Destra di Popolo.net

L’ARROGANZA DEL CONDANNATO: “ENRICO PER SAPER COM’E’ ANDATA CON SILVIO HA DOVUTO CHIAMARE LO ZIO”

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

RENZI HA RAGIONE, “NE HA FATTE PIU’ LUI IN UN MESE CHE ALTRI IN SETTE ANNI”: DI CAZZATE OVVIAMENTE

“Enrico Letta per sapere com’era andato l’incontro con Berlusconi e cosa avevamo deciso, ieri ha dovuto chiamare lo zio…”.
È questo il commento sarcastico di Matteo Renzi, ripreso dalla Stampa, dopo l’incontro nella sede del Pd con Silvio Berlusconi in cui si è stata trovata “profonda sintonia” sulla riforme e in particolare su quella della legge elettorale.
“Letta – spiega il sindaco di Firenze – dovrebbe ringraziarmi, invece dice che è merito suo”.
Soddisfatto, dunque: ma solo parzialmente e – come si usa dire in questi casi – con molti sassolini da togliersi dalle scarpe.
Il primo riguarda Enrico Letta col quale – nonostante gli sforzi reciproci – proprio non riesce a trovare una sintonia : “Se va in porto l’intesa – dice Renzi – il suo governo è salvo. Dovrebbe ringraziarmi, e invece va mettendo in giro la voce che se si troverà  un’intesa su una nuova legge elettorale è per merito suo, per la sua mediazione. Ma credo che tutti abbiano capito che lui non c’entra niente col lavoro che stiamo facendo. Per sapere com’era andato l’incontro con Berlusconi e cosa avevamo deciso, ieri ha dovuto chiamare lo zio…”.
Il segretario del Pd ce l’ha anche con la minoranza del suo partito, che nei giorni scorsi aveva alzato la voce contro la sua iniziativa di incontrare il Cavaliere.
“Lunedì – continua Renzi – faremo la direzione e vedremo che cosa accadrà . Il modello al quale stiamo lavorando mi pare possa funzionare, ma ciò nonostante sono sicuro che in molti voteranno contro. Diranno che il sistema che il Pd preferisce è il doppio turno… Anche a me sarebbe piaciuto il doppio turno, ma non ci sono i numeri per approvarlo, e bisogna farsene una ragione”.
Il segretario, insomma, teme un’altra direzione tesa e nervosa quanto quella di qualche giorno fa. Immagina già  bersaniani e dalemiani in campo contro di lui.
“Fa niente, faremo i conti anche con loro. Intanto, però, ho fatto sapere a Bersani che se ha voglia e se la sente, oggi vado a Parma a trovarlo in ospedale per raccontargli a che punto della faccenda siamo arrivati e come pensiamo si potrebbe chiudere. Aspetto solo di sapere da Vasco Errari se Pier Luigi ne ha voglia e se la sente…”.
Povero Bersani, è proprio vero che le disgrazie non arrivano mai sole…

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EUGENIO SCALFARI SCARICA RENZI: “PER FARE LA SCARPE A LETTA HA TIRATO DENTRO SILVIO”

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

“BERLUSCONI È RISORTO, DA IERI DI FATTO IL CAVALIERE E’ ENTRATO NELLA MAGGIORANZA”

