Agosto 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LE ATROCI UCCISIONI DI VANIA E ROSARIA SI AGGIUNGONO A UN BOLLETTINO DI GUERRA, I NUMERI SONO IMPRESSIONANTI
Un tempo solo in Asia, oggi anche in Italia. A Roma, a Napoli, a Lecce, a Lucca. 
Un liquido infiammabile, un accendino e via: così, col fuoco, si cerca di ‘punire’ la donna che ci ha lasciato, che ci ha tradito, che ci ha abbandonato.
A giugno la giovane Sara, oggi Vania. Vittime di fidanzati, mariti, compagni che non accettano la loro libera scelta di vita.
Sono più di 60 le donne uccise dal partner in Italia dall’inizio dell’anno. Oltre 160 da gennaio 2015. Un vero ‘bollettino di guerra’. Ma ora preoccupa questa nuova tendenza: almeno cinque casi negli ultimi mesi.
Il 9 giugno Sara Di Pietrantonio, studentessa universitaria romana di 22 anni, viene strangolata e poi bruciata dal suo ex fidanzato, Vincenzo Paduano, che non accettava che la ragazza si fosse rifatta una vita con un altro e che per settimane, prima dell’incontro fatale per il destino di Sara, l’aveva minacciata e perseguitata.
Il 3 luglio, a Tuglie nel leccese, Alexandru Edec Ionut, romeno di 24 anni, lancia del liquido infiammabile addosso alla sua compagna, davanti ai loro figli di uno e tre anni. Poi le dà fuoco. La donna riposta ustioni gravi su tutto il corpo.
Il 2 febbraio scorso, a Pozzuoli (Napoli), Paolo Pietropaolo dà fuoco alla compagna, incinta, perchè aveva avuto la conferma che la donna aveva un’altra relazione. La giovane è stata ricoverata in gravissime condizioni.
Più indietro nel tempo, il 20 novembre scorso, nel bresciano, un uomo di origine indiana ha cosparso di benzina la moglie e le ha dato fuoco. Motivo del gesto, il fatto che al marito non andava bene il modo in cui la donna si vestiva.
Oggi, la vicenda di Vania, quarantaseienne di Lucca data alle fiamme dall’uomo con cui aveva una relazione: la ‘colpa’, ancora una volta, quella di aver messo fine al rapporto. A Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, Rosaria Lentini è stata accoltellata dal marito.
Ma non c’e’ solo il femminicidio. Da gennaio 2015 quasi novemila donne sono state vittime di violenza e almeno 1.260 di stalking.
Ed e’ solo la punta dell’iceberg, visto che il 90% delle donne non denuncia.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 3rd, 2016 Riccardo Fucile
DA OGGI SCATTA IL “TUTTI AL MARE”, L’ITALIA PUO’ ATTENDERE
Quaranta giorni di vacanza.
Per i parlamentari italiani sarà una lunga estate lontana dai palazzi di Camera e Senato: le super ferie, come spiega il Messaggero, scatteranno oggi e termineranno lunedì 12 settembre per i deputati e martedì 13 settembre per i senatori.
I più ‘sfortunati’ dovranno rientrare prima dato che i lavori di alcune commissioni riprenderanno a Montecitorio il 5 settembre.
A Montecitorio i lavori riprenderanno a settembre con l’esame di un provvedimento per il contrasto del cyberbullismo e di alcuni documenti di bilancio e di ratifica di accordi internazionali, oltre alla relazione della commissione parlamentare sui rifiuti per quanto riguarda il Veneto e la Sicilia.
A palazzo Madama, invece, i senatori si occuperanno di alcuni provvedimenti in materia di giustizia, tra cui le nuove norme sulla prescrizione.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 3rd, 2016 Riccardo Fucile
“SE OGNUNO DI NOI AIUTASSE GLI ALTRI SENZA CHIEDERE NULLA IN CAMBIO SAREMMO IN GRADO DI CAMBIARE IL MONDO”
Pettine e forbici. Sguardo concentrato. Scambiare due chiacchiere per conoscere e capire la vita del
tuo “cliente”. Apprezzare il risultato del lavoro svolto. Apparentemente Joshua Coombes è un normale barbiere inglese, ma in realtà gestisce uno dei saloni più grandi al mondo: Londra.
