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ALL’OMBRA DELLA GRANDE COALIZIONE

Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile

LA STRADA CONTRO I POPULISMI LA STANNO INDICANDO MACRON E LA MERKEL, IN ITALIA MANCA IL CORAGGIO DI RINNOVARSI SIA DESTRA CHE A SINISTRA

Anche se ha fatto infuriare i suoi ex, e insieme potenziali alleati Salvini e Meloni, non c’è dubbio che la posizione assunta da Berlusconi nell’incontro con la Merkel sia giusta.
In tutta Europa, dall’Olanda di Rutte alla Francia di Macron alla Germania dell’inossidabile Cancelliera, la partita contro i populisti la stanno giocando i moderati di centrodestra.
È il fatto che ci sia, in Italia, un doppio fronte, in cui Renzi da una parte, e Salvini e Meloni dall’altra, provano a combattere Grillo quasi con i suoi stessi argomenti e con il suo stesso stile di comunicazione, non fa affatto ben sperare, perchè il rischio è che tra diversi messaggi di protesta gli elettori finiscano per preferire l’originale alle imitazioni, e come dicono i sondaggi, settimana dopo settimana, si spostino progressivamente verso il M5S, l’unico che al di là  delle modeste prove date alla guida della Capitale e di altre città  non sia stato ancora sperimentato alla guida del Paese, in funzione anti-establishment e per una nuova rottamazione.
Non ci vuole particolare abilità  a criticare l’Europa, attaccandone la linea di rigore in economia, o a parlare di doppia moneta e di ritorno alla lira, o a promettere nuovi muri anti-migranti stile-Trump, senza neppure curarsi del fatto che andrebbero eretti, chissà  come, nel Canale di Sicilia o nel deserto libico.
Ma prima di farlo, o prima di continuare a provarci, forse occorrerebbe chiedersi a chi fanno gioco queste predicazioni: e a giudicare dalle condizioni in cui versano il Pd, la Lega e Fratelli d’Italia, non sembra proprio che sia questa, per loro, la miglior cura ricostituente.
Sull’Europa e sui rischi di dissoluzione dell’Unione nell’anno in cui si sono celebrati i sessant’anni della sua nascita, sull’euro malgrado tutto e sull’immigrazione come fenomeno epocale, che richiede una capacità  strategica adeguata, ci sarebbe invece spazio per un discorso di verità , sol che si abbia la voglia di pronunciarlo.
Un centrodestra unito come oggi non è, e un centrosinistra miracolosamente guarito dalle sue croniche lotte intestine avrebbero entrambi la capacità  per tentare un’operazione come quella che il candidato centrista Macron in Francia, con l’appoggio, perfino, dell’ex primo ministro socialista Valls, e sotto sotto anche del presidente Hollande, stanno realizzando, a discapito di Marine Le Pen; e che la Merkel, coerentemente con la sua lunga militanza europeista, sta conducendo in Germania, pagando i prezzi che è necessario pagare in questi casi.
Ma Berlusconi e Renzi avranno il coraggio di farlo? È lecito dubitarne.
Del Cavaliere, si sa che le sue svolte, anche quelle più importanti, sono sempre accompagnate da ripensamenti: fu così anche quando annunciò in diretta tv il suo ritiro, salvo pentirsene due giorni dopo.
E per il leader, in attesa di riconferma, del Pd, la tentazione di rovesciare il tavolo e gettarsi a capofitto in una nuova campagna elettorale, per cercare la rivincita dopo il referendum, diventerà  più forte, specie se, come sembra ormai scontato, la sua vittoria alle primarie del 30 aprile sarà  più forte delle previsioni.
Al dunque, a pesare sulle loro scelte strategiche, molto più dello scenario europeo sarà  quello italiano, e in particolare la legge elettorale su cui continuano a rinviare il confronto in Parlamento.
Se la legge sarà  maggioritaria, o comunque riuscirà  a salvare una parvenza di maggioritario, sotto forma di premio elettorale o di ritorno ai collegi uninominali tipo Mattarellum, Berlusconi cercherà  a qualsiasi costo l’accordo con i suoi vecchi alleati, tornati, c’è da aspettarsi, disponibili, in vista dei vantaggi riservati a una coalizione o a una lista comune.
E Renzi, da parte sua, farà  in modo di ricomporre la scissione del suo partito, nata più che altro da incompatibilità  personali e da un ispessimento dei rapporti interni, più che da pretese divisioni politiche, che di solito, normalmente, si risolvono.
Se invece la legge sarà  proporzionale, come al momento sembra, dato che tutti la considerano l’antidoto più sicuro al possibile approdo dei 5 stelle al governo, ognuno andrà  per conto suo, a destra e a sinistra. Nessuno vincerà .
Forse non ci sarà  maggioranza neppure con le larghe intese. Non vorremmo crederci: ma per impedire a Grillo di andare a Palazzo Chigi, i nostri eroi sarebbero capaci di consegnare l’Italia all’ingovernabilità .

