Destra di Popolo.net

“MA TU CE L’HAI IL CELLULARE DI ARIANNA?” GIORGIA MELONI, CHE NON SI FIDA DI NESSUNO, HA AFFIDATO ALLA SORELLA LA GUIDA DEL PARTITO. E ANCHE IL TELEFONO

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

LA PREMIER HA TROPPI CASINI A CUI PENSARE. QUELLA OPERATIVA, PER CERTE BEGHE È ORMAI LA SORELLA DI DUE ANNI PIÙ GRANDE, PIÙ ALTA DI 7 CENTIMETRI, PERÒ IDENTICA NEI MODI E NELLA VOCE

Alcune persone custodiscono una forza prodigiosa che gli congela il sentimento della vergogna. Leggete qui: l’altra sera finisco a una cena romana, una di quelle dove ogni tanto devi andare perché è lì che incontri le persone giuste e ascolti chiacchiere, pettegolezzi politici, annusi retroscena e capisci chi sale e chi scende, nei palazzi del potere.
Siamo al dolce e quello seduto accanto a me, un manager importante, a capo di un’azienda partecipata, di colpo cambia discorso e mi fa, con l’aria complice: «Scusa, è da prima che volevo chiedertelo: ma tu ce l’hai il cell di Arianna Meloni?» (Pim! Mi si accende la lampadina). Sì – rispondo – certo.
Tu no? «Guarda: io ho quello di Giorgia, ci conosciamo da anni. Ma ha troppi casini a cui pensare. Il mestiere della premier è impegnativo. Quella operativa, per certe beghe, è ormai la sorella. Quindi se tu fossi così gentile da…».
Il giorno dopo m’informo meglio e ricevo conferme precise: sì, da alcuni mesi, il numero di cellulare più importante d’Italia non è quello della presidente del Consiglio, ma di sua sorella Arianna, di due anni più grande, più alta di 7 centimetri, però identica nei modi, nella voce e, soprattutto, nel modo di pensare e vedere la politica, e la vita.
Arianna segue la clamorosa carriera della sorella sempre da vicino, ma nell’ombra. Finché Giorgia, entrata a Palazzo Chigi, non s’accorge che il suo establishment destrorso – una folla di deputati, sottosegretari e ministri, dirigenti pubblici e aspiranti boiardi di Stato, tutti travolti dal miracoloso successo di Fratelli d’Italia – è modesto, pasticcione, inadeguato, inaffidabile. Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – fedele, ruvido e pragmatico – da solo non basta. Arianna. Serve lei. Così, prima le affida la guida del partito. Poi lascia che sia lei a rispondere al cellulare. Sembra di sentirli: «Mia cara Arianna, disturbo?».
(da il Corriere della Sera)

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VOLANO GLI STRACCI: GIORGETTI E MELONI IGNORANO TAJANI E FIRMANO L’EMENDAMENTO CHE SPALMA LE DETRAZIONI DEL SUPERBONUS IN 10 ANNI, CONTESTATO DA CONFINDUSTRIA E FORZA ITALIA

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

TAJANI SULLE BARRICATE: “SUL TESTO VOGLIO VEDERCI PIU’ CHIARO” (E ANNUNCIA MODIFICHE IN PARLAMENTO) – IL MINISTRO LEGHISTA, CON LA CASSA VUOTA E UN DEBITO MOSTRUOSO, TAGLIA CORTO: “SE NE FARA’ UNA RAGIONE”

L’emendamento della discordia viene depositato al Senato quando mancano pochi minuti a mezzanotte. Ma sono minuti “preziosi” per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti perché con la proposta di modifica al decreto Superbonus mette nero su bianco lo “Spalma crediti” in dieci anni per le spese sostenute nel 2024.
Quello che aveva annunciato mercoledì ai senatori della commissione Finanze che stanno esaminando il provvedimento. E che però, nel frattempo, è stato bocciato da Forza Italia, oltre che dalle imprese, contrari a diluire i rimborsi in un arco temporale più lungo rispetto a quello attuale.
Lo “Spalma crediti” in 10 anni
Dopo una giornata di botta e risposta a distanza con il leader di FI Antonio Tajani, che aveva lamentato di non essere stato consultato da Giorgetti, il titolare del Tesoro presenta la “carta” che obbliga a ripartire le detrazioni fiscali relative ai lavori edilizi “in dieci quote annuali di pari importo”, come si legge nel testo dell’emendamento del governo.
Il leader di Fi: “Voglio vederci chiaro”
Un testo sul quale però il leader di Forza Italia non molla la presa. “Voglio vederci chiaro” dice Tajani sottolineando che l’emendamento “è stato presentato stanotte”. E poi assicura che “bisogna veramente prestare molta, molta, molta attenzione. Lunedì mattina, come partito, ascolterò tutti i rappresentanti delle varie categorie per capire cosa c’è da aggiustare in Parlamento rispetto a questa proposta che mi ha dato il ministero”. Il botta e risposta non si ferma qui e al ministro leghista tocca la contro-replica: “Se ne farà una ragione”, dice Giorgetti da un appuntamento elettorale a Modena, “quando leggerà l’emendamento e capirà il buon senso che l’ha ispirato”.
(da La Repubblica)

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BENVENUTI ALLA RAI MAL-DESTRA: SI È LASCIATA SFUGGIRE, PER CAOS INTERNO, AMADEUS CHE SI È PORTATO SU 9-DISCOVERY “I SOLITI IGNOTI”, UNO DEI POCHI FORMAT CHE HANNO PERMESSO AL TELE-BARACCONE DI SVETTARE NEGLI ASCOLTI PRESERALI

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

ORA IN BALLO C’È UN ALTRO FORMAT STORICO E ACCHIAPPA-AUDIENCE DELLA RAI COME “AFFARI TUOI”: ROSSI VUOLE L’EX BALLERINO DI BELEN, CARO ALLE PUPILLE DI ARIANNA MELONI, STEFANO DE MARTINO

