Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
A ROMA NEL III MUNICIPIO GLI ORTODOSSI SFIDUCIANO LA CONSIGLIERA CHE VOLEVA FAR FUORI LADY DE VITO
Un altro focolaio di “guerriglia” in seno al M5S romano rischia di turbare la stabilità della giunta
cittadina e della sindaca Virginia Raggi, dopo la vicenda dell’VIII Municipio conclusasi con la defenestrazione del presidente Paolo Pace (vicinissimo a Daniele Frongia e alla prima cittadina) per mano dei lombardiani.
Questa volta il teatro dello scontro è il III Municipio (Montesacro), un quartiere che ha più abitanti di Reggio Calabria o di Taranto, e che soprattutto rappresenta l’epicentro del potere dei leader ortodossi Roberta Lombardi e Marcello De Vito, entrambi provenienti da questa zona.
Nei giorni scorsi, infatti, una clamorosa iniziativa presa dalla presidente Roberta Capoccioni, fedelissima di De Vito (tanto da nominare assessore alla sicurezza la moglie Giovanna Tadonio, che non si era nemmeno candidata) nei confronti della compagna di partito e presidente della commissione ambiente Francesca Burri ha fatto deflagrare un conflitto che ora è sul tavolo della sindaca, ma soprattutto del Garante supremo Beppe Grillo, chiamato in causa direttamente dalla Capoccioni.
Quest’ultima ha prima chiesto ufficialmente a Grillo l’espulsione dal M5S della Burri per una a suo avviso conclamata incompatibilità coi principi del movimento, e poi ha fatto firmare da tutti i consiglieri di maggioranza una mozione di sfiducia alla stessa Burri, con l’obiettivo di farla dimettere dalla presidenza della commissione e di inibirle l’uso del simbolo del partito.
Cosa che la diretta interessata non è disposta a prendere in considerazione nel modo da assoluto, tanto da avere già annunciato azioni legali in merito.
Il dissidio ormai insanabile sarebbe nato attorno alla questione del funzionamento del Tmb Ama di via Salaria, rispetto al quale la linea della Burri ha ricalcato le direttive espresse in merito dal Campidoglio ma è stata bocciata dalla maggioranza lombardiana che ha indetto un’assemblea dei comitati di cittadini e attivisti del movimento, da sempre fautori della chiusura dell’impianto e, in difetto di questo, di un funzionamento ridotto.
Al di là della questione specifica, che comunque è rilevante e denota una differenza di approccio tra le due anime del movimento, a una situazione così tesa si è arrivati dopo che ad aprire le ostilità erano stati tre consiglieri (tra cui la Burri) che avevano tentato lo scorso ottobre un colpo al cuore del potere lombardiano, presentando “a freddo” un documento in cui si chiedeva la rimozione di due assessori, tra cui la Tadonio. Un’iniziativa respinta, nella quale la sindaca prudentemente non volle entrare, ma che ha avviato un’escalation che ha ora portato la situazione fuori controllo e al massimo momento di conflitto, proprio all’indomani della caduta di un municipio fedele alla Raggi come l’VIII, e di altre schermaglie nel XII e nel XIII.
Un quadro turbolento, fatto di piccole faide che si riproducono e che di certo non facilitano il compito nè rafforzano la posizione di Virginia Raggi, sulla quale, tra l’altro, comincia a pendere in modo sempre più sinistro la spada di Damocle del rinvio a giudizio per falso e abuso d’ufficio per la vicenda delle nomine di Salvatore Romeo e Renato Marra.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
“COSI’ SI SMANTELLA IL SISTEMA DI PROTEZIONE DEI CITTADINI, CHI PASSA LA NOTTE IN STAZIONE PER NECESSITA’ VA AIUTATO NON MULTATO DI 300 EURO CHE NON HA”
La nuova linea di sinistra sulla sicurezza, promossa dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, passa per i due decreti approvati recentemente dal Parlamento.
Da una parte l’addio ai Cie e nuove regole per i richiedenti asilo, dall’altra il Daspo urbano e una stretta contro i pusher della droga. Più rigore su sicurezza esterna ed interna. Ma la linea di Minniti non piace a tutti e i malumori emergono anche nel Pd.
Il senatore Luigi Manconi, interpellato da Huffington Post, lo dice chiaramente: “Con molto rispetto nei confronti di Minniti, che considero una persona intelligente, contesto misure che a mio avviso sono inutili e inefficaci”.
