Marzo 10th, 2010 Riccardo Fucile
NEL 2008 SI ERA VIETATO ALLE P.A. DI RICORRERE AGLI ARBITRATI IN CASO DI CONTENZIOSO NEGLI APPALTI, MA LA NORMA SLITTA DI ANNO IN ANNO…NEL PERIODO 2005-2007, UN CLUB RISTRETTO DI 23 ESPERTI: MOLTI NOMI RICORRONO NELLE INDAGINI SU BALDUCCI E COMPAGNI DI MERENDE
I nomi di molti di loro ricorrono nelle carte dell’inchiesta sugli appalti del G8 e dei
Grandi Eventi: si tratta di liberi professionisti, giudici amministrativi, magistrati contabili, avvocati dello Stato.
Non si limitano però solo a questa attività , ma spesso sono chiamati a dirimere le controversie che nascono tra imprenditori che hanno vinto gli appalti e lo Stato che ha commissionato il lavoro.
In questi casi viene nominato un collegio arbitrale che deve decidere controversie da centinaia di milioni di euro di appalti pubblici.
Caratterizzati solitamenti da due aspetti: parcelle milionarie per gli “arbitri”, sentenze che danno sempre torto alle Pubbliche amministrazioni.
Non lo diciamo noi, lo sottolinea l’Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici.
Non a caso i carabinieri dei Ros avevano messo sotto osservazione il fenomeno.
I dati rilevati riguardano 35 arbitrati nel periodo 2005-2007, nella maggior parte dei casi la stazione appaltante pubblica è l’Anas, ma anche il comune di Roma, la Regione Veneto, la Regione Calabria, la Presidenza del Consiglio, le Asl.
Tutte soccombenti, tutte condannate a risarcire imprese private e a versare rilevanti importi, anche decine di milioni di euro.
Gli “arbitri” sono come un circolo esclusivo, pare che in Italia non esistessero più di 23 esperti in grado di valutare le ragioni e i torti nei contratti di appalto. Girano sempre gli stessi nomi con parcelle milionarie. Continua »
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Marzo 9th, 2010 Riccardo Fucile
HA SUBITO GLI ATTACCHI DI FELTRI, L’HANNO ACCUSATA DI ESSERE TROPPO DI SINISTRA E INDIPENDENTE…LE HANNO INCASINATO PERSINO LA CONSEGNA DELLE LISTE, MA E’ SEMPRE A UN ALITO DI VENTO DA EMMA…UNA VITTORIA DEL LABORATORIO FINI-CASINI SAREBBE LA FINE DELL’IMPERO DI FORZA ITALIA
La telenovela della lista del Pdl in Lazio continua a tenere banco: ieri il Tar ha bocciato il decreto e ha tenuto fuori la lista, oggi forse sarà riammessa dal tribunale la seconda lista presentata,o forse no.
In ogni caso vi saranno i controricorsi e la triste vicenda pare destinata ad allietare le serate degli italiani davanti al Tg ancora a lungo.
Segnaliamo, per onor di cronaca, solo lo stupore con cui il premier ieri sera ha accolto la notizia che il Tar aveva respinto il ricorso del Pdl: “Ma perchè non mi avete raccontato nulla? Mi avete nascosto qualcosa? Qualcuno ha manomesso le candidature?”, rivolto al suo entourage.
Di fronte alla ricostruzione dei giudici e al rapporto dei carabinieri è emerso infatti, al di là della costituzionalità o meno del decreto “interpretativo”, che all’ora di scadenza per la presentazione delle liste, le forze dell’ordine hanno verificato che i delegati in attesa erano quattro e tra essi non vi era traccia di quelli del Pdl, intenti a mangiarsi un panino o a sostituire qualche nome della lista.
Ci stupisce lo stupore di Berlusconi: prima di accusare i giudici e le forze dell’ordine per aver respinto i delegati del partito, possibile che non gli sia venuto in mente di fare quello che avrebbe fatto chiunque al suo posto? Ovvero chiedere ai responsabili delle forze dell’ordine un rapporto su come erano davvero andate le cose: avrebbe avuto subito il quadro che invece ha avuto solo ieri, fidandosi prima dele versioni di qualche apprendista stregone della sua corte dei miracolati.
