Aprile 27th, 2014 Riccardo Fucile
ALLE EUROPEE IL PARTITO INDIPENDENTISTA VOLA AL 31%
Nigel Farage, a guida del partito indipendentista britannico, è il politico europeo più vicino alle
posizione di Beppe Grillo.
Fra tutti i leader dei movimenti neo-populisti del Vecchio continente, è l’unico che ha speso parole di elogio per l’ex comico e per il Movimento 5 stelle.
“Grillo sta sviluppando qualcosa molto importante” in Italia, ha spiegato poco tempo fa in un’intervista.
Nella quale insisteva sulla necessità di un referendum sull’euro. Perchè “l’Italia”, aggiunge, “deve essere governata dagli italiani, e non da questi idioti” dell’Unione europea.
Non è un mistero che Farage piaccia, e non poco, al leader del M5s.
Meno di un anno fa sul blog comparve un lunghissimo colloquio nel quale il politico britannico spiegava ai simpatizzanti grillini la sua visione dell’Ue.
E, secondo le ultime rilevazioni in vista dalle europee, il premier David Cameron è sempre più nella ‘morsa’ degli euroscettici.
Il Sunday Times ha pubblicato oggi un sondaggio YouGov per le elezioni europee in cui lo UK Independence Party (Ukip) vola, per la prima volta, al 31%, staccando il Labour di tre punti, mentre i conservatori di Cameron arrancano al terzo posto, con un misero 19%.
Dati che, se confermati alle urne, consegnerebbero al “Grillo di sua Maestà ” una vittoria storica, con percentuali simili a quelle alle quali punta nel Belpaese il leader stellato.
Ma i problemi per il primo ministro non finiscono qui, sono anche interni al suo partito.
Di fronte al rischio di una storica debacle alle europee, l’ala più euroscettica dei tory è in fermento: sarebbe pronta subito dopo le elezioni di maggio ad andare a Downing Street e chiedere a Cameron di accelerare il rimpatrio dei poteri da Bruxelles.
Secondo molti deputati, infatti, quanto fatto sino ad oggi dal leader conservatore non ha prodotto risultati.
(da “Huffington Post“)
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Aprile 27th, 2014 Riccardo Fucile
BERLINO SCEGLIE LA STRADA UFFICIALE DEL SILENZIO, MA C’E’ CHI SI SFOGA: “FORSE IL VIAGRA GLI HA DATO ALLA TESTA”
Bastano poche parole, a chi la conosce bene, per spiegarmi come “lei” ha reagito e reagirà : “Angela Merkel tace e continuerà a tacere, vuol far capire che lei non si abbassa al livello di un volgare avvelenatore di pozzi. Ma nel suo animo, nel suo cuore, l’ira bolle. Tanto più che questa diffamazione della Germania, così dannosa per l’Italia e dolorosa per l’Europa intera, per lei non è certo la prima esperienza del genere con quell’ex premier”.
Steso come una fitta coltre protettiva per tutti, solo il silenzio del no comment ufficiale copre appena la rabbia, il disgusto, l’indignazione qui a Berlino.
E a meno d’un mese dalle elezioni europee, con la tempesta annunciata d’un temuto volo dei populisti, “non poteva venire nulla di peggio d’una diffamazione così volgare, sleale, antieuropea”.
Rabbia contro il Berlusconi del “cucù” alla Cancelliera e poi degli insulti sessisti irripetibili, ma anche allarme per l’impatto sul rapporto con Roma e sul clima politico in tutto il continente.
“Lei tace, ma nell’intimo l’ira bolle, anche quando, magari andando a far la spesa vicino al suo semplice appartamento a Berlino, cammina, ricordando, sulle Stolpersteine, le “pietre del ricordo” infisse a migliaia nei selciati dei marciapiedi, ognuna col nome di un ebreo, posta là dove viveva e fu portato via dai nazisti”, assicura un esponente democristiano – che desidera mantenere l’anonimato – molto vicino alla “donna più potente del mondo”.
“Sono dichiarazioni così assurde da non meritare la dignità di un commento”, dice infastidito Peter Tauber, l’esperto d’informatica, giovane segretario generale della Cdu, il partito di “Angie”.
Elmar Brok, eurodeputato vicinissimo alla leader, è già meno cauto: “Sono turbato personalmente come cittadino, voglio che dia spiegazioni”: il fastidio cresce, verso Forza Italia nel Ppe.
Manuela Schwesig, ministro e giovane numero due della Spd (il partito alleato con Merkel nella grosse Koalition) alza il tiro: “Capite ora quanto è importante la lotta al populismo di destra”.
È stato un giorno duro, per il vertice tedesco. A lungo, si sono chiesti se e come reagire, solo alla fine hanno scelto di lasciare per ora a Martin Schulz il commento più duro.
“La reazione a caldo, tra noi, è stata di sdegno: quello ci diffama, nessun paese ha fatto più di noi per la Memoria, per tenere viva la Memoria di quelle colpe, e non per metterci la coscienza a posto, bensì in nome del futuro e dell’Europa”, mormorano fonti governative.
E aggiungono: “Fin dalla prima elementare, qui, i bimbi apprendono della Shoah e di tutti gli altri crimini della Germania nazista, non è che da voi o in Giappone si insegni tanto, sui bombardamenti al gas in Etiopia, i massacri fascisti nei Balcani, le stragi nipponiche nell’Asia occupata”.
