Destra di Popolo.net

LO SCORSO 8 FEBBRAIO ALL’AMBASCIATA RUSSA, A ROMA, ALLA FESTA DEI DIPLOMATICI DI MOSCA ERANO PRESENTI ANCHE TRE NEOFASCISTI CON UN PASSATO IN ORDINE NUOVO: MAURIZIO MURELLI, RAINALDO GRAZIANI E SUA MOGLIE INES PEDRETTI

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

MURELLI HA SCONTATO 18 ANNI PER CONCORSO IN OMICIDIO PER L’UCCISIONE DEL POLIZIOTTO ANTONIO MARINO NEL 1973…I TRE ERANO OSPITI DELL’AMBASCIATA PER LA COMMEMORAZIONE DI DARIA DUGINA, MA I LORO INTRECCI CON IL MONDO PUTINIANO HANNO RADICI LONTANE

Se fosse un film si potrebbe intitolare “Ordine Nuovo alla cortedello zar”. Invece è tutto vero. È una storia di neofascisti italiani filorussi e di diplomatici azzimati, di ex terroristi neri e di feluche. Sullo sfondo, oltre alla propaganda del Cremlino sulla guerra contro l’Ucraina, simboli nazisti e una serie di incontri.
Partiamo dalla fine. Roma, 8 febbraio 2024: nei saloni dell’Ambasciata della Federazione Russa in via Gaeta c’è un ricevimento. Si festeggia la Giornata dei diplomatici russi, festività inserita nel 2002 nel calendario politico della Russia e che cade ufficialmente il 10 febbraio.
Tra gli invitati ricevuti dall’ambasciatore in Italia, Alexey Paramonov, ci sono – si legge in un comunicato – «rappresentanti del corpo diplomatico dei Paesi amichevoli accreditati a Roma, personalità pubbliche ed esponenti del mondo culturale italiano, giornalisti e amici connazionali». Chissà sotto quale di queste voci sono da ascrivere tre ospiti italiani: Maurizio Murelli, Rainaldo Graziani e sua moglie Ines Pedretti. La loro partecipazione è raccontata in un lungo post su Facebook da Murelli.
Murelli è un ex terrorista nero vicino alle posizioni di Franco Freda. Il 12 aprile 1973 a Milano fornisce la bomba a mano con cui durante una manifestazione neofascista viene ucciso l’agente di polizia Antonio Marino: il famigerato “giovedì nero” di Milano. Condannato a 18 anni per concorso in omicidio, Murelli si ricicla come editore: esordisce con la rivista Quex animata dal terrorista pluriomicida Mario Tuti; poi fonda Aga Editrice e la rivista Orion.
Dagli anni ’80 è un punto di riferimento dell’estrema destra italiana. Insieme a Mario Borghezio e a Gianluca Savoini, Murelli è stato definito uno degli uomini chiave dell’infiltrazione politica di matrice neonazifascista nella Lega salviniana vicina al Cremlino.
Amico storico di Murelli è Rainaldo Graziani. Figlio di Clemente, cofondatore di Ordine Nuovo insieme a Pino Rauti. Nel 2017 Graziani jr rifonda l’organizzazione neofascista del padre attraverso l’associazione REuropa i cui domini – centrostudiordinenuovo. org e ordinenuovo.org – sono di proprietà della Cooperativa sociale Arnia presieduta da Ines Pedretti. Sua moglie.
I tre, stando al racconto di Murelli, sono ospiti dell’ambasciata russa per commemorare Daria Dugina: la figlia del filosofo che “sussurra a Putin”, uccisa il 20 agosto 2022 da una bomba piazzata sotto la sua auto.
Passo indietro. Anzi due. 20 agosto 2023. Il primo anniversario della morte di Dugina è celebrato con una giornata che riunisce un centinaio di fascio-putiniani d’Italia: Graziani e Murelli in primis. Dove? Alla “Corte dei Brut”, la cascina di Gavirate di proprietà di Graziani dove da anni trova spazio la destra neofascista.
Tutto si tiene, in fondo; perché quando nel 2018 in un incontro a Roma Graziani annuncia la riapertura del “centro studi Ordine Nuovo” c’è anche Darya Dugina. Chi partecipa alla riunione riceve un opuscolo con l’ascia bipenne, simbolo di Ordine Nuovo (sigla sciolta nel 1973 dal ministero dell’Interno).
Pochi giorni dopo Aleksandr Dugin è ospite alla Corte dei Brut: dopo pranzo alla star russa viene donata la lanterna di Yule (“ Julleuchter ”), simbolo rituale delle SS che Heinrich Himmler regalava ai suoi uomini.
Passa un anno. È sempre il trio Graziani, Murelli e Pedretti che nell’estate 2019 organizza il tour italiano di Dugin: undici conferenze in dieci giorni. Polemiche. Come a dicembre 2019, quando in un post shock Graziani ringrazia i militanti di Ordine Nuovo nel giorno dell’anniversario della strage di Piazza Fontana firmata proprio Ordine Nuovo («ci hanno insegnato onore e fedeltà»).
Ritratto dei tre amici italiani di Putin. Dettaglio: al ricevimento dell’8 febbraio – si legge in una velina russa – «è stata inaugurata la rinnovata esposizione museale dell’ambasciata dedicata alla storia delle relazioni diplomatiche, commerciali e culturali tra Russia e Italia».
(da La Repubblica)