Senatore Manconi, per Minniti sicurezza è una parola di sinistra. È d’accordo?
“Questa affermazione o è di una totale ovvietà o è del tutto bizzarra. Da 25 anni, periodicamente, qualcuno dice che la sicurezza è una parola di sinistra. Andrebbe però accompagnata da altre parole di sinistra, altrimenti è una mera evocazione retorica. E, d’altra parte, non critico la politica di Minniti perchè ‘di destra’, ma perchè più semplicemente mi sembra profondamente sbagliata”.
Cosa non le piace della nuova linea del Viminale?
“Contesto a Minniti misure che sono a mio parere inutili e inefficaci e che soprattutto nel momento in cui producono una lesione nel sistema delle garanzie finiscono per ridurre inevitabilmente i diritti di tutti e non solo di coloro che ne sono i primi destinatari, cioè migranti, richiedenti asilo e senza fissa dimora”.
I decreti per il contrasto dell’immigrazione clandestina e per la sicurezza urbana mirano a restringere il perimetro dei reati. Cosa non va in questi provvedimenti?
“Io penso che quando si inizia a erodere un presidio di garanzia prima vengono colpiti i più vulnerabili e poi l’intero sistema di protezione di tutti i cittadini. In tutte e i due decreti, insieme al collega Tocci, abbiamo rilevato lesioni significative al sistema di garanzie previste dal nostro ordinamento. Per questo non abbiamo votato la fiducia”.
Può spiegare meglio?
“Nel caso del decreto per il contrasto dell’immigrazione illegale abbiamo ritenuto gravissima la riduzione dei gradi di giudizio, con l’eliminazione dell’appello, nei casi di ricorso del richiedente asilo contro il diniego della commissione territoriale sulla sua richiesta di protezione. Il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio anche per le liti condominiali, per le sanzioni amministrative, per le multe. Riteniamo davvero irragionevole che questa riduzione del diritto alla difesa venga applicato a una categoria debole come quella dei profughi, e a una materia, il diritto d’asilo che è uno dei diritti inviolabili della persona, tutelato dalla nostra Costituzione”.
Veniamo al decreto sulla sicurezza urbana. Arrivano il Daspo urbano, le multe salate per i parcheggiatori abusivi, misure più severe contro i pusher. Ci sono dei rischi legati a queste misure?
“Prendiamo il caso dell’introduzione della figura della flagranza differita. Questa scelta dà luogo a un bizzarro e perverso ossimoro per cui la flagranza, che si fonda sull’immediatezza dell’atto, viene dilatata e prorogata fino a 48 ore, e supportata da videoregistrazioni che sono tutto tranne che documentazione oggettiva e incontrovertibile. Si crea, cioè, una flagranza che non è in alcun modo una flagranza. E poi ci sono molte altre incongruenze come la sanzione pecuniaria fino a 300 euro per chi staziona o occupa spazi pubblici che rischia di essere applicata ai senza fissa dimora che passano la notte in una stazione. È un’idea grottesca”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE LA CAUSA CIVILE SU LISTA E SIMBOLO ERA INDIPENDENTE DALLA QUERELA PER DIFFAMAZIONE
La procura della Repubblica di Genova ha chiesto l’archiviazione della denuncia contro Beppe Grillo
e Alessandro Di Battista, accusati di diffamazione da Marika Cassimatis, nell’ambito della controversia sull’esclusione della stessa Cassimatis dalla candidatura a sindaco di Genova, pur avendo vinto le “comunarie”
Un provvedimento che Il Secolo XIX aveva anticipato nei giorni scorsi, prima ancora che la difesa di Grillo presentasse una memoria difensiva in cui sostanzialmente si accostavano le frasi scritte da Grillo per motivare l’esclusione con la normale dinamica della battaglia politica che prevede critiche anche severe.
Ora tocca al giudice decidere se accettare l’archiviazione o disporre un supplemento di indagine.
Cassimatis non aveva digerito le righe nel post che la liquidava nonostante la vittoria alle comunarie online: «Ripetutamente e continuativamente – era scritto a proposito di lei e dei suoi più diretti sostenitori – hanno danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo in pubblico contenuti e linea dei fuoriusciti dal MoVimento stesso; appoggiandone le scelte dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti».
