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AUMENTARE I POSTI IN CARCERE NON SERVE A RISOLVERE IL SOVRAFFOLLAMENTO, COME SOSTIENE LA MELONI

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

INTERVISTA A PATRIZIO GONNELLA, PRESIDENTE DI ANTIGONE

Nelle carceri italiane sono detenute 60.367 persone, mentre i posti disponibili sulla carta sarebbero al massimo 51.347, secondo dati del ministero della Giustizia. Ci sono circa 9mila persone di troppo, cosa che porta a un forte peggioramento delle condizioni di vita per chi ci vive. Dall’inizio dell’anno sono già 15 i suicidi avvenuti in carcere, quasi uno ogni due giorni.
La presidente del Consiglio Meloni ha detto che la soluzione per il sovraffollamento è “aumentare la capienza delle carceri”.
Una proposta che secondo Patrizio Gonnella, giurista e presidente dell’associazione per i diritti delle persone detenute Antigone, è inutile e superata, e riflette una “cultura della repressione di massa” che il governo di destra esprime in vari modi. A Fanpage.it Gonnella ha spiegato perché la linea dell’esecutivo non può funzionare.
Il sovraffollamento delle carceri italiane influisce sulle condizioni di chi è detenuto?
Ovviamente c’è un rapporto diretto tra l’affollamento e la qualità della vita. In termini di spazi ridotti e di opportunità che vanno divise per le persone presenti, ad esempio. Ma anche in termini di rapporti professionali, perché non è che se aumentano i detenuti si aumenta il numero di educatori, assistenti sociali, psicologi, mediatori, direttori o poliziotti. In più, in questa fase storica sembra che la politica voglia fare un passo indietro anche sull’organizzazione della vita interna: sempre più chiusura degli spazi, che produce malessere e assenza di speranza.
Nei primi 35 giorni dell’anno ci sono stati 15 suicidi in carcere. Anche su questo hanno un effetto le condizioni di vita interne?
Se dall’interno del carcere si percepisce una condizione degradata di vita da un lato, e dall’altro l’assenza di un progetto – tanto che sembra davvero prendere forma quella brutta espressione, “buttare la chiave” – è chiaro che questo contribuisce all’aumento dei suicidi. È un dato drammatico che dovrebbe interrogare l’amministrazione penitenziaria, e immagino lo farà. Ovviamente ogni suicidio è una storia a sé, ma ci sono degli elementi generali comuni. È come se la disperazione delle persone non fosse intercettata, come se le persone fossero nuovamente dei numeri.
Ha scritto qualche mese fa sul manifesto che con questo governo “cella e carcere vengono fatti coincidere pericolosamente”, ed è “un regalo ai sindacati autonomi di polizia penitenziaria”. Ci può spiegare perché?
La pena prevista è il carcere, che non significa stare chiusi in cella 24 ore su 24, ma fare vita all’interno di quello spazio chiuso. Stare fuori dalla cella il più possibile. Queste sono le indicazioni che arrivano dagli organismi internazionali. Usare la cella semplicemente come luogo di pernottamento, e poi avere gli spazi comuni: scuola, lavoro, socialità. Rendere il carcere uno spazio di vita vissuta, cosa che ha anche una straordinaria capacità di prevenire la violenza, sia verso gli altri che verso se stessi. C’è invece una parte del sindacalismo penitenziario, quello autonomo, che interpreta il proprio ruolo in modo molto poco moderno. Lo interpreta come i garanti della cella chiusa.
Ed è una parte che ha trovato l’appoggio del governo?
Ha trovato molto appoggio in campagna elettorale, e quindi la linea del governo è un po’ anche l’esito di quelle promesse, secondo me. È una visione miope. Anche mettendosi nei panni dei poliziotti. Se io fossi un poliziotto preferirei un carcere dove le persone sono più contente, fanno sport e attività, stanno fra di loro, ovviamente con tutte le cautele per il rispetto della non violenza e della legalità. Così si ridurrebbe la conflittualità. E invece oggi si va nella direzione opposta: addirittura si arriva a pensare di mettere un nuovo reato, quello di rivolta penitenziaria. E uno dei casi in cui si configurerebbe sarebbe la resistenza passiva. Quindi bisogna solo obbedire.
Cosa c’è alla base del sovraffollamento?
I fattori sono molteplici, ma uno riguarda la concezione del diritto penale. La nostra idea è che il diritto penale intervenga solo laddove necessario, non dappertutto. Invece nell’ultimo anno ci sono stati circa quindici interventi legislativi diretti o a prevedere nuovi reati, o ad aumentare le pene per reati già previsti. In più, si limita l’accesso ai benefici penitenziari. È una cultura della repressione di massa. Così stiamo tornando ai numeri del 2013, anno in cui l’Italia fu condannata dalla Corte europea dei diritti umani perché quel tasso di affollamento non garantiva i diritti.
È questo il “populismo penale” di cui le opposizioni accusano il governo, e che anche il ministro della Giustizia Nordio quando era magistrato?
Sì, il ministro Nordio non ha espresso una sola opinione che sia coerente con i suoi principi di liberalismo. Per ora la direzione del governo è tutta un’altra: repressione, proibizione, chiusura, disciplina. Lo si vede nel carcere, come contro chi protesta (penso agli agricoltori, trattati molto meglio di studenti e ambientalisti).
Sul sovraffollamento Meloni ha detto che il problema “non si risolve togliendo reati, ma aumentando la capienza delle carceri”.
Sono cose che abbiamo sentito moltissime volte in passato…
Sono sbagliate?
Da un lato bisogna parlare in astratto, sul piano filosofico: non è che si può punire tutto ciò che non si piace. A volte si punisce penalmente, altre volte si sanziona in altro modo, altre volte ancora ce lo teniamo. Va punito ciò che danneggia i beni fondamentali. Penso alla questione delle droghe: c’è tanta ideologia proibizionista, ma bisognerebbe cercare altri strumenti.
E nel concreto?
Di costruire nuove carceri o aumentarne la capienza si parla da anni. Lo stesso ministro Nordio fu presidente della commissione di riforma del codice penale [nel 2001-2005, ndr], abbiamo avuto piani di edilizia penitenziaria da vent’anni a questa parte. Si è riusciti a costruire poco, perché farlo costa e costa anche il personale per mantenerlo. In più, ci sono state molte storie di corruzione nel nostro sistema. E comunque, ribadisco, costruirle non è una soluzione a lungo termine.
Sul caso di Ilaria Salis, Giorgia Meloni ha detto che “accade in diversi Stati, anche occidentali, che i detenuti vengano portati così in tribunale”. È vero?
Prima di tutto, un principio elementare: non è che se lo fanno gli altri Paesi, allora va bene. Anzi, dovrebbe interrogarci sulla necessità di costruire standard comuni nell’area dell’Unione europea. Tutti gli Stati devono elevare gli standard. E soprattutto, nessuno deve rivendicare la disumanità.
In che senso?
Quello che abbiamo visto in Ungheria non solo un fatto in sé, che pure è gravissimo. Il problema è che è un fatto ostentato, su cui non ci si vergogna. A volte le cose si fanno, però poi in pubblico si dice “ma no, era un caso eccezionale, non è la nostra cultura”. Qui invece è stato ostentato. Questa ostentazione spero che non venga mai attuata nel nostro Paese.
Invece il presidente del Senato La Russa ha dichiarato: “In Italia ho visto un sistema non molto dissimile, almeno per gli uomini, un po’ meno per le donne, cioè di guinzaglio e di manette”. Ha ragione?
Capita che ci siano persone ammanettate durante la traduzione, ma fortunatamente non si vedono da anni persone ammanettate mani e piedi davanti a un giudice. Anche nel nostro Paese ci sono violazioni dei diritti umani, come ho già spiegato, ma in questo specifico ambito non direi. Al limite durante l’udienza la persona può stare in una gabbia di vetro, ma è libera da strumenti di coercizione.
(da Fanpage)

