Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA CGIL AVEVA RACCOLTO 3,3 MILIONI DI FIRME CONTRO LA RIFORMA DEL LAVORO VARATA DAL GOVERNO RENZI
No al referendum sull’articolo 18, sì a quelli sui voucher e sugli appalti. 
E’ questo il verdetto della Consulta al termine delle due ore di udienza a porte chiuse. La Corte Costituzionale era chiamata a decidere se dare o meno il via libera ai tre referendum abrogativi, per i quali la Cgil aveva raccolto 3,3 milioni di firme, in materia di lavoro.
I tre quesiti riguardavano le modifiche all’articolo 18 sui licenziamenti illegittimi contenute nel Jobs act, le norme sui voucher e il lavoro accessorio e le limitazioni introdotte sulla responsabilità solidale in materia di appalti.
Durante l’udienza, durata circa un’ora e mezza, i giudici Silvana Sciarra, Giulio Prosperetti e Mario Rosario Morelli hanno svolto le loro relazioni sulle tre richieste di referendum e, successivamente, gli avvocati intervenuti per la Cgil hanno sostenuto la bontà dei quesiti con una discussione approfondita punto su punto.
L’Avvocatura dello Stato, rappresentata dal vice avvocato generale Vincenzo Nunziata, ha ribadito l’inammissibilità dei referendum, come già rilevato nelle memorie presentate per conto di Palazzo Chigi nei giorni scorsi.
Il quesito sull’articolo 18 è stato ritenuto inammissibile. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre dunque i limiti per i licenziamenti senza giusta causa.
In particolare, la Cgil chiedeva che fosse ripristinata la “tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sopra dei cinque dipendenti”.
Nel dispositivo si legge che la Consulta dichiara “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti'”. E ancora dichiara “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)'”. E infine dichiara “inammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi'”
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
SUL WEB C’E’ CHI SI DISPIACE CHE SIA ANCORA VIVO
Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha avuto un malore nella notte al rientro da Parigi ed è stato ricoverato al Policlinico Gemelli dove è stato sottoposto ad un intervento di angioplastica a un vaso periferico.
Stando a quanto è dato di sapere al momento l’intervento è andato bene (Gentiloni però sarà costretto a saltare l’incontro di domani a Londra con Theresa May), ma non tutti hanno accolto la notizia con un sospiro di sollievo.
Mentre in molti auguravano al Premier di rimettersi presto in salute, come è abitudine civile in queste circostanze, alcuni professionisti della democrazia via Facebook si lasciavano andare a rammaricate considerazioni riguardo al fatto che Gentiloni fosse ancora vivo. “Peccato” scrivono quelli che probabilmente hanno sempre una bottiglia di Champagne pronta per occasioni simili.
Scene già viste all’epoca del malore che colpì Pierluigi Bersani qualche tempo fa.
Si va da quelli che “semplicemente” si augurano la morte del Presidente del Consiglio (magari con la speranza di andare a votare un governo eletto dal popolo) e quelli che invece si lasciano andare a considerazioni più elaborate.
Del resto non è una novità che nelle situazioni critiche, anche quelle personali come appunto l’intervento cui è stato sottoposto il Premier, c’è sempre qualcuno che gongola soprattutto se a stare male è uno degli appartenenti alla tanto odiata Ka$ta dei politici.
E dal momento che in questi giorni è esploso il caso dell’ospedale di Nola dove a causa della carenza di barelle i medici e gli infermieri sono stati costretti a visitare i pazienti distesi per terra c’è chi si chiede come mai Gentiloni sia stato ricoverato al Gemmelli e non invece a Nola “come tutti i normali cittadini”.
Non sfuggirà come a Nola al massimo vengano ricoverati i cittadini di Nola (o chi è di passaggio e si trova in una situazione di emergenza).
Ma siccome Gentiloni è un politico, anzi è il Presidente del Consiglio, ha ricevuto il trattamento di “prima classe” che i comuni mortali manco si possono sognare. Almeno questo è quello che sostengono coloro che in ogni ospedali italiano (per colpa, ovviamente, di Gentiloni) i malati non vengono curati con solerzia anzi vengono abbandonati a loro stessi per ore quando non addirittura per giorni.
