Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
ADRIANO MELONI AVEVA INQUADRATO UNA DIPENDENTE CON UN CONTRATTO A PROGETTO MENTRE LE SPETTAVA UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO
Stefano Parola su Repubblica Roma oggi racconta una storia che riguarda l’assessore al lavoro e al
turismo del Comune Adriano Meloni.
Si tratta di una condanna civile in primo grado inflitta alla Sunrise Travel, la società di cui è amministratore dal 2008.
La vicenda inizia nel 2010, quando Martina, torinese con ottime competenze linguistiche, comincia a lavorare per la Sunrise Travel.
È un’azienda che fa da tramite tra le agenzie di viaggio e i grandi siti di prenotazione. Il suo contratto è di collaborazione a progetto e viene rinnovato per quattro volte. Lei può lavorare quasi sempre da casa (pur con determinati orari da seguire) e le viene affidato un pacchetto clienti piuttosto corposo.
Il problema nasce quando Martina va in maternità e chiede l’indennità alla gestione separata dell’Inps: «Mi aspettavo di ricevere l’80 per cento dello stipendio, invece mi arrivava molto meno. Ho scoperto che accadeva perchè mi venivano versati meno contributi del dovuto», racconta.
Insomma, Meloni aveva inquadrato la dipendente con un contratto a progetto mentre le spettava un contratto a tempo indeterminato secondo la sentenza di primo grado del tribunale:
Sembra solo un errore formale, invece lo stesso fenomeno si verifica pure durante la sua seconda maternità .
«Nel 2014 ho iniziato a fare pressione per farmi versare almeno tutti i contributi. Invece a gennaio 2015, prima di rientrare al lavoro, sono stata allontanata con un sms in cui mi veniva detto che avevamo perso il mio cliente principale».
A questo punto Martina, senza più un lavoro, porta la questione in tribunale e fa causa alla Sunrise.
Siccome non si riesce a trovare un accordo tra le parti, si fa il processo e si va a sentenza.
Il giudice Fabrizio Scarzella emette il suo verdetto l’11 febbraio 2016 e dichiara «la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e pieno tra le parti dal 23 giugno 2010 al 17 gennaio 2015».
Insomma, Martina avrebbe dovuto essere assunta a tempo indeterminato e non soltanto con quel “cocopro” che porta la firma proprio di Adriano Meloni, che della Sunrise Travel è amministratore, rappresentante legale e socio al 50 per cento.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
QUALCUNO NON HA ANCORA CAPITO CHE SIAMO IN UNO STATO DI DIRITTO E CHE NON SI OSTACOLANO LE INDAGINI… RISCHIA LA DENUNCIA PER “DIVULGAZIONE DI IMMAGINI RELATIVE ALL’ATTIVITA’ DI INDAGINE”
Subisce un furto, pubblica le immagini su Facebook e ora rischia una denuncia.
In termini tecnici per “divulgazione di immagini relative all’attività di indagine”.
N.V., ristoratore di Desio, nel tardo pomeriggio di ieri ha postato sul proprio profilo Facebook il volto di un ladro che la sera prima era entrato nel suo ristorante, lo Shabu, a pochi passi dal centro della città brianzola.
Ma il gesto di rivendicazione del torto subito sbattendo online il volto del ladro e dandolo in pasto ai commenti ‘giustizialisti’ della Rete è stato ammonito dalle forze dell’ordine: “Quelle immagini vanno rimosse”, avvertono i carabinieri.
Dopo l’incursione, dal registratore di cassa delle vittima sono spariti 300 euro.
Il ristoratore si è rivolto ai carabinieri per denunciare l’accaduto, e da prassi sono partite le indagini. Affidate, soprattutto, alle immagini delle telecamere a circuito chiuso del locale. In queste è ben visibile il ladro in azione. E da qui i carabinieri di Desio contano di risalire all’identità .
Le cose, però, si sono complicate quando il titolare dell’esercizio ha deciso di agire per conto suo.
Rientrato a casa, ha estrapolato alcuni fermo immagine dai nastri di video sorveglianza e, senza nemmeno oscurare il volto del ladro, le ha pubblicate.
Una ‘libertà ‘ che però supera i limiti, spiegano appunto i militari, che vedono chiaramente un illecito nel comportamento del ristoratore. A questo punto per lui potrebbe scattare la denuncia. E la cosa potrebbe aver dato un vantaggio all’autore del furto, che ad esempio potrebbe tagliarsi barba e capelli.
