Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
MANCANO I SOLDI PER PAGARE LA CORRENTE: “APPREZZATI FUORI MA BOICOTTATI DALLA POLITICA”… RAGAZZI COSTRETTI A UNA COLLETTA: E POI TUTTI A PARLARE DELLA DELINQUENZA A SCAMPIA
Il buio di Scampia. La palestra di Gianni e Pino Maddaloni, l’oro olimpico del quartiere a Nord di Napoli, è rimasta senza corrente elettrica.
Non ci sono i soldi per pagare il fornitore. Le luci si sono abbassate intorno alle 20 di lunedì e i ragazzi che frequentano il centro, soprattutto minori a rischio e disagiati, hanno fatto una colletta.
Hanno raccolto 1182 euro per pagare la bolletta. Un sacrificio amaro per le famiglie che vedono nello sport una possibilità di rinascita.
L’attività di Maddaloni ha anche ispirato una fiction interpretata da Beppe Fiorello, “L’oro di Scampia”.
“Voglio prendere le distanze da Comune e Regione, non siamo solo la palestra delle visite istituzionali: buoni si ma fessi no – protesta Maddaloni – De Magistris e la Regione di Caldoro ci hanno abbandonato: il progetto Sandro Pertini, finanziato in passato da Palazzo San Giacomo, con diecimila euro ci permetteva di fare attività sportive per 50 ragazzi di Secondigliano e di pagare le utenze. A gennaio però non è ripartito”.
Maddaloni lancia il grido d’allarme da Bologna dove si trova per un incontro sulla legalità , e mercoledì sarà a Roma alla cerimonia per la candidatura della capitale ai giochi olimpici.
“Da un anno siamo applauditi in tutta Italia, il paradosso è che a Napoli siamo bistrattati e boicottati da una politica locale inesistente. Perchè non parte il progetto per i ragazzi che vivono nei territori dei Di Lauro? Siamo senza soldi, non posso indebitarmi. Devo chiedere i soldi ai figli dei detenuti e alle famiglie divorate dalla povertà ? Non lo farò mai. Chiedo aiuto al sindaco Luigi de Magistris e al governatore Vincenzo De Luca. Scampia chiama Comune e Regione…Altrimenti la mia palestra chiude e si spengono altre luci. Quelle dei ragazzi”.
Per ora risponde Antonio Bassolino su Facebook: “La palestra di Gianni Maddaloni, presidio di legalità a Scampia, non può restare al buio. Le luci devono restare sempre accese. Sono luci di speranza. Sono certo che governo, regione e comune faranno tutto il possibile per sostenere questa bella realtà “.
Anna Laura De Rosa
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
DAI ROM A BERLUSCONI, LE AFFERMAZIONI DEL CANDIDATO SINDACO CHE RISCHIANO DI FAR SALTARE IL CENTRODESTRA
Guido Bertolaso parte senza ruspa. Il candidato del centrodestra a sindaco di Roma, scelto
dopo una serie di veti posti da Giorgia Meloni, si è autodefinito «un vecchio democristiano». Ha detto di non avere mai votato Berlusconi in vita sua e di avere organizzato le campagne elettorali a Francesco Rutelli (cioè per la sinistra).
Alfio Marchini? «Una persona perbene, è entusiasta ma ho delle perplessità sulla capacità di governare Roma. In questa città ci vuole uno con gli attributi come me». Roberto Giachetti? «Un amico».
E fino a questo punto gli alleati sono stati zitti.
Quando però ha parlato dei rom, ai leghisti sono saltati i nervi.
Bertolaso non userebbe le ruspe, come vorrebbe Matteo Salvini. Anzi, se venisse eletto sindaco userebbe «più diplomazia, più tatto, più cautela».
«Io mi metto sempre dalla parte dei più deboli e i rom sono una categoria che è stata vessata e penalizzata». Vessati? Penalizzati? Apriti cielo!
«Se qualcuno pensa, Bertolaso compreso, di fare alleanze con noi e poi sulla sicurezza intraprendere politiche finto buoniste e tolleranti nei confronti di delinquenza, rom e immigrazione ha sbagliato proprio strada», ha tuonato Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato e coordinatore per Noi con Salvini per il Lazio e Roma.
«Se non sai guidare una ruspa, occupati di tagliare i nastri alle inaugurazioni: noi saremo con i romani: a lavorare per ridare dignità alle periferie. E per i campi rom c’è e resta una sola parola: ruspa».