Pesanti ore di riflessione: che fare, come reagire?, si sono chiesti al vertice. “Avremmo potuto dire che è matto; o che è un irresponsabile; che tradisce l’ideale comune europeo; o che speriamo che in Italia nessuno gli creda”.
Alla fine hanno scelto il silenzio. “È sembrato l’unico modo per Angela Merkel di rispondere a questa diffamazione, a questo omicidio morale contro un popolo intero”, mi spiega un intellettuale di punta del centrodestra, sempre ascoltatissimo alla Cancelleria, e precisa: “Lei ha scelto nel modo giusto. Ha pensato a quelle pietre del ricordo su cui cammina, all’offesa di Berlusconi a ogni famiglia con figli che qui studiano la Shoah insieme ad alfabeto e grammatica, ma alla fine non si è fatta trascinare dalle emozioni. Col silenzio, ha voluto dire molto: vuole mostrarsi fiduciosa che quel vecchio immorale e sfrenato, dai patrimoni oscuri al bunga-bunga, non rappresenti l’Italia, paese così importante per noi in Europa”.
Hanno discusso ogni ipotesi di reazione, al vertice della prima potenza europea: “Come se non bastasse la crisi con Putin, quel suo vecchio amico minaccia i nostri rapporti con Roma”, si sono detti.
“Li preoccupa soprattutto lo sfondo, il populismo in ascesa ovunque in Europa con slogan antitedeschi”, spiega Michael Stuermer, storico di punta, ex consigliere di Helmut Kohl.
“Si è pensato a tutto, persino al gesto ironico di spedirgli pacchi di libri sulla nostra Storia del dopoguerra, documentazione su come scuola e media informano la gente, discorsi di ogni cancelliere, da Adenauer a Brandt, da Kohl a “lei”.
Si è soppesato ogni elemento del caso, dal fatto che Berlusconi non è preso sul serio, al grave problema politico: cioè quella sua capacità di danneggiare l’immagine dell’Italia e di far male così alla Ue intera.
Alla fine hanno scelto il silenzio, e battute amare tra loro e per pochi intimi: “Forse le overdose di viagra lo hanno colpito al cervello”.
Berlino tace, ma nell’anima tedesca – e nel cuore di “Angie” turista abituale in Italia, mi fanno notare – la rabbia cova e bolle.
Andrea Tarquini
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Aprile 27th, 2014 Riccardo Fucile
“INTESA CON TUTTO IL PD O SUL SENATO RISCHI”… IL PREMIER: “CE LA FARO'”
Matteo Renzi, all’uscita del Quirinale, elude a piedi i giornalisti e si concede alle foto dei turisti in
visita a Rom
“Che succede, Matteo? ” . Giorgio Napolitano, faccia a faccia per quasi un’ora e mezzo col presidente del Consiglio, convocato a mezzogiorno al Colle, è allarmato per il cammino delle riforme.
Non è tanto Berlusconi a impensierire il capo dello Stato.
Gli stop and go del leader di Forza Italia – Senato elettivo sì, poi no – vengono monitorati dal Quirinale ma al momento tutto è derubricato come la solita altalena di un Berlusconi in cerca di visibilità .
Il problema più serio è lo scontro dentro al Pd sul disegno di legge Chiti, quello che prevede il Senato elettivo, e l’improvvisa fiammata dei pasdaran renziani, da Serracchiani a Giachetti, che minacciano elezioni anticipate in risposta alla melina di Forza Italia.
«Le riforme vanno tenute fuori dalla mischia elettorale delle europee – è l’avviso del capo dello Stato – i partiti non devono usarle come strumento di ricatto reciproco»
Napolitano è determinato a chiudere la partita della legge elettorale e della riforma del Senato – a cui ha legato la sua stessa permanenza al Colle con l’orizzonte fissato a fine 2014 – e a Renzi spiega perciò che se si torna alle «spallate», l’operazione rischia di incartarsi ben oltre la «scadenza» (ormai non più a portata di mano) del 25 maggio.
Da qui il richiamo a tentare un’opera di mediazione, all’interno del Pd, in primo luogo.
«Caro presidente, mi trova tranquillissimo sull’esito di questa partita », è la rassicurante risposta del premier.
Le voci di elezioni anticipate, che tanto infastidiscono il Quirinale? «Io voglio andare avanti fino alla fine della legislatura, orizzonte 2018. Certo, anch’io registro come nel Pd si stia facendo strada la tentazione di andare subito al voto se continua la melina di Berlusconi. Non è la mia posizione, ovviamente. Abbiamo troppo da fare per lasciarsi distrarre da chi non vorrebbe cambiare niente in questo paese»
E tuttavia, nonostante le rassicurazioni di Renzi, il capo dello Stato non trova inutile ricordare al giovane segretario del Pd alcune condizioni imprescindibili.
La prima riguarda proprio quella minaccia di elezioni anticipate che i renziani usano come arma di pressione.
Andare al voto con due leggi elettorali diverse per Camera e Senato esporrebbe infatti il paese a un sicuro periodo di caos.
Il secondo avviso di Napolitano riflette invece la condizione precaria della maggioranza a Palazzo Madama. Se Renzi tentasse una forzatura, provando a far approvare l’Italicum anche per il Palazzo Madama, non è detto che avrebbe i numeri per farlo, vista la contrarietà di mezzo Pd.
