Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE AMA CONTRATTACCA: “IO HO FATTO 14 DENUNCE IN PROCURA, LA MURARO HA TACIUTO PUR SAPENDO DI UNA TRUFFA”… “VOGLIONO FARE GLI INTERESSI DE RE DELLE DISCARICHE CHE MI DISSE: “TANTO VI CACCIANO”
“Perchè il primo blitz viene fatto a Rocca Cencia e non al Salario? Perchè il sindaco e Muraro vanno a Rocca Cencia con la Muraro che dice ‘non c’entro niente, qui ho sempre denunciato che le cose non vannò? A Rocca Cencia c’è un inchiesta che potrebbe riguardarla, al Salario no”.
Il presidente Ama, l’azienda municipalizzata che si occupa dei rifiuti a Roma, Daniele Fortini ad Agorà su Raitre, spara a zero sull’assessore all’Ambiente della giunta Raggi, con cui da giorni è in corso una polemica sulla gestione dell’immondizia nella Capitale.
A un’altra domanda, Fortini, che questa sera sarà sentito dalla Commissione bicamerale Ecomafie, risponde: “Perchè mi spingono ad usare l’impianto a Rocca Cencia di Cerroni? Penso che il sindaco sia estraneo a questi atteggiamenti, penso che in qualche caso sia stata manipolata da iniziative non sue”
“Il golpe c’è, è mirato a rimuovere chi in Ama crea ostacolo a disegni molto evidenti. Quali? Nei due incontri riservati, di cui abbiamo dato conto alla magistratura, che io e l’ingegner Filippi (ex dg Ama, ndr) abbiamo avuto con l’avvocato Manlio Cerroni presso la sede di AssoAmbiente, è stato molto esplicito. Quando noi rivendicavamo l’autonomia di Ama, il diritto di diventare un’impresa protagonista del ciclo dei rifiuti, lui ci rispondeva: ‘Siete degli illusi, tanto vi cacciano'”, ha detto inoltre Fortini, rispondendo alla Muraro che ieri aveva parlato di golpe dei rifiuti in corso difendendosi dalle accuse sui suoi conflitti di interesse.
Paola Muraro, “essendo addetta ai controlli, giustamente scriveva all’azienda dicendo” anche “quello che non va. L’azienda, i dirigenti preposti ai rapporti con lei, le rispondevano di volta in volta cercando le soluzioni. Se però la dottoressa Muraro si accorge che è in corso una truffa fa come ho fatto io: va in Procura e denuncia. Se si accorge che ci sono cose che non vengono risolte, si dimette e se ne va, dopo aver denunciato in Procura. E’ curioso che una persona, un pubblico ufficiale incaricato di pubblico servizio che ha un ruolo importante di controllo, si accorge che c’è una truffa e tace. Dice all’azienda ‘c’è una truffa in corsò e tace?”, prosegue Fortini.
“La Muraro era considerata da Fiscon, da tutti prima. Se era solo una consulente? La responsabile IPPC – International Protocol Pollution Control – è una persona che ha la responsabilità di omologare il buon funzionamento di un impianto rispetto alla qualità di rifiuti in ingresso, al processo produttivo e alla qualità dei rifiuti in uscita – spiega Fortini -. Non è una responsabilità da poco. La consulente in questo caso non è una leggiadra fanciulla che volteggia nella ‘monnezza’ e dispensa buoni consigli. È una responsabilità ambientale” e “per questo viene ben pagata”. Fortini ricorda che da parte sua “sono 14 i fascicoli” portati in Procura. Ci siamo fatti tanti amici in questa città io e l’ingegner Filippi ex direttore generale”.
