Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
“AI MALATI LEGGO SHAKESPEARE PER CONFORTARLI”… IN ITALIA DELINQUENTI CHE SEMINANO ODIO, SUL CAMPO MEDICI ORGOGLIO DEL NOSTRO PAESE
Abbiamo chiesto a Maurizio Barbeschi, Team Leader del gruppo Risk Assessment and Decision
Support dell’Oms, di raccontare da Lagos la sfida contro l’Ebola
“Ieri mi sono ritrovato al capezzale di un malato di Ebola, a leggergli Shakespeare. Eravamo andati nell’ospedale di Lagos dove sono ricoverati i contagiati, per valutare la situazione. Ne abbiamo visitati quattro.
Non è mai facile incontrare persone che stanno morendo, e per sollevare un poco il morale ho chiesto a uno di loro se gli piacevano i libri.
Mi ha risposto di sì, e allora sono andato fuori a cercarne uno.
Ho trovato un collega che aveva con sè una copia di Enrico IV, e me la sono fatta prestare. Il malato era contento di vedere che avevo un dono per lui, e ho cominciato a leggerglielo, seduto davanti al suo letto. Se vengono presi in tempo, non tutti i casi di Ebola sono mortali.
Quando cominciano a manifestare i sintomi, soprattutto la diarrea, la chiave è tenerli idratati.
Questo è il primo passo per cercare di allungare la loro vita, e magari salvarli, come stiamo facendo in Nigeria, dove per ora abbiamo perso solo due persone.
È importante sapere che l’Ebola non è una condanna a morte automatica: con una buona e rapida assistenza, le possibilità di sopravvivenza aumentano in maniera netta.
Poi c’è il morale, naturalmente, che è importante in ogni malattia.
Perciò magari nei prossimi giorni tornerò in corsia con Shakespeare, sperando di ritrovare il malato appassionato di libri.
Finita la visita in ospedale ci hanno chiamato dalla centrale, per andare a ispezionare l’aeroporto.
È la chiave della prevenzione. Bisogna individuare subito i potenziali casi, per isolarli e dare assistenza.
Perciò è importante sapere chi apre le porte degli aerei quando atterrano, chi e come accoglie i passeggeri.
Il momento in cui consegnano il passaporto, o incontrano un assistente di volo, è l’occasione migliore per guardarli in faccia e capire se sono malati.
Questi controlli stanno funzionando.
Dopo una giornata così, siamo tornati in albergo verso mezzanotte, distrutti.
Anche per noi è difficile.
La cosa più curiosa sono i tic che sviluppiamo, pensando di proteggerci: c’è il collega che uscito dalla corsia dei malati si sfrega in continuazione le mani, quello che si osserva i piedi, quello che si lava freneticamente la faccia, quello che usa una tecnica sempre uguale per togliersi gli indumenti di protezione.
Sono prassi scaramantiche, con cui speriamo di difenderci.
Perchè domani, all’alba, si ricomincia.
Maurizio Barbeschi
(da “La Stampa“)
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
MAI NESSUNA INIZIATIVA DELL’ITALIA CONTRO IL MASSACRO DI CIVILI, PENSANO SOLO “A RIFERIRE IN PARLAMENTO” IN POLITICHESE
L’italia sta valutando quali siano “le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all’azione, anche militare, del governo curdo” nel nord dell’Iraq, dove “la necessità immediata” è quella di “fermare lo stato islamico”.
Lo ha affermato il ministro degli esteri, Federica Mogherini, intervenuta in diretta a radio Anch’io.
“Sono in corso visite a livello tecnico”, ha spiegato la titolare della Farnesina dopo aver rivelato di essersi sentita con il ministro della difesa, Roberta Pinotti, “il punto è sostenere in questo momento il governo autonomo del Kurdistan nella reazione per fermare lo stato islamico. In questo momento la necessità immediata è fermare lo stato islamico, a protezione dei civili, degli yazidi, dei cristiani”.
Questo, ha spiegato il capo della diplomazia italiana, “lo si può fare, e lo stiamo facendo, con gli aiuti umanitari”.
L’Italia, ha ricordato, “ha stanziato più di un milione di euro, ma c’è probabilmente bisogno di creare corridoi umanitari per fare in modo che gli aiuti arrivino. Stiamo valutando da questo punto di vista, insieme a tutti gli altri europei o almeno con i nostri principali partner, quali siano le forme più efficaci e tecnicamente possibili di sostegno all’azione, anche militare, del governo curdo. Non si tratterebbe ovviamente di intervento militare, ma di forme di collaborazione e di sostegno a un’azione che il governo curdo sta facendo”.