Non è difficile trovarlo impegnato nel suo lavoro, magari alla fermata della metro, mentre taglia i capelli dei senzatetto.
Ed è proprio a loro che Joshua regala una nuova acconciatura, senza chiedere nulla in cambio. Una campagna iniziata un anno fa, dopo un viaggio a New York, chiamata #DoSomethingforNothing, ideata assieme agli amici Matt Spracklen e Dave Burt: un hashtag che serve a incoraggiare le persone ad aiutare gli altri, in ogni modo possibile.
“Se ognuno di noi, in tutte le città , aiutasse gli altri senza chiedere nulla in cambio, saremmo in grado di cambiare il mondo”, spiega Coombes.
“Tagliare i capelli è il mio modo di comunicare con le persone, ma questo è qualcosa di più: è un modo per fare la differenza”. Il barbiere 29enne lavora in un salone di Exeter, nel Devon, e regala acconciature nuove ai senzatetto mentre gira per le strade di Londra e altre città inglesi con il suo amico fotografo Matt, che tiene costantemente aggiornato il profilo Instagram, accompagnando gli scatti con l’hashtag #DoSomethingForNothing. “Prende solo una piccola parte del mio tempo, ma è una grande esperienza”, racconta Joshua.
Dopo ogni taglio, il barbiere solleva uno specchio per mostrare il risultato del suo lavoro e le espressioni di questi uomini e donne sono semplicemente impagabili.
Joshua si avvicina ai clochard raccontando loro di se stesso e di ciò che fa.
Dopo aver vinto il primo momento di diffidenza, questi capiscono le sue buone intenzioni e gli permettono di mettere mano sui loro capelli.
“Dopo che si guardano allo specchio – afferma Joshua – realizzo ogni volta che è quella la parte più importante del mio lavoro”. “Sembra quasi che dicano ‘Ok, ho capito, mi sono trascurato per più di un anno, sono stato duro con me stesso, ma ora posso provare ad andare a quel colloquio di lavoro, più sicuro che mai di me stesso'”, racconta entusiasta il barbiere.
La campagna di Joshua è nata durante il suo soggiorno a New York, dove ha visto un ragazzo fare la stessa cosa. Da lì l’ispirazione, poi trasportata nel Vecchio Continente. “Facile dare soldi a organizzazioni o fare la carità . Generare coscienza nelle persone, invece, è una sensazione impagabile”, conclude il giovane barbiere.
“La vostra voce, le mani, un sorriso: pochi semplici gesti per restituire fiducia nell’umanità a chi l’ha persa, a chi si sente relegato ai margini della società “.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
CON QUESTA MOSSA FATTI FUORI MATTEOLI, GASPARRI, ROMANI, GIORGETTI, PRESTIGIACOMO, MARTINO, CESARO, MALAN E ALTRI
Nel 2013 l’allora Pdl provò a darsi il limite di tre legislature per scegliere chi ricandidare in Parlamento: poi però, tra una richiesta e una gentilezza, le maglie delle deroghe finirono per allargarsi parecchio.
Ora, in vista del restyling del centrodestra affidato da Berlusconi al manager Stefano Parisi, ricomincia a circolare in Forza Italia l’ipotesi di mettere un paletto chiaro alle future elezioni: fuori tutti quelli che hanno più di quattro legislature sulle spalle.
Un criterio per svecchiare la classe dirigente forzista insidiata dai tanti volti giovani dem e soprattutto grillini, che però – biografie alla mano – lascerebbe fuori vari pezzi da novanta del partito.
A rischio, per esempio, sarebbe Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia che contribuì a fondare, oggi deputato e già ministro degli Esteri e poi della Difesa: in Parlamento dal glorioso 1994, con questo criterio la prossima volta dovrebbe rimanere a casa.