Ieri invece, di fronte a imbecilli che hanno lasciato incustoditi i plichi con le liste per due ore, poi li hanno nuivamente ripresi alle 17, salvo poi riportarli alle 19.30, è sbottato: “Ma se abbiamo torto, alla fine che figura ci facciamo?”.
Ma se l’avevano capito quasi tutti gli italiani che avevate torto, ci voleva tanto a capirlo a Palazzo Grazioli, invece che fare tutto questo casino peggiorando ancora di più la situazione?
Avreste evitato di legiferare con un decreto in materia di competenza regionale per vedersi dare ancora torto, per delle liste che entravano e uscivano dal tribunale come fosse il Colosseo. Continua »
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Marzo 9th, 2010 Riccardo Fucile
AVREBBE INCASSATO VENTIMILA EURO DAI PARTITI IN LIGURIA CEDENDO SETTEMILA SOTTOSCRIZIONI… GLI ELENCHI SONO RICAVATI DA BANCHE DATE DI GESTORI TELEFONICI E UFFICI PUBBLICI…MOLTI NOMINATIVI PROVENGONO DALLE PIU’ SVARIATE RACCOLTA FIRME DI QUARTIERE E POI RIUTILIZZATE
La rivelazione è stata raccolta dal “Secolo XIX”, il maggiore quotidiano ligure: un
“professionista” denuncia di aver venduto, in occasione di questa tornata elettorale, ben 7.000 firme per la presentazione delle liste a partiti in difficoltà nel raccoglierle.
Andrea Pescino, esperto in materia e già rinviato a giudizio nel 2005 per uno scandalo analogo a Imperia, in relazione a firme raccolte e smistate, personaggio controverso che ha però anche fatto decollare inchieste come quella sulla spartizione dei fondi comunitari in Regione o sequestrare discariche pericolose in riviera, ha rilasciato stamane una pesante intervista al Secolo XIX , rivelando fatti che, se fossero confermati, metterebbero in pericolo la validità delle prossime elezioni regionali in Liguria.
Non a caso sarà ascoltato oggi dalla Digos.
In pratica Pescino ha rivelato di aver venduto e consegnato dati anagrafici per produrre firme false, definendo tale operazione “una regola ormai invalsa da tutte le parti, quasi una professione”.
Dove si ha a che fare pure con altri concorrenti, ciascuno con le proprie firme taroccate e i propri prezzi di vendita.
Il Pescino ne avrebbe vendute 7.000, 4.000 al centrosinistra e 3.000 al centrodestra, ricavando un cifra di circa 20/25.000 euro: “c’è una legge di mercato che governa queste cose, ci sono persone che fanno la “professione” di candidati e compiono investimenti per poi ricavarne benefici”. L’esperto sottolinea al “Secolo XIX” che “l’esborso aumenta man mano che ci si avvicina al momento della presentazione delle liste” e poi spiega come ci si procuri i dati degli elettori: “Non è difficile, vi sono banche dati che conservano gli elementi fondamentali per una firma, come i gestori di compagnie telefoniche o gli impiegati di uffici pubblici”. Continua »
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Marzo 9th, 2010 Riccardo Fucile
SOLO IL 20% PENSA SIANO MIGLIORI…iL 45% OGGI GIUDICA POSITIVAMENTE LA DC, IL 35% IL PCI, IL 32% IL PSI… COSTANTE CRESCITA NEGLI ULTIMI 5 ANNI: SONO PIU’ APPREZZATI OGGI DI UN TEMPO…PIU’ CHE PER MERITO LORO, PER DEMERITO DI QUELLI ATTUALI
Citiamo subito la fonte, per evitare che qualcuno pensi siano dati inventati: si tratta dell’Atlante politico di Demos, febbraio 2010, quindi ricerca seria e dati recentissimi.
Non che la sensazione non fosse nell’aria, ma le percentuali indubbiamente possono stupire i non addetti ai lavori.
Dopo gli anni di Tangentopoli, gli scandali, le condanne, le monetine, i processi e tutto quanto ne seguì, con la nascita di nuove forze politiche e il de profundis per quelle che avevano governato 50 anni il nostro Paese, sentirsi rispondere dagli italiani che erano meglio i partiti di allora che quelli attuali induce a riflettere.