Eugenio Scalfari, ospite da Lucia Annunziata a ‘In ½ h’, parla dell’incontro tra il segretario e il leader di Forza Italia, critica l’intesa fra i due e addebita a Renzi l’onere di aver ritirato nel dibattito politico il Cavaliere.
E aggiunge: “Non credo a un Letta Bis, al massimo ci sarà  un rimpastino”
Il fondatore di Repubblica tira le orecchie al sindaco: “Non si può essere in piena sintonia con un pregiudicato”.
“Berlusconi è risorto”
“La guerra è finita? La sinistra è molto disorientata. Quello che succede è sconcertante e storico. Berlusconi era uscito dalla scena: lo ha fatto una prima volta con Monti (anche se il suo partito restava e cedeva il passo a un governo di necessità ) e lo ha fatto dopo la decadenza. Ma dopo l’incontro con Renzi è cambiato l’architrave della politica italiana: “Berlusconi è risorto e da sabato di fatto è entrato nella maggioranza”.
“Sono cambiati in peggio i tempi. La gente vota Grillo per scassare il Paese e Renzi per rompere il Partito democratico”
“Sono cambiati in peggio i tempi. Oggi è difficile per l’elettorato identificarsi. Molta gente ha votato Renzi per distruggere il Partito Democratico. Molta gente invece ha pensato “Voto Grillo così scasso il Paese”. Ma così è impossibile andare avanti. Perchè è una follia pensare che si possa ripartire da zero”.
“Questo accordo prevede una stabilità  fino al 2015”
“Questo accordo prevede una stabilità  fino al 2015. È vero, Berlusconi ha ancora il 20% dei suffragi ma Renzi dovrà  affrontare il problema di trattare con una persona che è ai servizi sociali”
“Non credo al Letta Bis, al massino un rimpastino limitatissimo”
“Un eventuale Letta Bis è una eventualità  remota perchè non si possono cambiare molti ministri. In quel caso Letta non avrebbe vita facile: con Grillo e Renzi sarebbe difficile riottenere la fiducia. Non credo al Letta Bis, al massino un rimpastino limitatissimo”
“Il vero scontro sarà  tra Renzi e Letta”
“Renzi vuole sostituire Letta. E per farlo ha tirato in mezzo Berlusconi. Di fatto riabilitandolo. Berlusconi non dava più carte da alcuni mesi. Anzi le aveva perse dal mazzo. Adesso rientra in gioco. Renzi è andato anche oltre, dicendo di provare ‘profonda sintonia’ con il Cavaliere. Non si può essere in sintonia con un pregiudicato. Le parole sono come pietre”

(da “Huffingtonpost“)

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FASSINA: “MI SONO VERGOGNATO, L’INCONTRO E’ STATO UN ERRORE POLITICO, SI SENTA IL PARERE DEGLI ISCRITTI”

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

ATTACCO FRONTALE A RENZI: “PREOCCUPANTE LA PROFONDA SINTONIA CON IL CAVALIERE”… “SI TRATTA DI UN PORCELLUM TRUCCATO”

“Mi sono vergognato, l’incontro con Silvio Berlusconi non andava fatto ed è stato un errore politico”. È questo il commento dell’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina, a “L’intervista di Maria Latella” su Sky Tg24, riguardo all’incontro tra il segretario del suo partito, Matteo Renzi e l’ex premier nella sede del Pd.
Fassina aggiunge che “la profonda sintonia” trovata da Renzi con il Cavaliere “è preoccupante”.
Mentre sull’accordo su un presunto modello ispanico come sistema elettorale, l’esponente della minoranza Pd dice: “È un Porcellum truccato con le liste bloccate. È meglio il doppio turno”.
Poi fa una proposta: “Bisognerebbe sentire online il parere degli iscritti al Pd sulla riforma della legge elettorale”.
“Andava coinvolta Forza Italia – continua l’ex viceministro – per la legge elettorale, ma quel partito ha dei capigruppo. Abbiamo votato per l’interdizione politica di Berlusconi dopo la condanna definitiva, da ieri pomeriggio la legge è un po’ meno uguale per tutti. Così diamo ossigeno a quella destra che ha scelto gli interessi personali di Berlusconi prima di quelli del Paese”.
Fassina poi spiega: “Non farò alcuna scissione, il Pd è il mio partito e ci credo, con Cuperlo abbiamo fatto un bel cammino e continueremo a farlo”.
“Sono abituato ad andare controcorrente. Quando dicevo che la lettera della Bce non andava bene, alcuni di quelli che ora dicono di sforare il 3% dicevano che dovevo andare via dal partito…, ricorda, “bisogna avere pazienza. C’è un circuito politico-mediatico molto segnato da conformismo, poi di fronte alla realtà  si cambiano posizioni”.

(da “Huffingtonpost”)

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LETTA RESTA MA DEVE CAMBIARE I MINISTRI. E ALFANO PIAZZA LA TRAPPOLA

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

IL PRIMO VEDE LA POSSIBILITA’ DI RESTARE AL GOVERNO, IL SECONDO LA CERTEZZA DI MORIRE SOTTO SILVIO E MINACCIA: “GLI BOCCIAMO TUTTO IN SENATO”

