Ottobre 11th, 2012 Riccardo Fucile
IL SISTEMA DEI CALABRESI PER CONQUISTARE I LAVORI DELL’EXPO
«Hai visto quel “pisciaturo” di Zambetti come ha pagato? Eh…lo facevamo saltare in aria!…
Cirù, tu l’avevi letta la lettera che gli avevamo mandato?… Il pizzino? Gli hanno mandato una lettera tramite me… che quando l’ha letta, figlio mio, le orecchie si sono incriccate così… gli abbiamo mandato una lettera talmente scritta bene e talmente con tanti di quei… si vede che avevano gente laureata nel gruppo, gli hanno fatto la cronistoria di come sono iniziate le cose, di come erano i patti e di come andava a finire…».
Milioni di euro di appalti
Già , come andava a finire per Domenico “Mimmo” Zambetti, assessore alla Casa della Regione Lombardia, uno in grado di firmare appalti per decine di milioni di euro, in fondo glielo avevano fatto scrivere chiaro e tondo «da gente laureata»: perchè si capisce, anche la mafia calabrese, tra un’estorsione e un’ammazzatina, ormai usa un certo stile.
E lui, «Zambe», il «pisciaturu», che in dialetto calabrese vuol dire «uomo di poco conto» ma anche qualcosa di peggio, la sua condanna l’aveva firmata il giorno che aveva chiesto almeno 4 mila voti per andare ad occupare una poltrona d’assessore nella giunta plurinquisita di Roberto Formigoni.
Poi, forse, si era pentito. Troppo tardi.
I boss, se la ridevano mentre sulla Bmw imbottita di cimici del capocosca Eugenio Costantino, il 18 marzo scorso, commentavano l’ultima rata da 30 mila euro pagata dall’assessore.
«Oh, si è messo a piangere davanti a me e a zio Pino (l’altro boss, Pino D’Agostino, ndr). E piangeva, per la miseria, si è cagato sotto, cagato completo, totale… ogni tanto, solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione, altrimenti non ne avrei mai nella vita di soddisfazioni, perchè il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, vaffanc…, con l’aiuto degli amici, ogni tanto una soddisfazione ce la prendiamo…vaffanc… lo sai lui quante persone fa piangere?…E ogni tanto piangono anche loro, ma solo così, Ciro, non c’è altra alternativa che puoi farli piangere…ecco perchè io starò sempre dalla parte della delinquenza!». Incredibile.
Ma come si sa, certe disgrazie, hanno sempre un’origine precisa.
Nel caso dell’assessore Zambetti è una cena del 2009 per le elezioni nel comune di Sedriano, dove il futuro assessore, già onusto d’incarichi pubblici, si presenta per appoggiare la candidatura per il Pdl di Teresa Costantino, la figlia del boss delle cosche platiote al Nord, un tipo sempre elegante e dalla faccia pulita, un boss «2.0» come si direbbe adesso: uomo d’affari, titolare della catena di gioiellerie «compro oro», affamato di appalti pubblici che potrebbe accaparrarsi, come spiega al suo compare e plenipotenziario Giuseppe D’Agostino detto «zio Pino», tramite una sua «testa di legno», tale Paolo Antonio, presidente di una cooperativa, la «Nuova Coseli», con sede in viale Bianca Maria, la strada che a Milano raccoglie studi professionali e uffici di prestigio.
Zambetti capisce in fretta l’antifona e il personaggio e al momento giusto, alla vigilia delle elezioni regionali del 2010 firmerà il suo patto col Diavolo: 4.000 voti in cambio di 200 mila euro e una serie di appalti e favori.
Un vero peccato che l’antimafia di Ilda Boccassini, intercetti il boss per una delle tante indagini sulla criminalità organizzata.
Scoprendo, come mai prima d’ora, quello che da tempo si sapeva e scriveva: e cioè che la ‘ndrangheta al Nord, quella dei Barbaro e dei Morabito, dei Bruzzaniti e Palamara, ha messo da un pezzo le mani sulle città e la Regione.
