Destra di Popolo.net

GLI OPERAI FIOM DELL’ILVA VINCONO, INCONTRO CON UN SOTTOSEGRETARIO

Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile

CORTEO E TENSIONE A GENOVA: LA CITTA’ ABBRACCIA I SUOI LAVORATORI

Alla fine i lavoratori Ilva hanno vinto la loro battaglia.
All’incontro del 4 febbraio al ministero dello sviluppo economico sull’accordo di programma Ilva ci sara’ anche la sottosegretaria Simona Vicari.
L’annuncio e’ arrivato alle 13.15 con una lettera firmata dal Prefetto che e’ stata letta al megafono davanti alle scale della Prefettura dal segretario regionale della Fiom Bruno Manganaro.
“Questo dimostra che era giusto lottare – urla Armando Palombo, della Rsu _ abbiamo deciso la lotta con un’assemblea,   abbiamo votato per alzata di mano e i fatti ci hanno dato ragione”. Dopo tre giorni di proteste termina cosi’ lo sciopero, l’occupazione della fabbrica, via anche ai blocchi stradali.
La mattinata era iniziata all’insegna della tensione, poco dopo le otto lo sciopero generale di tutti i metalmeccanici proclamato dalla Fiom ha occupato le strade di Cornigliano, in corteo davanti lo striscione rosso Ilva con la scritta ‘Pacta servanda sunt’ che e’ diventato il simbolo di questa protesta, dietro i lavoratori di Ilva, Ansaldo Fincantieri e tanti altri ancora., e in corteo anche le pale meccaniche e il ‘.dito’, i mezzi giganteschi che in questi giorni hanno accompagnato tutti i cortei Ilva.
Il gelo e’ calato quando il corteo e’ arrivato all ‘ inizio di lungomare Canepa e i lavoratori hanno scoperto che in fondo a bloccare la strada c’era uno sbarramento di furgoni della polizia, con le transenne.
Alla fine i primi segnali positivi, i furgoni della polizia hanno fatto dietrofront e il corteo si e’ messo in moto verso il centro.
All’arrivo in Prefettura i lavoratori hanno occupato piazza Corvetto e una delegazione e’ salita al piano di sopra, con i leader Fiom anche il segretario della Camera del Lavoro Ivano Bosco, ma sono stati sufficienti pochi minuti e sono tornati giu’ con la lettera che e’ riuscita finalmente a sbloccare la situazione. Il prossimo round adesso si gioca a Roma, il 4 febbraio al ministero dello sviuppo economico.

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“ANCHE QUANDO IL PAPA VENNE A TORINO CI FU CENSURA”

Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile

“NESSUNO SI SCANDALIZZO’ QUANDO NELLA LAICA TORINO VENNERO COPERTI I MANIFESTI DELLA MOSTRA SU TAMARA DE LEMPICKA”… E BERLUSCONI FECE COPRIRE UN CAPEZZOLO DEL TIEPOLO CON DUE PENNELLATE

Mentre è grande polemica sulla scelta di coprire le statue di nudo dei Musei Capitolini in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani, l’associazione radicale Adelaide Aglietta attacca: “Nel giugno dello scorso anno (non del secolo scorso), solo sette mesi fa, “per rispetto” vennero coperti i manifesti della mostra di Tamara de Lempicka per la visita del Papa nella laica (si fa per dire) Torino. Allora nessuno si scandalizzò.   Solo noi   manifestammo il nostro dissenso. Si tratta evidentemente di una laicità  a corrente alternata, ma la laicità  è … o non è”
Una mostra, quella della pittrice polacca, che fu ospitata a Palazzo Chiablese a fianco del Duomo.
E sotto la Mole ci fu imbarazzo per la troppa vicinanza con il luogo dell’Ostensione della Sindone.
Qualcuno aveva ipotizzato anche di spostarla in un’altra sede. Alla fine il compromesso: sì a quella mostra ma con locandine e manifesti   un po’ mascherati. Una scelta , si disse, per non turbare i pellegrini della Sindone e soprattutto per la visita di papa Francesco che   lo scorso giugno   nella piazzetta Reale (che è alle spalle di Palazzo Chiablese) fece il suo discorso al mondo dell’industria e del lavoro. Manifesti e locandine coperti da telei neri, come dimsotra la foto scattata da Daniele De Giorgis dell’Uaar che con l’associazione Aglietta all’epoca denunciò il caso.
Ora i Radicali ricordano quell’episodio e   invitano ad evitare doppi moralismi per le statue censurate a Roma per la visita del presidente iraniano.
Qualcosa di simile peraltro era accaduto già  nel 2008 quando a Palazzo Chigi c’era Silvio Berlusconi. In quel caso il governo decise di coprire il seno alla Verità  svelata di Giambattista Tiepolo. Il dipinto era stato scelto proprio dall’ex Cavaliere come nuovo sfondo per la sala delle conferenze stampa e venne ritoccato, facendo sparire il capezzolo, con due pennellate.