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L’ITALIA HA DICHIARATO GUERRA AL REVENGE PORN SOLO PER FINTA

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

L’AUTORITÀ GARANTE DELLA PRIVACY DAL 2021 È INCARICATA DI MONITORARE I CONTENUTI ONLINE, PECCATO CHE SI LIMITA A COMUNICARE I CODICI DEI LINK SOSPETTI SENZA CONTROLLARE CHE VIDEO E FOTO SIANO EFFETTIVAMENTE CANCELLATI

Immaginate una riunione dell’Autorità Garante della privacy in cui, tra una decisione sull’applicazione del Gpdr e un parere su un emendamento in Parlamento, il presidente e il collegio dell’Autorità sono chiamati a esprimersi sulla natura di un video porno. Visionato da un maxi-schermo posizionato nella stanza in cui ci si riunisce. Sembra uno scherzo, ma è quel che accade realmente all’organismo presieduto da Pasquale Stanzione.
Dal dicembre 2021, infatti, tra le competenze attribuite al Garante c’è anche quella di provare a bloccare la diffusione di materiali che rientrano nella categoria del “revenge porn”, ovvero foto e video che vengono messi in rete con l’intento di ledere l’immagine per esempio di un ex partner.
L’allora governo Draghi nell’ottobre 2021 decise di affidare all’Autorità Garante per la protezione dei dati personali quest’ulteriore compito rispetto alle decine che già svolge. Come? All’articolo 144-bis del Codice della Privacy si stabilisce che chiunque abbia il sospetto di diffusione di un certo materiale possa condividerlo con l’Autorità attraverso un apposito form.
La quale ha l’obbligo di comunicare in via preventiva alle varie piattaforme, dai social fino ai siti che diffondono materiale pornografico, il blocco alla pubblicazione di determinate foto e video. Un modus operandi che il Garante aveva già predisposto autonomamente con alcuni soggetti come Meta (proprietario di Facebook e Instagram).
Solo che il lavoro del Garante in pratica finisce qui, con la comunicazione alle piattaforme. E’ la ragione per cui a fronte di migliaia di segnalazioni raccolte nel corso di questi più di due anni, da Telegram fino a TikTok, non ci sia stato alcun riscontro effettivo dai player che si dovrebbero incaricare del blocco dei contenuti. Player che nel caso dei siti porno non hanno nemmeno dei referenti italiani
In realtà, la scarsa efficacia del lavoro del Garante risiede pure in un’incompatibilità tecnica: perché alle piattaforme l’Autorità si limita a comunicare il codice hash. Che però basta venga inviato su qualsiasi piattaforma di messaggistica per mutare. In sostanza, una volta ricevuto sul proprio dispositivo se lo si carica online le piattaforme non sono in grado di riconoscerlo.
Fatto sta che a quest’attività di sorveglianza è stata demandata un’intera unità del Garante, composta da 4 funzionari e un dirigente. Chiamata a rispondere, come detto prima, entro 48 ore dalla segnalazione. Ragion per cui quest’ufficio resta operativo anche nel week-end. E per il quale è stata costruita un’imponente rete informatica in grado di prevenire eventuali data breach, vista la natura sensibile dei contenuti che vengono raccolti.
Una fonte interna al Garante racconta come il lavoro di quest’ufficio sia stato vittima di veri e propri mitomani ed esibizionisti che, venuti a conoscenza del fatto che vi lavoravano tre donne, inviano loro contenuti espliciti per il semplice gusto di farsi vedere.
Mentre sulle questioni più spinose, ovvero decidere se sia opportuno inviare una segnalazione a PornHub e gli altri, intervengono direttamente il presidente e l’intero collegio, dopo aver visionato insieme i contenuti.
Nonostante ciò, l’Autorità garante continua a credere nell’utilità del lavoro che porta avanti. Non solo ha stretto un accordo con i Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni) regionali. Ma ha anche avviato un’intensa campagna di comunicazione con dei video dal titolo “Finalmente un po’ di privacy”.
(da agenzie)

