Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
I RIVA E LA POLITICA CERCANO DI SCARICARE SULLA PROCURA LA RESPONSABILITà€ DELLO STOP DELLE FABBRICHE AL NORD CON 1400 POSTI A RISCHIO
Se i magistrati commentano i provvedimenti sono politicizzati.
Se tacciono, come la Gip Patrizia Todisco e il pool di Taranto titolare dell’inchiesta su “Ambiente svenduto”, vengono accusati di arrecare danni all’economia, all’occupazione e di generare tensioni sociali.
Insomma, parafrasando Antoine: “Se lavori ti tirano le pietre… non fai niente e ti tirano le pietre qualunque cosa fai sempre pietre prenderai”.
Al punto che il Procuratore capo Franco Sebastio, uomo pacato, è costretto a intervenire con un comunicato: “La continuità produttiva non è a rischio”.
La Procura, contrariamente a quanto sostiene il sindaco di Verona Flavio Tosi o l’ex ministro Mariastella Gelmini, non è la causa della “messa in libertà ” di 1400 operai delle 13 società del Nord Italia del Gruppo Riva Acciaio.
“I beni sequestrati (conti correnti e partecipazioni azionarie) verranno immediatamente affidati all’amministratore giudiziario” Mario Tagarelli, commercialista di Taranto, nominato a suo tempo dal giudice “proprio per garantirne la gestione e prevenire effetti negativi sulla prosecuzione dell’attività industriale”.
Nessun divieto d’uso, dunque, blocco di disponibilità finanziarie che saranno gestite dall’amministratore.
Ma il Gruppo Riva Acciaio afferma che “le banche hanno disposto il congelamento totale o la revoca dei fidi, e il blocco degli impianti e dei conti correnti impedisce alla società di svolgere la normale attività produttiva, operazioni come pagare le utenze o gli spedizionieri per la consegna dei materiali già venduti”.
Quello che ha tutta l’aria di un sequestro inaspettato, in realtà , spiega il Procuratore Sebastio, è “l’esecuzione del provvedimento di sequestropreventivofunzionalealla confisca del 22 maggio ai sensi del decreto legislativo 231/2001” (responsabilità amministrativa delle imprese).
Provvedimento “confermato dal Tribunale del Riesame” che riguardava Riva Fire spa, Riva Forni Elettrici spa e Ilva spa, e che “prevedeva la sua estensione anche a ulteriori società controllate, collegate o comunque sottoposte all’influenza dominante” delle stesse. In base alla legge 231 del 2012, tutela dellacontinuità produttivapereffettuare interventi di risanamento ambientale, come prescritto dall’Aia, l’Ilva di Taranto, di Genova e di Novi, affidate al commissario Enrico Bondi, sono escluse dal sequestro.
Inutile chiedere commenti alla gip Todisco, che entra in ufficio al mattino ed esce a notte fonda e a qualunque domanda con un sorriso risponde: “Mi scusi, debbo andare”.
Amici intimi raccontano che per evitare di vedere le foto del suo compleanno su qualche giornale lo ha festeggiato in un ristorante fuori Taranto.
Da ambienti della Procura apprendiamo che il sequestro è conseguenza della perizia dei consulenti da lei nominati: per il risanamento dell’Ilva e per la bonifica ambientale occorrono 8 miliardi di euro.
Che la famiglia Riva si guarda bene dal tirare fuori, nonostante anche per il segretario della Fiom, Maurizio Landini, abbia “precise responsabilità nell’incapacità dell’Ilva di produrre senza inquinare. L’attuale assetto proprietario dell’Ilva non è in grado di dare alcuna continuità occupazionale e produttiva. Se vogliamo salvare la siderurgia in Italia non possiamo escludere un intervento diretto dello Stato”.
Mentre Susanna Camusso, Cgil, chiede una norma per scongiurare la chiusura degli stabilimenti decisa dalla proprietà contro (e non a seguito) del sequestro dei beni disposto dall’autorità giudiziaria.
Secondo una ricerca della facoltà di Veterinaria dell’Università di Bari, pubblicata su una rivista americana, a Taranto anche cani e gatti sono gravemente contaminati dalla diossina.