“Muraro nella diretta streaming durante il blitz in azienda, mi ha chiesto di usare il tritovagliatore di Cerroni, di portare i rifiuti a un impianto abusivo, indagato, per cui vi è una inchiesta che ha per oggetto truffa ai danni di Ama. Io dico che se si vuole andare in quell’impianto perchè lo si ritiene indispensabile (cosa che non è) un’arma c’è: la legge. Può essere requisito in uso dal sindaco: lo togliamo a Cerroni e lo usiamo nell’interesse di Roma. La legge è la 116 del 2014. Portare rifiuti a quell’impianto, senza gara, senza ordinanza, senza un atto legale non è possibile e io non lo farò”.
Per il presidente dell’Ama “è evidente che ci sono più conflitti di interesse della dottoressa Muraro. E’ evidente che c’è un interesse a togliere di mezzo da Ama quelle persone che in questi anni hanno fatto da ostacolo e impedimento alle pratiche illegali. Io credo che questo disegno non debba essere portato a compimento, auguro all’amministrazione di trovare la forza per correggersi”.
E sulla sindaca Raggi Fortini dice: “Credo che sia stata manipolata da iniziative non sue. Chi doveva prendere decisioni non lo ha fatto: le responsabilità sono distribuite su tutti”.
“Mi è stato chiesto di produrre nell’arco di 10 giorni una relazione completa per rispondere su 23 quesiti che il sindaco mi chiedeva. Lo abbiamo fatto con una relazione che ha impegnato 14 dirigenti giorno e notte per arrivare il 4 luglio a presentare una relazione di oltre 700 pagine per spiegare a che punto è la situazione. Questa collaborazione, questo mettersi a disposizione della amministrazione sono stati ripagati da un blitz a Rocca Cencia che io penso sia stato strumentalizzato e da un blitz in azienda. Anzichè essere invitati a discutere ai tavoli su come risolvere i problemi, noi produciamo documenti, informazioni, notizie e la risposta sono blitz intimidatori. È inaccettabile”, ha detto poi fortini riferendosi ai due blitz nell’impianto romano e nella sede della municipalizzata.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
ALTRO CHE 76 EURO LORDI AL GIORNO, SONO ALMENO 250 (E SULLA BASE DICHIARATA DA LEI STESSA)
Paola Muraro dice di essersi fatta i conti in tasca, ma secondo alcuni iscritti al blog di Beppe Grillo,
e anche secondo l’Huffpost, i conti non tornano.
L’assessore capitolino all’Ambiente mette nero su bianco in un post di aver incassato dall’Ama (l’azienda che si occupa dei rifiuti a Roma) 76 euro lordi al giorno per dodici anni, dal 2004 al 2016, periodo in cui ha svolto l’incarico di consulente per la municipalizzata su cui adesso ha competenze politiche.
Tra i commenti che appaiono sul blog c’è quello di Giovanni F.: “Cara cittadina, non per contraddirla, ma i conti sul suo compenso non è che tornino tanto. Non so le aliquote e le trattenute, ma mi sembrano un po’ pochini”.
Alessandro L. aggiunge: “Sono perplesso sui 76 euro al giorno, non riesco a capire come abbia fatto il calcolo”.
Ecco Gian Paolo che trae le sue conclusioni: “Saranno 76 euro all’ora, non al giorno! 76 euro al giorno li guadagnavo io, prima che mi licenziassero, e sono stato sempre un morto di fame. In 12 anni manco mi sognavo di diventare milionario. Boh! Comunque, viva il MoVimento!”.
Ma come mai i conti non tornano?
Andiamo con ordine. Il caso è stato sollevato da Sergio Rizzo del Corriere della Sera, che ha parlato di entrate lorde pari a un milione e 136 mila euro in dodici anni. Mettendo da parte le accuse di conflitto di interessi che le opposizioni rivolgono al neo assessore, passiamo invece alle cifre.
Sul blog del leader del Movimento 5 Stelle, Paola Muraro si difende ma ammette comunque di aver svolto consulenze per l’Ama.