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IL REGALO NOTTURNO DELA LEGA AI NO VAX: NUOVO RINVIO DI 6 MESI PER IL PAGAMENTO DELLE MULTE, FORZA ITALIA SI SMARCA

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

COME AL SOLITO VENGONO PREMIATI QUEI SOGGETTI CHE, CIRCOLANDO SENZA RISPETTARE LE LEGGI, HANNO CONTAMINATO ALTRI ITALIANI

Sul calar delle tenebre arriva un nuovo regalo del Carroccio ai no vax. È stata prorogata di sei mesi, fino al 31 dicembre, la sospensione delle multe per chi ha violato l’obbligo di vaccinazione per il Covid.
Il nuovo slittamento è previsto da un emendamento al decreto Milleproroghe presentato da Alberto Bagnai (Lega) e approvato dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera, in un clima di accese tensioni. Le opposizioni hanno chiesto la votazione nominale e per il caos in aula è stata anche brevemente sospesa la seduta.
“Ore 23. Combattiamo una battaglia contro l’emendamento 4.2 Bagnai (un nome una garanzia) che rinvia per l’ennesima volta le multe per chi se n’è fregato della scienza e non si è vaccinato durante il Covid – ha scritto in un tweet il deputato di Iv Luigi Marattin -. Tra l’imbarazzo anche di una parte della maggioranza, quella che non ha venduto tutta l’anima al cialtronismo e al populismo”.
Alla fine, l’emendamento è passato per 8 voti. L’esito del voto è arrivato intorno alla mezzanotte.
Non ha partecipato al voto il capogruppo di FI in commissione Affari costituzionali Paolo Emilio Russo.
Per Marco Grimaldi, vice presidente del gruppo di alleanza Verdi e Sinistra alla Camera: “1,7 milioni di persone hanno già ricevuto la comunicazione dall’Agenzia delle entrate per l’avvio del procedimento della sanzione, che vale 100 euro a testa. Questo significa che lo Stato ha già messo in conto di incassare più di 150 milioni di euro. La destra ripaga i voti no vax con una proroga che è un doppio schiaffo. A chi si è vaccinato e pure a chi non lo ha fatto e ha pagato una multa. Le urla e le minacce di Fratelli d’Italia durante i lavori di commissione sono una indecenza che si aggiunge alla gravità di questa norma”.
Il M5s ha poi abbandonato i lavori delle commissioni, che procedono nella seduta notturna a oltranza per esaminare gli emendamenti al decreto Milleproroghe. “Non saremo complici. Non hanno approvato nulla degli emendamenti presentati dal Movimento – spiega Alfonso Colucci, capogruppo in commissione Affari costituzionali -. Ne avevamo presentati di importanti, come quello per ripristinare le agevolazioni per i mutui per under 36 e famiglie disagiate, quello sui disturbi alimentari, o quello per rivedere la tassa sugli extraprofitti delle banche con devoluzione a iniziative sociali. Ci prospettavano di votare velocemente 15 o 17 emendamenti riformulati fra cui non comparivano proposte del M5s, e così abbiamo deciso di non continuare con questa inutile votazione”.
(da agenzie)