“Comunicazione di servizio – questo il testo dell’avviso pubblico su Facebook – se qualcuno dovesse conoscere questo gentiluomo che la scorsa notte si è introdotto nel nostro ristorante …… potreste avvisarlo che ha fatto un errore più grande di lui ? Tolleranza zero per chi entra in casa nostra!”.
Il post della vittima ha scatenato come detto la reazione rabbiosa degli utenti del social network.
Ma entro poche ore tutto potrebbe essere oscurato visto che i carabinieri sono intenzionati a far rimuovere il post.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
ALFANO DOVREBBE CONOSCERE I SUOI POLLI: QUANDO MAI UNO RINUNCIA ALLA POLTRONA?
“Ho chiesto a Torrisi di rinunciare perchè siamo leali e rispettiamo i patti e nei patti la presidenza
spettava al Pd. Non era il nostro obiettivo avere il presidente della commissione. Gli ho parlato e mi ha chiesto di rifletterci 24 ore ed essendo una persona stimata ho acconsentito. Gli ho detto che per noi è una questione di principio e gli ho detto che la sua presenza alla presidenza della Commissione è alternativa alla sua presenza in Ap”. Lo ha detto il leader di Ap Angelino Alfano nel corso di una conferenza stampa.
“Noi abbiamo votato a favore del candidato del Pd perchè quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali”, ha aggiunto Alfano. “Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza. Ogni volta che facciamo battaglia politica – conclude Alfano – andiamo avanti a viso aperto, in chiaro”.
“Le parole di oggi di Orfini sono surreali. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e arrivare alle elezioni anticipate come mi pare di capire dalle parole di Orfini, lo dica chiaro e si assuma la responsabilità . Non siamo nati ieri, abbiamo capito il giochino, non ci prestiamo”, ha affermato Alfano.
La replica di Torrisi. “Mi sembra inconcepibile, assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano”. Il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi, commenta così con i cronisti la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. “Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni”.
Tradotto : non molla la poltrona.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
EVVIVA LA GENUINITA’… ALLA VIGILIA DEL CONVEGNO DI IVREA STASERA DALLA GRUBER CON IL GIOCO DI SPONDA
Secondo piano di Palazzo Madama. Alle otto e mezzo di sera Davide Casaleggio lascia, scortato da Rocco Casalino, gli uffici del Senato dopo oltre quattro ore di prove tv.
E sembra provato, non risponde alle domande ma fa solo un mezzo sorriso.
Rimane concentrato in vista del suo debutto televisivo, che sarà domani sera a “Otto e mezzo” su La7.
Lo intervisterà Lilli Gruber e in studio ci saranno anche il giornalista Gianluigi Nuzzi e il sociologo Domenico De Masi, che sabato interverranno entrambi all’evento “Sum #01 – Capire il futuro”, organizzato a Ivrea dalla Fondazione Gianroberto Casaleggio.
Davide Casaleggio sempre più spesso, negli ultimi mesi, ha incontrato i parlamentari negli uffici del Movimento 5 Stelle, ma questo pomeriggio, intorno alle 16, è entrato nella stanza di Rocco Casalino, capo comunicazione e soprattutto responsabile di tutte le interviste tv, per imparare come si sta davanti a una telecamera.
Con la prova tv, il figlio del fondatore M5S rompe l’ultima barriera, quella della visibilità .
Non più un lavoro sottotraccia nella stesura del programma ma un ruolo da protagonista in prima persona frutto delle difficoltà di leadership all’interno del Movimento.
Il passaggio è di quelli importanti nella storia dei grillini. Adesso M5S vuole accreditarsi come forza di governo e parlare anche e soprattutto con l’establishment italiano, non più solo ai cittadini e agli attivisti.
A questi ultimi ci pensano i frontman Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio.
Il ragionamento che viene fatto ai piani alti del Movimento riguarda il fatto che, se davvero si vuole conquistare Palazzo Chigi, è necessario un volto che sappia come parlare ai poteri che contano, che metta insieme – come succederà sabato – il managing director di Google, il segretario del gruppo italiano della Trilateral e Greenpeace. Davide Casaleggio, che ora ha deciso di metterci la faccia, si occuperà nei prossimi mesi anche di tutto questo.