Quindi, riguardo ai compensi, sottolinea: “Hanno scritto anche del milione di euro per le mie consulenze in 12 (dodici) anni (dal 2004 al 2016). Mi faccio i conti in tasca: corrisponde a una media di 90.880 euro l’anno al lordo di tasse, previdenza, assicurazioni e spese per lo svolgimento dell’incarico. Considerando le ore prestate per la mia attività professionale si ottiene un compenso lordo pari a 76 euro al giorno. Vi sembra una cifra folle? E’ folle la strumentalizzazione che ne fanno!”.
Calcolatrice alla mano ecco i conti:
Paola Muraro, secondo quanto scrive il Corsera, ha percepito in tutto dall’Ama un milione e 136 mila euro lordi. Se dividiamo questa cifra per i dodici anni (2004-2016) in cui l’assessore è stata consulente per l’azienda municipalizzata otteniamo un compenso lordo pari a 94.666 euro l’anno. E già qui c’è la prima incongruenza, poichè nel blog l’assessore parla di un compenso lordo pari a 90.880 euro l’anno
Dando comunque per buoni i 90.880 euro lordi l’anno e tralasciando quindi la differenza di 4 mila euro, i conti non tornano comunque.
L’assessore all’Ambiente dice di aver incassato 76 euro lordi al giorno, ma 90.880 diviso 365 giorni fa 248.98 euro lordi al giorno.
Se invece consideriamo i 94.666 euro lordi l’anno il guadagno sale ancora poichè si arriverebbe a 259 euro lordi.
Quindi, come è stata calcolata la cifra di 76 euro lordi al giorno? A questa domanda l’assessore all’Ambiente dovrebbe rispondere per fornire un chiarimento agli iscritti al blog, ma soprattutto ai cittadini.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
E’ LA SECONDA LITE CON L’AZIENDA DEI RIFIUTI ROMANA DOPO QUELLA DA 200.000 EURO
Non solo i 200 mila euro per il brevetto sulla Frazione organica stabilizzata depositato nel 2011 e per il quale non esisterebbe una singola lettera d’incarico dall’Ama, ma anche 30 mila euro per due pratiche seguite per conto dell’azienda.
È il secondo contenzioso aperto da Paola Muraro, assessora all’Ambiente della giunta guidata da Virginia Raggi, proprio con l’Ama, dopo l’ultimo contratto scaduto il 30 giugno scorso.
Dalla municipalizzata come consulente lei aveva già ricevuto 115 mila euro previsti da contratto, altri 165 mila aggiuntivi per il suo ruolo nell’arbitrato con il ras dei rifiuti romani Manlio Cerroni.
Per quei 200 mila euro all’Ama era arrivata anche una diffida per conto dalla Muraro dallo studio Palladino & Partners lo scorso 26 maggio: l’offerta della controparte è di 30 mila euro, somma che però lei ha ritenuto insufficiente.
Insomma, nel contenzioso puramente economico tra l’assessora e la municipalizzata guidata da Daniele Fortini, lei vorrebbe chiudere la partita con i 290 mila euro già incassati per l’ultimo anno di contratto e la consulenza sull’arbitrato con Cerroni, più altri 230 mila ancora da ottenere.
Tutti elementi che restano sullo sfondo dello scontro tra la giunta 5 stelle della Capitale e l’Ama, tra Muraro e Fortini, e dell’indagine aperta in Procura sulla qualità dei rifiuti dopo il trattamento nella Capitale.
E a certificare la corrispondenza tra quanto previsto dalla legge e quanto usciva soprattutto dall’impianto Ama di Rocca Cencia per anni è stata proprio Paola Muraro, le cui dichiarazioni dei redditi fino al 2008 sarebbero state acquisite dagli inquirenti. Intanto ieri il Noe dei carabinieri ha eseguito ulteriori acquisizioni di documenti in Regione e nell’ex Provincia sulle certificazioni firmate dall’attuale esponente della giunta Raggi quando lavorava per Ama.