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L’INGANNO DEI FOLLOWER FALSI

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

CHI LI VENDE E COME L’ALGORITMO VIENE AGGIRATO

Più follower vuol dire più fama, più influenza, più sponsorizzazioni. Più soldi per chi lo fa di mestiere, per gli altri è la popolarità. Di qui la smania di essere seguiti. L’unico aiuto ammesso da Instagram per aumentare i follower sono le campagne pubblicitarie, le cosidette ADV, promosse da Meta stessa, possibili per chi ha account business o creator. Basta andare su «Crea una campagna», scegliere l’obiettivo (più «notorietà», ossia che il post/reel sia visto da più utenti; oppure più «engagement», cioè maggiori commenti, like, re-post; o ancora più «traffico» verso un sito; ecc..); selezionare la fascia di età del pubblico da raggiungere, per esempio i 25-40 enni; e le sue caratteristiche che possono essere in base al genere, il luogo di residenza, la lingua, gli interessi, l’attività professionale; e a questo punto decidere quanto spendere (mettiamo 200 euro) e la durata della campagna pubblicitaria, diciamo una settimana. Ogni campagna, ma proprio ciascuna, con 200 euro dà risultati diversi: di qui la moltiplicazione di chi per mestiere aiuta a fare il mix di scelte più mirato. Il premio dell’algoritmo è la reach, ovvero il numero di utenti a cui viene presentato un contenuto.
Le regole di Instagram
Instagram vieta, invece, esplicitamente nelle proprie Linee Guida (qui) l’utilizzo e l’acquisto di follower o interazioni false o generate artificialmente, pena la sospensione temporanea (24 o 48 ore) o permanente (per gli account che hanno violato ripetutamente la policy e accumulato plurime infrazioni).Vediamo, però, cosa succede nella realtà con l’aiuto di DeRev, società specializzata in strategia di comunicazione e marketing digitale.
Le «follower farm»
In Cina, India, Nepal, Sri Lanka, Egitto, Indonesia, Filippine, Thailandia e Bangladesh ci sono le «follower farm», conosciute anche come «bot farm» o «fake follower farm», dove viene creata a ritmo continuo una grande quantità di account falsi con programmi di automazione, che in alcuni casi possono essere gestiti anche manualmente da un gran numero di persone per simulare ancora meglio il comportamento umano.
Chi vende i follower?
Chi vende i follower? In Italia, come ovunque, ci sono decine di siti. Ecco quelli che abbiano trovato. Dataroom è poi andato alla ricerca di chi c’è dietro.
Instaworldagency.it assicura da 200 follower italiani a 9,99 euro a 10.000 a 249,99 euro. L’11 gennaio 2024 sulla piattaforma di recensioni Trustpilot arriva il commento di un utente: «Inizialmente sembra andare tutto bene, si mostrano professionali e alla mano. Una volta pagato il pacchetto spariscono, qualsiasi problema tu abbia riguardante i follower, visualizzano la tua richiesta, ma non rispondono. Intanto i follower oltretutto fake piano piano iniziano a calare e loro muti. Non la consiglio assolutamente». Risposta di Instaworldagency: «Si lamenta dei follower “fake”, ma è stata lei a scegliere di acquistare follower internazionali che, come chiarito nei Termini e Condizioni del servizio, sono follower falsi. Non lo abbiamo mai nascosto. Per il futuro, le consigliamo di leggere sempre i Termini e Condizioni prima di acquistare un qualsiasi pacchetto o un qualsiasi servizio. Altrimenti non può lamentarsi di caratteristiche del servizio che ha scelto di accettare».
Bulkyfans.com: da 1.000 follower a 6 dollari a 50.000 a 149 dollari. Il sito fa capo alla società londinese Ownes7 Ltd che ha sede nel quartiere di Covent Garden a due passi dal British Museum. Però al civico di Shelton Street dove è indicato il domicilio, c’è in realtà solo una casella postale: al costo di 39 sterline all’anno ritirano la posta. «Proteggi la privacy della tua società e migliori la tua immagine aziendale», dice chi offre il servizio dio domiciliazione. Ownes7 secondo le carte consultate appartiene a Hamza Badraoui, 23 anni, di nazionalità marocchina, forse un prestanome.
Bcubeagency.com: da 100 follower internazionali a 2,99 euro a 10.000 a 119,99 euro. Azionisti Hafid Jallouni (34 anni) e Abdelkrim Loughiam (31), entrambi italiani di origine marocchina e residenti in Francia. La proprietà è trasparente e loro hanno un buon curriculum di studi e avviato diverse attività imprenditoriali. Bcube Agency, la società in Costa Azzurra proprietaria del sito, ha registrato, nel bilancio 2022 regolarmente depositato, un giro d’affari di circa 1 milione, con 200 mila euro di utile. Ciò significa potenzialmente 100 mila euro di dividendo a ciascuno dei due soci.
