Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
ALLA CONVENTION NCD RAFFICA DI ATTACCHI DEGLI EX AZZURRI PER PRENDERSI I VOTI IN USCITA IN VISTA DELLE EUROPEE
Le coincidenze hanno voluto che fosse proprio il leader del partito nato dalla scissione con
Forza Italia, in veste di ministro dell’Interno, a dare l’annuncio dell’arresto a Beirut di Dell’Utri, braccio destro e amico di sempre di Berlusconi, nei confronti del quale la Cassazione martedì dovrà decidere se confermare la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel suo intervento conclusivo, il neo presidente Ncd delinea i tratti del “nuovo” e intanto traccia una linea di demarcazione: “Diciamo ai camorristi e ai mafiosi di non votare per noi. Perchè ogni voto che ci daranno sarà speso contro di loro e per le forze dell’ordine”, grida dal palco.
In platea ad ascoltare il neo presidente ci sono tutti, tanti ex forzisti che mai e poi mai avrebbero pensato di ritrovarsi lì: Maurizio Lupi entusiasta, Renato Schifani, Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin, Nunzia De Girolamo, Roberto Formigoni, Giuseppe Scopelliti, Barbara Saltamartini, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Sacconi.
Tutti loro salgono sul palco a ballare con il presidente alla fine della convention costituente.
Ciò che è certo è che il partito di Alfano, in questo periodo, è in campagna acquisti. “Le nostre porte sono apertissime”, dice Schifani, non solo per Bonaiuti, che rappresenta il vero e proprio scalpo da rubare a Forza Italia, ma per tutti i forzisti delusi “da un progetto che è fallito a causa dei cattivi consigliere estremisti”.
Gli stessi del “vecchio centrodestra – spiega Alfano – che in questi mesi ci hanno aggredito non rispettando quella che e’ una scelta consapevole”.
Per il neo presidente del Nuovo Centrodestra, “il vecchio centrodestra ha parole in parte logorate dal tempo e in parte logorate da obiettivi programmatici non realizzati”. Il vecchio.
Il Nuovo invece “viene sottovalutato e in tantissimi vogliono che questo nostro bambino non cominci neanche a camminare. Sono gli stessi che avevano sottovalutato la nostra passione, mostrano la loro ostilità e tentano di annularci”, a partire “dalla nostra presenza su tv e giornali da parte di chi ha il potere di farlo. Ma non ce la faranno, non riusciranno, saremo la rivelazione delle Europee”.
Insomma, quella di Alfano è la versione ‘rottamazione’ in casa centrodestra.
(da “Huffington Post”)
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
ARRESTATO IERI MATTINA, MA È DIFFICILE ESTRADARLO IN ITALIA NONOSTANTE GLI ACCORDI TRA I DUE PAESI
La latitanza di Marcello Dell’Utri è finita alle 9.30 (ora italiana) del mattino quando gli agenti libanesi accompagnati da un funzionario italiano hanno bussato alla porta della sua suite all’Intercontinental Phoenicia, un lussuoso cinque stelle nel centro di Beirut.
L’amico Gennaro Mokbel lo aveva avvertito. Quando alla fine del 2013 Marcello aveva annunciato la sua intenzione di andare in Libano dopo avere incontrato un ex capo di Stato libanese sul quale faceva affidamento (forse Michel Aoun o Amin Gemayel) Mokbel lo aveva messo in guardia.
Alberto Dell’Utri lo raccontava al suo amico Vincenzo Mancuso l’8 novembre mentre era intercettato dalla Polizia nel privè del ristorante Assunta Madre: “Marcello, dieci giorni fa ha cenato a Roma con (…) un politico importante del Libano che è stato presidente e che adesso si candida per le prossime elezioni in Libano e il 14 novembre, giovedì dovrebbe andare a Beirut, per vedere.
Gennaro (Mokbel), gli ha detto: ‘Non lo fare, perchè lui è di famiglia libanese e conosce, questo personaggio africano molto bene … dice, non ti fidare!’”.
Prosegue Alberto: “Il Libano è una realtà molto particolare Maroniti, Musulmani (Mokbel, ndr) giustamente, mi consigliava di non andarci adesso e soprattutto di non lasciare traccia”.