Il «cavallo di Troia» al Pirellone
Piazzando il suo «cavallo di Troia» dentro il Pirellone: nientemeno che l’assessore alla Casa: «Noi gli diciamo: Mimmo, guarda che c’è quel lavoro, c’è che ce lo devi far dare, adesso tu sai che c’è l’Expo, lui ci può aiutare e li guadagniamo tutti».
Un politico di rango che li riceve nel suo ufficio in via Mora 22, in pieno centro.
Che fa avere una casa all’amante, una licenza alla sorella, sistema la figlia del boss nella direzione centrale dell’Aler, l’ente che controlla le case popolari…
«Però aspetta, adesso bisogna vedere se non l’ha presa per il culo… se non le rinnovano il contratto, poi dopo andiamo a prenderlo a Zambetti… gli diciamo: vieni qua, pisciaturu e gli facciamo un culo così».
Vatti a fidare dei politici.
Sebbene Zambetti, che viene ricattato anche attraverso fotografie di una cena elettorale a Magenta dove i boss si affollano per stringergli la mano, s’impegni soprattutto per gli appalti.
L’elezione pagata a rate
In più, paga la sua elezione. A rate: tre in tutto, l’ultima, da 15 mila euro, il 15 marzo scorso.
Mentre i carabinieri intercettano, filmano e fotografano, appostati sotto il suo ufficio, per un’indagine che non lascia scampo.
E sarebbe bello capire anche, dove li trovava tutti questi soldi l’assessore, accusato non a caso, oltre che di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio, anche di corruzione.
Secondo l’inchiesta, Zambetti si consegna totalmente alle cosche calabresi. Ne riceve l’appoggio, grazie anche ai voti trovati da un personaggio già noto alle cronache, Ambrogio Crespi, fratello minore del più celebre Luigi, il sondaggista che inventò «il contratto con gli italiani» di Silvio Berlusconi.
Crespi, giornalista e sondaggista a sua volta, ha contatti con i «napoletani», che controllano interi condomini alla periferia di Milano.
«Ambrogio se vuole, 2000 voti come niente, a me. Lo fa per soldi, no?» E «per gli amici che si disturbano, ci vuole almeno un pensiero, una cinquina di mila euro…». Anche se poi Crespi si lamenta perchè ha preso «solo» 80 mila euro e così, con la scusa di farsi pagare un sondaggio, va a trovare pure lui l’assessore Zambetti.
Ognuno ha il suo bel tornaconto in questa storia squallida e pericolosa che rivela il degrado etico e di legalità raggiunto ormai da certi politici e imprenditori.
Perchè probabilmente, questa non era nemmeno la prima volta che l’assessore ricorreva agli «amici degli amici».
«Scusa, com’è che glieli hanno dati i 2.500 voti a Milano l’altra volta a Zambetti… E va bè, tanto ci ha messo le mani la famiglia Barbaro per i voti…. Perchè io – spiega Costantino a una sua amica nel giugno del 2011 – ne sto vedendo di tutti i colori. Io per l’assessore ho fatto la campagna elettorale per le provinciali del 2009, per quelle del Comune di Milano del 2011 perchè dove ci sono mi chiamano ormai…».
Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)
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Ottobre 11th, 2012 Riccardo Fucile
VENTI ANNI DOPO: IDENTITA’ E DIFFERENZE CON LA STAGIONE DI TANGENTOPOLI
E’ vero che la storia non si ripete mai identica, però chi ha vissuto la stagione di Tangentopoli prova il brivido del già visto.
Parecchio è comune a vent’anni fa.
Emerge oggi, come ai tempi di Mani Pulite, un sistema di corruzione diffusa, trasversale (sebbene i partiti al potere siano ovviamente più nel mirino).
Questa corruzione tende ad avvolgere l’intero sistema muovendo di nuovo dalla periferia, dal sottopotere locale verso il centro.