Collaborazione che potrebbe palesarsi in aerei italiani che vanno a portare aiuti o che riportano Yazidi o cristiani minacciati o in pericolo.
“Potrebbe essere questo, potrebbero essere altre cose” (anche il nulla, insomma), ha aggiunto Mogherini, che si è detta pronta con Pinotti a riferire “in qualunque momento” in Parlamento, “sono in corso le verifiche, non è reticenza…Stiamo in queste ore valutando anche passaggi tecnici che non sono cose semplici”.
Per il due di briscola quando mai ci sono cose semplici?
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
ECCO LA DEMOCRAZIA PREVISTA DALLA RIFORMA
La maggioranza di Matteo Renzi ha strappato al Senato il primo sì al ddl 1429 sulla riforma
dell’assemblea di Palazzo Madama e del Titolo V della Costituzione.
Se il testo non subisse modifiche al termine del 4° passaggio parlamentare, ne verrebbe fuori un bicameralismo imperfetto in cui una Camera quasi monopolizzata dal partito più forte controllerà processo legislativo, elezione del Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale e Consiglio Superiore della Magistratura.
Una Camera quasi monopolizzata dal partito che uscirà vincitore dalle elezioni rischia di controllare il processo legislativo, l’elezione del Presidente della Repubblica e, di conseguenza, 10 giudici della Corte Costituzionale su 15 e il Csm.
La maggioranza guidata da Matteo Renzi ha strappato al Senato il primo sì al disegno di legge 1429 sulla riforma dell’assemblea di Palazzo Madama e del Titolo V della Costituzione.
Modifiche al testo (ad esempio la reintroduzione di un emendamento con l’inserimento degli Eurodeputati tra gli elettori del Capo dello Stato) sono state annunciate in vista dell’approdo a Montecitorio e sono sempre possibili in uno dei tre passaggi parlamentari che mancano.
Ma erano state promesse anche prima dell’arrivo del ddl nell’Aula i Palazzo Madama e non si sono viste: per questo in molti si domandano se quello licenziato dal Senato non sia il primo passo concreto verso la nascita di quella “democrazia autoritaria” o “democrazia d’investitura” di cui numerosi costituzionalisti hanno denunciato i pericoli nelle ultime settimane.
Per il premier sono “i soliti salotti, fatti da persone che firmano appelli senza averli letti“.
La fine del bicameralismo perfetto, obiettivo delle riforme su cui il premer Renzi si gioca il mandato, passa attraverso i due principali obiettivi della riforma del Senato: la non elettività dei membri della futura assemblea di Palazzo Madama e la riduzione delle sue funzioni costituzionali.
La fine del Senato elettivo è certamente la novità più dirompente del ddl: la futura assemblea sarà composta da95 membri rappresentativi delle istituzioni territoriali e 5 di nomina presidenziale.
Saranno i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti.
Non solo sarà composto da nominati: il nuovo Senato sarà anche depotenziato nelle sue funzioni.
Se il sì accordato da Palazzo Madama alla riforma firmata da Maria Elena Boschi fosse stato il quarto e definitivo, oggi la competenza legislativa ordinaria sarebbe appannaggio quasi esclusivo della sola Camera dei deputati.
I senatori-consiglieri-sindaci, infatti, non voterebbero più la fiducia al governo nè la Finanziaria, ma parteciperebbero alla legislazione in materia di enti locali, Unione Europea, salute e famiglia. In alcuni casi potrebbero avanzare rilievi sulle leggi in discussione alla Camera, ma Montecitorio potrebbe decidere di non accoglierli: basterà un voto a maggioranza semplice (e, su certe materie, a maggioranza assoluta).
L’abolizione del bicameralismo perfetto, è il parere di molti costituzionalisti, è auspicabile perchè mette l’Italia sullo stesso livello della grande maggioranza dei Paesi democratici.
Gli stessi giuristi, tuttavia, mettono in guardia da un pericolo incombente.
Dal mix tra l’Italicum frutto del patto del Nazareno con Silvio Berlusconi (che garantisce un premio di maggioranza del 15% a chi supera la soglia del 37% dei voti) e la riforma della Carta rischia di venir fuori uno squilibrio costituzionale: una Camera composta da una classe di nominati espressione dei partiti maggiori e un Senato depotenziato e formato da non eletti eleggeranno un Presidente della Repubblica che nei fatti verrà scelto dalla maggioranza politica guidata dal capo del governo e del primo partito: con il 25% dei voti si può andare al ballottaggio e conquistare 340 seggi (55%) e a quel punto eleggere quasi da soli un capo dello Stato fedele.