E oggi alle 20 Fortini sarà sentito dalla Commissione bicamerale Ecomafie: il numero uno di Ama parlerà anche del vicepresidente della stessa commissione, il pentastellato Stefano Vignaroli, a cui nella primavera 2014 diede gli elementi per una interrogazione da presentare in Parlamento sull’arbitrato Ama-Cerroni. Interrogazione che però non arriverà mai.
L’assessora prepara la controffensiva con un dossier, dove attaccherà la gestione Fortini, compresi i 945 mila euro di compensi pagati all’avvocato Gianluigi Pellegrino che rappresentò Ama in quell’arbitrato.
Domani mattina l’ufficio di Presidenza della Commissione deciderà quando sentire Muraro. E ancora ieri i senatori Idv Alessandra Bencini, Francesco Molinari e Maurizio Romani hanno presentato una interrogazione urgente ai Ministri dell’Ambiente e della Salute, parlando di “evidente conflitto di interessi” tra la nomina ad assessore del Comune di Roma, e la consulenza durata 12 anni in Ama e quella dal 2010 al 2012 alla società Bioman Spa.
La Bioman è l’azienda del Friuli che dovrà trattare i rifiuti organici della Capitale se non verrà attivato l’impianto di compostaggio Ama di Rocca Cencia, con un bando già vinto e la Muraro consulente.
«La consulenza è rivolta allo sviluppo delle procedure sulla qualità della gestione, di cui la dottoressa Muraro è esperta» secondo Fabio Piovesan, ad Bioman.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
“CI HA RICEVUTO E IL GIORNO DOPO HANNO SGOMBERATO UNO STABILE, A LEI NON INTERESSA”
Inaugurata l’era Raggi, si riparte con le proteste sotto il Campidoglio. 
Oggi i movimenti per la casa protestano contro la neo-sindaca per l’emergenza abitativa, nel giorno della presentazione in consiglio delle linee programmatiche. “Anche con il M5s gli sgomberi continuano in base alla delibera Tronca, si disattende una delibera regionale che assegna fondi e alloggi a chi non ha un tetto sulla testa, qualche giorno fa abbiamo avuto un incontro con lei, ma il giorno seguente si è sgomberato uno stabile.”
“La sindaca non sembra minimamente interessata all’emergenza casa, lo dimostra il fatto che non c’è un assessore o qualcuno a cui ha assegnato tali deleghe – spiegano i manifestanti – “Vogliamo che esca almeno l’assessore alla casa visto che la Raggi ci dice che non ha il tempo nè la voglia di occuparsene. Vogliamo delle risposte e non faremo passare un altro agosto con sgomberi”.
I manifestanti si sono poi spostati davanti l’ingresso principale di palazzo Senatorio, dove hanno anche srotolato alcuni striscioni tra cui uno che recita “la legittimità delle lotte contro l legalità dei poteri forti”.
Durante il percorso, uno dei manifestanti ha sottolineato al megafono che bisogna far “sentire la nostra voce sotto le finestre di questo Comune immobile che sta lasciando l’iniziativa alla questura”.
(da agenzie)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
DA NAPOLI UN GRANDE ESEMPIO DI CIVILTA’: CROCIERE CON I PESCHERECCI SEQUESTRATI AI NARCOTRAFFICANTI
Oggi c’è un bel sole a questa festa nel mare per i ragazzi che non vengono mai invitati alle feste.
Nuotano, pescano, fanno anche da mangiare nella cambusa. E ridono.
Il vecchio peschereccio era il barcone dei trafficanti di droga. La Finanza l’ha sequestrato in Puglia. E l’ha dato a Toni Nocchetti, dell’Associazione «Tutti a scuola», un dentista che ha regalato la sua vita agli altri.
Lui ci fa le gite d’estate nello splendore del golfo di Napoli, 80 crociere dal primo giugno al 30 settembre per tutti quelli che chiamiamo disabili con l’ipocrisia della nostra vergogna.
Ha fatto costruire una passerella larga quanto la poppa di una barca, come spiega lui, «con un sistema meccanico che la fa scendere direttamente in acqua».