Con una differenza: a pagare i costi smisurati della politica, allora, erano soprattutto le imprese, quelle pubbliche e quelle private; adesso il saccheggio ha luogo nelle istituzioni medesime; vent’anni fa rubavano «per» il partito, stavolta «al» partito. Fatto sta che, ai fini del codice penale, sempre di furto si tratta.
Tanto per cambiare, la finanza pubblica è alle corde, l’Italia passa da una stangata all’altra.
Invece dei «tecnici» Amato e Ciampi, abbiamo Monti e Passera, però sempre di supplenza parliamo e l’analogia fa una certa impressione.
Rovinò al suolo la Prima Repubblica, qui si sta sgretolando la Seconda senza che la Terza sia ancora spuntata all’orizzonte. In entrambi i casi sotto accusa era (ed è) la legge elettorale.
Però, ecco un’altra differenza, oggi si procede in senso contrario, dal maggioritario verso il proporzionale, laddove il passaparola collettivo era: liberiamoci dalla partitocrazia e dalle preferenze (di cui vediamo il grande ritorno).
Eventi di portata mondiale segnano le due epoche.
C’era appena stata la caduta del Muro, epicentro Berlino; parla tedesco anche la crisi dell’euro.
Un senso di trapasso storico accomuna quel passato e il presente, identica la sensazione che un tappo sia saltato, che si possa voltare finalmente pagina.
Berlusconi che ritira la candidatura ricorda tanto Craxi che si dimette da segretario sotto il lancio di monetine, forse addirittura questo passo indietro è più iconico perchè il Cavaliere ha marcato una fase lunga ben 18 anni, Bettino non ci riuscì.
Voglia di aria nuova, ripudio dei vecchi partiti, tanti voti in libera uscita come attestano i sondaggi.
Agenti del cambiamento radicale erano la Lega e i referendari di Mario Segni, adesso va forte l’accoppiata Grillo-Renzi.
E, attenzione, anche nel ’94 sembrava dovesse vincere facile la sinistra con la «gioiosa macchina da guerra», invece spuntò dal nulla un signore di Arcore che possedeva le televisioni…
Anche questo dovrebbe farci riflettere.
Ugo Magri
(da “La Stampa“)
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Ottobre 11th, 2012 Riccardo Fucile
L’OPPOSIZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE CHIEDE: ALEMANNO CHIARISCA IN QUALE FORMA E PER QUALI CIFRE L’ARRESTATO LAVORAVA PER IL CAMPIDOGLIO”
Ombre anche sull’amministrazione comunale di Roma in margine all’arresto di Ambrogio
Crespi, titolare di numerose società di comunicazione che operavano su Roma e fratello del «guru» di Gianni Alemanno, Luigi Crespi.
Con una interrogazione al primo cittadino della Capitale, il consigliere comunale del Pd, Paolo Masini chiede di sapere «se, in quale forma e con quali cifre, le aziende di Ambrogio Crespi avevano rapporti diretti o indiretti con il Campidoglio di Alemanno».
CONDANNATI PER BANCAROTTA
L’opposizione capitolina ricorda che «già in passato Ambrogio Crespi, Luigi Crespi e la moglie Natascia Turato erano stati condannati in primo grado per bancarotta» e sottolinea come sia ora «necessario che il sindaco Almenno faccia chiarezza sull’ennesima brutta vicenda».
La Spin Network, fra le altre «creature» cura nel suo settore comunicazione anche il sito Roma Capitale News.
Più dura Monica Cirinnà , consigliere Pd: «à‰ noto che a realizzare i video per il sindaco di Roma è stata la società “Spin-Network”, riconducibile all’arrestato – scrive -. Ferma restando la libertà del sindaco di farsi realizzare da chi vuole video e altri servizi propagandistici, restano comunque gli interrogativi sulla lunga lista di rapporti inquietanti intrattenuti dal primo cittadino con persone e ambienti troppo spesso inseguiti a vario titolo dai tribunali di mezza Italia».