Stessa sorte per uno dei volti femminili della prima Forza Italia, la siciliana Stefania Prestigiacomo, baby deputata nel 1994, da allora sempre rieletta e per due volte ministro, delle Pari opportunità e dell’Ambiente.
O ancora un altro berlusconiano della prima ora, il milanese Paolo Romani, ex editore di tv private, che oggi guida il gruppo al Senato (e che non si è spellato le mani ad applaudire l’operazione Parisi).
Con più di quattro legislature sarebbero fuori anche il senatore Antonio D’Alì, eletto la prima volta ventidue anni fa, e il suo collega a Palazzo Madama Lucio Malan, in questi mesi tra i più strenui oppositori della legge sulle unioni civili; l’ex tesoriere ed ex sottosegretario Rocco Crimi; l’ex presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro e il deputato campano Paolo Russo, approdato tra gli scranni già nel 1996.
Eletto a Montecitorio ancora prima di loro, sarebbe fuori anche l’ex ministro Elio Vito. Alla Camera ci è arrivato nel 1992 con la Lista Pannella: quattro anni dopo passò però con Berlusconi e nessuno li ha più separati: ora potrebbe incappare nella forbice di Parisi.
Che potrebbe rottamare pure qualche altro nome importante oggi in Forza Italia. Altero Matteoli, per esempio, siede in Parlamento dal lontano 1983: la bellezza di nove legislature tra Camera e Senato, per due volte è stato anche ministro.
Le prime sette elezioni, però, sono arrivate sotto il simbolo del Movimento sociale prima e di An dopo, motivo per cui la regola delle quattro legislature andrà ben specificata: più di quattro dentro Forza Italia, o più di quattro in generale?
Quattro intere, o se il governo cade prima e si interrompe l’esperienza il conteggio è da ripensare?
Se il criterio fosse più di quattro legislature in assoluto, con chiunque e qualunque durata abbiano, vorrebbe dire lasciare a casa la prossima volta anche un big del partito come Maurizio Gasparri, che in Parlamento siede dal 1992, pure lui prima per l’Msi e An e poi Pdl e FI.
Stessa regola varrebbe per il collega di uguale provenienza politica Franco Cardiello e il deputato ex An Alberto Giorgetti, o ancora per Gianfranco Rotondi, che in Parlamento ci è entrato nel 1994 ma allora stava nel Ppi.
Se poi la ricerca di facce nuove e fresche per un centrodestra rigenerato dovesse portare a molti nuovi innesti, allora si potrebbero anche rendere più restrittivi i criteri, escludendo chi sta svolgendo oggi la quarta legislatura (chi, insomma, è stato eletto a partire dal 2001): a quel punto, però, rischierebbero la rottamazione altri nomi cari a Berlusconi, dal fidato avvocato Niccolò Ghedini all’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, all’ex sottosegretaria calabrese Jole Santelli.
Ma, si sa, al dunque le maglie tendono ad allargarsi più che a stringersi.
E le deroghe a moltiplicarsi.
Francesca Schianchi
(da “La Stampa”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
PERCHE’ HA NOMINATO ASSESSORE UN’EX CONSULENTE AMA RISCHIANDO UN PERICOLOSO CONFLITTO DI INTERESSI?
Con quali motivazioni il sindaco di Roma ha nominato assessore all’Ambiente una ex consulente
ottimamente retribuita dall’Ama per 12 anni fino alle soglie del suo incarico politico, esponendo quella funzione al pericoloso rischio di un conflitto d’interessi?
Quali modalità sono state seguite per la designazione?
Qualcuno ha indicato il nome di Paola Muraro, e in tal caso chi?
Sono le semplici domande che due giorni fa su questo giornale abbiamo rivolto a Virginia Raggi, senza ottenere risposta.
Un fatto curioso, conoscendo la dedizione alla trasparenza e l’ostilità ai conflitti d’interessi, da noi entrambe ampiamente condivise, sempre manifestate dal Movimento 5 Stelle.