Segno che, con l’inesorabile avvicinarsi delle elezioni, i vertici M5S hanno affiancato ormai definitivamente all’animo movimentista quello più governista, fatto di convegni, programmi, rapporti con un certo establishment. E quindi anche di interviste tv.
La chiave di svolta all’interno del Movimento non sfugge al Pd: “C’è un capo, è Casaleggio, il figlio del fondatore. Non il mister congiuntivo Di Maio, o il povero Di Battista”, ironizza Matteo Renzi individuando, nell’esposizione di Casaleggio, la delegittimazione di Di Maio e Di Battista.
E non è un caso che il primo, appena uscito dal Gemelli dopo 5 giorni di ricovero, pubblichi un post in pieno stile candidato premier. “Abbiamo un Paese da cambiare, con un programma che guarda al futuro dell’Italia per i prossimi 20 anni. Io non ho nessuna intenzione di mollare, neanche di un millimetro”, scrive Di Maio annunciando la sua presenza a Ivrea.
Rimane distante tuttavia l’obiettivo dei 100mila euro, che la Fondazione Casaleggio si è prefissato di raccogliere.
Forse la presenza in tv darà una spinta alle donazioni, che per ora sono ferme a 42mila euro. Così come Casaleggio ne approfitterà per far conoscere la Fondazione e per portare quante più persone e personalità possibili a Ivrea.
Non solo parlamentari M5S o attivisti della prima ora.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
SU 817 MILIARDI, QUASI LA META’ E’ IRRECUPERABILE… “IL 53% DEVE SOMME INFERIORI AI MILLE EURO, SONO 8.000 GLI ENTI CREDITORI”
Quasi un italiano su due, in un modo o nell’altro, deve dei soldi al fisco italiano o ad altri enti. 
Lo ha spiegato questa mattina l’amministratore unuico di Equitalia Ernesto Ruffini, in audizione alla Camera. Ad oggi – ha detto – “ci sono circa 21 milioni di contribuenti che risultano avere debiti a vario titolo” con gli “oltre 8mila enti creditori” per cui esercita la riscossione la società .
Di questi, “il 53% ha accumulato pendenze che non superano i 1000 euro”. Mentre tre italiani su quattro sui 21 milioni, il 74%, ha debiti inferiori ai 5mila euro.
Come ordine di grandezza, secondo le cifre fornite dal dipartimento delle finanze, sono circa 40,8 milioni gli italiani che hanno presentato quest’anno la dichiarazione Irpef, e vengono quindi normalmente considerati contribuenti.
Il ‘magazzino’, cioè i carichi residui da riscuotere affidati a Equitalia dal 2000 al 2016 “ammonta a 817 miliardi di euro” ma “la quota su cui azioni di recupero potranno ragionevolmente avere più efficacia” si ferma a “51,9 miliardi”, ha detto Ruffini spiegando che “oltre il 43% è difficilmente recuperabile”.
Ci sono infatti “147,4 miliardi dovuti da soggetti falliti, 85 da persone decedute e imprese cessate, 95 da nullatenenti”.
Per altri “30,4 miliardi la riscossione è sospesa per i provvedimenti di autotutela emessi da enti creditori o sentenze dell’autorità giudiziaria”, ha proseguito poi Ruffini. Restano così 459,2 miliardi di cui oltre il 75%, 384,4 miliardi, si riferisce a contribuenti” rispetto ai quali Equitalia “ha già tentato invano in questi anni azioni di riscossione”.
Altri 26,2 miliardi sono pagati a rate e “l’effettivo magazzino residuo” su cui agire “si riduce a 84,6 miliardi di cui circa 32,7 riferiti a posizioni non lavorabili per effetto delle norme a favore dei contribuenti”.
Ruffini ha quindi diffuso anche i dati sulla attività di riscossione nel biennio 2015-2016, pari a quasi 17 miliardi di euro, contro i 14,5 miliardi del biennio precedente.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
I LAVORI POTREBBERO ESSERE SOSPESI FINO AL 18 APRILE, QUANDO I GIUDICI SI ESPRIMERANNO NEL MERITO
Il fronte anti-gasdotto grida vittoria: Il Tar Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Regione Puglia rispetto alla nota con cui il ministero dell’Ambiente aveva di fatto dato il via libera all’espianto degli ulivi dal cantiere di San Basilio.