(da “La Repubblica“)

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ROHANI: “STATUE DI NUDI? CASO GIORNALISTICO, L’ITALIA E’ UN PAESE CHE METTE GLI OSPITI A PROPRIO AGIO”

Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE IRANIANO NON RISULTA AVESSE CHIESTO NULLA… CERTE POLEMICHE “SULLLA DIGNITA’ DELL’ITALIA” SOLLEVATE DA CHI HA VOTATO IN PARLAMENTO CHE RUBY FOSSE LA NIPOTE DI MUBARAK FANNO SORRIDERE

La vicenda delle statue coperte “è una questione giornalistica. Non ci sono stati contatti a questo proposito. Posso dire solo che gli italiani sono molto ospitali, cercano di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti, e li ringrazio per questo”. Così il presidente iraniano Hassan Rohani rispondendo a una domanda dei giornalisti in conferenza stampa a Roma.
Il caso dei nudi ai Musei Capitolini coperti per la visita del presidente iraniano ha generato un dibattito politico. Da destra a sinistra, diverse le voci critiche.
Nei colloqui tra il presidente iraniano e il governo italiano si è parlato di cosa “fare insieme contro il terrorismo”, ha detto Rohani.
“L’Iran è un Paese contro il terrorismo e si adopera a tutto campo per contrastarlo e siamo pronti a collaborare con tutti i Paesi”.
Il presidente iraniano ha detto di sperare in un futuro di poter fare un viaggio negli Stati Uniti, ricevendo un’accoglienza simile a quella avuta in Italia, ma “la chiave di rapporti senza tensioni tra gli Usa e l’Iran e a Washington e non a Teheran”.
“Senza la presenza iraniana”, ha aggiunto Rohani la questione della sicurezza nella regione mediorientale, compresa la pacificazione della Siria “non sarà  risolta”.
“La regione è sensibile e molto delicata”, ha detto, ricordando anche che “l’Arabia saudita nella regione ha dei programmi che non hanno avuto successo.
“Per questo sono arrabbiati e cercano una copertura per i loro insuccessi”
Ma l’Iran, ha commentato Rohani, “non vuole alimentare la tensione con l’Arabia Saudita”: “sappiamo che qualsiasi controversia nuova renderà  le cose più difficili. Noi abbiamo obiettivi molto importanti nella regione. E la stabilità  conviene a noi e loro: l’Iraq deve essere stabile, la Siria deve essere stabile. Il problema di oggi è l’Isis, la violenza, il terrorismo, la guerra regionale tra l’Arabia Saudita e lo Yemen, che deve essere fermata”, ha aggiunto Rohani.

(da agenzie)

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CORRUZIONE, ITALIA E’ 61° AL MONDO, IN EUROPA PEGGIO DI NOI SOLO LA BULGARIA

Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile

LA CLASSIFICA DI TRANSAPARENCY INTERNATIONAL: PER NOI SOLO 44 PUNTI SU 100

L’Italia ha un serio problema con la corruzione nel suo settore pubblico e, nonostante faccia qualche passo avanti e con il massimo rispetto per tutti, deve ancora guardare da dietro Paesi come Oman, Romania, Grecia, Ghana, Cuba o Kuwait.
E’ quanto emerge dal nuovo rapporto di Transparency International, che presenta oggi il Corruption Preceptions Index del 2015, cioè l’indice che misura quanto uomini d’affari e esperti del settore credano che nel loro Paese il settore pubblico sia permeato dal malaffare.
La classifica mette l’Italia al 61esimo posto globale, con un punteggio di 44 su 100. Si tratta di un miglioramento di otto posizioni rispetto alla classifica del 2014, ma è dovuto più che altro al peggioramento degli altri, se si considera che il nostro score è salito soltanto di un punto.
Un passettino colto comunque positivamente dal vicepresidente di Transparency International, Virginio Carnevali: “Constatiamo con piacere che finalmente si è avuta un’inversione di tendenza, seppur minima, rispetto al passato, che ci fa sperare in un ulteriore miglioramento per i prossimi anni”. L’organizzazione cita le norme recenti sul ‘whistleblowing’ e i passi avanti della Pa come elementi di miglioramento del Paese.
In cima alla lista, la Danimarca sfiora l’en-plein con 91 punti su 100 e conferma il primato dell’anno scorso, seguita a stretto giro dalla Finlandia (90 punti) e quindi dalla Svezia a completare il podio tutto nord-europeo.
Scivola ai bordi la Nuova Zelanda, che nel 2014 era medaglia d’argento di trasparenza. Nella parte bassa della graduatoria, invece, ci sono la Corea del Nord e la Somalia, con meno di dieci punti ciascuna.
Se si considera la dinamica negli ultimi anni (dal 2012 ad oggi), la Grecia è quella che ha fatto i progressi maggiori, mentre Australia, Brasile, Spagna e Turchia sono scivolate in basso nella classifica.
L’indice è stato pubblicato per la prima volta nel 1995 e viene usato per misurare la percezione della corruzione nel settore pubblico in diversi Paesi di tutto il mondo (168 nell’edizione 2015).
Non è un semplice questionario rivolto ai cittadini, ma l’aggregazione di fonti divese che definiscono la percezione di uomini d’affari e di esperti nazionali sul livello di corruzione nel settore pubblico. Il Cpi del 2015 è calcolato utilizzando 12 differenti fonti di dati, provenienti da 11 diverse istituzioni che hanno catturano la percezione della corruzione negli ultimi due anni.
Per entrare nell’indice, un Paese deve disporre almeno di tre fonti di dati (nel caso dell’Italia sono ben sette).
I dati vengono poi riportati in una scala che va da zero a 100, dove 0 indica il più alto livello di corruzione percepita e 100 il più basso.
Si parla di ‘percezione’ proprio perchè è difficile quantificare la corruzione reale; è poi questa l’unica misura che permette di confrontare i Paesi, visto che le normative sono differenti, così come la sensibilità  e le capacità  repressive.
Il quadro mondiale non è certo tutto rose e fiori, se si considera che il punteggio medio globale è di 43 punti. Transparency International dice che sotto quota 50 punti c’è un “serio problema di corruzione” e quindi tutto il mondo ne è vittima: ben due Paesi su tre hanno un punteggio inveriore a quella soglia.
Un mal comune anche nel G20, se si considera che il 53% dei Paesi membri del consesso hanno un punteggio sotto 50. Si sale addirittura al 100% dei Brics. A pagarne le conseguenze sono gli oltre 6 miliardi di individui che vivono in Paesi con questi “seri problemi di corruzione”.
Nel capitolo specifico dedicato ad Europa centrale e Asia, gli esperti dipingono un quadro di stagnazione.
La media dell’area, comunque, è di sufficienza con 54 punti su 100, dieci sopra il livello dell’Italia.
Se si guarda alla sola Unione europea, il distacco aumenta ancora: 65 punti è la media dell’Ue. Quel che si chiede ai governanti è di rendere finalmente attuali i temi dell’anticorruzione, che sono venitalati più o meno ovunque ma con scarsi risultati concreti.
La riforma del settore finanziario è indicata come una delle priorità . Non sfugge, comunque, che i recenti scandali non sembrano avere intaccato la fiducia nei Paesi più solidi: il Dieselgate della Volkswagen non ha travolto la macchina pubblica tedesca, tanto che la Germania migliora di due punti e due posizioni (voto 81 per la decima piazza).
Stabile il Lussemburgo degli accordi fiscali con le multinazionali, che gli costano soltanto una scivolata dalla nona alla decima posizione.
Contraccolpo invece nel Brasile travolto dallo scandalo delle tangenti Petrobras: scivola al 76esimo posto perdendo 5 punti.