Ma la vera obiezione di Napolitano, quella che lo spinge a insistere per una soluzione di compromesso sulla riforma costituzionale, riguarda il ddl Chiti: oltre alla minoranza del Pd può raccogliere i voti dei 5Stelle, di mezza Forza Italia e dell’Ncd. Travolgendo il disegno di legge Boschi.
Sarebbe una bomba per il governo Renzi.
Ma il premier ha un piano per evitare il fallimento. Perchè, come ha spiegato ai suoi, «io mi gioco tutto e non posso fermarmi proprio adesso che siamo a un passo da un risultato storico».
Un progetto in tre mosse per disinnescare la fronda più dura, con un’apertura invece ai Pd dialoganti.
L’idea del presidente del Consiglio è di presentarsi martedì davanti ai senatori del suo partito e chiedere una piena e rinnovata fiducia sul suo progetto.
Avvertendo che, a questo punto, non esistono alternative. Anzi, di fronte a una palude, il rischio è quelle tentazioni di elezioni anticipate diventino una valanga.
E siccome – è la convinzione di Renzi – tanto Berlusconi quanto i malpancisti del Pd le temono, all’assemblea del gruppo conta di incassare un rinnovato mandato pieno dai suoi senatori.
Da far approvare poi, ecco la sua seconda tappa, anche in Direzione.
In cambio – sarebbe la terza mossa – arriverà un’apertura all’ipotesi messa in campo da Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, relatori del testo sulla riforma: il nuovo Senato resterà sempre su base non elettiva («il patto del Nazareno va preservato», avverte Renzi) ma con consiglieri regionali-senatori chiamati a svolgere un solo e specifico compito a Palazzo Madama.
Saranno retribuiti dalle Regioni che li eleggono e “scalati” dal plenum del consiglio regionale.
Un compromesso che salverebbe il punto, per il premier «assolutamente irrinunciabile », dell’elezione di secondo grado, salvaguardando l’esigenza di non trasformare Palazzo Madama «in un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci» (secondo la minoranza dem).
Non è un caso dunque che Renzi ieri abbia salutato come «un’apertura» la proposta Calderoli. Per consolarsi rispetto ai colpi che gli sparano dalla “riva gauche” del Pd, ieri sera Renzi ha incontrato il suo omologo francese Manuel Valls, anche lui alle prese con gli attacchi della sinistra del Ps.
Entrambi con esperienza da sindaci, stessa generazione e impostazione blairiana, i due si sono specchiati l’uno nell’altro.
«Anche se – sorride il premier – io sono più a sinistra di lui».
Francesco Bei e Umberto Rosso
(da “La Repubblica”)
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Aprile 27th, 2014 Riccardo Fucile
FU “SUA EMITTENZA”: DAL 28,69% DI SHARE AL 12,41%
Lontani i tempi del Contratto con gli italiani firmato nella terza camera dello Stato, il salotto di Porta a Porta.
Dimenticati e irripetibili gli ascolti che Silvio Berlusconi riusciva a regalare alle trasmissioni cui decideva di partecipare.
Bastava una telefonata in diretta per conquistare milioni di telecomandi. Un’altra epoca. Bruno Vespa giovedì, Matrix venerdì: le seppur annunciatissime partecipazioni televisive di Berlusconi non fanno più share.
Il ritorno a Porta a Porta ha registrato il 12,41% e spettatori tra 1 milione 400 mila e il picco di 1 milione e 700 mila.
Mai prima d’ora il bottino fu così misero.
Sulla poltroncina bianca di Vespa, per dire, il 15 settembre 2009 conquistò l’interesse di 3 milioni 219 mila ascoltatori pari ad uno share del 13.48%
Mentre il 19 dicembre fu visto da 2.216.000 spettatori con uno share 24.05%.
La puntata del 2001 con la firma del contratto con gli italiani registrò il 28,69% di share, con due milioni e mezzo di telespettatori.
Non è un caso che l’unica punto della nuova strategia berlusconiana parta proprio dalle tv. Va da chiunque, basta che l’invitino. E proprio il suo ministro delle tv, Paolo Romani, avvisa: “Berlusconi è in campagna elettorale, mi sembra chiaro”. Decisamente. Ma visto che i risultati per Berlusconi sono pessimi e le aspettative di certo non rosee, l’assistenze degli anziani disabili Berlusconi Silvio, si scaglia proprio contro le reti tv.
Nel suo monologo ieri all’hotel Michelangelo a Milano, Berlusconi riflette: “Come si fa a raggiungere i moderati delusi e disgustati dalla politica? Occorre parlarci e convincerli con dei buoni argomenti, uno per uno” ma non si può più usare la tv.
“Gli italiani sono schifati dalle trasmissioni politiche, ci sarà un motivo se Servizio Pubblico di Santoro è sceso e se Vespa lo mettono alle 11 di sera…”.
“Il 50% degli italiani — insiste il leader di Fi — è costituito da moderati. Come possiamo convincerli? Non con le televisioni, gli italiani sono disgustati. Coi giornali? No, perchè il 90% stanno dall’altra parte”, sostiene. “Lo ripeto, c’è un solo modo, convincerli: con dei buoni argomenti, uno per uno. Per questo, abbiamo lanciato un appello alle persone a impegnarsi e abbiamo fondato i club”.
Ma nel frattempo Berlusconi occuperà le tv.
