Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
NEL RESTO D’EUROPA E’ GIA’ UNA REALTA’… DA NOI SE NE DISCUTE NONOSTANTE IL RECORD DI PERSONE A RISCHIO DI POVERTA’
Quanto costerebbe introdurre un reddito minimo in Italia? Circa 6,2 miliardi di euro all’anno,
quasi la metà della spesa necessaria per il bonus da 80 euro voluto dal governo di Matteo Renzi.
“L’Espresso” fa i conti su una delle misure economiche più dibattute degli ultimi mesi: il reddito minimo, cioè un salario garantito per tutti.
Insieme alla Grecia, l’Italia è l’unico Paese europeo a non aver ancora introdotto questo salvagente sociale.
E ciò avviene nonostante siamo la nazione dell’Ue con il numero più alto di cittadini a rischio povertà : 17,3 milioni, secondo i dati Eurostat, di cui 4,1 considerati poveri assoluti.
Mentre alcune regioni hanno annunciato di voler iniziare autonomamente la sperimentazione del reddito minimo, in Parlamento restano ferme le proposte per l’introduzione a livello nazionale presentate dal Movimento 5 Stelle e da Sel.
Il governo Renzi finora si è detto contrario alla misura, spiegando di voler puntare sulla creazione di posti di lavoro piuttosto che sugli aiuti, considerati già sufficienti. Rispetto ai principali Paesi europei, però, Roma spende meno per le politiche sociali del lavoro, in particolare per rimettere sul mercato le persone rimaste senza impiego. Il risultato è la maglia nera europea della povertà .
Nell’ultima legge di Stabilità , approvata a fine anno, qualcosa per risolvere il problema in realtà è stato fatto: sono state poste le basi per la creazione di un Fondo unico per contrastare l’indigenza.
Il budget è di un miliardo di euro, a regime nel 2017, valido per sostenere un milione di persone.
Istituendo un reddito minimo, sostengono diversi economisti, si potrebbero però aiutare molti più cittadini in difficoltà .
Il punto è se una misura del genere potrebbe essere sostenibile per le finanze italiane. L’Istat ha calcolato che la proposta del Movimento 5 Stelle costerebbe 14,9 miliardi di euro all’anno, mentre per quella di Sel ne servirebbero 23,5.
C’è però un’altra soluzione. Che costerebbe ancora meno.
La propone Andrea Fumagalli, docente di Economia politica all’università di Pavia e membro dell’associazione internazionale Bin (Basic income network).
Istituendo un reddito minimo garantito di 600 euro al mese, che vada a sostituire tutti i sussidi attualmente validi fino a quella cifra, il costo netto per lo Stato italiano sarebbe di 6,2 miliardi di euro l’anno.
Una cifra più che sostenibile per le finanze pubbliche, secondo l’economista.
Stefano Vergine
(da “L’Espresso”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
DALLA BICICLETTA DEL PREMIER GIAPPONESE AGLI OROLOGI SAUDITI, ALL’AUDERMARS PIGUET DA 15.000 EURO ESIBITO ALLA LEOPOLDA…TROPPO COSTOSI PER LO STIPENDIO DA PREMIER
I Rolex degli amici sauditi per gli italiani in trasferta, la bicicletta degli alleati giapponesi per Matteo Renzi.
In questa vicenda dei regali di Palazzo Chigi manca la precisione. E non per penuria di orologi. Anzi, i cronografi sono fin troppi. E molto nascosti, un po’ sperduti, tra risse notturne nel palazzo reale di Ryad — fra la delegazione di Roma per ghermire la scatoletta con il congegno svizzero — e gli stessi orologi preziosi che Renzi sfoggia dai primi mesi di domicilio a Palazzo Chigi: un paio di Rolex, di sicuro un Daytona, un vistoso Audemars Piguet.
Li ha comprati di recente? Li ha ricevuti dai capi di governo stranieri?
Più che la precisione, allora, occorre la trasparenza. Renzi tace sui doni di Stato.
