Destra di Popolo.net

“VIA LE BR DALLE PROCURE”: SPUNTA UNO STRANO “PRESUNTO” RESPONSABILE CHE, INVECE CHE ALLA DIGOS, SI CONSEGNA A SALLUSTI

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

SI CHIAMA ROBERTO LUSSINI, CANDIDATO PDL ALLE COMUNALI, EX DC, CHE NEL 1993 SI FECE 45 GIORNI DI CARCERE PER POI ESSERE ASSOLTO…SI AUTOACCUSA IN UNA INTERVISTA A “IL GIORNALE”: HA ATTESO 18 ANNI PER MANIFESTARE IL SUO DISSENSO? O VUOLE SOLO COPRIRE QUALCUNO PIU’ IN ALTO?…HANNO TROVATO IL “MARTIRE” ADATTO, INFATTI LO LASCIANO PURE NELLA LISTA DELLA MORATTI

Mentre a Roma il premier paragona la magistratura a una “associazione per delinquere a fini eversivi”, a Milano la Digos si avvicina al committente dei manifesti apparsi ieri nel capoluogo lombardo, in cui i magistrati vengono accostati alle Br.
E come spunta il primo indagato, tempestivamente e stranamente Il Giornale “smaschera” il presunto autore dell’iniziativa: Roberto Lassini che si prende tutta la responsabilità  dell’iniziativa: “Solo una provocazione dice”.
E il coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, conferma la fiducia in Lassini: “Rimarrà  in lista, giudicheranno gli elettori”.
Lo stesso Mantovani che ieri aveva minimizzato sul testo dei manifesti. “Io non ne so nulla, non li ho neanche visti. Non c’entrano niente con noi. Le Br? Saranno le ‘brutte racchie’”, aveva detto.
Ma la vicenda non si chiuderà  così semplicemente.
C’è un’inchiesta per vilipendio dell’ordine giudiziario in cui già  una persona appare iscritta tra gli indagati.
Ieri   la Digos dopo aver individuato il tipografo dei manifesti, gli agenti sono risaliti alle società  che ne curano la distribuzione e l’affissione: quattro dipendenti sono stati ascoltati, per capire chi ci sia dietro alla firma ‘Associazione dalla parte della Democrazia’.
All’interno di due magazzini perquisiti, gli uomini della Digos hanno trovato e sequestrato i manifesti su cui campeggia in bianco, su sfondo rosso, la scritta ‘Via le Br dalle procure’, insieme ad altri firmati allo stesso modo.
Già  a febbraio, la stessa sigla aveva distribuito in città  dei grandi cartelloni con la scritta ‘La sovranità  popolare è sacra! Silvio resisti, salva la democrazia” o ancora ‘La giustizia politica uccide la libertà . Volete cacciare Berlusconi? Prima vincete le elezioni’.
Stamani dalle pagine de Il Giornale è arrivata la strana autodenuncia di Lassini.
“Via le br dalle procure? Uno slogan esagerato, senza intenzioni offensive”, ha detto definendosi l’autore dei manifesti.
Ex sindaco dc, in carcere per 42 giorni nel ’93 e assolto con formula piena dopo 5 anni di processi.
Una storia personale che gli fa sentire vicina la battaglia di Berlusconi sulla giustizia, dice, ed è “per dare manforte al premier” che è stata creata, due mesi fa, l’associazione “Dalla parte della democrazia” della quale lui è il presidente.
I manifesti, allora: “E’ stata una provocazione. Esagerata ma tale. Sono certo che l’obiettivo non fosse mancare di rispetto alle vittime del terrorismo”.
Ora Lassini è candidato Pdl a Milano. E rimarrà  tale.
“Sceglieranno i milanesi — ha detto Mantovani -se sia opportuno o meno votare e far eleggere Lassini. La sua mi sembra una provocazione forse eccessiva, ma leggendo le sue parole sul Giornale di questa mattina ho apprezzato il suo rispetto per la buona magistratura”, ha detto il coordinatore regionale del Pdl.
”Noi condanniamo la lotta armata — ha aggiunto Mantovani — ma la lotta a colpi di avvisi di garanzia e di manette che certa magistratura utilizza non è certo da esaltare”.
E Letizia Moratti bolla i manifesti come “una azione da condannare, sono sicura che il partito stigmatizzerà  questa azione”.
Ma certo non chiede che Lassini ritiri la sua candidatura, nonostante sia in una lista che fa riferimento a lei.
Secca, invece, la bocciatura da parte di Maurizio Lupi. “Il manifesto affisso a Milano ha la ferma condanna mia personale, del partito nazionale e locale. Non c’è giustificazione nè legittimazione”, ha detto il vicepresidente della Camera.
Alla kermesse è presente anche Roberto Lassini, ideatore dei cartelli in cui si chiede di mettere fuori da palazzo di Giustizia le Br.
Lassini è infatti nella lista del Pdl alle comunali di Milano, una presenza su cui “valuteremo” ha spiegato Lupi.
“Le lista sono depositate — ha sottolineato — ma ci può essere un gesto personale. Può chiedere scusa, oppure ci può essere una autosospensione. Altrimenti valuteremo”
Qualcosa non quadra in questa ricostruzione de “il Giornale”.
In primo luogo i manifesti sono stati commissionati da una presunta associazione e non da un singolo personaggio e fanno parte di una catena di manifesti con la stessa firma e gli stessi caratteri che sono stati affissi nelle precedenti settimane.
Non si tratta quindi di manifesti abusivi, in quanto sono stati attaccati negli spazi del Pdl e dei suoi fiancheggiatori: infatti non sono stati rimossi a seguito di denuncia del Pdl, mai pervenuta.
Mentre si dava per imminente l’emissione di quattro avvisi di garanzia, ecco spuntare Lassini che si autoaccusa, non alla Digos, ma a Sallusti.
Con una classica storia personale di “perseguitato dalla giustizia” capace di commuovere i cuori dei berluscones e giustificarne ogni azione delittuosa.
Un martire, un prigioniero politico, un uomo di cui non vergognarsi nel candidarlo a Palazzo Marino.
Il tutto mentre molti media stavano invece collegando i manifesti, come mandante, all’on. Palmieri, responsabile Pdl per internet, sul cui sito erano stati ospitati i precedenti manifesti della associazione.
Un uomo politico che da 18 anni organizza le campagne elettorali per Berlusconi, tanto per capirci.
In ogni caso aspettiamo i risultati delle indagini della Digos e della Magistratura: valgono qualcosa in più di quelle di Salllusti.