Benvenuti alla Rai mal-destra! Superata nel 2023 da Mediaset nella fascia delle 24 ore, per viale Mazzini in modalità TeleMeloni (tendenza Arianna) si prevedono tempi ancor più bui. Si è lasciata sfuggire, per caso o per caos, Amadeus, il Pippobaudo degli anni Duemila, che, con il trasloco sul Nove di Discovery, si è portato via anche “I soliti ignoti”, uno dei pochi format che hanno permesso al tele-baraccone di Stato di svettare negli ascolti della fascia dei preserali, nevralgica perché la più ricca di spot.
Per portarsi via “I soliti ignoti”, il duplex di Discovery, Araimo e Carafoli, non ha avuto alcun bisogno di duellare con il filosofo dei Gabbiani di Colle Oppio prestato alla tivù, il direttore generale Giampaolo Rossi, né con l’Ad pro-tempore, il democristianone tendenza Pierfurby, il casiniano Roberto Sergio, in quanto i vispi capoccioni di viale Mazzini lo scorso anno si sono dimenticati(?) di rinnovare i diritti di prelazione del format con Paolo Bassetti, amministratore di Banijay Italia, ramo del più grande gruppo produttore di contenuti per piattaforme televisive al mondo (“Affari tuoi”, “L’eredità”, “L’isola dei famosi”, “Conto alla rovescia”, “Pechino Express”, tra quelle più note sui nostri schermi).
Nei giorni scorsi c’è stato un incontro burrascoso a viale Mazzini tra Paolo Bassetti e lo staff di Giampaolo Rossi capitanato da Alberto Longatti, direttore delle risorse televisive artistiche, che ha proposto un insostenibile contratto-quadro per i vari format di Banijay della durata di quattro anni, ricevendo un “no” rimbombante come una porta sbattuta.
Perso “I soliti ignoti”, ora in ballo c’è soprattutto un altro format acchiappa-audience come “Affari Tuoi”, che dovrà andare in onda a settembre. Come è successo per “L’Eredità” che la Melona di Palazzo Chigi aveva dato ordine che fosse condotto dall’aedo di Tolkien, il doppiatore Pino Insegno, e davanti al secco rifiuto di Banijay e con il serio rischio che finisse a un’altra emittente, Rossi e Sergio sono stati costretti a cassare il comico meloncino per ripiegare sul collaudato Marco Liorni; bene, anche per il nome del successore del transfuga Amadeus alla conduzione di “Affari tuoi”, è in corso una aspra disputa.
Il nome, sul quale fortissimamente scommette il prossimo A.d. Rossi, è l’ex ballerino di Belen, caro alle pupille di Arianna Meloni, il baldo Stefano De Martino: in Rai sono sicuri che oscurerà Amadeus in una settimana: vuoi mettere quel nasone col volto spettinato con lo scamiciato bonazzo napoletano?
Inoltre, il ballerino inventato da Maria De Filippi ha al suo fianco il numero uno degli agenti, Beppe Caschetto che, una volta che viene a conoscenza dei dubbi (eufemismo) di Bassetti su De Martino, uno che non si è mai cimentato finora con una game-show come “Affari tuoi”, si scapicolla al settimo piano di viale Mazzini, preoccupatissimo: dovete chiudere con Stefano!
Come per “L’Eredità”, per contratto la Rai deve proporre un conduttore accettato da Banijay Italia, società che non ha mai nascosto, fin dall’era di Salini, la sua irritazione (eufemismo) verso le scelte e le decisioni dei vertici Rai a favore di altri produttori di contenuti, dalla Stand by me di Simona Ercolani alla Arcobaleno Tre della famiglia Presta, fino a un altro leader mondiale nell’ideazione di format, il britannico Fremantle (da “X Factor” a “Belve”).
Va anche sottolineato che la Rai con i suoi 12 mila dipendenti, ma anche Mediaset che ne ha quasi 4 mila, sono ormai fuori mercato con i loro studi di registrazione che devono marciare a tempio pieno ogni giorno dell’anno e quelle redazioni di programmi inzeppati di amici sfaccendati degli amici politici: nel mondo televisivo di oggi si parte prima dalle fondamenta (format) per finire col tetto (conduttore), dopodiché i grandi produttori, da Banijay a Fremantle, vendono chiavi in mano il pacchetto format+conduttore alle emittenti.
In casa nostra avviene il contrario e i ricavi dei grandi produttori si assottigliano: ecco perché la discesa in campo italico di Discovery Warner Bros, che ha una struttura agile e snella di appena 256 dipendenti (dati Inps) ha fatto felici Banijay e Fremantle portando pesanti e spiacevoli ripercussioni sul pachidcerma che ha preso il posto del cavallo di viale Mazzini.
Tornando a bomba. Come finirà il braccio di ferro su “Affari tuoi”? Bassetti alla fine accetterà la conduzione di De Martino, essendo già alla guida su Rai2 di un format Banijay, il comedy show “Stasera tutto è possibile”, condizionandola però a un periodo di prova: cara Rai, vediamo se il ballerino di Belen funziona come Amadeu
(da Dagoreport)

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“CI HANNO DATO UNA BARCATA DI SOLDI”

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

SPINELLI AL TELEFONO SI VANTAVA DEL VALORE DELLA SUA SOCIETA’… “UMA MERDATA DA MANETTE”