Alla domanda “quanta fiducia avete nel partiti attuali?”, solo il 7,8% degli italiani risponde positivamente.
Peggio delle banche e della borsa, è detto tutto.
Si tratta peraltro del dato più basso degli ultimi dieci anni.
Rispetto al periodo della prima Repubblica, cioè prima del 1993 e di tangentopoli, i partiti sono migliori o peggiori?
Risponde “peggiori” il 45,3% degli italiani, “migliori” il 20,3%, “uguali” il 23,4%, non risponde l’11%.
I partiti attuali sono accumunati in un giudizio senza appello, tanto deprecabili da far assolvere quelli passati, ed è detto tutto.
Passiamo alla rivalutazione dei partiti della Prima Repubblica che appare piuttosto estesa, a destra come a sinistra.
Il 45% degli italiani oggi giudica positivamente la Democrazia Cristiana, il 35% il Partito comunista, il 32% il Partito socialista.
Un apprezzamento che si è rafforzato sensibilmente negli ultimi 5 anni: di circa 9 punti verso la Dc e il Psi, di circa 4 verso il Pci.
Si arriva al paradosso che sono più apprezzati oggi che quando esistevano veramente. Continua »
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Marzo 8th, 2010 Riccardo Fucile
LA REGIONE LAZIO SOLLEVA “CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE” DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE: ORA SI RISCHIA DI VOTARE PER POI VEDERE ANNULLATE LE ELEZIONI… ALTRE LISTE ESCLUSE ORA CHIEDONO DI RIENTRARE… E NEL CENTRODESTRA PERDERE 8 A 5 SAREBBE GIA’ UN SUCCESSO
Anche Tafazzi ormai è diventato trasversale: il gusto di farsi del male è entrato a
pieno titolo nella “casa del grande bordello”, una competizione elettorale regionale è diventata un circo Barnum bipartisan tra panini, segni per terra che designano le zone rosse come al G8, timbri ovali o tondi, autentiche vere e presunte, firme che appaiono e scompaiono, fino al libretto di Miao miao delle istruzioni per l’uso e l’abuso.
Chi pensava che una legge fosse fatta per fissare dei criteri, ora sa che necessita, come per il digitale terrestre, del libretto delle istruzioni per “interpretarla”.
Il cittadino che incorre in un errore formale, che ritarda un pagamento, che dimentica i termini di scadenza di un ricorso, cade nel tritacarne delle sanzioni, delle punizioni e della perdita dei diritti.
Non si può appellare a una “interpretazione favorevole”, magari sostenendo che “non può essere privato” del diritto a competere con gli altri ad armi pari. Vi sono decine di liste, sparse in tutta la penisola, che rimarranno fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo: dai radicali al Nuovo Psi, da Sinistra e Libertà a Forza Nuova, dal Partito comunista dei Lavoratori all’Udeur.
Ma la “interpretazione” varrà anche per loro?
Pare di no, fermo restando che avremo un’altra gittata di ricorsi e controricorsi.
C’è chi infatti ha sollevato la questione dell’incostituzionalità del decreto, in quanto la legge 400 del 1988 che regola la decretazione di urgenza fa divieto di usare il decreto “in materia elettorale”.
Altra questione di incostituzionalità è quella sollevata dalla Regione Lazio per”conflitto di attribuzione”, ovvero il governo non è competente ad intervenire su leggi elettorali regionali che, in base a una sentenza della Corte costituzionale, spettano solo e soltanto alle amministrazioni locali.
La riforma costituzionale del 2001 infatti assegna loro la potestà legislativa in materia.
In pratica il governo non aveva titolo per intervenire. E visto che è la Corte Costituzionale ad aver fissato questo principio, pare difficile che si possa smentire da sola.