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GIULIA BONGIORNO: “DALLA MAGGIORANZA SOLO PROVVEDIMENTI DA FAR WEST”

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

“INTESE TRA FLI E PD? NIENTE PANICO, DESTRA E SINISTRA SONO CATEGORIE SUPERATE”…”DI GIUSTIZIA MI INTENDO PIU’ DI BERLUSCONI, MA NON MI HA MAI ASCOLTATA, PARLA SOLO DEI SUOI PROCESSI”…”IL PROCESSO BREVE PRESENTA ELEMENTI DI IRRAGIONEVOLEZZA, POTREBBE ESSERE DICHIARATO INCOSTITUZIONALE”

C’è un neonato, Ian, che dorme con gli emendamenti al processo breve sotto il materasso.
Dice la madre che «il pediatra mi ha detto di farlo riposare in posizione inclinata, e così…».
La madre è Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, molto vicina a Fini.
In silenzio da mesi, e non solo per la maternità .
«Ora è stato il turno del processo breve, ma in precedenza la commissione Giustizia è stata occupata quasi a tempo pieno da provvedimenti analoghi. Cambia il nome, la sostanza è la stessa: si tratta sempre di provvedimenti Far West, una definizione che mi sembra rispecchi il modo in cui Berlusconi, sentendosi perseguitato dalla magistratura, si fa confezionare delle norme per farsi giustizia da sè».
Lei non lo considera perseguitato?
«Da avvocato, posso dire che la quasi totalità  degli imputati è convinta di essere vittima di complotti giudiziari e quindi l’istinto di molti è scagliarsi contro la magistratura o eludere i processi. Faticosamente, si cerca di spiegargli che esistono procedure attraverso cui si accerta una responsabilità  penale e che queste procedure devono essere rispettate; altrimenti si crea un sistema di giustizia fai-da-te inaccettabile e pericoloso. In questo senso, il premier non costituisce un’eccezione. L’unica, rischiosa differenza sta nel fatto che lui possiede gli strumenti per tentare davvero di farsi giustizia da sè. Ed è chiaro che se un leader, che dovrebbe essere anche un modello, organizza manifestazioni contro i giudici davanti ai tribunali o cerca di eludere i processi con le norme che fa produrre in Parlamento, gli imputati si sentono legittimati, o persino incoraggiati, a emularlo. Stiamo attenti al Far West».
Qual è il rischio?
«Che si produca una vera e propria degenerazione etica e sociale. Ricordiamoci di Andreotti, che quando fu condannato per omicidio a 24 anni dichiarò: “Credo ancora nella giustizia”. Senza dubbio esistono magistrati politicizzati, e persino magistrati corrotti. Esistono anche errori giudiziari commessi in buona fede. Ma queste storture devono essere corrette con le riforme: è inconcepibile inveire contro la magistratura in blocco o costringere il Parlamento a occuparsi di norme mostruose, con uno spaventoso dispendio di tempo, energia e risorse».
Com’è trattare sulla giustizia con Berlusconi?
«Quando ne ho avuto occasione, ho notato che Berlusconi parla, non ascolta. Me ne sono stupita: è evidente che di giustizia mi intendo più di lui; credevo gli interessasse conoscere la mia opinione. Sbagliavo. Io parlavo di sistema giustizia e lui portava il discorso sui suoi processi. Ritiene che il suo status di imputato lo abbia trasformato in un esperto di giustizia. Sarebbe come rompersi più volte una gamba facendo alpinismo estremo e sentirsi poi non solo legittimati a riformare la sanità , ma anche in possesso delle credenziali per farlo; oltre che perseguitati dai medici. E non va dimenticato che il tempo destinato a queste leggi è stato sottratto ad altre mai fatte e che invece avrebbero dovuto avere priorità  assoluta: quelle per rendere più efficace il sistema».
Berlusconi ha annunciato una «riforma epocale» della giustizia.
«Non ci sarà  mai: perchè non credo che il premier abbia a cuore il buon funzionamento della giustizia. Non vedrà  la luce nemmeno la riforma sulla separazione delle carriere e del Csm: dopo mille proclami siamo ancora a semplici enunciazioni di princìpi. Al contrario, si continuerà  a produrre leggine Far West».
Il processo breve passerà  al vaglio della Consulta? O è incostituzionale?
«Non mi azzardo a fare previsioni, ma il testo è sicuramente caratterizzato da irragionevolezza. Essere incensurati significa non avere sentenze definitive. Quindi, teoricamente, beneficia della prescrizione breve anche chi ha decine di processi a carico, ma è finora riuscito a sfuggire a una condanna; grazie alla fortuna o ai suoi avvocati. Vedo qualche problema anche con la Convenzione Onu sulla corruzione, perchè questo tipo di reati saranno certamente toccati dalla prescrizione breve. La Convenzione Onu invita i Paesi aderenti a fissare “un lungo termine di prescrizione”: l’opposto di quello che accadrà  in Italia».
Futuro e Libertà  ha davvero un futuro? O si sta sgretolando?
«Senza dubbio ci sono stati momenti difficili, ma se mi guardo attorno non vedo gruppi senza problemi…».
Dicevate di voler cambiare la politica, siete nel mezzo di una lite interna.
«Resto convinta che l’unico modo per riconciliare i cittadini con la politica sia cambiare. Cambiare radicalmente. E in quest’ottica di rinnovamento credo che le donne saprebbero riconquistare la fiducia delle gente comune. Purtroppo rimangono confinate ai margini delle istituzioni. Da sempre sono costrette a lottare più degli uomini per affermarsi: tutto questo è ingiusto, faticoso, sbagliato, ma ha avuto il pregio di affinare le loro capacità . Dare più spazio alle donne sarebbe anche una possibilità  di riscatto dall’umiliazione che il premier ha inflitto a tutte noi – e a tutti gli uomini che credono nella parità  e nel rispetto – con parole e comportamenti dai quali traspare un maschilismo radicato e insultante».
Lei crede ancora nella leadership di Fini? E al Terzo polo? Sarà  mai possibile un accordo con il Pd?
«Certo mi trovo più a mio agio con alcuni del Terzo polo che con altri in cui mi sono imbattuta quando sono entrata in An. So che l’ipotesi di un accordo con il Pd getta nel panico parecchi. Personalmente, reputo superate le categorie destra e sinistra e quindi per me i no pregiudiziali sono incomprensibili. Sulla legalità , io dovrei essere etichettata come di destra; ma se parliamo di procreazione assistita, in confronto a me Enrico Letta è un chierichetto».

