CHIARA APPENDINO: “CONTE CONTRARIO ALLA PATRIMONIALE? MOLTI NEL M5S LA PENSANO COME ME”
“DEMOLIRE I TABU’ E’ UNICO MODO PER ESSERE ALTERNATIVI AI SOVRANISTI”
«Abbattere i tabù e non inseguire la destra sul suo terreno mi sembra un buon modo per essere alternativi». Nei giorni in cui riemerge l’antico dibattito sull’ipotesi di una patrimoniale per i super ricchi, l’ex sindaca di Torino e oggi deputata Cinque stelle Chiara Appendino prende la questione di petto e lancia un messaggio al suo stesso partito e al campo largo: lavoriamoci.
Dice la premier Giorgia Meloni che lei lavora perché gli italiani lo riescano ad accumulare, un patrimonio, voi pensate solo a tassarlo…
«Giorgia Meloni ha tassato tutto, dai pannolini alle accise sulla benzina, ha il record di pressione fiscale, con quale credibilità parla di tasse? La verità è che il suo governo, anziché occuparsi dei più fragili e del ceto medio, si occupa della difesa corporativa dei super paperoni, che si arricchiscono in tempo di crisi accumulando ricchezza a scapito della maggioranza degli italiani».
Lei sarebbe favorevole a una patrimoniale?
«Il termine patrimoniale non mi piace, ma andiamo oltre la questione semantica. È immorale non aggredire i super paperoni nel momento in cui le diseguaglianze esplodono e la forbice tra ricchi e poveri si allarga. Si deve fare».
Ha in mente una proposta?
«C’è quella di Oxfam, basta fare copia-incolla. Un’imposta sui patrimoni oltre i cinque milioni di euro, si stima che siano 50mila persone, lo 0, 1 per cento della popolazione. Si ricaverebbero 15 miliardi di euro. E io faccio un passo in più: bisognerebbe interpretarla come una tassa di scopo, e vincolare quei soldi a una spesa specifica».
Tipo?
«Per me sono risorse che dovrebbero servire ad abbattere le liste d’attesa. Con 15 miliardi si potrebbero fare mille ospedali di comunità, 16mila posti letto, 1500 nuove tac, si garantirebbe lo stipendio a 4mila nuovi medici per dieci anni e 10mila infermieri per dieci anni. Così sì che si abbattono le liste d’attesa, non con le proposte della destra utili solo a fare propaganda».
Il punto è che non è contraria solo la destra: anche il presidente del Movimento, Giuseppe Conte, non è favorevole.
«Conosco la posizione del presidente, ma dentro al Movimento il tema delle diseguaglianze è molto sentito. Molti la pensano come me: in questo periodo stiamo lavorando a Nova, il cantiere del programma: io ho partecipato a Torino, e al tavolo in cui si discuteva di temi economici, la tassa sui grandi patrimoni è emersa. Ed è successo anche in altre città. Non basta solo la tassazione degli extraprofitti».
Vuole dire che è un tema sentito dai vostri elettori?
«Tra gli elettori e anche nel nostro gruppo ci sono sensibilità diverse, ed è un bene che non la pensiamo sempre tutti allo stesso modo. Ma penso che la maggioranza dei cittadini sia favorevole a strumenti di redistribuzione della ricchezza: discutiamone e portiamo il tema al tavolo progressista, dove AVS è già favorevole».
Perché anche nell’area progressista ci sono tante resistenze?
«Io credo che la parola patrimoniale rappresenti uno stigma, io stessa preferisco parlare di Millionaire tax. Ma va fatto. Mettere le mani nelle tasche dei paperoni significa essere radicali? Sì. Ma solo così si è alternativi a una destra caviale e champagne».
Ha avuto modo di parlarne col presidente Conte?
«C’è stato un confronto qualche mese fa, nel corso di un’assemblea, dove io ho posto il tema della radicalità. Ora questo dibattito sta riaffiorando, mi auguro si possa riaprire la questione».
Tra i contrari a una tassa sui patrimoni c’è chi dice: sarebbe inutile, perché i ricchi scapperebbero subito da un’altra parte.
«Mi sembra una scusa per non fare quello che è giusto fare. In questo momento non mi preoccupano i ricchi che scappano, ma un ceto medio sempre più fragile che scappa da città sempre più costose. Il tema è esattamente il contrario».
Nel dibattito di ieri alla Camera il suo collega Riccardo Ricciardi ha denunciato «tasse di successione ridicole». Intervenire sulle eredità è un’altra ipotesi?
«È un altro strumento per affrontare il tema della redistribuzione. Parliamone, alimentiamo questo dibattito».
Meloni in Aula vi ha ricordato che a tassare le banche è stata lei.
«La solita mistificazione della realtà, come quando dice che l’economia va bene e la produzione industriale non ha problemi. Hanno ottenuto un miliardo su 150 di extraprofitti, di cosa stiamo parlando. Viviamo in un Paese dove si svolge una lotta di classe al contrario».
La destra oggi potrebbe rispondervi: perché non avete fatto una patrimoniale voi quando eravate al governo?
«Le diseguaglianze sono esplose negli ultimi anni, e la pandemia da questo punto di vista è stata un punto di non ritorno. La lotta alle diseguaglianze è talmente nel Dna del M5s che al governo abbiamo fatto il Reddito di cittadinanza. Ma la domanda giusta è: perché non farla ora? » .
La segretaria dem Elly Schlein dice che sarebbe bene farla a livello europeo, ha ragione?
«Non possiamo aspettare l’Europa, non è sufficiente. Fossimo noi ad aprire la strada, sarei orgogliosa della mia italianità»
(da La Stampa)
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