Un altro fascicolo per abuso d’ufficio e traffico di influenze. Mentre il governatore Giovanni Toti decide di non rispondere al Gip nell’interrogatorio di garanzia per l’inchiesta sulla corruzione in Liguria si prefigura un nuovo filone. In cui si illustrano reati tecnicamente configurabili in pressioni di dirigenti pubblici nei confronti di funzionari per ottenere delibere e permessi. Toti, riferisce il suo avvocato, sta pensando alle dimissioni. Intanto emergono dettagli sulla proroga trentennale del Terminal Rinfuse. E sull’accusa ad Aldo Spinelli di averla comprata con le mazzette. Mentre in un’intercettazione l’imprenditore si vantava dell’aumento del valore della sua srl. Quando a settembre Hapag-Lloyd acquisisce il 49% della società Spinelli dice al telefono: «Ci han dato una barcata di soldi che tu non hai idea, una cosa incredibile».
L’inchiesta
A parlare dell’intercettazione di Spinelli è oggi il Corriere della Sera. Quando era al telefono con Toti, il governatore gli chiedeva finanziamenti in occasione di atti. Il Gip Paola Faggioni riporta il testo dell’intercettazione di Spinelli: «Quasi trecento milioni! A noi c’hanno dato una castagna secca. 73 milioni! Come potevamo dire di no? Ma poi cash, eh?». Mentre sulle Rinfuse emerge che l’iter ha visto l’opposizione di tre componenti del comitato dell’Autorità Portuale. Tra loro il rappresentante di Genova Giorgio Carozzi. Che in una telefonata con un amico che risponde da un cellulare intestato alla presidenza del Consiglio dei Ministri lo esorta a non votare a favore. Perché «non è per niente a norma di legge». Anzi, di più: è «una merdata da manette». Spinelli oggi si presenterà davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia. Sempre oggi partiranno cortei per chiedere le dimissioni di Toti. Tra i presenti ci sarà anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.
Il nuovo filone
Repubblica parla del nuovo filone su abuso d’ufficio e traffico di influenze illecite. Al centro lo spostamento dei Depositi Chimici dal quartiere Multedo al porto. Sempre per agevolare Spinelli. In un’intercettazione Toti il 22 dicembre 2021 dice al sindaco Bucci: «… Vuole che gli tombiamo quel cazzo di Concenter… fanno tutti l’assalto alla diligenza… Aponte si prende il suo, quell’altro si prende il suo, Spinelli si prende il suo… cioè a noi? Non ci danno un cazzo?». E il sindaco: «Lo tombiamo appena… appena ci risolvono il problema dei depositi … tombiamo… glielo dico chiaro e tondo io… hai capito?». Bucci, con Ponte Somalia, avrebbe accontentato Spinelli.
(da Open)

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“PIANGEVO, IL MEDICO URLAVA CHE SE VOLEVO ABORTIRE DOVEVO GUARDARE”

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

COSTRETTE AD ASCOLTARE IL BATTITO DEL FETO, INSULTATE E OFFESE DAL PERSONALE MEDICO: LE STORIE DI OTTO DONNE LA CUI INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA E’ STATA RESA UN INCUBO