Due consigli non seguiti. Mokbel, secondo Alberto Dell’Utri, progettava la fuga con Marcello: “Il programma è quello di andarsene in Libano pure a lui”. Mancuso concorda: “Sì perchè Gennaro è molto più a rischio”. E Alberto: “Si … e quindi il programma è stabilirsi lì perchè lì è una città dove Marcello ci starebbe bene perchè lui c’è già stato, la conosce, c’è un grande fermento culturale”.
Difficile capire se Dell’Utri sia stato gabbato, se si sia fatto distrarre dal “fermento culturale” di Beirut o se la sua sia una strategia che scommette sul diniego dell’estradizione .
Certo sembra strano che usasse il telefonino, la carta di credito e il suo nome per registrarsi in hotel a Beirut mentre lo cercavano.
Per capire, bisognerà attendere l’esito della richiesta di estradizione firmata ieri dal Guardasigilli Orlando, rientrato in fretta a Roma da Torino.
Il Libano, infatti, ha firmato un trattato con l’Italia nel 1970 ma il Paese dei cedri non prevede il reato di associazione mafiosa, circostanza che fa cantare vittoria a Maurizio Paniz, ex deputato del Pdl e avvocato penalista: “Pur non conoscendo le carte, pronostico un margine di successo della richiesta di estradizione al massimo del 25 per cento”.
Secondo Paniz “il Libano può opporsi sia perchè Dell’Utri non è ancora condannato definitivamente, sia perchè l’articolo 416 bis è stato introdotto nel 1982 ed era inesistente in Italia al momento in cui il trattato è stato stipulato e non esiste nulla di simile al 416 bis nell’ordinamento locale. Il Libano potrebbe rifiutare l’estradizione per gli eccessivi margini di discrezionalità dei giudici nel delimitare questo reato”.
Di diverso avviso è invece il pg Luigi Patronaggio, che attende il verdetto di martedì sera per reiterare, se la Cassazione confermerà la condanna, la richiesta di estradizione motivata, questa volta, da un giudicato penale; e che ha allegato all’istanza il testo della Convenzione Onu firmata a Palermo nel dicembre del 2000 anche dal Libano, per dimostrare come il reato di concorso esterno in associazione mafiosa rientri tra i reati “gravi” previsti dall’articolo 2 e richiamati dal 16, che disciplina i casi di estradizione.
Alla cattura di Marcello Dell’Utri gli investigatori sono arrivati “a colpo sicuro”: l’ultima imbeccata è arrivata da un informatore che ha indicato l’ultimo rifugio: l’hotel Intercontinental.
Il senatore non si è scomposto e si è lasciato accompagnare negli uffici dell’Interpol, dopo che la perquisizione della sua stanza d’albergo ha portato a galla decine di migliaia di euro in contanti, segno che la latitanza sarebbe dovuta durare a lungo. Dell’Utri era solo: gli investigatori non hanno trovato neanche suo figlio Marco, che con lui ha viaggiato da Parigi a Beirut la mattina del 24 marzo scorso, con due biglietti regolarmente intestati.
In queste ore si cercano alcune persone, probabilmente italiani, forse siciliani, che gli avrebbero garantito aiuti e appoggi in Libano, e che il senatore avrebbe più volte incontrato nel corso del suo soggiorno. Gli uomini della Dia hanno iniziato la “caccia” a metà di marzo, anche nella villa sul lago di Como venduta a Berlusconi ma abitata dall’ex senatore, senza trovarne alcuna traccia.
Sulla base dell’intercettazione dell’8 novembre scorso nel ristorante, trasmessa a febbraio 2014 a Palermo, hanno monitorato i voli verso il Libano, scoprendo l’imbarco del 24 marzo. Dall’analisi delle celle telefoniche il 3 aprile è saltato fuori un “aggancio” del suo cellulare poco fuori Beirut.
Sono stati emessi i mandati e qualche decina di agenti della Dia sono andati a perquisire, senza esito, tutte le abitazioni del senatore.
Due funzionari si sono imbarcati a Fiumicino per Beirut. Seguendo le tracce di presunti favoreggiatori, i cui nomi sono ancora coperti, sono arrivati al Phoenicia.
Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
IL LEGALE: “L’ESTRADIZIONE E’ LEGATA AL TIPO DI REATO: ESISTE IN LIBANO IL REATO DI CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA? NO”
Marcello Dell’Utri e il suo giudice libanese. L’incontro sarà a breve tra l’ex senatore della
Forza Italia, catturato a Beirut in virtù del mandato di arresto dei magistrati palermitani, e il magistrato che dovrà convalidare l’arresto, primo passo giuridico necessario per la concessione dell’estradizione.
Su cui già ieri l’avvocato Giuseppe Di Peri faceva capire ci sarà battaglia: “Bisogna capire se esista in quel Paese una normativa che consente l’estradizione relativamente a
L’associazione a delinquere è un reato previsto in altri paesi, non lo è invece quella di stampo mafioso (approvato il 13 settembre 1982 dieci giorni dopo l’assassinio del generale Dalla Chiesta): prerogativa giuridica italiana.
In più c’è da considerare che sul destino dell’ex numero di Publitalia, amico personale di Silvio Berlusconi, pende una condanna d’appello a 7 anni per concorso esterno.
La difesa del condannato quindi qualche carta potrà giocarsela, anche se l’accordo tra Italia e Libano, firmata nel 1970 dopo il caso Felicino Riva ed entrata in vigore nel 1975 parlerebbe chiaro.
L’estradizione può essere negata solo se la condanna è conseguenza di un reato politico oppure se il paese richiedente non fornisce tutta la documentazione necessaria entro 30 giorni.
Ma la richiesta di estradizione è stata già firmata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Martedì ci sarà già l’udienza in Cassazione che potrà confermare il verdetto, annullarlo con rinvio oppure assolvere l’imputato.
Comunque Dell’Utri se volesse potrebbe rinunciare alla procedura e chiedere di essere trasferito in Italia consegnandosi alle autorità italiane.
Dell’Utri, rinchiuso nella camera di sicurezza del quartier generale della polizia, ha passato una notte tranquilla e senza alcun problema.
Nella sede della Direzione generale delle forze di sicurezza interne, un mega-bunker, protetto da due ordini di barriere di cemento e da un rigido sistema di sorveglianza, passerà anche la notte di domenica.
Per catturarlo non c’è stato bisogno di un’operazione particolare: “Non c’è stata nessuna irruzione nè si è trattato di un’operazione speciale” ha detto una fonte della polizia libanese all’Ansa: “Ci siamo presentati al banco dell’albergo, chiedendo di salire in camera del ricercato italiano. Abbiamo bussato alla porta della camera, una delle camere ordinarie dell’albergo, ci ha aperto e fatto entrare senza opporre resistenza”.
L’ex senatore “non si aspettava di essere fermato, era tranquillo, ci ha seguito al commissariato. Non era arrabbiato, nè triste. Era molto tranquillo”.
Dalla metà di marzo Dell’Utri aveva fatto perdere le sue tracce in Italia.
E il 24 del mese era stato avvistato sul volo Parigi-Beirut in classe business. Nella capitale libanese, per ammissione del fratello Alberto, Dell’Utri aveva conoscenti influenti e appoggi politici locali (si parla dell’ex presidente Amin Gemayel o dell’ex premier Michel Aoun, ma nessuna conferma dagli ambienti di entrambi i leader politici cristiani).
E Berlusconi avrebbe confidato ai fedelissimi di aver inviato, per aiutare l’amico Vladimir Putin, l’ex parlamentare a sostegno di Gemayel.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 13th, 2014 Riccardo Fucile
AD ISCHIA PER LE FESTIVITA’ PASQUALI, STAMANE HA VISITATO GLI SCAVI COME UNA COMUNE TURISTA: HA PAGATO PER I SUOI ACCOMPAGNATORI E HA ASPETTATO IL SUO TURNO
La cancelliera tedesca Angela Merkel si è recata a sorpresa in visita agli Scavi di Pompei (Napoli).
La Merkel, entrata nel sito dall’ingresso di Porta Marina, è da oggi in Campania per un soggiorno privato che la porterà a trascorrere con il marito Joachim Sauer alcuni giorni di vacanza sull’isola d’Ischia, suo tradizionale ritrovo per le feste di Pasqua.