Le conseguenze dello squilibrio si riverbereranno a cascata su altri livelli istituzionali. Poichè l’inquilino del Colle sarà diretta espressione della maggioranza di governo (nei primi 3 scrutini l’elezione avverrà con maggioranza dei 2/3 dell’aula, dal quarto serviranno i 3/5, mentre dopo l’8° basterà la maggioranza assoluta), quest’ultimo finirà per avere il controllo su 10 dei 15 giudici della Corte Costituzionale, ovvero il collegio di magistrati che ha il delicatissimo compito di valutare la costituzionalità delle leggi (e bocciarle in caso di incostituzionalità ) e deliberare nei casi di conflitto tra i poteri dello Stato: l’esecutivo rischierebbe cioè di esercitare un potere di controllo e di indirizzo sui 5 giudici nominati dal Parlamento e i 5 indicati dal Capo dello Stato.
Il quale, essendone il presidente, finirebbe per estendere il controllo del governo sul Consiglio Superiore della Magistratura, organo di rilievo costituzionale in quanto previsto dall’articolo 104 della Carta.
La strada è tracciata? No, per ora è soltanto indicata, perchè il testo potrà essere modificato nei tre prossimi passaggi parlamentari. Il governo lo ha già annunciato.
Ma la stessa previsione era stata fatta anche prima che il testo approdasse in Aula al Senato.
Sulla questione dell’immunità , ad esempio: il 2 luglio, giorno in cui la Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama licenziò l’emendamento dei relatori Finocchiaro e Boschi che reintroduceva lo scudo per i membri della futura assemblea, il ministro delle Riforme assicurava a chi chiedeva al governo di fare un passo indietro sul tema: “Tutto è sempre possibile in Aula”.
Ma l’immunità è rimasta al proprio posto. In ogni caso non sarà facile.
Ora il ddl 1429 andrà a Montecitorio, dove i numeri sono dalla parte del governo e della maggioranza, che con tutta probabilità imporranno solo minime modifiche al testo.
Dopo l’approvazione, il ddl tornerà a Corso Rinascimento, dove i sentori potranno proporre emendamenti e approvare modifiche solo agli articoli cambiati alla Camera. La possibilità di intervento da parte del Senato, che tanto ha fatto penare la maggioranza nel primo passaggio, risulterà molto ridotta.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
SI TRATTA DEL LIVELLO PIU’ ALTO DA 20 ANNI, SPAVENTANO LA RECESSIONE E LA DISOCCUPAZIONE
La crisi fa davvero paura agli italiani.
Lo rivela l’Istat che pochi giorni fa ha certificato la ricaduta del Paese di recessione dopo appena sei mesi e adesso spiega che quasi un italiano su cinque (il 18,7%), si dice “per niente soddisfatto” della “situazione economica”.
E’ quanto emerge dall’indagine dell’Istat sugli aspetti della vita quotidiana.
Dalle serie storiche, pubblicate nei giorni scorsi, la percentuale, riferita al 2013 è la più alta da venti anni, dal 1993 (primo anno riportato).
Certo l’analisi dell’Istituto di statistica si riferisce allo scorso anno.
Prima quindi della salita a palazzo Chigi di Matteo Renzi che ha preso il posto di Enrico Letta lo scorso febbraio e prima anche all’arrivo del bonus da 80 euro in busta paghi per i redditi annui inferiori ai 25mila euro.
Il governo vede lievi segnali di miglioramento, ma i consumi stagnano.
E così, rispetto al 2012 la fetta di popolazione (over-14) che “storce la bocca” pensando alle condizioni economiche è aumentata (si fermava al 16,8%) e risulta addirittura raddoppiata a confronto con il 2002 (era al 9,4%). Tornando al 2013, sommando ai “per niente soddisfatti” anche i “poco soddisfatti” la quota lievita addirittura al 58%. I “molto soddisfatti” intanto sono scesi appena all’1,9%.
Insomma anche nella percezione della famiglia la strada per la ripresa resta lunga e, soprattutto, in salita.
D’altra parte anche i dati sulla disoccupazione non lasciano sperare per il meglio.