Animali da compagnia che, non fumano — questa volta Bondi non potrà dare la colpa alle sigarette — ma che si cibano spesso delle stesse cose che mangiano i loro padroni e respirano la stessa aria.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
CONVOCATA PER VENERDàŒ, NESSUN ACCORDO SULLE REGOLE… I LETTIANI SEMPRE PIÙ NERI COL ROTTAMATORE
“Adesso!”: il congresso, Matteo Renzi lo vuole fare subito. 
Il vocabolo chiave delle scorse primarie si potrebbe applicare all’ultima battaglia ingaggiata dal sindaco di Firenze.
E “adesso”, l’accordo non c’è, la trattativa è ancora in alto mare e all’assemblea di venerdì e sabato si rischia di arrivare al buio totale.
Intanto, Letta e i suoi sono sempre più irritati col sindaco di Firenze e il Pd epifanian-bersaniano lo accusa più o meno di tutti i mali politici del momento.
Primo tra tutti, voler accelerare sul congresso per far cadere il governo da segretario. Sono mesi che i Democratici discutono delle regole e della data del congresso e a tre giorni da un incontro già rinviato più volte, si brancola nel buio.
L’ultimo oggetto del contendere sono i congressi locali: “Si era arrivati a un punto d’accordo. Fare quelli provinciali prima dei congressi nazionali”, spiega Nico Stumpo, bersaniano.
E quelli regionali? “Noi vogliamo tenerli slegati da quelli nazionali”. Quindi, al limite anche dopo. Ora Renzi però chiede che i congressi regionali siano fatti insieme alle primarie per la segreteria.
Una scleta che lo avvantaggerebbe: la sua figura farebbe da traino per i “suoi” candidati alle segreterie della regione.
“Ma possiamo mediare sulla mediazione?”, si chiede ancora Stumpo.
E allora, ecco l’incubo della conta. Magari persino su un ordine del giorno imprevisto, per esempio sulle larghe intese.
O anche l’incubo del nulla di fatto. “Loro i congressi locali vogliono farli prima di quello nazionale per far slittare l’elezione del segretario”, attacca Lorenzo Guerini, renziano . Nel frattempo, Renzi, è partito all’attacco sugli iscritti. “Sostiene che dopo le primarie per il segretario farà il tesseramento? Strumentale”, dicono i bersaniani. Perchè in realtà vorrebbe solo affrettare i tempi, per far cadere il governo.
“Bersani è riuscito quasi a dimezzare gli iscritti, si sono persi 3,5 milioni di voti”, ha detto Renzi a Porta a Porta.
Nel 2009, quando Bersani diventò segretario gli iscritti erano 900mila, nel 2012 500mila, quest’anno siamo a 270mila.
Spiega Stumpo: “Tra le primarie, le elezioni e le feste democratiche siamo stati occupati a fare altro. Ma abbiamo ancora qualche mese davanti”.
Evidentemente, il Pd è stato talmente travolto dagli eventi che le tessere sono andate a picco. Tema politico, più che organizzativo. Epifani dovrebbe convocare la commissione sulle regole pre-Assemblea. Non l’ha ancora fatto.
Chi sta nel bunker del Nazareno ragiona più o meno così: “Ma mettiamo conto che c’è la crisi di governo: come si fa a fare un congresso in quelle condizioni? E poi, che congresso viene fuori?”.
Di certo, nessuno ha deciso ufficialmente che cosa accadrebbe se si andasse a elezioni.
E l’ex Rottamatore è sempre più nel mirino di Letta: non passa giorno che non ci sia un altolà , una reprimenda, raccontano gli uomini di Matteo.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
PER LA CASSAZIONE “ANCHE BERLUSCONI E’ STATO RESPONSABILE DI CORRUZIONE”… DE BENEDETTI: “E’ STATO UNO SCIPPO”
Cinquecentoquarantuno milioni di euro: arriva dalla Cassazione l’ultima tegola di un periodo difficile per Silvio Berlusconi, che domani dovrà affrontare il voto della giunta per le elezioni sulla sua decadenza da senatore.
LA SENTENZA
La Cassazione ha respinto il ricorso della Fininvest contro la Cir per il risarcimento del Lodo Mondadori, che rimane confermato con un ritocco al ribasso, un taglio di circa 23 milioni di euro sulla cifra liquidata dai giudici e pari a 564,2 milioni di euro.
Le motivazioni sul Lodo Mondadori sono state depositate dalla Terza sezione civile della Cassazione.
Si tratta di un verdetto “monumentale” di circa 200 pagine.