E c’è chi ci tiene a spiegare che tutto quest’odio non è dovuto alla maleducazione dei commentatori ma a “fattori contingenti” come il fatto che gli immigrati prendono 35 euro al mese e vivono in albergo e che i politici rubano.
Loro invece sono un esempio per le future generazioni…
I topi da fogna sono più puliti di loro.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
M5S NEL CAOS, LA LISTA POTREBBE NON FERMARSI QUA
Dopo una quarantina di parlamentari persi in Italia tra Camera e Senato, il Movimento Cinque Stelle
inizia a perdere pezzi anche in Europa.
Il primo a lasciare il gruppo grillino a Bruxelles è l’eurodeputato Marco Affronte. Sbatte la porta dopo il pasticcio che ha portato alla bocciatura della richiesta di ingresso dei parlamentari cinquestelle tra i liberali dell’Alde. E questo rischia di essere soltanto il primo addio, perchè sull’uscio c’è anche Dario Tamburrano.
Affronte lascia dopo aver scritto un post nel quale si mostrava molto critico nei confronti della votazione on line sull’adesione all’Alde, convocata senza aver prima consultato i parlamentari grillini a Bruxelles.
“La decisione del voto — spiegava – è stata presa all’oscuro di tutti gli eurodeputati”. Oggi, annunciando il suo passaggio al gruppo dei Verdi europei, spiega di non voler aggiungere dettagli per spiegare la scelta, almeno “non oggi”.
L’intero Movimento è in subbuglio.
Ieri con un post sul blog Beppe Grillo e Davide Casaleggio avevano stroncato anche Carlo Sibilia, già membro nel direttorio grillino, colpevole di essersi esposto contro la decisione di rompere il matrimonio con l’ultradestra britannica dell’Ukip.
E oggi il leader e l’erede della Casaleggio associati devono fare i conti con queste nuove defezioni.
Non soltanto quella di Affronte, pare, perchè anche il suo collega Tamburrano – molto critico sulla gestione della vicenda – sarebbe in procinto di intraprendere la strada della scissione.
Lasciare il Movimento non sarà però indolore, perchè c’è il rischio che incorrano anche in una sanzione economica: da regolamento pentastellato, la penale per chi non rispetta la linea è di ben 250 mila euro.
Anche se sarà ben difficile che un tribunale dia ragione a una clausola palesemente illecita.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL DOTT. DI CICCO: “LA POLITICA CAMBI SISTEMA E NON CI ACCUSI”
“Prendersela con noi è stata la variabile tragicomica a una vicenda già drammatica. Quando sono arrivato in ospedale domenica, ho guardato in faccia i miei colleghi e gli infermieri a fine turno. Ed erano tutti particolarmente provati, con gli occhi quasi spiritati per la notte che avevano dovuto attraversare, insieme ai poveri pazienti”. Anamnesi di una Sanità sdraiata a terra, proprio come quelle pazienti.
Parla Pietro Di Cicco, 52 anni, da quasi venti stimato medico a Nola, nel pronto soccorso dello “scandalo”.
Dottor Di Cicco, quello di Nola è un caso eccezionale?
“Non direi proprio. Quasi tutti gli ospedali del Sud finiscono nelle condizioni in cui l’Italia ha visto che era messa Nola, sotto il peso di un eccezionale afflusso di pazienti”.
Cosa pensa della richiesta di licenziamento, che auspica la Regione?
“Provo tristezza e sgomento. L’idea che si esponga facilmente alla pubblica condanna uno o più colleghi con cui dividi tante ore di lavoro, tante situazioni di rischio, provoca amarezza”.
Quanti siete e per quanti ammalati, nella media?
“In pronto soccorso, 17 medici. Significa 3 per turno, per una media di 160 accessi al giorno, ma che nei giorni del picco e delle famose foto postate sui social erano 300 pazienti al giorno”.
Di cosa avreste bisogno, per non finire alla gogna?
“Non solo di più barelle, non solo di posti letto. Noi come ospedale siamo messi anche bene, abbiamo servizi che funzionano, ma siamo piccoli. Ciò che manca davvero è un’organizzazione efficiente della rete sul territorio. Invece non c’è”.
