Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
LETTERA AL NOSTRO MINISTRO DEGLI ESTERI: “RITIRATE LE CIRCOLARI DI SALVINI CONTRO LA MARE IONIO E BLOCCATE LE ASSURDE MULTE ALLE ONG”… ORMAI SALVINI E’ UN CADAVERE CHE CAMMINA
Con una lettera di undici pagine, l’Onu chiede all’Italia di ritirare le direttive del Viminale
sul salvataggio in mare e di interrompere immediatamente l’iter di approvazione del decreto sicurezza bis, che Matteo Salvini potrebbe portare già nel Consiglio dei ministri di lunedì.
Insomma, di arginare la politica anti-immigrazione del ministro dell’Interno italiano.
E le motivazioni sono tanto chiare quanto allarmanti: “Mette a rischio i diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo”; “fomenta il clima di ostilità e xenofobia”, “viola le convenzioni internazionali”.
“SALVINI FOMENTA LA XENOFOBIA”
L’atto di accusa è contenuto in un testo che Beatriz Balbin, capo delle Special procedures dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani, ha inviato il 15 maggio all’ambasciatore italiano all’Onu Gian Lorenzo Cornado, perchè lo trasmetta al ministro italiano degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.
E segue due richiami arrivati a Roma nel 2018 ma del tutto snobbati dal governo italiano.
L’oggetto di quest’ultimo richiamo sono le due direttive che Salvini ha emesso tra marzo e aprile, sostanzialmente per ostacolare le attività delle ong e della Mare Jonio, la nave della piattaforma Mediterranea impegnata nel salvataggio in zona Search and Rescue libica.
“La direttiva di marzo – si legge nella lettera di Balbin – è una seria minaccia ai diritti dei migranti, inclusi i richiedenti asilo e le persone vittime di tortura, sequestri, detenzioni illegali. Ci sono ragionevoli elementi per ritenere che sia stata emanata per colpire direttamente la Mare Jonio, vietandole l’accesso alle acque e ai porti italiani. Nella direttiva del 15 aprile la si accusa esplicitamente di favorire l’immigrazione clandestina. Siamo profondamente preoccupati per queste direttive, che non sono basate su alcuna sentenza della competente autorità giuridica”.
Non solo. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite osserva anche che tali direttive non sono altro che “l’ennesimo tentativo di criminalizzare le operazioni Search and rescue delle organizzazioni civili”, e che finiscono per “intensificare il clima di ostilità e xenofobia nei confronti dei migranti”.
VIOLATO IL PRINCIPIO DI NON-REFOULEMENT
Oltre a richiamare il governo italiano al dovere della tutela delle vite umane in mare, l’Onu osserva come le direttive Salvini e l’esplicito trasferimento alla guardia costiera libica delle responsabilità del salvataggio in realtà possano provocare la violazione del non-refoulement, il principio – stabilito dalla Convenzione di Ginevra – secondo cui a un rifugiato non può essere impedito l’ingresso sul territorio nè può esso essere deportato, espulso o trasferito verso territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate.
“E’ stato ampiamente documentato in diversi report dell’Onu che i migranti in Libia sono soggetti ad abusi, torture, omicidi e stupri – scrive l’Alto Commissariato – quindi la Libia non può essere considerata un ‘place of safety’ (porto sicuro, ndr) per lo sbarco”.
“BLOCCATE IL DECRETO SICUREZZA BIS”
Infine, dopo aver espresso apprezzamento sia per il lavoro della Marina militare italiana sia per l’impegno umanitario delle ong, il documento si conclude con una duplice richiesta al governo italiano.
La prima: “Ritirate la direttiva del Viminale del 15 aprile, che colpisce specificatamente la Mare Jonio”.
La seconda: “Fermate immediatamente il processo di approvazione del Decreto sicurezza bis”. Quello, per capirsi, che vorrebbe introdurre maxi multe per le ong che salvano i migranti.
(da agenzie)
argomento: Razzismo | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
ORA VEDIAMO SE SALVINI FA SPARARE ALLA NAVE E CHI SI ASSUME IL RISCHIO DI FINIRE ALL’ERGASTOLO SE CI SCAPPA IL MORTO… E’ ORA DI FINIRLA CON POLITICHE DELINQUENZIALI CHE NON RISPETTANO LE LEGGI INTERNAZONALI E IL CODICE DELLA NAVIGAZIONE
La Sea Watch con a bordo 47 migranti al largo di Lampedusa ha oltrepassato il limite delle acque territoriali italiani infrangendo il divieto di Salvini ed entrare in acque italiane.
