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LA FALSA FOTO DELLA STAZIONE DI MILANO “INVASA” DAGLI IMMIGRATI

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

PUBBLICA UNA FOTO DI TRE ANNI FA QUANDO IN PIENA EMERGENZA MOLTI PROFUGHI CERCAVANO DI RAGGIUNGERE LA GERMANIA E LA SPACCIA PER ATTUALE… OVVIAMENTE QUESTA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE RAZZISTA NON VIENE PERSEGUITA DAL MINISTRO DEGLI INTERNI

Ieri su Twitter l’account @sarabattaglia_7 ha pubblicato questa foto, ritwittata da un cinquecento account.
Nel testo si scriveva: “Stazione Milano stamattina alle 9. Secondo la giunta Sala PD il problema “invasione” nn esiste, l’assessore milanes alle politiche sociali, P.F.Majorino, in TV ha confermato che lui, in Stazione Centrale, si sente come a casa sua e ci passa con tranquillità . O mente è 1’imbecille”.
Bufale.net ha anche notato che la stessa foto ma con una didascalia diversa era stata pubblicata su Facebook.
La foto però non si riferiva a ieri mattina alle 9.
Era stata pubblicata circa tre anni fa da Repubblica in una gallery (è la settima foto) a corredo dell’articolo che raccontava delle centinaia di profughi e migranti che si erano accampati alla Stazione Centrale di Milano, dove era stato allestito un centro di accoglienza temporaneo.
La parte più divertente della vicenda è l’account @bye_bye_TW, che a chi esprimeva qualche dubbio sul fatto che la foto fosse scattata oggi rispondeva entusiasticamente “Confermo! Ci lavoro in staz.centrale.”.
L’assessore Majorino, che era nominato nel primo tweet, svela subito l’arcano e l’altro, per tutta risposta, annuncia che lo bloccherà .
Ovviamente il ministro degli Interni non ha dato disposizione alla polizia di far visita a questo delinquente che si cela dietro l’account, ne’ ai 500 che hanno   ritwittato la bufala.

(da “NextQuotidiano”)

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VIRGINIA RAGGI IN BILICO

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

ALCUNI CONSIGLIERI DEL M5S PRONTI A STACCARE LA SPINA

«Alcuni hanno contattato i parlamentari romani e vorrebbero mollare. Vogliono far cadere la sindaca». Con le parole pronunciate da “un’autorevole fonte del Campidoglio” e riportate oggi da Lorenzo D’Albergo su Repubblica Virginia Raggi torna ufficialmente in bilico in Assemblea Capitolina.
Dove si parla di due o tre consiglieri pronti a staccare la spina alla maggioranza che consente alla sindaca del MoVimento 5 Stelle di restare in sella.
Una ricostruzione confermata anche da Simone Canettieri e Lorenzo De Cecco sul Messaggero, che parlano di contatti tra i consiglieri capitolini, molti dei quali al secondo mandato, e gli eletti romani che ancora fanno da tramite con il M5S nazionale: “La destinataria delle lamentale e degli annunci bellicosi è stata, per esempio, Paola Taverna, vicepresidente del Senato. Anche il deputato Stefano Vignaroli è stato allertato”, racconta il quotidiano romano.
La sindaca paga l’affaire Lanzalone e soprattutto il fatto che i consiglieri si sentano, come del resto i parlamentari, nient’altro che dei pigia-bottoni, che devono ratificare decisioni prese altrove da altri.
Lo Stadio della Roma è stata una delle tante occasioni in cui i rilievi e gli argomenti dei consiglieri non sono stati sorpassati: se Cristina Grancio è stata la punta dell’iceberg, durante i voti e le discussioni sull’opera anche Monica Montella e Gemma Guerrini hanno dimostrato in qualche occasione il loro dissenso, tanto che la seconda ad un certo punto era sembrata persino in bilico, mentre la prima aveva in più occasioni espresso solidarietà  proprio alla Grancio.
Oggi tra i motivi del dissenso invece c’è anche — e soprattutto — la gestione dell’Aula Capitolina da parte di Giuliano Pacetti, colui che ha preso il posto di Paolo Ferrara dopo la mandrakata del progetto di Lungomare di Ostia chiesto a Parnasi.
Pare infatti che dietro la vicenda del blitz di Fratelli d’Italia su via Giorgio Almirante che ha visto consigliere (e presidenti della commissione Cultura…) ammettere candidamente di non sapere cosa si stesse votando ci sia proprio Pacetti.
È lui che, da giovedì scorso, si porta il peso della malagestione del caso di via Giorgio Almirante. La mozione è passata con il suo avallo, aprendo nei confronti del Campidoglio, un nuovo fronte di polemiche e gettando in confusione maggioranza e sindaca, costretta alla retromarcia e alla clamorosa figuraccia in diretta tv da Bruno Vespa. Si parlerà  anche di questo e della contromozione da presentare alla prossima seduta utile, giovedì 21.
Già , giovedì 21. Ovvero proprio il giorno in cui si apre il processo per falso nei confronti della sindaca di Roma e Virginia Raggi sa benissimo che se dovesse arrivare una condanna in quella vicenda il suo tempo al Campidoglio sarebbe già  scaduto.
Ma ci vorrà  almeno un anno per arrivare a sentenza. Per questo Di Maio, spiega ancora Repubblica, tiene le antenne accese:
Il vicepremier   spiega che «Raggi ha individuato Lanzalone come presidente di Acea». Che a consigliare il suo nome alla prima cittadina sono stati Fraccaro e Bonafede: «Le hanno semplicemente suggerito uno che si era dimostrato in grado di maneggiare situazioni amministrative complicate».
Poi l’ammissione: «Io a inizio dell’anno scorso mi sono un po’ allontanato nel seguire le vicende di Roma». Il tempo di una breve difesa («Chiedono le dimissioni della Raggi quando la stessa procura ha detto che non c’entra nulla? Ma di cosa stiamo parlando?») e poi la pietra tombale sulla sindaca. Se sarà  condannata per falso, «c’è il codice di comportamento. Lo conosciamo bene».
Con i due municipi perduti e la sensazione che il vento sia ancora cambiato e stavolta spiri contro, Virginia Raggi intanto riflette.
La procura ha voluto ieri sentirla di nuovo sul ruolo di Lanzalone, ma non è escluso che i magistrati le abbiano anche chiesto conto della cancellazione delle email da parte dell’avvocato dopo la perquisizione in Campidoglio.
Un’altra indagine potrebbe rappresentare il colpo di grazia.