Marcello Sorgi
(da “La Stampa”)

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L’OFFERTA DI BERLUSCONI SPIAZZA I RENZIANI E I RIVALI NON SI FIDANO

Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile

ALLA “GRANDE COALIZIONE” DISEGNATA DA SILVIO, ORLANDO PROVA A CONTRAPORRE IL PREMIO ALLA COALIZIONE

Caro Matteo, dimostraci che non vuoi fare la grande coalizione con Berlusconi: dai l’ok al premio di coalizione nella legge elettorale.
Si riassume così la sfida che i competitor di Renzi per la conquista della segreteria del Pd, Michele Emiliano e Andrea Orlando, lanciano all’ex segretario ricandidato, all’indomani della notizia che scuote il mondo dem: la disponibilità  rivelata dal leader di Forza Italia alla cancelliera Merkel a una grande coalizione con il Pd per evitare un governo Cinque Stelle.
«Respingiamo al mittente l’ipotesi di una grande coalizione», sbotta il deputato Pd Andrea Martella, coordinatore della campagna congressuale di Orlando, «con la grande coalizione morirebbe il Pd».
Per questo, spiega, «il nostro obiettivo è una legge elettorale che escluda quell’eventualità  e permetta alleanze di centrosinistra».
La proposta ufficiale dei Dem è il Mattarellum. «Ma non vorrei si dicesse Mattarellum sapendo che fallirà , per tentare un voto con le due leggi elettorali diverse contando poi di dar vita a un governo di centro-sinistra-destra», mette in guardia il deputato Dario Ginefra, sostenitore di Emiliano, spaventato proprio dall’ipotesi di un governo con Berlusconi: «Noi ci opporremo in tutti i modi».
Tra i sostenitori del ministro della Giustizia come del presidente pugliese in tanti sono infatti preoccupati che Renzi voglia andare al voto in autunno, con le leggi che ci sono, mettendo in conto l’ipotesi di una grande coalizione con l’ex Cavaliere.
«Sono tutti scenari anticipati, non si può parlare di nulla finchè non c’è la legge elettorale», taglia corto la renzianissima Alessia Morani.
Ma tra i colleghi delle altre mozioni l’allarme è già  scattato da un po’, e la frase di Berlusconi alla Merkel non fa che peggiorare la situazione. «La grande coalizione sarebbe una sconfitta per tutti», ammonisce il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, attivissimo sostenitore di Emiliano, «se i renziani non fanno nulla per evitare quello sbocco, qualche dubbio lo fanno venire».
Per questo, insiste, «bisogna introdurre il premio di maggioranza alla coalizione, per evitare il rischio di governare con chi non è di centrosinistra», oltre che, chiede la mozione Emiliano, eliminare i capilista bloccati. «Sfidiamo Renzi a fare una nuova legge elettorale per ricostruire alleanze di centrosinistra», aggiunge Martella.
«Ah, anche Orlando vuole il premio alla coalizione? Quando presentò il modello di legge simil-greca era alla lista», punzecchia il deputato renziano Dario Parrini, esperto di sistemi elettorali.
Al premio alla coalizione si è detto contrario Renzi; non farebbe che favorire Berlusconi, giura Parrini, «ci metterebbe poco a ricostruire una coalizione di centrodestra».
Ma, insiste allontanando accuse e illazioni, anche dalle parti di Renzi «il Pd ha due avversari, populisti e centrodestra, e punta a vincere».
Guardano da fuori senza troppa sorpresa i fuoriusciti Dem che hanno fondato Mdp, oggi a Napoli per l’assemblea nazionale dei comitati. «Mi pare sia nelle cose che Renzi guardi abbastanza serenamente a uno scenario di futura alleanza col centrodestra», sospira Roberto Speranza, «l’idea di ricostruire il centrosinistra è uscito dalla sua agenda».
Se si andasse a votare con le leggi che ci sono, assicura l’ex Sel Arturo Scotto, «la grande coalizione è molto probabile: l’unico modo per evitarla, oltre alla legge elettorale, è ricostruire un campo di forze di centrosinistra».