IL CONTESTO
Direttive di Mario Monti (2012) e legge ispirata da Filippo Patroni Griffi (2013): i dipendenti pubblici, e dunque pure dirigenti e funzionari di Palazzo Chigi protagonisti della baruffa in Arabia Saudita, devono rifiutare omaggi di valore superiore ai 150 euro. Decreto di Romano Prodi (2007): per i ministri e i familiari, il limite è fissato a 300 euro. Non esistono deroghe: il bottino raccolto in giro per il mondo va custodito in uno stanzone di Palazzo Chigi e poi sfruttato per iniziative benefiche. Così ha agito il professore di Bologna.
Non c’è bisogno di stimare la due ruote Shimano di Shinzo Abe al collega Renzi (giugno 2014): si tratta di un dono che sfonda il tetto dei 300 euro.
Episodio isolato oppure rodata consuetudine?
Palazzo Chigi non ha risposto ai dubbi, suffragati da diverse fonti, su almeno tre orologi indossati da Renzi durante il mandato a Roma
Capitolo Ryad: il governo non ha smentito le ricostruzioni del Fatto Quotidiano, ma ha soltanto precisato che “i doni dei sauditi sono nella disponibilità della Presidenza del Consiglio”.
A Ryad c’erano una cinquantina di italiani in missione d’affari, collaboratori di Renzi, vertici di aziende, dirigenti di Chigi, uomini della sicurezza: chi non ha restituito subito i Rolex, chi l’ha dimenticato nel forziere di casa? Niente è ben definito.
IL COLLEZIONISTA.
Stazione Leopolda, 27 ottobre 2013. Renzi è il sindaco di Firenze. Non è ancora segretario dem, lo diventerà a dicembre. Non è ancora primo ministro, lo sarà a febbraio. È scanzonato. Irriverente. Rottamatore.
Ha la camicia bianca con le maniche rimboccate e un modesto Swatch di colore viola (Fiorentina). Plastica.
Stazione Leopolda, 26 ottobre 2014. Renzi è tutto. Capo di governo e di partito. Di viola, c’è la cravatta. Al polso, una gabbia d’acciaio.
Simone Bruni, esperto di orologi e direttore de La Clessidra, intervistato da “Un Giorno da Pecora”, descrive il modello. È un Audemars Piguet Royal Oak. Aggiunge: “Se autentico, costa 15.000 euro“.
I cronisti spulciano l’agenda estera di Renzi: a settembre ha trascorso quasi una settimana negli Stati Uniti, il 17 ottobre ha incrociato Vladimir Putin, appassionato di cronografi, all’incontro Asia-Europa di Milano. Indiscrezioni: è un regalo dei russi.
Anche in questi giorni, la confidenza è insistente. Ma già nell’ottobre del 2014, il sito del Fatto ha formulato la domanda all’ufficio stampa di Palazzo Chigi. La replica sfugge alle riforme: assoluto silenzio.
L’ESORDIO
La prima volta di Matteo è con Massimo D’Alema. Tempio di Adriano a Roma, 18 marzo 2014.
In archivio non risultano altre immagini idilliache tra la strana coppia. D’Alema presenta il suo libro, Renzi se stesso. Il fiorentino gesticola e fa roteare un Rolex Daytona, cassa massiccia, quadrante scuro. Non meno di 10.000 euro.
Il repertorio fotografico su Renzi — di solito l’iconografia è gestita in maniera esclusiva dall’ex paparazzo Tiberio Barchielli e dall’ex poliziotto Filippo Attili — non consente una lettura esatta del cronografo esibito alla Scala di Milano, lo scorso 7 dicembre.
La data è fondamentale, successiva al viaggio di Ryad. E l’orologio pare un Rolex con sfondo nero. Non sarà mica dei sauditi? Ogni sospetto è lecito.
È sufficiente una scorsa rapida dei cronografi di Renzi in versione premier.
Il fiorentino a Palazzo Chigi guadagna 114.000 euro lordi, circa la metà netti. Come è riuscito a comprarsi questi prodotti di lusso? Ha investito 6-9 mesi di stipendio in Rolex&c.?
