Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
L’INDIVIDUALISMO E L’AVIDITA’ DI DENARO SEMBRANO LA CIFRA NELLA MEDIA BORGHESIA
Il Bel Paese”, così aveva fama l’Italia, tanto che a fare il cosiddetto tour d’Italie venivano i grandi intellettuali e artisti, da Goethe a Stendhal a Oscar Wilde.
E in effetti l’Italia è un unicum, dal punto di vista storico, culturale, artistico, e anche geografico e ortografico. Abbiamo le Alpi, col monte Bianco di quasi 5 mila metri, gli Appennini, il Delta del Po che ricorda un po’ quello del Mississippi e soprattutto 8.300 chilometri di coste. Peccato che le coste ce le siamo rovinate da soli cementificandole, coinvolgendo in questa cementificazione anche alcuni siti archeologici di grande importanza, come quello di Agrigento.
L’Italia è unica per la cultura. Viene dalla latinità e anche dal pensiero greco (la “Magna Grecia”) e lo è rimasta col Rinascimento (Leonardo da Vinci, Michelangelo, Botticelli per dire solo di alcuni).
L’Italia rimarrebbe un “Bel Paese” se non fosse abitata dagli italiani di oggi.
Colpisce il suo cinismo da mercato. Si dirà che questo cinismo ormai riguarda tutti nel mondo globalizzato a eccezione di poche enclave, ridotte al margine, dove gli autoctoni hanno conservato la propria dignità.
Ma un padre che specula sulla morte della propria figlia è un unicum, questa volta negativo, di noi italiani. A questa speculazione ha aderito anche la sorella della vittima, Elena, e perfino la nonna. Un tempo, in fondo non poi così lontano se anch’io ho avuto il modo di viverlo, una famiglia colpita da una disgrazia si chiudeva in un dignitoso e silenzioso riserbo.
Fa impressione anche la sciatteria degli italiani di oggi, che coinvolge artigiani, giornalisti e quasi ogni altra categoria (giornalismo: ma è mai possibile trovare certi strafalcioni sul Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano?). Un tempo l’artigiano aveva l’orgoglio del suo manufatto, il “capolavoro”, tanto che, ancora oggi, a Milano puoi vedere certi tombini sui quali l’artigiano aveva messo in sigla il proprio nome.
Adesso l’artigiano fa il suo lavoro alla bell’e meglio, contando sull’ignoranza del committente. Tu chiami, e qui comincio a parlare di esperienze personali, un fabbro. L’appuntamento è per le 2 del pomeriggio e quello alle 5 non si è ancora fatto vedere. Ho un garage dove, non potendo più guidare la macchina, tengo una vecchia bicicletta, una Rossignoli con cinque cambi che mi è emotivamente cara perché mi ricorda un’altra stagione della mia vita.
Che fanno gli operai della commendevole ditta Di Falco che in Milano hanno ottenuto tutti gli appalti dell’Ecobonus (e anche questo meriterebbe un’indagine della magistratura, perché così siamo in un regime che viola la concorrenza)? Entrano nel garage, probabilmente rubano la bici, a meno che non ci abbia pensato prima qualcun altro, e vi mettono i loro arnesi e le loro masserizie, dimenticandosi, anzi sfottendolo, il proprietario. C’è un furto e una violazione di domicilio.
Potrei, naturalmente, rivolgermi alla magistratura, ma con i tempi delle nostre procedure penali e civili otterrei soddisfazione tra una mezza dozzina d’anni e forse più. Anche perché in Italia s’è venuto creando un doppio diritto, uno per “lorsignori”, fra cui oltre ai politici ci sono anche gli imprenditori, e l’altro per i comuni mortali.
È vero che gli artigiani sono tartassati dal fisco, si fa per dire, perché lavorano quasi sempre in nero (ed è anche per questo che possono non presentarsi a un appuntamento già fissato). Ma prova tu, lettore, a fare un’infrazione stradale e il fisco ti è subito addosso con gabelle, tasse e sovrattasse (ricordo una bella vignetta di Giovanni Mosca, l’umorista: si vede un tasso, inteso come animale, con in groppa un tasso più piccolo. “Che cos’è?”, chiede, nella vignetta, l’omino al compagno: “È il tasso col sovratasso, è un animale che esiste solo in Italia”). Del resto se sei ricco e famoso le cose si svolgono molto diversamente.