«MIO FRATELLO INNOCENTE»
Intanto il sondaggista e spin doctor di Alemanno, Luigi Crespi, si dice «sicuro dell’innocenza di mio fratello e del fatto che non si possano trovare prove alle cose che non sono avvenute» e reputa che l’arresto «possa essere quantomeno un equivoco, un errore, una decisione affrettata».
«Le accuse sono di associazione esterna con la ‘ndrangheta, voto di scambio, corruzione – conclude Luigi Crespi – in un periodo nel quale io e mio fratello lavoravamo già a Roma, dove ci siamo trasferiti da qualche anno, e in una campagna elettorale, quella lombarda, in cui non fummo impegnati professionalmente con nessuno».
I VOTI DI SCAMBIO
Quanto alle accuse secondo cui Ambrogio Crespi avrebbe trattato con la ‘ndrangheta «nella consapevolezza di farlo» e raccolto 2500 preferenze a favore di Domenico Zambetti (l’assessore alla casa, ora dimissionario, della Regione Lombardia), per Luigi Crespi «questi 2.500 voti, che comunque non sono oggettivamente nella disponibilità di mio fratello, sarebbero andati a persone che non abbiamo memoria di aver mai incontrato e con cui comunque non abbiamo mai avuto rapporti».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
MARONI PROVA AD ALZARE LA VOCE E RIMEDIA DUE SCHIAFFONI: VOLEVA LA LOMBARDIA AL VOTO IN PRIMAVERA, ORA COTA E ZAIA SE LA FANNO SOTTO
La giunta regionale della Lombardia si avvia a nuove elezioni dopo l’ennesimo scandalo, che questa volta vede coinvolto l’assessore regionale Zambetti?
La Lega sul far della sera chiede al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, di azzerare la giunta da lui guidata e lo avverte che ha in mano le dimissioni di tutti i consiglieri e degli assessori della Lega in Regione. «Lasciamo a Formigoni la scelta se fare un passo indietro o uno di lato – ha detto il segretario regionale della Lega Matteo Salvini al termine di un incontro con i consiglieri al Pirellone – ci aspettiamo quanto meno l’azzeramento dell’intera giunta, l’eventuale dimezzamento dei nuovi assessori, eventualmente con un altro presidente di Regione».
In pratica se lasciasse il posto a un leghista si potrebbe andare avanti.
Qualche ora dopo è arrivata la replica di Formigoni: «Mi sono sentito con il presidente Berlusconi e con il segretario Alfano, che hanno confermato la linea del Pdl: se cade la Lombardia un secondo dopo cadono Veneto e Piemonte».
Così ha riferito il presidente della Regione Lombardia al suo entourage, secondo il quale il governatore è «assolutamente tranquillo» perchè «quella assunta stasera dalla Lega è una decisione presa a livello locale».
Come dire che Salvini non conta una mazza e che se Maroni vuole suicidarsi è libero di farlo.
Cota e Zaia saranno felici e riconoscenti a Salvini per le sue parole.
Forse il cantante del “senti che puzza, stanno arrivando i napoletani” farebbe meglio a preoccuparsi della visita di ieri della GdF al gruppo regionale dela Lega dove Boni è nuovamente indagato per la gestione dei fondi del gruppo.
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
ACCADE A CALTAGIRONE… L’AUTOMEZZO D’EPOCA HA TRASPORTATO CENTINAIA DI CITTADINI NEL LORO ULTIMO VIAGGIO
In tempi di crisi finisce all’asta pure…il carro funebre. 
Succede a Caltagirone, in provincia di Catania, dove per fare cassa il Comune ha deciso di vendere al miglior offerente l’automezzo che ha trasportato centinaia di concittadini nel loro ultimo viaggio verso il cimitero.
«Chissà chi se lo compra», si vocifera in paese, magari tra i dovuti scongiuri.
Dal Municipio non c’è ancora un’indicazione chiara sulla base d’asta da cui partirà il battitore, ma è certo che la singolare compravendita pubblica si svolgerà tra un mese ed è prevedibile pensare che l’aula non sarà certo affollata di potenziali compratori, come nel caso degli altri mezzi dismessi dal Comune.