Se il tasso assoluto cala al 12,3%, il livello più basso degli ultimi 10 mesi, e per i tecnici dell’Istat “l’emorragia di occupazione si è fermata”; la situazione resta drammatica nella fascia 15-24 anni anni: il 43,7% è senza lavoro.
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
L’ASSALTO ALLE CATTEDRE DEI PROF DEL SUD E IL NORD PROTESTA: “CI TOLGONO IL POSTO”
Supplenti delle scuole del Nord sul piede di guerra: dicono no all’invasione dei colleghi del Sud nelle
loro graduatorie per le immissioni in ruolo e per le lunghe supplenze.
E lanciano su Facebook il profilo “Ora basta!!!” che ha già migliaia di adesioni.
Lo scorso aprile, le graduatorie ad esaurimento — utilizzate per reclutare metà degli immessi in ruolo e i supplenti annuali — delle regioni padane sono state letteralmente invase da precari del Sud in cerca di una cattedra fissa.
L’esodo ha determinato lo scavalcamento di migliaia di colleghi del luogo che a settembre rimarranno senza assunzione nè supplenza.
Una situazione che sta scatenando una vera e propria guerra tra poveri Nord-Sud in cui si intrecciano mille drammi umani.
Domenica Tusa, 47 anni, dopo una quindicina d’anni da supplente di scuola elementare in provincia di Palermo, lo scorso aprile ha deciso di trasferirsi in provincia di Firenze.
Lascerà il marito a Palermo “per chissà quanti anni”, sradicando “la figlia diciassettenne dal suo ambiente”.
Storie di precarietà che combaciano con quelle degli insegnanti settentrionali.
Ilaria Tovani, prima della migrazione di massa, era in buona posizione nella lista della scuola dell’infanzia della provincia di Lucca.
«La nostra provincia — spiega l’insegnante — è stata la più colpita d’Italia: la collega che si trovava al primo posto è scivolata al 155°. Così vediamo sfumare l’immissione in ruolo e anche la possibilità di ottenere le supplenze, rischiando a settembre la disoccupazione».
I numeri chiariscono bene la situazione. Il 53 per cento delle oltre 28mila cattedre messe a disposizione dal ministero per le assunzioni di quest’anno andranno a scuole del Nord.
Ma il grosso sarà appannaggio di docenti meridionali trasferitisi di recente. Nella lista della primaria di Firenze e provincia, le prime 55 posizioni (quelle utili per le immissioni in ruolo di quest’anno) sono occupate da altrettante new entry: 16 siciliani, 33 campani e 2 calabresi. Due aspiranti maestre di ruolo sono nate all’estero e altre due, le più “settentrionali” di tutte, sono originarie di Frosinone.
Stesso discorso in provincia di Prato e in provincia di Lucca, ma per la scuola dell’infanzia: quasi tutti i posti andranno a docenti meridionali.
Le graduatorie dei grossi centri sono state prese d’assalto dai siciliani in fuga dalla regione con la disoccupazione più alta d’Italia. In provincia di Milano saranno 245 le assunzioni a titolo definitivo per la scuola primaria.
Nelle prime posizioni troviamo ben 241 trasferiti da altre province: 116 siciliani, 54 campani, 21 pugliesi e 18 calabresi. In totale, 209 meridionali, il 93 per cento.
Anche la provincia di Torino è terra di conquista per i siciliani.
A determinare la fuga al Nord dei precari meridionali i tagli della Gelmini, che hanno colpito soprattutto le regioni del Sud, e il calo della popolazione scolastica nel meridione che hanno ridotto le opportunità per tutti.
Così, in aprile, scatta l’esodo verso il settentrione e le graduatorie delle province meridionali si svuotano. Nella scuola primaria si registra un meno 21 per cento di iscritti a Palermo, un meno 23 a Napoli e 12 per cento in meno di aspiranti in provincia di Bari e Reggio Calabria.
Di contro, sempre alla primaria, a Firenze la graduatoria si è allungata del 26 per cento, a Milano del 15 e a Prato addirittura del 57.
Ma il record spetta alla graduatoria di scuola dell’infanzia di Lucca — da dove è partita la protesta — che, nel giro di un anno, ha visto crescere gli iscritti del 181 per cento.
Ma il balzo da guinness dei primati è di Rosaria Mallardo. Nel 2013, si trovava al 1.622° posto della graduatoria ad esaurimento della scuola primaria in provincia di Napoli.