Lo stesso addebito era stato mosso da Cassimatis a Di Battista, che in un’intervista al Corriere della Sera aveva sentenziato: «Ci sono persone non in linea con la nostra lotta… piuttosto che correre il rischio di ritrovarseli nel gruppo misto qualche settimana dopo si prende questa decisione (cioè silurarli, ndr)». In sostanza Cassimatis veniva associata all’idea preventiva del tradimento: «La prima cosa che devi tutelare è il Movimento in quella vasca di squali», diceva Di Battista.
Il sotituto procuratore Walter Cotugno ha evidentemente ritenuto che queste frasi rientrino nell’alveo della critica e non della diffamazione.
Una tendenza giurisprudenziale che ormai si è fatta strada da tempo in Italia per evitare che qualsiasi lite politica intasi i tribunali per anni è quella di far rientrare anche accuse pesanti come “diritto di critica”.
Resta comunque aperta quella in sede civile, che finora ha invece visto prevalere le ragioni della Cassimatis.
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
SALUTATO COME L’UOMO DEL DESTINO CONTRO I POTERI FORTI, SI E’ RIMANGIATO MOLTE PROMESSE SPIAZZANDO I POVERETTI CHE SE L’ERANO BEVUTA
Fra pochi giorni Donald Trump festeggerà i primi tre mesi da Presidente degli Stati Uniti d’America, è quindi tempo di fare un bilancio dei primi cento giorni dell’era Trump.
Nel tentativo di prendere tutti in contropiede il Presidente ha già iniziato a raccontare, a mezzo Twitter, che grazie alla sua azione di governo l’immigrazione illegale è in calo, i posti di lavoro sono in aumento, la legge e la giustizia sono tornate ad essere al centro dell’azione politica e l’America sta davvero tornando great again.
Giorno dopo giorno, cinguetta l’inquilino della Casa Bianca, stiamo mantenendo le nostre promesse e il tempo del grande cambiamento è ormai alle porte.
Ma è davvero così?
Molti esponenti dell’Internazionale Populista del nostro Paese hanno salutato l’elezione di Donald Trump come un segnale di discontinuità non solo verso le politiche dell’era Obama ma anche nei confronti dell’establishment repubblicano. Secondo la lettura di molti ingenui esponenti dell’alt-right nostrana Trump ha vinto sia contro la Clinton e il potere che rappresenta sia contro il suo stesso partito che inizialmente l’ha fortemente osteggiato.
Certo, c’è una buona dose di ingenuità nel pensare che una persona che si è candidata nelle file del Grand Old Party non abbia legami con le lobby e con l’establishment oppure che un miliardario figlio di miliardari sia uno che “viene dal basso” e che ha vinto solo grazie alle sue forze; ma anche i populisti devono sognare. §E a farli sognare sono state sopratutto le promesse di Trump.
Perchè su questa sponda dell’Atlantico il fatto che Trump fosse un razzista, un ignorante, uno che crede che il riscaldamento globale non esista, che voleva far arrestare Hillary Clinton, che vuole smantellare l’ObamaCare e che cercava lo scontro con la Cina (così tanto al punto da diventare un meme) non erano problemi importanti.
In fondo Trump era un grande estimatore di Putin e della Russia e questo era sufficiente ai vari Le Pen, Salvini e deputati a 5 Stelle assortiti.
Anche quando Trump ha pensato di imporre dazi positivi sui prodotti europei (una cosa che in realtà non è nemmeno una sua idea) nel nostro Paese la notizia è stata accolta con entusiasmo.
Il problema è che fin da subito Trump ha fatto capire di che pasta era fatto e chi lo sosteneva ad esempio chiamando nel suo staff una serie di uomini provenienti dalle banche d’affari come Goldman Sachs e JP Morgan, le stesse che aveva giurato di voler combattere.
Trump aveva promesso di cancellare l’Obamacare, e fino ad oggi tutti i suoi tentativi di farlo sono falliti miseramente di fronte all’opposizione del Congresso (che pure è saldamente in mano repubblicana).
Questo non significa che in futuro Trump non manterrà questa sua promessa ma che per il momento ha le mani legate.
La giravolta di Trump su Assad, la NATO e la Siria
Ma è in questo ultimo mese che Trump ha dato il meglio di sè spiazzando tutti i suoi sostenitori.
Vi ricordate quando Trump ha detto che la NATO era “obsoleta” e che andava cambiata?
I 5 Stelle ci avevano creduto e nel loro Programma hanno proposto di smantellarla perchè non più necessaria. Sorpresa: ieri Trump ha detto che la NATO non è più obsoleta e che anzi è fondamentale nella lotta al terrorismo internazionale.