E ci sono anche:
Comprasocial.me: l’estensione geografica del dominio è del Montenegro. Titolare, Matteo Leo di Reggio Calabria. Nel 2022 Leo ha avviato una disputa, senza ottenere ragione, contro l’uso del dominio comprasocial.it da parte di un altro operatore italiano (Roger Pagini, toscano di Lucca, 44 anni, una casa alle Canarie vista mare, da dove lavora in smart working, multato dall’Antitrust per 10 mila euro con la motivazione di pratiche commerciali scorrette, qui la sua storia).
Socialads.eu: appartiene al network di servizi offerti dalla impenetrabile BacliWeb DMG Ltd di Gibilterra, classica sigla societaria di copertura a cui sono collegati anche altri siti.
Comprafollowers.it: il sito è stato registrato nel 2019 da tal Francesco Franchetti di Agrigento.
Payperfan.it e 1 milionedifan.it anno capo a una società di Las Palmas (Gran Canaria) con un capitale di 3 mila euro sottoscritto da un certo El Hadri Hamza, di cui non vi sono notizie.
Ci sono poi siti web che offrono anche gli abbonamenti con la promessa di garantire una crescita di follower e interazioni costante nel tempo.
Un esempio è Risekarma.com, da 49,99 euro al mese (1.000-2.000 follower e 3.000 like al mese) a 299,99 euro al mese (5.000-10.000 follower e 10.000 like al mese). Proprietà Usa
Il pagamento è con carta di credito o PayPal, ma spesso vengono accettati anche Bitcoin.
I trucchi per farli sembrare reali
I follower fake vengono camuffati quanto più possibile per farli sembrare reali: vengono geolocalizzati per farli sembrare creati e attivi in Italia, vengono utilizzate finte foto profilo o biografia e periodicamente viene pubblicato qualche contenuto casuale o guardate le storie di altri utenti. Per questo motivo, chi li vende spesso declama che si tratta di «follower italiani, reali o attivi» per dare una maggiore garanzia a chi li acquista.
Il ruolo dei Bot
Un altro sistema per aumentare in modo ingannevole i follower si basa sui Bot, ossia software che automatizzano le azioni come il follow e l’unfollow fingendo che sia l’utente reale ad averle compiute in modo spontaneo. Si mettono a seguire profili secondo il principio che chi riceve un nuovo follower ne resta incuriosito, visiterà l’account che non conosce e, probabilmente, inizierà a seguirlo a sua volta. Di lì a qualche giorno però il nuovo contatto toglierà il follow, il più delle volte senza che l’utente se ne accorga. Il Bot replicherà poi lo stesso meccanismo su altri profili, e così via.
Lo fanno, per esempio:
Flamista.com che spiega: «Usiamo l’intelligenza artificiale per promuovere il tuo account Instagram attraverso interazioni automatiche per seguire, smettere di seguire, mettere Mi piace, messaggi diretti, pianificare la pubblicazione e le reazioni alle storie». Proprietà canadese molto ben schermata.
Flocksocial.com che promette di «fare crescere il tuo account interagendo automaticamente con account Instagram reali, in base al tuo pubblico di destinazione». Fa capo a una società di Dubai, la SocialGrowth LLC FZ, di cui non si sa chi abbia il controllo. Possiede numerosi altri siti analoghi.
I canali Telegram
L’ultima trovata sono i canali Telegram privati e accessibili soltanto su invito (qui) a cui l’utente si iscrive comunicando il proprio account Instagram: un Bot lo invita a interagire con dei profili su Instagrame chi lo fa riceve crediti, con cui a sua volta può richiedere al gruppo di compiere azioni sul proprio profilo, oppure un piccolo pagamento (da 0,0001 a 0,04 euro a clic) che sarà convertito in buoni Amazon o versato tramite PayPal. Itgruppi.com è di Alexandre Mora Lopez di Barcellona.
Cosa fa l’algoritmo
Per contrastare queste pratiche, gli algoritmi di Instagram impongono limiti alle azioni che si possono fare senza essere penalizzati in un determinato lasso di tempo, per esempio 50 like in un’ora e 200 in un giorno, e 20 commenti in un’ora e 200 in un giorno, andando a penalizzare i profili che li superano. E agiscono anche limitando la reach di chi riceve meno interazioni, cosa che accade a chi ha molti follower fake perché questi non contribuiscono all’engagement e, anzi, lo fanno diminuire.
Ma non è detto che Instagram ti becchi. Tutte le strategie messe in atto recentemente come il rilascio graduale dei follower e gli engagement group su Telegram sono proprio state trovate per ingannare l’algoritmo.
E quando non distingui più il vero dal falso, tutto diventa vero o tutto diventa falso.
Milena Gabanelli, Mario Gerevini e Simona Ravizza
(da corriere.it)