Aldo Cazzullo
(da “Il Corriere della Sera“)

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RIACE, IL PAESE CHE CHIEDE PIU’ IMMIGRATI: “MANDATELI QUI, NE ABBIAMO BISOGNO”

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

ALTRI 40 SINDACI CALABRESI SEGUONO L’ESEMPIO: FERMIAMO LO SPOPOLAMENTO…SU 1800 ABITANTI,   A RIACE 300 ERANO STRANIERI, ORA SONO ITALIANI E PERFETTAMENTE INTEGRATI…FANNO I FALEGNAMI, I PANETTIERI, I PASTORI, GLI AGRICOLTORI, I CERAMISTI

Nello stesso mare dove ripescarono i famosi Bronzi, molti anni dopo arrivarono anche loro.
E a Riace, la vita non fu più la stessa.
E non certo per merito o per colpa di quella magnifica coppia di statue greche.
Erano stati loro a cambiare tutto.
Loro erano curdi.
Ma poi loro diventarono afgani e palestinesi, diventarono etiopi, eritrei, somali, serbi e albanesi, egiziani, siriani, iracheni, iraniani.
Tutti «nuovi cittadini» di un piccolo paese appena sopra la Locride dei sequestri e delle nefandezze mafiose, tutti che hanno trovato casa e lavoro in una delle terre più povere da questa parte del Mediterraneo.
Ne sono passati almeno 6 mila da lì. E ne vogliono ancora di naufraghi, profughi, rifugiati.
Anche quelli che stanno sbarcando in queste settimane sugli scogli di Lampedusa. Le porte di Riace sono sempre aperte.
Questa è una storia alla rovescia, una di quelle che non ha niente da spartire con gli egoismi e le ossessioni dei tanti Nord d’Italia o d’Europa.
Questa è la storia di un borgo che non è morto perchè sono arrivati «gli altri». Passa il mondo da Riace.
E un po’ di mondo, qui si è fermato per sempre.
Su 1800 abitanti quasi 300 erano stranieri e adesso sono italiani.
I Bronzi li tirarono su nel 1972 e sembrava che Riace dovesse trasformarsi in una Rimini del basso Jonio.
Tutti che parlavano di turismo, tutti che volevano costruire alberghi e palazzi per onorare e sfruttare la miracolosa pesca di quelle statue di straordinaria fattura, poi però i due guerrieri restarono soli in un museo a Reggio e Riace perse metà  della popolazione. Tutti emigrati.
Ogni anno un paese sempre più deserto, sempre più povero.
Fino a quando un barcone quasi si rovesciò a duecento metri dalla costa.
«Io passavo di là , dalla statale e ho visto una folla di uomini e di donne e di bambini che usciva dall’acqua, per me fu come un’apparizione», ricorda Domenico Lucano, allora ragazzo e oggi sindaco di Riace.
Era il 1 luglio 1998.
Nelle case abbandonate dai calabresi che erano andati a lavorare fra il Canada e l’Australia trovarono riparo trecento curdi. I primi.
Perchè poi Riace è diventata una piccola grande capitale multietnica.
Ieri con gli sbarchi dei popoli in fuga dall’Asia e oggi con quelli dei popoli in fuga dall’Africa. Benvenuti a tutti. Anche agli ultimi.
Domenico Lucano e gli altri 40 sindaci della Locride chiederanno ufficialmente al governo «che sono pronti ad ospitare i migranti di Lampedusa».
Sono gli unici che non si rivoltano perchè glieli piazzano nel loro paese, anzi loro li vogliono. È l’esempio di Riace.
È l’altra Italia che è a una cinquantina di chilometri dalla Rosarno della «caccia al negro» di un anno fa e che non è sfuggita a un elogio — un editoriale – dell’Osservatore Romano.
«Ciascun emigrato per noi è una speranza, qui abbiamo bisogno di loro, loro hanno riportato alla vita il nostro paese», racconta il sindaco che viene ormai chiamato da tutti «Mimmo dei curdi» o «Lucano l’afgano».
Il centro storico si è ripopolato anno dopo anno, sbarco dopo sbarco.
Il giorno dopo il permesso di soggiorno, tutti ritirano la carta d’identità  all’ufficio anagrafe del Comune. Tutti residenti. E tutti con un lavoro.
Fanno i falegnami, i panettieri, fanno i pastori, i ceramisti, gli agricoltori.
In paese gira anche una moneta speciale («È un bonus in attesa di alcuni contributi comunitari che arrivano sempre in ritardo», spiega Lucano) con il volto di Gandhi sulle banconote da 50 euro, quello di Martin Luther King su quelle da 20, Peppino Impastato e Che Guevara sui tagli da 10 euro.
Sono ticket che poi si trasformano in soldi veri.
La convivenza con gli italiani di Calabria è perfetta. Un miscuglio di razze e un modello che ha attirato anche il regista de Il Cielo sopra Berlino Wim Wenders, che un anno fa ha girato un cortometraggio «sull’utopia di Riace». Tutto è cominciato con quella visione di Mimmo, il mare e i naufraghi.
E tutto è cominciato anche con il «laboratorio Badolato», l’esperimento di far rinascere con l’arrivo di altri curdi un altro paese calabro voluto tanti anni fa da Tonino Perna, docente di sociologia economica all’Università  di Messina. Sull’esperimento di Badolato è risorto Riace.
«In mezzo a tanti disastri, c’è anche una civiltà  del Meridione che è questa», dice Perna che spiega poi come etiopi ed eritrei ed afgani abbiano «occupato» nella sua Calabria terre abbandonate per coltivare i campi come una volta.
Dopo Badolato Riace, dopo Riace anche il paese di Caulonia ha i suoi «nuovi cittadini».
Dopo Caulonia adesso altri comuni calabresi vogliono «gli altri».
Ve l’avevamo detto che questa era una storia alla rovescia.

