Destra di Popolo.net

TRUMP INCITA CHI POSSIEDE ARMI A ELIMINARE LA CLINTON, IL NEW YORK TIMES CHIEDE AL PARTITO REPUBBLICANO DI RIPUDIARLO

Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile

IL MAGNATE HA PASSATO IL SEGNO, UN ELETTORE REPUBBLICANO SU CINQUE CHIEDE CHE SI RITIRI

Donald Trump alza ancora l’asticella a livelli fin qui considerati inarrivabili. Un’ennesima battuta-shock per il candidato repubblicano alla Casa Bianca, che arriva quasi a invitare a sparare alla sua rivale democratica Hillary Clinton che, tra le altre cose, vuole una stretta sulle armi da fuoco: “Il popolo del secondo emendamento potrebbe fermare Hillary Clinton”, ha affermato il tycoon durante un comizio, riferendosi a chi difende il diritto di avere in casa fucili o pistole.
“Uno che istiga alla violenza non può fare il presidente. Per questo Trump è pericoloso”, replica lo staff della ex first lady.
“Quando ho letto le sue parole, francamente non potevo credere lo avesse detto. Sono andato a vedere il video e mi sono reso conto che era esattamente ciò che aveva detto”, ha spiegato Tim Kaine, candidato dem alla vice presidenza
La strategia di Trump è sperimentata. Dopo la battuta a effetto e, soprattutto, dopo le inevitabili reazioni indignate e le critiche dei media, The Donald non fa marcia indietro ma corregge il tiro.
Ha spiegato di aver voluto semplicemente incoraggiare i sostenitori del diritto a portare le armi affinchè si impegnino di più politicamente.
Secondo i sondaggi, però, la strategia non paga.
Secondo l’ultima rilevazione di Ipsos un elettore repubblicano su cinque è a favore di un ritiro del tycoon dalla corsa alla Casa Bianca.
Prendendo in considerazione l’intero bacino di elettori, di ogni colore politico, è il 44% ad auspicare un’uscita di scena di Trump prima del voto del 6 novembre.
“E’ giunta l’ora per i repubblicani di ripudiare Donald Trump una volta per tutte” è il durissimo commento del New York Times, per il quale oggi “gli americani si ritrovano a doversi interrogare se davvero il tycoon abbia istigato chi possiede armi ad assassinare Hillary Clinton. Di rado, forse mai, gli americani si sono ritrovati davanti a un candidato così disposto a scendere nella bigotteria e nell’intolleranza più profonde”, scrive l’Editorial Board del quotidiano, sottolineando come Trump “quando è circondato dall’adulazione della folla è incapace di controllare se stesso”.

(da “Huffingtonpost“)

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UNA NOTTE SUL TRENO DEI PROFUGHI RAGAZZI: HIP HOP SOGNANDO LA SVIZZERA

Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile

MINORENNI IN VIAGGIO DA ROMA: COSI’ NASCE L’EMERGENZA IN LOMBARDIA

Il match Rihanna contro Fresalam Mussie inizia alle 22,15, quando sarebbe ora di iniziare a prepararsi per andare alla stazione.
Mulugheta, origini eritree, è un volontario di via Cupa, la strada di Roma dove chi arriva dall’Africa fa tappa prima di andare verso Nord.
È un fan di Fresalam Mussie, lo mette a tutto volume e inizia a ballare. «Parla della nostra libertà , della libertà  del popolo eritreo, non puoi non ascoltarlo!»
Samson ha vent’anni di meno. Non gli importano le parole di chi gli ricorda quello che ha deciso di abbandonare. Nella sua libertà  ci sono Rihanna, l’hip hop, il cappellino da rapper e il viaggio di stasera.
Spara con tutto il volume che il cellulare di un amico gli consente l’ultimo brano di Rihanna e finisce di preparare lo zaino. Non ha molto da portare con sè: un caricabatteria, un ricambio di biancheria e di jeans e tanti fogli di carta, piccoli, ripiegati in modo da farsi anche più piccoli e diventare invisibili in fondo allo zaino.
Alle undici di sera si va. Sono in sette a lasciare via Cupa: tutti minori, tra i quattordici e i sedici anni. I responsabili del Baobab Experience li hanno nutriti, vestiti e ospitati per quasi due settimane. Due giorni fa sono arrivati anche i soldi per il biglietto, è tempo di andare.
NIENTE LACRIME
Abbracci, sorrisi, strette di mano. Nessuna lacrima, nessun rimpianto. Nemmeno da parte di Zebib, 15 anni, che a via Cupa aveva trovato un fidanzato. Lo saluta in un angolo buio, lontano dagli sguardi degli altri, quindi si unisce al gruppo.
«Dove dovrei andare? Sono loro la mia famiglia», spiega in un misto di inglese e arabo.
La famiglia di Samson e gli altri è nata tra le onde che molti di loro non avevano mai conosciuto, è un patto di sangue tra persone che hanno visto insieme la morte e insieme ne sono fuggiti. Quando sono sbarcati a Taranto i minori sono stati divisi ma Samson e altri sei sono riusciti ad arrivare insieme a via Cupa. E ora quando si presentano agli altri dicono: «This is my sister», oppure «This is my brother».
Ancora insieme hanno preso la strada del Nord con il treno della notte per Milano.
Il telefono squilla di continuo. Qualcuno dall’altra parte vuole sapere se sono partiti e impartisce le istruzioni da seguire all’arrivo. Con chi parli Samson? «Con mio fratello», risponde ovviamente.
IN VIAGGIO CON LO SCONTO
Verso l’una del mattino arriva il controllore. Osserva i ragazzi che occupano tutti lo stesso scompartimento, legge più volte le cifre riportate sui biglietti. Non si preoccupa del fatto che siano dei minori a migliaia di chilometri di distanza dalla loro casa, vuole solo avere rassicurazioni che siano davvero così giovani da usufruire dello sconto per ragazzi.
È il vantaggio di questo treno, il motivo per cui è diventato una delle tratte preferite per i minori non accompagnati in viaggio verso Nord: nessun controllo in grado di fermare la loro marcia.
Alle due ogni altro rumore si placa. Tutti dormono sui sedili duri e sporchi degli scompartimenti. O, almeno, ci provano.
Il telefono di Samson ricomincia a squillare alle sei e un quarto. Il treno ha superato da poco l’alba a Piacenza, non manca molto per Milano. Il «fratello» ripete ancora una volta le istruzioni. Sam e gli altri rispondono in tigrino, annuiscono.
Alle sette e undici minuti il convoglio arriva alla stazione di Porta Garibaldi. I ragazzi che hanno superato il deserto e il Mediterraneo si guardano intorno, disorientati.
Forse le istruzioni non erano poi così chiare, scoprono ora. Non trovano nulla di quello che avevano immaginato. Si siedono su una panchina, aspettano.
Che cosa aspetti Samson? «Aspetto mio fratello. Sta dormendo».
Ma dove vuoi andare? A Como o a Milano Centrale? «In Svizzera, in un Paese d’Europa».
amson per andare in Svizzera bisogna arrivare prima a Como: hai soldi a sufficienza? Figurarsi, hanno speso tutto quello che avevano per il biglietto di questa notte.
Samson, vuoi andare in un posto come il Baobab di Roma? Fa cenno di si: Milano non è la Svizzera ma il confine è meno lontano di ventiquattr’ore fa, sa che conviene fermarsi qui e aspettare.
Sul piazzale della stazione Centrale finalmente il volto di Samson si illumina: «Mio fratello mi aveva detto di venire qui, c’è l’autobus 87».
E’ la linea dei migranti, porta all’hub per gli stranieri in transito.
Samson, sai che corri il rischio di non trovare posto? Siete oltre tremila in questi giorni a Milano. Samson fa un gesto con la mano, come per dire: nessun problema. Ha ragione.
Alla fermata dell’hub i ragazzi scendono e corrono verso un punto in fondo alla strada. All’angolo si bloccano per un secondo, increduli: «Ehi, brother! Ehi, sister!».
Sono i fratelli e sorelle da cui li avevano separati dopo l’arrivo in Italia. Sono arrivati prima a Milano e hanno guidato Samson e gli altri fino a ricongiungersi. Come in una famiglia. Sperano di riuscire ad arrivare insieme in Svizzera.
Non sanno che cosa li aspetta.