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RAI, L’AD SERGIO FINISCE SOTTO SCORTA, MINACCIATO NON SI SA DA CHI

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

DOPO LA SUA USCITA DA TV-TEL AVIV, PIANTEDOSI GLI ASSEGNA LA SCORTA DOPO LE CRITICHE PIOVUTE DALLE OPPOSIZIONI

Il Viminale ha messo sotto tutela l’ad della Rai, Roberto Sergio, dopo “le minacce ricevute” per le sue posizioni su Israele. All’amministratore delegato di viale Mazzini è stata quindi assegnata la scorta.
La tensione è salita dopo le polemiche sul comunicato della Rai letto da Mara Venier a Domenica In, sulla posizione dell’ad Roberto Sergio sulla guerra in Medio Oriente, il giorno dopo la finale di Sanremo con l’appello di Ghali dal palco ‘Stop genocidio’. Ma anche dopo gli scontri con la polizia avvenuti durante le manifestazioni davanti alle sedi Rai di Napoli e Torino.
Il provvedimento è stato preso dal ministero dell’Interno “dopo le minacce ricevute da Sergio e dalla sua famiglia” per la presa di posizione in difesa di Israele racchiusa nel comunicato letto a Domenica In per cui le opposizioni indignate hanno anche chiesto le sue dimissioni.
Non si capisce il genere di minacce che avrebbe ricevuto: se fossero quelle solite dei leoni da tastiera mezza Italia avrebbe diritto alla scorta.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI CERCA DI INTESTARSI IL RIPRISTINO DELLE AGEVOLAZIONI SULL’IRPEF PER GLI AGRICOLTORI: “IL PROVVEDIMENTO È STATO PROPOSTO DAL GOVERNO SU MIO PRECISO INDIRIZZO” .

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

E CHI LO DICE ALLA SORA GIORGIA CHE LA TASSA ERA STATA VOLUTA DAL COGNATO LOLLOBRIGIDA E CHE SOLO DUE GIORNI FA IL SUO FIDATO CIRIANI AFFERMAVA: “È DIFFICILE FARE DI PIÙ, LA LEGA CAPIRÀ”? ORA CHE FANNO I SUOI MINISTRI? SI DIMETTERANNO?… LO SCHIAFFO DEI TRATTORI, CHE NON FERMANO LA PROTESTA NONOSTANTE LE CONCESSIONI DEL GOVERNO

Meloni e Salvini esultano per il ripristino delle agevolazioni sull’Irpef agricola, ma le opposizioni parlano di “partita di giro”, mentre i trattori continuano a marciare verso Roma.
Arrivano dai fondi stanziati per la riforma fiscale le risorse per l’emendamento al decreto “Milleproroghe” depositato ieri dal governo, che conferma l’esenzione totale per l’Irpef sui terreni agricoli fino a 10 mila euro, e la riduzione del 50 per cento fino a 15 mila. Il costo della misura, che vale due anni, è di 220,1 milioni nel 2025 e 130,3 milioni per il 2026.
Una misura che «garantisce un intervento progressivo che esenta maggiormente gli agricoltori che si trovano più in difficoltà ed esclude dal beneficio coloro che oggettivamente non ne hanno bisogno», rivendica la premier Giorgia Meloni.
Altrettanto soddisfatto Matteo Salvini: il vicepremier leghista parla di «una vittoria per agricoltori, allevatori e produttori».
Ma le opposizione non condividono l’entusiasmo di Meloni e dei suoi ministri che, ricorda un gruppo di deputati del Pd, «prima tolgono i soldi, poi ce li rimettono ». E se il Pd parla di «gioco delle tre carte», Azione di «partita di giro »: «Il governo trova le risorse per gli agricoltori rimangiandosi la promessa di tagliare le tasse agli italiani ».
Sia il Pd che il M5S hanno depositato sub emendamenti per estendere l’esenzione a tutti.
Poco entusiasmo anche da parte degli agricoltori che sono scesi nelle strade sui trattori, e che non fanno nessun passo indietro rispetto al fitto programma di proteste di questi giorni.
Anche oggi diverse manifestazioni, dalla Sicilia alla Toscana. A Palermo il leader di “Sud chiama Nord” Cateno De Luca annuncia l’arrivo di venti pullman, e la partecipazione di 100 sindaci a fianco dei trattori.
E per domani a Roma si preannunciano decine di migliaia di agricoltori, a rappresentare le diverse anime della protesta. Non solo i Comitati Agricoli Riuniti di Danilo Calvani al Circo Massimo, ma anche Altragricoltura e Popolo Produttivo in piazza del Campidoglio.
A sorpresa, non interrompe le proteste neanche Riscatto Agricolo: l’accordo siglato lunedì al Masaf infatti non ha soddisfatto una parte consistente del movimento, che non accetta di mettersi al tavolo con Lollobrigida se prima il governo non accetta alcune delle principali richieste degli agricoltori, a cominciare dalla difesa dei prezzi pagati ai produttori dalla grande distribuzione.
Roberto Rosati, ex leader di Riscatto Agricolo, annuncia la fondazione dei Maf (Movimenti agricoli federati); si dissociano anche altri due portavoce del movimento, Salvatore Fais e Andrea Papa.
«Con l’emendamento sull’Irpef il governo ha risolto ben poco — afferma Calvani — è come aver dato qualche caramella ad alcune migliaia di persone affamate. Per noi la richiesta più importante rimane quella dell’annullamento dei patti di libero scambio, che fanno concorrenza sleale ai nostri prodotti e abbassano i prezzi di mercato».
(da agenzie)

