Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
NOVE ACCUSATI, TRA CUI I VERTICI DELLA GIUNTA, PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E CORRUZIONE… A GENNAIO IL CASO DEGLI ISCRITTI LEGATI ALLA CAMORRA
Appalti, Pd e cooperative: dopo Ischia e la Concordia, una nuova inchiesta coinvolge un comune amministrato da una giunta dem.
Nella bufera finisce Ercolano, la città degli Scavi visitata pochi giorni fa da Angela Merkel.
Nove indagati, tra cui il sindaco Vincenzo Strazzullo e il suo vice Antonello Cozzolino, raggiunti da un avviso di garanzia con altri politici e imprenditori.
Gravi le ipotesi di reato: associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Strazzullo e Cozzolino sono in corsa, con il renziano Ciro Buonajuto, per le primarie Pd in programma domenica: appuntamento che rischia di saltare.
La vigilia era già stata avvelenata, a gennaio, dal boom degli iscritti, tra i cui elenchi erano finiti 36 nomi sospetti, legati a famiglie di camorra.
Ora il nuovo scandalo
Una storia di corruzione e cantieri pubblici.
Lavori per 20 milioni sotto la lente della Guardia di Finanza e dei pm Celeste Carrano e Valter Brunetti, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino.
Secondo l’accusa, gli amministratori avevano chiesto e ottenuto decine di assunzioni clientelari, subappalti e forniture a ditte amiche dagli imprenditori della “Nuova cooperativa campana”, una costola locale del colosso bolognese “Consorzio cooperative costruzioni”, che si era aggiudicato le opere (e che non risulta coinvolto nell’inchiesta)
Le indagini colgono in diretta manovre elettorali, promesse, scambi, perfino lo sfogo di uno degli imprenditori: «E basta! I loro assunti sono più dei nostri!».
Tra i cantieri monitorati, il rifacimento delle storiche strade del centro antico e una caserma che l’Arma attendeva da tempo: i finanzieri del colonnello Cesare Forte scoprono invece, andando in cantiere, che a dispetto di alcuni stati di avanzamento dei lavori già approvati, non c’erano nè impianti, nè infissi, nè pareti ma solo uno scheletro in cemento.
Pochi giorni dopo quel sopralluogo, si dimette il direttore dei lavori: è sotto inchiesta, viene a lungo interrogato.
Gli indagati respingono ogni accusa. Il sindaco Strazzullo replica indignato: «Apprendo con stupore di essere oggetto di un accertamento giudiziario, ma sono totalmente estraneo».
E se lo scandalo di Ercolano è appena cominciato, va avanti l’inchiesta sulla Cpl Concordia e Ischia.
Dopo le prime confessioni del top manager Francesco Simone e del dirigente Nicola Verrini, si attende lo snodo del Tribunale del Riesame, a cui ricorrono gli avvocati Luigi Sena e Luigi Chiappero, legali del presidente storico di Concordia, Roberto Casari, ma anche Simone assistito dall’avvocato Maria Teresa Napolitano e Verrini, difeso da Michele e Massimo Jasonni .
Dario Del Porto e Conchita Sannino
(da “La Repubblica“)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
RISSA IN TV A VIRUS: “SGOMBEREREMO I CENTRI SOCIALI”…”TU VUOI LE MANETTE SOLO PER LA POVERA GENTE, COI POTERI FORTI FAI IL SERVO”
Confronto duro tra il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, e il leader del movimento
No-Global, Luca Casarini, durante Virus, su Rai Due.
L’europarlamentare del Carroccio critica l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, così come voluto dal governo Renzi: “Visto che c’è pure la ‘tortura psicologica’, ora uno spacciatore, uno stupratore, un delinquente che vorranno rompere le palle al poliziotto e al carabiniere li metterà nei casini. Io sto coi poliziotti e i carabinieri e non con quelli che vanno in piazza a far casino”.
Non ci sta Casarini, che ribatte: “Io sto con la democrazia”.
“E i centri sociali sono la democrazia? Ma per piacere!”, insorge Salvini.
L’esponente di Sel replica: “E Casapound? L’istigazione all’odio razziale è democrazia? Vergognati”.
Il leader della Lega rincara: “Ma andassero a lavorare! Una volta che ho finito di sgomberare i campi rom, comincerò con i centri sociali”.