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CHE CI FACEVA SABATO SCORSO ANDREA GIAMBRUNO IN UN HOTEL MILANESE CON CANDIDA MORVILLO (‘’CORRIERE DELLA SERA’’) E FEDEZ (“MUSCHIO SELVAGGIO”)?

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

I SOSPETTI CHE GIAMBRUNO MIRASSE A MANDARE UN “PIZZINO” ALL’EX MELONI, SON DIVENTATI FATTO… GIAMBRUNO ALZA L’ASTICELLA: VUOLE ANDARE IN ONDA, CONDURRE UN TG… E’ O NON È LA DUCIONA D’ITALIA CHE FA E DISFA QUELLO CHE VUOLE? E ALLORA CHE ASPETTA A FARMI DARE LA CONDUZIONE DI “STUDIO APERTO?

Allora: che ci facevano di bello sabato scorso, addivanati a Palazzo Parigi, meneghino hotel 5 stelle, orario aperitivo, il reietto Andrea Giambruno, la giornalista Candida Morvillo (‘’Corriere della Sera’’) e Giuseppe Cruciani (“La Zanzara” di Radio 24) in compagnia del rapper Fedez, come tuittato da Giuseppe Candela?
Tra le ipotesi, varie e avariate, quella più gettonata dagli “addetti ai livori” è che si sia trattato di un “pizzino” che il fulminato dai fuorionda striscianti di Antonio Ricci ha inviato all’ex Meloni avvisandola che lui non ci sta proprio a farsi seppellire in uno sgabuzzino di Rete4.
Sempre più convinto di essere finito in un tritarcarne politico che aveva come fine quello di colpire la Giorgia di letto e di governo, Giambruno non ci sta e alza l’asticella: vuole riprendersi ciò che è suo: andare in onda, condurre un tg, come ieri, più di ieri.
Del resto, è o non è la Duciona d’Italia? La premier che fa e disfa quello che vuole? E allora che aspetta a farmi dare la conduzione di “Studio Aperto” o del Tg4? E tanto che ci siamo anche un appartamento a Roma e Milano?
Dal giorno in cui via tweet “Io so’ Giorgia, ferita nell’onore” ha messo alla porta il suo vispo compagno di vita, si è impegnata a mantenere rapporti formali con il testosteronico padre di Ginevra: mamma Giorgia non vuole assolutamente che la piccina soffra per il disfacimento della relazione che, malgrado i dettami “Dio, patria e famiglia” e una convivenza durata dieci anni, non è mai arrivata all’altare.
Ovviamente la 47enne Giorgia, davanti alla smodata voglia di rivincita di Giambruno, fa buon viso a cattivo gioco: ha capito al volo che è meglio non far incattivire l’ex pupone della scuderia Lele Mora, magari gli viene in mente di scrivere un libro di memorie in modalità Ilary Blasi oppure si fa sfuggire rivelazioni imbarazzanti, assediato com’è di richieste per interviste esclusive.
Purtroppo le voglie del Manzo del partouze sono finite nel cestino di Pier Silvio. “La richiesta di tornare in onda a condurre il tg di Rete4, che sarebbe stata recapitata ai vertici di Cologno Monzese in vista dei prossimi palinsesti per la stagione 2024-2025 (dopo le Europee), non sarebbe stata accolta bene da Pier Silvio Berlusconi e dal “corpaccione” Mediaset”, riporta l’ottimo Giacomo Salvini sul “Fatto quotidiano”.
E Salvini elenca i motivi: “In primis perché la casella del Tg4 è già occupata da Stefania Cavallaro, volto considerato in grande ascesa, ma anche perché all’interno dell’azienda Giambruno non solo non è particolarmente amato ma una sua eventuale promozione non sarebbe vista di buon occhio: sarebbe dare un premio a un anchorman che ha fatto proposte e riferimenti sessisti nei confronti di alcune colleghe”.
A questo punto di impasse, Giambruno decide di alzare l’asticella. E sabato sera, l’ideologo dell’ammucchiata ‘’foursome” ha pensato bene di dare appuntamento nello stesso luogo e quasi nella stessa ora, in un albergo milanese Candida Morvillo del ‘’Corriere’’ e Fedez conduttore del podcast “Muschio selvaggio” per trattare una eventuale bombastica intervista post-Striscia.
Da navigato ‘’profumiere”, tra un sì e un no, magari domani, ma per un’intervista devo chiedere autorizzazione a Mediaset, i due aspiranti scoopisti sono stati presi allegramente per il naso. E quando è trapelato la notizia dell’incontro, i sospetti che Giambruno mirasse solo a mandare un ‘’avviso ai navigati” del proprio stato di insofferenza, hanno preso il sopravvento. Ne vedremo delle belle…
(da Dagoreport)