Mai cosi felice
Valeria l’ha portata in braccio Fabio, su questo ponticello che scende fin dentro al mare. Valeria ha 22 anni, ma non cammina e non parla. Papà Giancarlo ha detto che non l’ha mai vista così felice.
Nell’acqua di fronte all’isolotto di Nisida sguazzavano altri ragazzi come lei, figli di quella normalità del dolore che abbiamo riempito di nomi così difficili, sindrome Rett, di down, di Asperger, autismo. Ci sono tetraplegici, con il salvagente. Ridono anche loro. Perchè oggi è una bella giornata.
Questa mattina Biagio è corso giù per le scale di casa quando ha saputo che Toni aveva organizzato la gita, e s’è buttato in macchina urlando di fare in fretta. Biagio ha una sindrome autistica.
Stefano, invece, è un ragazzo down. E suo padre, Sergio Sanzone, ha detto che appena sono tornati, prima di scendere ha chiesto «quando si va la prossima volta».
Nello spiazzo di mare dove fanno il bagno, di fronte all’isola di Nisida, non c’è nessuno e non ci sono altri natanti perchè è una zona interdetta, e a loro sembra di stare in paradiso. Se facciamo qualcosa, anche la vita può essere felice.
Toni Nocchetti alla fine è solo uno di quelli che fa qualcosa. Ha letto di questi barconi confiscati e assegnati all’associazione presieduta dal suo amico Fabio Grasso della Guardia di Finanza e l’ha chiamato subito: «Fabio si può?». Sì, forse si poteva, ha risposto Fabio.
Lui è il capitano che guida la barca, e che scherza con Nicola, «lieve ritardo psicomotorio» come recita la diagnosi: ma noi siamo davvero la nostra diagnosi?
Nel mare nuotano tutte queste cartelle cliniche, questo mondo senza tempo, perchè «i disabili hanno solo un tempo vuoto», come dice Toni, e nuotano e ridono e giocano. La sua associazione, «Tutti a scuola», è nata 11 anni fa, proprio un giorno come questo, che c’erano meno di 10 volontari e pochi bambini che giocavano felici su un misero palco con 4 assi di legno alla prima festa «organizzata per i bambini che alle feste non venivano mai invitati».
Perchè poi forse è solo per questo che li chiamiamo disabili. Ma Nicola, racconta sua mamma, Patrizia Cancellara, ha 26 anni, va a scuola «e poi facciamo atletica, ippoterapia, e suona la batteria, gli piace da matti fare musica».
Come Stefano, il figlio di Sergio Sanzone, che fa il quarto anno di istituto alberghiero, ma soprattutto ama il complesso che hanno messo su insieme, lui e gli altri ragazzi dell’associazione. Il papà dice che studia musica, «è un alunno di Gennaro Barba, degli Osanna, rock Anni 80». Anche lui si diverte alla batteria. E anche il papà ogni tanto fa parte del complesso. Vanno in giro nei locali.
Si mangia il pesce
Però, queste gite nel golfo sono un’altra cosa. «C’è un clima di gioia che ha qualcosa di unico», dice Giancarlo il papà di Valeria. L’ultima volta, Stefano ha detto che hanno pescato. E lì nella barca c’è una piccola cambusina attrezzata con un fornello, e hanno mangiato il pesce che hanno pescato.
«Ogni gita costa 250 euro», ricorda Toni. «Ma noi fino adesso riusciamo a campare con il 5 per mille». Aiuti dallo Stato nessuno, «ma la nostra è un’associazione che in un Paese normale non dovrebbe esistere, perchè in un Paese normale non dovrebbe essere necessario andare al Tar per consentire ai nostri figli di andare a scuola e la pensione di invalidità non dovrebbe essere considerata un reddito».
Solo che questo non è un paese normale. E oggi è una giornata particolare.
C’è il mare fermo, il maestrale soffia piano. Valeria è felice. Il papà l’ha capito. Non parla, non cammina. Ma ha sorriso.
Guarda come sorride.