(da “NextQuotidiano”)

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LA BUFALA DI SALVINI: “INCONTRERO’ PAPA FRANCESCO”, IL VATICANO SMENTISCE

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

NESSUN   FACCIA A FACCIA, SALVINI SPACCIA PER INCONTRO IL SALUTO CHE IL GOVERNO FA AL PAPA SULLA PISTA DI FIUMICINO IN OCCASIONE DEI VIAGGI APOSTOLICI, UN SALUTO FORMALE CHE A LUI SERVE PER UN SELFIE USO COGLIONI

Matteo Salvini si lascia sfuggire la notizia di un faccia a faccia in settimana con Papa Francesco, ma dal Vaticano smentiscono qualunque contatto.
Con tre parole, nette: “Non c’è niente”.
In agenda non compaiono appuntamenti, nè a porte chiuse nè a margine dell’udienza generale.
“Probabilmente questa settimana avrò l’onore di incontrare Papa Francesco e questo mi riempie di gioia”, l’annuncio del ministro dell’Interno, dimenticando che solo due anni fa indossava una t-shirt che recitava ‘Il mio Papa è Benedetto’ per contestare il dialogo interreligioso portato avanti da Bergoglio, colpevole, a suo dire, di “aprire le porte agli imam”.
A smentire la notizia è stato il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, contattato da LaPresse, con quel secco: “Non c’è niente”. Salvini — va chiarito — non ha parlato di un colloquio in Vaticano. E un’occasione, in settimana, ci sarebbe: il saluto sulla pista dell’aeroporto di Fiumicino giovedì 21, prima che l’aereo papale decolli alla volta di Ginevra. Da protocollo, ogni volta che il Pontefice lascia il suolo italiano per un viaggio apostolico, il governo italiano invia un suo rappresentante, dal premier in giù, per un saluto formale, mentre il presidente della Repubblica invia un telegramma di congedo.
Il rappresentante dell’esecutivo che viene scelto è spesso un ministro — ma può essere anche un sottosegretario, come è accaduto in diverse occasioni per Gianni Letta nei governi Berlusconi o per Maria Elena Boschi nel governo Renzi — che viene avvertito due o tre giorni prima.
Sarebbe un primo contatto, non sufficiente ad approfondire una questione che in maniera diversa sta a cuore a entrambi, quella della gestione del flusso dei migranti (da monarca, tuttavia, il Papa ha un interlocutore ufficiale dell’esecutivo che non può essere un ministro, ma dev’essere il premier).
L’ultimo tweet di solidarietà  ai migranti postato da Bergoglio è stato seguito da un’ondata di critiche.