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ABBATTIMENTO ORSO M90, LA RABBIA DEGLI ANIMALISTI: “SABATO INVADEREMO TRENTO, FUGATTI VUOLE LO STERMINIO DEGLI ORSI”

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

IL MINISTRO PICHETTO: “L’UCCISIONE NON PUO’ ESSERE L’UNICA ALTERNATIVA”… FUGATTI E’ STATO RIELETTO, LA MAGGIORANZA DEI TRENTINI SONO SUOI COMPLICI, E’ ORA DI DIRLO… MAI PIU’ VACANZE IN TRENTINO (FOSSE PER NOI SAREBBERO GIA’ DA ANNI A MENDICARE AGLI INCROCI)

Animalisti pronti a invadere le strade di Trento sabato prossimo 10 febbraio per una grande manifestazione di protesta contro la Provincia e il Presidente Fugatti dopo l’abbattimento dell’orso M90 avvenuto ieri.
La protesta era stata già programma nell’ambito della campagna StopCasteller proprio contro la gestione degli orsi della giunta trentina ma ovviamente ha assunto altri connotati dopo l’abbattimento dell’orso M90
Gli animalisti contestano al Presidente della provincia Maurizio Fugatti di essere intervenuto repentinamente per evitare qualsiasi ricorso delle associazioni come invece era accaduto in passato con altri orsi nel mirino delle autorità locali.
“Vigliaccamente e in totale spregio della Direttiva Habitat la Provincia si è affrettata a uccidere Sonny prima che le associazioni potessero fare ricorso” denunciano ad esempio dall’Assemblea Antispecista e dal collettivo StopCasteller che avevano già programmato l’evento, aggiungendo: “Fugatti mira allo sterminio di tutti gli orsi in Trentino che già rischiano l’estinzione a causa dell’isolamento genetico e del bracconaggio in crescita vertiginosa. Riteniamo la Provincia il vero mandante di queste morti illegali”.
Non meno dure le parole della Lav che attacca: “La violenza di Maurizio Fugatti passa ai fatti, impedendoci di intervenire in difesa dell’orso! Mentre lui firmava il decreto di uccisione erano già pronti con le carabine! Chiederemo giustizia con tutta la nostra forza”. “Fugatti ha firmato la condanna a morte dell’orso m90, una vergogna!” aggiungono dall’Enpa.
La manifestazione animalista di sabato, che era stata indetta contro disegno di legge “ammazza-orsi” già approvato dalla giunta Fugatti il 19 gennaio scorso, che prevede l’uccisione di 4 cuccioli e 4 orsi adulti l’anno, prenderà il via dalle ore 14 da Piazza Dante, con il supporto e la partecipazione delle associazioni LAV, LAC, LNDC Animal Protection, Animal Liberaction, Ribellione Animale e Bearsandothers”.
“La morte dell’orso M90 si somma al progetto di uccidere 4 cuccioli e 4 orsi adulti l’anno: è un vero e proprio progetto di sterminio di tutti gli orsi in Trentino che già rischiano l’estinzione a causa dell’isolamento genetico e del bracconaggio in crescita vertiginosa” accusano gli attivisti, aggiungendo: “La Provincia è l’unico e vero mandante di queste morti: oltre a non aver mai speso una parola di condanna nei confronti di un’attività illegale, l’ha addirittura dichiarata una forma di giustizia privata condivisibile”
Al fianco degli animalisti tanti personaggi dello spettacolo e volti noti al grande pubblico che si sono spesi pubblicamente contro l’abbattimento dell’orso M90 avvenuto ieri in val di Sole a seguito del decreto firmato dal presidente della Provincia autonoma di Trento con il benestare dell’Ispra. Migliaia i commenti e i post sui social con l’hashtag #boicottailtrentino.
“La soppressione non può essere l’unica alternativa. Se quanto fino ad oggi messo in campo con la provincia di Trento non è stato sufficiente, l’impegno – da parte di tutti – deve essere quello di moltiplicare gli sforzi per individuare ogni soluzione possibile a garantire una convivenza pacifica nei territori. Ho nuovamente mobilitato tutte le strutture che fanno capo al Ministero per definire una strategia tempestiva in cui l’abbattimento debba essere davvero la soluzione estrema”. È quanto dichiara il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto.
(da Fanpage)

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SANREMO, COME E’ NATO IL BELLISSIMO BRANO MANIFESTO DI FIORELLA MANNOIA IN ONORE DELLE DONNE