È l’inadeguatezza segnalata anche dal ministro Lorenzin, che rimbrottava De Luca.
“Devo dire che stavolta il ministro ha ragione, dice cose assolutamente condivisibili”.
Che cosa non ha funzionato, provocando la dèbà¢cle dei pazienti stesi a terra?
“In Medicina d’urgenza esiste una regola: io devo andare nel tempo giusto nell’ospedale giusto. In Campania spesso accade il contrario: approdi in un pronto soccorso, da cui già era partito l’Sos di non fare arrivare più nessuno, per poi attendere l’ulteriore ricerca di un posto letto e prepararti a un nuovo trasferimento. Avremmo bisogno di un 118 che sappia dove portare i pazienti: perchè se tu mi mandi una persona che necessita di cure ortopediche e io qui non ho l’ortopedico, siamo già in una situazione allucinante che mette il paziente, e poi anche me, in una iniziale situazione di sofferenza. È quello che è accaduto a Nola. È quanto accade in Campania continuamente, e in tanti presìdi del Sud. Ma vede, per la politica e le istituzioni non è mica un’emergenza”.
Non lo è?
“Non lo è. Lo è diventata solo perchè qualcuno ha fatto quelle foto, che sono giustamente urticanti. E costringono a fare qualcosa. Magari la più mediatica: prendersela con chi sta in pronto soccorso”.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
BARACK SALUTA L’AMERICA “YES WE DID”…CNN RIVELA: “INFORMAZIONI SCOTTANTI SU AFFARI E VITA PRIVATA DI TRUMP IN MANO AI RUSSI”
Le sliding doors della politica americana fanno coincidere l’ultimo discorso da presidente di Barack
Obama con una nuova tegola per il presidente eletto Donald Trump.
Secondo la Cnn, infatti, Trump sarebbe ricattabile da Mosca, i cui hacker di Stato avrebbero informazioni scottanti sui suoi affari e sulla sua vita personale.
La nuova, esplosiva rivelazione arriva quasi in concomitanza con l’ultimo discorso di Obama, che da Chicago, di fronte a 20mila persone, invita i suoi alla lotta, all’impegno civile e alla fiducia in una democrazia scossa e minacciata.
Sul palco un misto di commozione e orgoglio: “Yes we can”, scandisce Obama, “and yes we did”, rivendica il presidente uscente. Che tuttavia si appresta a lasciare il Paese a un presidente a quanto pare ricattabile, emblema di un’America che appare più debole e divisa che mai.
Cnn: “Trump ricattabile da Mosca”
Informazioni classificate presentate la scorsa settimana dai vertici degli 007 Usa al presidente Obama e al presidente eletto Trump comprendono indicazioni su presunto materiale in possesso di russi con informazioni personali e finanziarie compromettenti per il tycoon. Tycoon che sarebbe quindi a rischio ricatto.
Lo riferiscono diversi media americani, a partire dalla Cnn che per prima ha confermato le indiscrezioni citando fonti ufficiali americane anonime. Il New York Times sottolinea inoltre che parte del materiale riguardante Donald Trump sia di natura “volgare”. In mattinata arriva la smentita di Mosca: “No, il Cremlino non ha informazioni compromettenti su Trump”: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.
Il tycoon, come di consueto, commenta con un tweet, in attesa della sua prima conferenza stampa, prevista per oggi: “Notizie false. Una vera e propria caccia alle streghe politica”.
Tali informazioni – giudicate da più parti “potenzialmente esplosive” – non provengono dall’intelligence Usa, ma da un ex agente britannico. La loro attendibilità – sottolineano i media – non è stata ancora stabilita ed è adesso oggetto di verifica da parte dell’Fbi.
Stando a quanto emerge, il rapporto è stato incluso come appendice alla relazione dell’intelligence Usa sulle ‘cyberintrusioni’ guidate dalla Russia, ma non è frutto di quella inchiesta. I vertici dell’intelligence Usa hanno tuttavia deciso di includere questo materiale aggiuntivo – e pur non ancora verificato – come parte della documentazione presentata nei giorni scorsi a un gruppo ristretto di interlocutori (nello specifico Obama, Trump e solo alcuni membri del Congresso) con lo scopo principale di informare il presidente eletto che tali indicazioni circolano a Washington e per sottolineare che la Russia avrebbe raccolto informazioni potenzialmente dannose per entrambi i partiti politici, salvo diffondere poi soltanto quelle relative al fronte democratico.