AUTOMEZZI IN VENDITA
Il carro per il camposanto, infatti, fa parte di un nutrito gruppo di automezzi comunali di cui l’amministrazione comunale vuole disfarsi: sono in tutto 24, tra i quali un vecchio scuolabus, un trattore agricolo, tre moto Ape, quattro motociclette, sette ciclomotori Vespa 125, due ciclomotori Vespa 50, due scooter, due auto, e un’autobotte.
Alcuni non funzionano più, altri rimangono posteggiati nell’autoparco comunale ad accumulare polvere.
Così, la scure della spending review si è abbattuta pure su di loro: «Le casse comunali — spiega l’assessore all’Autoparco Simone Monforte — avranno così un beneficio non solo e non tanto dal ricavato della vendita, ma anche dal fatto che su di essi non saranno pagati più nè il bollo, nè l’assicurazione, nè la revisione, e non sarà più effettuata la manutenzione ordinaria. Un risparmio ancora non quantificabile con precisione, ma che ammonta sicuramente ad alcune decine di migliaia di euro».
Anche il sindaco della Città della Ceramica, alle prese con le casse comunali sempre più vuote dopo spese urgenti e delibere, vede di buon occhio l’operazione economica: «La dismissione di questi veicoli — sottolinea il sindaco Nicola Bonanno — è una scelta di buon senso, che s’inquadra nell’avviata azione di revisione della spesa anche in relazione alle disposizioni della legge finanziaria sulla riduzione del parco macchine degli enti pubblici».
(da “Italpress“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
I RECENTI SCANDALI SCONSIGLIANO DI DARE TROPPA AUTONOMIA ALL’ENTE REGIONALE…IRA DELLA LEGA, APERTURA DI PDL E PD
Il disegno di legge costituzionale è pronto.
E così, a undici anni dalla riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, il governo Monti è pronto a rivedere l’intero impianto «federalista» di quella riforma approvata, non senza polemiche, sul finire della legislatura del 2011.
La bozza messa a punto dal governo – anche a seguito degli eclatanti scandali nella pubblica amministrazione – tende ad «assicurare – è scritto così nelle premesse del Ddl – un esplicito fondamento nelle norme della Costituzione attraverso: a) la parziale rivisitazione degli elenchi delle materie di legislazione esclusiva statale e di legislazione concorrente; b) la rinnovata configurazione del ruolo della legislazione dello Stato nell’area della potestà concorrente; c) l’esplicitazione dei limiti della legislazione regionale c.d. residuale rispetto alla legislazione statale esclusiva; d) l’attenuazione della rigidità dei confini fra potestà regolamentare del Governo e potestà regolamentare delle regioni; e) la “costituzionalizzazione” della conferenza Stato – regioni e l’attribuzione agli esiti favorevoli delle intese e dei pareri espressi in tale sede di effetti limitativi nei confronti delle impugnazioni in via principale delle leggi e dei conflitti di attribuzione intersoggettivi.
Altri obiettivi importanti, sempre in chiave di unitarietà giuridica ed economica dell’ordinamento costituzionale, sono rappresentati dal riconoscimento a livello di Costituzione della competenza della Corte dei conti a svolgere controlli sugli atti e sui bilanci delle regioniIl testo messo a punto dal governo – anche in seguito agli scandali e le inchieste che hanno coinvolto la pubblica amministrazione – fronti delle impugnazioni in via principale delle leggi e dei conflitti di attribuzione intersoggettivi. Altri obiettivi importanti, sempre in chiave di unitarietà giuridica ed economica dell’ordinamento costituzionale, sono rappresentati dal riconoscimento a livello di Costituzione della competenza della Corte dei conti a svolgere controlli sugli atti e sui bilanci delle regioni.
Le reazioni non tardano.
Pdl e Pd aprono alla riforma, seppur con alcuni distinguo.
La Lega Nord, invece, dichiara guerra al governo ed evoca scenari di guerra: come «nel Paese Basco», dice Mario Borghezio alludendo ai separatisti dell’Eta. Completamente favorevole all’iniziativa è invece Pier Ferdinando Casini, che parla di superamento di un «federalismo confuso e pasticcione».