Forse è scoccata l’ora dei gufi. Soltanto Matteo può rispondere, guardando gli orologi che ha nei cassetti.
Li ha acquistati oppure li ha ottenuti da russi o arabi?
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA SCRITTRICE TEDESCA: “LA GERMANIA E’ UN PAESE SESSISTA, QUI SIAMO DISCRIMINATE”
“Quello che è successo a Colonia la notte di San Silvestro è una vergogna. Ma sono
comportamenti frequenti in Germania. I tedeschi, che oggi si scandalizzano per gli atroci fatti di Capodanno, fanno finta di non vedere. Nel mio Paese le donne sono sempre state discriminate. E lo sono ancora. È arrivato il momento di dirlo».
È glaciale il j’accuse di Nina George, 42enne scrittrice tedesca, pluripremiata autrice del bestseller mondiale Una piccola libreria a Parigi (Sperling & Kupfer).
Lei si dice « ancora scossa dopo Colonia». Ma «non ha paura».
Perchè ce l’ha così con il suo Paese?
«Perchè ora questa vicenda viene strumentalizzata dai razzisti, come abbiamo visto ieri con la manifestazione di Pegida. Ma sono cose che sono sempre successe. È sconvolgente l’omertà dei tedeschi. Perchè le nostre donne non dicono niente quando sono i connazionali ubriachi a molestarle durante l’Oktoberfest (la celebre sagra della birra a Monaco, ndr) o lo stesso Carnevale a Colonia? Che vergogna».
Però una violenza collettiva del genere, forse coordinata, non si era mai vista.
«Sono criminali che non hanno niente a che fare con l’Islam e che vanno puniti con estrema severità , non c’è dubbio. Ma sono cose che, in silenzio, sono sempre successe in Germania. Perchè, nonostante i bei proclami, qui le donne non vengono mai difese. Abbiamo visto come le loro denunce agli agenti siano rimaste inascoltate quella notte a Colonia. Oppure come gli uomini presenti non le abbiano difese. In Germania manca il coraggio. E le donne raramente denunciano le violenze, perchè sanno che non vengono ascoltate. Questo è un Paese che discrimina le donne».
Come fa a dirlo, scusi? Perfino il cancelliere è una donna.
«Ma la concezione della donna in Germania è molto particolare. Fa male dirlo, ma è così. La donna da noi viene vista principalmente come una potenziale mutti, una “mamma”, e questo influisce molto sulla vita quotidiana, sui salari, sul rispetto. Basta vedere la percentuale di artiste o scrittrici famose. Sono pochissime. Due anni fa c’è stata una clamorosa protesta delle donne, la Aufschrei (una sorta di “grido scandalizzato”, ndr) che denunciò pubblicamente il clamoroso sessismo nel nostro Paese. Ma tutti l’hanno già rimossa. E nulla è cambiato».
Niente? Nemmeno dopo il decennio di Angela Merkel?
Certo, oggi i tempi sono migliori rispetto a quando c’erano Kohl o Schrà¶der. Ma il problema rimane. Del resto, la Germania non ha mai avuto un vero femminismo. È ora di plasmarne uno per il XXI secolo. Non sarà facile. Ma ora il problema vero è un altro».
Quale?
«Il razzismo che pervade sempre di più la nostra società . Si faccia un giro sui social network in Germania: è inquietante la valanga di bufale xenofobe che ogni giorno circuiscono sempre più persone. Online c’è una propaganda invisibile che sta inquinando le radici dello Stato democratico tedesco. Una mia amica era alla stazione di Colonia la sera di San Silvestro e poco dopo su Facebook ha scritto un post in difesa dei migranti. Ha ricevuto minacce di morte. E qualcuno le ha detto: “Meritavi di essere stuprata”».