Nel dubbio meglio esserci.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 27th, 2014 Riccardo Fucile
UN MILIONE DI PELLEGRINI A ROMA PER LA CANONIZZAZIONE , ANCHE RATZINGER TRA I CONCELEBRANTI IN PIAZZA SAN PIETRO
Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sono santi. 
Alle 10:15 la canonizzazione è arrivata con la formula di rito proclamata da Papa Francesco di fronte a centinaia di migliaia di fedeli che hanno riempito Piazza San Pietro e Via della Conciliazione.
Angelo Giuseppe Roncalli, il papa del Concilio , e Karol Wojtyla, il grande «condottiero» della fede – ha detto Papa Francesco nell’omelia – sono stati «uomini coraggiosi», non hanno avuto «paura» di chinarsi sulla «sofferenza» e sulle «piaghe» dell’uomo, e in questo modo «hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia».
«Sono stati sacerdoti, vescovi e papi del XX secolo – ha detto Francesco -. Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e signore della storia; più forte in loro era la misericordia di Dio».
Per Papa Francesco «nella convocazione del Concilio Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo Spirito Santo, si è lasciato condurre ed è stato per la Chiesa un pastore, una guida-guidata. Questo è stato il suo grande servizio alla Chiesa; per questo a me piace pensarlo come il Papa della docilità allo Spirito».
«Giovanni Paolo II – ha aggiunto Bergoglio – è stato il Papa della famiglia. Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato, come il Papa della famiglia».
Roma è stata invasa da un popolo in festa per una giornata già definita storica.
Sono un milione i pellegrini che hanno assistito alla cerimonia tra l’area di Piazza San Pietro-Via della Conciliazione (500 mila) e quelle in cui sono stati allestiti i maxi-schermi (500 mila), come ha riferito la sala stampa vaticana in base a dati delle autorità .
Molti i pellegrini che hanno dormito nei sacchi a pelo vicino ai varchi, aperti prima dell’alba.
Più lento l’afflusso in Piazza San Pietro per i controlli. Numerosissimi anche i fedeli che hanno partecipato alle veglie di preghiera nelle chiese di Roma, la «notte bianca» della capitale, tra canti, preghiere, adorazione eucaristica e confessioni.
I gruppi più numerosi, quelli dei polacchi giunti per la canonizzazione di papa Wojtyla e i bergamaschi per quella di Roncalli.
Ma le bandiere che sventolano hanno i colori di tutte le nazioni, i pellegrini parlano tutte le lingue.
La messa presieduta da Papa Francesco sul sagrato vaticano è cominciata alle 10.00.
Il Papa emerito Benedetto XVI è tornato in piazza per la prima volta dalla fine del suo pontificato e ha concelebrato il rito con il suo successore Bergoglio, insieme a 150 cardinali e 700 vescovi.
Papa Francesco, al suo ingresso sul sagrato, è andato subito ad abbracciare il predecessore. Ratzinger ha ricevuto il saluto anche del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Oltre cento le delegazioni provenienti da tutto il mondo per partecipare alla messa, con 24 tra capi di Stato e sovrani, dieci capi di governo, che hanno preso posto nell’area loro riservata sul lato destro del sagrato vaticano.
Insieme al presidente Napolitano con la signora Clio, hanno partecipato alla cerimonia anche il premier Matteo Renzi con la moglie Agnese.
Dispiegati per gli aspetti logistici e della sicurezza 26 mila volontari e diecimila uomini delle forze dell’ordine, 16 i presidi medici, 77 le ambulanze.
La metro a Roma è rimasta aperta tutta la notte.
L’afflusso dei fedeli è stato rigidamente regolamentato, e quindi, pur massiccio, è avvenuto ordinatamente. Il dispositivo di sicurezza finora ha funzionato alla perfezione.
Centinaia di pellegrini e fedeli hanno assistito lungo via dei Fori imperiali alla canonizzazione dei due Papi trasmessa in diretta su tre maxischermi.
«Non siamo riusciti ad arrivare a San Pietro – si lamenta una signora -, c’è troppa gente. Ci hanno consigliato di spostarci qui perchè c’è posto. Che peccato! Ma siamo contenti lo stesso perchè qui lo scenario è davvero meraviglioso».
C’è chi invece ha deciso sin dall’inizio di seguire l’evento all’ombra del Colosseo: «Ci aspettavamo una folla così – commenta un gruppo di ragazzi seduti su sedie pieghevoli – e per questo ci siamo organizzati per stare direttamente qui sui Fori».
Su Via dei Fori Imperiali, all’altezza della salita che porta al Campidoglio, alcuni pellegrini hanno divelto le recinzioni delle aiuole per far posto a sacchi a pelo e sedie. Sono intervenuti i vigili del Gruppo Sicurezza Pubblica che li hanno allontanati.
In distribuzione ai pellegrini migliaia di bottigliette d’acqua.
La lunga notte di attesa ha provocato comunque alcuni malori: il presidio della Croce Rossa alla destra del colonnato ha accolto oltre trenta persone, con qualche paziente trasferito anche al vicino ospedale Santo Spirito.