La comunicazione era giunta poche ore prima via radio dal comandante alle autorità portuali dal comandante della Sea Watch3. La diffida a superare questo limite gli era stata formalmente notificata ieri dalla Guardia di finanza.
“Il comandante della Sea Watch – aveva dichiarato in tarda mattinata Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch – è stato in costante contatto con la guardia costiera e ha annunciato la volonta di entrare in acque territoriali italiani e dirigersi verso il porto di Lampedusa, ha anche chiesto la revoca del diniego di ingresso impostogli ieri mattina e questo per via delle reagione umanitarie a bordo che, stando alle valutazioni, supererebbero le valutazioni addotte nel diniego”.
A stretto giro è arrivata la risposta del ministro dell’Interno Salvini: “Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali.
Poi la nave ha oltrepassato il limite delle acque territoriali italiane.
“Abbiamo deciso di entrare nelle acque territoriali e fatto rotta verso Lampedusa in considerazione dell’aggravamento delle condizioni a bordo, dove alcuni migranti hanno manifestato anche l’intenzione di suicidarsi”, ha spiegato la portavoce di Sea Watch. “Prima di procedere siamo stati in contatto con la Guardia costiera informandoli della condizioni umanitaria e delle nostre intenzioni – prosegue – e abbiamo contestualmente inviato una richiesta di revoca del diniego di entrare nelle acque territoriali. Nessuna intenzione di violare le regole che abbiamo rispettato, ma le condizioni sono mutate e la nostra scelta è diventata obbligata: a giudizio anche del comandante la situazione venutasi a creare supera le motivazioni del diniego”.
Ieri dalla nave dell’Ong tedesca erano state sbarcate 18 persone, i bimbi con le loro famiglie e una donna ustionata, sbarco autorizzato dalll’Italia. “Diciotto persone sono a terra, siamo felici per loro”, ha twittato l’Ong, “a bordo restano 47 persone senza un porto sicuro. Persone, tra cui una donna incinta e un uomo disabile, i cui diritti sono negati”.
Intanto a bordo della nave la tensione aumenta. Alcuni migranti avrebbero minacciato di suicidarsi se non verrà consentito loro di sbarcare in un porto sicuro.
Ne parla uno dei membri del team medico a bordo dell’imbarcazione della Ong tedesca da più di 36 ore bloccata al largo di Lampedusa: “Siamo molto preoccupati perchè alcune delle persone a bordo della nave parlano di suicidio”, scrive la Ong su Twitter postando il video di Karol, uno dei medici sulla nave.
Lo sbarco di 18 dei 65 migranti salvati, dice la donna, ha prodotto nei 47 rimasti a bordo “una condizione psicologica negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili”.
“Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi – spiega il sanitario – pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento”
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
PROPRIETARIO DI SUPERMERCATI, HA PAGATO LA MAZZETTA PER OTTENERE UNA VARIANTE URBANISTICA
L’interrogatorio di giovedì scorso dell’imprenditore Piero Enrico Tonetti, finito ai
domiciliari nell’inchiesta della procura di Milano su tangenti e nomine pilotate in Lombardia, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Paolo Orrigoni, amministratore delegato della catena di supermercati Tigros ma anche candidato leghista – sconfitto – di tutto il centrodestra alle Comunali di Varese del 2016, quando si andò a votare per designare proprio l’erede dell’attuale governatore lombardo, Attilio Fontana, indagato per abuso d’ufficio.
Orrigoni deve invece rispondere di corruzione, dopo le dichiarazioni in interrogatorio di Tonetti.
Accusato dai pm Luigi Furno, Silvia Bonardi e Adriano Scudieri di aver pagato 50mila euro di tangente – mascherata con un progetto affidato a uno studio di ingegneria – al coordinatore di Forza Italia a Gallarate e consigliere della partecipata Accam, Alberto Bilardo, già in carcere.