Ricordo i casi di Valentino Rossi e di Luciano Pavarotti che patteggiarono col fisco ottenendo una riduzione della metà, milioni di euro o miliardi di lire.
Io sono un “fragile”, sia per età che per la menomazione della mia vista. Mi è capitato di essermi perso in un quartiere a me poco noto. Chiedevo indicazioni ai passanti e quelli tiravano dritto. Siccome ho ancora buoni riflessi, sono caduto solo una volta, inciampando in un gradino in piazza Cavour, finendo lungo disteso sul marciapiede. Nessuno che si sia fatto avanti per darmi una mano.
L’individualismo e l’avidità di denaro sembrano la cifra soprattutto nella media borghesia. Io abito in un palazzo abitato da questo tipo di individui. Non si sono accontentati dei vantaggi dell’Ecobonus, supposto che esistano ma hanno voluto anche un telo pubblicitario che per due anni ci ha tolto la vista, il sole, l’aria. Credo, come ho già detto l’altra volta, che se tu proponessi a un bangla: ti do del denaro ma tu per due anni rinunci all’aria, al sole, alla vista, quello ti manderebbe a dar via il culo.
Non abbiamo più valori né ideali. Il Fascismo li aveva, sbagliati, ma li aveva. Siamo il Paese record con quattro mafie: la mafia propriamente detta, la ’ndrangheta, la camorra, la Sacra Corona Unita. Ma al di sopra di queste si eleva una supermafia, più occulta, che si chiama partitocrazia. È quello che oggi si chiama “amichettismo”, che ha gli stessi metodi della mafia: offre protezione in cambio di sudditanza.
Anzi oggi che la mafia ha rinunciato, intelligentemente, a spargere sangue, la similitudine è perfetta. In peggio, perché la mafia conserva un codice d’onore (si veda la dignitosa morte di Matteo Messina Denaro) quella dei colletti bianchi no. Basta pungerli con uno spillo e spifferano tutto, tanto sanno che, in un caso o nell’altro, la galera è solo un’idea platonica, al peggio andranno ai “domiciliari” evidenziando anche qui una sperequazione fra i reati dei ceti sociali alti, per così dire, e quelli da strada, commessi in genere dai poveracci, per i quali vale il brocardo di madama Santanchè: “In galera subito e buttare via le chiavi”.
Scrivevo in un libro pubblicato nel 2010 da Chiarelettere: “Un’Italia ormai inguaribilmente corrotta, nelle classi dirigenti come nel comune cittadino, intimamente, profondamente mafiosa, come sempre anarchica ma senza più essere divertente, priva di regole condivise, di principi, di valori, di interiorità, di dignità, di identità. Un’Italia senz’anima”.
Il Bel Paese? Una fogna a cielo aperto.
Massimo Fini
(da ilfattoquotidiano.it)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
PRONTI I CARTELLI IN RAI: “QUI NON SI PARLA DI POLITICA”
Lei è poeta? Bene, allora faccia il poeta e non rompa i coglioni. In
sintesi la serena posizione della sedicente destra fantasy al potere in Italia su argomenti come “arte e politica”, “arte e società” e altre questioncelle di cui si dibatte da alcune migliaia di anni è questa, come potete vedere, molto articolata.
In confronto, le scritte nelle osterie ai tempi del Ventennio – “Qui non si parla di politica” – erano un trattato di densa complessità semantica.
Ora no, niente di tutto questo, ora si va per le spicce, come dice il deputato Giorgio Mulè di Forza Italia: “A Sanremo si va per cantare”. Ecco, bon, finito. E se qualcuno, oltre a cantare (e magari pure cantando!) dice delle cose sul mondo – dall’immigrazione all’ambiente, dalla guerra al genocidio di Gaza, alla fame nel mondo, ai salari bassi – ecco che “è uno sproloquio”, oppure (per i più colti) “le cose vanno dette nel loro contesto”, oppure, “ecco vuole farsi pubblicità”, o ancora “non sa quel che dice”.