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

LA STORIA DELLE TRE SORELLE ASSASSINATE SOTTO LA DITTATURA MILITARE DEL GENERALE TRUJLLO

Un brano-manifesto sulle donne. Fiorella Mannoia nella sua Mariposa (farfalla in spagnolo), proposta alla 74esima edizione del Festival di Sanremo, parla di femminismo, indipendenza, libertà.
«Sono il coraggio che genera il mondo. Sono uno specchio che si è rotto. Sono l’amore, un canto, il corpo. Un vestito troppo corto», canta sul palco dell’Ariston scalza e con un lungo abito di pizzo bianco.
Il nome del brano è nato durante la visione di una serie: Il grido della farfalle (El grito de las mariposas, il titolo originale). Una serie drammatica ispirata alle vicende delle attiviste contro il regime dominicano del generale Trujillo, uno dei più sanguinosi nella storia del Sud America, Minerva, Patria e Teresa Mirabal (Le Mariposas).
«Quando vedemmo la serie mio marito Carlo cominciò a scrivere delle frasi una dopo l’altra e me le fece leggere. Erano profonde e bellissime. Le ho fatte sentire a Federica Abbate e Cheope tanto che non ci è voluto molto per scriverne una canzone. È un omaggio alle donne incredibili che danno la vita per il diritto di esistere e decidere ciò che vogliono e non vogliono», ha raccontato Mannoia.
La storia
Patria Mercedes Mirabal Reyes, María Argentina Minerva Mirabal Reyes e Antonia María Teresa Mirabal Reyes furono assassinate in un’imboscata dei servizi segreti il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana, per ordine dell’allora dittatore Rafael Trujillo. La jeep su cui viaggiavano subì un’imboscata da parte dei servizi segreti del Paese. In quell’occasione le tre attiviste contro il regime vennero picchiate a bastonate, uccise e ricaricate sull’auto, gettata in un fosso nel tentativo di far sembrare la loro morte un incidente.
Il loro assassinio provocò enormi proteste che portarono all’uccisione di Trujillo e alla caduta del regime. La serie affronta temi come la violenza di genere, l’emancipazione femminile, la corruzione politica.
La data del 25 novembre è stata scelta nel 1999 dall’Onu come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne proprio per commemorare l’attivismo, il coraggio, e purtroppo la morte delle tre sorelle.
(da Open)

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LA FOTO DI UN ORSO BIANCO CHE DORME SU UN LETTO DI GHIACCIO HA VINTO IL CONCORSO WILDLIFE OF THE YEAR

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

E’ OPERA DEL FOTOGRAFO AMATORIALE NIMA SARIKHANI… IN ITALIA I BOIA SOVRANISTI GLI AVREBBERO GIA’ SPARATO

Si intitola «Ice bed» – in italiano, «letto di ghiaccio» – la foto che si è aggiudicata il premio Wildlife Photographer of the Year, il concorso internazionale che dal 1965 è promosso dal Bbc Wildlife Magazine e al quale dal 1984 partecipa anche il Museo di Storia Naturale di Londra.
Lo scatto, già diventato iconico, immortala un orso bianco addormentato su un piccolo iceberg alla deriva. Un’immagine che evoca un senso di tenerezza ma che al tempo stesso mette in guardia dagli effetti dei cambiamenti climatici.
A scattare la foto vincitrice del concorso è Nima Sarikhani, che in realtà non è un fotografo professionista ma il fondatore di un’azienda di investimenti londinese. «È un’immagine che ci permette di vedere la bellezza e la fragilità del nostro pianeta», è il commento di Douglas Gurr, direttore del Museo di storia naturale di Londra, dove la fotografia sarà esposta fino al 30 giugno.
Le altre foto finaliste
Lo scatto di Sarikhani, realizzato nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, non è l’unico che verrà esposto nel museo londinese. Insieme a «Letto di ghiaccio» ci saranno anche le altre foto finaliste del concorso. Una di queste si intitola «La tartaruga felice»: è stata scattata da Tzahi Finkelstein in Israele e immortala una tartaruga che sembra sorridere e giocare con la libellula che si è posata sul suo becco. Il «Mormorio degli storni» è ambientata invece a Roma, dove l’autore – Daniel Dencescu – è riuscito a catturare il momento in cui un volo di storni assume l’aspetto di un grande uccello. Poi c’è la foto «Genitorialità condivisa», scattata da Mark Boyd in Kenya e che immortala due leonesse che si prendono cura di un cucciolo. La quarta e ultima finalista è «Meduse dell’aurora», nella quale Audun Rikardsen ha fotografato, in un fiordo norvegese, due meduse quadrifoglio illuminate dai riflessi di una spettacolare aurora boreale.
(da agenzie)

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DAL FLOP IN RAI ALLE LISTE DI FRATELLI D’ITALIA: MELONI VUOLE CANDIDARE NUNZIA DE GIROLAMO