Flavia Amabile
(da “La Stampa“)

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TENTAZIONE BERLINGUER: BIANCA CANDIDATA DELLA MINORANZA CONTRO RENZI?

Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA CORTEGGIATA E INVITATA A MOLTE FESTE DELL’UNITA’

Un Papa straniero. Anzi, una Papessa.
Sarebbe questa – secondo quanto scrive oggi Il Fatto Quotidiano – l’ultima tentazione della minoranza dem a proposito del candidato da opporre all’attuale presidente del Consiglio Matteo Renzi.
E il nome sarebbe quello di Bianca Berlinguer, appena defenestrata dalla carica di direttrice del Tg3 dopo sette anni di servizio.
Un’idea, una suggestione, che secondo quanto scrive il quotidiano diretto da Marco Travaglio riscuote parecchi consensi dentro il partito, soprattutto tra i big della minoranza.
È stato Roberto Speranza, leader dei riformisti bersaniani, a buttarla lì in un paio di conversazioni: “Se c’è lei, io mi faccio con gioia da parte”
Il nome della Berlinguer piacerebbe anche ad Andrea Orlando e Matte Orfini, oltre all’ex dalemiano Gianni Cuperlo.
E proprio Orfini sarebbe sempre più convinto che la igliore arma per sfidare il premier in carica sia appunto un Papa straniero, una figura fuori dal partito.
Anche per questo, primo della Berlinguer, l’ultimo nome ipotizzato – riferisce il Fatto – sarebbe stato quello dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
Sia Speranza, sia Cuperlo avrebbero sentito la stessa Berlinguer questi giorni, se non altro per esprimerle la loro “vicinanza”.
Un sentimento condiviso da Matteo Orfini, che sulla Rai si è pubblicamente smarcato dal premier. È come se la tentazione BB avesse avviato per la prima volta un serio dibattito sul post Renzi, riavvicinando anime un tempo amiche e poi divise dall’appoggio del premier- segretario.
Intanto, per l’ex direttrice del Tg3 fioccano gli inviti alle feste dell’Unità .
Due dal particolare valore simbolico: quelli di Modena e Bologna, che ricorda il Fatto “oer importanza e prestigio valgono quanto la Nazionale, che quest’anno si svolge a Catania”.

(da “Huffingtonpost”)

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ECCO LE 5 AUTOSTRADE PIU’ PERICOLOSE: IL CHILOMETRO PEGGIORE SI TROVA A NAPOLI

Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile

RECORD DI INCIDENTI SULL’AUTOSOLE

Se state partendo con la famiglia e gli amici alla volta delle agognate vacanze, attenzione a queste cinque autostrade, sono le più pericolose d’Italia: Autosole tra Milano e Napoli, Torino-Trieste, Adriatica tra Bologna e Taranto, Salerno-Reggio Calabria e Grande Raccordo Anulare di Roma.
Sebbene negli ultimi anni il numero di incidenti sia in costante calo grazie a migliori dispositivi di sicurezza, ma soprattutto grazie alla crisi economica che ha abbattuto il numero di veicoli sulle autostrade italiane, il periodo estivo resta uno dei più trafficati e pericolosi.
Secondo i dati dell’Aci che abbiamo analizzato chilometro per chilometro (in alto una rappresentazione grafica), l’A1 Milano-Roma-Napoli, altrimenti detta Autosole, resta il tragitto autostradale con il maggior numero di incidenti. Nel 2014 ce ne sono stati ben 1129, dei quali 39 mortali.
Il bilancio a fine anno è stato di 51 morti e 2037 feriti con un tasso di incidentalità  pari a 1,49 incidenti per ognuno dei suoi 743 chilometri.
QUEL MALEDETTO CHILOMETRO  
Abbiamo scelto e isolato il chilometro più pericoloso dell’Autosole per ogni regione attraversata scoprendo alcuni particolari interessanti.
Primo: a differenza di quel che si potrebbe pensare, il tragitto appenninico non è il più rischioso. L’Umbria risulta la regione più tranquilla dal punto di vista degli incidenti. Secondo: mentre al Nord i tratti più pericolosi li troviamo in corrispondenza di ingressi e uscite dall’autostrada, più si scende a Sud e più gli incidenti si accumulano in punti a volte inaspettati.
SEGUENDO L’AUTOSOLE  
In Lombardia il chilometro peggiore è tra Cascina Castelletto e Mezzano. In Emilia Romagna a pari merito il chilometro 11 e 138, con 6 incidenti, all’altezza delle uscite di Parma e Reggio Emilia.
Picco in Toscana in corrispondenza dell’incrocio con la Variante di Valico al chilometro 254. Ma nei quattro chilometri precedenti troviamo altri 21 incidenti. L’Umbria se la cava con 4 incidenti e 5 feriti all’altezza di San Lazzaro di Ficulle, tre chilometri a valle dell’uscita di Fabro in provincia di Terni.
Nel Lazio è il chilometro in corrispondenza con il cavalcavia di Valmontone, in provincia di Roma, il tratto in cui bisogna guidare con particolare prudenza.
Mentre in Campania troviamo il chilometro peggiore dell’intera tratta: ben undici incidenti nel chilometro in corrispondenza con il cavalcavia di via Provinciale Botteghelle di Portici, a Napoli. Un picco che si spiega anche con la particolare ambientazione dell’A1 in quel tratto: un’autostrada che attraversa la città .
LE ALTRE QUATTRO PERICOLOSE  
Altre autostrade da tenere sotto controllo sono l’A4 Torino-Trieste (902 incidenti sui suoi 516 chilometri, picchi da dodici incidenti in corrispondenza del raccordo con l’A8 Milano-Varese e con l’uscita di Bergamo); l’A14 Bologna-Taranto, trafficatissima in estate per le spiagge romagnole, marchigiane e pugliesi (625 incidenti, con 9 incidenti, di cui uno mortale, all’altezza di San Lazzaro); sull’A3 Salerno-Reggio Calabria due tratti da tenere sott’occhio; l’uscita di Sibari nel Cosentino e quella di Pizzo nel Vibonese (in totale 333 incidenti con ben 18 morti); infine il Grande Raccordo Anulare di Roma, che con i suoi 678 incidenti in appena 68,2 chilometri ha un indice di pericolosità  altissimo: 9,94 incidenti a chilometro.
E OGGI COME SIAMO MESSI?  
Conoscere le autostrade che si stanno per imboccare è importante per la sicurezza. Tra il 1° gennaio di quest’anno e lo scorso 7 agosto la Polizia Stradale e i carabinieri hanno già  rilevato 16.731 incidenti sulle autostrade italiane, in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+0,8 per cento).
Per fortuna sembra che gli esiti, per ora, siano migliori. Sono stati infatti 122 quelli mortali (in calo del 10,9 per cento), ma nei quali già  142 persone hanno perso la vita (anche qui un calo, del 6,6 per cento).
Gli incidenti con lesioni sono stati 5006 (+5,6 per cento) e le persone ferite 8211 (+4,6 per cento). Gli schianti che hanno visto solo danni alle cose sono stati 11.603, in calo dell’1 per cento.
Per fortuna sembra che il momento più critico sia alle spalle. In agosto un solo giorno era indicato con il bollino nero: la mattina di sabato scorso. Sono da bollino rosso, invece, il 12, il 13, il 20, il 21, il 27 e il 28 agosto.