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LO SGARBO DI MELONI E MANTOVANO AL CAPITONE: SALTA LA NORMA CHE ESCLUDEREBBE PER TRE ANNI LA SOCIETÀ STRETTO DI MESSINA DALLA SPENDING REVIEW

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

ELLY SCHLEIN, ANGELO BONELLI E NICOLA FRATOIANNI PRESENTANO UN ESPOSTO IN PROCURA PER L’OPERAZIONE PONTE SULLO STRETTO: “È UNO SPRECO ED È DANNOSO, CHIEDIAMO MASSIMO TRASPARENZA”

Gli incontri prima di far arrivare il decreto in Consiglio dei ministri con il principale imprenditore privato coinvolto nell’opera, ma anche la revisione del progetto più importante in Europa consegnato appena 24 ore dopo la formalizzazione della richiesta da parte del committente statale.
Sono i passaggi fondamentali dell’esposto presentato in procura a Roma da Pd e Alleanza Verdi e Sinistra con le firme dei segretari Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, contro il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per l’operazione Ponte sullo Stretto. «Il progetto del Ponte è uno spreco ed è dannoso – dice Schlein chiediamo massima trasparenza».
In particolare l’esposto chiede di indagare sull’iter che ha portato a rimettere in piedi la società Stretto di Messina e a far rivivere i contratti della vecchia gara fatta nel 2008 dal governo Berlusconi, ministro Pietro Lunardi, e vinta dal consorzio Eurolink che ha come principale azionista Pietro Salini di Webuild.
Il ministro ha confermato di aver incontrato Lunardi e Salini. «Ma Lunardi ha anche incontrato Alberto Prestininzi, responsabile del comitato scientifico del Ponte sullo Stretto – dice Bonelli – l’ex ministro lo ha definito un amico di famiglia. Insomma, lo Stato decide di far rivivere vecchi contratti preparando prima gli incontri con chi aveva vinto la vecchia gara. E chi valuterà per la Stretto di Messina il nuovo progetto? Un amico di famiglia di Lunardi» .
Nell’esposto si chiede ai magistrati anche di verificare eventuali favori ai privati, che avevano avviato un contenzioso dopo lo stop al progetto voluto dal governo Monti: contenzioso da 700 milioni.
«Adesso il governo Meloni ha deciso che lo Stato rinuncia al contenzioso, non i privati, e per giunta rimette in pista quegli stessi privati impegnando risorse statali per 14,6 miliardi di euro», dice Fratoianni . Dalla Stretto di Messina assicurano che tutto è in regola: «La relazione del progettista è nelle fasi finali di approvazione. Non esistono segreti e l’ad Pietro Ciucci già a giugno aveva dato incarico di rivedere il progetto ».
La combo è casuale, ma sufficiente a complicare i piani di Matteo Salvini per il Ponte sullo Stretto di Messina. Palazzo Chigi ha infatti deciso di fermare la norma che escluderebbe per tre anni Stretto di Messina, la società concessionaria incaricata di realizzare l’opera, da quelle pubbliche a cui si applica la spending review.
La norma bloccata da Chigi, rivelata dal Fatto, è prevista da un emendamento al decreto Milleproroghe in discussione alla Camera. Formalmente è firmato da alcuni deputati leghisti ma è una precisa richiesta di Ciucci scritta direttamente dagli uffici di Salvini. In sostanza fa slittare (per ora) al gennaio 2027 l’inserimento di Stretto di Messina nell’elenco dei soggetti pubblici stilato dall’istat a cui si applica la spending review.