La ricostruzione presenta ancora zone d’ombra. I ‘memo’ in questione sarebbero stati recuperati da un ex agente britannico dell’MI6 che in passato aveva collaborato con l’intelligence americana.
Un altro passaggio della vicenda indica inoltre – stando ancora alla Cnn – che il senatore repubblicano John McCain – a sua volta informato da un ex diplomatico britannico per un periodo di stanza a Mosca – era venuto in possesso del materiale, riguardante un lasso di tempo tra giugno e dicembre 2016, e che ne aveva consegnato copia al direttore dell’Fbi James Comey.
A quel punto però Comey era già a conoscenza di alcuni memo datati fino ad agosto 2016, consegnati a quanto risulta da un ex agente dell’MI6 ad un agente dell’Fbi a Roma. Al momento nessuna delle fonti ufficiali americane – tra 007, Fbi e Casa Bianca – ha commentato la vicenda.
L’ultimo discorso di Obama da presidente: “Non mi fermo qui, resterò con voi”
La nuova bufera piomba sul tycoon proprio mentre Obama scandisce ancora una volta lo slogan che nel lontano 2008 lo portò alla Casa Bianca: “Yes we can!”. Slogan a cui il presidente uscente aggiunge con orgoglio uno “Yes we Did”, rivendicando che “oggi l’America è migliore”.
Per Obama, il cambiamento c’è stato. Due esempi su tutti: la legalizzazione delle nozze gay e il salvataggio dell’industria dell’auto, sull’orlo della bancarotta dopo la grande crisi.
Ma l’elenco dei risultati raggiunti nel corso dei quasi tremila giorni dei suoi due mandati presidenziali non è il cuore dell’ultimo discorso da presidente. Il cuore del messaggio è piuttosto sui valori che rendono l’America ‘eccezionale’ e che non vanno traditi in nessun modo.
E per i quali lui continuerà a combattere anche fuori dalla Casa Bianca: “E’ stato un onore servire gli americani, non mi fermerò. Continuerò a farlo per il resto dei miei giorni”.
Le standing ovation non si contano. Le lacrime in platea e in tribuna scendono copiose. Anche Obama più volte appare decisamente commosso. Come quando viene scandito in coro ‘Four more years”, altri quattro anni
Non cita mai Donald Trump, se non per dire che farà di tutto per agevolare la transizione con il suo successore. Ma afferma chiaro e forte come il futuro del Paese dipenda proprio dalla salvaguardia di quei principi di libertà , uguaglianza, democrazia che furono dei padri fondatori, e che in questa fase soprattutto la minaccia del terrorismo rischia di intaccare.
Così sottolinea che non accetterà mai qualunque discriminazione contro i musulmani in America. Anche perchè l’Isis sarà sconfitta – sottolinea – solo se non prevarrà la paura e si sapranno salvaguardare proprio quei valori che il terrorismo vuole distruggere.
E ancora Obama mette in guardia da un ritorno indietro sul fonte delle discriminazioni razziali nei confronti di tutte le minoranze, a partire da quella afroamericana: “Servono le leggi, anche se queste non bastano. Devono cambiare i cuori”.
Anche negare i cambiamenti climatici – altra stoccata al suo successore – “sarebbe tradire le generazioni future e lo spirito del Paese”.
E poi il monito a non trasformare l’America come altre potenze che definisce ‘rivali’: la Russia e la Cina. Paesi che “non possono eguagliare la nostra influenza nel mondo – afferma – a meno che non siamo noi a mollare quello in cui crediamo e ci trasformiamo in un altro grande Paese che fa il prepotente con i vicini più piccoli”.
Ancora lacrime quando ringrazia la first lady Michelle: “Sei la mia migliore amica. Mi hai reso orgoglioso, hai reso orgogliosa l’America”.
E sul palco alla fine c’è anche lei, insieme alla figlia Malia, come nel 2008. E insieme all’amico di questa avventura Joe Biden.