La notizia è stata diffusa dal sindaco di Melendugno, Marco Potì, dietro comunicazione della stessa Regione. Secondo l’interpretazione delle due amministrazioni (regionale e comunale), tale pronuncia significa che i lavori sono sospesi fino all’udienza di merito, fissata per il 18 aprile.
La sospensiva sarebbe legata a un pericolo di danno urgente e concreto, ovvero all’ineluttabilità dell’espianto degli ulivi che si concretizzerebbe se i lavori andassero avanti in assenza di una chiarezza amministrativa.
Complicato, infatti, è l’intreccio di competenze sulla prescrizione A44 a cui Tap doveva ottemperare, relativa proprio alle modalità di espianto di 211 ulivi dalla prima area di cantiere aperta a San Foca e complicato anche capire se tale sovrapporsi di competenze tra gli uffici regionali abbia, in ultima analisi, prodotto un’autorizzazione valida (così come ritengono Tap e il ministero dell’Ambiente) oppure se il via libera dell’Osservatorio Fitosanitario e dell’Ufficio provinciale agricoltura avesse comunque bisogno di un’ulteriore conferma da pare del Servizio Ecologia della Regione.
In attesa che da Roma arrivino notizie più precise sull’ordinanza cautelare pubblicata dal Tribunale amministrativo del Lazio, intanto, in Salento il fronte anti-Tap esulta, considerato che la resistenza sul campo va avanti da ventuno giorni e che è stata caratterizzata anche da momenti di tensione molto forte, con i disordini del 28 e 29 marzo.
La speranza dei sindaci – i 94 che hanno firmato l’appello al Presidente della Repubblica – dei cittadini e degli attivisti è che il provvedimento abbia effetto immediato e determini lo stop dei lavori.
Per evitare l’arrivo dei camion nell’area di cantiere, intanto, nuovi blocchi stradali sono stati innalzati nella notte tra mercoledì e giovedì, rendendo impossibile anche il transito dei mezzi che avrebbero dovuto completare i lavori di messa in sicurezza degli alberi già espiantati e non trasferiti al sito di stoccaggio a causa dei blocchi stradali del 1 aprile.
(da agenzie)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
BILL O’REILLY PAGA 13 MILIONI DI DOLLARI PER IL SILENZIO DI CINQUE DONNE … TUONAVA IN TV IN DIFESA DELLA MORALITA’, POI ERA UN VOLGARE MOLESTATORE SERIALE
Precipita nella trappola del sesso anche l’angelo vendicatore dell’America repubblicana e trumpista,
quel Bill O’Reilly che ogni sera alle 8 appare sugli schermi di quattro milioni di devoti americani per tuonare in difesa dei valori e della moralità di Destra: cinque donne e 13 milioni sborsati per tacitarle raccontano che lui, Bill O’Reilly è in realtà un volgare molestatore seriale.
È un boss collerico e predatorio che considera la redazione del proprio talk show, lo O’Reilly Factor, come il proprio territorio di caccia erotica e le donne, obbligatoriamente e contrattualmente bionde, come sue prede designate.
Mai provate nelle aule di tribunale, perchè i milioni versati alle accusatrici hanno precisamente lo scopo di comprare il silenzio e evitare lo spettacolo delle udienze, le denunce di giornaliste, produttrici, ospiti regolari del suo programma cadono sul più seguito network di informazione 24/7 che già ha dovuto subire lo scandalo del proprio creatore Roger Ailes.
Fu cacciato per le stesse accuse, nel 2016, non prima di avere ricevuto una buona uscita da 40 milioni di dollari.
Il caso O’Reilly sembra quindi credibile non soltanto perchè troppe donne hanno testimoniato e raccontato gli stessi comportamenti per poter licenziare le denunce come il solito “lei dice” e “lui dice”, ma perchè confermano l’esistenza di una cultura della prepotenza maschilista nella peggiore tradizione dell'”uomo cacciatore”.
Lo stesso O’Reilly, parlando in diretta tre anni or sono, riconobbe che “noi maschi siamo barbari. Appena vediamo una donna attraente, ci lanciamo”.
Peccato che quella “barbarie” primordiale sia un reato, dalle conseguenze penali serie e dai costi economici punitivi.
Non che i 13 milioni versati da O’Reilly possano mandarlo in rovina, essendo lui retribuito al suono di 18 milioni l’anno, con un contratto rinnovato per quattro anni pochi giorni or sono, prima che il New York Times rivelasse l’esistenza di hush money, di pagamenti per zittire le accusatrici, confermati poi dalla stessa Fox.