(da “La Stampa”)

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LA NUOVA PROPOSTA DEL M5S SULLA LEGGE ELETTORALE SA DI REGIME CONFEZIONATO SU MISURA

Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile

ALTRO CHE RAPPRESENTARE I CITTADINI: PREMIO AL PRIMO PARTITO CHE GLI PERMETTA DI GOVERNARE DA SOLO ED ELIMINAZIONE DEI PICCOLI PARTITI ALZANDO LA SOGLIA DI SBARRAMENTO

I grillini, quelli della democrazia diretta, quelli del potere ai cittadini, sbandierando l’esigenza di governabilità  (quando gli viene comodo), vogliono seppellire sotto due palate di terra il principio primo della democrazia, ovvero la rappresentatività .
Una democrazia funziona quando tutti si sentono rappresentati, non esclusi.
Quindi il sistema ideale è il proporzionale puro, senza soglia di sbarramento, affinchè anche i seggi siano equamente divisi, non penalizzando alcuna minoranza.
Anche perchè più le minoranze hanno “diritto di tribuna” meno disordini di piazza accadranno e meno Minniti sarà  chiamato a manganellare il prossimo.
E invece che proposta ti esce fuori dalla nomenklatura a Cinquestelle? Un modello calzato su misura per loro, ovvero:
1) alzare a dismisura la soglia di sbarramento in modo che solo 4-5 partiti possano superarla
2) il partito che vince (caso strano il partito, non la coalizione…) magari con il 30% deve avere in premio i seggi necessari per arrivare alla maggioranza di Camera e Senato.
In pratica, in un Paese dove vota il 60% degli aventi diritto, a chi fa primo anche se con il 33% dei consensi (ovvero il 20% dei cittadini italiani reali) dovrebbero regalare le chiavi del Paese.
Un insulto alla democrazia che dimostra di quanto stiano a cuore ai proponenti più le poltrone che l’interesse degli italiani.

argomento: Grillo | Commenta »

IL FIGLIO DEL CUSTODE DEL CIRCOLO DI TENNIS GIOCA IN COPPA DAVIS

Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile

L’ESORDIO DEL RAGAZZO ALBANESE LA CUI FAMIGLIA E’ ARRIVATA CON UN BARCONE NEL 1999

Al tennis club di Genova lo ricordano ancora quando a tre anni si trascinava dietro una racchetta più grande di lui: «Cercava un muro e restava ore a far rimbalzare qualche vecchia pallina».
Per Elby Mjeshtri, arrivato a Genova dall’Albania a un anno, era il massimo divertimento.
I genitori abitano all’interno del circolo tennistico dove lavorano come custodi. Ora Elby di anni ne ha 16 e lunedì salirà  su un aereo che lo porterà  a Sofia.
È stato convocato da Fatos Nalbani, capitano della squadra di Coppa Davis dell’Albania, che dal 5 all’8 aprile affronterà  la Bulgaria a Sozopol sul Mar Nero. «Quando mi è arrivata la convocazione — dice Elby — mi è sembrato un sogno».
Non solo per la prima assoluta con il tennis che conta.
Ma anche perchè nell’ultimo anno Mjeshtri ha avuto parecchi problemi di salute che ne hanno condizionato il rendimento: «Mi sono fatto un brutto strappo muscolare, ho avuto la mononucleosi… Insomma il mio stato fisico non mi ha permesso di salire dalla classifica di B7. Indossare la maglia dell’Albania però mi dà  molta forza interiore».
L’opportunità  che si presenta a Elby (che ha doppio passaporto albanese e italiano) è straordinaria: difendere il proprio Paese che i genitori furono costretti ad abbandonare proprio per dare a lui un futuro migliore.
Il padre di Elby arrivò in Italia nel 1999 a bordo di un barcone. Un anno di lavoro duro e poi i soldi mandati in Albania in modo che lo potessero raggiungere anche la moglie e il figlio.
Giusto un anno dopo, il tempo di ambientarsi un po’ a Genova e mettere in mano una racchetta al piccolo.
«Non ricordo neppure quando ho iniziato a giocare. Per me è stato come imparare a camminare. Uscivo di casa e vedevo soltanto campi in terra rossa, racchette, palline. E a tutte le ore del giorno persone che arrivavano per giocare. Così iniziare a tirare le palline contro il muro è stato come per un altro bambino andare sull’altalena».
A 5 anni Eklby ha iniziato a seguire i corsi del mini-tennis. Poi le prime partite fino, ed è roba dell’anno scorso, alla squadra A1 del Tennis Club genovese.
E adesso la Davis, fino a ieri partite viste in tv: «So che ci sono Genajd Shyphja, Arber Sulstarova e Mario Zili… non so se sarò titolare, è già  fantastico che abbiano pensato a me».
Pensano a lui anche i soci del Tc. Non più la mascotte del circolo come era da bambino, nemmeno solo una promessa. Ma qualcosa in più.
Il presidente Giovanni Mondini: «Elby ha delle ottime potenzialità . Ha sempre dimostrato un buon talento ed è divertente da seguire sul campo perchè ha un gioco brillante, completo, con un ottimo rovescio a una mano».

