Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
PERCHE’ GLI ELETTORI DI DESTRA VOTERANNO RENZI
Penso che a cominciare da Silvio Berlusconi molti, a destra, si vadano chiedendo in queste settimane: «Ma perchè non le abbiamo fatte noi le cose che sta facendo il governo Renzi?».
Una domanda quanto mai a proposito, anche se i dubbi sull’efficacia degli annunci di Renzi sono legittimi.
Non si è mai vista, infatti, una maggioranza così ampia come quella che ha avuto la Destra, e tuttavia con risultati così miseri.
L’eterogeneità di quella Destra, i problemi giudiziari e i conflitti d’interesse dello stesso Berlusconi, o il sordo contrasto dei «poteri forti» hanno certamente contato, ma non sono stati decisivi. Possono costituire un alibi, non una spiegazione.
Questa dunque va cercata altrove.
Innanzitutto, io credo, in un ambito per così dire socio-antropologico: il fallimento della Destra al governo ha rispecchiato nella sostanza un limite della società italiana di destra.
Un limite dei ceti che ad essa fanno tradizionalmente riferimento, vale a dire una certa borghesia piccola e media culturalmente antiprogressista, una certa classe tecnica e imprenditoriale, le quali non producono autentica vocazione alla politica, non producono personalità politiche. Troppo legata alle proprie occupazioni e professioni, troppo immersa nelle sue attività economiche e commerciali, troppo presa dal proprio privato, la società di destra non dà al Paese uomini o donne che uniscano in sè le due qualità necessarie al politico di rango: da un lato l’ambizione unita a un ideale pubblico e dall’altro, al fine di soddisfare tale ambizione, la capacità /volontà di affrontare i rischi e i fastidi innumerevoli della lotta politica.
Pesa non poco in tutto questo la minorità politica a cui la Destra è stata condannata nella storia repubblicana.
Ma insieme pesa anche un forte limite culturale di questo insieme di gruppi sociali.
I quali ancora oggi si tengono lontano dalla politica perchè troppo spesso non riescono a comprenderne nè il senso nè il valore.
Nè quindi sono disposti a pagarne il prezzo per accedervi, a cominciare da quello di sottoporsi al giudizio degli elettori.
Il solo vero modo che nel suo intimo il popolo di destra concepisce per impegnarsi con la politica è, nel caso migliore, la cooptazione: essere invitati da chi può, a sedere in Parlamento o ad assumere questo o quell’incarico.
Insomma, la politica come riconoscimento di tipo sostanzialmente notabilare, come onorificenza sociale.
Con l’ovvio risultato, naturalmente, che così poi non si conta nulla, e anche per ciò non si riesce a combinare nulla. Questo nel caso migliore, come dicevo. In quello peggiore invece la politica è vista solo alla stregua di un’utilità come tante altre: da usare e di cui approfittare per fini personali.
Tutto ciò si è visto bene prima con Forza Italia, poi con le sue reincarnazioni; e si vede tuttora anche con le formazioni di centro. Quasi sempre si direbbe che proprio il personale successo nel loro campo dei vari Monti, Brunetta, Montezemolo, Bombassei, Terzi, Dini, Tremonti, Martino, Urbani e tanti altri professori, manager o imprenditori tratti dalla società civile di destra, li abbia condannati sostanzialmente, sia pure dopo qualche sprazzo di luce, a un ruolo di comprimari o di volenterosi esecutori di disegni altrui.
Restano così al centro della scena gli individui spinti da nessuna motivazione che non sia quella del puro interesse personale e, insieme a questi, i mediocri privi di vero coraggio e di iniziativa politica, senz’alcuna esperienza di leadership , senza idee e senza autentica visione (la falange delle varie Santelli, Comi, Biancofiore, e quindi i La Russa, i Capezzone, gli Schifani, i Toti, e via seguitando).
E poi naturalmente al centro della scena Berlusconi.
Berlusconi ha rappresentato fino al parossismo il limite personal-professionale che caratterizza il popolo di destra nel suo rapporto con la politica e nel pensare la politica.
Convinto che la cosa essenziale fosse solo agitare il pericolo di un nemico, e grazie a ciò vendere comunque un programma elettorale, Berlusconi non si è curato d’altro.