(da “La Stampa”)
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Aprile 26th, 2014 Riccardo Fucile
L’INSULTO AI TEDESCHI: “PER LORO I CAMPI DI CONCENTRAMENTO NON SONO MAI ESISTITI”… MAURO: “SILVIO E’ L’UNICO CHE PORTA VOTI”
“Non lo volevo offendere ma apriti cielo, perchè i tedeschi, per loro, i campi di concentramento non sono mai esistiti. I campi di Katyn, invece, sì; quelli tedeschi, no”. Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a Milano per presentare i candidati di Forza Italia, coglie l’occasione per offendere il tedesco Martin Schulz – presidente del Parlamento a Strasburgo ed esponente del Partito socialista europeo oggi candidato alla presidenza della Commissione Ue – e la Germania, accusando i tedeschi di revisionismo storico.
Ripete in pubblico la controversa gag al Parlamento europeo, in cui nel 2003, da premier, consigliò Schulz, allora capogruppo del Pse, un ruolo da kapò in un film sui campi di concentramento tedeschi.
Poi, rincara la dose e invita a non votare le forze che fanno parte del Pse, anche perchè, ripete, “lì c’è quel signore che si chiama Schulz, a cui io involontariamente ho fatto una campagna straordinaria, un signore che non ha grande simpatia non solo per Berlusconi, ma per l’Italia: dunque votare per la sinistra significa votare per lui”. Parole che fanno esplodere un nuovo caso diplomatico.
Per Schulz “Berlusconi è sinonimo di odio, invidia e litigio” ed è “scandaloso” che “le stupidaggini” di oggi siano state dette per vantaggio elettorale, un comportamento che “contraddice quello che l’Italia è: un Paese meraviglioso e con un grande popolo”. Interviene anche il presidente del Partito socialista europeo, Sergei Stanishev, secondo cui si tratta di dichiarazioni “spregevoli” che costituiscono “un insulto all’intero popolo tedesco” e per le quali ha chiesto ad Angela Merkel e al candidato del Ppe Jean Claude Juncker – la famiglia politica europea di riferimento, finora, di Forza Italia – l’”immediata condanna”.
E all’interno dell’Europarlamento c’è chi vuole la cacciata del partito di Berlusconi dalla destra che siede a Strasburgo. Hannes Swoboda, capogruppo dell’Alleanza dei socialisti e democratici (S&D) spiega che “Forza Italia non può più stare nel Ppe” perchè il suo leader “non rispetta gli standard minimi di educazione e comunicazione richiesti in una campagna europea”.
“Il Ppe — aggiunge — deve decidere se è ancora di centro o accetta estremisti”.
Per Swoboda è “surreale” che il Partito popolare europeo, che ha scelto il “conservatore moderato” Juncker per le elezioni europee, “continui a proteggere gente come Orban (il premier ungherese) e Berlusconi, nonostante tutto”.
Swoboda trova che i commenti di Berlusconi siano “nauseanti” e si domanda “cos’altro serva perchè Juncker e il Ppe agiscano”.
L’appello di Stanishev “ad Angela Merkel ed ai leader del Partito popolare europeo, compreso il loro candidato comune Juncker” è stato diffuso con una nota del Pse in cui si afferma che Berlusconi “facendo riferimento ai commenti di dieci anni fa, quando definì Schulz come ‘buono per il ruolo di kapò’ stavolta è andato persino oltre dicendo che ‘per i tedeschi i campi di concentramento non sono mai esistiti’”.
“Questi commenti — ha dichiarato Stanishev — sono un insulto per l’intero popolo tedesco, non solo per Martin Schulz. Di più, sono un cinico tentativo di distrarre l’attenzione dalla vere questioni in gioco in queste elezioni, come il bisogno di più lavoro e più crescita in Europa”.
Il Pse osserva inoltre che nel Congresso del Ppe del 6-7 marzo scorsi a Dublino “Berlusconi è stato uno dei sostenitori chiave della proposta di Juncker per diventare candidato” dei popolari alla presidenza della Commissione europea.
Nessuno dei popolari di Strasburgo ha voglia di commentare le parole di Silvio Berlusconi sui tedeschi e sui campi di concentramento.
Eppure i socialisti hanno chiamato in causa direttamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e tutti i leader del Ppe, compreso il candidato alla presidenza della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, chiedendo loro di “condannare i commenti indegni” rilasciati dal leader di Forza Italia che, ricordando di quando diede del kapò a Martin Schulz, ha detto che “per i tedeschi i campi di concentramento non sono mai esistiti”.
Come mai il Ppe non reagisce? “Berlusconi fa dichiarazioni sempre sul filo tra europeismo e antieuropeismo. Si tratta di dichiarazioni che possono diventare imbarazzanti per il Ppe al quale servono i numeri per vincere e dunque serve Berlusconi”, spiega Mauro, tre volte eletto al Parlamento europeo prima con Forza Italia poi con il Pdl, del quale è diventato capo della delegazione.
“Berlusconi ha ripetuto quanto aveva già detto, era sbagliato allora ed è sbagliato oggi. E’ sul destino dell’Europa che si gioca tutto. Europa affossata dai socialisti e da Berlusconi. Per questo motivo invito il Pse a pronunciarsi su quanto sta succedendo oggi in Ucraina e non sulle parole vecchie di Berlusconi”
Sulla vicenda è intervenuto anche il leader dell’Alde Guy Verhofstadt: “Quelle di Berlusconi sono dichiarazioni inaccettabili e gravissime. Il Ppe dovrà rispondere delle sue provocazioni”.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 26th, 2014 Riccardo Fucile
REPORTERS SANS FRONTIERES: IL RAKING 2014 DEL WORLD PRESS FREEDOM INDEX
L’Italia è un paese che ama indignarsi quando qualcuno ci inserisce in una posizione di retrovia
in una delle classifiche che misurano qualsiasi parametro stilate da organismi internazionali.