Attilio Bolzoni
(da “La Repubblica“)

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IL SESSUOLOGO CAPUTO ANALIZZA BERLUSCONI: “E’ COME NARCISO, QUELLA STATUETTA E’ LUI”

Aprile 17th, 2011 Riccardo Fucile

“VUOLE CHE LE DONNE LO ADORINO, SI SENTE INVECCHIARE E INGAGGIA RAGAZZE SEMPRE PIU’ GIOVANI PER COMPENSARE IL SUO DECADIMENTO FISICO”….”HA BISOGNO DI VEDERE CHE GLI ALTRI LO GUARDINO, MANIPOLA PERSONE E FATTI: E’ LA REALTA’ CHE SI DEVE ADEGUARE A LUI, NON LUI ALLA REALTA'”

Per spiegare al Piccolo Principe il significato di rito, la volpe gli diceva: “Il rito è quel qualcosa che rende diverso un giorno dall’altro”.
Per cercare di spiegare ai comuni mortali cosa sia il rito per Berlusconi, lo psichiatra Alberto Caputo dice che si tratta di un modo per rendere vera una fantasia. “Sotto l’aspetto clinico, il comportamento del premier è quello di una persona con tratti narcisistici della personalità  sempre più marcati e rigidi. Per
un narcisista, qualsiasi idea o fantasia gli giri per il cervello deve tradursi in realtà . E cosa c’è di meglio del rito per far diventare reale qualcosa?”.
I caratteri di ripetitività  e di codificazione del rito, sono in grado di persuadere il narcisista della realizzazione del proprio obiettivo.
Il premier con il rito del bunga bunga o del bacio al fallo priapico della statuetta, intende riconfermare in continuazione, una realtà  che sente sfuggente.
“Lui si identifica in quella statuetta. Vuole che le donne lo adorino, adorino lui e quella parte del suo corpo che lui sente sempre più debole a causa del passare del tempo e dei problemi di salute”.
Secondo lo psichiatra milanese, le fantasie dell’anziano capo del governo sono predatorie, tipiche del narcisista.
Tutto ciò che pensa, dice, fa, ha una finalità  compensatoria.
Siccome si sente invecchiare, ingaggia ragazze sempre più giovani e belle in modo da compensare il suo decadimento fisico.
“Ciò che interessa a questo tipo di personalità  non è la cosa in sè e per sè, piuttosto il suo riflesso sugli altri. Ha bisogno di vedere gli altri che lo guardano mentre si appresta a compiere i suoi riti”.
Per questo tutto avviene in modo plateale, davanti a molte persone, con il rischio di diventare ricattabile?
“Esatto, solo per soddisfare il suo bisogno di essere visto a fare qualcosa. A chi possiede questa personalità  non interessano le persone, non vuole cioè stabilire dei rapporti umani. Gli altri sono solo oggetti che servono al suo scopo. Poichè si tratta di oggetti non viene riconosciuta loro una dignità , ma solo un utilizzo e un prezzo”.
Alla domanda se il premier sia affetto da malattia mentale, sia sessodipendente o affetto da sindrome compulsiva, lo psichiatra, che è anche sessuologo, spiega che è difficile stabilirlo con certezza.
“Sicuramente non è affetto da una malattia mentale come la schizofrenia o la psicosi. Non è nemmeno un maniaco sessuale. Si può però affermare con certezza che il disturbo della personalità  da cui è affetto, cioè il narcisismo, lo porta con grande capacità  e abilità  a manipolare le persone e la realtà . Quando questi tratti si accentuano, come è avvenuto e sta ancora avvenendo, queste persone distorcono ancora di più la loro visione del mondo e diventano inadeguate”.
Intende dire che il cucù alla cancelliera Merkel, le corna nella fotografie ufficiali, il “mister Obama” che ha infastidito la Regina e ora il bunga bunga e i riti a bordo piscina fanno parte dello stesso meccanismo mentale, di una perversione ?
“Sì, il suo modo di rapportarsi alla realtà  è completamente autoriferito. La realtà  si deve adeguare a lui, non il contrario. Il suo è un disturbo della personalità  che lo rende sempre più inadeguato al ruolo di premier e di figura istituzionale”.
Insomma il suo narcisismo lo sta portando a stravolgere la realtà , a interpretare ciò che lo circonda come se avesse un ruolo centrale e dominante.
Una persona del genere, dottor Caputo è in grado di amare ?
“Narciso, si sa, ama solo se stesso”.

Roberta Zunini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ANCHE OGGI IL SOLITO DELIRIO DI BERLUSCONI: “MAGISTRATI EVERSIVI, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DEI PM, SINISTRA CRIMINALE”

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

LA CORTE COSTITUZIONALE IN MANO AI PM EVERSORI, LA SCUOLA PUBBLICA IN MANO A DOCENTI COMUNISTI…I SUOI REATI SONO BAZZECCOLE, I PROCESSI LO DISTRAGGONO DALLE SUE COSE, CRAXI E’ UN MARTIRE, LUI VIVRA’ 120 ANNI, NELLA VITA PERSONALE DI CERTI PM CI SONO COSE NEGATIVE…NON E’ LUI BASSO, MA GLI ALTRI ALTI E HA PURE UN 25% LESBICO