Per lui il governare si è esaurito nel vincere. Ha mostrato di non aver alcun obiettivo vero e concreto per il Paese nel suo complesso, tanto meno la capacità di conseguirlo, considerando tra l’altro irrilevante, nella scelta dei propri collaboratori, la competenza, la capacità realizzatrice, l’onesta: insomma, qualunque cosa non fosse la fedeltà canina alla sua persona. Come capo del governo gli è mancata, negli affari del Paese, la tenacia, la passione del fare, che invece era stato capace di mettere negli affari propri.
È così che oggi capita che molti elettori di destra si accingano a votare per Renzi.
E si chiedano un po’ sorpresi come mai.
Ernesto Galli della Loggia
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
IL MALESSERE ESPRESSO DA BONDI E’ MOLTO PIU’ CONDIVISO IN FORZA ITALIA DI QUANTO APPAIA
«Sandro, ma ti sembra questo il momento per parlare di fallimento?» Giusto nel giorno tetro
dell’avvio dell’esecuzione della pena, a un mese dalle Europee, alla vigilia dell’esordio tv della campagna elettorale, nelle stesse ore in cui Paolo Bonaiuti ufficializza il passaggio all’Ncd.
La telefonata di Silvio Berlusconi a Bondi nel pomeriggio è ad alta tensione.
La sortita dell’ex coordinatore forzista e pidiellino (per un decennio), la lettera di sfogo alla Stampa , raccontano abbia mandato il leader fuori dalla grazia di Dio, in mattinata. «Ma l’avete letta? È stata una pugnalata alle spalle, puro autolesionismo. Voi evitate di attaccarlo, con lui me la vedo io» ha intimato ai suoi da Arcore.
Così, in serata il senatore si è affrettato a precisare che la sua «fedeltà a Berlusconi non è in discussione» e che è «dispiaciuto e amareggiato: la mia analisi è stata male interpretata».
La tempesta però si era ormai scatenata, proprio mentre Berlusconi aveva decisamente altro a cui pensare.
Firma del decreto e avvio dei servizi sociali coi 96 minuti trascorsi all’Uepe di Milano, al fianco di Niccolò Ghedini. Ne esce provato in volto.
Tutti i sondaggi, anche quelli più clementi, danno Fi ancora sotto la soglia-spartiacque del 20 per cento.
Ecco perchè della tempesta scatenata dalla lettera di Bondi – con annessi trionfalismi di Alfano e dei suoi – Berlusconi avrebbe fatto volentieri a meno.
Nonostante una prima avvisaglia l’avesse avuta già un paio di settimane fa, quando il senatore aveva presentato una lettera di dimissioni dalla carica di amministratore e commissario, dichiarandosi inadeguato a un ruolo che dovrebbe essere ad appannaggio di una figura più manageriale.
«Le casse sono vuote e non si è voluto accollare la responsabilità di firmare provvedimenti di spesa» dicono le malelingue interne.
Sta di fatto che, tra le altre cose, è rimasta in asso la firma dei contratti dell’ottantina di dipendenti in attesa di transitare dal Pdl a Fi, da due mesi senza stipendio.
Poi l’eclissi in tv, Bondi che non si riconosce più nel nuovo entourage che circonda ormai il capo, fino all’exploit di ieri che spiazza i colleghi.
Alla Camera e soprattutto al Senato nei capannelli forzisti non si parla d’altro, mentre le truppe Ncd accolgono al suono di trombe il passaggio dell’ex portavoce Paolo Bonaiuti.
«Bondi decida, o sta nel partito o sta fuori» intima Alessandra Mussolini che esprime gli umori della pancia berlusconiana. Ma la vicenda, sostiene Daniela Santanchè, «con tutto il rispetto è nulla rispetto alla drammaticità di questa giornata, che richiederebbe ben altre riflessioni sulla nostra democrazia».
Sarà Giovanni Toti a tentare di chiudere in fretta riducendo l’uscita di Bondi come «una sua posizione personale».
Ma se in queste ore è sceso di nuovo il gelo su Forza Italia, è perchè in tanti temono quel che potrebbe accadere dopo un possibile flop al voto del 25 maggio.
«La lettera ci induce a una riflessione molto profonda» mette le mani avanti Gianfranco Rotondi, già autoproclamatosi premier del “governo ombra”.
Molti i parlamentari in posizione di sofferenza per varie ragioni.