La cancelliera ha pagato personalmente i biglietti di ingresso per sè e per i suoi accompagnatori e ha quindi atteso in fila il suo turno di ingresso.
All’interno del sito archeologico si è trattenuta per tre ore e mezzo.
Una vera e propria full immersion, oltre i tempi soliti utilizzati per compiere un giro turistico tra le insule della città antica, della cancelliera che era accompagnata dal marito, dalla scorta e da un archeologo tedesco.
All’uscita dagli Scavi, a Porta Marina, ha ricambiato il saluto di un gruppo di persone che l’ha riconosciuta e si è messa in auto.
Inizia così il soggiorno campano della Merkel che si trasferirà ora ad Ischia soggiornerà nel borgo di Sant’Angelo, nel Comune di Serrara Fontana per un periodo di riposo alle terme.
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Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile
LA NORMA GENERALE PREVEDE IL PRINCIPIO DELLA DOPPIA INCRIMINAZIONE: “NESSUNO PUO’ ESSERE ESTRADATO PER UN REATO CHE NON ESISTE NEL PAESE DOVE HA TROVATO RIFUGIO”…E IN LIBANO IL REATO DI CUI E’ IMPUTATO DELL’UTRI NON E’ CONTEMPLATO
Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non esiste nel codice penale del Libano,
e per questo l’avvocato di Marcello Dell’Utri, Giuseppe De Peri, nei minuti seguenti la cattura aveva lanciato il dubbio che l’ex senatore potesse essere realmente estradato in Italia: “Non so se ci siano trattati di estradizione tra il Libano e l’Italia e se esista in quel Paese una normativa che consente l’estradizione relativamente alla fattispecie di reato”
Parole che hanno avuto effetto anche al ministero della Giustizia, dove immediatamente i tecnici hanno rispolverato e riletto il Trattato di collaborazione giudiziaria firmato con il Libano nel 1970, entrato in vigore nel 1975, che contiene le norme sull’estradizione in vigore tra Roma e Beirut.
E se avesse ragione l’avvocato di Dell’Utri?
E se davvero il cofondatore di Forza Italia, in attesa della sentenza della Cassazione che martedì potrebbe condannarlo in via definitiva a sette anni per mafia, avesse scelto proprio il Libano perchè in quel luogo non può arrivare la longa manus delle autorità italiane?
“Un dubbio niente affatto peregrino”, confermano fonti ministeriali.
Soprattutto perchè la norma generale sull’estradizione prevede il principio della doppia incriminazione: nessuno può essere estradato per un reato che non esiste nel Paese dove ha trovato rifugio.
E il concorso esterno in associazione mafiosa nel Paese dei cedri sicuramente non trova spazio nella legislazione.
Mentre il ministro Andrea Orlando viaggiava da Torino a Roma per firmare la richiesta di estradizione, i tecnici hanno tentato di risolvere il piccolo giallo, arrivando infine a una presunta “certezza”: a parere del ministeroi trattati bilaterali prevalgono sulla norma generale, perciò non importa se il reato del quale è accusato Dell’Utri sia previsto o meno dalla normativa libanese, l’estradizione può essere comunque richiesta.
Altra cosa che venga concessa.
Perchè in verità ‘accordo è molto generico: Italia e Libano promettono di estradare reciprocamente le persone accusate o condannate per crimini che prevedono almeno dai sei mesi a un anno di carcere, a meno che l’estradizione non sia richiesta per motivi di persecuzione politica.
Se proprio Dell’Utri volesse trovare una scappatoia, lo staff di Orlando è pronto alla replica: il reato di mafia in Libano non è previsto, ma esiste l’associazione a delinquere di stampo terrorista.
Che però non è la stessa cosa ed è tutta da dimostrare
In ogni caso non sarà questione di giorni, spiegano al dicastero.
La procedura è complessa e richiede il via libera anche del ministero degli Esteri. L’ultima volta che è partita la richiesta di estradizione dal Libano, ricordano negli uffici, ci vollero due mesi perchè la persona incriminata arrivasse materialmente in Italia.