Antonello Guerrera
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
BERLINO: “NULLA GIUSTIFICA VIOLENZE CONTRO MUSULMANI”… LA TESTIMONIANZA DI UN GIOVANE IRACHENO: “ERANO MAROCCHINI E ALGERINI UBRIACHI, LA POLIZIA STAVA A GUARDARE”
Un gruppo di hooligan, rocker e buttafuori ha lanciato una “caccia all’uomo nel centro storico di Colonia”, come reazione alle violenze subite dalle donne a San Silvestro. L’iniziativa, di cui riferisce il Koelner Express, sarebbe nata su Facebook.
La polizia sta indagando su eventuali collegamenti con attacchi avvenuti ieri sera.
“Nulla giustifica quello che è stato riferito dal presidente del Consiglio centrale dei musulmani tedeschi”, ha detto il portavoce di Angela Merkel Steffen Seibert, rispondendo ad una domanda sulla denuncia fatta dal presidente dei musulmani tedeschi sull’ondata d’odio che sta colpendo i musulmani in Germania dopo le violenze di Colonia.
Sei pachistani sono stati attaccati a Colonia, ieri sera, nei pressi della stazione, da un gruppo di 20 persone. Lo riferisce la polizia, secondo cui due degli aggrediti, feriti, sono stati soccorsi in ospedale. Successivamente, anche un siriano di 39 anni è stato attaccato e lievemente ferito. La polizia indaga per lesioni corporali.
Si aggiunge una testimonianza importante sui fatti di Capodanno.
“Litigavano, lanciavano petardi. Erano ubriachi fradici. Li ho visti circondare una ragazza, in quattro o cinque. Lei avrà avuto forse 25 anni, era sola e terrorizzata. Piangeva e non sapeva che fare. La toccavano, la palpeggiavano”.
È questo il racconto di un ragazzo iracheno, Mohammed – riportato dal quotidiano la Repubblica -, presenta in piazza a Colonia la notte di Capodanno dove si sono verificate decine di molestie sessuali nei confronti delle donne.
Verso le undici alcuni immigrati hanno cominciato ad azzuffarsi. Non so chi fossero, credo marocchini e algerini, sembravano ubriachi, si lanciavano i petardi addosso. La polizia stava lì, sembrava non sapesse cosa fare.
Gli amici tedeschi che erano con me mi han detto che non avevano mai visto nulla di simile.
Escludo ci fosse qualcuno che dava ordini. Ma queste persone si muovevano in gruppo. Sono sicuro che molti fossero ubriachi, ho visto gli occhi arrossati. O forse erano drogati. L’idea di un coordinamento mi sembra poco probabile almeno lì in piazza, ma non posso escluderla. Credo che la gran parte fossero marocchini e algerini. Si spacciano per siriani o iracheni per chiedere asilo politico. Ma a loro non importa essere espulsi, perchè nel loro Paese non c’è la guerra. Per noi invece è questione di vita o di morte.”
Teppa da una parte e dall’altra, aumenta il clima di odio e l’Isis ringrazia.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
TRA PARTITI LIQUEFATTI E PARTITO LIQUIDO… IL MOVIMENTO ORMAI E’ UN PARTITO, ESPOSTO A TUTTI I RISCHI DEL CASO
La natura di movimento sorto “in polemica” con i partiti “tradizionali”. E, per questo, fluido, e, al
tempo stesso, refrattario all’istituzionalizzazione. Perchè rischierebbe di omologarlo al sistema che esso contesta.
Il prof. Paolo Becchi, in passato (presunto) ideologo del MoVimento, ha cancellato, nei giorni scorsi, la propria iscrizione proprio per questo motivo. Perchè il M5s avrebbe accantonato la sua “diversità ” fra i ricordi del passato.
Senza guida, con Grillo ridotto a un “ologramma”. Peggio: complice del governo.
La stampella di Renzi, con cui si è accordato per l’elezione dei giudici costituzionali. Queste critiche, in effetti, non hanno scosso il MoVimento. Becchi, d’altronde, conta poco nel M5s. E la sua uscita polemica appare un tentativo di trovare un po’ di spazio mediatico, per non finire del tutto dimenticato.