Insorgono anche i governatori. «È impensabile un percorso di modifica unilaterale», sbotta il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
«Il governo si sbaglia se vuole cancellare le Regioni. Neanche un governo tecnico può permettersi di distruggere questa identità storica», aggiunge Roberto Formigoni.
I partiti della maggioranza sembrano condividere la linea del governo.
«Ben venga un intervento» sulle competenze delle Regioni; «sediamoci attorno ad un tavolo per discuterne» anche se «i tempi per una riforma sono ristrettissimi», spiega Mario Valducci.
Ma «è molto complicato mettersi ora al lavoro con i pochi mesi che mancano alla fine della legislatura».
Apre al dialogo anche Davide Zoggia del Pd. «Un intervento è necessario perchè ci sono storture e cose da correggere» ma «non è possibile immaginare un ritorno al centralismo», avvisa. «Una riforma va fatta ma coinvolgendo il territorio».
I due principali partiti convergono sulla necessità di rivedere «le dimensioni e le funzioni delle Regioni», riducendone il numero e rendendole più omogenee per abitanti ed estensione.
Ma Monti sembra proprio seguire la scia della Spagna.
Il governo di Madrid, su sollecitazione dell’Europa, sta rivedendo l’organizzazione federalista (i buchi dei bilanci delle Regioni autonome spagnole sono una voragine per lo Stato centrale spagnolo).
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
“ROTTIAMAMO I NOSTRI DIRIGENTI, NON LUI: IL PDL E’ FINITO, SERVONO LE PRIMARIE”
«Berlusconi ha dato l’esempio. Adesso facciamo un passo indietro tutti. Dico: tutti. Dal
segretario Angelino Alfano a scendere. Il Pdl è finito. Bisogna costruire qualcosa di più grande, ambizioso, una nuova casa. La vecchia impalcatura non serve più».
Ma davvero regge un centrodestra senza Berlusconi? Lei ha sostenuto il contrario, finora.
«No. Assolutamente no. Nessuno può pensare che Berlusconi vada ai giardinetti. Io ho detto che lui era il nostro miglior candidato premier. E lo dico ancora oggi: se il progetto non si realizzerà , lui rimane quello che tra tutti noi prende più voti. Ma ancora una volta ha dimostrato grande spirito di servizio, pur di dar vita al progetto destinato a tutti quelli che non vogliono consegnare il paese a Vendola e Bersani. Io chiedo: siamo tutti disposti a fare un passo indietro e azzerarci?»
Tutti chi?
«Tutti. Dal segretario del Pdl Alfano in giù. Possibile che sempre e solo il presidente debba fare un passo indietro? Io mi aspetto un azzeramento complessivo. Si tratta solo di seguire l’esempio di Berlusconi, per costruire il nuovo centrodestra».
Che ne sarà del Pdl?
«È un partito finito. Ha concluso la sua parabola. Bisogna costruire altro. Noi torneremo aì quella prima lista civica che è stata Forza Italia».
E per scegliere la guida? Primarie?
«Certo, senza Berlusconi hanno un senso. E io mi candido».
E gli ex An?
«Faranno una cosa loro, come ha già fatto Tremonti. Tutti poi ci ritroveremo sotto il medesimo tetto. Con Casini, se dirà sì, con Montezemolo, se ci starà ».
E perfino con Fini? Pronti a dimenticare il passato?
«In politica si supera tutto, se si pensa al bene del Paese. Io stessa sarei disposta ad archiviare vecchie questioni personali».
Ma Berlusconi rinuncia alla corsa alla premiership o anche al seggio in Parlamento?
«C’è qualcuno, anche tra le nostre file, che pensa che si possa rottamare Berlusconi. Quel che è certo è che i milioni di nostri elettori vogliono rottamare tanti dei nostri dirigenti. Ma non certo lui».