Una mossa che è la conseguenza dell’attacco missilistico statunitense ad una base aerea siriana. Anche qui Trump ha “tradito” le aspettative dei suoi fan italiani che speravano che l’America smettesse di essere il poliziotto del mondo e lasciasse ai siriani la possibilità di decidere da soli se Assad era un dittatore o meno.
In realtà Trump ha cambiato talmente tante volte l’idea su Assad e su un intervento in Siria che è difficile dire cosa abbia mai capito di tutta la questione.
Probabilmente Trump avrebbe preferito che fosse la Russia di Putin a risolvere la faccenda e consentirgli di mettere l’America al primo posto: America First, come ama ripetere ancora oggi.
La dottrina della non ingerenza negli affari esteri però è radicalmente cambiata dopo il presunto attacco con il gas Sarin a Khan Sheikun da parte di forze siriane con il supporto o il tacito assenso della Russia.
Ora improvvisamente Trump non è più intenzionato a lasciare Assad al suo posto e l’ha definito apertamente “un macellaio” e ha aggiunto che “Putin va con il diavolo”.
Questo nuovo cambio di passo di Trump non ha spiazzato solo quei poveracci dell’Alt-Right e i vari rossobruni sostenitori di Vladimir Putin ma ha creato anche problemi con la Russia.
Le relazioni tra i due paesi sono oggi ad un minimo storico, non siamo sull’orlo di una guerra mondiale e c’è ancora spazio per il dialogo ma è chiaro che a Putin e ai russi il nuovo corso di Trump non sia piaciuto poi così tanto anche perchè nel frattempo gli USA hanno dato l’assenso all’ingresso del Montenegro nella NATO.
Chissà se la Russia ora rispetta di più gli Stati Uniti, come aveva dichiarato Trump poco prima dell’insediamento. A giudicare dal livello crescente di tensione, certificato da entrambe le parti, si direbbe di no.
Putin ha detto che «Possiamo dire che il livello di fiducia, soprattutto sul piano militare, non è migliorato e anzi con ogni probabilità è peggiorato».
E la tanto odiata Cina? A quanto pare dopo l’incontro a Mar-a-Lago (durante il quale nonostante le promesse Trump non ha offerto una cena a base di Big Mac al Presidente cinese) le cose si stanno mettendo meglio, e se la Cina darà una mano sulla Corea del Nord magari si troverà anche il modo di stipulare un accordo commerciale. Il punto è che Trump è fatto così: non ha ida di cosa vuole fare e quindi è imprevedibile.
Di conseguenza stare dalla sua parte è come fare un giro sulle montagne russe, continuare a seguire la sua politica invece rischia di danneggiare l’Italia e l’Unione Europea.
Ma spiegarlo ai fan italiani di Putin, che credono ancora sia un benefattore dell’Italia è impresa difficilissima.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
GIULIETTO CHIESA CHIAMA A RACCOLTA LE SUE TRUPPE PER COMBATTERE LA “DERIVA AUTORITARIA”… E C’E’ CHI “SI SENTE CONTROLLATO” A CAUSA DELLA SUA ATTIVITA’ DI DIFFONDERE BALLE
In queste settimane Facebook propone ai suoi utenti la visualizzazione di alcuni suggerimenti per
poter distinguere le notizie false da quelle vere.
Si tratta di informazioni generali che mirano a dare ai più sprovveduti o ai meno avvezzi a certe (non proprio raffinate) strategie utilizzati dai siti di bufale e fake news. Facebook non ci dice quali sono questi siti ma spiega in che modo riconoscere una notizia falsa non solo prestando attenzione al sito che la pubblica ma anche analizzando il contenuto della notizia e confrontandolo con quello di altri siti di notizie.
Semplici consigli di buon senso, qualcosa che è più simile al consiglio della mamma di “non accettare caramelle dagli sconosciuti” che ad una lista di proscrizione di siti “cattivi” o pagine Facebook che spacciano bufale.
Tra l’altro Facebook ha pure l’accortezza di ricordare che la notizia potrebbe essere uno scherzo: in questo modo siti come Lercio non verranno etichettati come siti di Fake News.
Facebook non dà agli utenti la pappa pronta ma punta invece ad insegnare a riconoscere le bufale e i siti che le pubblicano e non fa quindi nomi specifici a siti e pagine Facebook che — nonostante l’impegno del social di Zuckerberg — continuano ad esistere.