E i Fratelli d’Italia cosa dicono? Nulla. Silenzio assoluto. Non una parola da Meloni che su questi temi ha fatto i suoi cavalli di battaglia.
Dalla Lega le battute al veleno si sprecano. «Ma come, non voleva Marchini perchè era di sinistra e ora ci ha costretto a beccarci uno che sostiene di essere un vecchio democristiano, amico di Rutelli e Giachetti, e dice che i Rom sono vessati? Perchè non parla?».
A Roma i leghisti puntano a rubare voti ai Fratelli d’Italia in un’area di destra radicale.
Insomma, come inizio di campagna elettorale non c’è male. E meno male che Bertolaso doveva essere il candidato che aveva messo d’accordo tutto il centrodestra.
Una scelta, quella di Bertolaso, che viene intestata alla stessa Meloni e che in molti nel centrodestra non considerano forte a sufficienza per andare al ballottaggio.
I primi sondaggi, per quello che valgono, lo confermano.
Il punto è che questa candidatura non è stata preceduta da un accordo sul programma: così sui temi forti come i rom e le ruspe da usare ci sono sensibilità diverse su questo fronte politico.
Marchini si frega le mani, illudendosi di fare il pieno dei voti di destra e andare al ballottaggio: così anche lui si veste da sceriffo pistolero, scende dal cavallo da Polo e dice che «Bertolaso non sa di cosa parla».
Chi invece può essere veramente soddisfatto delle uscite del candidato del centrodestra è Francesco Storace che non si è intruppato con l’ex capo della Protezione civile e corre da solo. «Bertolaso lo frega la somma urgenza di parlare. Non è il suo mestiere e fra poco almeno i leghisti lo rimandano a casa. Mi pare di capire che la ruspa stia rimanendo senza carburante».
E gli altri alleati cosa dicono? Silenzio.
A difendere Bertolaso ci prova il senatore Fi Francesco Giro che minimizza l’incidente, dicendo che Guido «è in prima linea da 30 anni (da quando ha praticamente fondato il Dipartimento degli affari sociali della Presidenza del Consiglio con Andreotti) contro ogni forma di degrado sociale. Chi oggi lo accusa di essere tenero con i nomadi cosa ha fatto in questi decenni da destra a sinistra per risolvere il problema?»
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
INDAGINE GLOBAL 50: IL CONFRONTO FRA 15 PAESI DIVERSI
Lo sapevamo, ma quando escono i dati suscitano sempre qualche fastidio.
Le retribuzioni d’ingresso dei lavoratori italiani sono le più basse d’Europa. Sorridono invece i nostri vicini svizzeri: la Svizzera infatti mantiene la prima posizione; mentre nel Regno Unito scalano la classifica i middle manager.
La conferma viene dall’indagine Global 50 Remuneration Planning Report di Willis Towers Watson, che svela dati alla mano che a livello europeo l’Italia rimane nelle ultime posizioni della classifica delle retribuzioni. Si tratta di dati medi e al lordo con particolare riguardo alle aziende medio-grandi.
L’indagine confronta 15 paesi europei e condanna come lo scorso anno il nostro paese all’ultima posizione per quanto riguarda i salari d’ingresso dei professional, con una media di 27.400 euro.
Guadagna, invece, una posizione per quanto riguarda le retribuzioni dei middle manager, posizionandosi all’11 posto, con una media che sfiora i 71 mila euro, seguita solo da Francia, Svezia, Finlandia e Spagna.
Rispetto al 2015, il Regno Unito è il paese che ha registrato il progresso più forte piazzandosi al 4° posto per quanto riguarda i middle management e al 12° per gli entry level (nel 2014 era rispettivamente al 7° e al 13° posto).
L’Italia, oltre ad essere il paese meno competitivo per le retribuzioni tipicamente offerte ai neo-laureati, è piuttosto staccato rispetto al penultimo posto (-12% rispetto alla Spagna) ed ancora di più dal “centro classifica” (-47% rispetto all’Olanda).