Casarini controbatte: “Vergognati! Sei strapagato al Parlamento Europeo per istigare all’odio razziale. Tu vuoi le manette solo per la povera gente e quando si tratta dei poteri forti, col cavolo che li metti in discussione”.
Salvini accusa: “I tuoi amici dei centri sociali che vanno in giro a spaccare e a sfasciare macchine e vetrine sono dei delinquenti”.
“I tuoi amici che torturano sono delinquenti”, risponde il leader No-Global.
Con difficoltà Nicola Porro cerca di sedare il dibattito, ma Salvini insiste: “Andate a lavorare tutti quanti”.
“Va’ a lavorare tu per una volta” — chiosa Casarini — “invece di prendere 15mila euro al mese per istigare all’odio razziale”
Gisella Ruccia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
LA TESI DI ALFONSO SABELLA, RESPONSABILE DELLA CASERMA DI BOLZANETO
Era il responsabile della caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova, oggi è magistrato e assessore alla legalità nella giunta di Ignazio Marino.
Sull’onda della sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per tortura, Alfonso Sabella parla di quei giorni genovesi e rivela a “Repubblica” che c’era “una regia politica”: “È possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre”.
Sabella spiega di aver sempre voluto un processo per dimostrare la propria innocenza dalle accuse di tortura a Bolzaneto, dove furono portati molti manifestanti.
“Chiesi ai magistrati di Genova di controllare i miei spostamenti, perchè ogni sospetto fosse dissipato. Ma quando dopo 9 mesi furono finalmente acquisiti, il traffico relativo alla ‘cella’ territoriale che io occupavo durante le violenze era sparito (cancellato su quattro cellulari!) e dunque era impossibile affermare dove mi trovassi. Penso siano stati i servizi”.
L’assessore è convinto di aver subito una ritorsione da parte di alcuni organi dello Stato perchè rivelo il “folle piano” degli arresti preventivi per il G8:”In quell’estate del 2001, io ero capo dell’Ufficio Ispettorato del Dap. Una ventina di giorni prima dell’inizio del G8 mi chiamano e mi illustrano il piano degli arresti preventivi. Gli obbiettivi – mi spiegarono – erano due: respingere alla frontiera quanti più malintenzionati possibile, sulla scorta delle segnalazioni dell’intelligence; cominciare ad arrestare, già da lunedì 15 luglio, tutti i manifestanti che avessero con sè cappucci neri, mazze da baseball e ogni tipo di arma, propria e impropria. E trattenerli in stato di fermo, prima, e in attesa della convalida del gip, dopo, sino alla fine del summit. Vietando per di più i colloqui con i difensori, che dovevano essere differiti”.
Il piano però non venne messo in pratica, e secondo Sabella l’obiettivo era quello di soffiare sul fuoco: “Il piano fu modificato in corso d’opera forse proprio per soffiare sul fuoco e far esplodere gli scontri. Fino a venerdì pomeriggio, alla morte di Carlo Giuliani, non era stato fatto nemmeno un arresto: il primo, il fotografo Alfonso De Munno, arrivò a Bolzaneto pochi minuti prima dell’omicidio. Mi sono fatto l’idea che dietro ci fosse una regia politica”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
IL PREMIER CERCA FONDI PER ALLARGARE IL BONUS DEGLI 80 EURO: DOPO UN ANNO SI E’ ACCORTO CHE ESISTONO ANCHE I POVERI?…IL PD CALA, LUI PERDE LA FIDUCIA DEGLI ITALIANI E ALLORA SI INVENTA UN’ALTRA MOSSA
«Ci vediamo domattina alle 11», diceva non più tardi di ieri il premier. 
Oggi il colpo di scena: la riunione del Consiglio dei ministri è rinviata alle 20.
Come è possibile?
Al Tesoro i testi del Documento di economia e finanza erano persino già stampati. Perchè questo stop improvviso?
La ragione ufficiale è la richiesta del premier di far rileggere con attenzione ai ministri quel che c’è scritto: poichè all’interno c’è un preciso cronoprogramma sulle riforme, meglio avere chiaro quali sono gli impegni che si portano a Bruxelles.
Renato Brunetta insinua che dalla Commissione sia arrivata una richiesta di chiarimenti sui dettagli delle privatizzazione.
Una terza ipotesi è la richiesta dei Comuni di ammorbidire il Documento nella parte in cui promette di “rafforzare” i tagli.
La ragione vera sarebbe invece un’altra ancora: un ripensamento dell’ultima ora del premier. Un colpo di teatro alla Renzi.