Tuttavia, la questione sollevata, al di là di tutto, è fondata. Soprattutto, in merito alla “normalizzazione”. Come altri partiti “normali”, il M5s, infatti, è scosso da tensioni e conflitti “personali”. A Bologna, Livorno, a Parma…
Ma, prima ancora, proprio in questi giorni, è coinvolto in uno scandalo locale molto insidioso. A Quarto, dov’è accusato di essere stato “infiltrato” dalla camorra. Una sorta di “stella nera”, come ha suggerito ieri Roberto Saviano, su Repubblica.
Insomma il M5s sembra essersi svegliato, bruscamente, dal “sogno” che lo aveva trainato per molti anni. Eppure, le polemiche, interne ed esterne non sembrano averlo danneggiato. Fino ad oggi. Almeno, sul piano dei consensi.
I sondaggi, condotti negli ultimi giorni (e per questo da valutare con molta prudenza, visto che si tratta di un periodo festivo), segnalano la tenuta del M5s. Non lontano dal Pd. Penalizzato dagli scandali bancari.
Gli stessi sondaggi, peraltro, suggeriscono che, in caso di ballottaggio, come previsto dalla nuova legge elettorale, la competizione sarebbe incerta.
Come si spiega questo apparente paradosso di un M5s diviso, accusato da (ipotetici) ideologi e (reali) amministratori interni di essere divenuto un partito “normale” – come tutti gli altri – e, nonostante tutto, “premiato” dagli elettori?
La ragione più probabile è proprio questa. La fine dell’equivoco del “non-partito”, portabandiera dell’antipolitica.
Perchè, in realtà , il M5s era ed è un partito. Come tutti i soggetti politici che partecipano alle elezioni, con i propri candidati. Ed entrano, dunque, in Parlamento. Perchè i partiti sono attori della democrazia rappresentativa. Che agiscono nelle Camere per conto dei “cittadini”.
Certamente, il M5s si serve degli strumenti e dei metodi della democrazia diretta. Utilizza la Rete, promuove referendum. Ma si tratta di percorsi seguiti anche da altri soggetti politici. In sequenza inversa. In quanto utilizzano prima gli strumenti della politica tradizionale e quindi i new media .
La stessa “politica dell’anti-politica”: è un argomento utilizzato da tutti gli attori politici. Ormai da anni. Con effetti diversi. Il M5s, sicuramente, con risultati migliori degli altri. Perchè è più credibile.
Mentre, gli altri partiti – storicamente consolidati – si sono deteriorati. Non solo dal punto di vista dei comportamenti, ma sul piano organizzativo. Hanno, cioè, perduto i tradizionali rapporti con la società , con il territorio. Il M5s, invece, è presente sul “terreno” immateriale della rete. Ma, ormai, anche su quello “materiale”. Visto che, sul piano elettorale, è distribuito in modo omogeneo in tutto il Paese.
Mentre, in ambito locale, dispone di numerosi amministratori. Gli altri partiti sono “partiti” liquefatti, più che liquidi. Nella società e sul territorio.
Così se, come ho sostenuto altre volte, il M5s è una sorta di mappa della crisi rappresentativa, in questa fase ci permette di dare un senso diverso al clima d’opinione antipolitico e antipartitico. Che non esprime un cupio dissolvi . Un desiderio di distruggere rivolto ai “partiti in quanto tali”. Ma a “questi” partiti. Al modello che essi interpretano in questa fase.
Disorganizzati, a bassa intensità ideologica, non dico ideale. Ridotti a leader abili sui media e agili sui social, piuttosto che a mobilitare le piazze – e le masse.
Il problema del M5s, per questo, è duplice.
In primo luogo, la difficoltà di combinare questi diversi modelli. Di muoversi fra i media – vecchi e ancor più nuovi – e la piazza. Fra rete e territorio. Perchè, se si considera la base elettorale, evoca davvero un partito di massa, tanto è trasversale. Però fatica a intrattenere un dialogo costante con gli elettori, visto che una parte ancora elevata di essi non ha familiarità con la rete.