Le storie che leggerete sono state raccolte da Non Una di Meno Rimini, che ringraziamo.
“Ho abortito il 23 dicembre. Quando siamo scese un’infermiera disse ‘tra due giorni nasce il Bambino Gesù e qui i bambini li uccidiamo’. Alcune di noi piansero”. Queste sono le storie di otto donne che hanno abortito in Italia, più precisamente nella regione dell’Emilia Romagna, negli ultimi tre anni.
Un percorso che, nonostante siano passati 46 anni dall’approvazione della legge 194, è fatto di difficoltà, insulti, umiliazioni. Donne che hanno dovuto percorrere 75 chilometri per trovare un ospedale disposto a praticare l’Ivg, che sono state offese e chiamate assassine, e che ancora oggi ricordano con rabbia quei momenti.
I loro racconti sono stati affidati a Non Una di Meno Rimini. I nomi che useremo sono ovviamente di fantasia per tutelare la loro privacy.
“L’ingresso degli anti-abortisti nei consultori non solo mina la rappresentazione che queste strutture dovrebbero avere per legge, ma ci rimanda anche a una indiretta e mascherata delegittimazione dellə operatorə – dichiara Non Una di Meno Rimini in una nota – Per quale motivo, bisognerebbe favorire l’ingresso di altre figure per svolgere compiti che già competono a operatorə? Siamo stanchə di questa strategia di governo volta a svuotare il diritto di aborto. Difenderemo i nostri consultori e il nostro diritto alla salute, sempre”.
Carla
C’è Carla che è andata al consultorio, indecisa se abortire o meno, e ha trovato operatori sanitari che l’hanno accolta e le hanno spiegato come funzionava la procedura. Le cose sono cambiate quando si è sentita male ed è finita al pronto soccorso. “Ho trovato una ginecologa che al mio ‘forse voglio interrompere la gravidanza‘, ha iniziato a dirmi di non farlo perché me ne sarei pentita, avrei fatto la fine delle sue pazienti che dopo vent’anni ancora piangono per aver abortito… così, per mezz’ora! Sono andata a casa distrutta. Poi ho deciso comunque di abortire e l’ho fatto a Cesena, credo sia l’unico ospedale che accoglie questo genere di operazioni”.
Giulia
“Non ostruzionismo per accesso all’Ivg, ma al consultorio di Rimini mi sono trovata davanti una ginecologa che durante una visita ha più volte fatto commenti e domande invasive del mio privato – racconta Giulia -. Soprattutto mi ha detto, parlando del fatto che volessi togliere la spirale senza rimetterla, ma non fossi ancora certa di cercare o meno un figlio, testuali parole: ‘basta che se poi rimani incinta lo tieni, perché nessuno ti fa l’interruzione perché non sei stata attenta’. Obiezione preventiva, aggressiva e informazioni totalmente sbagliate sull’accesso all’Ivg. E meno male che questa cosa l’ha detta a me, che so benissimo che non è così e come stanno realmente le cose. Ma se dice cose del genere a ragazze adolescenti nello Spazio Giovani? Se lo dice a donne migranti che non conoscono bene la legge italiana? L’ho trovato davvero vomitevole, ho fatto una segnalazione, ma non c’è stata alcuna conseguenza”.
Lorenza
Quando sul test di gravidanza compare la seconda linea rossa, Lorenza prenota immediatamente un appuntamento al consultorio per avere il certificato dell’Ivg. Doveva essere protetta, prendeva la pillola, ma la contraccezione non ha funzionato. “Ci va bene, hanno posto dopo tre giorni. Prima di andare a fare l’ecografia siamo obbligati ad andare dall’ assistente sociale che ci chiede il motivo di tale decisione. Se ti dicessi che ho paura, ti andrebbe bene come risposta? Passerei il tuo esame? E invece se ti dicessi che voglio godermi la mia vita per come è adesso? Andrebbe comunque bene? Tutte queste motivazioni erano vere, ma abbiamo alzato l’asticella, giusto per essere sicuri di passare l’ esame. Diciamo di avere già un altro figlio e che nessuno dei due ha un lavoro stabile”.
A quel punto inizia la trafila con i numeri da chiamare, rigorosamente cercati su Google perché nessuno, quando si tratta di aborto, ti indirizza in modo professionale presso una struttura. “Finalmente ce la fai. A 75 km, ma nell’ospedale più vicino sono tutti obiettori e non le fanno le IVG. Chiami per prenotare e, invece di fornire nome e prestazione richiesta seguita da giorno e ora dell’ appuntamento l’ostetrica si sente di metterci del suo. Dice che ci devo pensare bene. Che, proprio perché ho già un figlio, conosco la gioia che si prova e non capisce come potrei volermene privare. Cerca di giocare la carta empatia, lo sa che ho paura, che proprio per questo non devo prendere la decisione da sola ma parlarne con il mio compagno, con le amiche. Magari anche con lei, se voglio. Non capisco se sia un’ ostetrica o una psicologa o cosa. Io intanto non riesco a fare altro che piangere, e piangendo dico che voglio l’appuntamento. 21 giugno alle 11, non lo scorderò mai. Mi dice che mi lei prende l’appuntamento, ma che tanto se lo sente che io non andrò, perché mi sente che sto soffrendo, che in realtà questo figlio lo voglio. Avevo solo la nausea e tanta, tanta rabbia. Ma non sono riuscita a dire nulla. Va bene, ci vediamo il 21. Lei dice ‘spero di non vederti’. Io sono solo colma di rabbia e purtroppo non riesco a risponderle nulla. Vorrei spaccare tutto. La cazzo di pillola che non ha funzionato. La mia fottuta sfiga. Me stessa. La violenza inaudita di questa persona nei confronti di una sconosciuta, nascondendosi dietro ad un telefono per giunta. Vorrei spaccare tutto. Non dimenticherò mai quella rabbia, quella violenza subita”. Lorenza, alla fine, non ha abortito. Ma non perdona quello che le è accaduto. “L’aborto deve essere garantito sempre, sicuro ma anche dignitoso. Non dimentichiamolo. Spero che mia figlia, e nessuna persona con l’ utero, debba mai vivere quella violenza che hanno fatto a me”.
Teresa
“Ho abortito a febbraio 2021 a Rimini, alla 7a settimana di gravidanza – la storia di Teresa – Scoprirmi incinta è stato per me un vero e proprio shock, vivevo un periodo parecchio difficile e psicologicamente mi sentivo molto fragile. Non ci volle molto a maturare la scelta di voler interrompere la gravidanza, nonostante dentro di me in alcuni momenti della vita fossi riuscita a immaginarmi madre. Quando capitò, però, la situazione era totalmente diversa da come avrei desiderato potesse succedere. Sapevo che non avrei voluto un figlio in quel modo, né in quel momento di vita, ma vissi comunque il percorso con grande agitazione e difficoltà. Al consultorio delle Celle feci la prima visita con un’ostetrica molto brava, ci arrivai molto turbata ma lei subito mi fece sentire a mio agio.