All’ultimo step c’è anche il non mettere in difficoltà la sora Mara Venier, poverina, che all’età di 73 anni, e installata in tivù da quando c’erano i tram a cavalli, si presta alla lettura di un comunicato Eiar sollecitato dall’ambasciatore di Israele per paura di non fare carriera. Cerchiamo di capirla.
Gli argomenti per dire ad artisti, cantanti, scrittori, registi e altri esponenti della cultura il classico e volitivo “Stai al posto tuo” sono numerosi e, ahimè, sempre gli stessi.
Il primo e più gettonato è l’intramontabile “non è il momento”, “non è il posto giusto”, “il contesto non è quello adatto”. Insomma, come ha detto zia Mara, “Questa è una festa e si parla di musica”, mica di immigrati (questo zittendo Dargen D’Amico), anche se poi ha letto il famoso comunicato, che non parlava di musica per niente. E vabbè.
Poi c’è un altro classico e sempreverde manganello per chi si ostina a occuparsi del mondo oltre a cantare una canzone (come se cantare una canzone non fosse occuparsi del mondo, poi!), ed è l’accusa di guadagnarci qualcosa, di lucrare in popolarità. “Vuole farsi notare!”, è la terribile accusa, magari pronunciata da politici di seconda, terza e quarta fila che venderebbero la madre per veder pubblicata una loro dichiarazioncina con fotina annessa.
Questo fa sempre molto ridere, perché di solito – come nel caso di Ghali – quello accusato di volersi fare pubblicità dicendo “cessate il fuoco” è già molto, ma molto, ma molto più popolare e noto del pupazzetto che si indigna.
Seguendo lo stesso ragionamento potremmo dire che Mulè (e altri) si fanno pubblicità parlando di Ghali, sarebbe più sensato, perché sono in effetti meno popolari e molto meno amati dal pubblico.
L’ultima cartuccia per tenere gli artisti “al posto loro” se la giocano in molti, compresi corsivisti, commentatori e paraguru dell’informazione, ed è – nell’impossibilità di smontare l’argomento – l’operazione di svilire chi lo pronuncia. Insomma, siccome è difficile di fronte a un “Basta con il genocidio!” rispondere “No, no, avanti con il genocidio!”, si contesta la lucidità, o la conoscenza dei fatti, o l’autorevolezza di chi lo dice. Come se si dovesse essere chissà quanto autorevoli per dire che non bisogna assassinare donne e bambini. Insomma è una variante del “Che ne sai tu che fai il cantante!”, detto quasi sempre da gente che ne sa infinitamente meno, ma si adegua.
Deve sembrare ai volenterosi censori un’arma invincibile e acuminata. Insomma! Che ne sa un cantante di genocidi? Chi si crede di essere, eh, la Corte dell’Aja? Ops…
(da il lfattoquotidiano.it)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
L’ORMAI EX DIRETTORE ARTISTICO DEL FESTIVAL RISPONDE PER LE RIME AD ALON BAR
Ora che è libero dalla veste ufficiale di conduttore e direttore artistico di Sanremo, incarico portato a termine sabato notte dopo cinque edizioni di grande successo, Amadeus torna sul caso politico più scottante dell’edizione appena conclusasi: gli appelli di varia forma e natura per la pace e/o contro il presunto «genocidio» in corso a Gaza dal palco dell’Ariston, e le conseguenti proteste di Israele e di alcune comunità ebraiche. Amadeus, semplicemente, non ci sta ad accettare la tesi – contenuta nella nota del day after di Sanremo dell’ambasciatore d’Israele in Italia – secondo cui questo Festival sarebbe stato «sfruttato per diffondere odio» contro lo Stato ebraico. «Rispetto le decisioni di tutti, ma non sono assolutamente d’accordo con questa affermazione, nella maniera più totale», replica ora lo showman ospite di Porta a Porta. Che difende a spada tratta ciò che è accaduto nell’ultima settimana sul palco del “suo” Ariston: «Il festival di Sanremo non ha mai promosso l’odio, ha sempre parlato di inclusione, di libertà: i cantanti che sono saliti sul palco hanno chiesto la fine della guerra, hanno chiesto la pace. Richiedere la pace vuol dire seminare odio?», chiede Amadeus: «Esattamente il contrario». Eppure tra tutte le testimonianze portate sul palco dagli artisti – primi fra tutti Ghali e Dargen D’Amico – non è forse mancata almeno una menzione anche delle vittime di parta israeliana dell’ultima tragica guerra, come ha notato l’ambasciatore Alon Bar? La domanda è sollevata ad Amadeus da Bruno Vespa: «Non è che avete dimenticato il massacro di 1.200 israeliani» lo scorso 7 ottobre? «Assolutamente no», replica l’ormai ex direttore artistico del Festival. «La guerra da qualsiasi parte è da condannare, non c’è guerra da un lato o dall’altro, c’è la guerra che va fermata, qualsiasi guerra al mondo va fermata. Mai mi sarei mai sognato di portare l’odio, e così anche i cantanti». Anzi, incalza Amadeus difendendo i “suoi” artisti a spada tratta: «Portiamo esattamente l’opposto. I ragazzi in gara fanno messaggi e appelli di pace, di libertà di idee, di pensiero, di uguaglianza di pelle, di valori. A Sanremo nella storia, e senza sembrare presuntuoso, in questi anni, c’è un grande senso di inclusione che va rispettato e mai cambiato, sennò torniamo indietro».