Secondo la procura i 50mila euro sarebbero il prezzo pagato per ottenere una variante urbanistica al piano regolatore di Gallarate. La modifica interessava un’area di proprietà di un società di Tonetti, che però era già stata ceduta con un preliminare a Orrigoni, interessato a costruirvi un supermercato. La tangente sarebbe stata pagata da Tonetti, ma come anticipo di quanto avrebbe ricevuto da Orrigoni, d’intesa con quest’ultimo, beneficiario finale della modifica al piano urbanistico di Gallarate.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
QUELLI CHE SUI DIRITTI CIVILI PARLANO IN MANIERA OPPOSTA DI PILLON, MA HANNO PAURA DI ESPORSI
Alberto Ribolla, 34 anni di Bergamo, deputato leghista, rilascia oggi un’intervista al Messaggero in cui parla di diritti civili in maniera che potremmo tranquillamente definire opposta rispetto al collega Pillon.
Ribolla dice che la battaglia contro l’omofobia non appartiene soltanto al M5S (che ha cacciato il candidato sindaco grillino per dichiarazioni omofobe di recente) e che anche la Lega dice no alle discriminazioni, anche se loro non sono d’accordo sulle adozioni (il che, in punta di logica, è una discriminazione).
Poi continua:
I parlamentari gay nella Lega sono una decina.
«Sì, l’importante è fare bene il proprio lavoro».
C’è paura nel Carroccio a far coming out?
«Ma no, ciascuno vive la propria sensibilità come meglio crede. Anche tra i nostri elettori ci sono molti gay».
Dunque nessun timore a dichiararsi?
«No, in passato c’erano anche associazioni all’interno della Lega, è una questione personale e non politica».
Certo
«Ci sono tante voci che girano sulle persone. Io? Ognuno nel privato fa quello che vuole. C’è a chi piace l’ amatriciana e a chi piace la cacio e pepe».
Prego?
«Sì, sono gusti personali»
E il congresso della famiglia di Verona?
«Ormai è una cosa passata. Sui contenuti ognuno ha la propria idea».
Altro che Lega, lei è democristiano.
«Vale la linea di Salvini».
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“LEGATI DA UN CONTRATTO MA NON SIAMO COMPLICI”
“Suggerisco a Salvini di essere meno arrogante e chiedere una mano al presidente Conte,
dato che vanta una maggiore credibilità a livello internazionale rispetto a lui”.
Alessandro Di Battista, intervistato dal Corriere della Sera, dà una stoccata al leader della Lega: “E’ una questione politica, non personale. Sono un semplice cittadino, lo stipendio a Salvini lo pago anche io. Vorrei che lavorasse di più: meno marketing e più sicurezza sui territori”.
Di Battista auspica che il governo duri ancora quattro anni.
“Non vedo litigi, ma un Movimento intransigente davanti agli scandali di corruzione che hanno toccato tutti i partiti. Salvini pensava che il Movimento, in quanto alleato, tacesse davanti alla corruzione? Siamo legati da un contratto, non siamo complici”.
“Questo è un governo – prosegue – che grazie soprattutto al M5S ha messo al centro lo Stato sociale. Puntare sui diritti economico-sociali è l’unico modo per arginare il razzismo”.
Per l’esponente del M5S la fase delicata per l’esecutivo sarà in estate, quando “si voterà il taglio definitivo di 345 parlamentari. Lì si dovrà scegliere tra prima gli italiani o prima i parlamentari”.
Su un eventuale rimpasto, “credo che se qualcuno dovesse proporlo, lo farà con l’idea di mandare tutto all’aria”.
Di Battista sottolinea la necessità di una legge sul conflitto di interessi. Sulla flat tax, “credo che, se fatta bene, aumenti il gettito, quindi si vada avanti con forza”.
Nell’intervista Di Battista spiega di non voler correre per la poltrona di sindaco di Roma dopo Virginia Raggi: “mi interessa di più la politica internazionale”.
Alla manifestazione conclusiva del M5S per le Europee, dice, “non sarò sul palco. Lì ci vanno i candidati, io starò sotto a sostenerli”.
(da agenzie)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
SOVRANISTI AL SERVIZIO DELL’IMPERIALISMO RUSSO IN CAMBIO DI TANGENTI… NEL VIDEO LE PROVE DI FINANZIAMENTI ILLECITI AI SOVRANISTI
Non importa che tu corra e ti sbrighi o ti sieda e aspetti: prima o poi passerà davanti a te un presunto sovranista che però si offre agli stati esteri.
In questo caso è cadere in quella che era una vera e propria trappola è Heinz-Christian Strache del Fpoe, partito di estrema destra, che è stato sorpreso a offrire contratti governativi in cambio di sostegno politico.