Ma l’aspetto finanziario va ben oltre il portafoglio privato di Bill, che dal 1996 è pagato come la star degli ascolti che è e pubblica un paio di best seller all’anno prodotti in serie per i suoi quattro milioni di fedeli seguaci.
L’O’Reilly Factor è il programma più visto e quindi più remunerativo per quella Fox News Network di Rupert Murdoch, ribattezzata dai critici come la prima e originaria “Fake News Network”, rete di notizie false, con 446 milioni di dollari di rendita pubblicitaria: scaricare l’Angelo televisivo della Destra, e uno degli idoli del nuovo Presidente (ieri Trump l’ha difeso: “Bill è una brava persona, non credo che abbia fatto nulla di male”) che alla Fox si abbevera dall’alba alla sera e si ispira per i suoi tweet, significa rinunciare al più lucrativo gallo del pollaio.
Ed e proprio qui, nel nervo più sensibile della moralità televisiva, nella pubblicità , che O’Reilly rischia di veder dissolvere la propria aureola di fustigatore del malcostume altrui. I massimi inserzionisti, come le grandi case automobilistiche o le farmaceutiche che puntano all’audience anziana del suo show, stanno ritirando i loro ‘spot’ nel timore di essere associate al nome di un divo che, raccontano le accusatrici ben rimborsate, regalava vibratori e sex toys alle sue preferite, telefonava nel cuore della notte mugolando di piacere solitario, le invitava a weekend privatissimi, tete-à -tete nella sua casa al mare, se volevano far carriera.
Chi rifiutava, fra le molte che si rassegnavano, veniva ostracizzata o, se legate da contratti, esiliate negli studi tv locali della Fox, a leggere le previsioni del tempo o le cronaca di ingorghi stradali. “Io sono potentissimo e ti posso distruggere come esaltare”, spiegava porgendo i suoi regalini allusivi o chiedendo prestazioni, dicono le accusatrici.
In un’America dove il Capo dello Stato, l’uomo che dovrebbe incarnare i valori e la teologia laica della “American Religion”, si è vantato di poter “afferrare le donne per le loro parti intime” (eufemismo) essendo un VIP miliardario, forse O’Reilly sperava di cavarsela con la stessa tollerante complicità pecoreccia che licenziò l’orrenda battuta di Trump come “sbruffonate da spogliatoio”.
Ma il boicottaggio degli inserzionisti e le richieste di dimissioni che vengono da organizzazioni potenti come la “National Organization for Women”, la principale lobby femminista, preoccupano gli editori della Fox.
L’eventuale caduta dell’Angelo Vendicatore della Destra non sarebbe il primo esempio di una star della tv esplosa, ma la sua avrebbe implicazioni politiche come mai nessuna prima.
La Fnn, la Fox, è il cuore mediatico dei repubblicani sin da quando Roger Ailes, genio settuagenario della propaganda politica, consigliere di candidati del partito da Nixon fino a Trump e oggi la caverna a eco della Casa Bianca di Trump, che passa le notizie alla rete perchè siano trasmesse e poi riprese da lui nei suoi tweet.
Il mix di sensazionalismo e di ideologia che la nutre, sorregge e convalida la propaganda elettorale. E lo fa bene, con quella spregiudicatezza che il fondatore Ailes teorizzò con la formula della ‘fosse dell’orchestra’: “Se due politici sul palcoscenico discutono e uno dei due offre la soluzione al conflitto in Medio Oriente mentre l’altro incespica e precipita nella fosse dell’orchestra, quale dei due andrà nel telegiornale della sera?”.
Nella buca degli scandali di sesso, proprio O’Reilly, che sulle avventure di Bill Clinton costruì la propria fortuna, oggi è caduto e fa notizia.
Come il suo maestro aveva previsto.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
UN DITTATORE CHE BOMBARDA LE POPOLAZIONI CIVILI E’ IL NUOVO IDOLO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA… PER LORO NESSUNO DEVE INTERVENIRE NEGLI “AFFARI INTERNI DELLA SIRIA”: SALVO PUTIN, OVVIAMENTE
Ieri gli attivisti del MoVimento 5 Stelle hanno votato il programma Esteri del partito di Beppe Grillo. Tra i punti principali (è il secondo più votato con 10.693 preferenze) viene enunciato il principio di Sovranità e indipendenza che prevede tra le altre cose la non ingerenza negli affari interni degli altri paesi, il multilateralismo e il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli.