Spostandosi a Prato si ritrova adesso al 18° posto.
Un balzo di 1.604 posti. Da record.
Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
PIU’ DI 200.000 CRISTIANI VERSO IL KURDISTAN, UN ESODO SENZA PRECEDENTI, MA LE STRAGI CONTINUANO
Persone spinte in fosse comuni e sepolte vive dagli jihadisti dello Stato islamico.
Adì ha scarponi sfondati e una carabina col calcio tarlato e le canne arrugginite, così piccola da sembrare un giocattolo: se è sopravvissuto allo sterminio, lo deve soltanto alla forza dei suoi vent’anni.
«Tre giorni fa, ero ancora sui monti di Sinjar, dove m’era arrampicato assieme ai miei per sfuggire alla follia omicida degli islamisti. Ma quando siamo arrivati in cima ci siamo accorti che eravamo in trappola, come mosche in un vaso di colla. Gli islamisti avevano infatti raggiunto i più lenti di noi e cominciato ad ammazzare gli uomini e a stuprare le donne. Ho avuto paura, e ho ripreso la mia fuga: dopo una massacrante marcia forzata a più di 40 gradi, e dopo aver attraversato quelle montagne, sono finalmente arrivato qui», racconta il ragazzo, indicando una catena di appennini spelacchiati e arsi dalla calura.
Incontriamo Adì a Zahko, cittadina del Kurdistan iracheno, a pochi chilometri dal confine turco, travolta negli ultimi giorni da migliaia di profughi che continuano ad arrivare da ogni parte, ingrossando le più grigie statistiche dell’offensiva islamista e occupando ogni angolo disponibile, ogni scuola, cantiere, praticello o scantinato. Soprattutto, creando una situazione che gli operatori umanitari, a cominciare da quelli dell’Unhcr, non sanno più come gestire.
Poco importa, infatti, che i profughi siano cristiani, sciiti, sunniti o yazidi, poichè qui sono tutti bisognosi di ogni cosa, avendo lasciato tutto dietro le loro spalle pur di salvare la pelle.
Adì racconta di come gli sia cambiata la vita dal giorno in cui gli “uomini neri” hanno invaso la piana di Ninive e conquistato Mosul, prima di assediare e prendere Sinjar, la sua città .
Narra della violenza gratuita, degli omicidi, dei rapimenti di ragazze. S’infuria quando ripensa all’orrendo ricatto cui sono sottoposti gli yazidi dagli islamisti: o vi convertite o vi sgozziamo. Ma quando gli diciamo dell’ultimo massacro compiuto dalle legioni di terroristi sulla sua gente, ossia delle cinquecento persone sepolte vive, soprattutto donne e bambini, rivelato ieri al mondo dal ministro per i Diritti Umani iracheno, Mohammed Shia al-Sudani, Adì china il capo e si scioglie in un pianto disperato.
«E io che sono scappato abbandonando la mia famiglia in montagna. Ma l’ho fatto soltanto per obbedire a mio padre, il quale mi ha detto di andare. Forse sarei dovuto restare con loro», singhiozza il ragazzo, angosciato per le sorti della madre e delle sorelle.
Evitiamo di ragguagliarlo sull’altra notizia diffusa ieri dal ministro di Bagdad, quando ha parlato di oltre trecento donne yazide ridotte in schiavitù dai combattenti dello Stato islamico.
Per essersi macchiati di quest’ultimo crimine, gli jihadisti somigliano decisamente più a dei predoni che non a degli osservanti soldati di Allah.
Del resto, lo stesso di può dire dei loro fratelli africani di Boko Haram, che lo scorso aprile hanno rapito duecento ragazze in un liceo nel nord della Nigeria per poi spartirsele tra le soldataglie accampate nel bush.
Per arrivare a Zahko, Adì ha prima dovuto attraversare il confine siriano, per poi tornare nel territorio del Kurdistan iracheno al riparo dagli jihadisti.
Come lui, in questo deserto dove il vento è un fiato incandescente che disidrata, sono riuscite a fuggire almeno ventimila persone, anche grazie a un corridoio aperto come via di fuga dai peshmerga, i combattenti curdi.
Ma in quel tratto infernale molti bimbi non ce l’hanno fatta a raggiungere la Siria, e sono morti o di fatica o di disidratazione.