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

IL PROGRAMMA “AVANTI POPOLO” E’ STATO CIUSO PER MANCANZA DI TELESPETTATORI

Il suo programma, Avanti Popolo, non ha avuto i risultati sperati. Ma Nunzia De Girolamo potrebbe non doversi disperare ancora a lungo: per lei potrebbe concretizzarsi un ritorno in politica alle elezioni europee di giugno e questa volta nelle liste di Fratelli d’Italia. L’ipotesi sarebbe stata presa in considerazione sia da Giorgia Meloni sia dalla sorella Arianna, che da settimane si sta occupando delle future candidature, con tanto di colloqui in via della Scrofa.
De Girolamo viene considerata una figura competente in materia di Agricoltura – di cui è stata ministra nel governo Letta – e in più ha il vantaggio di essere una donna conosciuta, un requisito fondamentale per Meloni che vuole evitare di essere accusata di oscurare altre candidate femminili come sta succedendo nel Pd con Elly Schlein.
Il 30 gennaio scorso, De Girolamo ha salutato i suoi telespettatori dopo 15 puntate di Avanti Popolo, talk show serale andato in onda ogni martedì su Rai3. “Non farò nomi, non nominerò nessuno, altrimenti non finirei mai, però lo abbiamo fatto tra le polemiche e le grandi difficoltà, quindi il ringraziamento è doppio per tutti. A voi arrivederci, a presto”, ha spiegato De Girolamo. A provocare la chiusura del programma sono stati gli ascolti troppo bassi rispetto alla concorrenza.
Ora però De Girolamo potrebbe tornare in politica, dove ha già fatto una discreta carriera. Due legislature da deputata con il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, poi il passaggio con il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, con cui arrivò – nel governo Letta – a fare la ministra dell’Agricoltura. Un’esperienza di soli nove mesi: nel gennaio 2014, infatti, fu costretta alle dimissioni dal governo per un’inchiesta sulla Asl di Benevento da cui è stata assolta nel 2022. Nel 2018, poi, De Girolamo si è ricandidata con Forza Italia ma non fu rieletta perché il suo posto in lista fu dato alla fidanzata di Silvio Berlusconi, Marta Fascina.
Da allora, De Girolamo – che è sposata con il capogruppo del Pd Francesco Boccia – ha abbandonato la politica e negli ultimi mesi si è avvicinata a Giorgia Meloni con cui ha un rapporto di amicizia di lunga data. Non è un caso che nel suo primo anno di governo, l’ex ministra sia stata vista spesso a Palazzo Chigi e poi abbia ottenuto un programma tutto suo in prima serata su Rai3.
Secondo alcune fonti, De Girolamo negli ultimi mesi avrebbe preso in considerazione l’idea di candidarsi con Fratelli d’Italia e di fronte a una possibile richiesta di Giorgia Meloni non potrebbe dire di “no”.
L’idea sarebbe quella di candidarla alle elezioni europee come volto nuovo esterno al partito: in queste settimane, infatti, Meloni sta cercando alcune donne da poter far correre nelle liste di Fratelli d’Italia. La premier vuole cancellare la narrazione secondo cui lei e Arianna sarebbero le uniche donne importanti in Fratelli d’Italia.
Oltre a De Girolamo, ci dovrebbero essere anche Rachele Mussolini e la consigliera regionale veneta Elena Donazzan. Ma in via della Scrofa si stanno valutando anche nomi della cosiddetta società civile, e De Girolamo sarebbe perfetta.
Proprio i nomi esterni al partito sono quelli più attenzionati nei colloqui al vertice di Fratelli d’Italia. Perché vanno messi in cima alle liste, tanto meglio se in grado di raccogliere un numero cospicuo di preferenze. De Girolamo – di origine beneventana e già eletta in Campania alle Politiche – potrebbe essere scelta per la circoscrizione Sud.
L’altra certezza è che la premier voglia candidarsi capolista in tutte le circoscrizioni e ha già iniziato la campagna elettorale in vista delle elezioni europee: quest’oggi Meloni, appena tornata dal Giappone, sarà in Abruzzo (prima a L’Aquila e poi a Montesilvano) per firmare uno dei tanti accordi per i Fondi di Coesione 2021-2027 in vista delle elezioni regionali che si terranno il 10 marzo per la riconferma del governatore di Fratelli d’Italia Marco Marsilio. Lo ha già fatto in altre sei Regioni e continuerà fino a giugno.
(da ilfattoquotidiano.it)

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IL CONTO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA? NON LO VUOL PAGARE NESSUNO, L’IGNORANZA E’ UNA BRUTTA BESTIA

Febbraio 7th, 2024 Riccardo Fucile

SOLO QUANDO SAREMO NELLA MERDA FINO AL COLLO, QUALCUNO MUOVERA’ UN DITO

C’è una possibile lettura distopica dei moti agricoli in corso. Questa: nessuno (nessuna persona, nessuna classe sociale, nessuna corporazione, nessuna nazione, insomma: nessuno) è disposto per davvero a farsi carico della famosa transizione ecologica, perché nessuno è più in grado, o è disposto, o ha voglia, di pagarne il prezzo.
Dunque la transizione ecologica non avverrà per graduali prese di coscienza, o per aggiustamenti virtuosi della nostra maniera di vivere. Avverrà per costrizione: ovvero in seguito a una successione di catastrofi climatiche, di guerre per l’acqua e per le fonti energetiche, di carestie, che ridurrà l’umanità allo stremo, allo spavento, alla decimazione, infine, chissà quando, alla ragione.
I superstiti, dopo essersi rinfacciati l’un l’altro la colpa di ogni cosa, riusciranno (forse) a mettersi d’accordo e a ripartire, piano piano, per una nuova storia dell’umanità.
Ovviamente, tutti quanti ci auguriamo che così non sia. La distopia, come l’utopia, è solo una lettura esagerata del futuro.
E magari la politica, luogo di mediazione e di decisione, conterà ancora quanto basta per ammortizzare i conflitti, e indirizzarli in maniera favorevole al bene comune.
Ma i costi della transizione ecologica, comunque li si ripartisca, sembreranno sempre iniqui, eccessivi, mal ripartiti a seconda che ricadano su di me o su di te.
A ognuno parrà che sia l’altro, perché più colpevole o perché più solvente, a dover pagare il conto. Dunque non lo pagherà nessuno: e alla fine lo pagheremo tutti insieme, quelli con il trattore e quelli senza.
(da repubblica.it)

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