Raffaele Ricciardi
(da “La Repubblica”)

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“ROMA, CORRUZIONE IN TUTTI I SETTORI”

Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile

LA RELAZIONE ANTICORRUZIONE : “MANCA UNA CULTURA DELL’ETICA”

“Eventi corruttivi hanno attraversato tutte le aree a rischio del Comune di Roma“. “Manca una cultura dell’etica e la trasparenza viene vissuta come un mero adempimento”. E infine, anche dopoMafia Capitale, “emerge la saldatura tra mafia e politica”.
E’ questa l’analisi sulla situazione del Campidoglio nel 2015, illustrata nella “relazione annuale Anticorruzione” del segretario generale del Comune e guida della Direzione Trasparenza Serafine Buarnè.
“Si può constatare”, si legge nel documento pubblicato da il Messaggero, “che gli eventi corruttivi verosimilmente hanno attraversato trasversalmente tutte le aree a rischio”.
Nel corso dell’anno sono stati registrati 150 casi di violazione delle regole, di cui “61 penalmente rilevanti” e 26 episodi di corruzione.
In totale sono 22 i dipendenti indagati. I settori più interessati: servizi e forniture, area controlli e affidamento lavori.
Le irregolarità  sarebbero state possibili anche perchè il “Sistema dei controlli interni” del 2013, secondo quanto evidenziato dai tecnici, non è mai stato attuato.
In generale viene evidenziato come il Campidoglio sia caratterizzato da una “macchina amministrativa macroscopica dove la dimensione e la complessità  della macrostruttura costringono ad operare in condizioni di particolare difficoltà  organizzativa”.
Nel Comune, scrive il segretario generale, “emerge la saldatura tra mafia e politica e si realizza attraverso una rete capillare di relazioni, che mirano ad alterare le determinazioni della pubblica amministrazione”.

(da agenzie)

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CORRUZIONE, ARRESTATI DUE UFFICIALI DELL’ESERCITO E UN IMPRENDITORE

Gennaio 27th, 2016 Riccardo Fucile

I MILITARI INCASSAVANO TANGENTI PER ASSEGNARE APPALTI NELLE OPERE PUBBLICHE

La polizia di Stato e la Guardia di finanza di Caserta stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di tre persone – un imprenditore e due tenenti colonnello dell’Esercito italiano – indagate per corruzione nell’ ambito degli appalti per le opere pubbliche.
L’ attività  investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha fatto emergere un consolidato rapporto tra un imprenditore casertano e due ufficiali dell’ Esercito che si occupavano di gare d’ appalto per l’ affidamento di lavori commissionati dal ministero della Difesa.
Le attività , coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno consentito di acquisire un grave quadro indiziario a carico di Antonio Crisileo e Gaetano Mautone ufficiali superiori dell’esercito italiano, rispettivamente, con mansioni di capo ufficio amministrazione, il primo, e capo ufficio contratti il secondo, per svariati episodi di corruzione.
I due ufficiali arrestati sono in servizio presso il ministero della Difesa, X Reparto Infrastnitture di Napoli. L’imprenditore è Francesco Caprio.
Le indagini hanno consentito di accertare un cospicuo numero di episodi di corruzione intercorsi tra gli ufficiali e l’imprenditore casertano, destinatario di una serie di appalti banditi dal ministero della Difesa.
L’attività  investigativa, è stata svolta anche attraverso servizi di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, oltre che nell’acquisizione di documentazione amministrativa e contabile.
Gli investigatori hanno così appurato come svariate gare di appalto fossero state assegnate ad imprese riconducibili al Caprio, dietro elargizione ai pubblici ufficiali di somme di denaro ed altre utilità . In particolare, si è accertata l’elargizione dell’imprenditore di 44 mila euro a beneficio di Mautone, in relazione a due diverse gare di appalto aggiudicate in favore di imprese del suo gruppo, nonchè la promessa da parte dell’imprenditore di versamento della ulteriore somma di euro 12 mila euro in favore di Mautone e del Crisileo per la assegnazione di ulteriori lavori.
Gli inquirenti sospettano come questa circostanza, insieme con altri elementi già  agli atti, lasci presumere l’esistenza di un vero e proprio sistema di illecita gestione degli appalti operante all’interno del X Reparto Infrastrutture dell’Esercito Italiano.
In sede di esecuzione della misura degli arresti domiciliari, è stata data esecuzione anche al sequestro della somma di 49 mila curo nei confronti di Mautone pari all’importo del profitto della corruzione.