Ricordo mi spiegò con delicatezza e precisione tutte le opzioni e mi aiutò a scegliere il percorso da intraprendere, le sue domande non mi sembrarono mai invadenti o inquisitorie, anzi, il colloquio mi rese più tranquilla. Successivamente dovetti fare la visita con la ginecologa. Nell’ambulatorio lei non mi degnò di uno sguardo né ricambiò il mio saluto, prese solo in mano la cartella con i documenti medici e quelli compilati dall’ostetrica e mi indicò la poltrona dove mi avrebbe fatto la visita. In pochi secondi, senza parlare, lei aveva spalmato il gel sulla mia pancia e preso l’ecografo, poi senza avvisare aveva passato la sonda sul ventre facendomi sentire il battito cardiaco del feto. Non saprei dire con esattezza quanto è durato, ma a me è sembrato un momento lunghissimo. Ricordo di non aver avuto la forza di dire niente, non me l’aspettavo e fu un colpo che mi lasciò quasi senza fiato. Finita la visita me ne andai con gli occhi pieni di lacrime. Ci misi giorni a riprendermi psicologicamente e ancora oggi lo ricordo come la cosa più traumatica e spiacevole dell’intera esperienza. Quel gesto fu di una violenza indescrivibile”.
Ilaria
“A vent’anni sono rimasta incinta e la paura mi ha spinta dritta in ospedale, alla ricerca di risposte. Il medico che mi ha ricevuto era scortese, e bastò spiegare i motivi della mia visita per sentirmi subito giudicata. Durante l’ecografia, ero così sconvolta che i ricordi sono un po’ confusi. Ricordo solo il gel freddo sulla pancia e il muro davanti a me. Ero paralizzata dalla paura, incapace di muovermi. Ho cercato di mantenere la calma per rispondere alle allusioni del medico, ma le lacrime continuavano a scendere. Il dottore ha cominciato a chiedermi di guardare il monitor dell’ecografo. La mia risposta, tra le lacrime, fu: ‘No, grazie’. Ma lui non ha accettato il mio rifiuto, si è imposto nel mio campo visivo e ha cominciato a urlare, accusandoci tutte di divertirci ma di non avere il coraggio di guardare”.
Cecilia
“Avevo 23 anni appena compiuti e stavo con un ragazzo da quando ne avevo 18. Sono rimasta incinta e avrei voluto tenerlo ma lui non lo voleva, i miei genitori non erano d’accordo che io crescessi un figlio da sola,. Senza il loro aiuto e senza l’aiuto di quello che era il mio compagno non avrei potuto crescerlo perché non ero ancora indipendente. Vivevo con la mia famiglia e studiavo per diventare insegnante, cosa che desideravo tantissimo. Quindi ho deciso di abortire con tanta sofferenza. È stata una decisione difficilissima e mi aspettavo aiuto e comprensione. Poi in consultorio a Riccione mi hanno preso appuntamento per parlare della mia decisione… Io che ero arrivata fin lì con tantissima fatica, tantissimi pianti e tantissima sofferenza, avrei dovuto parlare della mia decisione?
Per di più avevo fatto negli ultimi tre mesi un ciclo di antibiotici molto pesanti per un batterio che avevo scoperto con un tampone vaginale, e i ginecologi mi avevano detto che portare avanti una gravidanza non sarebbe stato sicuro per il feto. Questa è stata un’altra delle cose che mi ha fatto desistere. Ma loro hanno voluto fare quella ‘chiacchierata’ con me, che dopo tanti anni ho letteralmente rimosso per fortuna. È stato tutto faticosissimo. Mi ha provocato delle ferite assurde, e a distanza di tempo mi rendo conto che queste ferite sono state provocate da tutto ciò che c’è intorno all’aborto. Dal fatto che la nostra società cristiana lo considera un omicidio. Ed è così che io mi sono sentita per tanti anni. Mi sono sentita di aver ucciso mio figlio. Perché loro e la società in cui viviamo mi hanno fatto sentire così. Ma diversamente come avrei potuto fare? Ovviamente è una domanda retorica, perché io ora so, dopo tanta psicoterapia fatta per questo e altri motivi, che ho fatto la cosa giusta”.
Sara
“Mi sono sentita molto a disagio, colpevole e fuori posto. Dopo avere più o meno capito quello che mi stava succedendo, dopo la fase di shock paralizzante, la prima cosa che ho pensato di fare è stata quella di rivolgermi al medico di base per chiedere informazioni o un qualsiasi tipo di indirizzamento sul cosa fare. Prima di riuscire a parlare direttamente con il medico ho dovuto dire alla centralinista il motivo della telefonata (il disagio), dopo di che esposto al medico di base il mio problema, lei mi rispose non rispondendomi, dicendomi che non si faceva cosi, che c’erano altri modi, dovevo fare visite, analisi, rispettare delle procedure e poi non si sa cosa, perché non mi è mai stato chiarito.
Capito l’ostacolo, decido di andare tramite privati, faccio la prima visita ginecologica che conferma la gravidanza e il medico senza chiedermi nulla mi fa sentire il battito del feto, non so neanche come descrivere la sensazione che provo tuttora a ripensarci. Mi dissero di andare in ospedale e così feci, anche se tra le visite e i tempi di attesa i giorni passavano e l’ansia aumentava. Ogni visita fatta in ospedale ero messa di fianco a una donna incinta, non c’era un posto per me, non c’era un posto per noi. Tanto che più di una volta mi sono trovata a vagare non sapendo se fossi nel posto giusto.
Le domande di protocollo (forse) dei medici mi spiazzarono, non so quante volte mi sia stato chiesto ‘quali erano i motivi dell’interruzione’, ‘se fossi informata delle conseguenze’, ‘perché scegliere il raschiamento e non i farmaci’, ‘se ne fossi convinta’, addirittura che ‘tipo di rapporti avevo’. Il problema è che no, purtroppo non si è informati, non sai a chi rivolgerti, cosa fare, come farlo, se non per passa parola. Non trovi supporto ma tanti ostacoli. Si viene informate quando ormai è già troppo tardi, quando la tua privacy, i tuoi diritti e le tue emozioni sono già state violate”.
Elisa
“Ho abortito il 23 dicembre di un po’ di anni fa. Sono arrivata oltre il limite a causa di questioni personali alle quali si sono aggiunti i cinque giorni di riflessione obbligatoria. Perché ti devono dire loro quando pensare e quanto, mica ci hai già pensato due mesi. Eravamo una decina, ci portarono nel seminterrato senza alcuna spiegazione e ci inserirono un ovulo. A ogni richiesta di spiegazione rispondevano tutte acidamente che avevamo saputo arrivare fin lì, come potevamo non sapere cosa fosse quel medicinale?
Il mio embrione era grosso, quindi fui lasciata per tutto il tempo necessario allo svolgimento delle precedenti pratiche su di una barella fredda, senza coperte e senza spiegazioni. Finalmente arrivò dopo più di un’ora un’infermiera compassionevole a portarmi una coperta e a spiegarmi che le contrazioni erano necessarie per il mio bene, essendo l’embrione grande in questo modo ci si assicurava la pulizia totale. Il resto dei sanitari alle mie richieste di aiuto mi rispondeva che avrei dovuto pensarci prima.
Quando siamo scese un’infermiera disse: ‘tra due giorni nasce il bambino Gesù e qui i bambini li uccidiamo’. Alcune di noi piansero. Mi svegliai col pannolone e nella totale solitudine, mi alzai, vomitai. Arrivò l’infermiera e mi rimproverò di non essere arrivata al cesso per vomitare. Arrivò mia sorella e chiedemmo se sarei potuta uscire. Mi dissero ‘hai fatto quello che dovevi fare, sei libera’. Quasi mai mi hanno dato del lei. Non mi hanno mai spiegato se avessi dovuto fare una visita successiva, l’ho richiesta io per scrupolo”.
(da Fanpage)