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
LA FINANZA E’ ENTRATA A PALAZZO DEI NORMANNI.. SI INDAGA SU ACQUISTI DI AUTO E DI APPARTAMENTI A SCOPI PRIVATI
Sono arrivati in abiti civili, si sono fatti annunciare in portineria e hanno quindi varcato senza clamore l’entrata di Palazzo d’Orleans.
Sono quattro gli ufficiali della guardia di finanza che hanno compiuto un vero e proprio giro di ricognizione tra i lussuosi corridoi dell’Assemblea regionale siciliana. Dopo l’annuncio dei giorni scorsi le fiamme gialle sono quindi entrate formalmente a Palazzo dei Normanni per acquisire tutta la documentazione utile all’indagine sui finanziamenti ai gruppi parlamentari dell’Ars.
Prima di cominciare lo screening dei documenti, i finanzieri hanno incontrato il presidente dell’Ars Francesco Cascio, che ha rinnovato “piena disponibilità e collaborazione per ogni esigenza attinente le competenze dell’Ars in materia di trasferimenti ai gruppi parlamentari”.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci e dai sostituti Sergio Demontis e Maurizio Agnello, vuole fare luce sull’effettivo utilizzo che i gruppi parlamentari hanno fatto dei fondi che ricevono ogni anno dall’Ars.
Sono quasi sessanta i milioni di euro che il parlamento regionale ha destinato al funzionamento dei gruppi negli ultimi quattro anni e mezzo.
Tredici milioni e mezzo sono finiti sul conto del gruppo parlamentare del Pdl (17 deputati), quindici e mezzo al Pd (25 deputati), 7,5 milioni al Movimento per l’Autonomia (15 deputati) , 6,5 ai Popolari di Italia Domani (4 deputati), tre milioni a Futuro e Libertà (4 deputati), 1,7 all’Udc (8 deputati), 1,2 a Grande Sud (5 deputati) e 750 mila euro al piccolo Movimento popolare siciliano, nato da una costola del Mpa appena un anno fa.
Tutti soldi che sarebbero utilizzati soprattutto per pagare dipendenti, portaborse, e — nel caso del Pid — addirittura un mutuo.
La settimana scorsa Cascio si era recato volontariamente in procura, accompagnato dal segretario generale dell’Assemblea Giovanni Tomasello e dall’avvocato Enrico Sanseverino per consegnare ai magistrati la documentazione relativa agli emolumenti che ogni anno il parlamento regionale destina ai gruppi parlamentari.
Da lì in poi i capigruppo hanno discrezionalità massima sull’utilizzo dei fondi, non avendo obbligo di rendicontazione.
Trattandosi però pur sempre di denaro pubblico, quei soldi devono comunque essere spesi per scopi istituzionali. Il limite tra lo scopo istituzionale e il reato però è molto labile.
Se faraonici convegni di partito a base di champagne possono essere considerati soltanto esempi di cattivo utilizzo del denaro pubblico, al contrario l’acquisto di auto o di un appartamento per scopi privati dei parlamentari diventerebbe un’ipotesi di reato per gli inquirenti.
Le fiamme gialle hanno chiesto ai dipendenti dei gruppi parlamentari gli estremi dei conti correnti che saranno quindi confrontati con i dati già acquisiti.
Prima di iniziare un serrato giro tra i vari uffici, gli ufficiali della guardia di finanza hanno infatti preso contatti con gli impiegati dello sportello di Banca Nuova che c’è in uno dei cortili interni a Palazzo dei Normanni.
Gli inquirenti vogliono verificare se i movimenti sui conti correnti dei gruppi parlamentari corrispondono effettivamente ai bilanci interni.
Dopo accerteranno, attraverso le fatture, l’effettivo utilizzo che i gruppi parlamentari hanno fatto dei fondi ricevuti dall’Ars.
Nei prossimi giorni l’inchiesta potrebbe interessare anche i fondi riservati del governatore.