(da agenzie)

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RECORD RIFUGIATI NEL MONDO, 68,5 MILIONI IN FUGA, L’85% SI TROVA IN PAESI POVERI

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

SOLO   DEGLI SPROVVEDUTI O DEI CRIMINALI POSSONO PENSARE DI RISOLVERE QUESTO DRAMMA CREANDO MURI O LASCIANO AFFOGARE I DISPERATI

Nel 2017 il numero di persone costrette a fuggire nel mondo a causa di guerre, violenze e persecuzioni ha raggiunto un nuovo record per il quinto anno consecutivo. Nel suo rapporto annuale Global Trends, pubblicato oggi, l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, riporta che a fine 2017 erano 68,5 milioni le persone costrette alla fuga.
L’Alto Commissario Filippo Grandi ha indicato nelle continue crisi in Sud Sudan e Congo, come anche nell’esodo della minoranza Rohingya dal Myanmar iniziata lo scorso anno, gli eventi che hanno determinato l’innalzamento delle cifre.
Sul totale, 16,2 milioni di persone sono i nuovi rifugiati dello scorso anno, per una media di 44mila al giorno. Ma c’è un dato che, secondo l’Unhcr, dovrebbe ridimensionare la percezione di una crisi umanitaria che colpisce il ricco e sviluppato Nord del pianeta: l’85% dei rifugiati si trovano in Paesi in via di sviluppo, spesso i più poveri.
“Siamo in un momento decisivo in cui l’adeguata risposta agli sfollamenti forzati nel mondo richiede un approccio nuovo e più completo per garantire che i paesi e le comunità  non siano più lasciati soli in queste situazioni”, ha sottolineato l’Alto Commissario Grandi.Secondo l’Unhcr, “i rifugiati che sono fuggiti dai loro Paesi per sfuggire ai conflitti e alle persecuzioni rappresentano 25,4 milioni dei 68,5 milioni di persone sradicate, un aumento di 2,9 milioni dal 2016 e anche il il più grande aumento mai registrato dall’agenzia Onu per un singolo anno”.
Allo stesso tempo, il numero di richiedenti asilo in attesa dello status di rifugiato alla fine del 2017 è aumentato da circa 300.000 a 3.1 milioni.
Ci sono 40 milioni di sfollati interni, una cifra che è diminuita leggermente. La Siria rimane il paese con il maggior numero di sfollati interni, seguita dalla Colombia, dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Afghanistan

(da agenzie)

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LA RABBIA DI CONTE CONTRO SALVINI: “ADESSO BASTA, QUESTO E’ TROPPO”