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LOLLO E I POMODORI PATRIOTTICI: IN QUATTRO SCUOLE DI MODENA, 132 BAMBINI E 7 INSEGNANTI HANNO ACCUSATO SINTOMI GASTROINTESTINALI DOPO AVER MANGIATO POMODORINI, IN OCCASIONE DEL PROGETTO “FRUTTA E VERDURA A SCUOLA” PROMOSSO DAL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA GUIDATO DAL “COGNATO D’ITALIA” LOLLOBRIGIDA

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

DUE BIMBI SONO STATI PORTATI AL PRONTO SOCCORSO E DIMESSI DOPO POCHE ORE

Sono 132 i bambini e sette gli insegnanti che hanno accusato lievi sintomi gastrointestinali dopo aver mangiato i pomodorini in quattro scuole di Modena e provincia coinvolti nel progetto ‘Frutta e verdura a scuola’ promosso dal Ministero dell’Agricoltura. Lo fa sapere l’Azienda Usl di Modena.
Due sono stati portati al pronto soccorso e dimessi dopo poche ore. Alle scuole coinvolte nel progetto sono state consegnate vaschette da mezzo chilo di pomodorini freschi da distribuire ai bambini per merenda.
Il consumo del prodotto è stata sospesa in attesa degli accertamenti analitici sui campioni dei pomodorini che sono in corso.
(da agenzie)

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LA FRONDA INTERNA CHE NEL PD SIMPATIZZA CON MELONI E ATTACCA ELLY FORSE HA SBAGLIATO PARTITO O AGISCE PER CONTO TERZI

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

E’ PERFETTAMENTE RAZIONALE CHE UN PARTITO DI SINISTRA PUNTI SULLE CLASSI POPOLARI TENTANDO DI RIPORTARE ALLE URNE GLI ASTENUTI…. O FORSE E’ PROPRIO QUESTO CHE TEMONO I SEDICENTI RIFORMISTI

La nutrita schiera di antipatizzanti del Pd, sostanzialmente i nostalgici di Renzi e di un partito liberal-centrista, è partita all’assalto di Elly Schlein perché ha osato attaccare uno dei loro totem sacri, il Jobs Act.
In questo loro atteggiamento si intravede una sempre meno celata simpatia per il primo ministro, Giorgia Meloni.
Basti pensare al soccorso (giallo?) che molti autoproclamatisi riformisti – in realtà, al meglio, conservatori illuminati, quando non veri e propri controriformisti – stanno portando al progetto di premierato, fingendo di non capire o, ancora più grave, non capendo, la portata politica, più ancora che costituzionale, di questa proposta: fare di Fratelli d’Italia e della sua leader il perno del sistema politico assumendo l’aura dei costituenti che soppiantano la vecchia carta antifascista.
A ogni modo, per una ragione o l’altra, il Pd è nel mirino per la sua svolta a sinistra. In effetti, molti non si rassegnano ad avere un partito che ha adottato una agenda sociale diversa da quella renziana. E continuano a tessere gli elogi di quella stagione senza mai ricordare che a causa di quella agenda il partito, alle elezioni del 2018, precipitò al livello più basso mai raggiunto nella sua storia.
L’intento dei riformisti è quello di far perdere ancora punti al Pd sospingendolo lungo quella strada?
Poiché non si vuole pensare male e ritenere che proprio questo sia l’obiettivo strategico di questa componente, e cioè portare un Pd in ginocchio alla corte del fiorentino, si deve piuttosto pensare che alla base del furore anti Schlein vi sia una distorsione ottica, una incomprensione delle dinamiche politico-elettorali degli ultimi tempi.
Due sono i fattori che molta opinione pubblica, anche attenta, tende a sottovalutare: l’aumento dell’astensione e la mobilità elettorale. Un breve riepilogo per rinfrescare la memoria. Nel 2013 il M5s passò da zero al 25 per cento, il Pd perse 8 punti e Forza Italia 16.
Nel 2018 il Pd lasciò sul terreno altri 7 punti e Forza Italia 8, mentre il M5s e Lega andarono avanti rispettivamente di 7 e di 13 punti. Le ultime consultazioni, infine, hanno visto la conquista di 20 punti da parte di Fratelli d’Italia e il tonfo di pari misura dei 5 stelle.
Questa irrequietezza dell’elettorato si è associata con una progressione costante dell’astensione, arrivata a superare un terzo degli elettori nel 2022.
Questi due dati, mobilità elettorale e fuga dalle urne, obbligano ogni partito a una duplice azione: rinserrare le proprie file per evitare ulteriori passaggi all’astensione, e attrarre o recuperare elettori potenzialmente ben disposti.
Se il Pd vuole (cercare di) uscire dalle secche in cui si trova, non ha altra scelta che puntare su elementi mobilitanti che rafforzino – o almeno finalmente delineino – la sua immagine, e abbiano un alto “rendimento”.
Dato che dal 2013, e con una accelerazione fortissima nelle ultime due consultazioni, il Partito democratico ha perso elettori delle classi popolari, è perfettamente razionale che cerchi di riconquistarle puntando su una agenda indirizzata ai ceti sottoprivilegiati, di cui occupazione, salario e welfare costituiscono capisaldi dell’azione di una forza di sinistra, ma non, comprensibilmente, di forze centriste.
Solo i partiti che hanno enfatizzato la connotazione socialista e pro labour – Psoe spagnolo e Spd tedesca – hanno registrato successi.
E comunque il Pd avrà migliori chance se riuscirà a riportare alle urne una quota di astenuti, perché questi molti non votanti appartengono a ceti popolari, disaffezionati o delusi da politiche distanti dal loro sentire e dalle loro domande.
(da editorialedomani.it)

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TOTI TRATTA LA RESA: LA FREDDEZZA DI MELONI E TAJANI RENDE DIFFICILE IMMAGINARE NUOVI RUOLI POLITICI PER IL GOVERNATORE LIGURE CHE PENSA ALLE DIMISSIONI

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI UN RITORNO AL GIORNALISMO. MAGARI A MEDIASET, DOVE LAVORA TUTT’ORA, CON UN RUOLO DI PRIMISSIMO PIANO, LA MOGLIE SIRIA MAGRI, CONDIRETTRICE DI VIDEONEWS … UN’ALTRA PISTA PORTEREBBE AI GIORNALI DEL GRUPPO ANGELUCCI