Anche oggi un delirio, senza più controllo.
Mancava l’invocazione “Santo subito” dalla platea e il quadro della degenerazione della vita politica italiana sarebbe stato completo.
D’altronde ogni pubblico ha il teatrante che merita.
Berlusconi va in analisi al meeting del Popolo della Libertà  “Al servizio degli italiani” svoltosi a Roma e organizzato da Michela Brambilla.
Dopo aver detto che “bisogna strappare Napoli al malgoverno di certi signori” (peccato che fosse a Roma n.d.r.) il premier ha continuato confermando la certezza che “il Pdl vincerà  le prossime elezioni amministrative del 14 e 15 maggio”. Del resto, ha aggiunto Berlusconi, “dal 2008 abbiamo sempre vinto” (infatti capita sempre che chi ha vinto una volta vince sempre n.d.r.)
Il premier si è quindi scagliato contro l’opposizione e la magistratura: “Purtroppo abbiamo a che fare con un’opposizione rimasta la stessa di sempre” (purtroppo lui invece è peggiorato n.d.r.)
Non è mancato un durissimo attacco ai giudici, tra gli applausi della platea, particolarmente forti quando ha nominato “il martirio di Craxi” (notoriamente un sant’uomo n.d.r.): “Bisogna accertare se c’è un’associazione a delinquere dei magistrati. Molti giudici seguono la sinistra e hanno un progetto eversivo, così come l’hanno fatto nel ’93 facendo fuori i socialisti, la Democrazia cristiana, i repubblicani e hanno fatto fuori un leader politico come Bettino Craxi, stanno oggi cercando di farlo con Berlusconi”. (tutta gente onesta n.d.r.)
“E’ chiaro che c’è una parte della magistratura che è eversiva – ha aggiunto Berlusconi – per questo faremo la riforma della giustizia. Serve una commissione d’inchiesta parlamentare per accertare l’esistenza di un’associazione a delinquere a fini eversivi dentro la magistratura. Non possiamo continuare a permettere che la sovranità  appartenga ai pm eversivi della sinistra” (ecco il mandante   dei manifesti di Milano sui magistrati Br n.d.r.)
Berlusconi ha ricordato con la solita modestia che “non sono solo il presidente della storia del calcio che ha vinto di più, il premier che ha presieduto tre G8, che ha governato più a lungo, ma anche il mortale – arriverò a 120 anni, ma sono pur sempre un mortale…, e forse l’alieno più processato e assolto” (facendosi leggi che lo sottraevano ai processi, certo n.d.r.)
Il premier ha parlato poi della prescrizione breve: “Tutte le normative mondiali prevedono differenze tra pregiudicati, recidivi e incensurati. (balla colossale n.d.r.)
Attacchi anche alla Corte Costituzionale: “Da organo di garanzia è diventato un organo politico, sottoposto al volere dei pm di sinistra”.
Silvio Berlusconi liquida come critiche “senza senso del ridicolo” le accuse di danneggiare le famiglie delle vittime di tragedie come il terremoto di L’Aquila o il treno di Viareggio, con la legge sul processo breve. Queste critiche sono “tutte senza senso”: “il processo di Viareggio prevede due reati: il disastro ferroviario si prescrive in 23 anni, cioè fino al 2032. L’omicidio colposo plurimo invece in 34 anni, cioè c’è tempo fino al 2044. Per Cirio e Parmalat, invece, i tempi sono”da 18 anni e qualche mese a 17 anni e qualche mese” (ennesima balla: si prescriveranno in 7,5 e 7 anni n.d.r.)
Ma poi il premier si lascia andare ad una confessione: “In questo provvedimento ci potrebbe essere una norma che forse, forse accorcerebbe un mio processo…” (ma va, davvero? n.d.r.)
“Non sto qui a dire che cose negative ci sono nella storia e nella vita del pm…”, ha aggiunto, adombrando comportamenti personali illeciti dei magistrati che l’accusano (macchina del fango in arrivo n.d.r.)
Il presidente del Consiglio ha quindi liquidato lapidariamente il processo Mills: “E’ eversione!”.
“L’avvocato inglese non è mai stato corrotto, ma ha semplicemente tentato di evadere il fisco inglese. Siccome però “è uno sfigato”, ha aggiunto, è stato coinvolto in una storia giudiziaria che lo ha portato alla condanna”.
Berlusconi   ha successivamente parlato anche dell’architettura istituzionale: “Bisogna cambiarla, perchè il Consiglio dei ministri non ha poteri” (certo, meglio la dittatura di un folle n.d.r.)
Il premier non ha rinunciato alle sue solite battute: “Tutti noi abbiamo una componente omosessuale, del 25 per cento… Solo che io, dopo un approfondito esame, mi sono accorto che la mia è un’omosessualità … lesbica” (confessione che gli piaceva assistere a scene lesbiche durante le serate di bunga bunga? n.d.r.)
Un’altra battuta riguarda l’appellativo di “nano” che gli arriva dai detrattori: “Non è che sono basso, è che il più basso degli uomini della mia scorta è alto 1,95 e quindi voi capite che questo nella foto va a mio detrimento”.
Narciso ha finito il comizio e gli infermieri lo riportano a Palazzo Grazioli.