Due ore passate a telefonare e l’altro, ingrato, a non rispondere. Così ha passato le due ore e mezza dell’incontro del Nazareno Enrico Letta: a premere sull’icona “Matteo Renzi” sul suo cellulare e a sentire gli squilli a vuoto dall’altra parte.
Quando tutto è finito nella sede del Pd — e forse è la parte meno commendevole della vicenda — ad informarlo di com’era andato l’incontro tra il segretario del suo partito e il Cavaliere è stato suo zio Gianni.
L’esito, però, non è spiaciuto all’inquilino di palazzo Chigi: ha finalmente capito che — nonostante faccia un gioco pericoloso — il sindaco di Firenze non vuole il voto, ma avere provvedimenti spot da spendersi in campagna elettorale.
Tradotto: lui può rimanere a palazzo Chigi fino al 2015 e presiedere il semestre di presidenza italiana dell’Ue, opportunità  che lo riempie di pura gioia.
Per questo, in serata, il suo staff lascia filtrare alle agenzie una dichiarazione finalmente rilassata: “L’incontro di oggi pare andare in una buona direzione. Siamo infatti da sempre convinti della necessità  di una riforma costituzionale e della legge elettorale che tenga insieme le forze della maggioranza e i principali partiti dell’opposizione”.
Basta? Macchè. Va benissimo che si proceda in tutta fretta, fa dire Letta ai suoi: “Crediamo sia fondamentale che già  prima delle elezioni europee si arrivi ad avere la nuova legge elettorale e le prime due letture della riforma costituzionale sul titolo V e sulla fine del bicameralismo paritario”.
Il giovane Letta, insomma, vede la possibilità  di restare a palazzo Chigi e torna a sorridere, seppure a fatica.
Se andrà  così, però, dovrà  occuparsi quanto prima di una faccenda assai spinosa: il rimpasto.
Lo stesso Renzi avrebbe accennato alla questione in questi giorni negli incontri con le delegazioni dei partiti di maggioranza: se l’esecutivo resta in piedi qualche ministero di peso deve tornare sotto l’egida del Pd, che rappresenta quasi i tre quarti delle forze parlamentari che sostengono Letta.
I nomi sono quelli già  circolati in queste settimane: non Fabrizio Saccomanni, come ha promesso lo stesso Renzi a Giorgio Napolitano nel loro incontro di lunedì, ma tutti gli altri sono in ballo. Enrico Giovannini, Nunzia Di Girolamo, Annamaria Cancellieri, una delle due poltrone dello stesso Angelino Alfano (vicepremier e ministro dell’Interno), Maurizio Lupi e pure Flavio Zanonato, che è del Pd ma non certo renziano.
La procedura è già  iniziata e le regole della casa — fissate dal segretario del Pd — prevedono che sia lo stesso presidente del Consiglio ad intestarsi tutta la partita.
A controllare per Renzi ci penserà  Graziano Delrio.
Tutto deciso, tutto scritto, dunque? Nient’affatto.
Le variabili impazzite, a questo punto, sono addirittura due: la minoranza del Pd e il Nuovo centrodestra.
Ieri Alfano — davanti a milletrecento giovani di Ncd — ha fatto l’orgoglioso: “Senza di noi il vecchio centrodestra è solo il Terzo Polo”. Di più: “Si scordino di fare la legge elettorale senza di noi, si scordino di farla contro di noi”.
E ancora: “È inutile pensare di ricondurci all’ovile per legge. Per noi la scelta è fatta”. Il vicepremier vuole una legge che preveda “coalizioni e non il bipartitismo” e “l’indicazione del premier prima del voto”.
Non esattamente il modello su cui Renzi e Berlusconi sembrano aver convenuto: il riparto nazionale dei seggi consente ad Alfano e ai suoi di non morire, ma niente di più; le liste bloccate rendono inutili la folla di amministratori e signori delle preferenze imbarcati al momento della scissione.
Insomma, il loro “progetto egemonico” sull’elettorato di Berlusconi — da realizzarsi grazie alla Santa Alleanza con i neoDc ex montiani — tramonta prima di nascere.
E qui la reazione del Nuovo centrodestra è davvero pericolosa per Matteo Renzi.
Una traccia di come sarà ? Nelle parole di Pino Pisicchio, parlamentare di lungo corso eletto col centrosinistra: “Ora si scopre che le riforme sono, tutte, dietro l’angolo. Peccato che resti ancora il dettaglio del confronto parlamentare”.
E lì il frettoloso segretario del Pd avrà  i suoi problemi: “Noi non facciamo cadere il governo, ma Renzi non avrà  niente”, spiega una fonte.
Perchè? Semplice: in Senato non ha i numeri per fare quello che promette, dall’abolizione della Camera alta in giù.
Senza Ncd, Scelta civica e democristiani, Pd e Forza Italia a palazzo Madama hanno 168 voti. Sufficienti, per carità , ma non se Renzi si perde per strada la minoranza interna, che nei gruppi parlamentari non è affatto minoranza: bastano una decina di defezioni per andare sotto e non avere più i numeri per fare niente.
“A quel punto — prosegue il nostro alfaniano — sarà  lui a far cadere il governo e potremo almeno andare a votare col proporzionale e le preferenze, come stabilito dalla Consulta”.

Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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SINTONIA CANAGLIA: SUL VERTICE BLINDATO LE IRONIE DEL WEB

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

DA “PERQUISITELO PRIMA CHE ENTRI” A “TIRATO L’UOVO, MA LA FRITTATA E’ FATTA”, IL VERTICE E’ MASSACRATO SUL WEB

“E Apicella non c’è?” chiede uno fra i mille di Twitter. E mille ancora, magari, perchè il flusso, o forse è uno scarico di acque sporche, o uno sciame di api industriose. O un’evaporazione di concetti contorti, o un addensarsi di immagini che parlano da sè, insomma, questo getto, questo scolo, questa disseminazione di parole non finisce affatto, è iniziata prima ancora che i due leader si vedessero e ora che l’incontro è finito prosegue sotto la specie #renziberlusconi e anche sotto quella, invero già  meno asettica e più iniziatica, comunque battezzata #enricostaisereno.
Là  dove Enrico sarebbe Letta, come lo chiama Renzi per rassicurarlo, non dovrebbe stare per niente sereno perchè è chiaro che Matteo, insieme al Cavaliere, lo vuole far fuori. E dunque: “Apicella non c’è?”.
Ma gli eventi che si consumano ieri al Nazareno sono “le merende eleganti”. Scrive uno: “Silvio porta le amiche”. Commenta un’altra: “Già  lo vedo che dà  consigli sull’arredamento”. Intima un altro ancora: “Perquisitelo prima che entri”.
Tutto al di là  non si dice qui della politica, ma del tempo, dello spazio, delle relazioni e dell’immaginazione.
Non era mai accaduto, a memoria di osservatore, che un passaggio di questa portata simbolica – e solo tra un po’ si potranno poi discuterne gli effetti concreti – sia andato in scena con un così massiccio contrappunto di… ecco, qui è difficile definire cosa sono i tweet.
Interazioni? Vibrazioni? Sberleffi? Fiotti emozionali? Rivolgimenti onirici? Forse è ancora troppo presto per i sociologi.
I giornalisti politici, d’altra parte, stanno cominciando a farci il callo. Dice Renzi, al quanto immusonito, “Profonda sintonia”. E subito una gli fa l’eco musicale: “Sintonia, sintonia canaglia”.
E come in un inseguimento senza respiro un altro immediatamente propone, sempre su questa benedetta profonda sintonia: “Ok, sprofondiamoli sintonizzati”.
E per favore, non la si chiami, pigramente, ironia. Non si scomodi l’antica “eironeia”socratica. Questa si twitter è molto di più, è molto di peggio, o di meglio, dipende, “oh yeah”.
E’ diabolica elusione, sconsolata diserzione, efficacissima ricreazione, nel duplice senso di divertimento, ma anche di ricreare, ossia acchiappare un dato della realtà , un evento, una parola, una immagine, e ricostruirle da capo, però piegandole ai propri fini, anzi storcendole in una direzione irreale, ma con l’aria che tira mica tanto.
Per esempio: “Il Pd ha finalmente superato l’ossessione dell’antiberlusconismo ed è passato direttamente al berlusconismo”.
Sembra di rivivere certi spunti degli Indiani metropolitani (“Do you remember? Oh, yeah”) nel Movimento del Settantasette: “Il CC del Pci ha deciso di votare Dc”.
Come pure sembra di cogliere una certa sottigliezza storica nella seguente e sintetica considerazione dispensata al termine del colloquio segreto tra Renzi e Berlusconi: “Una grande alleanza di governo. Una grande alleanza di opposizione. Modello italiano, inimitabile”.