Raphaà«l Zanotti
(da “La Stampa“)

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IL SINDACATO DEI FUNZIONARI DI POLIZIA: “A VENTIMIGLIA GLI INSULTI DELL’AGENTE AI PROFUGHI HANNO DATO UN’IMMAGINE ARROGANTE DELLA POLIZIA”

Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile

“SI CONTAMINA IL LAVORO DI TANTI DI NOI CHE AGISCONO NEL RISPETTO DELLE LEGGI E DELLA DIGNITA’ UMANA”

C’è una segnalazione della questura di Imperia nei confronti di Franco Scibilia, il sostituto commissario che ha insultato i migranti sugli scogli del Balzi Rossi, a Ventimiglia.
Le offese sono state riprese dalle attente telecamere di Fanpage.it . «Deficienti, andate via». «Bastardi, andate a fare in c…». Con frasi di questo tenore Scibilia, 54 anni, ha accolto un paio di profughi respinti dalla polizia francese.
Ora spetterà  alla questura di Genova decidere o meno un’azione disciplinare contro il funzionario.
Arriva la presa di posizione dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia (ANFP) che, in una lettera firmata dal segretario Lorena La Spina indirizzata al capo della Polizia Franco Gabrielli, scrive: «Il freelance è stato allontanato in malo modo dal posto, su disposizione dello stesso poliziotto».
E pur «comprendendo le difficoltà  del contesto», aggiunge che il: «video veicola un’immagine fortemente negativa, quella di una polizia arrogante, arroccata su una posizione di presunta superiorità . Un’immagine che è in grado di contaminare il lavoro dei tanti poliziotti che ogni giorno agiscono nel rispetto delle leggi e soprattutto della dignità  umana dei derelitti che approdano sulle nostre coste».
E conclude: «Ma dagli errori dobbiamo pur saper imparare. Ci serve una Polizia capace di investire anche sulla professionalità  e sulla formazione dei suoi appartenenti, perchè è sin troppo chiaro che lo stress e le difficoltà  di servizi impegnativi e snervanti possono influire negativamente su ciascuno di noi».

(da “La Stampa”)

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RANDAGISMO IN “APPARENTE CALO” IN ITALIA: IN 10 ANNI – 22,4% DI CANI NEI CANILI

Agosto 10th, 2016 Riccardo Fucile

ADOZIONI IN CALO NEL 2015, SITUAZIONE ANCORA GRAVE AL SUD… MA SIAMO ANCORA LONTANI DAI PAESI CIVILI

Il fenomeno del randagismo in Italia è «apparentemente in flessione», con una diminuzione del 22,40% dei cani nei canili negli ultimi 10 anni.
Esistono tuttavia delle discrepanze tra il Nord del Paese e il Centro-Sud, dove le presenze nei canili sono ancora molto alte e dove a questo numero si somma quello degli animali vaganti sul territorio, la cui riproduzione è spesso incontrollata.
È quanto emerge dal Dossier Randagismo 2016 pubblicato dalla Lega Anti Vivisezione. In base ai dati forniti alla Lav da tutte le Regioni e Province autonome a eccezione di Emilia Romagna, Calabria e Sicilia, erano 92mila i cani presenti nei canili-rifugio nel 2015, a fronte dei quasi 120mila del 2006.
Gli ingressi nei canili sanitari sono invece stati 51mila l’anno scorso contro i 104mila del 2011.
Nell’arco di 10 anni le due tipologie di canili sono aumentate, con 959 strutture sul territorio nazionale e una maggiore presenza in Puglia, Piemonte e Campania.
Il numero di cani randagi resta ancora importante in Campania, Basilicata, Sardegna e Lazio, spiega la Lav, evidenziando che il costo per la cura dei cani presenti nei canili italiani «nel 2015 sfiora i 118 milioni di euro» ed è «un dato calcolato al ribasso». Moltiplicando la cifra per sette anni, tempo medio della permanenza in canile in assenza di adozione, si superano gli 825 milioni di euro.
E le adozioni sono in calo, seppure lieve: -1,3% nel corso dell’ultimo anno, dai 33.202 del 2014 ai 32.764 cani del 2015.
Sempre stando al report, i gattili sembrano pressochè assenti, con 79 strutture in Italia, mentre «scarsissimi e incompleti» sono i dati sulle colonie feline, il cui primato è detenuto dalla Lombardia con 11.595 colonie nel 2015. Seguono il Veneto (7.682), le Marche (6.072) e la Toscana (5.341).
La Lav sottolinea infine la carenza di sterilizzazioni: nel 2015 sono stati sterilizzati soltanto 26.044 cani e 50.513 gatti.