Il quale, letto il Documento, ha realizzato che, con quei numeri il governo non avrebbe più alcun margine per interventi di finanza pubblica nel corso di quest’anno. Per dirla in termini più prosaici nemmeno un euro per sostenere con i fatti la campagna elettorale per le Regionali.
A Palazzo Chigi lo definiscono un “bonus”, un miliardo e mezzo che sarebbe già stato individuato per nuove misure.
In realtà i soldi in questo caso non possono essere “individuati” (il “Def” è un documento programmatico, non impone nè tasse nè tagli) ma semmai ricavati rivedendo le stime.
Come verranno individuati questi fondi ancora non è chiaro.
Al Tesoro stanno cercando di capire “se lo spazio c’è”.
Tirando un po’ la coperta, qualche margine in effetti c’è: il governo ha stimato una crescita dello 0,7 per cento, mentre alcuni centri di previsione si sono spinti a ipotizzare persino un +0,9.
Più crescita significa più entrate, e dunque un piccolo margine in più per aumentare la spesa.
Renzi non ha ancora deciso cosa fare con questi fondi.
L’ipotesi che circola con più insistenza è di allargare il bonus degli ottanta ai più poveri, quelli che hanno un reddito inferiore agli ottomila euro, o alle famiglie numerose. Nulla è deciso.
Occorre fare simulazioni, capire come la prenderebbe l’Europa.
In ogni caso il premier quel margine lo vuole, e lo vuole adesso.
Alessandro Barbera
(da “La Stampa”)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
“SU TRE APPALTI PER LA RISTORAZIONE UNO E’ STATO DATO A FARINETTI SENZA GARA, DUE HANNO PALESI IRREGOLARITA'”…”FARINETTI NON FA NULLA IN PROPRIO, SUBAPPALTA E SI PRENDE IL 30%”
Tre appalti mancati: i più importanti nella ristorazione di Expo.
Chiaro che un po’ “rosichi”, come si dice a Roma. Ma che li abbia persi per scarsa competitività dell’offerta, è ancora da dimostrare.
Piero Sassone è il fondatore dell’Italian culinary institute for foreigners (Icif), collabora con 126 cuochi stellati, ha il quartier generale nel castello di Costigliole d’Asti, tra Langhe e Monferrato, un ristorante a Saluzzo, sedi in Cina e Brasile e uffici in altri 24 paesi.
Ha fornito pranzi e cene dei padiglioni italiani alle Expo di Aichi 2005, Saragozza 2008, Shanghai 2010 e Yeosu 2012.
Ma di lavorare per la ristorazione made in Italy nell’Expo di Milano non c’è stato verso.
Dei tre super appalti, uno è stato dato direttamente all’Eataly di Oscar Farinetti; per gli altri due, uno per 20 tra ristoranti, chioschi e bar sparsi nel sito, e l’altro per il ristorante “Top” del Padiglione Italia (di cui era responsabile, fino all’arresto dell’ottobre scorso, il sub commissario Expo Antonio Acerbo) le gare ci sono state ma, secondo Sassone, di dubbia regolarità .
“Più che nutrire il pianeta qui c’è stata una grande abbuffata per gli amici e i raccomandati” dice Sassone.
Le anomalie secondo lo chef si sono sprecate.
L’appalto a Farinetti, sarebbe solo la punta dell’iceberg: “Era ora che intervenisse l’Autorità anticorruzione”, dice, “non solo si è invocata l’unicità del fornitore per giustificare la trattativa privata in assenza di un’indagine di mercato preventiva e non solo l’accordo presenta diverse altre irregolarità , bisogna anche considerare che Farinetti non farà nulla in proprio, subappalta la ristorazione ad altri 120 chef, insomma si occupa del coordinamento, e per far questo porta a casa il 30% del fatturato”.
Per la ristorazione diffusa nel sito, invece, dopo che le prime due gare sono andate deserte Expo ha avviato una procedura negoziale, trattativa privata a inviti, ma la Icif di Sassone, che ha i titoli e comunica la volontà di partecipare, non viene invitata.
L’appalto viene dato a una coop di Reggio Emilia, la Cir Food.
“Abbiamo chiesto l’accesso agli atti, per capire com’è andata, ma ci sono stati negati. Quale segreto c’è? Per ottenerli abbiamo fatto ricorso al Tar della Lombardia. Siamo in attesa”.