Parliamo di norme che impongono riduzioni di spese anno per anno: consulenze, emolumenti, consumi, gettoni per gli organi collegiali, ma anche disposizioni per la trasparenza dei bilanci e la gestione del debito.
Sdm ha spiegato che la ragione è solo tecnica, visto che la società è tornata operativa solo a giugno scorso grazie al decreto di Salvini che a marzo 2023 ha fatto rinascere il progetto del ponte dopo lo stop voluto dal governo Monti nel 2012.
La portata, però, è molto più ampia, visto che la deroga è per ben tre anni e non prevede eccezioni se non “gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti in materia di finanza pubblica”: tutto il resto dei limiti, insomma, salta, compreso quello agli stipendi per i vertici, Ciucci compreso, che già prendono il massimo possibile (240 mila euro annui) grazie a un’altra deroga voluta da Salvini.
Se passasse l’ultima modifica, in teoria, gli stipendi potranno salire ancora. Grazie a una serie di modifiche parlamentari, Sdm è stata di fatto resa un unicum tra le società pubbliche: niente tetto agli stipendi per dipendenti e consulenti, niente limiti di cumulo tra emolumento e pensione e la possibilità di derogare a tutte le norme per il reclutamento del personale, gli obblighi di trasparenza e gli obiettivi di performance.
Su indicazione di Palazzo Chigi l’emendamento è stato accantonato e ieri non è stato votato. Visti i tempi, solo un intervento del governo (che può presentare modifiche in ogni momento) può salvarlo. La questione, che è ormai uno scontro tra amministrazioni, sarà affrontata nel pre-consiglio dei ministri di giovedì. Già a marzo scorso, su input del Sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Meloni, il decreto di Salvini era stato fermato per diverse settimane.
(da Il Fatto Quotidiano)

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CASO ILARIA SALIS, LA PRESSIONE INTERNAZIONALE STA METTENDO ALL’ANGOLO ORBAN: IL PROCESSO ANTICIPATO AL 28 MARZO E IL LEGALE E’ OTTIMISTA SUGLI ARRESTI DOMICILIARI A BUDAPEST

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

ENTRO FINE MESE VERRA’ FORMALIZZATA DALLA DIFESA LA RICHIESTA, DEPOSITATA ANCHE UNA CAUZIONE DI 51.000 EURO

Entro fine mese saranno richiesti gli arresti domiciliari a Budapest per Ilaria Salis, l’insegnante di 39 anni che è stata arrestata l’anno scorso proprio nella città ungherese con l’accusa di aver aggredito un nazifascista.
A confermare la notizia all’agenzia di stampa Ansa è stato l’avvocato ungherese della 39enne. Salis è l’attivista che ha denunciato le condizioni disumane in cui è rinchiusa in carcere.
Il legale ha assicurato che saranno completato le procedure necessarie e sarà versata una cauzione di venti milioni di fiorini ungheresi che corrispondono a oltre 51mila euro. Sarà inoltre necessario trovare un domicilio sicuro e sorvegliato. Ieri, infatti, il padre della donna ha spiegato che bisognerebbe trovare le condizioni di sicurezza considerato che, alcuni giorni fa durante il Giorno dell’onore, è apparso un murales che rappresenta Salis impiccata.
L’udienza è stata anticipata al 28 marzo
L’avvocato ha precisato che il giudice ha accelerato il caso anticipando la seconda udienza: prima era prevista per il 24 maggio, adesso per il 28 marzo.
L’udienza sarà un luogo che sarà utilizzato per insistere sulla richiesta di domiciliari: “Penso che questa volta verrà accolta”, ha detto il legale.
(da Fanpage)