Pierangelo Sapegno
(da “La Stampa”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
CON LA LIBERALIZZAZIONE DEL SETTORE AVVIARE UN ASILO PRIVATO E’ COME APRIRE UN NEGOZIO… NESSUNA GARANZIA SUGLI OPERATORI
È come aprire un negozio. 
Per avviare un asilo basta presentare una Comunicazione Preventiva di Esercizio. I controlli verranno dopo.
Lo dice la legge Regionale della Lombardia n°3 del 2008 che ha liberalizzato il settore stabilendo le norme per i gestori che intendono attivare una struttura appartenente alla «rete sociale», vale a dire cose piuttosto delicate come nidi, micronidi, centri prima infanzia.
Un sistema di accreditamento formale ma poco sostanziale che lascia troppe scappatoie a chi si avvicina al mondo dei bambini piccolissimi – da zero a tre anni – quasi fosse un business come un altro.
E che ha permesso in questi anni, da Nord a Sud, il fiorire di una sorta di Far West in un settore dove al contrario le garanzie dovrebbero essere massime.
Allo scoppiare dell’ennesimo caso di cronaca che questa volta è accaduto a Milano, il Comune si costituirà parte civile e la nuova Giunta sta valutando se non sia il caso di riformare l’intera procedura.
«Vogliamo rendere sostanziale tale accreditamento implementando il sistema delle verifiche operate dall’Amministrazione», ha detto la vicesindaco e assessore all’Educazione Anna Scavuzzo, «così da garantire serietà e professionalità di chi si prende cura dei nostri cittadini più piccoli, a prescindere dal rapporto che le strutture avviano con l’Amministrazione».
A oggi le strutture private presenti sul territorio milanese sono 297, con una capienza di 7.288 posti. Tra queste, 179 sono accreditate, ma solo 142 convenzionate con il Comune.
Ma il proliferare degli asili, invece che un giardino ordinato si è trasformato in una giungla che l’Italia ha via via scoperto grazie alle denunce di genitori, ex dipendenti e soprattutto delle telecamere, in quasi ogni regione.
Il caso più clamoroso è stato il «Cip & Ciop» di Pistoia, asilo privato dove i filmati dei Carabinieri hanno mostrato per la prima volta bambini piccolissimi strattonati e gettati sul loro stesso vomito.
In quel caso scoppiato nel dicembre del 2009 le due maestre accusate, che gestivano ben due strutture di quel tipo, sono state condannate in tutti i gradi di giudizio fino alla Cassazione.
Nella lista di quelli che nella cronaca sono diventati gli «asili degli orrori» ci sono molti privati, ma non sono mancati episodi in strutture pubbliche, persino nelle blasonate materne comunali di Reggio Emilia.
Lì, però, la maestra scoperta a maltrattare i piccoli con frasi come «ti butto giù dalla finestra», fu subito allontanata e il Comune assicurò che «non avrebbe messo più piede in nessun’altra struttura».
Altri casi clamorosi – come Rignano, come Pinerolo – sono invece stati ridimensionati e i processi hanno portato all’assoluzione degli imputati.
Ogni volta però che si scopre una violenza in uno di quei luoghi con nomi di favola, in tanti asili che operano con rispetto delle norme e amore dei bambini, curando loro e ottenendo la fiducia dei genitori, è un danno enorme.
«In questo momento il mondo dei bambini è un business», spiega Anna Fiorone, che 20 anni fa ha aperto l’asilo sperimentale «a ore» «L’Isola che non c’è» a Pino Torinese, con giardino e orto interno.
«Crisi o non crisi se papà e mamma hanno un lavoro devono trovare una struttura sicura per il bambino». Così spesso c’è chi si improvvisa educatore. «Io consiglio ai genitori di stare attenti ai segnali che vengono dai loro figli, specie se piangono troppo o smettono di dormire o riprendono a fare la pipì a letto; e poi che tu abbia 50 o 500 metri quadri, più di 12 bambini in contemporanea, a quest’età non vanno bene…».