I senatori campani, l’ex ministro Elio Vito blindatosi nel silenzio da tempo, il deputato Giorgio Lainati (dichiaratosi comunque fedele a Berlusconi). Truppe in fibrillazioni alle quali il capo detterà la linea in tv, per salvare il salvabile.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
“UNA MULTA A CHI DA’ IL CIBO IN PIAZZA, LEDE IL DIRITTO ALA VITA, E’ UN’AZIONE RAZZISTA E PERSEGUIBILE”
Pubblichiamo la lettera che Francesca Barra, scrittrice e giornalista, invia al sindaco di Verona Flavio Tosi in merito alla decisione di sanzionare con multe da 25 a 500 euro chi distribuisce “alimenti e bevande” in alcune zone del centro storico. L’ordinanza del primo cittadino della Lega Nord, in vigore fino al 31 ottobre 2014, vieta anche la consegna da parte delle associazioni solidali di cibo, acqua e coperte ai senzatetto anche in periodi primaverili ed estivi non connessi cioè all’emergenza freddo.
Francesca Barra ha condotto su Radio1 Rai ”La bellezza contro le mafie” ed è conduttrice tv. Nel 2012 ha pubblicato “Giovanni Falcone un eroe solo” e nel 2011 “Il Quarto Comandamento”, entrambi per Rizzoli. Ha scritto il racconto “Gli spietati” nel libro “Non è un paese per donne”, edito da Mondadori. Ha collaborato con Pubblico e con il settimanale Sette, dove si è occupata di cronaca, criminalità organizzata e donne vittime di ‘ndrangheta.
Gentilissimo sindaco Flavio Tosi,
lei sta promuovendo un’azione disumana e miope. Sta incoraggiando a vergognarsi della povertà . Allontanando uomini e donne dalla carità , come se fossero sagome di cui una città . Si deve vergognare. Ma io mi vergogno che esista la povertà , nel 2014. Che esistano disperazioni del genere. Mi imbarazzano simili misure come quella che Lei ha voluto adottare, che non tengono conto della soglia di povertà in cui le vittime della crisi sono sprofondate.
Mi vergogno di amministrazioni prive di coscienza, della totale assenza di politiche sociali, di sostegni psicologici, superiori ai milioni di poveri che hanno perso tutto a causa di un destino sadico e vigliacco. Sono invisibili fino a quando non invadono i “nostri spazi”. Ma sono umanità tanto quanto noi. E come noi soffrono, sognano, pensano, amano e si amano. Solo con molta più tristezza e rassegnazione.
Ho vissuto con i senzatetto per quasi un mese, per un’inchiesta. Ho conosciuto madri di tre, quattro, perfino cinque figli, lavoratrici, mangiare alle mense, dormire nei dormitori, a terra, sui cartoni o sulle panchine.
Padri separati, artigiani, ex imprenditori. Persone che hanno dedicato tutta la vita al lavoro, alle responsabilità . Che hanno pagato le tasse. E magari hanno perfino votato per lei e per altri amministratori che oggi li considerano scarti, da tenere alla larga.
E le assicuro che se potessero, starebbero volentieri seduti nel salotto di casa, piuttosto che nel centro della sua città , all’aperto, al freddo, al gelo e con scomodità che piegherebbero chi, come lei, forse non ha mai provato nemmeno un giorno a mettersi nei loro panni.
La invito a seguirmi, in forma anonima, per un tour in quello che qualcuno chiama inferno, substrato urbano.
Vorrei condurla ad ascoltare passati e storie meravigliose. A lasciarsi affascinare dalla forza, dall’energia, dalla generosità di persone che non hanno più nulla.
Tutti dovremmo sederci alla tavola dei poveri, diceva Don Gallo.
Ho conosciuto giovani artisti, di grande cultura. Bambini venduti da mafie e giunti da ogni parte del mondo. Anziani sfrattati, che vivono vicino le stazioni. Ho conosciuto, io. Perchè ho voluto conoscere i loro nomi. Le loro storie. Perchè non mi sono mai seduta su comodi scranni, giudicando cosa fosse giusto, sbagliato, bello o indecoroso
Le consiglio di non sbandierare la sua fortuna, di non sentirsi esente dal rischio di poter un giorno, perdere improvvisamente tutto ed essere destinato a fame, morte, solitudine, ingratitudine.
Il bene e la bontà non fanno notizia, talvolta. Ma non dobbiamo avere paura di sovvertire queste leggi. Perchè la bellezza delle nostre città è sostenuta anche dalla generosità dell’animo umano.
Forse la solidarietà non basta più. Forse deve diventare più forte il diritto, la giustizia. Il diritto alla vita, all’amore, all’accoglienza.
Lo sa cosa ha detto qualche giorno fa una bambina, in mensa alla sua mamma?