Lo facciamo quando si misura corruzione, innovazione, produttività , formazione, ogni cosa.
Supponiamo di prendere una classifica relativa al 2014, vedremo dopo che cosa misura, e supponiamo che l’Italia si trovi al posto numero 49, ma che l’hanno prima fosse in posizione 57.
Che l’Italia si trovi dietro a paesi che dall’alto della nostra spocchia guardiamo con altezzosa superiorità come Estonia, Giamaica, Costa Rica, Namibia, Capo Verde, Ghana e altri ancora.
Casualmente di questa classifica si parla sempre poco e solo quando c’è qualche piccolo miglioramento, In passato se ne parlava strumentalmente dando la colpa di tutto a Silvio Berlusconi, ma tendenzialmente se ne parla poco o nulla per evidente vergogna.
Stiamo parlando di una delle garanzie di ogni Stato di diritto, sancita dall’articolo 21 della nostra Costituzione: la libertà di stampa.
Secondo Reporters Sans Frontieres l’Italia sta piuttosto male anche nel ranking 2014 del World Press Freedom Index che ci vede in miglioramento ma ancora nelle retrovie del mondo civile al posto numero 49, appunto.
Non sarà un caso che i paesi dove maggiore è la libertà di stampa hanno minori tassi di corruzione e maggiore tranquillità economica.
Leggete l’elenco dei primi 10 paesi in classifica e vi sarà tutto chiaro.
Quando si cerca di analizzare il perchè di questa grave situazione partono gli scarichi di responsabilità .
Per i giornalisti è colpa degli editori e dei politici. Per gli editori è colpa del sistema politico e delle difficoltà economiche.
I partiti della libertà di stampa in generale se ne infischiano, tutto grasso che cola per loro controllare per benino l’opinione pubblica.
I cittadini poi non devo neppure pensare che il prodotto che viene ammansito potrebbe avere qualche problemino e quindi dei rapporti di Rsf si tende a parlare pochino: molto meglio disquisire dei glutei di Belen o dell’ultimo tweet di Matteo Renzi.
Recentemente Beppe Grillo, a modo suo, ha riproposto il tema di fronte ai giornalisti italiani, forse è stato un po’ troppo aggressivo, ma nessuno ha voluto dare delle contro spiegazioni al fatto che in Italia la libertà di stampa stia così male.
E meno male che Internet sta distruggendo questi mostri mediatico giornalistici e sta dando spazio e forza a media liberi come quello che state leggendo in questo momento.
World Press Freedom Index 2014 Reporters Sans Frontieres
Posizione, Nazione, Punteggio, Variazione, ( Precedente Posizione, Precedente Punteggio)
1 Finland 6,4 0 (1 ; 6,38)
2 Netherlands 6,46 0 (2 ; 6,48)
3 Norway 6,52 0 (3 ; 6,52)
4 Luxembourg 6,7 0 (4 ; 6,68)
5 Andorra 6,82 0 (5 ; 6,82)
6 Liechtenstein 7,02 +1 (7 ; 7,35)
7 Denmark 7,43 -1 (6 ; 7,08)
8 Iceland 8,5 +1 (9 ; 8,49)
9 New Zealand 8,55 -1 (8 ; 8,38)
10 Sweden 8,98 0 (10 ; 9,23)
11 Estonia 9,63 0 (11 ; 9,26)
12 Austria 10,01 0 (12 ; 9,4)
13 Czech Republic 10,07 +3 (16 ; 10,17)
14 Germany 10,23 +3 (17 ; 10,24)
15 Switzerland 10,47 -1 (14 ; 9,94)
16 Ireland 10,87 -1 (15 ; 10,06)
17 Jamaica 10,9 -4 (13 ; 9,88)
18 Canada 10,99 +2 (20 ; 12,69)
19 Poland 11,03 +3 (22 ; 13,11
20 Slovakia 11,39 +3 (23 ; 13,25)
21 Costa Rica 12,23 -3 (18 ; 12,08)
22 Namibia 12,5 -3 (19 ; 12,5)
23 Belgium 12,8 -2 (21 ; 12,94)
24 Cape Verde 14,32 +1 (25 ; 14,33)
25 Cyprus 14,45 -1 (24 ; 13,83)
26 Uruguay 16,08 +1 (27 ; 15,92)
27 Ghana 16,29 +3 (30 ; 17,27
28 Australia 16,91 -2 (26 ; 15,24)
29 Belize 17,05
30 Portugal 17,73 -1 (28 ; 16,75)
31 Suriname 18,2 +1 (31 ; 18,19)
32 Lithuania 19,2 +2 (33 ; 18,24)
33 United Kingdom 19,93 -3 (29 ; 16,89)
34 Slovenia 20,38 +2 (35 ; 20,49)
35 Spain 20,63 +2 (36 ; 20,5)
36 OECS 20,81 -1 (34 ; 19,72)
37 Latvia 21,1 +3 (39 ; 22,89)
38 El Salvador 21,57 +1 (38 ; 22,86)
39 France 21,89 -1 (37 ; 21,6)
40 Samoa 22,02 +9 (48 ; 23,84)
41 Botswana 22,91 0 (40 ; 22,91)
42 South Africa 23,19 +11 (52 ; 24,56)
43 Trinidad and Tobago 23,28 +2 (44 ; 23,12)
44 Papua New Guinea 23,46 -2 (41 ; 22,97)
45 Romania 23,48 -2 (42 ; 23,05)
46 United States 23,49 -13 (32 ; 18,22)
47 Haiti 23,53 +3 (49 ; 24,09)
48 Niger 23,59 -4 (43 ; 23,08)
49 Italy 23,75 +9 (57 ; 26,11)
Vittorio Pasteris
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 26th, 2014 Riccardo Fucile
IL 40% DI ELETTORI NEL 2013 HA TRADITO IL PARTITO PER CUI AVEVA VOTATO NEL 2008.. I FLUSSI ELETTORALI DI PD, PDL, M5S, NCD E FDI
Chi aveva scelto il centrodestra nel 2013 per il 59% preferisce Forza Italia mentre l’8% va al partito di Alfano
Le elezioni dello scorso anno sono risultate un vero e proprio terremoto politico. Secondo il Cise del professor D’Alimonte si è registrato il più elevato tasso di volatilità di sempre, ossia la percentuale di elettori che hanno modificato il proprio comportamento di voto rispetto alla tornata elettorale precedente.
