A REGGIO CALABRIA L’EFFETTO VANNACCI NON C’E’ STATO. GLI OTTOMILA VOTI OTTENUTI DA GIANNETTA (CHE HA PRESO IL 10.9%) FANNO DESUMERE GLI ESPERTI CHE IL VALORE AGGIUNTO DELL’EX PARÀ NON SIA ANDATO OLTRE IL 4%. INOLTRE, FUTURO NAZIONALE ERA RITENUTO ALLA VIGILIA DEL VOTO COME UN MOVIMENTO CHE AVREBBE RIPORTATO ALLE URNE MOLTI ELETTORI. DURANTE I COMIZI DEL GENERALE ERA STATA NOTATA LA PRESENZA “MASSICCIA DI GIOVANI”. INVECE L’ASSENTEISMO HA RAGGIUNTO UN PICCO FINORA MAI REGISTRATO
IL GOVERNATORE FORZISTA OCCHIUTO, VICINO A MARINA BERLUSCONI: “SENZA MIMMO GIANNETTA, CHE HA TRADITO FORZA ITALIA, VANNACCI NON SAREBBE ANDATO OLTRE IL 3%. IL GENERALE HA SBAGLIATO IL TERRENO SU CUI MISURARSI. VOLEVA IN CALABRIA LA SUA SASSONIA, HA AVUTO SASSATE ELETTORALI. NON DOVEVA RECUPERARE ASTENSIONE? HA FALLITO ANCHE IN QUELLO”
Proprio il profilo del candidato vannacciano aveva dato alle suppletive della città dello
Stretto il valore di un test nazionale. E non c’è dubbio che il centrosinistra coltivasse il sogno di strappare Reggio Calabria agli avversari per mano del generale. Autorevoli esponenti del Campo largo, a poche ore dall’apertura delle urne, ritenevano che se FnV avesse toccato quota 15% sarebbero riusciti a conquistare il seggio lasciato vacante dall’attuale sindaco azzurro Francesco Cannizzaro.
Non ci sarebbero riusciti ugualmente, perché il distacco di Francesco Benedetto da Roscioli è stato superiore. Insomma «l’effetto Vannacci» non c’è stato, per quanto il movimento estremista abbia superato la soglia psicologica del 10%. E questo ha portato la maggioranza a evidenziare mediaticamente il fallimento dell’operazione. Sulla base di due considerazioni.
La prima: se il generale è considerato come il punto di riferimento degli elettori di centrodestra «delusi» dal governo Meloni, gli ottomila voti ottenuti da Giannetta fanno desumere gli esperti che il valore aggiunto di Vannacci non sia andato oltre il 4%. La seconda: Fnv era ritenuto alla vigilia del voto come un movimento che avrebbe riportato alle urne molti elettori.
Durante i comizi del generale era stata notata dai dirigenti del centrodestra la presenza «massiccia di giovani». Invece l’assenteismo ha raggiunto un picco finora mai registrato.
Ma è chiaro che il voto di ieri non può certificare l’esaurimento della spinta propulsiva del vannaccismo.
Per quanto Reggio Calabria non sia stato il capoluogo della Sassonia-Anhalt, il centrodestra è consapevole che FnV resta una minaccia sulla strada delle elezioni del 2027.
E infatti i partiti della maggioranza hanno sottolineato all’unisono la «coesione della coalizione» come elemento distintivo rispetto agli avversari del Campo largo.
Il richiamo comune al «centrodestra tradizionale» ne è la prova: per un verso esprime il valore dell’alleanza capace di superare le tensioni interne nella gestione del governo, e per l’altro delimita il perimetro.
Ecco il motivo per cui Meloni ha detto che gli avversari sono quelli del «campo larghissimo», un fronte esteso ed eterogeneo che va da Vannacci fino a Fratoianni. È un messaggio con cui di fatto addita di «tradimento» quanti hanno lasciato il centrodestra per aderire al vannaccismo.
E per l’altro prefigura il meccanismo mediatico che la premier adotterà in campagna elettorale per limitare l’emorragia di consensi a destra: il richiamo al «voto utile».
Reggio Calabria Presidente Roberto Occhiuto, una vittoria rotonda.
«Rotonda e attesa. Anche se, nelle proporzioni, superiore a quanto ci aspettassimo. Vannacci aveva schierato come candidato un consigliere regionale eletto solo un anno fa con undicimila preferenze e questa volta non ha raggiunto i settemila voti».
Quale significato attribuisce a questi numeri?
«Che senza Mimmo Giannetta, che ha tradito Forza Italia, Futuro nazionale non sarebbe andato oltre il 3%. Il generale ha sbagliato il terreno su cui misurarsi. Voleva in Calabria la sua Sassonia, ha avuto sassate elettorali. Non doveva recuperare astensione? Mi pare abbia fallito anche in quello».
È corretto leggere questo risultato calabrese anche in ottica nazionale?
«Certo che sì. Il risultato calabrese dimostra che quando il centrodestra non teme il populismo, quando propone argomenti e dati a consuntivo del proprio lavoro, come abbiamo fatto qui in Calabria con l’attività che svolgo in Regione e con quella eccellente del sindaco Cannizzaro, vince. E non ce n’è per nessuno».
Per lei avete provato che non avete bisogno di Vannacci per vincere alle Politiche?
«Di più. Non solo non abbiamo bisogno di lui, e lo dico da tempo anche agli alleati
(da Il Corriere della Sera)
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