Walter Passerini
(da “La Stampa”)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
MARONI ORA DICE CHE “HA INFANGATO IL NOSTRO LAVORO” MA RIZZI L’HA IMPOSTO LUI IN QUEL RUOLO …RIZZI ERA ANCHE VICINO A SALVINI: A CAGLIARI IL TOUR LO AVEVA ORGANIZZATO LUI
I vertici della Lega Nord scaricano Fabio Rizzi, l’autore della riforma della sanità in
Lombardia arrestato nell’ambito di un’indagine su un presunto giro di mazzette e di turbative di appalti pubblici.
“Sono molto incazzato per quello che è successo, fermo restando la presunzione di innocenza e la fiducia nella magistratura — sibila il governatore Roberto Maroni in consiglio — fermo restando che stiamo leggendo gli atti e verificando nel dettaglio le imputazioni. Il mio primo sentimento è di stupore e di grande delusione se le accuse fossero confermate”.
In ogni caso “ci costituiremo immediatamente in giudizio, al lavoro per garantire applicazione delle regole e le procedure di trasparenza che ci sono — ha proseguito Maroni, annunciando un ”comitato ispettivo” sul caso — non vogliamo coprire nessuno, non abbiamo nessuno da difendere, chiunque abbia sbagliato mi risponderà ”.
Ma la storia è un po’ diversa.
Rizzi, eletto consigliere regionale in Lombardia nel 2013, diventa subito l’uomo forte di Maroni per la Salute: il governatore lo nomina presidente della commissione Sanità e preferisce i suoi consigli a quelli del forzista Mario Mantovani, che prima di essere arrestato lo scorso ottobre oltre che essere vice presidente della Regione era anche titolare proprio dell’assessorato alla Sanità .
È però Rizzi il prescelto di Maroni per scrivere e guidare la riforma del sistema sanitario lombardo: il provvedimento, molto contestato, viene approvato dopo mesi di liti all’interno della maggioranza nell’agosto 2015. Dopo il voto finale, Rizzi scoppierà in lacrime nell’aula del consiglio regionale.
Un po’ troppo facile parlare ora di “lavoro infangato”: lo ha nominato lui Rizzi, non la fata turchina.
Ma veniamo a Salvini.
“Esco ora dal Parlamento europeo e leggo degli arresti in Lombardia. Prima riflessione: chi sbaglia davvero, non merita la Lega — scrive su Twitter Matteo Salvini, segretario del Carroccio — seconda riflessione: spero che le accuse si rivelino una bufala. Terza riflessione: spero che alcuni magistrati non siano in campagna elettorale, è accaduto già troppe volte. Quarta riflessione: sono sicuro che l’eventuale errore di pochi non danneggi il lavoro delle miglaia di persone che ogni giorno mandano avanti benissimo gli ospedali in Lombardia. Quinta riflessione: sono orgoglioso di essere il segretario della Lega”.
Anche Salvini scarica Rizzi, dunque. Rizzi che non è suo “fratello”, a differenza di Edoardo Rixi, vice del segretario leghista, e assessore regionale allo Sviluppo Economico in Liguria rinviato a giudizio il 2 febbraio per peculato.
Ma si da il caso che Rizzi, che ora finge quasi di non conoscere, sia talmente vicino al segretario della Lega che proprio lui ha organizzato, lo scorso fine settimana, il tour di Salvini in Sardegna, durante il quale si sono verificati anche scontri a Cagliari, fuori dal neo inaugurato circolo della Lega, tra polizia e antagonisti.
E l’arrestato non è l’ultimo venuto, è un leghista duro e puro. Della prima ora, vicino al governatore Roberto Maroni, ma anche al segretario federale della Lega Matteo Salvini.
Fabio Rizzi, 49 anni, dal 2013 è l’uomo forte di Maroni nella Sanità lombarda. Medico anestesista, ha da sempre il pallino per la politica: il tesseramento al Carroccio risale al 1992.
Forse 24 anni di militanza politica fianco a fianco possono essere sufficienti per valutare l’onestà di una persona…
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
“BERTOLASO SOTTO PROCESSO DOVEVA AUTOSOSPENDERSI COME ALEMANNO”… A DESTRA SIAMO ALLA GUERRA PER BANDE, LA MELONI INCAPACE DI UNIRE E COMPLETAMENTE INADEGUATA
A un pezzo di Fratelli d’Italia e della destra romana la candidatura di Guido Bertolaso, decisa da Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, non va giù.