I tragici eventi di Khan Sheikhun mettono però a dura prova la dottrina della politica estera del MoVimento 5 Stelle.
Khan Sheikhun è la cittadina nella provincia di Idlib dove due giorni fa oltre settanta civili sono rimasti uccisi in seguito ad un bombardamento aereo condotto dall’aviazione siriana durante il quale — denunciano le Ong che operano in città — sono stati usate anche armi chimiche.
In tutto questo i 5 Stelle cosa fanno?
Da una parte invitano alla calma perchè come dice l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo (che qualche tempo fa è andato in Siria ad incontrare Assad) dice che per Assad questa azione non avrebbe senso e che a Repubblica spiega «Se è stato Assad dev’essere completamente pazzo, perchè la situazione stava volgendo politicamente a suo favore”
Insomma pur con le dovute cautele il pentastellato mette in dubbio la “versione ufficiale” e solleva il dubbio che sia tutta un’operazione di propaganda fatta dalle forze ribelli per gettare discredito sull’operato del Presidente.
Per i 5 Stelle come ad esempio il senatore Vito Petrocelli, membro della commissione Esteri e molto attivo nel tessere legami con Mosca, Assad è ancora il Presidente legittimo della Siria, questo nonostante la repressione seguita alle proteste di piazza del 2011 e le stragi di civili compiute dalle forze governative.
Alla Stampa Petrocelli fa sapere di nutrire forti dubbi sulla “stampa mainstream” e ribadisce di non voler interferire «con gli affari degli altri Stati. Anzi, per il mio ruolo istituzionale sto dalla parte dei governi legittimamente eletti». Nel dubbio però Petrocelli si sbilancia e ribadisce che quelli che tutti chiamano ribelli per lui “per la maggior parte sono terroristi“.
Manlio Di Stefano invece sente che l’Italia è un vaso di coccio tra due vasi d’acciaio, un’espressione manzoniana che ci riporta alla memoria la figura — non proprio positiva — di Don Abbondio cui quella metafora era riferita: l’unica preoccupazione di Don Abbondio era infatti quella di non mettersi contro i potenti.
E non è un caso che su Facebook Di Stefano scriva che vuole stare nella Terra di Mezzo ovvero nè con gli imperialisti filo americani nè con Putin o Assad.
Sarà , ma mentre dai 5 Stelle continuiamo a leggere le accuse contro le ingerenze statunitensi e occidentali negli affari interni degli stati sovrani (dalla Libia, all’Iraq alla Siria) fino ad ora non sono giunte critiche contro l’interventismo russo in Siria a favore di Assad.
Anzi, se da un lato i 5 Stelle vogliono smantellare la Nato dall’altro ritengono che sia necessario abolire le sanzioni contro la Russia perchè Putin è un partner importante per la lotta al terrorismo.
E dal momento che in Siria i ribelli sono quasi tutti terroristi si spiega come mai per i 5 Stelle la presenza di forze militari e consiglieri russi al fianco di Assad sia vista di buon occhio.
Non dicono però i 5 Stelle che le sanzioni alla Russia sono state comminate perchè Putin — che evidentemente non appoggia il programma a 5 Stelle in politica estera — si è immischiato negli affari interni di un paese sovrano: l’Ucraina.
E così torniamo in Russia dove secondo Petrocelli l’arresto del blogger Navalny non è una cosa poi così grave, perchè in confronto a Grillo (il non autore del non blog di Grillo) è un “blogger del piffero”:
E se anche ci sono diritti violati in Russia — come ha detto ieri a Di Martedì Alessandro Di Battista — “non ci sono forse diritti violati nel quartiere Tamburi di Taranto?” (quello dell’Ilva).
Insomma le violazioni dei diritti umani in Russia non sono poi così gravi perchè sono cose che succedono dovunque e di conseguenza anche le sofferenze e le morti dei tarantini non sono poi così gravi.
Una risposta che suona molto simile a quella data dall’onorevole Bertorotta in Venezuela che alle rimostranze dei nostri connazionali sui diritti violati dalla polizia di Maduro ricordava che “anche in Italia abbiamo Renzi”.