Perchè davvero l’ironia non basta a spiegare, nè la sociologia, nè il giornalismo, e soprattutto è ancora troppo presto anche solo per immaginare cosa porterà , anzi a cosa porterà  questo bricolage che incendia la rete, questo tripudio ludico che ingolfa lo scenario della cosa pubblica di euforie, eccitazioni, effervescenze, vibrazioni; e poi anche di connessioni, contagi, piaceri, incantesimi e zampillanti mitologie da prendersi con le pinze.
Lungi dall’elaborare prospettive programmatiche che superino la durata di una settima, ci si limita a riconoscersi in questo o quel tweet: “A marzo partiranno i lavori per la nascita di Firenze2”.
Come pure, sui piccoli incidenti che hanno anticipato l’arrivo dell’auto di Berlusconi con la scorta che procedeva a Bagdad: “Tirato l’uovo, ma la frittata è fatta”.
Come se la parte in ombra della società , la pancia maledetta e decisiva, avesse trovato di colpo un modo di “presentarsi” ormai al di là  di qualsiasi rappresentanza e rappresentazione – sia quella politica tradizionale, dunque, sia quella degli spettacoli politici di cui proprio Berlusconi e Renzi, le più intense e aggiornate maschere del potere a disposizione, rappresentano l’alfa e l’omega.
E addio, francamente, a qualsiasi spiegazione che tiri in ballo, dinanzi a questo profluvio di performance comunicative, pratiche reticolari, nebulose affettive, gioie tragiche e invocati malanni perfino corporali (“voltastomaco”, “coliche”, “sbocchi di fiele”), insomma, si tolga di mezzo il concetto così novecentesco di partecipazione. Perchè questa che ti arriva addosso è anch’essa molto di meno e molto di più, della vecchia e cara partecipazione, è peggio o meglio, dipende.
Ma intanto il palcoscenico – altro che le nuvolette del Cavaliere e gli attrezzi vintage di Renzi – si fa notare per il cumulo di rovine.
Non è questa la prosecuzione della vecchia politica con altri mezzi tecnologici, è uno strappo, è una consumazione, è un carnevale un po’ cannibale e un po’ creativo.
Troppo difficile, in ogni caso,capire cosa abbia mosso questo tweet ai limiti della blasfemia: “Renzi da Nazareth a tavola con pubblicani e prostitute. Vediamo se a Pasqua la base lo crocifiggerà ”.
Sembra, se proprio occorre trovare qualche riferimento, la vendetta delle avanguardie del secolo scorso che si sono fatte cultura, ma anche con qualche ricaduta nella porno-cultura con legittimazione anonima o mascherata.
Colpiscono le foto dietro cui si raffigurano gli utenti: Salvator D’Alì, Calvino, un certo Renzo Mattei, un finto Kuperlo, perfino un redivivo Cossiga che si firma Franc’Esco.
Nel merito, a voler classificare l’incandescente materiale si capisce che un terzo, grosso modo, invoca lo scandalo di un incontro che non ci sarebbe dovuto essere.Un altro terzo – ma la suddivisione è affrettata – cerca di mettere in luce l’incoerenza di Renzi che aveva detto le peggio cose di Berlusconi.
Infine un terzo che gioca e si gioca con disperata euforia il tema del connubio, del matrimonio, della fusione, dell’ibridazione.
In questo senso le immagini annichiliscono senz’altro le parole. Il “Renzusconi”, mostruosa creatura rubizza, non ne ha proprio bisogno.
E preziose elaborazioni grafiche del simbolo del Pd con dentro il Biscione ammettono che il marketing può mangiare se stesso, e forse è fatale che chi scommette sullo spettacolo dei consumi è da questo che deve guardarsi le spalle, e arrivederci al prossimo tweet.