(da agenzie)

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RENZI NON TEME LA SFIDUCIA, MA L’AVVISO DI GARANZIA A PAPA’ BOSCHI

Gennaio 26th, 2016 Riccardo Fucile

L’ 8 FEBBRAIO L’UDIENZA PER DECIDERE SE DICHIARARE LO STATO DI INSOLVENZA DI BANCA ETRURIA… SE IL GIUDICE DECIDESSE PER IL SI’ E’ QUASI AUTOMATICO CHE SCATTI L’AVVISO DI GARANZIA

Alla vigilia del voto del Senato sulla mozione di sfiducia al governo, Matteo Renzi si prepara a gestire un’altra ondata di caos politico sempre legata al decreto ‘salva banche’.
Non è il voto di domani che lo preoccupa, infatti. Ma la data dell’8 febbraio quando al tribunale di Arezzo si terrà  l’udienza per decidere se dichiarare lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria, sulla base della relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni.
Se il tribunale deciderà  per l’insolvenza, quasi automaticamente potranno scattare avvisi di garanzia per i vecchi amministratori, tra cui Pierluigi Boschi, padre del ministro per le Riforme.
E’ un’eventualità  che in queste ore viene data quasi per scontata, nella cerchia del premier. Il quale prepara la controffensiva: “Ognuno è responsabile delle sue azioni: chi ha sbagliato pagherà ”, è il mantra con cui il presidente del Consiglio intende difendere tutto il governo, a partire da domani in aula.
I voti dei senatori verdiniani, che hanno già  annunciato un altro strappo dalle opposizioni e domani voteranno no alla sfiducia al governo, non preoccupano il premier.
Renzi infatti non teme nemmeno le polemiche politiche che sicuramente seguiranno a quello che di fatto è un ingresso dei verdiniani in maggioranza, dopo il voto della settimana scorsa che li ha ‘premiati’ con tre vicepresidenze di commissione a Palazzo Madama. Però è interessato a che il caos banche si chiuda al più presto possibile, mentre all’orizzonte si profila lo scenario contrario.
L’8 febbraio infatti i comportamenti dei vecchi amministratori di Banca Etruria, già  sanzionati da Bankitalia, potrebbero acquisire rilievo penale, se il tribunale — come è probabile – dichiarerà  insolvente l’istituto toscano. In questo caso, gli atti verranno trasmessi al procuratore di Arezzo Roberto Rossi che potrebbe far scattare gli avvisi di garanzia per bancarotta fraudolenta per l’ultimo presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi e il gruppo degli amministratori che l’hanno gestita negli ultimi anni, tra cui papà  Boschi, appunto, che ha coperto la carica consigliere di amministrazione negli ultimi cinque anni e vicepresidente per otto mesi.
E allora si tratterà  di vedere le accuse a carico di ognuno in merito al crac di Banca Etruria.
E anche su chi ha disposto la vendita delle obbligazioni subordinate diventate carta straccia con il decreto sul salvataggio bancario pensato dal governo a novembre: roba decisa dall’alto della dirigenza o dei dipendenti?
Secondo quanto trapelato dalla relazione del commissario liquidatore, la vecchia Banca Etruria ha conti in rosso per un totale di 1,167 miliardi di euro.
E’ chiaro che il mese di febbraio si annuncia di nuovo infuocato dalle polemiche sul caso banche. Renzi proverà  a ribattere con la linea già  decisa: “Non facciamo sconti a nessuno, chi ha sbagliato pagherà ”.
E’ vero che Maria Elena Boschi ha scommesso pubblicamente sull’innocenza del padre: “Mio padre è una persona perbene, se sento un senso di colpa è verso di lui”, ha detto il ministro il 10 dicembre scorso, giorno del suicidio del pensionato che ha perso 100 milioni di euro depositati in obbligazioni subordinate di Banca Etruria.
“Ma anche lei ha detto ‘chi ha sbagliato, pagherà ‘”, fanno notare nella cerchia del premier facendo riferimento alle dichiarazioni del ministro del 19 dicembre scorso. Ad ogni modo, per il premier non sarà  una passeggiata.
Bensì un altro calvario da aggiungere alle partite già  aperte, a cominciare da quella con l’Ue che sembra avviata solo a un fischio di inizio venerdì prossimo nel bilaterale con Angela Merkel a Berlino.