(da “La Stampa”)

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UN NUOVO CASO SHALABAYEVA? UN BLOGGER DISSIDENTE IRANIANO ARRESTATO IN ITALIA

Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile

TEHERAN VUOLE ESTRADIZIONE, IL FIGLIO DELLO SCIA’ SI APPELLA A RENZI

Siamo di fronte a un nuovo caso Shalabayeva?
L’interrogativo è d’obbligo alla luce dei contorni che sta assumendo la vicenda del blogger iraniano Mehdi Khosravi, in arte Yashar Parsa, arrestato domenica a Dorio, in provincia di Lecco.
Su di lui pende un mandato di cattura internazionale emesso dal tribunale di Teheran per corruzione e spetta ora al governo italiano decidere se concedere l’estradizione. Khosravi non è però un criminale comune.
Il suo avvocato sostiene che non c’è alcuna accusa di corruzione a suo carico. Tutti gli elementi noti fino ad ora, tra cui la prigionia di Khosravi durante i moti studenteschi del 1999, sembrano andare nella direzione di una caccia al dissidente da parte di Teheran.
La vicenda di Khosravi ha suscitato l’attenzione, e soprattutto l’intervento, di Reza Ciro Pahlavi, figlio dello Scià  costretto ad abdicare per via dell’avvento della rivoluzione di Khomeini in Iran.
Pahlavi, presidente del Consiglio nazionale iraniano per libere elezioni, ha scritto al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiedendo di porre attenzione su “un’urgente questione” che riguarda “il rifugiato e richiedente asilo” Mehdi Khosravi.
Si legge nel testo della lettera: “Chiediamo con urgenza il suo intervento, in favore del Signor Khosravi […] Il Signor Khosravi è un attivista per la democrazia e la tutela dei diritti umani, nato in Iran, ma residente nel Regno Unito in qualità  di rifugiato politico, perchè costretto ad abbandonare l’Iran dopo le dimostrazioni del 2009. Inoltre, il Signor Khosravi è stato negli ultimi tre anni Amministratore esecutivo del Consiglio nazionale iraniano per le libere elezioni”.
Nella nota diramata dalla questura di Lecco alla stampa si collega l’arresto a un provvedimento di cattura internazionale emesso dal Tribunale di Teheran “per il reato di corruzione ai fini dell’estradizione”.
Sahand Saber, avvocato del blogger iraniano, ha dichiarato però a Bloomberg che “non ci sono accuse di corruzione” a carico di Khosravi.
“Mehdi oggi scrive articoli e blog sulla democrazia e la necessità  di una separazione dei poteri in Iran”, ha aggiunto il legale.
Saber ha sottolineato che a suo parere l’arresto “può rappresentare un tentativo da parte di alcuni funzionari del governo italiano di ingraziarsi gli iraniani dopo l’accordo sul nucleare della scorsa estate”.
Accuse pesanti, quelle del legale, per il quale “il governo italiano vuole lavorare economicamente con il regime. Può darsi che al governo italiano sia stato chiesto di fare ciò”
La vicenda di Khosravi fa da sfondo a una questione più grande, quella che riguarda l’Iran e i rapporti con l’Occidente, anche alla luce della politica di ‘appeasement’, cioè di distensione, promossa dal presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, nei confronti di Teheran.
Una questione che è entrata prepotentemente nella campagna elettorale americana già  lo scorso marzo, quando il candidato dei Repubblicani, Donald Trump, affermò che la sua priorità , una volta eletto presidente, è quella di smantellare l’intesa sul programma nucleare iraniano, raggiunta lo scorso 14 luglio a Ginevra e confermata il 16 gennaio scorso.
Un’intesa storica, che ha portato alla revoca della sanzioni internazionali.
Ora l’Iran ritorna nella sfida senza esclusioni di colpi tra Trump e Hillary Clinton.
Lo fa con la storia dell’esecuzione di uno scienziato nucleare iraniano, accusato di spionaggio a favore degli Stati Uniti.
Ed è lo stesso Trump a guidare il fronte di chi accusa Hillary. “Molte persone stanno dicendo che gli iraniani hanno ucciso lo scienziato che ha aiutato gli Stati Uniti a causa delle email hacked di Hillary Clinton”, ha scritto Trump su Twitter, riferendosi allo scandalo sull’uso di un server privato per le gestione della posta elettronica in cui è coinvolta l’ex first lady.