Filippo Ceccarelli

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PORTI TURISTICI: E’ ALLARME SICUREZZA SUI MEZZI DI INTERVENTO IN CASO DI INCENDIO

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

A RAPALLO VANNO A FUOCO TRE YACHT, MA I SISTEMI DI SICUREZZA NON RISULTANO ADEGUATI

C’èra anche lo yacht di Antonio Ligresti tra le tre imbarcazioni che sono andate a fuoco ieri pomeriggio nel porto Carlo Riva di Rapallo.
Le fiamme sono divampate da un Baglietto di 18 metri, Samura, di proprietà  di Francesco Sempio, imprenditore del riso Curti
Il rogo si è propagato anche alle unità  vicine, il Kikka e il Delfino 4 di Ligresti, tutte attraccate al molo principale dello scalo rapallino. A bordo del Samura al momento dell’incendio si trovava il marinaio che è riuscito a mettersi in salvo e che è rimasto lievemente intossicato.
Tutto questo nel golfo del Tigullio, noto per la presenza di imbarcazioni importanti dove viene reclamizzata la sorveglianza e la sicurezza.
Sotto lo sgurdo incredulo di moltissimi passanti si sono vissute ore drammatiche che hanno putroppo evidenziato l’inefficienza dei mezzi di soccorso che, dopo ore e ore di intervento inadeguato, snon hannno evitato l’affondamento e la perdita totale delle imbarcazioni.
Fiamme altissime, fumi tossici e l’inevitabile perdita di carburante hanno creato un disastro in uno dei porti più moderni della Liguria.
Questo è accaduto in un porto turistico con elevati costi per il mantenimento e la sicurezza che però non hanno trovato adeguato riscontro nella situazione di emergenza, fenomeno tipico di molti porti turistici italiani rispetto a quanto reclamizzato.
Sicurezza non vuol dire solo telecamere, ad es., ma colonnine con apparati adeguati ed efficenti che permettano un pronto e sicuro intervento delle autorità  competenti.
Maggiori verifiche dovrebbero poi essere fatte sui tempi di intervento e sui mezzi a disposizione dei sistemi di sicurezza, adottando strutture adeguate e moderne per scongiurare quanto successo in uno dei porti più famosi d’Italia, con evidenti negative ripercussioni turistiche e mettendo a rischio la tutela dell’ambiente marino.

Guido Verdi
referente Lombardia
Blu per l’Italia

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DAL PORCELLUM ALLA PORCATA: ECCO “L’ISPANICO CORRETTO ALLA TEDESCA” DELL’ACCORDO RENZI-BERLUSCONI

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

SE UN PARTITO VUOLE PRESENTARSI DA SOLO DEVE RAGGIUNGERE L’8%, SE IN COALIZIONE IL 5%: PRATICAMENTE,   A PARTE PD, FORZA ITALIA E M5S, TUTTI GLI ALTRI SARANNO SOGGETTI A ESSERE RICATTATI… E LE LISTE SARANNO BLOCCATE E SENZA PREFERENZE COSI’ DECIDONO I CAPIBASTONI…E CON IL 36% UN PREMIO DEL 15% TI PORTERA’ AL 51%

La bozza sulla quale segretario e Cavaliere hanno ragionato è un ispanico rivisto, con riparti nazionali che correggono in senso proporzionale una legge fortemente maggioritaria, che difende “governabilità  e bipolarismo ed elimina il potere di ricatto dei piccoli partiti”, spiegherà  Renzi in conferenza stampa al termine del colloquio con Berlusconi.
Domani a Firenze gli sherpa renziani — forse anche lo stesso segretario, che però ufficialmente non ha incontri in agenda – si riuniranno con Roberto D’Alimonte, l’esperto di sistemi elettorali che ormai lavora a strettissimo contatto.
E’ in quel tavolo fiorentino che dovrebbe essere messa nero su bianco la bozza che il segretario presenterà  in direzione Pd lunedì pomeriggio, dove il testo verrà  messo ai voti. Una volta approvato, finirà  in commissione Affari Costituzionali alla Camera per la prima sessione di discussione lunedì stesso.
Tutto risolto? Non ancora.
Renzi è convinto di aver compiuto un notevole passo in avanti fissando con Berlusconi i paletti maggioritari per la nuova legge elettorale, ma in conferenza stampa è molto cauto, perchè c’è da chiudere anche con gli altri partiti, soprattutto Alfano, il più penalizzato dal sistema spagnolo che lo costringe a tornare “all’ovile” da Berlusconi, soprattutto se — come sembra — lo sbarramento previsto per i piccoli è del 5 per cento se stanno in coalizione e dell’8 per cento se corrono alle elezioni per conto loro.
Alto: ragion per cui il vicepremier fa la voce grossa su twitter.
Ma la prudenza mostrata dal segretario Pd, la cautela con cui presenta ai cronisti l’esito del colloquio con il Cavaliere è ben apprezzata a Palazzo Chigi.
Sia Enrico Letta che Dario Franceschini plaudono all’iniziativa.
“Giusta direzione”, dice il premier. “L’intesa di oggi sui tre punti centrali del cambiamento delle regole è un passo importantissimo, perchè evita modifiche delle regole con i soli voti della maggioranza e coinvolge l’opposizione”, sottolinea il ministro per i Rapporti con il Parlamento.
Resta da convincere Alfano e capire la reazione di piccoli come Sel ad una soglia di sbarramento così alta.
Non ultimo: resta da capire la reazione della minoranza Pd.
Perchè bersaniani e Giovani Turchi vorrebbero il ritorno delle preferenze, cosa assolutamente non prevista dal sistema spagnolo che ha liste bloccate, seppur corte.
Va sottolineato, per i partiti piccoli, un piccolo dettaglio che non hanno ancora forse compreso: nessuno può ambire all’8%, quindi saranno tutti costretti ad accasarsi.
Ma attualmente nessuno può essere certo nemmeno di arrivare al 5% in coalizione: secondo gli ultimi sondaggi sono tutti sotto, da Alfano alla Lega, da Monti all’Udc, da FdI a Sel, per non parlare dei più piccoli.
Che non capiscano che tra un anno saranno maciullati dai tre partiti maggiori non depone a favore della loro intelligenza.
In pratica il 50% degli italiani già  non vota, un altro 20% di chi vota non conterà  una mazza,   alla fine governerà  con ampi poteri una coalizione che prenderà  poco più di un terzo dei voti validi.
In pratica il 18% degli italiani ( quelli che voteranno la coalizione vincente) governeranno a piacimento il restante 82%.
Ci voleva giusto Renzi per produrre una stronzata del genere.