Qualcuno però ha deciso di reagire e combattere l’impegno di Facebook contro le bufale spiegando che in realtà si tratta di pura e semplice censura.
Ad esempio Giulietto Chiesa, noto complottista ed esperto di false flag consiglia ai suoi fan di replicare così al messaggio del Centro Assistenza del social:
Sono perfettamente in grado di distinguere quali siano le notizie false o manipolate, è abbastanza evidente il giochetto di definire idioti i cittadini che non si bevono le fake, quelle sì, che piovono dall’alto. Forse che qualcuno osserva e annota i like che gli utenti liberamente mettono a link o pagine scomode?? Occupatevi d’altro ed evitate di inviare inviti del tutto inutili e offensivi per l’intelligenza.
Chiesa ha scoperto che Facebook ci controlla e annota i like che gli utenti mettono liberamente a “pagine scomode”.
Perchè la verità alternativa è sempre scomoda visto che denuncia i soprusi del potere. I solitari combattenti della verità mettono a repentaglio ogni giorno la loro vita per darci notizie che scovano negli anfratti della Rete consultando esperti che solo loro conoscono (nel caso non siano loro stessi gli esperti).
La reazione dei fan di Chiesa è prevedibile: Facebook vuole indottrinarci e correggerci perchè la libertà è pericolosa.
Qualcuno denuncia di avere il sospetto di essere “controllato da un paio di mesi” rispetto a quello che posta mentre altri fanno notare che le fake news sono altre, quelle dei giornali e dei mass media di regime.
La paranoia la fa da padrone, tutti ora si sentono spiati e temono la deriva autoritaria del social (o del Paese?). Proprio ora che grazie ad Internet milioni di persone hanno iniziato ad aprire gli occhi e a scoprire che ci sono informazioni che nessuno ci darà mai. Pensate, su Internet si trovano le prove di tutti i complotti e di tutte le malefatte dei governi nazionali. E nessuno dice nulla!
Qualche eroe solitario è andato anche sulla pagina Facebook di Fondazione Mondo Digitale, l’associazione con cui Facebook ha collaborato per la creazione del vademecum su come riconoscere le bufale e le notizie false.
Da questi commenti però possiamo capire una cosa molto semplice: le persone che condividono certe notizie, certi post e certe informazioni sanno benissimo che le fonti cui si abbeverano sono discutibili, altrimenti non griderebbero alla censura ed anzi si riterrebbero “al sicuro”, convinti come sono che loro non stanno diffondendo fake news.
Gli utenti quindi sono generalmente perfettamente in grado di riconoscere una fonte seria da una poco affidabile: semplicemente scelgono di seguire quelle pagine e quei siti che già rispecchiano il loro modo di vedere la realtà perchè è più comodo e più facile.
La verità alternativa per costoro non è “scomoda” ma esattamente il contrario perchè non mette in dubbio le loro certezze.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI NOVAYA GAZETA: “APERTI INVITI A COMMETTERE VIOLENZA CONTRO I GIORNALISTI”
Minacciati di morte per aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale la drammatica storia della campagna di persecuzione contro gli omosessuali in Cecenia. Lo ha dichiarato il giornale d’inchiesta Novaya Gazeta in un comunicato stampa: “Preoccupano la redazione non solo per l’incolumità dei singoli giornalisti, ma per quella di tutto il suo personale”.
Nel testo, si racconta che il 3 aprile, esattamente tre giorni dopo la pubblicazione della storia, nella moschea centrale di Grozny – la capitale della Cecenia – si è tenuta una riunione d’urgenza di “studiosi islamici e leder dell’opinione pubblica” locale. Secondo dati ufficiali, erano presenti 15.000 persone e durante incontro Adam Shakhidov, consigliere del capo della repubblica cecena Ramzan Kadyrov, ha accusato pubblicamente la Novaya Gazeta di diffamazione, dichiarandola “nemico della nostra fede e della nostra patria”.
Il discorso è stato diffuso dai media locali ed è stato molto condiviso su internet.
Al termine della riunione è stata adottata una risoluzione nel cui testo – denuncia sempre la Novaya – sono contenuti “inviti aperti e diretti a commettere violenza”.