Il giallo del dossier: è forse destinato ai magistrati?
29 luglio l’assessora aveva pronunciato una frase sibillina: «Se non mi ero accorta che qualcosa non andava? Ho un mio dossier che tirerò fuori nel momento in cui me lo chiederanno».
Ma quando il nostro Fabrizio Roncone gli domanda che cosa c’è dentro, lei risponde risoluta: «Non glielo dico».
Sono forse notizie riservate destinate ai magistrati? Perchè allora dire pubblicamente «lo tirerò fuori nel momento in cui me lo chiederanno», visto che quel dossier dovrebbe essere già nelle mani dei giudici?
Ma se invece non è così, perchè allora non renderlo pubblico senza indugio, sapendo quali sospetti può evocare la parola dossier?
Magari in diretta streaming, come per le accuse di inefficienza rivolte al presidente dell’Ama?
Tanto rigorosi nel far rispettare le regole interne del Movimento, non hanno proprio niente da dire i membri del direttorio in un caso che proprio con quelle regole cozza in modo lampante?
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
“NORMALIZZAZIONE RENZIANA”: INSORGONO LE OPPOSIZIONI
Tutti interni, un paio di conferme: arrivano i direttori dei tg Rai dell’era renziana.
Il d-day è giovedì perchè alla fine il direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, ha deciso che era giusto fare un atto di “galanteria istituzionale” verso il Parlamento ed evitare di presentarsi domani sera in Vigilanza con il pacchetto chiuso e votato.
E così domani mattina il consiglio di amministrazione si riunirà , ma per discutere del piano delle news di Carlo Verdelli, e per sentire dalla viva voce dei vertici i nomi. Con ogni probabilità gli stessi che circolano con insistenza ormai da ore.
Dunque, alla guida del Tg1 resta Mario Orfeo, a dirigere il Tg2 verrebbe promossa Ida Colucci mentre al posto di Bianca Berlinguer sarebbe stato scelto Luca Mazzà .
Lo stesso che, raccontano le cronache, lasciò Ballarò di cui era responsabile, proprio in dissenso con la linea politica di Massimo Giannini.
Inoltre, non proprio un amico dell’attuale direttore.
A Rai Parlamento sarebbe invece in arrivo Nicoletta Manzione, fortemente sponsorizzata dal presidente Monica Maggioni.
Conferma per Vincenzo Morgante – considerato vicino al presidente Mattarella — alla guida delle testate regionali.
L’opposizione parla di blitz renziano, effettuato in nome di una normalizzazione informativa il vista del referendum di ottobre.
“Renzi — tuona il capogruppo di Fi, Renato Brunetta – aveva detto ‘fuori i partiti dalla Rai’, e aveva ragione, ma forse voleva dire ‘fuori tutti gli altri partiti’, ma non il suo Pd”. L’accusa è quella di aver fatto mambassa di direttori, senza nemmeno aver provato a consultare gli altri partiti.
“Pensavamo — dice una fonte di centrodestra — che stop alla lottizzazione in Rai volesse dire altro. C’è un’area di almeno il 30% del Paese che non ha rappresentazione nella tv pubblica”.
La stessa nomina di Manzione a Tg Parlamento, al posto di Scipione Rossi, non viene considerata di ‘area’ in particolare dagli ex An.
Ma un inedito altolà arriva anche da Angelino Alfano. In tutta la partita, infatti, il governo si è ben guardato dal dire una parola, viste anche le accuse che gli sono piovute addosso.
Il ministro dell’Interno, invece, non soltanto parla ma lo fa anche in contrasto con il governo, per difendere Marcello Masi, direttore uscente del Tg2. Il leader di Ncd parla di “ingiusta punizione”. “Spero – aggiunge – non sia vero quello che leggo”, “il Tg2 ha ottimi ascolti, sul digitale lo sbarco è avvenuto molto bene, non c’è motivo alcuno per penalizzare”.