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GIOVANNI SARTORI: “LE TRE PROPOSTE DI SISTEMA ELETTORALE DI RENZI? SONO TUTTE SBAGLIATE”

Gennaio 19th, 2014 Riccardo Fucile

TUTTE HANNO DIFETTI EVIDENTI: “PRODURRE GOVERNABILITA’ NON BASTA A PRODURRE GOVERNI CHE GOVERNINO BENE”

Matteo Renzi, al momento minaccia burrasca sulla legge elettorale. Ha ragione. Una cinquantina di anni fa scrivevo che il sistema elettorale è lo strumento più manipolabile, e allo stesso titolo più decisivo, di tutto l’armamentario politico delle democrazie.
L’originalità  del nostro Renzi è di proporre ben tre sistemi elettorali (l’uomo è generoso) che hanno un solo inconveniente: di essere tutti e tre sbagliati.
Ma Renzi ha la parlantina facile, troppo facile per dargli il tempo di leggere e di informarsi.
Però si è scelto un guru, Roberto D’Alimonte, che è guru perchè vuole essere primo e anche solo, tra tutti i politologi italiani. Beninteso, lui è il più bravo.
Sarà , ma forse non sarà . E veniamo alla sostanza
Il primo sistema proposto da Renzi è il sistema spagnolo: piccole circoscrizioni che eleggono 5-6 rappresentanti il che implica di fatto un’alta soglia di sbarramento. §
I nostri specialisti propongono, in aggiunta, un premio di maggioranza che gli spagnoli non hanno e che insospettisce perchè il troppo è troppo.
Comunque è vero che il sistema spagnolo ha prodotto, fino a poco fa, un sistema bipartitico.
Ma è così perchè la contrapposizione a due c’era già : era una eredità  della guerra civile che contrappose sanguinosamente una sinistra crudelmente dominata dai comunisti, a una destra franchista anch’essa macchiata di molto sangue, e si intende, anti-comunista.
Dunque alla morte del generale Franco una struttura bipartitica era fortemente radicata nella memoria storica della Spagna.
Il che equivale a dire che non fu un prodotto del sistema elettorale. Pertanto non è vero che il sistema spagnolo importato in Italia produrrebbe un sistema bipartitico.
Se il Grillismo reggerà , i partiti dominanti risulterebbero tre e così saremmo in uno stallo
La seconda proposta sarebbe un ritorno al Mattarellum, cioè ad un sistema proporzionale puro, corretto però da un premio di maggioranza.
Ma oramai abbiamo raggiunto un livello di frammentazione partitica che forse potrebbe non fare scattare nessun premio.
Resta la terza proposta che distingue il professor D’Alimonte da quasi tutti i cultori della materia e che il nostro inventore chiama «doppio turno di collegio».
La denominazione fa confusione e confonde anche me.
Comunque il punto che deve essere fermo e chiaro è che il doppio turno funziona a dovere solo se non consente coalizioni, solo se al primo turno ogni partito si deve presentare da solo.
Detto per inciso questo è anche l’unico sistema che consente preferenze genuine degli elettori e che allo stesso tempo assicura in ogni caso governabilità .
Ma se Renzi mi leggesse (solo su questo punto, per carità ) forse eviterebbe gli errori che sta per fare o far fare.
Un buon sistema elettorale non è un sistema approvato da tutti. Questa è pura demagogia. È un buon sistema quello che riduce i piccoli partiti e che ovviamente i piccoli partiti avversano fino all’effusione del sangue.
Come, per esempio, il doppio turno possibilmente collegato ad un semipresidenzialismo come da tempo praticato con successo in Francia.
Ancora un punto. Tutti ripetono che la legge elettorale non basta. Sì e no.
Può bastare a produrre governabilità , certo non basta a produrre buoni governi che governino bene.
Come è ovvio.