(da “Huffingtonpost”)

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BISCEGLIE: IL SINDACO DI DESTRA ISCRIVE AL PD ASSESSORI, CONSIGLIERI E DIPENDENTI

Gennaio 26th, 2016 Riccardo Fucile

IL DOCUMENTO CHE ATTESTA IL TESSERAMENTO GONFIATO

È a Bisceglie che il trasformismo in ogni sua sfumatura ha infiltrato il nuovo partito di Matteo Renzi.
Sindaco e giunta (di centrodestra), dipendenti e consiglieri del Comune, un esercito di politici, clientele, che arrivano dal centrodestra si sono iscritte in blocco al Pd: 363 persone, una cifra senza precedenti da quelle parti.
Paolo Ruggeri è uno che in passato ebbe pure qualche problema con la giustizia. A telefono minimizza: “Ma no, ma no… Problemi con la giustizia? Una cosa che può succedere a tutti una rissa a un incrocio. Sono sceso dalla macchina… Una rissa”.
Ora, dopo aver ricoperto la carica di assessore in una giunta di centrodestra, conferma che si è iscritto al Pd: “Renzi governa bene, guarda al futuro. Perchè chi viene dal centrodestra non si può iscrivere al Pd? Qui tutti insieme, sette assessori, abbiamo deciso di andare nel Pd, il partito della Nazione di Renzi. Pure il sindaco si è iscritto”.
Il sindaco è Francesco Spina, un campione dei cambi di casacca: Ccd, Forza Italia, Udc è stato anche coordinatore locale della lista “La Puglia Prima di tutto” ai tempi in cui fu candidata Patrizia D’Addario, la escort del primo sexgate di Berlusconi, che squarciò il velo del silenzio sul filone pugliese “bunga bunga”.
Francesco Spina contro il Pd (che è all’opposizione) diventa sindaco di Bisceglie e, in quota centrodestra, presidente della Provincia Bat.
Il suo metodo è infallibile: numero di liste più alto d’Italia a suo sostegno, attività  di promotion senza confini, come quando si è inventato un premio Sarnelli, dedicato a un vescovo di epoca barocca.
È stata l’occasione per distribuire la statuetta del premio a politici, funzionari dello Stato. Addirittura una statuetta è arrivata anche in Vaticano a Papa Francesco.
Nella lettera di accompagnamento a Sua Santità  in cui venivano spiegate le ragioni del premio compare la firma di Spina, con tanto di ossequiosi e religiosi saluti.
Un’altra arrivò alla segreteria generale del Quirinale, con la consegna del premio a Donato Marra.
Poi l’ennesimo accordo trasformistico, il “patto” alle regionali con Michele Emiliano, che in quel momento riempì le liste a suo sostegno di indagati e riciclati vari.
Spina da sindaco e presidente della provincia di centrodestra, diventa coordinatore delle liste di Emiliano nella stessa provincia. L’attuale governatore presentò l’operazione in grande stile, facendosi fotografare assieme a Spina davanti a una foto con Berlinguer e Moro: “Sarei un pasticcione – disse in modo solenne – soltanto perchè ritento la strada del compromesso storico, nel solco della storia di questo territorio, e questa volta con buone probabilità  di successo?”.
L’altro giorno, quando Emiliano è stato informato dello scandalo tessere che sta esplodendo, è sbottato: “Vabbè, ma un conto è qualche decina di tessere. Che sta combinando Spina? Fatemi capire bene”.
L’HuffPost è entrato in possesso del documento che attesta un tesseramento gonfiato, online.
Ben 363 richieste, il record degli ultimi anni. Ci sono il sindaco, il vicesindaco, tutti gli assessori e tutti i consiglieri di maggioranza (tranne uno), di comprovata fede di destra, Ma ci sono anche praticamente tutti i dirigenti comunali e il grosso dei dipendenti, più quelli della società  Camassa Rifiuti che lavora per il comune.
La cosa strana di questa folgorazione sulla via del partito della Nazione sono i “pacchetti”, accomunati dallo stesso numero di cellulare: 38 nominativi a un 339…., 16 nominativi a un 328…, eccetera.
Nell’elenco compare un neo iscritto in libertà  vigilata, uno che qualche anno fa era detenuto e uno in attesa di giudizio.
È la macchina del trasformismo che ha iniziato a girare a pieno ritmo da quando Spina si sente a casa, nel Pd che non ha più confini.
L’operazione tesseramento è l’ultimo tassello di un accordo “romano” che il sindaco ha chiuso attraverso l’area renziana, all’insaputa di Emiliano completamente estraneo alla vicenda.
Della manovra partito della Nazione è parte integrante il sodalizio d’acciaio che Spina ha stretto con Francesco Amoruso, l’ex coordinatore regionale di An, poi Pdl, ora passato armi e bagagli con Verdini.
Ricapitolando. Il Pd, quello prima del tesseramento gonfiato, è all’opposizione.
Il Pd con riciclati al governo.
In mezzo un comune un po’ trascurato con tanto di inchiesta della Corte dei conti per debiti fuori bilancio. Almeno stavolta nessuno ha citato Enrico Berlinguer e il compromesso storico.