Parole che dai renziani vengono lette come uno “scivolone” fatto più ad uso e consumo interno del suo partito che altro.
Ida Colucci avrebbe infatti avuto il placet di Ncd ma viene considerata più espressione di Udc e Forza Italia.
Inizialmente — viene spiegato — Masi avrebbe dovuto essere spostato alla direzione dei radio giornali (che dovrebbe essere invece affidata ad Andrea Montanari) e, anche se alla fine per lui è in arrivo arrivare un incarico di prestigio come vice di Verdelli, Alfano avrebbe cercato di sottolineare — anche agli occhi dei suoi — di non essere piegato a una scelta che sembra nata tutta nel mondo renziano.
A questo punto, per le nomine, si attende la prova del fuoco del dibattito in Consiglio di amministrazione.
Carlo Freccero e i consiglieri di centrodestra, Arturo Diaconale e Antonio Mazzucca, sono pronti a votare contro.
“Noi — spiega il fondatore de ‘L’opinione’ — siamo contrari a questa accelerazione. Sarebbe stato molto meglio discutere di queste nomine a settembre”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI LECCE: “IL DDL CONTRO IL CAPORALATO? UNA SCHIFEZZA, NON COLPISCE I PESCI GROSSI”…COSA ASPETTA LO STATO A FARE PIAZZA PULITA DI QUESTI IMPRENDITORI CRIMINALI?
Quattro anni dopo l’operazione per riduzione in stato di schiavitù a carico, fra gli altri, di numerosi
imprenditori salentini, la situazione nell’agro di Nardò è praticamente la stessa: i braccianti stagionali immigrati continuano a essere sfruttati e a vivere in condizioni al di sotto della soglia di dignità come al tristemente noto “ghetto”.
La giornata lavorativa, rigorosamente a cottimo, viene calcolata in base a quanti cassoni di pomodori riescono a riempire. “Ci pagano in teoria 40 euro al giorno”, raccontano i neri impiegati fino a 11 ore al giorno nei campi.
Peccato che a quella cifra vada tolta la tangente per il caporale che intermedia il lavoro fra gli sfruttati e gli imprenditori agricoli: tre euro per il procacciamento, cinque per il passaggio in macchina in campagna e altri cinque per un panino e una bottiglietta d’acqua.
E restano 27 euro per 11 ore di lavoro sotto il sole
Esattamente un anno fa, Mohamed, bracciante sudanese, moriva di stenti nei campi mentre raccoglieva ortaggi.
E’ per questo che il neo-sindaco di Nardò Pippi Mellone, esponenete della destra sociale, caso unico in Italia, ha emanato un’ordinanza che vieta il lavoro nei campi dalle 12.00 alle 16.00 fino al 31 agosto: “Non voglio mettere la fascia tricolore a nessun altro funerale”.
Ma ecco che contro la sua decisione sono insorte numerose aziende agricole della zona.
Guarda caso le stesse che sono finite a processo per l’operazione contro lo sfruttamento lavorativo di quattro anni fa. Invece che in galera sono ancora a piede libero.
Il Tar di Lecce ha dato loro torto, ma nel frattempo la schiavitù nei campi continua. “Non c’è la percezione della gravità di questo tipo di reati — prova a spiegare il procuratore capo di Lecce Cataldo Motta mentre annuncia nuove indagini — Anche il fatto che le stesse aziende lavorino ancora dà una sensazione di impunità ”.
Intanto, dopo mesi di stallo, il Senato ha finalmente dato il via libera al ddl contro il caporalato che inasprisce le pene per chi sfrutta il lavoro nero.
“Quella legge è una schifezza — prosegue la toga leccese — Perchè punisce soprattutto i caporali, mentre si sarebbero dovuti andare a colpire maggiormente gli imprenditori che utilizzano questo tipo di manodopera”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
MICCICHE’ RIVELA: “ERANO D’ACCORDO AD ELIMINARE I BALLOTTAGGI SE SI SUPERA IL 35%”
Quello che le parole di Gianfranco Miccichè descrivono è un’incredibile offerta di Patto siciliano.