(da Open)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
IL PROGETTO PUNTA A CONTRASTARE IL M5S PER TORNARE AL VECCHIO ANIMO GRILLINO… IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE “SCHIERARSI” DI DIBBA, È LUCA DI GIUSEPPE, EX M5S E DIRIGENTE DELLA SOCIETÀ DI CASALEGGIO
Dibba, i’ vorrei che tu Davide e io fossimo presi per incantamento.
Sabato scorso, come non accadeva da tempo, ecco che è successo: Virginia Raggi si è presentata ad autenticare le firme di “Schierarsi”.
E’ l’associazione che, citiamo testuali, “prende posizione con coraggio su temi nazionali e globali” di cui Alessandro Di Battista (l’eterna promessa dei grillini, partito di cui non fa più parte) è vicepresidente oltre che animatore totale in giro per l’Italia. Il presidente di “Schierarsi” è Luca Di Giuseppe, un altro ex M5s, che nella vita è responsabile commerciale di Camelot. Come cos’è? E’ la piattaforma di Davide Casaleggio (figlio di Gianroberto) e della moglie Enrica Sabatini, un altro pezzo importante della burocrazia grillina che fu, finito a piatti in faccia con l’ex premier.
Dibba, Raggi e Casaleggio junior: quanto basta per far arricciare il ciuffo a Conte, diventato padre padrone del M5s, partito quasi personale che guida con pugno duro e un discreto successo mediatico con buone capacità di manovra parlamentare.
Di Battista e l’ex sindaca di Roma hanno un rapporto di lunga data e assai consolidato. Per dire: nel 2016 fu lui, una volta ascoltato il parere del suo meccanico (non è battuta) a dirle di rifiutare la candidatura della Capitale alle Olimpiadi. E così andò. Nel corso degli anni, tutte le volte che si metteva male, è stato sempre Dibba a correre in supporto della “regina di Roma” e a immolarsi per lei al cospetto dei vertici del partito che la percepivano come fonte di guai più che di vanto. Quanto alla presenza del giovane Di Giuseppe si può affermare – senza tema di smentita – che rappresenta un contatto fra Dibba e il mondo casaleggiano, da venti anni ormai in grado di fornire servizi e piattaforme alla politica (oltre che alle aziende): dall’Italia dei Valori di Di Pietro al M5s.
L’occasione di sabato scorso è servita ad autenticare le firme – Raggi è consigliera comunale di opposizione – per “il progetto di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dello Stato di Palestina lanciato dall’associazione Schierarsi”, ha spiegato la grillina, che fa parte, seppur in maniera molto critica, del comitato di garanzia del M5s (su nomina di Beppe Grillo).
Conte si attacca al malleabile statuto del M5s per non ricandidarla in quanto – regolamenti alla mano – ha esaurito tutte le possibilità (è al terzo giro in Campidoglio, anche se uno, quello ai tempi di Marino sindaco, si interruppe prima del tempo). Dibba invece non ha intenzione di scendere in campo per le europee perché preferisce coltivare la sua associazione che vanta circa diecimila iscritti. Una piattaforma che dovrebbe diventare qualcosa di più: un partito alle prossime politiche, quando saranno.