(da “Huffingtonpost”)

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DILEMMA CINQUESTELLE: SOSTITUIRE O NO LA CANDIDATA DI MILANO, REA DI ESSERE “SENZA SPINTA” ?

Gennaio 26th, 2016 Riccardo Fucile

CON LA BEDORI IL M5S TEME UNA SECCA SCONFITTA NEI CONSENSI

Un nuovo fronte per i Cinque Stelle, carico di incertezze. La partita stavolta è quella per il candidato sindaco di Milano.
In campo c’è Patrizia Bedori, designata dagli attivisti a novembre (ottenne 74 voti): una scelta che non ha mai convinto del tutto i vertici pentastellati e che ora sembra tornata in discussione.
Secondo indiscrezioni Alessandro Di Battista, nei giorni scorsi, avrebbe proposto al direttorio e ai parlamentari di intervenire per cercare soluzioni: il Movimento, infatti, teme uno scivolone nei consensi in una città  giudicata fondamentale per importanza strategica (anche in vista delle Politiche). E corre ai ripari.
Pesa nelle considerazioni di attivisti ed eletti l’impatto mediatico ottenuto dalla pentastellata, giudicato «scarso», specie se paragonato ad aspiranti sindaci in altre città .
A complicare la situazione anche alcune uscite pubbliche – come un evento promosso dai City Angels – in cui la sua presenza è risultata poco visibile rispetto ai suoi concorrenti.
O ancora di più ha inciso il giudizio tagliente di Dario Fo («La ragazza che è stata scelta mi preoccupa molto, il problema è vedere poi se è in grado di gestire qualcosa di così grande»).
I Cinque Stelle sono intervenuti puntellando lo staff della comunicazione, ma – visti i tempi ristretti – si stanno vagliando anche opzioni estreme.
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un passo indietro della stessa Bedori. Non è un segreto che la candidata avverta una forte pressione su di sè e – sebbene il ritiro sia considerato dal M5S una decisione traumatica anche a livello di immagine – un passo del genere segnerebbe una svolta. E un nuovo round nella partita per Palazzo Marino.
Nel Movimento cinquestelle sulla vicenda c’è massimo riserbo.
Bocche cucite, ma l’impressione è quella che ci possa essere presto una sorpresa.
Una delle idee che circolano da giorni è quella di sottoporre al voto del web gli aspiranti candidati consiglieri comunali. Il più votato potrebbe «affiancare» la candidata durante la campagna elettorale.
Le nubi a Cinque Stelle che al momento si addensano all’ombra della Madonnina, insomma, potrebbero presto rivelare scenari imprevisti.

Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)

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