Un ricorso al Tar, oltre che una segnalazione all’Autorità di Cantone, la Icf l’ha inoltrato anche per la gara del Padiglione Italia, vinta da Peck: “Siamo arrivati secondi, ma penso che non sia stata regolare. A procedura aperta un manager della San Pellegrino ci ha chiamati per parlare dell’eventuale fornitura di acqua, dicendo che eravamo rimasti in due in gara: come faceva a saperlo? Inoltre le tre sedute della commissione giudicante non sono state pubbliche, com’era invece previsto, è stato redatto un solo verbale su tre e il file con l’offerta economica di Peck risulta modificato dopo la presentazione delle offerte e dopo l’apertura delle buste”.
Come finirà ?
“Non lo so, ma a questo punto sono quasi sollevato di non aver vinto, vado in cantiere tutti i giorni per i lavori che abbiamo nei padiglioni esteri, e non oso immaginare le difficoltà di Peck: la situazione nel Padiglione Italia è a dir poco allarmante, aprirà con almeno 20 giorni o un mese di ritardo, si immagina cosa vuol dire per la logistica, il magazzino, i costi del personale che corrono senza che si fatturi”.
Marco Maroni
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
SECONDO IL QUOTIDIANO LE MONDE COINVOLTI ANCHE DUE DIRIGENTI DEL PARTITO… MENTRE CONTINUA LO SCONTRO CON IL PADRE
Non c’è pace per il Front National. 
Il partito di estrema destra francese sarebbe sotto accusa per finanziamento illecito e la presidente del partito, Marine Le Pen, è finita sotto inchiesta insieme a due stretti collaboratori e dirigenti del partito, David Rachline (senatore e sindaco di Frejus) e Nicolas Bay (deputato europeo e segretario del Fronte).
A riferirlo è il quotidiano transalpino Le Monde.
L’indagine si aggiunge a quella avviata dal Parlamento europeo all’inizio di marzo sulle irregolarità riguardanti 20 assistenti del gruppo a Strasburgo e Bruxelles.
La magistratura starebbe indagando, con l’accusa di finanziamento illecito ad un partito, Frederic Chatillon, proprietario della Riwal, agenzia di comunicazione e principale “prestatrice di servizi” del Front National.
Sotto la lente degli inquirenti le elezioni presidenziali e le elezioni parlamentari del 2012. Secondo i magistrati Le Pen potrebbe aver impiegato “fittiziamente con contratti a tempo determinato due suoi consiglieri, David Rachline e Nicolas Bay”.
Gli stipendi “versati da Riwal solo durante le campagne per le presidenziali e le legislative del 2012, si possono configurare come donazioni dissimulate ai candidati”.
Concretamente, scrive Le Monde, Bay è stato impiegato da Riwal per due mesi, maggio e giguno 2012, in qualità di “ideatore e redattore” ricevendo 6.061 euro di stipendio e 952 euro di straordinari.
Rachline come “responsabile di progetto” ha ricevuto nello stesso periodo 4.306 euro più 342 euro di straordinari.
Cifre modeste, per le quali i magistrati vogliono comunque interrogate i due politici oltre alla Le Pen.
La notizia arriva mentre il partito è scosso dallo scontro tra lo storico fondatore Jean-Marie Le Pen e la figlia Marine, uno psicodramma familiare dall’esito imprevedibile.
Ieri la leader del Front ha annunciato in tv l’apertura di una procedura disciplinare nei confronti dell’86enne padre per le sue posizioni antisemite e negazioniste dell’Olocausto, auspicando un ritiro dalla scena politica di Jean-Marie.
Il presidente onorario del Front potrebbe anche essere espulso dal partito.
“Andrò a difendermi, ovviamente, ma anche ad attaccare”, ha annunciato oggi Jean-Marie che ha attaccato la figlia: “Marine sta distruggendo il Front National”, ha aggiunto, assicurando di non avere intenzione di lasciare la politica
(da “La Repubblica”)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO EUROPEO MUIZNIEKS: “BASTA COI CAMPI ROM, SERVONO SOLUZIONI ABITATIVE DECOROSE”… GLI ESEMPI DI MESSINA E ALGHERO
Pochi argomenti scatenano reazioni più viscerali delle discussioni sui rom.
Stereotipi, sensazionalismo e luoghi comuni spesso hanno la meglio sui fatti.