(da “Huffingtonpost“)

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DA EMIGRANTE CALABRESE A RE DELLA BARRA DI TIJUCA: CHE AFFARE “OLIMPICO”

Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile

PASQUALE MAURO, 89 ANNI, HA ACQUISTATO LA MAGGIOR PARTE DEI TERRENI DI BARRA E LI’ HA COSTRUITO IL CAMPO DA GOLF OLIMPICO

Se c’è un italiano che queste Olimpiadi le ha già  stravinte, ricoprendosi d’ori e argenti, questi è un calabrese arrivato a Rio da bambino, nel lontano 1933.
Pasquale Mauro, 89 anni portati con esuberanza, è il padrone di mezza Barra da Tijuca, il grande quartiere di Rio dove si svolgono gran parte dei giochi e alloggiano gli atleti.
Nei decenni Mauro è arrivato a possedere da queste parti terreni per almeno 50 milioni di metri quadri, un terzo circa del territorio del Comune di Milano, per avere una idea.
E Rio negli anni è cresciuta a dismisura dove tutto era (o ancora è) suo.
L’ultimo colpo l’ha messo a segno da poco, convincendo il sindaco e le autorità  olimpiche a costruire su un milione di metri quadri di sua proprietà  il campo da golf che mancava per le Olimpiadi, e soprattutto a circondarlo di trenta palazzi residenziali.
Un’operazione immobiliare che mai sarebbe riuscito a fare in condizioni normali perchè tutta l’area, tra lagune e oceano, era soggetta a rigide limitazioni ambientali. Anche a Rio l’imprenditore di origini italiane è poco conosciuto.
Conduce vita riservata in un palazzo di classe media, lavora con due dei suoi quattro figli e un socio, non ama la pubblicità  e la stampa (è stato accusato di ogni cosa, «ma non ho mai perso una causa»).
L’ascesa
La sua ascesa è comunque incredibile, roba da conquistador di altri secoli.
Aveva sei anni, e non aveva mai visto un paio di scarpe, quando il padre, venditore di pesce a Paola, costa tirrenica della Calabria, decise di tentare la fortuna in Brasile.
A Rio, semianalfabeta, «Pascoal» fa un po’ di tutto sin da bambino, dal lustrascarpe allo strillone di giornali, al venditore di biglietti della lotteria.
Ancora giovane inventa un sistema di trasporto e conservazione delle banane, che in breve lo converte nel primo distributore della città , o rei das bananas, scrive O Globo negli anni Sessanta.
Da lì prende il volo e, altra intuizione, capisce che la metropoli può solo espandersi verso ovest, una regione lungo l’oceano dove ai tempi c’erano soltanto dune di sabbia, lagune e coccodrilli.
La terra non vale quasi nulla, è proprietà  dimenticata di banche, monasteri, eredi di colonizzatori portoghesi: lui ne accumula più che può, e soprattutto si mette a estrarre sabbia dalle preziose dune atlantiche, da vendere all’industria del vetro e delle costruzioni.
In pochi decenni Barra cresce fino agli attuali 300.000 abitanti. A partire dagli anni 70, ogni volta che un immobiliarista vuole costruire un quartiere nuovo a Rio deve andare a comprar terra da Pasquale Mauro.
Il quale però riserverà  sempre una enorme fazenda per sè, dove allevare mucche e bufali e prodursi i formaggi con i sapori della sua infanzia. Sono gli ultimi sette chilometri quadrati, chiamati Fattoria Calabria, che un giorno non lontano probabilmente i suoi figli e nipoti lottizzeranno in allegria.
Limiti ambientali
L’operazione golf olimpico ha suscitato perplessità , perchè Mauro è riuscito a guadagnarci, proponendo una operazione di recupero di danni ambientali che lui stesso aveva provocato, per aver estratto lungo i decenni sabbia da quel terreno. L’imprenditore lo ammette, ma spiega di non aver mai violato le leggi.
«Non c’erano i limiti ambientali d’oggi e io avevo tutte le licenze in regola».
Idem per lo scambio tra campo da golf e la selva di condomini che stanno sorgendo.
È il maggior progetto di recupero ambientale della città  di Rio, spiegano nel suo quartier generale, tutti ci hanno guadagnato in questa operazione.
E il golf, finite le Olimpiadi, sarà  aperto al pubblico, il primo in Brasile.
Ora resta solo da convincere i carioca a comprarsi mazze e palline, per una attività  che da queste parti è pressochè sconosciuta.