“ANCHE BERLUSCONI RESPONSABILE DELLA CORRUZIONE”
In particolare, la Suprema Corte, nel verdetto appena depositato dalla terza sezione civile e relativa all’udienza svoltasi lo scorso giugno, ha accolto solo, e in parte, uno dei motivi della difesa Fininvest, il 13/o, inerente il reclamo per l’eccessiva valutazione delle azioni del gruppo L’Espresso.
Sul punto i supremi giudici hanno «cassato senza rinvio il capo della sentenza di appello contenente la liquidazione del danno in via equitativa, come stimata nella misura del 15% del danno patrimoniale già liquidato».
Nella sentenza la Cassazione scrive che «la valutazione complessiva» degli «elementi ed argomenti di prova, condotta ai soli fini civilistici, di ricondurre alla società Fininvest la responsabilità del fatto corruttivo imputabile anche al dott. Berlusconi», risulta «correttamente motivata».
LA REAZIONE
Dopo la sentenza, vola il titolo Cir a Piazza Affari. Carlo De Benedetti esulta: «Prendo atto con soddisfazione che dopo più di 20 anni viene definitivamente acclarata la gravità dello scippo che la CIR subì a seguito della accertata corruzione di un giudice da parte della Fininvest di Berlusconi, il quale, a quel tempo, era ancora ben lontano dall’impegnarsi in politica».
La spartizione del Gruppo Mondadori-Espresso – sottolinea – avvenne a condizioni per me molto sfavorevoli per un grave motivo che all’epoca nessuno conosceva. Ci sono voluti sei gradi di giudizio, tre penali e tre civili, per arrivare a questa inappellabile decisione».
«A me – conclude l’imprenditore – rimane la grande amarezza di essere stato impedito, attraverso la corruzione, di sviluppare quel grande gruppo editoriale che avevo progettato e realizzato. Avrò modo di ritornare sull’argomento».
(da “La Stampa“)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
I VIDEOMESSAGGI PRONTI ERANO DUE, MA E’ INDECISO SU QUALE DARE AI MEDIA
L’ultima versione è che c’è un motivo se l’atteso videomessaggio di Silvio Berlusconi non è stato
trasmesso, e slitterebbe a domani, giorno del voto della giunta sulla relazione di Augello.
Ed è che di videomessaggi ce ne sarebbero due.
Uno per il lancio di Forza Italia, durissimo verso la magistratura, che annuncia la nuova crociata contro le toghe all’insegna dei vessilli del ’94. In questo video non ci sarebbero parole sul governo: nè rassicurazioni nè parole di sfiducia.
L’altro invece, ed è la discussione di queste ore, è incentrato sulla questione politica vera.
Ed è stato l’oggetto del lungo confronto con Giuliano Ferrara domenica. E riguarda il grande annuncio del passo indietro: le dimissioni da senatore, evitando quel voto d’Aula destinato a dividere la maggioranza e far traballare il governo.
È, appunto, l’ultima versione. Che confermano nello staff ristretto del Cavaliere.
È il ragionamento sui due video messaggi ad aver prodotto l’ennesimo cortocircuito nella war room di Arcore: mandarli entrambi; mandare prima quello contro i giudici e giovedì quello sulle dimissioni; mandare solo quello sulle dimissioni.
Alla fine, come accade sempre più spesso negli ultimi tempi, l’ex premier ha deciso di non mandarne nessuno e di prendere tempo.
La verità , raccontano fonti degne di questo nome, è che per la prima volta la confusione psicologica del Capo ha prodotto un default strategico.
Per cui ogni volta che arriva sul punto di una decisione torna indietro.
Bipolare nell’animo, oscillante tra voglia di rottura e desiderio di mollare tutto, il Cavaliere alle 11,00 di questa mattina stava registrando l’ultima versione del lancio di Forza Italia, perchè insoddisfatto di quella precedente.
Tra prove e cambiamenti di spartiti ormai ci sono una ventina di versioni.
Da quella in cui tira già Letta a quella in cui si dimette: “Ormai — dicono nella cerchia ristretta – si ragiona ad horas. Ancora non è deciso quello che manderà nelle prossime ore”.
E tutt’attorno è imbarazzo, paura.
Fabrizio Cicchitto ha appreso la notizia in diretta Sky. Alla Camera il volto pallido di Brunetta vale più di qualunque dichiarazioni.