«Come dirigenti di Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale, componenti dell’Assemblea e della Direzione nazionale, non possiamo non far sentire la nostra voce di fronte all’incredibile procedura con cui sono stati scelti i candidati sindaci del centrodestra in tutte le città e in particolare a Roma. Ancora una volta, invece di utilizzare lo strumento delle primarie, ci si è rassegnati alla logica dei compromessi di vertice tra tre leader chiusi in una stanza. Questa decisione è stata assunta senza nessuna convocazione della Direzione nazionale del nostro partito che, secondo quanto previsto all’art. 13 dello Statuto, ha il potere di scegliere e ratificare i candidati sindaci».
Lo dichiarano in una nota Brian Carelli, Gloria Pasquali, Marco Cerreto, Antonio Triolo e Sabina Bonelli, come portavoci del gruppo di 21 dirigenti firmatari della lettera a Meloni.
«Tutto questo è ancora più grave a Roma dove l’area contrapposta alla sinistra e al Movimento 5 Stelle si prepara ad affrontare le elezioni divisa su tre candidature: Alfio Marchini, Guido Bertolaso e Francesco Storace. Sia Storace che Marchini avevano offerto la loro disponibilità a partecipare ad elezioni primarie indette dal centrodestra, aprendo la strada ad una candidatura unitaria che sarebbe stata sicuramente vincente. Non solo: lo svolgimento delle primarie avrebbe permesso a Fratelli d’Italia, dopo il ritiro di Giorgia Meloni, di esprimere una candidatura politica e identitaria che, grazie alla forza militante del nostro Partito nella Capitale, poteva diventare quella unitaria di tutto il centrodestra».
«Non è credibile prosegue la nota – l’alibi della mancanza di disponibilità da parte di Silvio Berlusconi e forse anche di Matteo Salvini: a Roma FdI è la prima forza del centrodestra e avrebbe potuto imporre le primarie se, per motivazioni incomprensibili, non le avesse vincolate allo svolgimento su tutto il territorio nazionale. Errore politico gravissimo, perchè utilizzare Roma come laboratorio delle primarie del centrodestra avrebbe rappresentato un precedente ineludibile per giungere alle Primarie per la scelta del candidato Premier alle prossime elezioni politiche».
«Di fronte a questa situazione di palese violazione delle regole statutarie di Fratelli d’Italia e di tradimento delle motivazioni costitutive stesse del partito che, come sancito dall’art.2 dello Statuto, vedono il metodo delle primarie come strumento imprescindibile di partecipazione democratica – continua la nota – non ci sentiamo vincolati ad appoggiare la candidatura di Guido Bertolaso come candidato Sindaco nel comune di Roma Capitale. Bertolaso, al pari di Marchini, è una personalità “tecnica”, estranea al mondo politico del centrodestra, oltre che segnata da due procedimenti giudiziari in corso per gravi reati. Non si capisce perchè, mentre Gianni Alemanno si è autosospeso dal Partito, rinunciando a qualsiasi carica politica e a qualsiasi candidatura fino a quando la sua posizione giudiziaria non sarà definitivamente chiarita, analoga regola non dovrebbe valere per Guido Bertolaso che è sotto processo per gli stessi reati».
«In queste condizioni – conclude la nota – l’unica candidatura che può essere sostenuta a Roma da persone di Destra è quella di Francesco Storace che rappresenta un punto di riferimento unitario per tutta la nostra area politica, al di là di ogni etichettatura di partito. Per questo invitiamo dirigenti, iscritti e simpatizzanti di Fratelli d’Italia ad unirsi a noi in questa battaglia per riaffermare la dignità e l’unità della Destra politica italiana, anche utilizzando l’opportunità di un voto disgiunto tra lista e candidato sindaco».
(da “il Messaggero”)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
AL VIA LE COMUNARIE PER ROMA SOTTO LA REGIA DI CASALEGGIO
Una svolta pratica e politica nel giorno in cui inizia una settimana decisiva per il Movimento 5
Stelle in vista delle amministrative.
La scelta di Beppe Grillo di trasformarsi in “elevato”, ovvero in colui che guarda dall’alto il Movimento 5 Stelle, ha il primo effetto concreto.
Da oggi, ufficialmente, il nome del leader non sarà più nel simbolo: il passaggio era stato già deciso dalla Rete tre mesi fa attraverso un sondaggio, ma adesso è diventato effettivo. La differenza non è soltanto grafica, come è ovvio.
Nel nuovo logo, formalmente registrato, non appare più la scritta “beppegrillo.it” ma “movimento5stelle.it”.