Molte persone sembrano credere che i rom scelgano di vivere ai margini della società in accampamenti di baracche in condizioni abominevoli, e che rientri nella loro cultura far crescere i bambini nella melma, togliendoli dalla scuola per mandarli a chiedere l’elemosina.
Eppure, nella maggior parte dei casi, coloro che nutrono questi pregiudizi nei confronti dei rom e alimentano queste voci non hanno mai rivolto loro la parola.
Ho fatto visita ad alcuni campi rom in Italia e in molti altri paesi europei, e le persone con le quali ho parlato non volevano vivere lì.
Non vogliono vivere in luoghi demoralizzanti nei quali sono segregati contro la loro stessa volontà .
Non ci si dovrebbe dimenticare che molti rom che vivono in accampamenti ghetto sono stati scacciati a forza dai loro alloggi precedenti, e nessuno degli abitanti di quei campi che ho conosciuto durante il mio sopralluogo del 2012 ha dichiarato di essersi trasferito lì di sua volontà .
Anzi: mi sono stati riferiti molti esempi che spiegano in che modo – rispetto alla loro situazione abitativa precedente – vivere in quei campi limita il contatto, e quello dei loro figli, con la popolazione in generale, e in che modo vivere lì contribuisce quindi alla loro emarginazione.
Già nel mio rapporto del 2012 sull’Italia e in una lettera spedita al sindaco di Roma nel 2013 raccomandavo alcune misure atte a facilitare l’integrazione dei rom nella società tradizionale e facevo presente la necessità di porre fine alle politiche che portano alla creazione di campi isolati ed emarginati e agli sfratti coatti.
Malgrado ciò, sono stati fatti pochi passi avanti: queste pratiche proseguono e così pure continuano a esserci ostacoli che precludono ai rom che vivono in accampamenti fatiscenti di accedere all’edilizia popolare.
In alcuni comuni, tra i quali Roma, Torino e Milano, sono stati costruiti o ristrutturati campi ghetto
Questa strada è chiaramente sbagliata. I campi ghetto portano a gravi violazioni dei diritti umani. Violano sia i parametri internazionali e nazionali sia la politica delle stesse autorità italiane in materia: la Strategia nazionale per l’inclusione dei rom del 2012 non lascia spazio alcuno agli accampamenti che emarginano.
Si devono dunque trovare valide alternative abitative.
Per agevolare l’inclusione dei rom nella società , si rende necessario un cambiamento di politica. Gli sfratti coatti e i campi ghetto devono finire nel dimenticatoio.
Nuovi sforzi devono essere fatti per andare incontro alle necessità abitative dei rom.
Tutto ciò è importante perchè l’accesso a un’abitazione decorosa è un requisito fondamentale per usufruire di molti altri diritti umani, in particolare l’istruzione.
Come possono i bambini che vivono in baraccopoli di località remote, circondate da fango e prive di accesso all’acqua potabile, a sistemi fognari, alla rete elettrica e ai trasporti pubblici, frequentare la scuola con regolarità e apprendere, restando alla pari con gli altri bambini?
Per cercare alternative migliori, l’Italia non ha bisogno di guardare tanto lontano.
Alcune esperienze incoraggianti portate avanti a livello locale potrebbero essere prese a esempio.
A Messina alcuni edifici comunali abbandonati sono stati ristrutturati direttamente dai rom del campo di San Ranieri che in seguito vi si sono trasferiti.
Ad Alghero il 15 gennaio è stato chiuso il campo di Arenosu e 51 rom hanno ricevuto un aiuto quadriennale dalla Regione, dal Comune e dalle associazioni per pagare l’affitto di normali appartamenti.
Queste iniziative dimostrano che, con un adeguato impegno politico, alcuni progetti ben strutturati possono effettivamente migliorare l’integrazione dei rom e una reciproca comprensione con la popolazione maggioritaria.
È di fondamentale importanza finanziare e attuare la strategia nazionale di inclusione di rom e sinti.
Alcune risorse, comprese quelle provenienti da finanziamenti Ue, potrebbero essere convenientemente mobilitate per promuovere iniziative adeguate di edilizia e integrazione.
È giunto il momento di smettere di trattare i rom come cittadini di serie B.
Emarginarli non può che portare a maggiore alienazione, emarginazione, pregiudizi.
L’Italia deve mostrare molta più determinazione nel risolvere i problemi di abitazione che i rom si trovano ad affrontare, anche facilitando il loro accesso all’edilizia popolare.