A questo punto può accadere che, dopo aver votato, le elezioni in Lazio siano dichiarate illeggittime e si debba tornare a votare ancora. Continua »
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Marzo 8th, 2010 Riccardo Fucile
GABINETTI CHE PERDONO, VASCHE DA BAGNO DA SISTEMARE, DIVANI E LIBRERIE: I COSTRUTTORI INTERVENIVANO GRATIS A CASA DEI DIRIGENTI…DOMESTICI A DISPOSIZIONE, ASSUNZIONI, BMW DA 71.000 EURO, RISTRUTTURAZIONE DI CASE, RIFACIMENTO DI PISCINE NELLE VILLE : IL PRONTO INTERVENTO ANEMONE
Quando il vice capo della Protezione civile, Angelo Balducci, gli telefonò per dirgli che aveva urgente bisogno di un divano per la sua villa di Montepulciano, l’imprenditore Anemone arrivò persino a privarsi di quello che aveva nel suo ufficio e dove si faceva nel pomeriggio una pennichella.
Ma fu solo uno dei tanti favori che Anemone era abituato a fare ai dirigenti della Protezione civile per ingraziarseli e ottenere quindi appalti.
A scorrere le migliaia di pagine dell’inchiesta “Grandi Appalti”, viene quasi da solidarizzare con i costruttori come Anemone, Piscitelli, Rocco Lamino e Riccardo Fusi: gli alti dirigenti pubblici e i loro figli, le loro mogli, sorelle e fidanzati volevano tutto subito e gratis.
Nelle telefonate del filone “Case & arredi”, la parte del leone la fa la famiglia Balducci.
Nella villa di Montepulciano, l’ex braccio destro di Bertolaso dispone di una coppia di custodi romeni “regolarmente stipendiata da Anemone”.
Quando i due chiedono un aumento, Anemone si infuria: “Ci penso io…gli faccio un bel discorsetto”.
Poi c’è il grave problema del gabinetto che perde nella casa del figlio Filippo e della sua fidanzata romena.
I due non avevano un lavoro? E Anemone li assume.
Non avevano un’auto? E lui gli mette a disposizione una Bmw da 71.000 euro.
Vivevano in una casa fatiscente? E Anemone la ristruttura a sue spese. Continua »
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Marzo 8th, 2010 Riccardo Fucile
LE LISTE ANDAVANO RATIFICATE DAGLI ORGANISMI DI PARTITO UNA SETTIMANA PRIMA E PRESENTATE CON 24 ORE DI ANTICIPO…SE SI SBAGLIA, SI CHIEDE SCUSA AGLI ELETTORI, NON SI TRUCCANO LE CARTE…LA DESTRA E’ LEGALITA’ E RISPETTO DELLE LEGGI, NON UN COMITATO DI AFFARI…FACILE DIRE:”UNA PARTE DELL’ELETTORATO SAREBBE RIMASTO SENZA RAPPRESENTANZA”: QUANDO HANNO VOTATO LO SBARRAMENTO AL 3% SE NE SONO FOTTUTI
Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale alla Bocconi di Milano, uno dei
massimi esperti in materia e non legato a carri politici, ha commentato: “Il governo non ha varato un nuovo regolamento elettorale, ha lasciato in vigore l’esistente, ma spiegando come va interpretato. In realtà è un trucco: questi decreti si usano per nascondere innovazioni. Si parla di norme interpretative solo se ci sono contrasti precedenti, cioè se la norma precedente è ambigua e si presta a interpretazioni. Ma in questo caso la norma era chiara, quindi il decreto è una forzatura”.
D’altronde il principio per cui si possono sanare le mere irregolarità formali era già presente nell’ordinamento e non a caso abbiamo sempre sostenuto che il caso di Milano si sarebbe risolto positivamente, come quello del listino Polverini a Roma, attraverso i normali ricorsi. Sarebbe bastato attendere 48 ore e si sarebbe evitata la figura da trucidi che è stata fatta. Altro caso quello della lista del Pdl a Roma: non essendo stata presentata, impossibile sanarne gli errori.
E si è allora ricorsi alla patetica storia del “basta essere presenti nel Palazzo del tribunale” e si riaprono i termini di presentazione.
L’unico dato di fatto certo è che il delegato del Pdl si era presentato 40 minuti dopo l’ora fissata e ormai i termini erano scaduti.
Se il Pdl credesse veramente alla favola “ci è stato impedito fisicamente di presentare la lista”, avrebbe dovuto semplicemente attendere la relazione delle forze dell’ordine (il ministro degli interni è pure Maroni) e avrebbe visti riconosciuti i propri diritti.