Che bello, oggi c’è il cordon bleu. Come se fosse un dono,come se stesse per sedersi al ristorante.
Ma quella bambina crescerà , diventerà una donna. Ed io spero che possa incrociare il suo sguardo e quello dei milioni di poveri che lei farà sloggiare dal salotto della sua città , perchè sporcano l’equilibrio e l’armonia di Verona. Che non è sua.
E una multa a chi dà il cibo in piazza, come se stessero sfamando randagi, lede il diritto alla vita. E’ perfino perseguibile, secondo me, perchè non c’è azione più razzista di questa.
“Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato”, le ricorda nulla?
Grazie
Francesca Barra
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
PER DARE 80 EURO A CHI VOLEVA LUI, ALLA FINE RENZI HA TASSATO TUTTI: DAL BONUS ALL’ASSENZA DI TAGLI, DALLE IMPRESE ALLE QUOTE BANKITALIA UNA CAPORETTO
Se si vogliono cercare criticità al decreto fiscale il presidente della Repubblica non ha che
l’imbarazzo della scelta.
La più evidente è che per ora l’intervento di riduzione fiscale – il bonus da 80 euro – è una tantum e non strutturale, cosa che fa dire alle opposizioni che si tratta di una manovra di puro stampo elettorale.
In più è stata coperta soprattutto con nuove tasse e non con i tagli come annunciato in un primo momento dal governo e auspicato dalle buone regole che dovrebbero governare una sana gestione dei conti pubblici.
Se poi si vuole entrare nel dettaglio proprio delle misure fiscali l’aver aumentato il prelievo sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, facendo pagare alle banche un importo maggiorato ed in un’unica rata (mentre la legge originaria approvata alla fine dell’anno scorso parlava di tre), sfiora l’incostituzionalità .
Mentre la norma che si vuole imporre alle imprese, che a loro volta dovranno saldare in un’unica rata anzichè in tre le tasse sulle plusvalenze generate dalla rivalutazione dei loro beni, certamente è come minimo una violazione dello statuto del contribuente.
Che predica, spesso inutilmente, l’invarianza delle norme fiscali. Mentre invece così le imprese interessate dovranno, non si sa come, rifare i bilanci già approvati.
Se questi punti venissero impugnati dai soggetti interessati il castello di carte del governo sarebbe seriamente a rischio.
Nel decreto, come sappiamo, ci sono poi risparmi messi in conto agli organi costituzionali, un tetto agli stipendi dei manager, che di fatto taglia il compenso dei presidenti di cassazione e pure quello dei vertici di Bankitalia (istituto che godrebbe di una sua autonomia): tutte norme comprensibili che però non possono essere buttate dentro al decreto basta che sia.
E ancora, sul fronte dei tagli i 700 milioni tolti alle Regioni e gli altri 700 sottratti ai comuni, produrranno una riduzione dei servizi sociali, già ridotti all’osso.
E si potrebbe continuare così, ancora per molto, non ultima la nuova tassa sui conti correnti degli italiani (non è mettere le mani in tasca ai cittadini?)
A metà pomeriggio il presidente della Repubblica ha finalmente firmato il decreto, ma lasensazione è che tra le parole e i fatti vi sia una bella differenza.
Paolo Baroni
(da “La Stampa“)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
LO RENDE NOTO IL QUIRINALE CON UNA NOTA: PRIMA DI FIRMARE VUOLE VEDERE LE COPERTURE
Sembrava tutto ok. Con Giorgio Napolitano pronto a firmare il decreto Irpef che farà partire la “rivoluzione” degli 80 euro in busta paga.
Invece, prima di firmare, il Capo dello Stato ha convocato questa mattina al Quirinale il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan.
L’incontro, spiegano dal Quirinale, è servito per ottenere “ulteriori chiarimenti” sul testo messo a punto dal governo.
Il che non vuol dire che alla fine il presidente della Repubblica non lo firmerà anche se si tratta di una scelta tutt’altro che usuale.
Un elemento che fa capire quanto l’operazione sia delicata.
Non si sa quale siano i punti su cui Napolitano ha chiesto delucidazioni, ma il Capo dello Stato non vuole correre rischi.
Va bene la “rivoluzione”, ma un passo alla volta, senza fretta.