(da “il Corriere della Sera“)

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SCOZIA, TEMPESTA IN MARE: PIATTAFORMA PETROLIFERA ALLA DERIVA

Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile

ROTTE LE CATENE DI ANCORAGGIO, LA PIATTAFORMA DA 17.000 TONNELLATE SI E’ ARENATA CONTRO LA COSTA… CONTIENE 300.000 LITRI DI GREGGIO, RISCHIO DISASTRO AMBIENTALE

Un’enorme piattaforma petrolifera è alla deriva a causa di una tempesta: le forti correnti che da giorni imperversano nella zona, ieri, hanno rotto le catene di ancoraggio e la piattaforma da 17mila tonnellate si è arenata.
Ora il rischio è quello di un vero e proprio disastro ambientale che potrebbe compromettere il “paradiso” dell’isola di Lewis.
La “Transocean Winner”contiene 300 mila litri di greggio e in queste ore sta minacciando le coste, spinta dai forti venti e dal mare mosso.
Il personale dell’impianto è stato evacuato ma le operazioni di salvaguardia dell’ambiente sono rese complicati dalla forte tempesta ancora in corso e dai bassi fondali rocciosi sui quali si è arenata la piattaforma.
Le autorità  scozzesi hanno accusato il governo del Regno Unito per quello che il Maritime Herald chiama un “disastro annunciato”: le indagini sulle cause dell’incidente sono ancora in corso e l’impianto di perforazione è monitorato minuto dopo minuto da un team “anti inquinamento” che ha creato una base fissa sul lato occidentale dell’isola di Lewis.
Secondo quanto si apprende, la piattaforma petrolifera avrebbe subito pesanti infiltrazioni d’acqua ma, al momento, “non ci sono rischi di un ribaltamento in mare della struttura”.
La piattaforma si è sganciata lunedì mentre erano in corso le operazioni di rimorchio: doveva arrivare a Malta per essere demolita, anche se questa versione deve ancora essere confermata dalla società  Transocean.
Il rimorchiatore Alp Forward ha perso il “contatto” con la struttura dopo che le catene di ancoraggio si sono spezzate a causa della forza del mare in tempesta.

(da agenzie)

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