Il presidente dimissionario Raffaele Lombardo ha utilizzato nel 2011 mezzo milione di euro del fondo riservato, mentre l’anno prima la spesa si è fermata a 200 mila euro. Un incremento dovuto alla crisi, ha spiegato Lombardo, dato che molti di quei soldi sarebbero stati utilizzati per aiutare le famiglie indigenti.
Anche sui fondi riservati però, sia il governatore che il presidente dell’Ars non hanno obbligo di rendicontazione.
Nel frattempo l’indagine sulle presunte “spese pazze” va avanti.
È probabile che nei prossimi giorni vengano interrogati tutti i capigruppo degli otto partiti che siedono nel parlamento più ricco d’Italia: complessivamente l’Ars costa infatti 162 milioni di euro l’anno.
E mentre gli inquirenti vogliono effettuare i riscontri nel più breve tempo possibile, fuori da palazzo dei Normanni, continua la campagna elettorale per le elezioni regionali del prossimo 29 ottobre.
Una campagna elettorale che si è trasformata in una battaglia a colpi di citazioni e carta bollata.
L’ex ministro dell’agricoltura Saverio Romano ha infatti deciso di querelare per diffamazione l’aspirante governatore di Pd e Udc Rosario Crocetta, reo di averlo definito “garante della realizzazione di quattro termovalorizzatori bloccati da Lombardo” insieme al senatore del Pdl Pino Ferrarello.
La vicenda, secondo Crocetta, sarebbe provata dal famoso videotape rubato a Gianfranco Miccichè, mostrato sabato scorso dallo stesso leader di Grande Sud.
Su Crocetta è piovuta anche la querela di un altro aspirante governatore.
Nello Musumeci non ha infatti gradito le parole che l’ex sindaco di Gela ha utilizzato sulle cosiddette liste pulite.
“Noi non abbiamo candidato indagati, condannati — avrebbe detto Crocetta — A Musumeci dico che di gente da arrestare nelle loro liste ce n’è parecchia”.
Giuseppe Pipitone
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
DOCENTE UNIVERSITARIO, GIORNALISTA, E’ STATO TRA I PROMOTORI DI FORZA ITALIA
Ma se Silvio getta la spugna, chi spingerà avanti al suo posto? Nessuno lo sa. 
E nel buio fitto, si moltiplicano gli identikit dei possibili rimpiazzi.
L’ultimo che circola ai piani alti del Pdl, dove il panico dà le traveggole, è quello di Paolo Del Debbio.
Berlusconi, dicono personaggi degni di fede, gli ha messo gli occhi addosso.
È professore universitario (di Etica ed economia), dunque colto.
Ma niente affatto noioso, anzi frizzante quanto basta per andare in tivù.
Il suo programma su Rete4, «Quinta colonna», finora è andato sorprendentemente bene trattando temi tipici del berlusconismo, dalle tasse agli sprechi, con collegamenti in piazza stile Santoro.
In via dell’Umiltà c’è chi lo accusa di populismo temendo che Del Debbio diventi popolare, perlomeno nella fascia di pubblico dove andava forte Emilio Fede.
Non è giovane come lo gradirebbe Berlusconi (54 anni), però giovanile e con i riccioli.
Perchè il Cav dovrebbe puntare su di lui? Semplice: le sta tentando tutte.
Sono mesi che fa «casting», cioè seleziona possibili candidati.
A parte certi big i quali di correre per lui non ci pensano nemmeno (Montezemolo, Passera, Della Valle), sotto la sua lente sono passati personaggi che mai ti aspetteresti. Si parlò senza fondamento del giovane «gelataio» di Grom, Guido Martinetti.
Poi ci fu l’infatuazione per il «grillino» Paolo Piffer, giovane monzese invitato per una giornata intera ad Arcore.
Quindi circolò il nome di Luisa Todini, imprenditrice nel campo edilizio.
In maggio si è detto che per disperazione Berlusconi volesse «pescare» il proprio successore in campo avverso, arruolando nientemeno che Renzi, salvo smentire e rammaricarsi con l’interessato.
Infine fu il turno di Luigi Zingales, economista «liberal.
Ugo Magri
(da “la Stampa”)
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