E anche Raggi a quel punto potrebbe essere della partita, arrivata ormai al capolinea. Siamo a metà fra la suggestione e il progetto che inizia a prendere piede.
(da Il Foglio)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
IL GRUPPO DI PIRATI INFORMATICI, “NONAME057(16)”, HA MESSO NEL MIRINO I DATABASE DI BANCHE E ISTITUZIONI MA… “GLI AGRICOLTORI SONO STANCHI DELLE POLITICHE SBAGLIATE. LE AUTORITA’ SPONSORIZZANO ZELENKSY INVECE DI RISOLVERE I PROBLEMI INTERNI”
Nuova ondata di cyber-attacchi degli hacker filorussi Noname057(16) contro siti italiani, “in supporto agli agricoltori che stanno protestando”. Ad aiutare i Noname altre 3 crew: Folk’s CyberArmy, 22C e CyberDragon. Come nelle precedenti azioni, si tratta di attacchi di tipo Ddos (Distributed denial of service): in pratica si invia un’enorme quantità di richieste al sito web obiettivo, che non è in grado di gestirle e quindi di funzionare correttamente. Limitati, al momento – a quanto risulta – i disagi.
L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale sta monitorando la situazione. Sul loro canale Telegram, come al solito, i Noname postano affermazioni di propaganda filo-Mosca. “Gli agricoltori – si legge – sono stanchi delle politiche sbagliate delle autorità italiane, che sponsorizzano con tutte le loro forze il regime criminale di Zelenskyj e non cercano nemmeno di risolvere i problemi interni del Paese, fregandosi dei propri cittadini. Gloria alla Russia!”.
Tra gli obiettivi che gli hacker sostengono di aver colpito, ci sono i siti di varie istituzioni, aziende e banche: l’Agenzia del demanio, Credem, Bper, le aziende del trasporto pubblico di Siena, Torino, Palermo Cagliari e Trento. Analoga offensiva dal gruppo di criminali informatici è stata condotta nei giorni scorsi conto la Spagna; anche in quel caso, in supporto alla protesta degli agricoltori di quel Paese
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
IN REALTA’ L’AGENTE DELLA MUNICIPALE INIZIAVA A LAVORARE CON MEZZ’ORA DI ANTICIPO: REINTEGRATO
Tutti si ricorderanno quella immagine. Un dipendente comunale,
intento a passare il badge, senza pantaloni. La sua foto girò ovunque, scatto simbolo dell’operazione “Stachanov” della Guardia di Finanza, avvenuta nel 2015, che mise sotto accusa i dipendenti comunali di Sanremo, con l’ipotesi del reato di truffa ai danni dello Stato per assenteismo sul posto di lavoro e irregolare timbratura del cartellino.
Per quella operazione l’ex agente della polizia municipale Alberto Muraglia venne licenziato. Ma oggi, dopo la revoca del licenziamento in Corte di Appello, non solo il Comune è stato condannato reintegrare il vigile sul posto di lavoro ma, in aggiunta, dovrà risarcirne i danni. Sanremo sborserà 227.443,36 euro al “vigile in mutande” in attesa della sentenza in Cassazione.
Il vigile in mutande sì, ma perché lavorava in anticipo
Nella lunga vicenda processuale secondo l’accusa Muraglia, dopo aver timbrato in mutande sarebbe poi tornato a casa a dormire invece di prendere servizio. Ma il suo legale, l’avvocato Alessandro Moroni, dimostrò invece che l’agente in realtà iniziava a lavorare addirittura in anticipo.
Nominato custode del mercato ortofrutticolo di Sanremo, Muraglia si svegliava tutte le mattine alle 5.30 per aprire i cancelli del mercato e controllare che gli spazi fossero vuoti per i banchi degli ambulanti, poi andava a prendere servizio alle 6 in qualità di vigile urbano.
Il compito di custode lo svolgeva per avere in cambio l’alloggio a titolo gratuito nello stabile del mercato, senza ricevere alcuna remunerazione in denaro.