Inoltre, è difficile elaborare progetti e idee senza luoghi di riflessione e di elaborazione. A meno che tutto non si risolva e sia risolto nella figura di Casaleggio.
L’episodio di infiltrazione malavitosa denunciato a Quarto, per questo, potrebbe essere valutato in modo ambivalente.
Conferma della “normalizzazione” del M5s. Oppure, al contrario, come conseguenza dell’eccessiva fluidità , che lo rende contendibile e controllabile dall’esterno.
Da soggetti e organizzazioni di diversa natura. Anche poco sicura e rassicurante. D’altra parte, però, il M5s non può rassegnarsi a diventare un partito. Magari migliore. Perchè la “diversità ” è nella sua biografia. E la “legalità ” è nella sua scheda genetica. Allora, per citare Giorgio Gaber, occorre “Far finta di essere sani”. Cioè, di essere diversi. Un non-partito. A ogni costo.
Per questo, nel blog di Beppe Grillo, sono state richieste ufficialmente le dimissioni di Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto. Perchè è a rischio la stessa identità del MoVimento. Protagonista della contro-democrazia (per citare Pierre Rosanvallon). La democrazia della sorveglianza. Il M5s, garante della legalità , degli altri e anzitutto propria, non si può rassegnare a episodi di corruzione.
Non solo per ragioni etiche, ma politiche (ed elettorali). Diverrebbe un partito come gli altri. Ma molto più debole e precario.
Perchè ne imiterebbe i vizi, senza averne la storia nè le radici.
Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
“MA FICO HA DETTO DI ANDARE AVANTI”
Era impaurita. E consapevole del ricatto in atto. Voleva dimettersi. Ma Roberto Fico le scrisse “vai avanti”.
Rosa Capuozzo, sindaco M5s di Quarto, piange disperata al telefono. E’ il 16 dicembre 2015, una settimana prima delle perquisizioni che riveleranno l’inchiesta sul voto di scambio camorristico e sulla tentata estorsione ai suoi danni dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio.
La Capuozzo (non indagata) è intercettata al telefono con il consigliere comunale grillino Alessandro Nicolais.
L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta del pm Henry John Woodcock, che stamane ha disposto la perquisizione dell’abitazione del sindaco.
Nicolais: Mi ha risposto Fico
Capuozzo: E’ tardi perchè domani vado via
N: dove vai?
C. Me ne vado non ce la faccio più (…) è finita è finita
N. Cosa è successo?
C. Io posso reggere qualsiasi cosa ma non finire in galera per colpa di quell’altro … è inaccettabile (piange dalla disperazione)
N. Ma che cazzo sta succedendo?
C. Alessandro è inaccettabile … o prendiamo una posizione interna o io non riesco a reggere una cosa del genere… non ce la faccio…
N. Ma è uscito fuori altro? Altre cose?
C. no.. no.. è quello è quello .. a me basta e avanza … quello non esce fuori perchè lui.. (De Robbio, ndr) è un uomo della Capitaneria di Porto… non esce l’avviso di garanzia… hai capito? Che cosa devo aspettare io? Cosa devo discutere?
N. Ma io non lo so… quello mi ha risposto Fico dieci minuti fa …e ha scritto: andate avanti tranquilli quanto prima verrò.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
PERQUISIZIONI ANCHE IN COMUNE
I carabinieri sono nel municipio di Quarto (Napoli) dove stanno acquisendo documenti
nell’ambito dell’inchiesta su presunte infiltrazioni della camorra nell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Rosa Capuozzo (M5s). Perquisizioni sono in corso anche a casa del sindaco, oltre che nel suo ufficio.
Il decreto è stato adottato dal pm della Dda di Napoli Woodcock e dai procuratori aggiunti Beatrice e Borrelli. Lo scopo, secondo fonti giudiziarie, è trovare prove della tentata est
Un atto a tutela del sindaco: Rosa Capuozzo non è indagata e nell’ipotesi del pm ha subìto il comportamento del suo consigliere.