A microfoni spenti i berlusconiani sussurrano ciò che solo Vittorio Feltri ha avuto il coraggio di dire in una intervista. E cioè che il Cavaliere è bollito, in stato confusionale, e non sa che fare.
E, attorno, la corte si è trasformata in un branco di sciacalli.
Non è un caso che negli ultimi giorni le tre donne che gli sono più vicine hanno costruito un cordone attorno per evitare visite di cortigiani interessati.
Maria Rosaria Rossi (la badante) Francesca Pascale (la fidanzata) e Marina (la figlia) hanno fornito un elenco per limitare gli accessi ad Arcore.
E pure il centralino passa molte meno telefonate.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
NEL 2003 L’EX COMICO DIEDE DEL “TANGENTISTA” A GIORGIO GALVAGNO, ALL’EPOCA PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA
La Corte di Cassazione, con ordinanza della sesta sezione civile resa nota oggi, ha respinto il ricorso di Beppe Grillo contro la sentenza della Corte d’Appello di Torino che aveva confermato la condanna inflitta in primo grado all’ex comico per avere diffamato nel 2003 l’ex sindaco di Asti Giorgio Galvagno, all’epoca parlamentare di Forza Italia, dandogli del “tangentista” durante un affollato spettacolo al Teatro Alfieri di Asti.
“Le motivazioni saranno note nei prossimi giorni – ha dichiarato l’avv. Luigi Florio che ha difeso Galvagno in tutti e tre i gradi di giudizio – ma appare fin d’ora chiaro che la Suprema Corte non ha accolto la tesi difensiva che invocava per Grillo la discriminante del diritto di satira”.
“Le sentenze di primo e secondo grado – ha proseguito Florio – sono state assai precise nel puntualizzare che anche le espressioni offensive possono costituire satira purchè non siano, come è avvenuto in questo caso, oltre che inveritiere anche espressione di un comportamento meramente aggressivo”.
L’odierno leader del Movimento 5 Stelle è stato così condannato in via definitiva a versare a Galvagno 25.000,00 euro più interessi dal 2003 a titolo di risarcimento del danno, oltre le spese legali di tutti e tre i gradi di giudizio.
Laura Secci
(da “La Stampa”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
“LIBERO” CONFERMA: SILVIO HA CAMBIATO IDEA, LO MODIFICA… FORSE ESCE DOMANI IN VERSIONE MENO HARD
Videomessaggio rimandato. 
A pochi minuti dalla messa in onda, Silvio Berlusconi decide di registrare nuovamente il video con cui annuncerà il ritorno di Forza Italia, attaccherà la magistratura e, secondo le indiscrezioni, confermerà il sostegno al governo Letta.
La notizia è stata confermata a Libero da fonti Pdl.
Forse il Cav non si è piaciuto, ma questa è soltanto una battuta.
Dietro alla decisione di rimettere mano al discorso (che aveva studiato nel weekend insieme a Giuliano Ferrara), potrebbe esserci quello che in Giunta elezioni del Senato è già stato ribattezzato “lodo Buemi”, una nuova strada per arrivare alla decadenza di Berlusconi, ma che gli farebbe guadagnare circa un mese di tempo (una proposta che avrebbe ottenuto il consenso anche delle opposizioni).
Ma anche in questo caso siamo nel campo delle ipotesi.
Secondo quanto appreso da Libero il nuovo videomessaggio slitta di un giorno: verrà trasmesso domani, mercoledì 18 settembre, il giorno in cui la Giunta si esprimerà con il primo voto sulla decadenza.
Inizialmente si era diffusa la voce che Berlusconi fosse impegnato nella registrazione di un secondo video, da mandare in onda in due momenti differenti, ma l’ipotesi sembra rientrata.
Il Cav potrebbe optare per un’unica soluzione: i contenuti del video sarebbero quelli già citati (Forza Italia, magistratura, sostegno a Letta), ma cambierebbero le parole, le sfumature.
Tra gli altri temi affrontati, la sinistra che vuole eliminarlo dalla scena per via giudiziaria.
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI DEL SOTTOSEGRETARIO CASTIGLIONE A PIAZZA PULITA
“Che cosa succede se Berlusconi fa cadere il governo?”, è la domanda che il cronista Gaetano Pecoraro (Piazzapulita — La7) rivolge al sottosegretario all’Agricoltura del Pdl Giuseppe Castiglione.
Il senatore, credendo forse di non essere registrato, risponde: “Sarebbe un tragedia. Siamo in tanti…”.