Ebbene, nel 2013 quasi due elettori su cinque (39,1%) hanno cambiato la scelta del 2008, tradendo il partito votato allora.
È un dato che risulta ancor più eclatante se si considera il confronto internazionale: infatti analizzando le 279 elezioni legislative che si sono tenute in 16 paesi europei dal 1945 al 2013, il dato italiano dello scorso anno si colloca al terzo posto.
L’emorragia di voti dei principali partiti è stata davvero impressionante: il Pdl, che aveva trionfato nel 2008, ha perso 6,3 milioni di elettori; il Pd ne ha persi 3,5 milioni, la Lega Nord ha più che dimezzato il proprio elettorato perdendo 1,6 milioni di voti, e così via.
Il calo di voti dei principali partiti ha determinato anche una sorta di sconvolgimento nel profilo degli elettorati, facendo perder loro i tradizionali riferimenti sociali e mettendoli in forte difficoltà nell’individuare domande e aspettative e nell’elaborare nuove proposte.
Il Movimento 5 stelle, al debutto nazionale, si è affermato come primo partito ottenendo circa 8,7 milioni di voti.
L’analisi dei flussi elettorali, che consente di stimare gli spostamenti di voto da un partito ad un altro, ha messo in evidenza la straordinaria trasversalità del movimento di Grillo che lo scorso anno è stato capace di intercettare quasi in egual misura gli elettori delusi dai partiti di centrosinistra e di centrodestra e di richiamare al voto elettori che nel 2008 non avevano votato.
A poco più di un anno da quel terremoto è interessante verificare le dinamiche elettorali attuali, per capire se siamo in presenza di un perdurante «sciame sismico» oppure se le «scosse di assestamento» abbiano lasciato spazio a un nuovo equilibrio. Dall’analisi, effettuata su più campioni per aumentare l’affidabilità delle stime, emerge un livello di fedeltà ai partiti decisamente più elevato rispetto a quanto registrato lo scorso anno.
In particolare circa due terzi degli elettori del Pd e della Lega Nord appaiono propensi a confermare il proprio voto e il 59% degli elettori del M5S risulta fedele alla scelta del 2013.
Tra coloro che avevano votato il Pdl il 59% intenderebbe votare Forza Italia, l’8% Ncd e il 7% Pd.
Quest’ultimo è un dato davvero inedito, tenuto conto della tradizionale impermeabilità tra il partito di Berlusconi e il principale partito antagonista.
D’altra parte si è più volte sottolineato il grande appeal di Matteo Renzi presso l’elettorato di centrodestra e quello centrista.
Gli indecisi e gli astensionisti sono più numerosi tra le fila della sinistra (Sel e Rc 39%), di Fratelli d’Italia (27%), di Udc e Fli (26%) e del Pd (26%), a conferma del fatto che il nuovo corso renziano attrae sì nuovi elettori ma determina anche delusione in una parte di elettorato più tradizionale del Pd che al momento preferirebbe astenersi anzichè scegliere altri partiti.
I flussi di provenienza del voto di ciascun partito evidenziano infatti che tra quanti oggi voterebbero il Pd solo la metà (54%) aveva votato per lo stesso partito lo scorso anno: più bassa è questa percentuale e più elevata risulta la capacità di attrazione di nuovi elettori che, nel caso del Pd, si stima provengano soprattutto da M5S (13%), da Scelta civica (12%), dal Pdl (5%) ma anche da chi si era astenuto lo scorso anno (8%). Il movimento di Grillo ha una fortissima componente di elettori del 2013 (80%) e attrae in misura uguale elettori Pd e Pdl (4%).
Fi ha un elettorato concentrato tra gli ex elettori del Pdl (77%) e fatica ad attrarne di nuovi.
La Lega dopo il severo risultato dello scorso anno appare in crescita, attirando voti dal Pdl (15%) da Scelta civica (12%) e dal M5S.