Perchè quando non sei nè a destra nè a sinistra, quando sei “oltre le ideologie” tutto diventa uguale e niente vale davvero.
Parafrasando Di Battista potremmo dire, cosa sono i morti per Sarin in Siria quando in Italia c’è chi muore di cancro a causa dell’Ilva?
Da un lato i 5 Stelle quindi ci raccontano che non stanno nè con gli USA nè con la Russia ma alla prova dei fatti tutto quello che fa Putin in Russia e in Siria (e in Nordafrica dove anche i russi stanno ricostruendo la loro sfera d’influenza) non viene mai criticato.
Un po’ è perchè ai 5 Stelle piace l’uomo forte (chiudendo gli occhi sugli affari poco puliti del Presidente russo), un po’ è perchè Putin si intromette sì negli affari interni di paesi sovrani ma lo fa sostenendo un presidente legittimo (certo, è succeduto al padre che è stato presidente per trent’anni ma poco importa) e un po’ perchè i 5 Stelle strizzano l’occhio a quell’elettorato rosso-bruno affascinato ed eccitato dal machismo in salsa siberiana di Putin.
L’internazionale populista ha da tempo eletto figure come Putin e Maduro eroi della sovranità nazionale.
Ed è curioso che mentre in Italia i politici del M5S non si fanno scrupoli a parlare di dittatura quando il Parlamento, l’Europarlamento o la BCE decidono cose che non gli piacciono, siano molto attenti a non disturbare Assad definendolo “dittatore”.
Non si sa mai che qualcuno scopra che anche Putin sostiene i dittatori.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 6th, 2017 Riccardo Fucile
TRA I PRIMI A SOCCORRERE LE VITTIME: “AVEVANO LA TIPICA BAVA BIANCA ALLA BOCCA DEI CASI DI AVVELENAMENTO CHIMICO”
“Ho visto intere famiglie morte, donne e bambini sono la maggioranza, ma ci sono vittime di tutte
le età , anche giovani uomini”.
Feras Al Jundi è un medico siriano che lavora pochi chilometri a nord di Khan Shekhoun: è arrivato ieri mattina intorno alle 8 in un ospedale vicino alla zona colpita dall’attacco chimico.
È stato fra i primi a soccorrere le vittime che venivano portate nella struttura, spesso su macchine private.
Accetta di parlare in serata via Whatsapp dopo aver passato la giornata a cercare di aiutare i feriti.
Dottore, può raccontare cosa ha visto?
“Quando sono arrivato, verso le 8, l’ospedale era pieno di feriti: l’ingresso, i corridoi, le sale operatorie, sui tavoli, per terra. Ho visto morire subito 10 persone, senza poterle soccorrere”.
Cosa ha fatto?
“Io e miei colleghi abbiamo capito subito cosa era successo. Così abbiamo chiesto che feriti e morti venissero spogliati e lavati fuori dall’ospedale per evitare che anche noi, personale medico, fossimo contaminati. Ci siamo dotati di guanti, camici e mascherine per evitare quello che era accaduto a Ghouta nel 2013, quando molti dottori morirono per la contaminazione”.
In che condizioni erano i feriti?
“Non riuscivano a respirare, molti avevano convulsioni o contrazioni, giramenti di testa, perdita di coscienza, spaesamento, pressione bassa, pupille ridotte, arrossamento degli occhi. Alcuni hanno avuto allucinazioni, paralisi. Molte vittime avevano la tipica bava bianca alla bocca che si osserva nei casi di avvelenamento chimico”.
Che cosa significa questo?
“Sono sintomi che secondo me fanno pensare al gas nervino e non al gas cloro che abbiamo già visto usare altre volte”.
È in grado di provare questa affermazione?
“Io e i miei colleghi abbiamo conservato parti dei barili che sono stati usati per contenere il gas. Abbiamo anche prelevato campioni biologici dei feriti, sperando che ci sia un’inchiesta internazionale. Poi ci sono video e testimonianze”.
Lei sa che se se l’uso di gas nervino fosse provato potrebbero esserci delle conseguenze a livello internazionale…
“Mi auguro che la comunità internazionale ricordi la risoluzione 2118 in cui si minacciava il ricorso al capitolo 7 della Carta Onu (uso della forza) in caso di attacco chimico. Bisogna porre un freno alle violazioni di cui è vittima il popolo siriano”.
(da “La Repubblica“)
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