“Con lei quanti ce ne sono? Tre o quattro?” fa il giornalista,
“Di più, siamo tanti”, dichiara Castiglione.
E precisa: “La situazione è questa. Da una parte c’è Mediaset, il partito di Mediaset, e noi nel partito di Mediaset non ci siamo, e dall’altra c’è il Pdl”.
Poi il sottosegretario rivela di avere parlato con l’ex premier: “Ho detto a Berlusconi che è un errore far cadere il governo, nessuno vuole andare a casa”.
Un altro senatore della fronda del Pdl potrebbe essere Bruno Mancuso, senatore Pdl, che ai microfoni di Piazzapulita spiega: “Sarebbe un problema convincere i senatori a tornarsene a casa dopo pochi mesi, sapendo che non sarebbero tornati. Io posso permetterlo, ho una clinica, ma c’è gente che non sa come fare, non ha risorse”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
SIA DICHIARATO DECADUTO PERCHE’ INTERDETTO DALLA SENTENZA, NON PER LE NORME DELLA SEVERINO
Enrico Buemi, il senatore socialista che durante i lavori della Giunta per le elezioni e le immunità si è
polemicamente opposto ai “diktat” del Pd, getta sul tavolo della questione Berlusconi una proposta destinata inevitabilmente a far discutere, ma che indica una concreta via d’uscita dalle sabbie mobili in cui la vita politica italiana si è infilata nel giudizio sulla decadenza da senatore del Cav.
E dichiara: “La mia proposta, oltre ad avere dei supporti giuridici inconfutabili, ha anche un obiettivo politico. Le sentenze vanno eseguite, rispettando la legge”.
Buemi propone, in sintesi, che Berlusconi sia dichiarato decaduto dalla giunta perchè interdetto dai pubblici uffici con una sentenza passata in giudicato e non per le norme contenute nella legge Severino, avversata dal Pdl che la ritiene inconstituzionale perchè retroattiva, che potrebbe essere impugnata.
Questa la strada maestra per uscire dallo scontro tra le opposte posizioni, indicata dal senatore socialista durante il suo intervento.
Bisognerebbe seguire una diversa procedura, ma i tempi resterebbero esattamente gli stessi.
Con la sola differenza che l’effetto dell’operatività della decisione della Giunta rimarrebbe sospeso fino a quando la Corte d’Appello di Milano, rideterminando gli anni di interdizione, così come richiesto dalla Cassazione, comporterà come conseguenza la comunicazione al Senato della cancellazione di Silvio Berlusconi dalle liste elettorali.
La proposta di Buemi consiste dunque nel posporre la questione dell’incandidabilità a quella della interdizione facendola valutare, a norma di regolamento, da un comitato ristretto della Giunta presieduto dalla vicepresidente Stefania Pezzopane.
Buemi ha proposto un accordo fra i gruppi per considerare già acquisite tutte le risultanze istruttorie agli atti sul caso Berlusconi, sentenza di Cassazione compresa, in modo tale da non aggiungere “un solo giorno alla tempistica già definita”.
Poi, nella seduta della Giunta alla quale il comitato riferirà ad horas, tutti i componenti potrebbero votare la decadenza di Berlusconi a motivo della sua interdizione “con efficacia differita al momento in cui il segretario comunale del Comune di Milano comunicherà al Presidente del Senato che ha cancellato dalle liste elettorali il senatore Berlusconi”.
In pratica, Berlusconi sarebbe dichiarato di fatto decaduto, ma resterebbe in carica fino alla conclusione della procedura legata al rinvio della Cassazione alla Corte d’Appello di Milano per la ridefinizione della durata dell’interdizione dai pubblici uffici del leader del Pdl.
“Se l’unanimità rappresenta una garanzia, politica prima ancora che giuridica, avremo tutti incassato equamente la nostra porzione di risultato – ha fatto notare Buemi ai senatori della Giunta – e, chissà , anche la possibilità che in Assemblea la proposta della Giunta passi senza alcun voto”.