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“DIAMO UN SEGNALE. PORTA IL GOVERNO SUL CESSATE IL FUOCO. LO CHIEDE L’EUROPA, CI LAVORA BIDEN. COME FAI A LASCIARE L’ITALIA COSÌ INDIETRO?”: LA TELEFONATA DELLA SCHLEIN ALLA MELONI CHE HA PROPIZIATO L’ACCORDO BIPARTISAN SUL MEDIO ORIENTE

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

ELLY HA TOLTO LE CASTAGNE DAL FUOCO ALLA DUCETTA CHE EVITA COSÌ DI RITROVARSI ISOLATA RISPETTO ALLA POSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA CASA BIANCA

Mittente: Giorgia Meloni. Destinataria: Elly Schlein. «Sentiamoci adesso, se puoi». Il primo sms spunta sul cellulare della segretaria Pd verso mezzogiorno. «Sono in conferenza stampa contro il Ponte — replica la leader dem — ti posso richiamare? ». Così, a ora di pranzo, la premier e la segretaria del Pd preparano l’accordo bipartisan sul Medio Oriente.
Si inseguono su WhatsApp proprio nei minuti in cui se le danno di santa ragione su un altro dossier, quello del progetto che dovrebbe unire Calabria e Sicilia.
Andrà così per tutto il giorno: battaglia su tutto, ma non sulla politica estera. Con il Nazareno che incassa un risultato politico, spingendo Palazzo Chigi fino al cessate il fuoco, un concetto mai sposato dall’attuale governo. E con la premier che evita di ritrovarsi sola e isolata oltreconfine, in ritardo rispetto alla posizione del Parlamento europeo e alla sensibilità della Casa Bianca, che lavora da settimane a una tregua.
La prima mossa del risiko è dunque il messaggio che rompe il ghiaccio. Ma la novità si costruisce soprattutto attorno a due telefonate successive. Schlein chiama Meloni a ora di pranzo. E le dice: «Diamo un segnale, insieme. Porta il governo sul cessate il fuoco. Lo chiede l’Europa, ci lavora Biden. Come fai a lasciare l’Italia così indietro?».
La presidente del Consiglio replica giurando di aver premuto già in passato per una conclusione rapida del conflitto. Ma aggiunge: «Provo a lavorarci, sentiamoci tra un po’». Si attivano i canali diplomatici.
Meloni richiama Schlein, le preannuncia che l’intesa è a un passo. Gli emissari si scambiano le righe che contengono la formula del «cessate il fuoco ». È il risultato politico a cui puntava Schlein, che infatti benedice la riscrittura: «Procediamo, è la nostra linea». Sul traguardo, però, qualcosa rischia di incepparsi. Il Pd propone al governo di accettare anche un altro comma, quello che contiene il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Su questo, però, la presidente del Consiglio è irremovibile: non se ne parla. Rilancia, proponendo un’altra soluzione: «Lasciate soltanto la formula “due popoli, due Stati”, fin lì ci arrivo».
A quel punto è Schlein a opporsi. Traballa il patto, per alcuni minuti. Fino allo scambio che permette di superare le divergenze tra le due leader: «Asteniamoci reciprocamente sui punti concordati, è comunque un risultato ».
(da La Repubblica)

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UNA SLINGUAZZATA SUL CAV: L’ITALIA STAMPERÀ UN FRANCOBOLLO IN OMAGGIO A SILVIO BERLUSCONI. USCIRA’ IL PROSSIMO SETTEMBRE

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

LO HA DECISO IL MINISTERO PER IL MADE IN ITALY, LE CUI PRATICHE FILATELICHE SONO SEGUITE DALLA SOTTOSEGRETARIA MELONIANA, FAUSTA BERGAMOTTO,,, FINORA BERLUSCONI ERA “DIVENTATO” UN FRANCOBOLLO SOLTANTO IN CINQUE PAESI DELL’AFRICA, DALLA LIBIA ALLA LIBERIA