Proprio stamattina il capogruppo di FI alla Camera Renato Brunetta aveva rivolto “l’ultimo appello” a Napolitano invitandolo a non firmare il decreto: “Dopo una lunga e defatigante trattativa, il Presidente della Repubblica si appresta, in giornata, a dare il via libera al decreto degli 80 euro. Il cadeau che dovrebbe favorire la campagna elettorale di Matteo Renzi per le Europee. Rinnoviamo, pertanto, il nostro appello – per la verità l’ultimo – affinchè non si compia un atto che potrebbe avere conseguenze estremamente gravi per il nostro Paese. Le norme devono essere coperte, secondo modalità che non lascino dubbio alcuno, se non si vuol far ripiombare l’Italia nell’incubo di una nuova procedura d’infrazione”.
Critico anche il Presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani: “La proposta di taglio di 700 milioni di euro alle regioni va rivisto perchè non è equilibrata rispetto al ‘peso’ che lo stesso taglio ha per il comparto statale”.
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
ESCLUSI SOLO I TITOLI DI STATO, SALE DAL 20% AL 26% L’ALIQUOTA PER I CONTI CORRENTI, DI DEPOSITO E POSTALI
I risparmiatori e le imprese si preparino a finanziarie le detrazioni Irap previste dal governo
Renzi, che le ha inserite nell’ambito del decreto Irpef che prevede i famosi 80 euro in busta paga (per chi guadagna tra 8 e 24mila euro) a partire da maggio.
Con l’arrivo del decreto definitivo, previsto in Gazzetta Ufficiale per oggi stesso, si mettono nero su bianco le tecnicalità dei provvedimenti e pure le misure per le coperture.
Tra le misure di maggiore impatto per i comuni cittadini (ma anche per le società ) c’è il passaggio dal 20 al 26% del prelievo su tutte le rendite finanziarie, a partire da luglio, con l’esclusione dei titoli di Stato.
Significa che vi rientrano anche i conti correnti, i conti di deposito e i soldi maturati sulle giacenze lasciate sui conti postali.
Una modalità che rischia di colpire di nuovo (dopo le mini patrimoniali delle imposte di bollo di Monti) i piccoli risparmiatori sopravvissuti ai chiari di luna della crisi finanziaria.
Quanto sia vasta la platea di possibili interessati è testimoniato dal fatto che nel 2012 gli italiani avevano custoditi nei depositi bancari ben 692 miliardi (di cui 470 nei conti corrente, che però in molti casi sono a rendita zero), mentre nel risparmio postale ci sono 341 miliardi (di cui 27 nei c/c)
Secondo la relazione tecnica di cui dà conto la ricostruzione del Sole 24 Ore, proprio dall’innalzamento del prelievo sugli interessi per c/c e depositi dovrebbero arrivare 775 milioni nel corso dell’anno prossimo, che saliranno addirittura a 1,1 miliardi dal 2016.
Considerando il complesso degli incassi legati alle rendite finanziarie, quindi anche le cedole delle obbligazioni e gli altri redditi di capitale, per quest’anno gli effetti saranno limitati a 720 milioni.
Ma l’andamento dell’imposizione sconta una netta crescita nei prossimi anni, arrivando a 2,3 miliardi nel corso del 2015, i 2,9 miliardi nel 2016 e poi stabilizzarsi a quota 2,6 miliardi dal 2017 in poi.
Per le azioni, la nuova aliquota del 26% si applica a dividendi e utili incassati dal prossimo luglio. Nel caso di detenzione di titoli di emittenti quotate, la tecnicalità per armonizzare l’aliquota rispetto al 20% precedente sarà una “finta” cessione al 30 giugno 2014, con riacquisto successivo, in modo da calcolare il rateo maturato con le due differenti aliquote.
Per i Bot e i Btp, invece, la tassazione resta ferma al 12,5%. Neppure le forme di previdenza complementare, i fondi pensione, subiranno un ritocco al rialzo dall’11% di favore al quale si trovano ora.
Sempre in tema di rivalutazione, perchè di questo si tratta, si conferma infine l’imposta al 26% sulle plusvalenze che le banche – azioniste di Bankitalia – hanno registrato dopo la rivalutazione per decreto delle quote di via Nazionale.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
NCD 5.1%, LEGA NORD 5%, TSIPRAS 4,1% SOPRA LO SBARRAMENTO
Matteo Renzi e Beppe Grillo acerrimi nemici. Dopo giorni di scontro infuocato tra il premier e il leader del Movimento 5 Stelle, i sondaggi certificano che la distanza tra Partito democratico e grillini si accorcia minuto dopo minuto.
Tutto a vantaggio dei secondi.