E la questione ora è complicata dal fermo che con molta probabilità verrà convalidato lunedì: bisognerà anche attendere che venga sbrogliata tutta la procedura attivata con un mandato di cattura internazionale spiccato prima ancora che Marcello Dell’Utri fosse effettivamente dichiarato colpevole dalla Cassazione — la sentenza è attesa per martedì.
Ma a complicare ulteriormente la faccenda, e questo potrebbe diventare un punto utilizzato dalla difesa, si aggiunge il fatto che Dell’Utri potrebbe evitare l’onta dell’estradizione collaborando attivamente con la giustizia italiana e fare quello che ha promesso nelle scorse ore, ovvero prendere un aereo per l’Italia senza attendere le procedure.
Ma, essendo in stato di fermo, non lo può certamente fare.
Sono tutte ipotesi che con molta probabilità potranno essere utilizzate in maniera capziosa dallo stesso Dell’Utri per dimostrare la presunta persecuzione giudiziaria nei suoi confronti.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile
IL LEADER STORICO: “IL PARTITO E’ UNA RISORSA, NON UN PESO”… E SPRONA LA MINORANZA: “DOBBIAMO DIVENTARE LA PROSSIMA MAGGIORANZA”
“Meno male che ci sono tanti oratori giovani, perchè il percorso per salire sul palco è un po’ difficile…”.
È l’una del pomeriggio quando Massimo D’Alema fa il suo intervento al Teatro Ghione di Roma, lì dove Gianni Cuperlo ha tentato di riunire tutta la minoranza del Pd.
In prima fila ci sono gli ex segretari Bersani ed Epifani, c’è il grande vecchio Alfredo Reichlin, l’ex viceministro Stefano Fassina, l’ex ministro Barbara Pollastrini, il candidato alle Europee Goffredo Bettini.
E c’è l’ex premier D’Alema: perchè fare proprio oggi una convention, oggi che a Torino il segretario apre la campagna elettorale?
Sorride accanto a lui il lettiano Francesco Boccia, mostrando la mail di invito datata 22 marzo, “questa manifestazione è stata organizzata molto prima che venisse scelta la stessa data, alla stessa ora, per aprire la campagna elettorale”, risponde D’Alema. Forse allora sarebbe stato opportuno che Renzi scegliesse un’altra data? “Certo”.
Ma le parole più critiche verso il segretario-premier le pronuncia poco dopo, dal palco, sulla gestione del partito.
Perchè il “punto debole della visione dell’attuale maggioranza del Pd è considerare il partito più un peso, un ostacolo, che non una straordinaria risorsa”, è “l’idea di partito-comitato elettorale del leader, di partito servente”.
Tanto che, denuncia, “c’è oggi in atto un processo di impoverimento che può prendere una piega drammatica”.
E allora, sprona la minoranza che lo ascolta con attenzione, “questo partito noi non lo possiamo lasciare morire e spegnere, non possiamo accettare che diventi altra cosa”, usa parole che provocheranno reazioni piccate di qualche renziano, per cui la sfida della minoranza è “lanciare una sfida alla maggioranza”.
Apriamo le sedi, stampiamo le tessere del Pd, invoca. “Noi ci siamo, speriamo ci siano anche loro”.
Una minoranza che, corregge bonariamente Cuperlo, deve aspirare a diventare maggioranza: (“Dobbiamo essere non una minoranza, ma un pensiero su questo Paese”, aveva detto lo sfidante alle primarie di Renzi) “siamo minoranza che deve aspirare a diventare maggioranza — ricorda D’Alema – Un fine dal quale non ci si deve fare assillare, considero essere minoranza un accidente e non sostanza”.
A lui, ricorda, “non è capitato spesso”, ma certo, lancia una stilettata a chi è salito sul carro del vincitore a costo di rivedere le proprie convinzioni, “è troppo facile diventare maggioranza col pensiero degli altri: qualcuno lo ha fatto”.
Ora, questa minoranza riunita, che, ricorda, ha avuto il 18% al congresso ma molto di più, “circa la metà ” nel voto tra gli iscritti, non deve tenere “un atteggiamento rancoroso”, nè “un atteggiamento ‘sì, ma’, di resistenza: non dobbiamo dare la sensazione che siamo un segmento del mondo della conservazione come piace a Renzi descrivere tutti quelli che non sono d’accordo con lui”.