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

LA STRATEGIA PERDENTE DI DI MAIO CHE HA PORTATO IL M5S A ESSERE LA RUOTA DI SCORTA DEI RAZZISTI

Giuseppe Conte è arrivato a Berlino con un’idea ben precisa, sostenuta da Luigi Di Maio: ricalibrare l’agenda di governo sui temi cari al M5S per rispondere all’assedio leghista sull’immigrazione, al martellamento ormai quotidiano di Matteo Salvini.
Questa era l’intenzione.
Peccato però che mentre sta ripassando i dossier internazionali in preparazione del vertice bilaterale con Angela Merkel, il leghista se ne esca con un’altra delle sue proposte bellicose.
Di fronte alla schedatura dei rom però Conte è disorientato a dir poco. E questa volta non può e non vuole far finta a nulla. «Questa è veramente troppo, supera ogni limite», si sfoga.
Poi, poco prima di salire sull’aereo che lo avrebbe portato nella capitale tedesca, d’accordo con Luigi Di Maio, fa arrivare a Salvini questo messaggio: «Così non reggiamo, devi rettificare».
Appena atterrato, mentre la macchina di rappresentanza lo porta nel cortile della cancelleria federale, Conte tira un sospiro di sollievo.
Gli leggono le agenzie in cui Salvini ha appena corretto il tiro. «Meno male…» si lascia andare. Il segno però resta. L’ennesimo che fa sospettare Conte che ci possa essere «una strategia per destabilizzare il governo».
Le coincidenze ora sono tante e pesano. Non c’è viaggio internazionale di Conte (tre in dieci giorni) che non sia accompagnato da dichiarazioni choc del leghista.
Salvini gli ruba la scena, radicalizza i piani del governo, provoca un immediato stress test con gli alleati grillini
In mano il premier ha il sondaggio della Swg che ha buttato nello sconforto Di Maio, il primo in cui la Lega è sopra al M5S, 29,2% contro 29%.
In una settimana i grillini perdono due punti e mezzo. Sono i giorni del ferro e del fuoco di Salvini, cominciati contro l’Aquarius e conclusi con la paventata schedatura dei rom.
All’ombra di Salvini, ora Di Maio si sente meno al sicuro, terrorizzato dal pensiero che l’alleato possa tornare al voto entro fine anno per capitalizzare il consenso crescente.
L’affondo sui rom è l’occasione per smarcarsi.
Lo fa con un’intervista all’Huffington Post: «Mi fa piacere che abbia smentito ogni ipotesi di schedatura e censimento… Non è costituzionale».
Salvini si muove come un re in un regno che sta strappando pezzo dopo pezzo al M5S e a un premier dai modi miti, che deve subire le improvvisazioni mediatiche dell’alleato.
E così che di ritorno da Parigi, nel week end era già  maturata la missione di ribaltare le priorità , e buttare al centro del dibattito in Europa la proposta di un reddito di cittadinanza europeo, attraverso l’utilizzo di fondi ad hoc da tirar fuori dalla prossima programmazione europea.
Ieri il premier italiano ha portato con sè in Germania il rapporto della Coldiretti secondo il quale sarebbero 2,7 milioni gli italiani costretti a chiedere aiuto per mangiare.
«La priorità  deve essere la lotta alla povertà , ed è una sfida da affrontare a livello comunitario» spiega Conte. Venerdì, Di Maio aveva riunito i viceministri e i sottosegretari grillini proprio per chiedere uno sforzo in più, di fare in fretta per segnare un punto e non lasciare tutto il campo d’azione a Salvini.
«Ci sta oscurando» è stata la sua lamentela. Una preoccupazione condivisa con Conte: «Parliamo troppo di immigrati e poco di lavoro e delle nostre battaglie».
I timori si esplicitano ieri. Di Maio dice di non avere «complessi» nei confronti di Salvini. E che la concorrenza interna si è giocata a favore del leghista su un vantaggio oggettivo che ora cerca di ridimensionare: «Bene occuparsi di immigrazione ma prima occupiamoci dei tanti italiani che non possono mangiare».
Ecco allora rispuntare il reddito di cittadinanza, cercando di trasferire la sfida alle regole Ue sul tavolo economico.
Confortato dal sostegno di Emmanuel Macron che lavora a un piano di unione bancaria e rafforzamento del bilancio comunitario, Conte parla di «condivisione dei rischi». Parole che Merkel accoglie con prudenza e tattica benevolenza. Meglio non alienarsi l’alleato italiano.

(da “La Stampa”)

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POLVERINI: “LA XENOFOBIA DI SALVINI NON PUO’ ESSERE PIU’ TOLLERATA”

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

QUALCUNO SI SVEGLIA IN FORZA ITALIA: “VOGLIAMO UN PAESE CHE TUTELI I PIU’ DEBOLI, NON CHE LI EMARGINI”… “CON I NOSTRI VOTI NON SI POSSONO LANCIARE CAMPAGNE DI ODIO”

La deputata di Forza Italia Renata Polverini ha scritto una nota davvero inaspettata contro il governo Salvini: “Non penso che Forza Italia possa assistere ancora a lungo senza trarre le necessarie conseguenze alla deriva populista e xenofoba che sta caratterizzando l’avvio del Governo pentaleghista di Conte. I valori della democrazia e della convivenza pacifica tra i popoli e le etnie sono ben radicati e presenti nel nostro partito e negli insegnamenti di Silvio Berlusconi e soprattutto fanno parte integrante dei principi che ispirano il PPE e quell’Unione Europea nella quale, pur con spirito critico quando necessario, vogliamo restare”.
“Il nostro elettorato” continua la Polverini, “ci chiede sicurezza e non sopraffazione; ci chiede un Paese che tuteli i più deboli e non li spinga ai margini della società ; ci chiede il rispetto della nostra religione senza umiliare quella degli altri: il crescendo di dichiarazioni, di diktat, di minacce che abbiamo dovuto ascoltare in queste settimane da parte di importanti esponenti della maggioranza non appartiene alla storia di un partito liberale come Forza Italia e, per quanto mi riguarda, non può o più essere tollerato. Con i nostri voti non si possono lanciare campagne di odio, non si può discriminare nessuno per motivi religiosi, di orientamento sessuale, di etnia”, conclude.