Dalla villetta di Ameglia in cui è trattenuto ai domiciliari Giovanni Toti non può parlare con i leader della maggioranza che un po’ lo difendono a spada tratta (Salvini), un po’ fanno i garantisti, ma quasi genericamente (Tajani, con cui i rapporti erano pessimi da anni), un po’ predicano cautela e restano in silenzio (Meloni, che sotto sotto avrebbe sperato in dimissioni lampo, per chiudere la faccenda ed evitare strascichi pesanti sulle Europee).
Ma il governatore sotto inchiesta per corruzione, tramite le stringate dichiarazioni rilasciate ieri dal suo avvocato, intanto pare lanciare messaggi. Fa capire per la prima volta che sì, potrebbe lasciare la guida della Liguria. Ma a patto di una trattativa coi partiti, un «confronto», così lo chiama il suo legale fuori dagli uffici del tribunale di Genova.
Trattare, ma su cosa? In questa fase, tutti e tre i partiti della maggioranza di centrodestra non possono certo offrirgli posti. Almeno fino a quando la trafila giudiziaria non sarà conclusa – e nel caso, conclusa positivamente – dunque ci vorrebbero anni.
E promettere oggi un seggio alle prossime Politiche, in calendario nel 2027, è un biglietto che politicamente vale zero. Anche FdI, a cui il presidente ligure si era avvicinato, tanto da aver fatto filtrare la disponibilità a sostenere alle Europee Stefano Balleari, capogruppo del partito di Giorgia Meloni in consiglio regionale e candidato per la fiamma nella circoscrizione Nord Ovest, si è già sfilata.
E da tempo. A via della Scrofa, con perfetto tempismo, mesi fa avevano raffreddato questa liaison e di fatto gli abboccamenti col governatore per un ingresso nel partito si erano fermati alle battute iniziali. Ora sono esclusi categoricamente.
Mentre nel caso di FI, la frattura con Tajani non si è mai risanata. Anche l’operazione di gemellaggio elettorale tra gli azzurri e “Noi Moderati”, formazione di cui Toti è ancora presidente, è stata gestita esclusivamente da Maurizio Lupi. «Toti nemmeno ha partecipato alle riunioni», dicono da piazza San Lorenzo in Lucina, quartier generale dei post-berlusconiani.
Cercasi vie d’uscita, allora. La prima, per i fedelissimi del governatore, è che riesca a rimanere in sella. Resistere, resistere, resistere. Mossa che però viene ritenuta probabile solo nel caso in cui il Tribunale del Riesame annulli l’arresto domiciliare, fra un paio di settimane.
Arrivasse una bocciatura, invece, Toti presumibilmente dovrebbe restare sotto misura cautelare per altri 5-6 mesi. Troppi per tenere a galla la giunta, anche riassegnando le deleghe oggi nel paniere del presidente, operazione già avviata.
Non a caso, anche nell’inner circle di Toti c’è chi comincia a ipotizzare un’altra via. Extra politica. Un ritorno alla vecchia professione, il giornalismo. Magari a Mediaset, dove è stato uno dei dirigenti di punta, capo del Tg4 e di Studio Aperto, addirittura in contemporanea, e dove lavora tutt’ora, con un ruolo di primissimo piano e di grande influenza, la moglie Siria Magri, condirettrice di Videonews e curatrice per il Biscione di programmi e talk giornalistici, come quello di Paolo Del Debbio.
E sempre nella cerchia del governatore, c’è chi non esclude un’altra pista – che con Toti impossibilitato a comunicare all’esterno, è naturalmente una suggestione, per ora – che porterebbe ai giornali del gruppo Angelucci, vista anche la solidarietà così marcata espressa nelle ultime 48 ore dal segretario della Lega, partito di cui fa parte l’editore di Libero, Il Giornale e Il Tempo. Ma appunto, prima, Toti dovrà essere nelle condizioni di confrontarsi coi leader. Anche se l’idea di una trattativa potrebbe indispettire pezzi della maggioranza, soprattutto FdI
(da La Repubblica)

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TOTI ARRESTATO, MA DAVVERO C’ENTRANO LE ESCORT A MONTECARLO?