La posizione non deve essere contro le riforme, anzi: “Di più e meglio”.
Meglio sulla legge elettorale, “il Parlamento ha diritto di discutere, anche perchè il testo da cui siamo partiti porta una forte impronta di Berlusconi, l’ha scritta Verdini, non un circolo di riformisti illuminati”, scatena applausi e risate, così come “l’accanimento contro i redditi dei manager pubblici è solo una piccola parte del riequilibrio sociale: perchè non si interviene sui super redditi di tutti?”.
Lunghi applausi, militanti che chiedono una foto.
A qualche centinaia di chilometri di distanza, da Torino qualcuno si stizzisce per le sue parole ruvide.
(da “La Stampa“)
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Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile
REGIONE PIEMONTE: CENTRODESTRA ALLA DISPERATA RICERCA DI RICUCIRE GLI STRAPPI… TRATTATIVE TRA FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA
Centrodestra senza pace, tra ristagni, qualche passo in avanti e diversi passi indietro. Tra
questi ultimi, la rinuncia della candidatura di Roberto Cota alle europee: più o meno spontanea, a seconda delle voci che si rincorrono in queste ore.
Ma tant’è. Ieri, al termine del Consiglio federale, Matteo Salvini, capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, è andato dritto al punto: «Roberto ha detto “no, grazie” e per questo ha il mio apprezzamento, perchè in Piemonte è stato vittima di un linciaggio». «Come avevo già detto, la candidatura alle europee non è nei miei programmi – ha chiosato l’interessato -. Sono il segretario nazionale della Lega Nord Piemont, non ho bisogno di candidature di ripiego. Nei prossimi mesi mi dedicherò al territorio».
In lista nella circoscrizione Nord Ovest ci sarà Claudio Borghi, l’economista che sta curando il «Basta euro tour»: ovvero la richiesta di uscita dalla moneta unica tema della campagna elettorale, il cavallo di battaglia che cavalca la Lega formato-Salvini. Nella Lega si dibatte anche sulla ricandidatura di Mario Borghezio.
Tra le opzioni, prende piede quella di Gianluca Buonanno.
Il caso Sacchetto
Confermata, salvo ripensamenti, la decisione di non ricandidare i consiglieri regionali uscenti.
Compreso il cuneese Claudio Sacchetto, assessore all’Agricoltura nella giunta-Cota e, non ultimo, mai sfiorato da «Rimborsopoli», l’inchiesta della Procura di Torino sulle spese indebite dei consiglieri.
Va da sè che Sacchetto non l’ha presa bene, per usare un eufemismo.
E Forza Italia, allettata dalla sua dote di voti, ci ha già fatto un pensierino.
L’ipotesi non sarebbe quella di candidare Sacchetto nella lista del partito del Cavaliere, come si vociferava ieri, ma di fargli guidare la lista civica di appoggio a sostegno di Gilberto Pichetto.
Per intenderci, quella alla quale ha lavorato Claudia Porchietto, dall’Ncd, prima di traslocare sotto la bandiera di Forza Italia.
L’occasione, tra l’altro, per fare un buon bottino di consensi nella Provincia granda a discapito di Enrico Costa; Ncd, e Guido Crosetto, FdI.
Stando ai «rumors», Sacchetto sarebbe tentato. Con buona pace di dell’assessore provinciale Roberto Russo, già in campagna elettorale, e della stessa Gianna Gancia: la presidente della Provincia di Cuneo, che correrà in ticket con Pichetto alle regionali, non avrebbe apprezzato l’intraprendenza dell’alleato berlusconiano.
C’è persino chi ha motivato l’improvviso annullamento della conferenza stampa convocata ieri da Pichetto e da Gancia con il brusco abbassamento della temperatura nei rapporti tra i due partiti.
FI tratta con i «Fratelli»
Situazione in «stand by», almeno per ora, sugli altri fronti. Pare che Forza Italia, sulla base di sondaggi promettenti, le stia provando tutte, a livello nazionale e territoriale, per riportare all’ovile Fratelli d’Italia-An e giocarsi la partita delle regionali.