La diretta conseguenza è che il nuovo simbolo non è più di proprietà di Beppe Grillo, come lo era quello precedente, su cui il leader infatti ha sempre rivendicato il potere di togliere il logo alle amministrazioni dissidenti.
D’ora in poi sarà dell’associazione Movimento 5 Stelle, con sede in via Roccataglia Ceccardi n.1/14 a Genova, studio legale di Enrico Grillo, nipote del più famoso Beppe.
L’Associazione è stata fondata, con atto notarile, da Beppe Grillo, che è il presidente, dal nipote-avvocato Enrico, che ha la carica di vicepresidente, e dal commercialista Enrico Maria Nadasi.
Dettaglio da non sottovalutare riguarda il fatto che il mandato di Beppe Grillo come presidente scade tra meno di un mese e, se davvero il leader è intenzione a mettersi da parte, non è escluso che Grillo junior possa avere un ruolo sempre più di primo piano essendo già socio fondatore dell’associazione.
Per questo i prossimi mesi, a partire già da questa settimana, saranno determinanti per le sorti del Movimento, che deve uscire dal caos territori.
In bilico, in un momento così delicato, è anche l’incarico di Luigi Di Maio attualmente responsabile degli Enti locali.
L’ultimo caso, come se non fosse bastato quello di Quarto, riguarda il Comune di Bagheria e l’abuso edilizio del sindaco pentastellato, con annesse dimissioni dell’assessore all’urbanistica.
Ma scottati dalla cacciata del sindaco di Gela e dalle varie spine territoriali nel fianco, adesso i grillini vogliono conquistare Roma.
Sotto il Colosseo per giorni si è attesa la pubblicazione dei video dei 200 aspiranti candidati al Comune di Roma. E poi, ecco il post firmato da Roberta Lombardi: “Per la prima volta a Roma cittadini onesti potranno scegliere altri cittadini onesti come propri portavoce nelle istituzioni. Niente stanze segrete dei partiti, niente nomine dirette. In una parola: democrazia diretta. Quello di oggi è il primo passo”.
I candidati sono di tutte le età (la media è 47 anni), con curriculum diversi e il più variegati possibile. C’è la ortodermista, un project manager di Telecom, ma anche un docente di statistica, una insegnante con 4 lauree e un attivista che dichiara di aver avuto la tessera di Forza Italia “ma solo per un anno”.
Presenti anche tanti avvocati, un agente della Guardia di finanza, un poliziotto e altro ancora.
Ci sono anche i quattro ex consiglieri comunali, due di questi e cioè Marcello De Vito e Virginia Raggi vengono dati per favoriti nella corsa per la poltrona più alta, quella del candidato sindaco. Sarà possibile votare da venerdì.
Per adesso invece i 9500 iscritti al blog e con diritto di voto possono visionare i profili dei candidati. Candidati che, una volta eletti, se dovessero cambiare casacca dovranno pagare una multa di 150mila euro. Provvedimento, per adesso, preso solo per la Capitale dove il rischio trasformismo viene considerato più alto rispetto a Torino e Milano.
Comunque sia ora la macchina romana è in moto, eppure la partenza è stata a rilento. La causa? “Problemi tecnici”, hanno ripetuto come un mantra dalla Casaleggio Associati. Circostanza che ha fatto spazientire, e non poco, i grillini capitolini dal momento che il Movimento ha sempre fatto della democrazia in Rete, della tecnologia e della comunicazione online i suoi tratti distintivi.
Alla base, tuttavia, non ci sarebbero stati solo problemi tecnici ma anche dubbi nel quartier generale di Milano sulla solidità dei candidati.
Nessuno di questi ha infatti folgorato Casaleggio, tanto che sarà un mini-direttorio, formato dai romani Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi e Paola Taverna, a condurre la campagna elettorale.
A Napoli il quadro è ancora incerto. Gianroberto Casaleggio e Roberto Fico hanno in mente un candidato per uscire dall’alta marea delle liste campane: la storica attivista locale Francesca Menna, docente di igiene e sanità pubblica veterinaria all’università Federico II. Ma come ha confidato alcuni giorni fa il componente del Direttorio ad alcuni deputati: “Finchè non vedo la lista non so neanche se correremo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
“ROMPERE CON IL PASSATO, SUBITO ELEZIONI”: IL FRONTE DELLE OPPOSIZIONI COMPATTO… PRIMA MANTOVANI, POI GARAVAGLIA, ORA RIZZI: LA SANITA’ SI AFFIDA A SAN VITTORE
L’arresto di Fabio Rizzi, l’autore della riforma della sanità in Lombardia arrestato nell’ambito di un’indagine su un presunto giro di mazzette e di turbative di appalti pubblici, scatena le reazioni della politica.