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IL VICE-BOLLITO

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

IL SUCCESSORE DI SILVIO SARA’ ANGELINO JOLIE? CRESCE LO SGOMENTO NELLE FILE BERLUSCONIANE

Ha suscitato comprensibile sgomento nelle file del Pdl l’ipotesi che sia Angelino Jolie, al secolo Alfano, a succedere al Cainano quando verrà  a mancare all’affetto dei suoi cari, ma soprattutto delle sue care.
L’idea che questo allampanato e allampadato avvocaticchio agrigentino possa fare il leader di qualsiasi cosa, foss’anche una bocciofila o una filodrammatica, non può che seminare il panico nel centrodestra e risate omeriche dall’altra parte.
E, siccome l’ha lanciata il Cainano, dà  la misura di quanto questo sia bollito.
Ma anche di quale sia il livello medio della classe dirigente Pdl, se un Alfano qualsiasi passa per il migliore (seconda classificata, per dire, la Gelmini; dal terzo posto in giù, alcune specie di alghe e plancton).
In un paese serio, un partito che avesse fra le sue file un Alfano lo terrebbe ben nascosto, perchè non si sappia in giro.
Questi l’han fatto ministro della Giustizia, ruolo riservato a chi è disposto a tutto, anche a perdere la faccia, dunque è meglio se non ne ha una o l’ha già  persa.
Il tapino manifesta preoccupanti carenze non solo in diritto costituzionale e penale, ma persino in aritmetica elementare.
Tre estati fa, per spiegare l’assoluta urgenza della sua legge bavaglio contro le intercettazioni, comunicò testualmente al Parlamento: “Secondo un mio calcolo empirico non scientifico, è probabilmente intercettata una grandissima parte del Paese. Le persone intercettate in Italia nel 2007 sono state 124.845. Ma poi ciascuna fa o riceve mediamente 30 telefonate al giorno. Così si arriva a 3 milioni di intercettazioni”.
Difficile concentrare una tale densità      di balle in così poche parole. Gli italiani intercettati ogni anno sono circa 6 mila (non “la grandissima parte del Paese”, ma lo 0,001% della popolazione).
Poi è vero che parlano con altri (difficile che uno si telefoni da solo).
Ma è improbabile che ciascun italiano ogni giorno parli in media con 30 persone.
Ed è demenziale pensare che l’indomani parli con altre 30 totalmente diverse da quelle del giorno prima.
Ma soprattutto: che vuol dire “secondo un mio calcolo empirico”?
Il ministero della Giustizia ha un ufficio studi che sforna dati scientifici.
Ma Alfano teme che quelli scientifici smentiscano le baggianate che dice e preferisce usare un suo personalissimo pallottoliere, ovviamente guasto.
Lo stesso che ha consultato l’altro giorno prima di dichiarare al Parlamento che il disastro ferroviario di Viareggio si prescrive nel 2032 e gli omicidi colposi de L’Aquila nel 2044.
Dunque la prescrizione breve non impedirà  di celebrare quei processi: a suo dire, siccome i fatti risalgono rispettivamente al 2010 e al 2009, il disastro colposo si prescriverebbe in 22 anni e l’omicidio colposo plurimo in 35.
In realtà  si prescrivono al massimo in 12 e mezzo e in 19. La metà  di quel che dice Alfano.
Ma, siccome gl’imputati sono incensurati e qualche attenuante spetta loro di diritto, la prescrizione scende a 7 anni e mezzo, che con la prescrizione breve diventano 7.
Ergo bisognerà  chiudere i processi in Cassazione entro il 2016-2017.
Cioè, con buona pace di Alfano, si prescriveranno.
Ora il premier ha designato questo Archimede Pitagorico a spiegare a Napolitano che la prescrizione breve è conforme alla Costituzione.
L’impresa sarebbe titanica già  per un giurista vero, visto che la legge è un concentrato di incostituzionalità  (cambia le regole dei processi già  iniziati e crea una disparità  di trattamento fra le vittime di incensurati e quelle di pregiudicati): figurarsi per questo giurista per caso.
Che sarà  venuto in mente a B. di affidare la lezione sulla costituzionalità  di una legge a un ministro che in due anni se n’è viste radere al suolo due dalla Consulta perchè incostituzionali (“lodo” Alfano e legittimo impedimento)? Forse non ha trovato di meglio.
O forse è davvero convinto che Angelino Jolie sia il meglio.
Del resto, diceva Voltaire, “chiedete al rospo che cos’è la bellezza: vi risponderà  che è la rospa”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ALTRO GIRO, ALTRO REGALO: ARRIVA LA “BLOCCA-PROCESSO” PER SALVARE IL PREMIER DAL PROCESSO RUBY

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

L’EMENDAMENTO DELLA MAGGIORANZA ERA STATO SCARTATO ALLA CAMERA MA ORA RIEMERGE AL SENATO: “VA SOSPESO PER IL CONFLITTO CAMERA-PM”… ARRIVA CONTAPALLE GASPARRI: “E’ LA PRASSI”, INVECE LA PRASSI E’ TUTTO L’OPPOSTO