«Prima di poter accedere a una strada battuta, ho dovuto camminare per 7 ore con pochissima acqua e pratiza viveri sulle cime incandescenti dei monti di Sinjar. Quante sciagure per un popolo che dedica un culto arcaico agli angeli e che in quattromila anni di storia non ha mai dichiarato guerra a nessuno, e proprio perchè da sempre perseguitato, dagli Ottomani fino a Saddam Hussein, ha mantenuto nascoste le sue tradizioni e i suoi testi sacri, al punto da apparire misterioso agli occhi degli altri popoli.
Intanto, questa drammatica terra dove, giorno dopo giorno, gli sfollati si fanno più numerosi è anche un teatro di guerra.
Le organizzazioni umanitarie concordano tutte nel riconoscere che tra i 200mila profughi che in questi giorni patiscono nel nord dell’Iraq, la comunità degli yazidi è quella che sta messa peggio, soprattutto la parte di essa ancora rimasta sena.
E ieri, grazie ai primi ed efficaci raid statunitensi contro le postazioni dello Stato islamico, le forze dei peshmerga curdi hanno riconquistato Makhmur, 30 chilometri a sud di Erbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan.
La sua caduta, avvenuta la settimana scorsa, con le bandiere nere issate sugli edifici più imponenti della città , aveva fatto temere il peggio: la conquista di tutto il territorio da parte della valanga jihadista, e la conseguente messa a repentaglio degli interessi petro-politici di molti Paesi occidentali, in particolare degli Stati Uniti.
I bombardamenti aerei americani sono dunque proseguiti anche ieri.
Il Comando militare statunitense ha detto di aver colpito cinque obiettivi, inclusi cinque blindati e una postazione per mortai: «Le forze aeree americane hanno continuato ad attaccare i terroristi dello Stato islamico in Iraq, conducendo con successo diversi raid, con aerei e droni, per difendere le forze curde vicino a Erbil, dove si trovano personale e cittadini americani (il consolato statunitense, in parte evacuato proprio ieri sera, e un Centro militare congiunto di forze statunitensi e irachene, ndr) ».
Il Comando ha poi aggiunto che i velivoli americani sono tornati alla base senza danni
Quanto ad Adì, adesso non sa più che cosa fare.
Vorrebbe tornare indietro ma è troppo stanco per riaffrontare la strada appena percorsa. Tra le folle di profughi che intasano Zahko non ha ancora un trovato lo spazio per poter allungare le gambe, nè ha incontrato un suo parente e neanche un solo yazida.
«E poi ho paura delle bombe che cadono dal cielo. Un mio cugino che viveva a Mosul, da dove era riuscito a fuggire per Sinjar, prima di dover scappare anche da lì, mi ha raccontato che la seconda città dell’Iraq è diventata il bersaglio di tutti: dei cannoni dello Stato islamico, degli aerei da combattimento dell’esercito regolare di Bagdad e dei caccia statunitensi. Ho paura che oggi ciò possa accadere un po’ ovunque in questo Paese maledetto».
Poi però, prima di lasciarci, ci confida il suo segreto: «Lo sa dove mi piacerebbe andare, e dove farò di tutto per arrivare? In Svizzera».
Pietro Del Re
(da “La Repubblica”)
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Agosto 11th, 2014 Riccardo Fucile
FATTURATO A 2,1 MILIONI DI EURO
È stato un 2013 d’oro per la Casaleggio Associati, la società di comunicazione fondata da Gianroberto
Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle.
Lo spiega oggi Il Giornale riportando i dati del bilancio dell’anno passato depositato dall’azienda.
La politica fa bene ai conti della società del guru M5s: due milioni di fatturato, quadruplicati gli utili
Se nel 2012 la Casaleggio Associati fatturava 1,3 milioni di euro, nel giro di un anno ha quasi raddoppiato il giro d’ affari, chiudendo con un ricavo di 2,1 milioni di euro. (..)
I profitti sono passati dai 68mila euro del 2012 a 255mila nel 2013, con un dividendo di 245 mila euro staccato ai quattro soci secondo le rispettive quote: il 30% a Casaleggio, l’altro 30% a suo figlio Davide, il restante 40% ai due soci Lucia Eleuteri e Mario Bucchich.
Fonte principale dei ricavi del gruppo, scrive il quotidiano, è prima di tutto il blog di Beppe Grillo, di cui la società incassa i profitti pubblicitari.
Oltre al sito del leader 5 stelle, la società gestisce anche il portale del Movimento due siti di informazione (Tze Tze e La Fucina), spesso linkati dalle altre pagine gestite dal gruppo.
(da “Huffingtonpost”)
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