Maggio 11th, 2024 Riccardo Fucile

IL REPORTAGE SU QUANTO COSTA E COME SI ORGANIZZA UN WEEKEND COME UN POLITICO “CORROTTO” QUALSIASI

Come funziona la corruzione e quanto costa? Con tutto quello che sta succedendo in Liguria, abbiamo provato a rispondere a questa domanda almeno sul fronte degli scambi di “doni” sessuali.
Così ci siamo informati su un preventivo da veri imprenditori: due notti allo stesso hotel di Montecarlo dove avrebbero soggiornato i soggetti coinvolti nell’inchiesta, in compagnia di una escort specializzata in clientela politicamente esposta. I prezzi e i dettagli? Eccoli, ma preparatevi a spalancare il portafogli…
L’arresto del governatore Giovanni Toti ha assunto i contorni di una mareggiata, di quelle che spesso affliggono la Liguria. A quanto pare, lo scandalo è andato anche oltre il confine segnato da Ventimiglia, fino al Principato di Monaco.
L’ex presidente dell’Autorità Portuale Paolo Emilio Signorini, attuale dirigente di Iren energia, stando alle indagini arebbe stato corrotto con soggiorni di lusso ed escort a Montecarlo, biglietti per tornei di tennis, fiches per giocare al casinò.
Bella vita e turbofregne, in cambio del rinnovo di alcune concessioni e altri favori. Il tutto pagato da Aldo Spinelli, imprenditore ed ex presidente del Genoa e del Livorno Calcio.
La solita favola italiana, alla quale anche noi abbiamo voluto partecipare. O meglio, abbiamo sognato di partecipare, essendo desolatamente con le pezze al cu*o e non in posizioni di potere.
Per assaporare un po’ di dolce vita, abbiamo finto di voler organizzare un weekend in stile imprenditore o politico “corrotti”, prenotando una stanza allo stesso hotel in cui avrebbe alloggiato Signorini. Ovviamente, prenotando anche una escort.
Preparate la calcolatrice e prendete carta e penna, come si faceva una volta. Il periodo delle elezioni si avvicina: se non sapete cosa fare al posto di andare a votare, questa è l’idea giusta per il vostro weekend elettorale. Una bella maratona sotto le coperte, altrochè maratone di Mentana.
L’idea è questa: spacciarsi come assistenti di un noto imprenditore milanese. Telefonare alle escort. Chiedere i prezzi e le modalità di incontro, ma non solo. Il nostro imprenditore viaggia in compagnia di alcuni politici, e visto quello che succede ultimamente, la sicurezza non è mai abbastanza. Partiamo.
Partiamo dall’hotel, che è la cosa più semplice da prenotare. Se si è sfondati di soldi, beninteso. L’albergo in questione si chiama Hotel de Paris, e lo si può prenotare facilmente da Booking, il portale di prenotazione più utilizzato al mondo. Purtroppo, pur non essendo una bettola, risulta quasi sempre pieno. Abbiamo trovato un buco nelle date tra il 3 e il 5 giugno. Una suite vista città, nemmeno fronte mare, costa 4527 euro per due notti. L’equivalente di tre mesi di lavoro di un operaio metalmeccanico ben retribuito.
Ovviamente abbiamo prenotato una doppia, che non vogliamo di certo portarci dietro i bimbi. Il prezzo si intende per camera, quindi a coppia. La colazione non è inclusa, e costa la bellezza di 60 euro a persona, per notte. Senz’altro sarà buona e abbondante, e magari il prezzo è giustificato dal fatto che ormai gli albergatori hanno capito che gli ospiti, di fronte ai buffet, diventano delle belve insaziabili.
Per il resto, l’Hotel de Paris ha ben tre ristoranti al suo interno, e non osiamo nemmeno immaginare i prezzi del menù. Per cui dalla colazione diremmo di passare direttamente al dolce, ovvero al dopo cena.
Ed eccoci qua, a scrollare col pollice su e giù per i siti dove le escort caricano i loro annunci. La prima cosa che si capisce è il ricircolo: le ragazze seguono dei turnover ben precisi, dettati dal mercato e dalle leggi dei paesi ospitanti.
Molte delle ragazze praticano il nomadismo. Due settimane a Cannes, due a Nizza, due a Montecarlo. Molte sono originarie dell’est Europa. Russe, moldave rumene, ucraine. Cominciamo a telefonare, e impariamo subito un altro fondamentale del puttanie*e d’alto bordo. Lasciate perdere le chiamate anonime, non vi risponderà nessuna. Le cose non vanno certo meglio usando le app di messaggistica dove puoi nascondere il numero, tipo Telegram o simili. Proviamo a contattarne una in questo modo e ci brucia al volo: “You fake idiot bla bla bla”. Letteralmente. Abbandoniamo la prima pretesa di anonimato e ricominciamo. In fondo le ragazze sono professioniste, e odiano i perditempo. Un’altra ci risponde laconicamente, in un italiano elementare. Ha 24 anni. “Tesoro amore” e tutto il resto. I prezzi non sono male, per un imprenditore come il nostro: 5000 euro per 24 ore. Però poi andiamo avanti con le domande sulla privacy, ma la ragazza non ci rassicura appieno. Non le è mai capitato, non sa dire. La riservatezza è garantita, certo, ma a noi serve qualcosa in più.
Alziamo il livello che siamo degli imprenditori, mica dei barboni. Qualcuna ha delle recensioni, qualcuna mostra una fotografia da vincitrice di concorsi di bellezza, con tanto di fascia. Ma a noi serve una vera professionista, il top di gamma. Eccola. Riservatezza totale: già sul sito specifica che non risponde nemmeno ai numeri riconosciuti. Prima bisogna mandarle un Sms con la richiesta di contatto, oppure una mail. Sembra quella giusta. Una ragazza mulatta, con un cespuglione di capelli, abbastanza appariscente. “Ciao, sto cercando di organizzare un weekend per un cliente importante, ci serve la massima privacy, ti posso richiamare?”.
Ci mettiamo in contatto, e parla anche abbastanza bene l’italiano. Non per fare gli straccioni, ma visto che stiamo parlando di affari, iniziano con le tariffe. Una notte costa 2500. Il trattamento con cena e due giorni insieme costa 5000 euro. C’è anche il pacchetto da cinque giorni a 12500 euro, il costo di un’auto a chilometro zero. I prezzi si intendono all-inclusive, e comprendono tutti i tipi di servizio. Ce n’è per ogni gusto: feticismo dei piedi, frustate, piogge dorate, sculacciate con la pagaia. Chissà cosa sceglieranno di solito i personaggi di un certo livello? La ragazza ridacchia e ci spiega senza spiegare: di tutto. Questi sono i costi per una trasferta, la nostra professionista ha anche un appartamento nei pressi di Parigi, e se la si va a trovare c’è perfino uno chef che ti cucina il pranzo o lo spuntino, ovviamente afrodisiaco. Però ti devi pagare il parcheggio. Ma non è il nostro caso, noi siamo all’Hotel de Paris. A proposito, passiamo alla privacy. Questa è una professionista seria. In casi come il nostro si firma un contratto di riservatezza, che impegna a non divulgare assolutamente nulla della serata. Poi c’è il divieto di ripresa. Niente foto, niente video, niente social finché si sta in compagnia. Ci piace, e piacerebbe anche ai teorici del mondo desmartphonificato. Però se vuoi un ricordo della serata nessun problema, la ragazza si appoggia a un professionista che può venire a fare servizi fotografici o anche video. Il tutto vincolato dai contratti di privacy, per forza. La nostra escort organizza anche un servizio di trasporto di alto profilo, con professionisti del settore. Volendo, anche escursioni in yacht. Dovesse mai servire, offre anche un servizio di bodyguard, con dei gorilla personali. Su questo però non riesce a farci un preventivo immediato. Facendo una stima così, a naso, un weekend con fotografo e guardie del corpo potrebbe arrivare tranquillamente a 20000 euro. Stando bassi. Se poi ci aggiungiamo l’hotel, la colazione, i pranzi e le cene, si capisce bene che ad arrivare sui 50000 ci vuole un attimo. Se due notti in hotel costavano come tre mesi di uno stipendio medio, un weekend alla Signorini – sempre che siano accertate le responsabilità – vale quasi tre anni di lavoro di un operaio. Ma Signorini si nasce, non ci si diventa.
Jacopo Tona
(da mowmag.com)

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