Durante una pausa dei lavori, Buemi si è detto convinto che il suo piano “abbia avuto apprezzamenti inaspettati anche dal Movimento 5 Stelle”. Siamo tutti concordi, credo, nella difesa dell’autonomia del Parlamento”, ha aggiunto, sottolineando le difficoltà a digerire le “ingerenze che provengono dalle norme contenute nella legge Severino”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
A 36 ORE DAL VERDETTO DELLA COMMISSIONE DEL SENATO, LA VIDEOCASSETTA PER I TG E LE VOCI SU UNA CONFERENZA STAMPA CON ATTACCO AI GIUDICI. MA IL GOVERNO (PER ORA) NON CADE
Meno uno. E il Cavaliere Condannato torna a Roma e in tv.
Già stamattina, assicurano da Arcore, i telegiornali saranno inondati dall’attesissimo videomessaggio di Silvio Berlusconi.
Senza la dichiarazione di guerra al governo Letta per l’eventuale bocciatura della relazione di Andrea Augello, domani sera nella giunta per le elezioni del Senato. Almeno così giurano quelli che l’hanno visto oppure letto solo il testo di B., siano essi falchi del Pdl o colombe dell’esecutivo delle larghe intese.
Un evidente segnale che la trattativa è in corso.
A cominciare dalla questione della grazia da chiedere al Quirinale.
Tra il fine settimana e ieri tutti gli indizi vanno in questa direzione.
Primo, il video sarebbe stato preparato con l’aiuto di Giuliano Ferrara, sostenitore del passo indietro di B. e teorico del Cavaliere Ayatollah, guida spirituale del centrodestra.
Secondo, le parole dello stesso Augello che ieri ha avuto una telefonata con B.: “Ho sentito Berlusconi, non è stata una lunga conversazione, ma non mi è sembrato particolarmente depresso. Sta riflettendo su una decisione importante da assumere, se confermare la fiducia al governo, se rimanere in carica, se aspettare il voto”.
È la conferma che l’ipotesi delle dimissioni è di nuovo in campo, secondo il percorso concordato da Gianni Letta e Confalonieri con il Colle per arrivare a un provvedimento di clemenza.
Terzo, infine, l’ammissione di Schifani di domenica scorsa sulla richiesta di grazia che potrebbe essere chiesta “dalla famiglia”.
Con questa chiave, quindi, andrà decifrato il videomessaggio registrato ieri a Villa San Martino, ad Arcore. Berlusconi lancerà il ritorno di Forza Italia e parlerà dei ministri del Pdl senza invitarli a lasciare l’esecutivo.
Spazio, ovviamente, tanto spazio “alla persecuzione giudiziaria di questi venti anni”, con il consueto rosario di numeri da sgranare.
Una fonte informata, categoria colombe, sostiene che “l’attacco ai giudici non è neanche così duro”. Ma è sul “fallo di reazione del Pd” che i falchi ripongono le residue speranze per una resa dei conti domani sera.
Oltre al video, forse diviso in due parti, il Cavaliere dovrebbe fare anche una conferenza stampa.
L’appuntamento dal vivo, nella sede di San Lorenzo in Lucina a Roma, è previsto per domani. Prima della giunta.
In caso di rinvio, slitta a giovedì. E a quel punto tutto è possibile.
Le varie opzioni di B. sono la spia del tentativo di appeasement in corso. E ad Arcore non è nemmeno sfuggito il pronunciamento di Enrico Letta a Porta a Porta, al netto di altre frasi più dure del premier, sulla questione del voto segreto in aula al Senato, quando arriverà la decadenza di B.: “Applicare regole per come sono scritte”.
Parole che segnano una distanza dai falchi del Pd favorevoli al voto palese.
A movimentare però la trattativa tra Arcore, Quirinale e Palazzo Chigi, ci sono le divisioni tra falchi e colombe del Pdl.
Un’intervista al Tempo di Daniela Santanchè alias la Pitonessa ha scatenato le reazioni dei moderati filogovernativi del Pdl.
La Santanchè ha attaccato Alfano, a dire il vero non una grande novità : “Sarà un partito presidenziale, senza segretario. Elimineremo tutti quei lacci e lacciuoli tra la gente e il presidente”.
Contro la Santanchè si è distinta la ministra Beatrice Lorenzin: “La Santanchè mi sembra lo scorpione sulla rana, dove Forza Italia è la rana che ci porta tutti fuori dal fiume, ma il suo istinto la porta a uccidere Forza Italia come lo scorpione fa con la rana”.
In questo teatrino di corte, potrebbe fare il suo arrivo Guido Bertolaso, per arruolare i Volontari Azzurri.
La linea sarà pure morbida, ma sempre meglio tenersi pronti per le elezioni anticipate.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
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