Per risarcire il vigile il Comune, che nel frattempo ha presentato ricorso per Cassazione, ha dovuto riconoscere un debito fuori bilancio, la cui approvazione è stata demandata al Consiglio comunale, che si riunirà venerdì prossimo.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
“GIA’ SI REGISTRANO DIVERSE SEGNALAZIONE DI IRREGOLARITA’ NELL’ATTUAZIONE DEL PIANO. NON È NECESSARIA UN’ULTERIORE PROROGA DELLO SCUDO ERARIALE”
Le riforme funzionali volte a garantire l’attuazione del Pnrr siano “condivise” e “formulate con gradualità” e subordinate al parere delle sezioni unite della Corte dei Conti. Così il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino nella relazione per la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
La Corte, afferma, “con spirito di leale collaborazione con le istituzioni titolari della rappresentanza politica, con cui auspica di mantenere vivo il dialogo proficuo che ha da sempre contraddistinto le interlocuzioni, intende fornire il proprio contributo tecnico per concorrere alla realizzazione di questi obiettivi sfidanti, ritenendo quanto mai attuale la disposizione che subordina l’adozione di riforme funzionali al previo parere delle Sezioni riunite”.
E’ opportuno che le riforme vadano condivise e formulate con gradualità, come è avvenuto, ad esempio, per la redazione del Codice di giustizia contabile”. Da quello schema organizzativo (sovrapponibile al modello utilizzato per i Codici del processo amministrativo e dei contratti pubblici), rileva, “è possibile trarre ispirazione per affrontare importanti e complesse riforme, rispettose della collocazione costituzionale della Corte dei Conti e degli obiettivi che nella cornice costituzionale ed eurounitaria l’Istituto è chiamato a perseguire”.
Il presidente ricorda che “dopo le riforme del 1994 l’ambito delle attribuzioni giurisdizionali e di controllo della Corte ha costituito oggetto di ulteriori e numerosi provvedimenti normativi, spesso avviati con decretazione d’urgenza che, sovrapponendosi all’originario tessuto legislativo, ne hanno indebolito l’iniziale organicità”. Da qui, prosegue il presidente della Corte dei CONTI, “le istanze di interventi razionali, che rispondano effettivamente alle esigenze di certezza giuridica e di coerenza ordinamentale manifestate dagli operatori del diritto, dalle amministrazioni controllate e dalla stessa magistratura contabile”.
Nell’osservare dunque che sono “all’orizzonte significative riforme previste nel Pnrr, tra le quali, fondamentali nell’ottica della Corte, quelle della pubblica amministrazione e della contabilità pubblica”, Carlino sottolinea quindi che questo “rende auspicabile fornire alle funzioni di controllo, come già avvenuto per le funzioni giurisdizionali, un assetto procedurale in linea con gli standard internazionali in materia di audit del settore pubblico”.
Peraltro, aggiunge, “anche per le funzioni giurisdizionali emergono sollecitazioni per una più puntuale perimetrazione degli istituti di diritto sostanziale, in funzione di una maggior garanzia per i destinatari dell’azione giudiziaria”.
“L’attuazione del Pnrr, terminata la predisposizione delle regole di contesto, è entrata nel vivo e già si registrano diverse segnalazioni di irregolarità”. Così il procuratore generale della Corte dei Conti Pio Silvestri nella sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario. In particolare, ha spiegato, “si tratta di indebita percezione ovvero non corretto utilizzo dei fondi da parte dei soggetti attuatori, irregolarità nella percezione dei contributi sub specie di opere non conformi al progetto o di assai significativi ritardi nella loro attuazione”.
“Non sono semplici le prove che il nostro Paese è chiamato ad affrontare in uno scenario geopolitico ed economico aggravato da nuove incertezze”. Così il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino nella relazione per la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
“In tale quadro, la gestione della politica economica si trova davanti a nuove sfide, sia sul fronte dell’economia reale che della gestione dei conti pubblici. Spinte ed esigenze diverse, sapientemente bilanciate, devono garantire un percorso di riequilibrio dei conti e un graduale rientro del rapporto debito-pil”, sottolinea. Per Carlino “occorrono misure che, nel dare una risposta alle necessità di famiglie e imprese, assicurino un’ordinata e progressiva riconduzione delle dinamiche delle entrate e delle spese entro una cornice compatibile con la sostenibilità dell’elevato debito; sostenibilità che è presupposto di uno sviluppo economico più consistente e durevole, oltre che equo, inclusivo e attento alle future generazioni”.