Sulla giunta presieduta da Roberto Maroni cade una pioggia di strali.
“Sul piano umano non è una notizia di cui dobbiamo rallegrarci. Sul piano istituzionale è un altro duro colpo alla credibilità di questo Consiglio regionale”, ha detto il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Raffaele Cattaneo, esponente del Nuovo Centrodestra, annunciando a inizio lavori della seduta l’arresto di Rizzi.
Allarga il raggio della critica Umberto Ambrosoli: “E’ da anni che diciamo che la sanità lombarda va messa in sicurezza rispetto alle aggressioni del malaffare e di una pratica corruttiva sempre estesa — sottolinea il consigliere regionale del Patto Civico — che sia oggi coinvolto proprio il presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia — prosegue — è un fatto di gravità forse maggiore anche rispetto agli episodi degli ultimi tre anni. Fabio Rizzi ha avuto infatti per mesi e mesi il ruolo di coordinatore di quella riforma infinita, il famoso ‘libro bianco’ di Maroni, che non riusciva mai ad arrivare a compimento per i continui mercanteggiamenti interni alla maggioranza”.
Il Movimento 5 Stelle va oltre e punta il dito contro Roberto Maroni: “Aspettiamo il governatore in aula perchè chiarisca la situazione — attacca Stefano Buffagni, capogruppo del M5S Lombardia — non deve venire a difendere la sua poltrona o a ribadire il garantismo costituzionalmente sancito, il problema politico è enorme: venga ad annunciare che si dimette per il bene dei lombardi”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Partito Democratico: “Bisogna rescindere fortemente il rapporto fra la politica e la sanità . Maroni deve prendere atto che non è riuscito a garantire discontinuità con il passato e l’unico modo per farlo a questo punto è di andare alle elezioni”, afferma Alessandro Alfieri, segretario lombardo dl Pd. “Mantovani, che era il vicepresidente con delega alla Sanità , è stato arrestato — ha elencato Alfieri — per Garavaglia, che è il braccio destro di Maroni, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Ora anche Rizzi, che è il padre della riforma sanitaria, è stato arrestato. Qualche problema c’è. Noi avevamo presentato una mozione di sfiducia. Maroni ha sempre negato che ci sia un problema sanità , la realtà lo smentisce”.
Utilizza l’ironia Gay Center, in polemica con la Regione per la decisione di quest’ultima di illuminare il Pirellone settimane fa con la scritta ‘Family Day’ in occasione della manifestazione contro le unioni civili: “La Lega dei 5.000 emendamenti sulle unioni civili tiene famiglia. Quella di Rizzi e della moglie arrestati a Milano”.
Chissà ora se Maroni accenderà il Pirellone con la scritta ‘Arrestato Rizzi’”, commenta il portavoce Fabrizio Marrazzo. “C’è a destra chi fa battaglie ideologiche sulla famiglia, anche oggi in Senato sulle unioni civili, e poi si ritrova con suoi esponenti di punta coinvolti in fatti di malaffare. Maroni e C. la smettano di fare i moralisti. Non è proprio il caso”, conclude Marrazzo.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE REGIONALE DELLA LEGA, BRACCIO DESTRO DI MARONI E’ L’AUTORE DELLA RIFORMA SANITARIA LOMBARDA
Gli arresti effettuati dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Milano in esecuzione di una
misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Monza, su richiesta della Procura, riguardano 21 persone ritenute responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbata libertà degli incanti e riciclaggio.
L’indagine “Smile” ha consentito di ricostruire come un gruppo imprenditoriale abbia turbato in proprio favore l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici – banditi da diverse Aziende Ospedaliere per la gestione, in outsourcing, di servizi odontoiatrici – corrompendo i funzionari preposti alla gestione delle gare.
E’ proprio Rizzi l’uomo chiave della maxi inchiesta di carabinieri e procura di Monza che ha scoperchiato un sistema di tangenti e appalti truccati in Sanità .