Sara Ricotta Voza
(da “La Stampa”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
SEQUESTRATI DECINE DI MILIONI A PERSONE LEGATE ALL’ISTITUTO
La Guardia di Finanza ha arrestato l’ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e sta compiendo numerose perquisizioni oltre ad un sequestro preventivo per decine di milioni di euro nei confronti di persone legate alla stessa banca Veneto.
I provvedimenti, eseguiti da un centinaio di finanzieri, sono stati emessi dalla procura di Roma. I reati contestati sono aggiotaggio ed ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Il periodo al centro dell’indagine riguarda il biennio il 2013/2014.
La banca, passata sotto il controllo del fondo Atlante dopo il flop dell’ultimo aumento di capitale, era stato oggetto di perquisizioni oltre un anno fa: pur non essendo quotata, rientrava tra le banche – con azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante – che avrebbero dovuto adeguarsi al decreto cosiddetto ‘investment compact del gennaio 2015 che riguardava il progetto di trasformazione in Spa della banche popolari.
Sullo sfondo dell’inchiesta Veneto Banca ci sono due ispezioni condotte da Banca d’Italia nel 2013 che aveva deciso di approfondire la neutralità di alcuni atti dell’istituto e dopo aveva richiesto il cambio della governance.
Per i Pm, quindi, si configurerebbe il reato di ostacolo alla vigilanza dovuto al fitto scambio di corrispondenza e di aggiotaggio.
A sostegno delle ipotesi c’è un documento della Consob dal quale emerge che nei corsi azionari delle Popolari ci sono stati degli andamenti “anomali” registrati prima del 16 gennaio 2015, data in cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha dato consistenza ai rumors che già circolavano su una possibile riforma del settore.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL PD SI RIAVVICINA AI CINQUESTELLE, CENTRODESTRA IN CADUTA CONTINUA… AL BALLOTTAGGIO M5S-PD 53,1%-46,9%, PD-CDX 54,2%-45,8%, M5S-CDX 57,4%-42,6%
L’ultimo sondaggio di Emg per La7 conferma in pratica quello di Scenari politici per Huffingtonpost
di pochi giorni fa e fotografa una situazione che, per quanto riguarda i partiti al primo turno che vede un testa a testa tra M5S e Pd, divisi da appena lo 0,5% di consensi.
Il M5S è dato al 31,9% contro il 31,4% del Pd.
In una settimana il Centrodestra perde un altro 1%: la Lega precipita all’ 11,8%, Forza Italia all’11,5%, Fdi è stabile al 4%. Anche uniti sono ormai staccati di 4-5 punti dal vertice.
Lo scenario è più pesante in caso di ballottaggio.
In caso di scontro M5S-Pd i primi avrebbero la meglio 53,1% contro 46,9%.
Se tra M5S e Centrodestra, i primi travolgerebbero i secondi 57,4% a 42,6%.
Ma il Centrodestra peggiora la sua posizione anche in caso di ballottaggio con il Pd, fino a qualche settimana fa se lo poteva giocare, ora perderebbe secco 54,2% a 45,8%.
Dei tre partiti di centrodestra chi ha subito il calo maggiore è la Lega di Salvini (-0,8% in una settimana, il 5% in pochi mesi), segno evidente che ormai quel tipo di politica non paga più. Ma gli elettori scontenti si sono diretti verso i grillini, visto che non ne beneficiano nè Forza Italia nè Fdi.
(da agenzie)
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Agosto 1st, 2016 Riccardo Fucile
LA MANOVRA DI RENZI PER AFFOSSARE IL GOVERNO DI SCOPO E AVERE ANCORA IL BOCCINO IN MANO
Le situazione meteo, alla data del 27 novembre dello scorso anno, è ben raffigurata dalla foto che apre un sito dedicato alle previsioni: mezza Italia sotto la neve, addirittura in Abruzzo c’è un lupo in mezzo a una coltre bianca.