“E’ chiaro che questa risoluzione incoraggia i fanatici religiosi contro i giornalisti”, fa notare il giornale, denunciando un “aumento del livello di violenza nella repubblica cecena, negli ultimi tre anni”; fenomeno che, a detta del giornale, è legato alla “mancanza di un’indagine completa” sull’omicidio dell’ex vice premier e oppositore Boris Nemtsov, i cui mandanti non sono ancora stati individuati e consegnati alla giustizia.
“La reazione al lavoro giornalistico, espressa nell’incontro alla moschea centrale è inaccettabile per una società civile. Chiediamo alle autorità di fare tutto il possibile per evitare azioni volte a incitare odio e inimicizia nei confronti dei giornalisti, che svolgono il loro dovere professionale”.
Ad oggi una cortina di silenzio impenetrabile circonda la Cecenia su quanto denunciato dalla testata.
Come fa notare la Novaya, le autorità russe non hanno ancora preso misure per accertarsi sulle persecuzioni in corso in Cecenia.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL MINISTRO PENSA AL DECORO URBANO COSI’ CARO AI BUONI BORGHESI, AL DEGRADO MORALE NON PENSA NESSUNO
È uno schema che si ripete, ma non per questo fa meno male. Qualcuno crea una notizia falsa su un
personaggio pubblico, la posta su Facebook, gli insulti e l’indignazione colma di odio crescono in rete come un’onda fangosa.
Ma ancora una volta la presidente della Camera, Laura Boldrini, rompe lo schema mettendo alla berlina chi lo alimenta.
Questa mattina, sul suo profilo Facebook la terza carica dello Stato smentisce in prima persona una notizia falsa che la riguarda additando i responsabili che fomentano l’odio in rete.
Lo scorso luglio, il sito “La Nozione” ha pubblicato la foto di un’attrice americana, Krysten Ritter, spacciandola per la sorella di Boldrini e sostenendo che gestisce cooperative di assistenza ai migranti.
Su un altro sito, “Avanguartia Nera”, che di solito genera immagini virali e notizie grottesche, alla sorella della presidente è attribuita una pensione ottenuta a 35 anni. Tutto falso e malignamente doloroso, perchè è vero che Laura Boldrini aveva una sorella, ma è morta e faceva tutt’altro.
Ma nessuno controlla o verifica, così ben presto le condivisioni della bufala diventano migliaia, condite da insulti.
“Lo voglio dire a ridosso delle feste di Pasqua – scrive oggi la presidente della Camera su Facebook – proprio nel momento in cui molti si riuniscono in famiglia e con le persone care. La mia unica sorella, morta anni fa per malattia, non si è mai occupata di migranti. Restaurava e dipingeva affreschi. Peraltro, non si chiamava nemmeno Luciana, ma Lucia. Lo voglio dire a tutti quelli che hanno condiviso sulle loro bacheche e sui loro profili queste e altre menzogne su di lei. E soprattutto a chi ha creato queste false notizie, personaggi senza scrupoli, sciacalli che non si fermano nemmeno davanti ai morti”.
Sotto il post, ancora una volta, i nomi di chi ha rilanciato la bufala aggiungendo meschinità allo sciacallaggio. Gli insulti sono spesso sessisti e poi ci sono le minacce di morte, ironicamente amare, visto che colpiscono anche una persona che non c’è più.
Boldrini aveva già preso un’iniziativa del genere lo scorso 25 novembre, quando aveva diffuso i nomi di chi la offende in rete.
Tra le persone smascherate una, bracciante agricola delle Marche, aveva chiesto scusa alla presidente, ma aveva poi rifiutato il suo invito a incontrarsi alla Camera per conoscersi di persona.
L’impegno della presidente contro l’odio in rete però si realizza soprattutto con una campagna di informazione istituzionale.
Lo scorso novembre Boldrini ha scritto al creatore di Facebook, Mark Zuckerberg, perchè istituisca un ufficio in Italia in grado di rispondere con prontezza a chi chiede di bloccare contenuti offensivi.
Nel 2014 ha istituito la “Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi a Internet” che ha prodotto la Carta dei diritti e dei doveri in Internet, presentata nel luglio del 2015 e oggetto di una mozione approvata in Aula nel novembre dello stesso anno.
Emanazione di questo lavoro è poi “la Commissione Internet della Camera nelle scuole” per portare i principi della Carta tra gli studenti. Per il prossimo 21 aprile, infine, nell’ambito della campagna #BastaBufale, la Camera dei deputati ospiterà quattro tavoli di lavoro per approfondire il tema delle notizie false.
(da “La Repubblica”)
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