Le vigenti leggi anti-discriminatorie dovrebbero renderlo possibile: le si deve quindi applicare. Questo è il prerequisito di base per garantire che i diritti umani dei rom, siano essi italiani o originari di altri paesi europei, siano interamente rispettati.
Nils Muiznieks
Commissario ai Diritti Umani del Consiglio d’Europa
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
DATI INPS SMENTISCONO GOVERNO: + 12,3% CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO, – 7% QUELLI A TERMINE, – 11,3% QUELLI DI APPRENDISTATO… SALDO OCCUPAZIONE NULLO
In gennaio e febbraio aumentano i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+20,7%),
aumenta la quota di lavoro stabile sul totale (dal 37,1% al 41,6%) ma nel complesso il numero di attivazioni dei contratti resta stabile rispetto al primo bimestre del 2014.
Stabili anche le retribuzioni nei nuovi contratti a tempo determinato.
Sono i dati principali che arrivano dalle rilevazioni dell’Inps.
Nei primi due mesi del 2015, i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato stipulati in Italia, rilevati da Inps, sono stati 307.582, il 20,7% in più rispetto all’analogo bimestre del 2014.
Se si considerano anche le conversioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e gli apprendisti “trasformati” in tempo indeterminato, sono 403.386 i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato stipulati nel primo bimestre dell’anno (in questo caso la variazione rispetto allo stesso periodo del 2014 è di +12,3%).
Pertanto la quota di nuovi rapporti di lavoro stabili è passata dal 37,1% del primo bimestre 2014, al 41,6% dei primi due mesi del 2015.
Resta però sotto il livello del 2013, quando il lavoro stabile era al 43,85% del totale.
Sul versante delle assunzioni a termine si registra un calo del 7% e anche per l’apprendistato, sempre nel primo bimestre dell’anno, si vede una flessione dell’11,3%. Nel complesso, infatti, il totale delle attivazioni di rapporti di lavoro (che escludono il pubblico impiego, i lavoratori domestici e gli operai agricoli) risulta fermo rispetto al primo bimestre del 2014: circa 968mila unità , solo 13 contratti in più.
Si può allora interpretare i dati ricordando l’impatto del provvedimento di decontribuzione (fino a 8000 euro circa) dei nuovi tempi indeterminati, scattato per le assunzioni da inizio anno.
Ma bisogna anche verificare che, sempre dai dati Inps, nel novembre-dicembre 2014 il totale dei tempi indeterminati rispetto allo stesso bimestre del 2013 era sceso dell’8,6%: si conferma dunque che le imprese hanno probabilmente atteso gli sgravi prima di assumere.
Per quanto riguarda le retribuzioni, dalle tabelle dell’Inps si indica in 1.845 euro la retribuzione media teorica lorda dei contratti a tempo indeterminato, che salgono a 1.866 euro se si includono anche i contratti a termine (pagati 1.914 euro) e gli apprendisti (che scendono a 1.376 euro).
Rispetto al gennaio-febbraio 2014 la variazione è di una crescita contenuta dell’1,4%.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 10th, 2015 Riccardo Fucile
FIDUCIA PER RENZI, SALVINI E BERLUSCONI IN CALO
Calo significativo del Pd nei sondaggi.
Secondo le intenzioni di voto di Ixe’, in esclusiva per Agora’ (Raitre), il partito di Matteo Renzi in una settimana perde lo 0,8%, toccando quota 37,6%.
Il Movimento 5 Stelle sale, invece, dello 0,3% (19%) mentre la Lega Nord rimane stabile al 13,5%.
Forza Italia, intanto, torna sopra il 13%, issandosi al 13,1% (+0,2%) mentre il dato sull’affluenza alle urne scende al 56,6%.
Prosegue il trend negativo della fiducia nel premier, Matteo Renzi, che perde un altro punto in 7
giorni, passando dal 39% al 38%.
Per il 73% degli italiani inoltre, proprio con Renzi, sarebbero “aumentate le tasse”. Secondo l’Istituto Ixe’ di Roberto Weber anche la fiducia nel governo è in leggero calo (dal 32% al 31%).
Sempre alto il gradimento degli italiani per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, stabile al 70%
Parlando di tagli, il 55% degli italiani, dovendo scegliere, preferisce tagli a Comuni e Enti locali piuttosto che l’aumento di un punto dell’Iva.
Il 29%, invece, preferisce salvaguardare i trasferimenti dal centro alla periferia.
(da “Huffingtonpost”)
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