Sarebbero stati infatti Rizzi e Mario Longo – un uomo del suo staff con poteri nel settore dell’odontoiatria- ad aver garantito la copertura politica alla società Odontoquality, che negli anni ha praticamente acquisito il monopolio nella gestione degli ambulatori odontoiatrici esternalizzati dalle aziende sanitarie lombarde.
Erano Rizzi e Longo a indurre, secondo i magistrati, i funzionari delle aziende a favorire questo gruppo imprenditoriale, capitanato da Maria Paola Canegrati, nelle gare d’appalto che puntualmente vinceva.
Cosa hanno ottenuto in cambio?
La Odontoquality ha finanziato la campagna elettorale per le Regionali del febbraio 2013 e dato loro denaro, tra cui una tangente da 50.000 Euro (pagata in contanti grazie all’intermediazione di un soggetto accusato di riciclaggio).
La Odontoquality ricopriva poi di soldi la moglie di Longo, a cui versava 5mila euro in cambio di finte consulenze.
Le indagini hanno appurato che a Rizzi e Longo venivano ‘girate’ anche le quote di una società creata per istituire alcuni ambulatori odontoiatrici in strutture private e, per il futuro, gli erano stati promessi incarichi privati e altri soldi.
Sul ruolo di Rizzi, l’ordinanza del gip Emanuela Corbetta di Monza parla chiaro: Rizzi e Longo “inducevano i funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria e alle forniture odontoiatriche dell’aziende ospedaliere della Regione, nonchè gli amministratori delle strutture private e private convenzionate, a favorire nell’indizione delle gare d’appalto le società riconducibili a Canegrati”.
Nell’ordinanza c’è anche un (lungo) elenco dei ‘favori’ garantiti da Rizzi e Longo all’imprenditrice Canegrati: l’avrebbero favorita nelle due gare d’appalto delle aziende ospedaliere “istituti clinici di perfezionamento” (del 2015, da 45 milioni di euro) e “ospedale di circolo di Busto Arsizio” (del 2014, da 10 milioni di euro).
L’hanno poi ‘aiutata’, ricostruisce l’ordinanza, nei rapporti economici intrattenuti con la clinica San Pio X, istituto stomatologico italiano e con il San Raffaele, due ‘big’ della sanità privata lombarda: lo scopo del loro intervento era farle ottenere nuove commesse o evitare che i due istituti tagliassero contratti già in essere con le aziende della donna.
Ancora: Rizzi e Longo, secondo quanto ricostruito dalla indagini, hanno supportato Canegrati nei progetti d’espansione della stessa anche in altre regioni d’Italia, in particolare intercedendo sulle decisioni di un altro grosso gruppo (che gestisce servizi in alcune strutture toscane), che Rizzi e Longo hanno favorito nel progetto che prevedeva la costruzione dell’ospedale pediatrico ‘Gemello’ del Buzzi in Brasile.
Il gip, oltre all’arresto, ha disposto il sequestro (ai fini della confisca per equivalente) della somma di 50.000 Euro a carico di Longo e Rizzo (ne rispondono in solido tra loro) e di altri 38.000 Per il solo longo: è questa la cifra identificata come profitto della corruzione.
Chi è Fabio Rizzi.
Fabio Rizzi è stato uno dei registi della riforma del sistema sociosanitario lombardo che in questi mesi sta diventando realtà . Tanto che la prima bozza, il testo che ha fatto da base per il dibattito sulla nuova legge, portava il suo nome.
Rizzi, 49 anni, nato a Cittiglio (Varese) il 19 novembre 1966, iscritto alla Lega Nord dal 1992, è presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale dal 16 aprile 2013.
Ma il sistema sanitario di questa regione lo conosceva già bene per via del suo lavoro. Laureato in Medicina e chirurgia all’università degli Studi di Pavia nel 1991, è medico anestesista e rianimatore. Fra gli ospedali in cui ha lavorato il Sant’Anna di Como (dirigente medico di I livello di Anestesia, rianimazione ed elisoccorso-118 tra il 1997 e il 2000), l’ospedale Civile di Sondrio (2000-2001), l’Istituto clinico Mater Domini di Castellanza, in provincia di Varese (2001-2008), gli istituti clinici Iseni di Lonate Pozzolo, sempre in provincia di Varese (dal 2008).