Giovanni Sartori
(da “il Corriere della Sera”)

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AVVISO A RENZI: “AL SENATO NON CE LA FAI”. PD E FORZA ITALIA SULLA CARTA HANNO 168 VOTI SU 321

Gennaio 18th, 2014 Riccardo Fucile

IL VOTO E’ SEGRETO: BASTEREBBERO OTTO FRANCHI TIRATORI E MATTEO TORNEREBBE A FIRENZE IN BICI

Il segretario che ha stravinto tira dritto, perchè “ci sono state le primarie”.
Ma la minoranza che ha straperso ora lo aspetta al varco e annuncia battaglia, per la sopravvivenza. La crisi di governo, complice un Letta più che stufo, è a un passo. Micce perfette, per rendere la direzione Pd di lunedì la resa dei conti con Matteo Renzi.
Sono pronti allo scontro, i bersaniani-cuperliani. Invocano un cambio di rotta, proprio con Gianni Cuperlo: “Sulla legge elettorale si parta da un’intesa della maggioranza: possiamo portare a casa il doppio turno, la proposta del Pd. Ma si può valutare anche un Letta bis, per ripartire”.
Minacciano la fronda, con Alfredo D’Attorre: “Il sistema spagnolo non lo votiamo, è incostituzionale: sarà  battaglia politica a viso aperto”.
Ed è sempre D’Attorre a paventare il rischio massimo: “Se Renzi chiude il patto con Berlusconi che esclude tutti gli altri, il governo finisce domani”.
Tradotto, bisogna rimettersi al tavolo con il Nuovo Centro Destra (pro doppio turno). Altrimenti sarà  crisi (quasi) certa.
O comunque flop in Senato, dove i numeri sono stretti, senza Ncd.
E le fronde più che possibili. Perchè il sistema spagnolo, quello che vuole Renzi, non prevede le preferenze.
Comporta liste bloccate, cioè decise dai segretari.
La minoranza del Pd lotta anche per salvarsi. Vuole vendere cara la pelle, nel lunedì in cui si voterà  la proposta di Renzi sulla legge elettorale.
Tappa delicata, a leggere anche la frase attribuita da Panorama a Ugo Sposetti: “Matteo deve stare attento, mettendosi d’accordo con Berlusconi rischia di ripetere gli errori di Veltroni, che dopo l’accordo con lui sulla legge elettorale perse tutto. Il Pd è un partito carnivoro, che non perdona nessuno”.
Un anonimo bersaniano protesta: “Ha voluto umiliarci: è la sua idea di partito, quella di chi tiene la prima riunione della segreteria nel suo comitato elettorale”.
Come reagire? “Da giorni i cuperliani ripetono a Letta di mettere un punto. ‘Renzi continua ad attaccare il governo? Digli che ti dimetti. Poi vediamo se continua a demolire la maggioranza di cui fa parte il suo partito”.
Cesare Damiano, cuperliano: “Se Renzi pensa che i 10 mesi di governo siano stati un fallimento, meglio andare al voto. Se si taglia fuori Ncd dalla trattativa sulla legge elettorale, è crisi automatica. E questo provocherebbe due effetti: il crollo degli indicatori economici e un voto con la legge cambiata dalla Consulta, con cui non potrebbe vincere nessuno”.
E se l’esecutivo reggesse? “I numeri in Senato non mi sembrano così scontati”.
Breve ripasso: se Renzi trovasse la quadra sull’ispanico con Berlusconi, Pd più Forza Italia avrebbero 168 voti su 321.
Avrebbero, se la spaccatura non fosse già  conclamata.
Il senatore lettiano Francesco Russo rinforza il concetto: “Un’intesa senza Ncd è una bomba sotto la sedia governo: non avrebbe i numeri, soprattutto in Senato. Anche perchè c’è il voto segreto”.
E poi, “Berlusconi non è affidabile, per il sì alla riforma chiederebbe qualcosa in cambio”.
Il governatore toscano Enrico Rossi lascia il suo promemoria: “Berlusconi ha già  infinocchiato due leader della sinistra, D’Alema e Veltroni: a Renzi ho consigliato di stare attento”.

Luca De Carolis

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