(da “La Stampa“)

argomento: Immigrazione | Commenta »

NON C’È PACE PER GLI ULIVI: BLITZ ALL’ALBA PER ESPIANTARE GLI ALBERI DEL CANTIERE, I MANIFESTANTI BLOCCANO I CAMION

Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile

COSTRETTI A TORNARE INDIETRO, SOSPESI I LAVORI… C’ERANO DEI BIMBI PICCOLI, MINNITI DEVE AVER GIUDICATO CONTROPRODUCENTE PER IL PD MANGANELLARLI

Sono stati bloccati davanti all’ingresso del sito di stoccaggio, alla Masseria del Capitano di Melendugno, i camion della Tap che trasportano gli ulivi espiantati dal sito di localita’ San Basilio, su cui dovra’ sorgere il gasdotto.
I lavori di espianto, che sono stati interrotti giovedi’ e venerdi’ e si supponeva sarebbero ricominciati lunedi’, sono ripartiti all’alba, cogliendo di sorpresa le poche persone che erano al presidio organizzato nella zona.
I messaggi su facebook hanno richiamato nel giro di poche ore diverse centinaia di manifestanti, che hanno abbandonato la zona di San Basilio, riversandosi nei pressi del sito di stoccaggio degli alberi.
I camion sono bloccati a pochi metri dal cancello, davanti al quale si sono assiepate molte persone, alcune delle quali sedute a terra. Sul posto e’ presente anche il sindaco di Melendugno, Marco Poti’.
Alla fine è stata raggiunta una mediazione tra i No Tap e la multinazionale che sta realizzando l’approdo del gasdotto a Melendugno.
La società  ha annunciato la sospensione dei lavori per oggi e i tre camion che erano bloccati a 30 metri dal sito di stoccaggio degli ulivi di Masseria del Capitano, stanno tornando indietro come chiesto dai manifestanti.
I mezzi, con il loro carico di ulivi espiantati, stanno ritornando verso il sito di San Basilio dove è avvenuta l’eradicazione, scortati dai cittadini.
I mezzi sono rimasti fermi per circa due ore e sono stati circondati da diverse decine di persone.
Alla manifestazione di oggi partecipano molti studenti e cittadini di Melendugno, alcuni dei quali hanno portato con sè anche bambini molto piccoli, tra cui una bimba di pochi mesi, che la nonna ha portato per alcuni minuti proprio davanti ai camion. L’ordine pubblico è garantito da diverse decine di poliziotti, finanzieri e carabinieri, coordinati dal questore vicario Nicola Miriello, che sta tentando una difficile mediazione per convincere le persone a lasciar passare i mezzi.
La presenza di tanti bambini rende la situazione molto delicata. Sono presenti anche numerosi sindaci con le fasce tricolori.
Non si ferma quindi la protesta dei No Tap a Melendugno con tante donne e bambini in strada, per impedire l’accesso dei camion nel sito di stoccaggio degli ulivi di Masseria del Capitano.
Prefettura e Questura hanno lavorato ad una mediazione per consentire ai tre camion bloccati a circa 30 metri dal sito di potervi accedere.
Altri cinque camion con gli ulivi sradicati in mattinata sono stati dirottati provvisoriamente nella sede della Almaroma, la società  di vigilantes che garantisce la sicurezza del cantiere Tap.
Alla richiesta delle forze dell’ordine di desistere dalla protesta, i manifestanti – riferisce il sindaco di Melendugno Marco Potì – hanno replicato chiedendo che i camion facciano marcia indietro verso San Basilio e gli ulivi reimpiantati al loro posto.

(da “La Repubblica”)

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