarebbero dovuti scambiare i ruoli a giugno, dopo le europee, è finito accartocciato nel cestino.
Ricordiamo che Rossi fu parcheggiato sulla poltrona di direttore generale (che non esisteva) perché, avendo alle spalle già un mandato nel Cda Rai, un secondo e definitivo incarico avrebbe avuto la durata di appena un anno, il tempo lasciato vuoto dalle grottesche dimissioni di Carlo Fuortes.
Una volta poggiato il sederino sulla poltrona più importante di viale Mazzini, l’ex fidanzato della berluscona Deborah Bergamini finalmente sarà libero di guidare l’occupazione definitiva della Rai da parte dei voraci Fratellini d’Italia, rimasti a bocca asciutta per decenni dalla torta della Rai, spazzando via quello che resta della famigerata egemonia culturale della tele-sinistra veltroniana (uscito anche Augias, la Rai3 di Angelo Guglielmi la ritroviamo con Andrea Salerno in onda su La7).
La politica romana, si sa, è mobile qual piuma al vento e il prode Sergio non nasconde più, irrobustito dal trionfo di ascolti e pubblicità (e polemiche) sanremesi, di puntare dritto alla riconferma di Ad. E infatti il giornali meloniani non sono stati per niente teneri con la sagra canzonettara: “Libero” di Mario Sechi, una volta ascoltato Amadeus intonare in sala stampa “Bella Ciao”, ha subito titolato “Festival dell’Unità”.
Una recente intervista di Sergio rilasciata al “Italia Oggi” è stata letta da molti addetti ai livori come una auto-candidatura per la riconferma: Sergio, con il tono di chi squaderna il futuro piano industriale di Viale Mazzini, ha parlato della volontà di reintrodurre le direzioni di rete e di abbandonare quelle di genere, annunciato investimenti nelle fiction e dichiarato per l’ennesima volta guerra alle produzioni esterne.
Da buon navigato democristiano, in modalità Pierfurby Casini, Sergio ha da sempre messo in pratica una politica inclusiva: buoni rapporti con tutto l’arco parlamentare, ben inserito nei gangli del partito azienda e del sindacato, alleanza stretta con l’altro grande democristiano, molto ascoltato dalla Meloni, Bruno Vespa.
Con l’altro gran confidente e consigliori della Ducetta, Gian Marco Chiocci i rapporti sono a corrente alternata, ondivaghi, anche per il pessimo feeling che il direttore del Tg1 ha con Rossi. Con Sergio poi c’è il multi-tasking delle manovrismo Rai, l’inossidabile Mario Orfeo.
Ultimamente Sergio si ritrova al suo fianco, oltre a Forza Italia, anche la malconcia Lega di Salvini che, a picco nei sondaggi, sorpassata pure da Forza Italia, conduce la campagna elettorale per le europee avversando in tutto e per tutto ciò che propone e dispone la sua alleata (si fa per dire) Meloni.
Da parte sua, Conte non smentisce il suo camaleontismo: da una parte, con Barbara Floridia, presidente M5s della Commissione Vigilanza Rai, intasca da Rossi una filiera di poltrone dirigenziali, dall’altra tira la volata per la riconferma di Sergio.
Nel comunicato con cui ha difeso Sergio, Conte da’ una botta al cerchio e una alla botte. Difende il dirigente: “Credo che ci sia un clima, adesso, di attacchi personali anche forse di minacce nei confronti dell’amministratore delegato della Rai. Questo mi sembra che sia trascendere il confronto di critica legittima”.
E poi lo critica: “Sicuramente quel comunicato letto in diretta non andava bene nella misura in cui sposava unilateralmente solo le ragioni di Israele ma va anche detto che noi non possiamo accettare questa azione militare cosi’ cruenta nei confronti di civili palestinesi inermi”.
Il riferimento è all’abilità di Roberto Sergio di sdoppiarsi, come un Giano Bifronte, andata in scena domenica scorsa quando ha fatto leggere un comunicato ufficiale Rai pro-Israele e anti-Ghali alla povera Mara Venier. Un “colpo di mano”, “avrebbe dovuto consultare il Cda”, secondo la piddina Bria e la presidente in uscita Marinella Soldi.
La mossa di Sergio voleva essere astuta ma è stata tardiva: la solidarietà “al popolo di Israele e alla comunità ebraica” è arrivata nel momento in cui tutto l’Occidente, dagli Stati uniti all’Europa, sta prendedo le distanze dall’azione del governo israeliano, criticando aspramente Netanyahu.
E’ stata una mossa, quella di Sergio, “più realista del re”. Infatti Giorgia Meloni, vista la fluidità della politica internazionale (ora si fiuta meno indulgenza con Israele, soprattutto da parte di Biden), ha dialogato con Elly Schlein per trovare un accordo sulla mozione del Pd con cui si chiede il “cessate il fuoco” a Gaza.
Scrive oggi Antonella Baccaro sul “Corriere”: ‘’Secondo Sergio, l‘impasse che si è determinata a “Domenica In” sarebbe addebitabile al direttore responsabile del day-time (Angelo Mellone), assente a Sanremo in un momento in cui, secondo lui, sarebbe stato necessario fornire alla conduttrice le chiavi di lettura di quanto stava accadendo”
Anche Rossi, diversamente da ciò che si scrive, non è espressione solo della Fiamma Tragica: dopo la sonora porta in faccia nell’operazione Pino Insegno alla conduzione de “L’Eredità” su Rai1, perduta l’alleanza con Orfeo, ha trovato un sorprendente asse con il Pd di Boccia, preoccupatissimo solo del futuro televisivo della consorte Nunzia De Girolamo.
Una situazione quanto mai fluida in vista dell’assemblea di aprile quando l’amministratore delegato Roberto Sergio chiederà l’approvazione del bilancio. Una volta firmato e controfirmato, la palla passa al ministro Giancarlo Giorgetti, in quanto la Rai è una società per azioni partecipata al 99,56% dal ministero dell’economia e delle finanze (Mef) e allo 0,44% dalla Società italiana degli autori ed editori (Siae).
E qui viene il bellum: quel cavalier tentenna di Giorgetti darà subito il via per l’elezione di un nuovo consiglio il quale nominerà amministratore delegato e presidente, come vuole la Melona? Oppure darà retta al suo capitano leghista rinviando la presa di potere da parte dei fazzisti posticipando il nuovo Cda a dopo le europee?
(da Dagoreport)
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