E le luci sul 44/mo presidente degli Stati Uniti si spengono.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
L’AUTORE DEL DELITTO LI HA UCCISI A COLPI D’ASCIA INSIEME A UN COMPLICE DICIASETTENNE
Svolta nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pontelangorino, paese di mille abitanti, nel ferrarese.
Nella notte il figlio della coppia, Riccardo Vincelli, 16 anni, e un suo amico sono stati portati alla Caserma di Comacchio dove dopo un lungo interrogatorio sono stati fermati e hanno confessato consentendo ai Carabinieri di trovare l’arma del delitto. L’ascia con la quale sono stati massacriati i coniugi, martedì scorso, nella casa di via Fronte Primo Tronco 100/A. e i vestiti insanguinati dei due adolescenti.
Erano in un corso d’acqua in una frazione vicina.
Le vittime sono Salvatore Vincelli, 59 anni, e la moglie Nunzia Di Gianni, 45, titolari del ristorante La Greppia di San Giuseppe di Comacchio.
La coppia aveva due figli, il 16enne e un altro più grande che vive e studia cinema a Torino.
Le indagini sono coordinate dal pm Giuseppe Tittaferrante. Nella casa – dove continuano i rilievi della Scientifica – non vi erano segni di effrazioni o forzature alla porta, nè ammanchi di soldi, nonostante ve ne fossero, visti gli incassi del ristorante. Il movente infatti non sarebbe economico, ma dettato dai forti contrasti tra il minorenne e i genitori.
L’amico, 17 anni, lo avrebbe aiutato per ‘vicinanza’.
Le misure nei confronti dei due adolescenti sono scattate dopo che erano emerse contraddizioni e incongruenze nei loro racconti.
Dopo una serie di perquisizioni e di riscontri all’ipotesi, emersa fin dai primi atti di indagine, che fosse stato lui l’autore, magari insieme a un complice, sono stati decisi i due fermi.
L’altro giovane sarebbe l’amico da cui aveva dormito la notte precedente. Il cadavere della madre era stato trovato vicino al letto, quello del padre in un garage, dove era stato trascinato dall’abitazione.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
ANGIOPLASTICA A UN VASO PERIFERICO DI RITORNO DA PARIGI… IL PREMIER AVEVA ACCUSATO UN MALESSERE GIA’ DURANTE L’INCONTRO CON HOLLANDE… ORA E’ VIGILE E STA BENE, RESTERA’ RICOVERATO QUALCHE GIORNO AL GEMELLI
Il malessere già durante la visita all’Eliseo per incontrare Francois Hollande, il rientro anticipato da
Parigi a Roma, la coronarografia serale al Gemelli e la decisione dei medici di intervenire immediatamente.
Intervento di angioplastica, nella notte, per il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, con un’operazione che serve ad applicare uno stent che permette al sangue di fluire al meglio nei vasi che rischiano l’ostruzione.
Gentiloni, riferiscono fonti della Presidenza, adesso è vigile e in buone condizioni.
Il malore coglie il premier italiano già durante il faccia a faccia con Hollande. Un fastidio evidente anche dal volto sofferente delle foto ufficiali.
“Non mi sento bene”, aveva spiegato ai suoi collaboratori. Poi il rientro a Roma e la scelta di effettuare in tarda serata alcuni accertamenti — compresa una coronarografia — al Policlinico Gemelli. Quindi la scelta dei sanitari di intervenire subito.
Adesso sarà necessario un periodo di ricovero in ospedale.
Nelle prossime ore si saprà quanto lunga sarà la convalescenza. Rinviati i prossimi appuntamenti in agenda, a partire dall’incontro di domani a Londra con il premier britannico Theresa May.
Il premier italiano era appena rientrato dalla Capitale francese, prima tappa del classico tour europeo di ogni neo presidente del Consiglio, confermando lo storico asse franco-italiano che già Matteo Renzi cercò di rafforzare.
Al termine del colloquio di circa due ore con Francois Hollande all’Eliseo, l’ex ministro degli Esteri aveva anche teso una mano a Mosca con la prossima presidenza italiana del G7.
Dopo Parigi, Gentiloni era atteso giovedì a Londra, impegno ora saltato, e la prossima settimana a Berlino da Angela Merkel.
(da agenzie)
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