Non è necessaria un’ulteriore proroga dello scudo erariale. Lo sottolinea il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino nella relazione per la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. “L’attuale assetto normativo, arricchito dall’elaborazione giurisprudenziale, garantisce, con la limitazione della responsabilità alle sole ipotesi di dolo o colpa grave, un punto di equilibrio tale da rendere, per dipendenti e amministratori pubblici, la prospettiva della responsabilità ragione di stimolo e non di disincentivo, come più volte affermato dalla Corte costituzionale sin dal 1998”, afferma. Appaiono inoltre “apprezzabili” per Carlino le norme contenute nel Codice dei contratti pubblici e nel decreto legislativo che prevedono una più puntuale perimetrazione della colpa grave, recependo gli approdi interpretativi della dottrina e della giurisprudenza.
“Il delineato sistema delle garanzie, unitamente alla perimetrazione normativa dell’elemento psicologico – sottolinea – sembrerebbe rendere non necessaria la ulteriore proroga del cosiddetto ”scudo erariale” (finalizzato a escludere le condotte attive dall’ambito di applicazione della colpa grave), introdotto in via eccezionale nel periodo pandemico per porre un rimedio alla ‘paura della firma’”.
“Autonomia e indipendenza della magistratura costituiscono presidi indispensabili per assicurare la qualità del servizio reso al paese e rappresentano una garanzia essenziale per i cittadini, così come è imprescindibile il rispetto dell’etica pubblica che impone di esercitare le delicate funzioni magistratuali con equilibrio, sobrietà, ragionevolezza e un radicato senso delle istituzioni”. Così il presidente della Corte dei CONTI Guido Carlino nella relazione per la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
UNA MEMORABILE BRUTTA FIGURA
Flop per il liceo del Made in Italy. Le iscrizioni al nuovo indirizzo
voluto dalla maggioranza sono state appena 375, equivalenti a circa 15 classi, a fronte di 114 istituti autorizzati.
È quanto emerge dai dati delle iscrizioni online all’anno scolastico 2024/2025. Come riporta La Repubblica, sono stati deludenti anche i numeri dall’altra novità introdotta dal governo, quella dei nuovi istituti tecnici professionali con il percorso breve di quattro anni, anziché cinque, più due di Its.
Questa nuova soluzione è stata scelta solo da 1.669 studenti, pochi per riempire le classi dei 172 istituti che avevano scelto di aderire alla sperimentazione.
In generale, i licei continuano a essere scelti da oltre la metà delle studentesse e degli studenti, con il 55,63 percento di domande sul totale (l’anno scorso erano il 57,1%). In crescita le iscrizioni agli istituti tecnici e i professionali, a cui corrispondono, rispettivamente, il 31,66 percento (contro il percento dello scorso anno) e il 12,72 percento delle domande (l’anno scorso i dati erano pari al 30,9% e al 12,1%).
Tra i licei, il primato continua a essere dello scientifico, scelto dal 25,59 percento degli studenti (il 13,74% hanno scelto quello tradizionale, ll 9,75% le scienze applicate e il 2,10% quello sportivo), con il classico (5,34%) ormai superato nettamente dall’indirizzo scienze umane (10,97%). Tra i tecnici spicca il settore economico, con il turismo al 3 percento, mentre tra i professionali il preferito è Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera, con il 4 percento.
Dure le opposizioni sul flop del liceo del Made in Italy. “Continuare a negare la realtà per fare propaganda spiccia su un indirizzo che interessa a pochi è surreale. Il ministro Valditara venga in Senato a riferire su questi pessimi risultati. Forse chiamarlo flop o falsa partenza è ancora poco. A scuola infatti si direbbe Non Classificabile”, ha dichiarato la senatrice di Alleanza Verdi/Sinistra Aurora Floridia.