L’Ncd sonda Ghigo
Tra oggi e domani potrebbe sciogliersi anche il rebus della candidatura per l’asse Ncd-Udc. Continua il «pressing» su Costa, il coordinatore regionale, per una candidatura di servizio.
Restano in pista i nomi di Roberto Rosso e Giampiero Leo. Contatti informali anche con Enzo Ghigo, che però avrebbe declinato l’offerta.
Ne vedremo ancora delle belle.
(da “La Stampa“)
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Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile
IL TORMENTO DI BONAIUTI VERSO IL NCD E IL NO DELLA CARFAGNA
Quando dopo 18 anni il tuo viso si è sovrapposto a quello del tuo leader, quando gli sei stato accanto e dietro e davanti in tutti i luoghi e tutte le inquadrature, e ne hai frenato le ire ed edulcorato gli eccessi e sdrammatizzato le uscite e smussato le gaffes condividendone vittorie e sconfitte, e poi un giorno ti vedi recapitati a casa sei scatoloni con tutte le tue cose, perchè quello che è stato il tuo studio a palazzo Grazioli serve ad altri e devi fare posto, non hai molte strade davanti.
E Paolo Bonaiuti, portavoce storico di Silvio Berlusconi, sta per imboccare l’unica che alla fine gli appare dignitosa. Andarsene da Forza Italia.
Sono ore convulse e di travaglio, e certamente mai dire mai, va lasciata una estrema possibilità di ripensamento che la notte porta prima di ogni decisione cruciale.
Ma i giochi sono quasi fatti, a sera una ricucitura veniva considerata «molto difficile», mentre l’approdo del senatore – che dopo una lunga carriera giornalistica venne eletto in Forza Italia nel ’96 e divenne da subito uomo della comunicazione di Berlusconi – dovrebbe essere in tempi brevi nel Nuovo centrodestra di Alfano.
Che lo ha cercato, corteggiato, atteso e che adesso può spendersi una vittoria simbolica, politica e di immagine sul Cavaliere che turba una Forza Italia in grave difficoltà .
La rottura umana e politica di Bonaiuti con il partito del quale è stato uno dei volti più noti e presenti è la punta dell’iceberg di un disagio che minaccia di allargarsi a macchia d’olio provocando nuove scissioni e addii pesanti.
E può fare molto male a un Berlusconi (che lo sa e ha tentato di recuperare «Paolino») e che, il giorno dopo la buona notizia sul probabile affidamento ai servizi sociali, deve affrontare questo colpo, quello mediaticamente tremendo della cattua del suo ex braccio destro Marcello Dell’Utri, sondaggi ancora negativi e la grana delle liste per le Europee che vedono non solo pochissimi volti nuovi noti e attrattivi (tra gli imprenditori, presenti solo Mattia Malgara e Giampiero Samorì), ma anche le defezioni di big che potrebbero portare voti.
Ha detto no la Carfagna, è incerto Miccichè, pure Galan non è sicuro di capeggiare il Nordest (potrebbe esserci la Gardini).
Resistono ai loro posti Toti, Tajani, Fitto, ma il leader è prostrato, scuote la testa: «Dove andiamo così? Che liste sono?».
Il tutto condito dalla rottura con Forza Campania e dalla perdita di molti esponenti locali che, dicono, stanno passando con Alfano.
Giornata nera insomma ieri ad Arcore per l’ex premier, in compagnia di Toti e atteso oggi o domani al vertice decisivo sulle candidature.
Ma la valanga non arriva inattesa. Il disagio di Bonaiuti non era un mistero per nessuno, nel partito e nel Palazzo.
Lui che per anni ha fatto da calmo e sereno parafulmine in situazioni esplosive – infinite le pezze messe con i giornalisti, dalla gaffe di Berlino sulla superiorità dell’Occidente all’editto di Sofia (celebri i suoi calci sotto il tavolo per tentare di frenare il Cavaliere), dal kapò dato al tedesco Schulz ai sorrisini sprezzanti di Merkel e Sarkozy, da Obama abbronzato alle corna a Caceres – lui che arrivava a smentire sorridendo il non smentibile, lui che nel tour della nave della Libertà nel 2000 rimase accanto al leader per tutta la crociera nonostante una rovinosa caduta gli avesse procurato una frattura alla spalla e una al polso, lui negli ultimi mesi è stato prima lentamente poi totalmente messo da parte senza che se ne capisse davvero il perchè.