Restano ore di riflessione per il sindaco Rosa Capuozzo, e per i consiglieri del M5s alle prese con il nodo dimissioni del primo cittadino chieste ufficialmente dal blog di Beppe Grillo dai vertici nazionali del Movimento.
In nottata si è concluso un incontro fiume tra il sindaco e i consiglieri grillini.
Al momento, riferisce chi ha preso parte all’incontro, nessuna decisione è stata presa ma nell’arco della mattinata dovrebbe essere reso noto l’orientamento della Capuozzo. Un sindaco che viene definito “stravolto” per la pressione mediatica nonchè del Movimento.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
E’ MORTO DAVID BOWIE, CINQUANT’ANNI DI STORIA DELLA MUSICA
Pochi giorni dopo il suo sessantanovesimo compleanno è morto il Duca Bianco. L’annuncio sul suo profilo ufficiale Twitter e Facebook: “Dopo 18 mesi di lotta contro il cancro se ne è andato serenamente circondato dalla sua famiglia”. David Robert Jones (questo il vero nome di Bowie) era nato a Londra l’8 gennaio del 1947.
Poco dopo l’annuncio su Facebook, la notizia è stata confermata anche dal figlio, Duncan Jones, noto anche come Zowie Bowie, con un messaggio accompagnato da una foto di entrambi, quando il bimbo era piccolo: “Davvero addolorato e triste nel dire che è vero. Sarò fuori dalle reti sociali per un po’. Grande affetto a tutti”.
Innovatore e capace di sperimentare nuovi territori musicali, l’artista, che di recente era stato visto molto poco in pubblico, è stato una delle figure più celebrate e di successo del secolo appena trascorso.
L’8 gennaio, nel giorno del suo compleanno, è uscito il suo ultimo lavoro Blackstar. Contemporaneamente era stato pubblicato anche il nuovo video Lazarus in cui il Duca Bianco appare come l’amico di Gesù che avvolto dalle bende risorge dalla morte.
Già numero uno delle classifiche UK il suo ventisettesimo album da studio è uscito a tre anni dall’ultimo disco The Next Day, rilasciato nel marzo 2013. Due settimane fa lo stesso Bowie aveva annunciato il ritiro “definitivo e irrevocabile” dai palcoscenici che non frequentava dal 2006.
Leggenda del rock, la sua musica ha attraversato più di cinquant’anni di suono modificandosi sempre, contaminando generi diversi dal folk acustico all’elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e diventando un modello di riferimento per più di una generazione di artisti.
Come attore, dopo alcune piccole apparizioni, arrivò al successo nel 1976 come protagonista del film di fantascienza L’uomo che cadde sulla Terra di Nicolas Roeg.
Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Furyo in Merry Christmas Mr. Lawrence di Nagisa Oshima del 1983, Absolute Beginners e Labyrinth del 1986, fino a Basquiat di Julian Schnabel del 1996, nel quale ha interpretato il ruolo di Andy Warhol.
Riservato, poco disponibile ad interviste Bowie era sposato a Imam, modella di successo fino al fatale incontro, e che poi, dopo il matrimonio nel 1992, gli è sempre stata accanto, in una delle unioni più durature dello star-system.
Aveva avuto due figli: Duncan Zowie Haywood (nato nel 1971 dal precedente matrimonio con Mary Angela Barnett) e Alexandria Zahra (nata nel 2000), ma considerata sua terza figlia anche Zulekha, nata dal precedente matrimonio di Iman.
Nel 2008 è stato inserito al 23 º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone, e tra i suoi brani indimenticabili ci sono Life on Mars?, Space Oddity, Starman e Heroes.
Immediato il tributo del mondo dello spettacolo e della cultura.
Il premier britannico David Cameron ha voluto dare il suo tributo: “Sono cresciuto ascoltando e guardando il genio pop di David Bowie. È stato un maestro della re-invenzione. Una perdita enorme”.