L’estate della giustizia, che si preannuncia caldissima, guadagna un’altra norma per tentare di mettere in sicurezza Berlusconi.
Questa volta puntando al “bersaglio grosso”, il processo Ruby.
Vogliono bloccarlo con un articolo semplice: se c’è un conflitto d’attribuzioni, il processo deve fermarsi per forza.
Volevano giocarsela subito alla Camera e infilarla nella prescrizione breve per gli incensurati.
Era già  scritta giovedì 17 marzo, quando il relatore Maurizio Paniz, nuovo astro nascente delle leggine “salva Silvio”, e il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa, presentano gli emendamenti al processo breve. Tardarono, quel pomeriggio, ad arrivare.
Ci furono riunioni su riunioni. Telefonate frenetiche.
Adesso se ne capisce il motivo.
Oltre alla prescrizione scontata, nel pacchetto doveva esserci anche un altro articolo, poche righe, per stabilire una nuova regola.
Questa: il giudice è obbligato a sospendere il processo se sul suo tavolo arriva un conflitto di attribuzioni.
Leggi: il tribunale di Milano “deve” fermare il dibattimento Ruby nel momento in cui la Camera si rivolge alla Consulta.
Un intervento sull’articolo 37 della legge 87 del ’53, quella che disciplina la vita della Consulta. Il gioco è fatto. Il Rubygate si congela per mesi e mesi.
A stoppare Paniz e Costa sono state due questioni.
Una tecnica e una politica.
La prima: la (quasi) certezza che la coppia Fini-Bongiorno avrebbe bloccato l’emendamento come inammissibile per estraneità  alla materia.
La seconda, dirimente:il timore che la mossa avrebbe finito per bloccare il conflitto stesso, che in quel momento doveva essere ancora votato (lo sarà  solo il 5 aprile).
I berlusconiani hanno rinunciato a giocarsi la carta della blocca-Ruby? Niente affatto.
Lo scopre il Sole-24 ore, che trova traccia dell’emendamento, questa volta pronto per rispuntare al Senato.
Il conflitto di attribuzione ormai è sulla via di arrivare alla Corte, l’avvocato Roberto Nania, incaricato dalla Camera, ne sta scrivendo il testo; il processo Ruby è in calendario per il 31 maggio; la prescrizione breve ha già  superato la prima prova; ora si può sfidare l’opposizione con un’altra norma.
Per certo non andrà  nel ddl sulla prescrizione.
Quello resterà  identico alla versione della Camera. Chiuso a qualsiasi miglioria anche se fosse suggerita (ma non lo sarà ) dal Quirinale.
Avanti fino al sì. E in caso di stop del Colle è “certo” un nuovo voto.
La norma blocca-Ruby vogliono piazzarla nel “processo lungo”.
Già  votato in commissione Giustizia, pronto per l’aula di palazzo Madama. Anche lì hanno ripescato l’armamentario caro ai giuristi del Cavaliere.
Una norma per allargare le maglie delle difese, non “potare” le liste dei testi e le prove a discarico.
Un’altra per tenere fuori le sentenze passate in giudicato e far perdere tempo ricercando le stesse prove.
Se ne farà  carico Franco Mugnai che già  ha “sporcato” il ddl Lussana sul divieto di accedere al rito abbreviato per i reati da ergastolo.
Di quello originario della Camera sono rimaste due righe, il resto è solo il “processo lungo”.
Lì finirà  anche, con una modifica per l’aula, la norma blocca-Ruby, configurata in modo tranchant: il giudice ferma “subito” in processo non appena arriva il conflitto, senza attendere neppure la pronuncia di ammissibilità  della Consulta.
Le menti giuridiche di Berlusconi la giustificano come un tributo al principio della parità  tra le parti: se il processo si ferma quando è il giudice a rivolgersi alla Consulta, del pari ciò deve accadere se il Parlamento interviene per l’imputato.
Teoria che fa acqua, perchè il giudice per legge è il dominus del processo.
Gasparri e Quagliariello, i capi del Pdl al Senato, si schermiscono sulla blocca-Ruby.
Dice il primo: “Mi auguro che non ci sia bisogno di un emendamento: è prassi che un processo si sospenda se c’è un conflitto di attribuzione”.
Non è affatto così. I processi vanno sempre avanti.
Mastella, Matteoli, anche Abu Omar.
L’opposizione è incredula.
Antonio Di Pietro parla di ipotesi “vergognosa”. Massimo Donadi e Luigi Li Gotti sono inviperiti.
Il primo: “Stiamo per passare dalla Repubblica parlamentare alla satrapia”. Il secondo: “È possibile che una banda di cialtroni possa cambiare le norme che infastidiscono il sultano?”.
La Pd Donatella Ferranti: “L’arroganza dei berlusconiani non ha limiti”.
Il finiano Nino Lo Presti: “È una vergogna nazionale, così svelano il vero scopo del conflitto di attribuzioni”.
Proprio così. Ci hanno girato intorno.
Hanno raccontato che era una mossa di civiltà  contro lo strapotere dei giudici. Ma l’obiettivo era un’altra “salva Silvio”.

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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“NON RINCHIUDERTI PARTITO NELLE TUE STANZE, RESTA AMICO DEI RAGAZZI DI STRADA”

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

EFFETTO PENNACCHI IN PUGLIA, A NARDO’ NASCE IL “POLO NERETINO” CONTRO LE CRICCHE DEGLI AFFARISTI E PER IL BENE DELLA CITTA’…I GIOVANI DI DESTRA DI “PIAZZA PULITA PER NARDO”, IDV E PD INSIEME CONTRO I VECCHI SCHEMI…AUTONOMIA, LEGALITA’ E PASSIONE A FIANCO DEL POPOLO

Un polo trasversale per il bene della città  e contro cricche ed affaristi.
Anche in Salento, a Nardò, alle prossime amministrative si assisterà  ad una sperimentazione, con una coalizione chiamata Polo Neretino, al cui interno vi è una lista civica Piazza pulita per Nardò (composta da elementi di Azione Giovani) accanto a Pd e Ivd: uniti per le esigenze del territorio ed oltre vecchi schemi.
Nella lista è presente Azione Giovani, movimento giovanile eretico, ribelle, “orfano di padre politico”.
Che ha deciso di abbandonare i riferimenti locali di An prima e di Pdl poi, per fare “la nostra politica, rigorosamente autofinanziata e libera”.
Un movimento che negli ultimi anni ha portato avanti numerose battaglie.
Come l’aver sostenuto Le radici ca tieni del gruppo reggae salentino Sud Sound System ad Atreju, festa nazionale di Azione Giovani; per aver ideato manifesti di un noto calciatore di colore con addosso la maglia della nazionale, accompagnandolo con lo slogan “un movimento per chi ha l’Italia nel cuore!”.
Senza dimenticare il viso di Giovanni Falcone ripreso come icona Pop in contraltare al murales ritraente Matteo Messina Denaro; e l’immagine di Paolo Borsellino in versione Che, così come spesso appare su bandiere e magliette.
E poi Peppino Impastato, icona dell’antimafia di sinistra, raffigurato in un manifesto, con sotto la celebre massima del poeta cubofuturista russo, Vladimir Majakovsij: “Non rinchiuderti partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”.
Un cammino verso le elezioni amministrative caratterizzato dalla profonda indipendenza, rivendica Pippi Mellone, ma anche dall’autonomia, dalla legalità  e della passione.
Un nome, Polo Neretino, che significa più di una semplice sigla elettorale, perchè intende racchiudere in un unico concetto i valori di aggregazione e trasversalità  come dimostrato dal fatto che ne fanno parte neritini di centro, di centro-sinistra e di centro-destra, comprese componenti provenienti da Azione Giovani.
Un progetto che si caratterizza per una forte discontinuità  rispetto ad esperienze passate, con in lista gli stessi individui che in passato, ad esempio, avevano chiesto maggiore trasparenza sul bilancio ed una diversa gestione della macchina amministrativa e dirigenziale.
Sono stati proprio questi temi a rappresentare la prima occasione di incontro tra la coalizione delle civiche ed il Pd.