Il 27 novembre di quest’anno è la data che Matteo Renzi, in cuor suo, avrebbe deciso per celebrare il referendum sulle riforme, come scrive Fabio Martini sulla Stampa, in un articolo ben documentato e non smentito.
Fonti autorevoli confermano che “se non è il 27 è il 20 novembre, ma a questo punto è chiaro che si sceglierà tra le ultime due domeniche di novembre”.
L’una o l’altra, sempre di urne sotto la neve si tratta per quella che il premier considera la battaglia della vita.
Una scelta che certo ha a che fare con la necessità di più tempo per la campagna elettorale e con la necessità di raddrizzare il tiro rispetto all’impostazione inziale, quando la linea era “o così o lascio la politica” e la data indicata era il 2 ottobre.
Ma c’è anche dell’altro nella data che qualunque metereologo sconsiglierebbe, e che magari impatta sull’affluenza nelle zone appenniniche.
Ed è una motivazione tutta politica. Anzi una doppia motivazione politica.
La prima va incontro a una preoccupazione del capo dello Stato, quella cioè di approvare in un ramo del Parlamento la legge di Stabilità , prima di celebrare il referendum. E, appunto, la legge di stabilità verrà licenziata dalla Camera (dove entra il 15 ottobre) il 15 novembre.
La seconda (di motivazione politica) riguarda la strategia del premier. Che, con le urne sotto la neve, si tiene aperta in caso di vittoria del No la possibilità di andare al voto politico anticipato.
Altro che governo tecnico o governo di scopo. Più fonti convergono sullo stesso ragionamento: “Se si vota il 2 ottobre, la data pensata inizialmente, la legge di stabilità non è neanche presentata in una Camera. Dunque se vince il no, il premier si dimette ed è necessario fare un governo ‘per’ la legge di stabilità . Un governo che nasce dall’emergenza e, come accade in Italia, arriva alla fine della legislatura. Se si vota il 20 o 27 novembre invece…”.
Invece accade che il boccino dell’iniziativa resta nelle mani di Renzi. Il quale, di fronte alla vittoria del no ma una con una legge di stabilità approvata in un ramo, ha più possibilità : 1) può dire: bene, prendo atto che è stato bocciata la riforma, dunque le ragioni della legislatura si sono esaurite, e allora mi dimetto e da dimissionario chiedo alla mia maggioranza di approvare la legge di stabilità nell’altro ramo e poi si vota (un governo dimissionario può approvare la legge di stabilità in un ramo del Parlamento); 2) può dire: bene, prendo atto che è stato bocciata la riforma, dunque le ragioni della legislatura si sono esaurite, e allora chiedo alla mia maggioranza di approvare la legge di stabilità nell’altro ramo e poi, il minuto dopo mi dimetto e anche in quel caso si vota, anche con due leggi elettorali diverse (Italicum Camera e Consultellum Senato).
In ogni caso, è chiaro che tutta la manovra serve a depotenziare il tema di un “governo di scopo” attorno a cui in molti — nel Pd — si sono attivati, immaginando un futuro senza Renzi.
Perchè il primo alleato di un governo di scopo è “l’emergenza”, “la necessità ”, “il rischio default o spread” (Do you remember Mr Monti?).
Non certo solo la necessità di fare una legge elettorale.
Sostiene più di un costituzionalista di fede renziana: “In uno scenario del genere Renzi, approvata la legge di stabilità , si dimette e alle consultazioni può anche dire: facciamo un tentativo come quello che Napolitano fece con l’allora presidente del Senato Marini, nel 2008, ma franerebbe subito e comunque dipenderebbe tutto ancora da lui, farlo nascere o metterlo di traverso”.
Insomma, la neve e gli esperti suggerimenti del Colle copriranno e fanno scomparire tante cose, come le fantasie estive dei governi di scopo per archiviare Renzi che eccitano tanta parte del Pd.
(da “Huffingtonpost”)
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