Nel suo passato politico, una parentesi da sindaco di Besozzo (Varese) dal 2007 al 2012, preceduta dall’attività come consigliere comunale e vicesindaco sempre a Besozzo.
Del Carroccio è stato anche segretario provinciale dal 2006 al 2008, anno in cui è stato anche eletto in Senato. Nel 2013 era tornato in Regione Lombardia, dove era già stato consigliere dal 16 ottobre 2007 al 26 gennaio 2008 quando si è dimesso per incompatibilità con la carica di sindaco.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 16th, 2016 Riccardo Fucile
INDAGATO ANCHE MARIO LONGO, COMPONENTE LO STAFF DEL BRACCIO DESTRO DI MARONI
Hanno usato “il potere politico” come “strumento per accumulare ricchezze” e non hanno esitato a intimidire facendo valere la loro posizione, chi appare recalcitrante alle loro pretese”.
Questa una delle riflessioni che hanno portato il giudice per le indagini preliminari a firmare il provvedimento che ha scatenato una nuova bufera sul Pirellone e nel settore della sanità .
Il giudice fa riferimento a Fabio Rizzi e Mario Longo, rispettivamente consigliere della Regione Lombardia e presidente della Commissione Sanità e componente dello staff dell’uomo considerato il braccio destro del governatore Maroni.
L’imprenditrice a capo dell’associazione
Ma non solo per gli indagati il giudice parla di un “sistematico e spregiudicato è il ricorso all’alterazione e alla contraffazione di documenti anche con l’ausilio dei dipendenti delle società riferibili a Canegrati (l’imprenditrice considerata il capo dell’associazione a delinquere, ndr), per tacere della collusione dei funzionari pubblici o ex funzionari pubblici ‘fedeli’” a lei.
Una donna, che secondo gli inquirenti, ricopriva cariche societarie in moltissime società . “Costei ha già , infatti, dimostrato di disporre — argomenta il gip — di una fitta rete di connivenze disposte, per convenienza personale, a fare quadrato intorno a Canegrati e ad ostacolare verifiche ed accertamenti”.
Un personaggio di primo piano nell’inchiesta perchè si è visto come “abbia fatto della corruzione il principale, se non esclusivo, strumento, per garantirsi l’aggiudicazione delle gare di appalto presso le strutture pubbliche o la gestione di centri odontoiatrici presso strutture convenzionare, usando come grimaldello i politici al suo remunerato servizio…”.
I pubblici ufficiali “asserviti”
“Quanto ai pubblici ufficiali/incaricati di pubblici servizi coinvolti non si può che ribadire il loro totale asservimento all’imprenditrice o piuttosto ai vantaggi personali dalla stessa garantiti e in ragione dei quali vengono disinvoltamente sacrificati i doveri connessi alla loro funzione. Alcuni di loro — prosegue il giudice — risultano tutti legati da anni a Canegrati e da anni la favoriscono e la tutelano. La sfrontatezza e la facilità che tutti gli indagati svolgenti una pubblica funzione dimostrano nel violare costantemente i loro doveri istituzionali e le norme dello Stato, portano ragionevolmente a ritenere che lo spaccato di illegalità che traspare dalla presente indagine costuisca per tutti (anche per coloro che non vantano particolari legami di conoscenza con Canegrati) l’abituale modo di gestire la res publica, totalmente svilita in ragione del proprio personale rendiconto“.
Un rendiconto molto remunerativo se si pensa che, secondo i calcoli della Procura di Monza, il business attivato sarebbe stato di 400 milioni dal 2004 in poi.
E che di fatto necessitava di creare anche società per l’accumulo del denaro: “L’attività pubblica diventa l’occasione per ottenere, se non quando esigere, pagamenti illeciti la cui consistenza e la cui programmata entità sono tali da richiedere la costituzione di società estere ove fare convogliare il denaro frutto della ben più remunerativa attività illecita parallela a quella pubblica”.
“A discapito della salute pubblica”
Come sempre la corruzione provoca anche danni collaterali: “Tutto ciò porta a concludere per un’elevata pericolosità sociale di tutti i soggetti coinvolti, ciascuno nella propria funzione incuranti degli interessi pubblici sacrificabili — chiosa il giudice -in ragione del proprio interesse anche a discapito, in concreto, della salute pubblica attraverso la fornitura di servizi e materiali scadenti o con costi superflui per la collettività ”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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