“Il fallimento di questa proposta che è sotto gli occhi di tutti, al di là degli aspetti di contenuto, completamente inesistenti, nasce dalla non conoscenza delle dinamiche e dei tempi che regolano il mondo della scuola da parte del Ministro Valditara, a partire dal mancato rispetto per gli organi collegiali, gli studenti e le loro famiglie”, ha commentato la deputata del Partito democratico Ilenia Malavasi.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2024 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO DELLA CONVENTION ON THE CONSERVATION OF MIGRATORY SPECIES DENUNCIA GLI EFFETTI DELL’INQUINAMENTO, DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E DELLA DEGRADAZIONE DELL’HABITAT
La crisi climatica sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle specie migratorie: più di una su cinque è a rischio estinzione. A dare l’allarme è stato il primo rapporto sullo stato delle specie migratorie redatto dalla Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals (CMS) – anche nota come Convenzione di Bonn – un’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della conservazione delle specie migratrici e dei loro habitat.
Il quadro che descrive il rapporto è allarmante: il cambiamento climatico, l’inquinamento, la presenza sempre più aggressiva di specie invasive e la conseguente degradazione degli habitat naturali stanno rendendo sempre più impervie e disseminate di minacce le rotte degli animali migratori, che per loro stessa natura percorrono migliaia e migliaia di chilometri per alimentarsi e riprodursi.
Una specie su cinque è a rischio
Ogni anno miliardi di animali migrano via terra, per mare e per aria, attraversando confini nazionali e continenti e viaggiando per migliaia di chilometri. Oltre a essere alla base della loro sopravvivenza, questi lunghissimi viaggi svolgono un ruolo essenziale nel mantenere in equilibrio gli ecosistemi del mondo. Durante le loro traversate, gli animali migratori impollinano piante, trasportano nutrienti chiave, cacciano parassiti e contribuiscono a immagazzinare carbonio. Ecco perché lo stato di salute in cui versano sono un indice del benessere dell’intero Pianeta. Ma i dati attuali parlano di un quadro tutt’altro che rassicurante.
Anche se per alcune specie è stato registrato un trend positivo, la popolazione di quasi la metà (circa il 44%) delle 1.189 specie animali riconosciute dalla CMS sta diminuendo e più di una su cinque (22%) delle specie elencate è stata dichiarata a rischio estinzione. Ma i rischi maggiori interessano i pesci migratori: praticamente tutte di quelle prese in considerazione, bene il 97%, è a rischio.
Il rapporto ha anche indagato quanti sono le specie migratorie a rischio tra quelle non tenute in considerazione dalla Convenzione. Ne è emerso che 399 specie migratorie, principalmente uccelli e pesci, tra cui molti albatros e uccelli canori, squali e razze, sono categorizzate come “minacciate” o “quasi minacciate”, pur non essendo ancora elencate nella CMS.
L’azione dell’uomo è tra le cause principali
Tra i dati emersi dal rapporto, uno su tutti richiede – sottolinea il documento ufficiale – un’azione forte da parte della collettività, essendo l’uomo il principale responsabile dell’allarme in atto. Le due maggiori minacce sia per le specie elencate dalla Convezione che per tutte le specie migratorie sono infatti la sovrasfruttamento e la perdita di habitat dovuti all’attività umana. Tra le cause ci sono pratiche, che pur essendo estremamente dannose per l’ambiente e le specie animali che lo abitano, continuano a essere messe in atto. Tra queste rientrano la caccia e la pesca insostenibili, la perdita e la frammentazione dell’habitat causata dall’agricoltura e dall’urbanizzazione incontrollate.
“Il rapporto ci mostra chiaramente che le attività umane insostenibili stanno mettendo a repentaglio il futuro delle specie migratorie – ha dichiarato Inger Andersen, Direttore Esecutivo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite – Quando le specie attraversano i confini nazionali, la loro sopravvivenza dipende dagli sforzi di tutti i Paesi in cui si trovano”.
Il rapporto rivela infatti come molte delle minacce che colpiscono queste specie sono le stesse alla base del cambiamento ambientale e della perdita di biodiversità del Pianeta. “Pertanto – ribadisce il rapporto – affrontare il declino delle specie migratorie richiede azioni da parte dei governi, del settore privato e di altri attori”.
(da Fanpage)
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