I dati forniti da Agorà /Ixè non lasciano dubbi: in una settimana i democratici sono passati dal 32,8% al 32,1% mentre Grillo sale dal 25,8% al 27,4%.
In questo senso sembra che le intemerate del comico genovese contro il presidente del Consiglio (una per tutte: l’hashtag #figlioditroika) stiano pagando dal punto di vista elettorale in vista delle europee del 25 maggio.
D’altronde è chiaro che la competizione tra le due formazioni politiche sta diventando incandescente.
E ieri ha raggiunto l’apice, con le accuse incrociate su Twitter dove Matteo Renzi – pur senza nominare Grillo – lo ha accusato di essere un milionario incapace di apprezzare gli 80 euro al mese promessi dall’esecutivo ai redditi bassi.
Ad ogni modo la coalizione di centro-sinistra oggi guadagnerebbe il 37,3% dei voti contro il 30,9% del centrodestra.
Lo stesso sondaggio pubblicato questa mattina da Agorà mostra un ulteriore calo di Forza Italia (dal 18% al 17,5%), ecco perchè il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, ha affermato che “se Forza Italia arriverà al 20% sarà un successo”
Lista Tsipras è invece data al 4,1% – contro il 3,9% dei giorni scorsi. “Tutti hanno perso qualcosa”, ha osservato Roberto Weber, presidente di Ixè, “e quel qualcosa si è indirizzato verso Beppe Grillo. Anche il Pd, per la prima volta in tre mesi ha registrato una battuta d’arresto”.
Scende anche l’astensione, comunque molto alta: dal 45% al 43%. Un italiano su quattro deve ancora decidere se andare a votare o meno, e nessun partito può esultare.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO LA SCOMUNICA DI BERGOGLIO ALLA MESSA, I PARLAMENTARI SGOMITANO PER UN POSTO ALLA CANONIZZAZIONE
Ci saranno decine di telecamere spianate, antenne di mezzo mondo, oltre cento delegazioni. 
I colonnati di San Pietro ornati a festa, i picchetti d’onore, la distesa di porpore.
Un raduno straordinario di pellegrini per una celebrazione straordinaria: papa Francesco che proclama santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II con l’esposizione in pubblico di un (riservato) pontefice emerito, Benedetto XVI.
E ci sarà l’effetto dove-mi-si-nota-meglio?
La politica che s’intrufola, che vuole presenziare, che vuole espiare: “Quando in futuro vedranno le immagini, non conterà la carica che ricoprivi, ma quanto eri vicino al potere”, dice Frank Underwood (Kevin Spacey) in House of Cards.
E ancora viene interpretato il plateale gesto di stima in piazza San Pietro che Karol Wojtyla riservò a Giulio Andreotti, in quegli anni processato per i rapporti con i mafiosi, proprio mentre i fedeli esultavano per la beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina (era il ’99).
Ancora immersi in estenuanti penitenze o forse travolti da una profana delusione per la scarsa considerazione — ricordate l’anatema di Francesco durante la messa mattutina dei parlamentari, “i peccatori saranno perdonati, i corrotti no”? — deputati e senatori cominciano a sgomitare, a comporre nervosamente numeri, a bloccare compulsivamente seggiole per assistere alla canonizzazione di domenica in buona (e fotogenica) posizione.
Il Vaticano ha rinunciato a una proverbiale fiducia istituzionale e vuole spuntare gli elenchi che verranno trasmessi dai cerimoniali di Palazzo Chigi, Madama e Montecitorio, che sopportano le pressioni dei politici per uno strapuntino ben in evidenza e persino le richieste eccessive. Alessandro Pagano (Ncd) e Rocco Buttiglione (Udc) chiedono sei tagliandi ciascuno; tanti spaventati parlamentari pretendono informazioni meteorologiche perchè sostare immobili sotto la pioggia per quattro ore presuppone uno sforzo di fede.
Matteo Renzi non dovrà correre a formulare prenotazioni, al primo ministro spetta il sagrato, lato sinistro di papa Francesco, assieme a Giorgio Napolitano e consorte, ai presidente Pietro Grasso (Senato), Laura Boldrini (Camera), Gaetano Silvestri (Consulta).
Ma il cattolico praticante Renzi, che di solito di domenica va in chiesa a Pontassieve, vuole condividere l’esperienza con la moglie Agnese e i tre bambini.
Questa è la compagine di rappresentanza tricolore, che sarà la più prossima a Francesco con i polacchi e gli spagnoli.