Il Movimento cinque stelle, acerrimo nemico di Forza Italia, telefona al partito di Berlusconi per chiedere di cogestire l’importantissima legge elettorale per eleggere i sindaci dei maggiori comuni sull’isola, un passaggio chiave nella costruzione del futuro assetto di potere in Sicilia.
Ieri la legge è stata approvata in Commissione, con voto contrario del M5S, e rispedita adesso all’aula dell’Ars, l’assemblea regionale siciliana, che ha facoltà legislativa.
Ma in realtà , dice Miccichè, il M5S era d’accordo per abolire – a certe condizioni – il ballottaggio. Cancelleri nega: «L’unica cosa vera è che ho chiamato il loro capogruppo. Gli ho solo chiesto che non mettesse la firma su una legge contro di noi, altrimenti arriviamo davvero al famoso 50 per cento più uno. Il vero patto ce l’hanno loro col Pd». Come stanno davvero le cose?
Proviamo a spiegare.
«Cancelleri ha chiamato Marco Falcone, il nostro capogruppo all’Assemblea regionale siciliana, e proposto una specie di desistenza», sostiene Miccichè, che attualmente è commissario di Forza Italia sull’isola.
«La verità è che il M5S a parole attacca ed è più puro dei puri, nella prassi tratta accordi su tutto e dappertutto».
Secondo la sua versione, all’inizio della settimana scorsa Cancelleri – che non solo è la figura di spicco del Movimento siciliano, ma è anche, stando ai sondaggi, il favorito futuro governatore, e un amico personale di Di Maio – ha convenuto con Falcone che «una soluzione si può trovare, insieme, e senza danneggiare nessuno, senza farsi la guerra», per usare la frase di Miccichè.
Il punto è decisivo. La legge elettorale siciliana attuale prevede il ballottaggio, e Forza Italia e il Pd si stanno attivando in maniera trasversale per abolirlo, «perchè è chiaro che in un sistema tripolare il ballottaggio finisce per premiare quasi sempre la forza che sta tra sinistra e destra, cioè in Italia il Movimento Cinque stelle», spiega Miccichè.
Il Movimento, ovviamente, andrà in tv dicendo «vogliono farci fuori» (a Roma già lo sta facendo Danilo Toninelli).
In realtà stava trattando, e aveva una sua proposta. Poichè passare a un ballottaggio a tre sarebbe stato estremamente negativo per il M5S, visto che azzera il possibile effetto Parma del ballottaggio a due, l’idea su cui i cinque stelle stavano ragionando era eliminare il ballottaggio, ma solo se si fosse raggiunta una certa soglia.
«Il M5S era d’accordo a eliminare il ballottaggio solo se un candidato avesse superato la soglia del 35%», sostiene Miccichè.
In Commissione è stata votata una bozza diversa: elimina il ballottaggio punto e basta, e fissa una soglia del 40 per cento per attingere al premio di maggioranza.
Però Fausto Raciti, il segretario regionale del Pd, nel pomeriggio ha detto: «Soglia dei ballottaggi al 40%: la nostra proposta sulla riforma elettorale era e rimane questa».
Quindi Cancelleri lo accusa: «Sconfessa i suoi deputati, che hanno votato un’altra cosa, l’eliminazione sic et simpliciter del ballotaggio».
Morale: il M5S controaccusa Forza Italia e Pd, ma Forza Italia svela che i cinque stelle predicano bene ma razzolano come gli altri, proponendo intese politiche, peraltro normalissime, ma non per loro.
Beppe Grillo, nell’ottobre 2012, dipinse sul blog Miccichè come il rappresentante tipo della politica morta, pubblicando un video in cui il candidato di Forza Italia parlava a una piazza vuota a Santa Caterina Villarmosa.
