IL GOVERNO PROVA A CORREGGERE IL TIRO SUL DECRETO LEGISLATIVO CHE AMPLIA I POTERI DI POLIZIA SUL RICONOSCIMENTO FACCIALE BASATO SULL’IA, DOPO CHE L’UE HA RICORDATO CHE LA NORMATIVA EUROPEA VIETA L’IDENTIFICAZIONE BIOMETRICA IN TEMPO REALE NEGLI SPAZI PUBBLICI
IL PROVVEDIMENTO DIVIDE LA MAGGIORANZA E PREOCCUPA LE OPPOSIZIONE, CHE TEMONO UNA SORVEGLIANZA DI MASSA E IL RISCHIO DI FALSI POSITIVI, CON PERSONE INNOCENTI IDENTIFICATE PER ERRORE DAI SISTEMI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Alla fine, il governo proverà a smussare alcuni degli angoli più acuminati del decreto
legislativo sul riconoscimento facciale. O almeno: questo è quello che chiede un parere approvato ieri alla Camera dalla maggioranza. Troppo timido, secondo le opposizioni: rimarrà la possibilità, per le forze di polizia, di acquisire i dati biometrici dei cittadini che attraversano luoghi legati a esigenze di ordine pubblico.
La pressione è interna ed esterna. In casa, i mal di pancia di Forza Italia. Fuori, l’ammonimento esplicito della Commissione Ue: «Il riconoscimento facciale in spazi pubblici accessibili è proibito secondo la legge europea». Normativa che, a stretto giro, fonti di Palazzo Chigi garantiscono verrà rispettata.
Nelle stesse ore, in Parlamento, il confronto all’interno del centrodestra è convulso. Sul tema la deputata forzista Cristina Rossello presenta un parere positivo, sì, ma carico di “osservazioni”. Suggerimenti sulle norme da cambiare. Le stesse additate dalle opposizioni. Il cuore: bisogna intervenire sulla sorveglianza generalizzata in pubblico perché il regolamento Ue sull’IA vieta l’uso di sistemi «che creano o ampliano le banche dati di riconoscimento facciale mediante scraping non mirato» (letteralmente l’acquisizione di dati “a strascico”).
I deputati di FdI Antonio Giordano e Lucrezia Maria Benedetta Mantovani fanno un salto sulla sedia. Prendono da parte Rossello, la circondano. Il messaggio è esplicito: «Così non si può votare». Finisce con un rinvio di qualche giorno: il decreto legislativo, nelle intenzioni del governo, deve arrivare nel Cdm il 4 agosto. L’ultimo dell’estate.
Cambio scena, qualche ora dopo, commissioni Affari costituzionali e Giustizia. Al Senato la maggioranza se la cava con un parere ultra-soft, rilievi minimi. Alla Camera va in scena un copione diverso. Per tutta la mattinata gli azzurri – in testa il capogruppo Enrico Costa e il relatore Paolo Emilio Russo – trattano con i meloniani per ammorbidire il provvedimento. Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto si adopera nella mediazione con Palazzo Chigi.
Poco prima della seduta – raccontano i presenti – è ancora al telefono con il sottosegretario Alfredo Mantovano, regista politico del decreto legislativo. Le aperture vengono concordate fino all’ultimo minuto. Saranno solo “osservazioni” ma il governo sarebbe pronto ad accoglierle. Tutte in una direzione, in sintesi: si rafforzano, in più punti, i processi di autorizzazione da affidare a un giudice terzo e non ai pm. Resta l’articolo che permette di acquisire per sette giorni i dati biometrici nelle piazze, negli stadi, nelle stazioni.
Alle opposizioni non basta, votano compattamente contro. Subito dopo, improvvisano un flash mob davanti a Chigi. «L’unica ossessione del governo è controllare i cittadini», commenta la segretaria Pd Elly Schlein. «È evidente il rischio di un utilizzo troppo estensivo dell’identificazione biometrica», concorda una nota del M5S. «Se l’IA viene applicata alle azioni di Polizia e alla sicurezza – aggiunge Riccardo Magi – si deve garantire ai cittadini la tutelata la loro libertà». Altrimenti, rimarca il capogruppo di Avs al Senato De Cristoforo, «c’è una presunzione di colpevolezza collettiva».
(da Repubblica)
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