L’Italia si allinea finalmente alla Libia, alla Liberia, alla Sierra Leone, al Mozambico e al Niger. Un passo di civiltà che ha sembianze filateliche: come finora avevano fatto soltanto una manciata di Stati africani, quest’anno anche il nostro Paese stamperà un francobollo in omaggio a Silvio Berlusconi.
Lo ha deciso il ministero per il Made in Italy guidato da Adolfo Urso, le cui pratiche per l’emissione di francobolli sono seguite dalla sottosegretaria in quota FdI Fausta Bergamotto. Dai corridoi del ministero la notizia è arrivata a Vaccarinews.it, testata online che si occupa proprio di filatelia e che per prima ha anticipato il lieto evento.
Ora il Mimit non solo conferma la sua decisione al Fatto, ma specifica pure che per Silvio sono arrivate due diverse richieste da esponenti di Forza Italia, oltreché da privati cittadini. Il ministero ha quindi accolto i voleri di FI integrando il Programma d’Italia 2024 con il francobollo in onore di B., chiarendo che uscirà a settembre in coincidenza con quello che sarebbe stato l’88esimo compleanno dell’ex premier.
Una chicca da collezionisti che completerà una serie bizzarra, visto che finora Berlusconi era diventato un francobollo soltanto in cinque Paesi dell ’Africa per i motivi più svariati.
In Liberia, per esempio, gli avevano dedicato ben due emissioni. La prima nel 2011, quando Silvio era comparso in una serie sui successi internazionali del Milan. La seconda, dalle fattezze bizzarre, uscì nel 2021 e vedeva il faccione serio di Berlusconi dipinto tra il disegnino del coronavirus e lo stemma della Croce Rossa. Su eBay è malinconicamente disponibile a 2 dollari e 50.
E se anche il Mozambico aveva celebrato il “club più titolato al mondo”, nel 2008 la Sierra Leone aveva immortalato Berlusconi in occasione del G8 di L’Aquila.
Ma gli omaggi più pittoreschi sono quelli di Niger e Libia. In Niger, un ritratto solo apparentemente innocuo di Silvio comparve nel 2019 in una serie dal titolo inequivocabile: “Francs-Macons”, Liberi Muratori. Massoni, insomma, come chiarivano anche squadra e compasso a lato del disegno. Segno che un’iscrizione alla P2 è per sempre.
Più romantico invece il francobollo libico del 2010: in occasione del 40esimo anniversario del regime di Gheddafi, Tripoli pensò di stampare una sorridente stretta di mano tra B. e l’amico dittatore, ignaro della sorte che l’avrebbe atteso di lì a pochi mesi.
(da Il Fatto Quotidiano)

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FERRARA, INNEGGIARONO A HITLER IN UN LOCALE NEL QUARTIERE EBRAICO: 24 INDAGATI PER APOLOGIA DI FASCISMO E ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE

Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile

IL GRUPPO E’ ACCUSATO ANCHE DI MINACCE E VILIPENDIO DELLE FORZE ARMATE

Un gruppo di 24 persone è indagato per apologia di fascismo, istigazione all’odio razziale, minacce e vilipendio alle Forze armate. Da questa mattina, martedì 14 febbraio, dalle prime ore del giorno, sono in corso a Ferrara le perquisizioni nelle abitazioni di ciascun partecipante a un blitz avvenuto pochi giorni prima di Natale in un locale del quartiere ebraico della cittadina emiliana.
In quella occasione si sono presentati indossando una tuta arancione inneggiando ad Adolf Hitler, al nazismo e a Benito Mussolini, minacciando di morte chi cercava di interromperli.
Durante la serata sono anche stati diffusi dei volantini contenenti minacce alle forze dell’ordine. L’operazione soprannominata «Bravi ragazzi» è coordinata dalla direzione centrale della polizia di prevenzione, mentre i provvedimenti di perquisizione sono eseguiti dalla polizia di Ferrara, Bologna e Ravenna. Tra le squadre coinvolte, anche gli agenti specializzati della polizia postale che dovranno analizzare il materiale informatico contenuto sui dispositivi sequestrati.
Gli accertamenti sono necessari anche per verificare se quello segnalato è stato un episodio isolato o se il gruppo è più strutturato. Nelle perquisizioni sono stati trovati manganelli, una katana, coltelli a serramanico, calendari e santini con le immagini di Mussolini, una pistola finta, tute arancioni con numeri sule spalle.
(da agenzie)

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