Da ultimo, Ncd e Fdi, due partiti molto trasversali: il partito di Alfano al momento avrebbe un elettorato proveniente per quasi la metà dal bacino originario (31% da elettori Pdl e 15% da elettori Udc e Fli), per il 20% da Scelta civica, per l’8% dal M5S, per il 6% da Fdi e per l’8% da chi nel 2013 si era astenuto.
Tra gli elettori del partito di Giorgia Meloni solo un quarto proviene da elettori che avevano votato per Fdi nel 2013 mentre il 23% proviene da elettori Pdl, il 15% dal M5S, il 7% dalla Lega e ben 11% da astensionisti.
E analizzando le intenzioni di voto rilevate dopo le festività pasquali l’unica novità di rilievo è costituita dalla lieve crescita del consenso per Fdi che al momento si collocherebbe al di sopra della soglia del 4%.
Gli altri partiti presentano scostamenti minimi rispetto alla scorsa settimana: d’altra parte, è difficile immaginare spostamenti di voto di centinaia di migliaia di elettori in poco tempo.
E, ancora una volta, è opportuno ricordare che non si tratta della previsione dell’esito finale delle europee ma di stime: va tenuto in debito conto l’elevata incertezza che ancora permane, l’incognita dell’astensione e il fatto che le campagne elettorali servono a «smentire» le stime dei sondaggi, dato che ogni partito investe tempo, energie e denaro per mobilitare elettori e aumentare il proprio consenso, contraddicendo quanto i sondaggi fotografano nel corso della competizione.
Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 26th, 2014 Riccardo Fucile
AJEESH PINK AMAVA IL CALCIO ED ERA AL SUO NONO GIORNO IN BARCA… DORA, LA MOGLIE DI JELESTINE VALENTINE, 45 ANNI, L’ALTRA VITTIMA, HA DETTO DI AVER GIà€ PERDONATO
Chi si informa su Bloomberg e Bbc non vede la storia con gli occhi di Latorre e Girone, ma con
quelli di Ajeesh Pink, un pescatore di 25 anni del villaggio di Eraiyumanthurai nel sud del Tamil Nadu.
Suo padre, dopo un incidente che gli portò via due arti nel 2003, morì.
Una brutta malattia portò via anche la mamma nel 2005 e Ajeesh fu costretto a lasciare la scuola a 14 anni per mantenere le due sorelle minori.
Viveva con la zia quando cominciò a lavorare nella pesca per portare il pane a casa. Amava il calcio e aveva un fisico da body builder.
Secondo il racconto dei suoi compagni di pesca, che va verificato in un processo, il 15 febbraio 2012 era al suo nono giorno sul peschereccio St Anthony. Come il timoniere, Jelestine Valentine, 45 anni, aveva chiuso gli occhi mentre il peschereccio purtroppo andava alla deriva.
Scambiato per una minaccia terroristica, secondo gli indiani, il timoniere è stato colpito per primo alla testa. Ayesh invece correva con gli altri sotto la pioggia di colpi quando fu colpito sul petto.
Secondo il racconto del suo capitano cominciò a sanguinare a destra poi cadde a terra gridando : “Mamma, mamma”.
La sorella più piccola aveva 17 anni e nell’intervista televisiva trasmessa da Bloomberg piangeva guardando una sedia di plastica con sopra la foto del fratello. Certo, le sorelle hanno ricevuto 189 mila dollari di risarcimento dall’Italia per ritirare la causa civile ma preferivano il fratello.
La moglie di Jelestine Valentine, 45 anni, si chiama Dora. Oltre ai soldi italiani ha ottenuto un lavoro al dipartimento della pesca del Kerala.
È cattolica e ha perdonato. È convinta della colpevolezza dei due marò ma non vuole che siano condannati.
Su quello che è accaduto il 15 febbraio del 2012 esistono due versioni.
Per il Governo italiano: “Alle ore 12 la petroliera italiana Enrica Lexie veniva avvicinata da un’imbarcazione da pesca, con a bordo cinque persone armate con evidenti intenzioni di attacco. I militari del battaglione San Marco in accordo con le regole d’ingaggio in vigore, mettevano in atto graduali misure di dissuasione con segnali luminosi fino a sparare in acqua tre serie di colpi d’avvertimento, a seguito dei quali il natante cambiava rotta”.
Secondo i pescatori indiani sul St Anthony dormivano tutti dopo una notte di pesca. La barca avanzava senza essere governata in rotta di collisione con la petroliera.
Il capitano Freddy Louis, ha raccontato di essere stato svegliato dal suono della sirena e di avere scoperto il timoniere Jelestine già morto.
Poi un ‘fuoco continuo a distanza di circa 200 metri’ avrebbe ucciso anche Ajesh.
Il rapporto — pubblicato da Repubblica — del capo del terzo reparto della marina italiana, inviato in India dopo l’incidente, non è molto favorevole ai marò.
Secondo l’ammiraglio Alessandro Piroli, le perizie balistiche eseguite dagli indiani davanti ai nostri Carabinieri, asseverano che “le munizioni sono del calibro Nato 5,56 mm fabbricate in Italia”.
Il proiettile tracciante estratto dal corpo di Valentine Jelastine è stato esploso dal fucile con matricola assegnata al sottocapo Andronico.
Il proiettile estratto dal corpo di Ajiesh Pink è stato esploso dal fucile con matricola assegnata al sottocapo Voglino”.
Insomma, un caso ancora molto complesso.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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