«Gianfranco Miccichè è stato coordinatore siciliano di Forza Italia, deputato, sottosegretario e pure ministro. Ora si candida a presidente della Regione Sicilia. E lo fa arringando piazze vuote, animate solo da qualche contestatore, da un trespolo. Sotto al palco non c’è nessuno. Qualcuno avvisi Miccichè e lo accompagni dietro le quinte. Sarà un atto di grande umanità ».
Già il fatto che ora il Movimento telefoni a Forza Italia di Miccichè ha dell’incredibile: non erano morti?
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA AL CORRIERE DELA SERA DIMOSTRA DI ESSERE IN CONFUSIONE E SCAMBIA PARISI PER UN SEGUACE DI TRUMP
L’intervista di Giuseppe Alberto Falci a Giorgia Meloni sul “Corriere della Sera” dimostra la via
senza ritorno della sedicente destra italiana.
Non tanto per voler continuare su una linea suicida, il che sarebbe anche lecito , ma per lo stato di confusione politica che aleggia da quelle parti e per la pochezza di contenuti capaci di esprimere.
All’uscita di Donzelli sul possibile cambio di simbolo, la Meloni non ha alcuna idea e liquida l’argomento con questa risposta: «La nostra metà campo è una metà campo che deve organizzarsi, che deve riflettere. E la riflessione non può non riguardare anche Fratelli d’Italia». Capitolo chiuso.
Poi arriva a rivendicare una sonora sconfitta: “D’altro canto le elezioni amministrative hanno inviato un segnale importante. Prendiamo il caso di Roma. Lì, da soli abbiamo sfiorato il ballottaggio».
A dirla tutta non era affatto sola, se poi Salvini ha preso un ridicolo 2,7% è lei che lo ha voluto come alleato, non glielo aveva ordinato il medico.
Ed è stata la Meloni a cercare il confronto con la Raggi, convinta di batterla al ballottaggio, mentre non ci è nemmeno arrivata. Sai che successo…
A domanda del giornalista poi risponde: “«Non ho ragione per allontanarmi da Salvini. Matteo è un ottimo alleato“.
Bene, contenta lei, se lo tenga stretto che andate lontano.
Il rapporto con Marine Le Pen va rivisto, come dice Donzelli?
“Marine Le Pen ha una visione patriottica che è compatibile con il nostro programma”
Quindi anche Donzelli è sistemato.
Allora qual è la condizione per ricostruire il centrodestra italiano?
E qui siamo all’umorismo involontario: «Intanto, bisogna ripartire dalla coerenza e dalla credibilità “.
Come no, quella di cui ha dato dimostrazione lei nel corso di questi anni, è chiaro.
Che cosa pensa del programma liberal-popolare di Parisi?
Qua siamo alla confusione totale.
«Non l’ho compreso, mi mancano un po’ di elementi. Sembra che si rifaccia a Trump e al programma dei repubblicani americani”
Ora tutto si può dire del programma di Parisi salvo che abbia lati in comune con Trump, lo vedrebbe anche un cieco.
Andrà alla convention promossa da Parisi che si terrà in settembre?
«Dipende come sarà configurata. Ad oggi non ho ricevuto alcun invito“…
Solitamente gli inviti vengono inviati quando si fissa luogo e data, qualcuno potrebbe dirglielo a Giorgia…
Quale deve essere il denominatore comune per ricostruire il centrodestra?
Ci risiamo: «Il programma del nuovo schieramento di centrodestra non potrà non prescindere dalla coerenza”
Il giornalista impaziente a questo punto chiede: “E poi?”
La risposta è originale come sempre
«Capitolo tasse e sicurezza. L’obiettivo di un esecutivo di centrodestra sarà quello di rendere lo Stato meno oppressivo sul piano fiscale e più sicuro dalla minaccia del terrorismo islamico.”
Il giornalista esausto pone l’ultima domanda prima della fuga: “La campagna per il no può essere il primo step per ricompattare il centrodestra?”
“Utilizzeremo la campagna referendaria per far conoscere le nostre proposte coerenti e credibili“.
Tutto chiaro, il povero Falci getta la spugna.
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