“Sono davvero addolorato della scomparsa di David Bowie, mi dispiace molto”, ha detto Mogol, che con Bowie ha collaborato due volte: Bowie decise, verso la fine del ’69 di tentare l’ingresso nel mercato italiano dei 45 giri con la pubblicazione di Space Oddity con il testo tradotto.
“Le parole del brano, intitolato ‘Ragazzo solo, ragazza sola’ vennero scritte da me- spiega Mogol -. Fu in quell’occasione che ci fu la prima collaborazione con Bowie”.
Anni dopo il chitarrista del Duca bianco incise un raro 45 giri con “io vorrei, non vorrei…ma se vuoi” dal misterioso titolo Music is lethal firmata Battisti-Bowie. “Questa seconda collaborazione – ha aggiunto Mogol – ha permesso di rilanciare e promuovere questo brano, scritta da me e Lucio, in tutto il mondo”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2016 Riccardo Fucile
UNA PROCESSIONE PER LA NASCITA DI MAOMETTO, REGOLARMENTE AUTORIZZATA, CON SLOGAN CONTRO IL TERRORISMO, SUL WEB VIENE PRESENTATA COME UNA MANIFESTAZIONE CHE INNEGGIA ALLA GUERRA DI RELIGIONE… IL VIDEO PARZIALE FATTO GIRARE SUI SOCIAL DALLA SOLITA CRICCA XENOFOBA
Una manifestazione religiosa per festeggiare la nascita di Maometto che si articola in un corteo
di condanna della violenza e dei fatti di Colonia.
È successo ieri pomeriggio in pieno centro a Bolzano.
Alcuni partecipanti tengono in mano dei cartelli, sopra c’è scritto: “i musulmani non sono terroristi».
È da poco passato il mezzogiorno e nelle strade attorno al Duomo si sta tenendo una manifestazione religiosa per onorare la nascita del profeta Maometto.
La questura dice 150, gli organizzatori dell’incontro di preghiera, che si terrà a fine corteo nelle sale della parrocchia del Duomo, parlano di 300.
Fatto sta che sono in tanti. Urla a squarciagola fendono il silenzio di una sonnecchiante piazza Walther caratterizzata dal mercatino di Natale in piena dismissione.
Sono delle preghiere, ma recitate con un fervore e un tono tali da impressionare.
Non recitano solo preghiere, ma lanciano anche slogan contro la violenza dell’Isis.
Chi, incuriosito, si prende la briga di fermarsi a gettare uno sguardo, vede quanto segue: davanti un piccolo gruppetto di bambini, che anticipa uno striscione colorato, scritto in arabo. A destra e a sinistra del corteo, la scorta della questura: poliziotti e carabinieri. Qualche bus rallentato da vigili, ma nessun altro intoppo, men che meno di ordine pubblico.
Lo striscione è portato da una decina di fedeli. Uno intona, gli altri seguono, ripetendo nenie a squarciagola. Davanti per lo più fedeli originari della penisola indiana e dintorni, bengalesi, pachistani. A seguire, marocchini, nord africani, senegalesi. Il secondo gruppo prega in maniera più sommessa, meno teatrale.
I fedeli musulmani girano attorno al duomo, poi si fermano, ancora preghiere.
Uno dei portavoce spiega: «Siamo musulmani, solo questo siamo. La nostra è una religione di pace. I musulmani non sono dei terroristi».
Questi i fatti riportati dai media locali con video e foto (uno per tutti, il quotidiano “Alto Adige”).
Ma già dopo due ore sul web parte il tarocco razzista: un video parziale dove si sentono solo cori viene accompagnato da un testo in cui si parla indignati di una provocazione islamica con slogan contro i cristiani e nefandezze varie.
Ovviamente scattano le condivisioni della cricca e la notizia taroccata si diffonde: nessuno ovviamente pubblica la foto che accompagna il nostro articolo, a dimostrazione dello spirito pacifico della processione, nessuno ritira il post falso, nessuno si scusa per aver diffuso una notizia pericolosa per i conflitti sociali che può generare.
L’odio deve continuare a circolare: è lo scopo di questi fiancheggiatori di fatto dell’Isis.
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