(da Globalist)

argomento: Forza Italia | Commenta »

“BASTA COL RAZZISMO DI SALVINI”: CRESCE LA FRONDA M5S CONTRO DI MAIO

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

FICO, MORRA, CABRAS E ALTRI: “UN GOVERNO RAZZISTA NON CI RAPPRESENTA”… “SALVINI DI OCCUPI DI MAFIA E CAMORRA SE VUOL FARE IL MINISTRO DEGLI INTERNI”

Era ora: lo dovevano a sè stessi prima che ai loro elettori, che votando i cinque stelle, speriamo, non si aspettavano di trovarsi governati da un manipolo di razzisti violenti. La gestione della questione migranti lascia perplesso il presidente della Camera Roberto Fico, che oggi torna a ribadire che il leader ungherese ed estremista di destra Orban, se continuerà  con la sua politica di non accoglienza, dovrà  pagare le multe europee.
Fico non è stato l’unico distinguo dalla deriva leghista: dopo la notizia che Salvini ha intenzione di censire i Rom, Nicola Morra, senatore 5 stelle, ha twittato l’articolo 3 della Costituzione.
A seguire anche il sardo Cobras, deputato del M5s, ha espresso il suo dissenso, con una nota rivolta proprio al Ministro dell’Interno: “Caro ministro Salvini, le tue parole sui rom sono inaccettabili e da condannare senza mezzi termini. Hai giurato sulla Costituzione e ad essa ti devi sempre attenere, evitando posizioni che hanno il sapore di una discriminazione etnica e razziale”.
“Nelle ultime settimane” continua la nota di Cobras, “non ho avuto difficoltà  a difendere l’operato del ministro dell’Interno ma le sue dichiarazioni sui rom riguardano un tema che non e’ priorità  di questo governo. Sarebbe stato più in linea con l’accordo sottoscritto e con la natura del suo incarico che il ministro Salvini avesse già  iniziato ad occuparsi di mafia, di camorra e della criminalità  organizzata infiltrata nelle grandi città  del nord”.
Sono queste per il parlamentare pentastellato le criticità  che Salvini dovrebbe affrontare da subito “con tutta la determinazione possibile per dare forza al governo del cambiamento. Le sue dichiarazioni sui rom, oltre che inaccettabili, rappresentano invece anche una forzatura del contratto di governo- conclude Cabras- e mettono in seria difficoltà  il nostro Paese nei tavoli europei, in un momento molto delicato per l’Italia”

(da Globalist)

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PROVE TECNICHE DI REGIME: BLOCCATO UNO STRISCIONE CONTRO SALVINI

Giugno 19th, 2018 Riccardo Fucile

A SIRACUSA AL GAY PRIDE LA DIGOS INVITA AL TOGLIERE UN INNOCUO STRISCIONE “PER SEMPRE IN LOTTA CONTRO SALVINI, L’OMOFOBIA E TUTTI I CONFINI” PERCHE’ RITENUTO “PROVOCATORIO”

No allo striscione contro Matteo Salvini ed è polemica sul corteo del Siracusa pride che, con oltre 1.500 persone, ha invaso sabato pomeriggio il centro storico di Ortigia. Si legge su Repubblica Palermo: la quarta edizione della manifestazione è stata salutata dall’entusiasmo di partecipanti e curiosi capeggiati da Leo Gullotta, testimonial dell’iniziativa 2018, tra musica e messaggi sulla libertà  d’amore e d’espressione. Tra gli striscioni, però, ne ha fatto capolino uno retto da due ragazze su cui campeggiavano le parole “Per sempre in lotta contro Salvini, l’omofobia e tutti i confini”.
“Lo striscione è stato notato dagli uomini della Digos che ne hanno chiesto la rimozione perchè eccessivamente provocatorio — dice Armando Caravini, organizzatore del Siracusa Pride e presidente arcigay Siracusa — e, poco prima della conclusione del corteo, è stato tolto per evitare polemiche”
Una richiesta di chiarimenti è arrivata attraverso una interrogazione parlamentare a firma di Monica Cirinnà .

(da Globalist)

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