Il settore più affollato sarà il centrodestra, un recinto per duemila preziosi sediolini per le autorità italiane e straniere.
Anche la truppa di Ignazio Marino ha intasato la distribuzione dei biglietti: dal Campidoglio saranno in 36.
Ma i parlamentari preoccupano gli organizzatori vaticani perchè, dopo una rapida presa di coscienza nei corridoi dei palazzi (“Tu ci vai? Allora anch’io”), le prenotazioni sono lievitate, miracolosamente moltiplicate: ieri mattina erano ducento fra Camera e Senato compresi gli accompagnatori — figli, mogli e parenti di ogni grado — e in serata sono diventati trecento.
E i pellegrini dovranno accamparsi di notte per occupare (in piedi) un po’ di sampietrini.
A differenza dei colleghi, Pier Ferdinando Casini non ha mai indugiato, neanche Paola Binetti e Rosy Bindi.
E come non prevedere Roberto Formigoni: “Certo che ci vado! Non potrei mai mancare”.
E non mancheranno, in ordine alfabetico , Daniela Cardinale, Elena Carnevali, Lorenzo Cesa, Cesare Damiano, Antonio Misiani. I ministri Maria Elena Boschi, Federica Mogherini, Angelino Alfano, Maurizio Martina, Maurizio Lupi; i sottosegretari Mario Giro, Andrea Olivero, Pier Paolo Baretta, assiepati nel girone infernale con i parlamentari italiani.
Sarà assente il senatore Antonio Razzi, che uscì frastornato da San Pietro dopo la predica di Jorge Bergoglio: “Mi spiace. Devo riprendere mia moglie in Svizzera e poi farò tappa per la partita Teramo-Messina per festeggiare la promozione in Prima Divisione. Il presidente ha invitato anche il mio amico Mimmo Scilipoti: io tifo Teramo, lui Messina. Sarà bello staccare la testa da Roma, da queste liturgie e divertirci un po’ con gli ultrà ”.
Finale di pezzo scontato: amen.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile
CHIUSA L’INDAGINE DI TORINO… I MEDICI CHE DISSERO SI’ AL METODO: “CI VERGOGNIAMO”
Davide Vannoni ha creato un’associazione a delinquere per truffare centinaia di persone colpite da gravi malattie somministrando, talvolta a pagamento, farmaci guasti e pericolosi.
E in più, anche se dotato solo di un laurea in psicologia, si è spacciato per medico.
Il pm di Torino Raffaele Guariniello ha chiuso le indagini dei Nas su Stamina scaricando accuse pesantissime sul guru del discusso metodo e su altre 19 persone, tra suoi collaboratori, dirigenti e primari del Burlo Garofolo di Trieste e degli Spedali Civili di Brescia, e pure su un funzionario dell’Aifa, il responsabile dell’ufficio ricerca e sperimentazione Carlo Tomino.
L’inchiesta potrebbe essere la pietra tombale su una cura al centro di polemiche da anni. Anche se Vannoni annuncia di avere molte carte per difendersi dalle accuse.
CELLULE SCONOSCIUTE
«Pazienti trattati come cavie ». Non usa mezzi termini la procura per raccontare come lavorava quella che è ritenuta essere un’associazione a delinquere.
«Somministravano preparati senza conoscerne natura, implicazioni, potenzialità , rischi e senza eseguire test necessari prima dell’impiego del prodotto sull’uomo, così indebitamente trasformato in cavia».
I pazienti rischiavano eventi avversi, in molti casi ci sono state infezioni, crisi epilettiche, emorragie e traumi midollari.
I malati non erano informati sulla natura dei trattamenti. Inoltre il metodo, su cui si vantavano brevetti inesistenti, veniva tenuto segreto, cosa vietata dal codice deontologico dei medici.
Anche per questo cinque dipendenti degli Spedali Civili di Brescia (il direttore sanitario Ermanna Derelli, l’oncologo pediatrico Fulvio Porta, la coordinatrice della ricerca clinica Carmen Terraroli, la responsabile di laboratorio Arnalda Lanfranchi, il direttore di anestesia Gabriele Tomasoni) sono finiti nell’indagine: hanno accettato che pazienti del loro ospedale fossero sottoposti a cure segrete, oltre ad aver, a vario titolo, fatto tra l’altro certificazioni false per dire che il metodo era sicuro. Derelli è anche accusata di essersi spesa per far utilizzare il metodo sul cognato
IL BUSINESS MONDIALE
Nel 2012 Vannoni non si accontenta più di chiedere somme fino a 48mila euro a paziente, ma comprende che Stamina può diventare un business mondiale.