Dato che così non è, ha dovuto giocare la carta truccate del decreto interpretativo.
Se con il pasticcio delle liste il Pdl ha perso il 3% di consensi in una settimana, col decreto (contrari il 67% degli italiani), ha perso pure la faccia.
Una destra seria come avrebbe dovuto comportarsi?
In primo luogo, le liste dovevano essere preparate e sottoposte al voto degli organismi interni almeno una settimana prima dalla presentazione: una volta approvate, nessun capobastone avrebbe più cercato di correggerle all’ultimo minuto, togliendo qua e aggiungendo là , come al mercato delle vacche. Continua »
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Marzo 7th, 2010 Riccardo Fucile
E’ ACCADUTO A FAVARA, NELL’ AGRIGENTINO, IN UN ISTITUTO ALBERGHIERO… GLI AGENTI ERANO ANDATI PER SPIEGARE COME SI DEVE COMPORTARE UN BUON CITTADINO… ALLA FINE HANNO RICEVUTO INSULTI E LANCIO DI PIETRE…LO STATO ESISTE ANCORA?
Se non fosse tristemente vera, questa storia sembrerebbe un parodosso. Due giorni fa, tre poliziotti sono entrati nell’aula magna dell’istituto alberghiero “Ambrosini” di Favara, nell’agrigentino, per tenere un lezione di legalità , su invito dei docenti.
Sono iniziative che la Polizia di Stato organizza in tutta la penisola, ma che hanno una particolare valenza in territori notoriamente ad alta concentrazione mafiosa.
Un modo per far riflettere sulla presenza dello Stato e sul rispetto delle istituzioni, una lezione di educazione civile su diritti e doveri dei cittadini. Interlocutori in questo caso erano degli studenti aspiranti chef e maitre, in teoria categoria sensibile al bon ton e alle buone maniere.
Al termine della lezione, alcuni allievi hanno però dimostrato di aver compreso ben poco gli insegnamenti educativi e gli inviti al rispetto delle regole e, tra lo stupore del dirigente scolastico, dei docenti e degli stessi poliziotti, hanno cominciato a insultare le forze dell’ordine e a lanciare sassi contro le auto di servizio degli agenti.
Pare che i vandali siano alcuni studenti tra quelli che non hanno partecipato all’incontro: dal quarto piano dell’istituto, hanno pensato bene di bersagliare gli agenti.
La direzione scolastica la commentato che “quanto è accaduto è un fatto gravissimo che non va nascosto nè minimizzato, ma condannato con forza. Abbiamo voluto portare un messaggio, una testimonianza, dando un volto a una istituzione in modo che i giovani la sentano più vicina”. Continua »
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Marzo 7th, 2010 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI RITIENE L’ORDINANZA ILLEGGITTIMA E UN SOVVERTIMENTO DELLE COMPETENZE…NON SI POTEVA CONSIDERARE UNA REGATA UN “GRANDE EVENTO”, PER FARLA GESTIRE DALLA PROTEZIONE CIVILE… SI DOVEVANO SEGUIRE LE VIE ORDINARIE
E’ in programma a fine maggio alla Maddalena, ma il suo futuro sembra sempre più
incerto.
Parliamo della Louis Vitton Cup, la regata internazionale, assegnata alla gestione della Protezione civile.
La Corte dei Conti, dopo tre ore di discussione, ha ritenuto infatti illeggittima l’ordinanza con la quale la Presidenza del Consiglio dei ministri, il 30 dicembre 2009, aveva inserito la gara tra i “Grandi eventi” di competenza di Bertolaso. Una regata, per quanto di livello, secondo la Corte non può essere paragonata a un terremoto, a una frana o a una alluvione e quindi esula dalle disposizioni urgenti che permettono di trapassare le norme vigenti per le opere pubbliche richieste.
In pratica si contesta la competenza della Protezione civile nella gestione dell’evento stesso.
Secondo la Corte, “i grandi eventi, quando anche non si sostanzino in calamità o catastrofi, dovrebbero pur sempre riferirsi a situazioni di emergenza che mettano a grave rischio l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti, dell’ambiente: nulla di tutto ciò sembra possibile ravvisare nella Louis Vitton”. Continua »
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