Certo la sua linea contraria alla rottura con Alfano e all’uscita dal governo e anche, in estate, l’assenza per malattia dovuta a un brutto virus, lo hanno allontanato da un leader che ha preferito scegliere come fedelissimi quello che adesso, semplificando, definiscono il suo cerchio magico.
Al suo posto sono in tanti oggi a gestire il ruolo pubblico e privato di Berlusconi: da Toti alla Bergamini alla Rossi, con la presentissima Pascale.
E Bonaiuti ha subito anche lo sgarbo di non essere inserito, nell’Ufficio di presidenza, tra i membri con diritto di voto.
L’ultima volta che ha parlato con il Cavaliere è stato prima di Natale, per capire. Berlusconi lo ha riempito di belle parole, come sa fare. Ma poi silenzio. Suo e dei vertici del partito.
Silenzio rotto ieri, quando lette le anticipazioni del Fatto sul suo possibile addio Berlusconi è tornato a cercare il vecchio amico: «Ma Paolo, ma come puoi pensare che io non ti consideri importante, ma tu lo sai quanto conti per me, ti voglio bene, ragiona, aspetta».
Una, due, tre, tante telefonate in una giornata frenetica in cui si sono attivati anche i grandi mediatori – primo Gianni Letta -, ma ancora senza arrivare a risolvere una situazione che non si può sanare con la restituzione di un peso o di un ruolo, perchè quel vuoto – che peserà – è occupato ormai da altri.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 12th, 2014 Riccardo Fucile
A MILANO AVVIO DELLA CAMPAGNA EUROPEA… GUY VERHOFSTADT: “UNIONE BANCARIA EUROPEA E MERCATO UNICO FINANZIARIO, ENERGETICO E DEI SERVIZI”
L’obiettivo è chiaro e semplice: superare la soglia del 4% ed entrare nell’europarlamento. 
Parte da Milano la campagna elettorale di Scelta civica per le elezioni europee. Ma per la lista di coalizione Scelta europea (partecipano anche Centro democratico e Fare per fermare il declino) è un obiettivo difficile, visti i sondaggi che danno al movimento meno del 3%.
E per l’occasione, all’appuntamento di Milano è arrivato anche Guy Verhofstadt, il candidato alla guida della commissione europea per Alde, il gruppo dei liberali all’europarlamento, con cui Scelta europea è apparentata.
Proprio Verhofstadt va dritto al punto della campagna convintamente europeista del movimento fondato da Mario Monti: “Per noi di scelta europea – spiega nel suo intervento – uscendo dall’euro non si sconfiggono crisi e disoccupazione”.
Al contrario, ci sono “quattro cose da fare: unione bancaria europea e mercati finanziario, energetico e dei servizi unici”.
Non solo: Scelta europea “si batterà ” a Bruxelles e Strasburgo “anche per garantire libertà fondamentali e diritti civili”.
L’obiettivo di medio periodo è “un’Europa federale”: solo così “gli Stati membri potranno ritrovare la propria sovranità “. E le “elezioni del 25 maggio saranno decisive per plasmare il futuro dell’Europa e dell’Italia”.
Un concetto ripreso da Stefania Giannini, che spiega come “le prossime elezioni europee, per essere davvero tali, dovranno avere liste transnazionali”.
E “chi farà non una scelta, ma la scelta europea liberale e democratica si metterà in posizione di vantaggio rispetto al futuro”.
Perchè “chi vota Scelta europea – rivendica – sceglie di guardare al futuro e non di ritornare al passato. Noi ci mettiamo la faccia”.
La Giannini continua: “Da giovane – racconta – andai in Europa sentendomi straniera. Oggi i nostri giovani vanno in Europa da cittadini europei”.
Per il segretario di Sc “le prossime elezioni europee, per essere davvero tali, dovranno avere liste transnazionali”. E “chi farà non una scelta, ma la scelta europea liberale e democratica si metterà in posizione di vantaggio rispetto al futuro”.
(da “il Corriere della Sera“)
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