Si appoggia a un nuovo socio, Gianfranco Merizzi (noto imprenditore del settore parafarmaceutico) con cui crea la Medestea Stemcells e altre due società svizzere. Vengono investiti oltre 4 milioni di euro «finalizzati alla commercializzazione nazionale e mondiale della cosiddetta terapia Stamina».
E la procura sequestra una nota di bilancio in cui si sostiene che «il 2013 è previsto ancora come anno di investimenti, mentre per il 2014 si prevedono i primi importanti introiti generati dall’attività delle Cells Factories».
Si parla di «contatti avanzati» in corso «in Messico, Hong Kong e Svizzera».
Per il pm, Vannoni «tentava di eludere i divieti imposti dalle norme sanitarie italiane ed europee anche grazie all’aiuto di un farmacista sedicente medico e di una hostess attrice che si qualificava come infermiera, con ambasciatori e consoli per ottenere il permesso di somministrare la cura a Capo Verde».
Vannoni aveva messo in atto una campagna mediatica: all’estero spacciando Stamina per una terapia accreditata e legale, in Italia «inducendo un clima di tensione sociale e di falso allarme mediante conferenze e interviste, ma anche criticando le istituzioni. Sosteneva che potevano morire fino a 18mila persone se il metodo non fosse stato adottato».
LA RETROMARCIA DEGLI ESPERTI
Per accreditare la sua terapia, Vannoni si è fatto aiutare da 15 medici (non indagati) che però «erano privi di una effettiva conoscenza della terapia Stamina ». Il pm li ha interrogati e quasi tutti hanno fatto retromarcia. Un neurologo milanese, Massimo Sher, ha scritto una letteraconfessione per esprimere il suo senso di colpa.
«Mi vergogno di aver avuto la leggerezza di poter alimentare false speranze nella falsa terapia di Vannoni che con la sua abilità truffaldina pensa tuttora di approfittare della vulnerabilità dei pazienti».
«Mi sono lasciato ingannare da una cornice di apparente legalità – ha spiegato ieri il medico – ma Vannoni è un cialtrone e io sono finito nella sua rete. Sono pentito: non voglio che succeda ad altre persone».
«Non conosco nulla del metodo Stamina» e «non ho rilevato nessun miglioramento concreto» sono invece alcune ritrattazioni degli altri medici che hanno firmato certificazioni per i pazienti che si rivolgevano ai vari tribunali del lavoro in Italia per ottenere l’accesso alle cure. E che avrebbero indotto in errore i giudici che in 180 casi avevano dato il consenso all’uso della terapia.
IL COMITATO NON SI RIUNISCE
«Non ci siamo ancora riuniti, aspettiamo indicazioni dal ministero, non detto io i tempi».
Lo dice Michele Baccarani, il presidente del comitato nominato all’inizio di marzo per decidere se fare una sperimentazione pubblica del metodo Stamina.
Il fascicolo da valutare è quello presentato ai tempi del primo comitato da Vannoni che, in base alla ricostruzione di Guariniello, è stato scritto da una studentessa fuori corso di Medicina a Torino.
Dentro, come noto, ci sono interi paragrafi presi da Wikipedia.
Il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin ieri ha sottolineato che il lavoro del comitato andrà comunque avanti: «Si tratta di un percorso diverso da quello della procura».
IL BLOCCO DELLE INFUSIONI
A Brescia è tutto fermo, da mesi non si fanno più infusioni e a non è possibile dire se riprenderanno. Prima di tutto c’è la questione di Erica Molino, cioè l’unica biologa in Italia (fino a poco fa neppure iscritta all’ordine) disponibile a lavorare con Vannoni e dunque insostituibile. Anche lei è finita nell’indagine.
Dai primi di marzo ha sospeso la sua attività . Vannoni ha scritto all’azienda bresciana che Molino sarà in servizio «presumibilmente » il 5 maggio. Non basterà per ripartire: dieci medici dell’ospedale, tra cui gli indagati, hanno detto che non vogliono più prestare attività di supporto alle infusioni.
«Non mi risulta che abbiano cambiato idea», commenta il direttore Ezio Belleri. L’azienda deve anche prendere una posizione sul futuro basandosi sul lavoro di Guariniello. Potrebbe esserci una sospensione.
Michele Bocci e Sarah Martinenghi
argomento: Giustizia | Commenta »