(da “Il Futurista”)

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“SMETTIAMOLA CON LA RISSA CONTINUA: L’ITALIA HA BISOGNO DI UNA NUOVA STAGIONE POLITICA E ISTITUZIONALE”

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

IL TESTO DELLA PROPOSTA BIPARTISAN DI PISANU E VELTRONI PUBBLICATA SUL “CORRIERE DELLA SERA”…”PRENDIAMO ESEMPIO DAI PADRI COSTITUENTI”

Caro Direttore,
l’Italia ha bisogno di una nuova stagione politica e istituzionale.
La immensa partecipazione dei cittadini alle celebrazioni del 17 marzo, con tanta forza volute dal presidente Napolitano, ha testimoniato, ancora una volta, delle grandi virtù civili del nostro Paese.
E delle straordinarie risorse che sono racchiuse nel nostro patrimonio di storia, cultura, capacità  imprenditoriali e di lavoro, spirito creativo e solidarietà : c’è un’Italia possibile la cui affermazione e crescita, al di là  delle differenze, dovrebbero essere l’obiettivo di ogni parte politica.
La nazione al primo posto: non è in fondo proprio questo il messaggio che viene dai momenti migliori della storia unitaria?
Così fu nel Risorgimento, nella Prima guerra mondiale e poi nella Resistenza e nell’Assemblea Costituente; così è stato negli anni duri del terrorismo, delle stragi e delle minacce alla democrazia.
Uniti pur nella diversità  delle idee e delle posizioni politiche.
Uniti sulle regole del gioco, sul rispetto degli avversari, sulla difesa di tutte le forme, ossigeno puro, di pluralismo dei poteri e dei saperi.
Distinti sulle culture di riferimento, sui programmi per governare la società  aperta, sulle politiche di sviluppo.
Così è negli altri Paesi occidentali. Così non è nel nostro.
Scriviamo queste parole, uomini di diverse convinzioni politiche, solo perchè mossi dalla comune, angosciata constatazione di un rapido e generale declino del nostro Paese.
Non si può restare inerti e silenziosi quando si vede il Parlamento ridursi a teatro di manifestazioni indegne; l’equilibrio dei poteri democratici vacillare quotidianamente; lo spirito pubblico spegnersi nella corruzione dilagante e perfino nel disconoscimento dell’unità  nazionale e dell’Unione europea.
E tutto questo mentre la società  italiana è sottoposta a tensioni molteplici che richiederebbero ben altre risposte per promuovere la crescita economica e l’equità  sociale.
Altro che scontri e risse.
Le forze politiche hanno il dovere di mobilitare le energie migliori al servizio del bene comune, specialmente in momenti eccezionali come questo: la guerra alle porte di casa e l’instabilità  che si diffonde in tutta l’area mediterranea; la crisi finanziaria di importanti economie europee che può contagiare anche la nostra; l’ampliarsi dello storico divario Nord-Sud e dell’iniqua disuguaglianza giovani-adulti; l’apprensione che cresce nel mondo del lavoro, nelle famiglie e nelle imprese; il degrado ambientale che mette a repentaglio campagne e centri urbani; la drammatica evoluzione dei flussi migratori che esige risposte razionali di respiro europeo, non disprezzo e demagogia.
Continuando così l’Italia si sfascia sotto i colpi dei personalismi, delle radicalizzazioni estreme e dei conservatorismi rassicuranti ma ciechi.
Troppo a lungo si è governato il nostro Paese «contro» qualcuno e qualcosa. E se questo era storicamente comprensibile negli anni della guerra fredda, oggi appare grottesco.
Bisogna dunque creare le condizioni politiche e istituzionali perchè si torni al confronto positivo sui veri problemi degli italiani.
I problemi non sono ideologie, sono fatti, solo fatti sui quali deve svilupparsi la competizione democratica: vince chi indica la soluzione migliore. In questo modo i singoli partiti troveranno motivazioni più giuste e comprensibili per confermare o rivedere le loro alleanze e, in definitiva, per ricostruire su basi più solide il sistema politico italiano, dando vita finalmente ad una democrazia matura dell’alternanza.
Non vogliamo dunque tornare a formule pur meritorie del passato, ma aprire una nuova fase della vita repubblicana e spalancare ai giovani le porte della politica.
La nostra stella polare è la Costituzione.
Perchè essa è l’espressione più alta dell’unità  degli italiani, l’incarnazione meglio riuscita del mito democratico, come diceva Pietro Scoppola, in forme storicamente definite e proprio per questo perfettibili.
Ma se i padri costituenti l’hanno scritta tutti insieme, anche noi, figli e nipoti, dobbiamo tutti insieme adeguarla ai tempi che vengono, mantenendo intatta la sua forza unitiva.
Solo con questo spirito possiamo uscire dalla stretta soffocante del bipolarismo immaturo e litigioso, per costruirne uno più avanzato di tipo europeo.
Altrimenti le elezioni anticipate diventano il solo, estremo rimedio.
Tuttavia noi paventiamo il rischio, in ragione del clima politico e della legge elettorale, che esse si risolvano in uno scontro frontale dagli esiti imprevedibili e tra schieramenti costruiti più sulla contrapposizione che sulla proposta. Pensiamo invece che sia necessario un periodo di decantazione, di rasserenamento del Paese, di operosa sintonia con le attese degli italiani.
Perciò un nuovo governo, che nascesse da un ampio ed esauriente confronto parlamentare, potrebbe porre mano alle emergenze in corso, riformare la legge elettorale e consentire poi ai cittadini di scegliere tra proposte alternative di governo, proposte non «contro» qualcuno ma «per» l’Italia.
Dopo venti anni di bassa crescita e paralizzanti contrasti, è giunto il tempo di voltare pagina e segnare una netta discontinuità  con la fase attuale. Dobbiamo far nascere un nuovo clima di dialogo fra visioni e indirizzi programmatici differenti. Uniti sui valori fondanti e sulle regole del gioco, divisi sul resto.
Così funzionano le grandi democrazie.
Così l’Italia ha superato i suoi momenti più aspri ed è diventata la nazione che insieme abbiamo celebrato, con l’orgoglio di essere figli di una storia e di una identità  uniche al mondo.

Giuseppe Pisanu e Walter Veltroni
senatore PdL e deputato Pd

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