Lo scandalo è stato reso pubblico in tarda serata sotto forma di un video pubblicato dalla rivista Der Spiegel e dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung che mostra che Strache sembra offrire contratti a una donna che si presenta come un ricco potenziale donatore dalla Russia.
Dopo la pubblicazione dei video il cancelliere austriaco Sebastian Kurtz ha annunciato che non proseguirà alcuna collaborazione con Strache, vicecancelliere. Ora sulla strada del governo ci sono due ipotesi: l’addio di Strache oppure il ricorso alle elezioni, opzione favorita da Kurz il cui partito è in forte crescita nei sondaggi. Per ora Strache si è dimesso.
L’esponente della destra austriaca è apparso commosso davanti ai cronisti, cui ha annunciato di lasciare, oltre che il governo, anche la guida del suo partito, Il FPOE.
Ha chiesto scusa, aggiungendo: “è stato un errore”. In ogni caso, ha aggiunto Strache, il suo partito intende proseguire l’esperienza di governo con la Oevp del cancelliere Kurz, attuandone il programma: ha indicato come suo successore quale vicecancelliere il suo numero due nel partito e ministro delle Infrastrutture, Norbert Hofer, lo sfidante alle presidenziali del presidente in carica Alexander Van der Bellen.
La bufera nella maggioranza di governo austriaca è stata scatenata da immagini riprese con una telecamera nascosta da parte di Der Spiegel e Sueddeutsche Zeitung. Danno conto di un incontro a Ibiza con una sedicente nipote di un oligarca russo, Aljona Makarowa, che si offriva di investire circa 250 milioni di euro per acquisire quote della stampa austriaca, in particolare del quotidiano “Kronen Zeitung”, con soldi in nero di provenienza ignota. “Se lei acquisisce la Kronen Zeitung tre settimane prima delle elezioni e ci mette al primo posto, possiamo parlare di tutto“, dice Strache nel video. La donna era in realtà un’adescatrice e l’incontro a Ibiza una trappola.
Nel video che documenta 7 ore di incontro il vice-cancelliere austriaco e il suo braccio destro Johann Gudens si lasciano andare ad elogi del sistema di Viktor Orban di controllare la stampa.
Tra le opzioni di investimento proposte alla russa si parla anche di finanziare il partito l’Fpoe — il partito del vice-cancelliere — con forme di finanziamento “discutibili”, cioè passando attraverso circoli ed associazioni in modo da aggirare la Corte dei conti e le leggi austriache in tema di finanziamento ai partiti.
Strache e Gudens avevano confermano l’incontro a Der Spiegel e Sz, ricordando “un’atmosfera di festa e di bevute”.
Le immagini si riferiscono ad un incontro segreto avvenuto sull’isola spagnola di Ibiza. Non è chiaro chi abbia organizzato l’apparente trappola e chi abbia registrato di nascosto le sei ore dell’incontro. Dal video appare che Strache spieghi alla donna come sia possibile fare donazioni al suo partito tramite alcune organizzazioni non profit.
Inoltre si sente Strache suggerire che la compagnia russa potrebbe prendersi tutti i contratti sinora concessi alla Strabag, la maggior compagnia austriaca di costruzioni. Il futuro vice cancelliere suggerisce anche alla donna l’acquisto del maggior quotidiano austriaco, il Kroner Zeitung, perchè sostenga il Fpoe in campagna elettorale. In questa operazione, afferma Strache, bisognerà sostituire qualche giornalista: “ne porteremo cinque nuovi, questo è l’accordo”, dichiara.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA PROVA SU CHI FINANZIA L’INTERNAZIONALE RAZZISTA
La coalizione di destra che governa l’Austria è in fibrillazione dopo la pubblicazione di un
video che mostra i legami del vicecancelliere e leader dell’ultradestra Heinz-Christian Strache (Fpoe) con Mosca per motivi di affari e tangenti.
Strache si è incontrato questa mattina con il cancelliere e leader del partito conservatore Partito Popolare (OVP), Sebastian Kurz, e ha poi annunciato le sue dimissioni per “tutelare” se stesso e il suo partito.
Alcuni osservatori prevedevano la rottura della coalizione che governa l’Austria dal 2017, con il ricorso a elezioni anticipate. Ma il vice-cancelliere è già stato sostituito nel suo incarico dal ministro dei Trasporti Norbert Hofer, e questo permetterebbe al governo di andare avanti.
Dopo aver convocato ieri una riunione di emergenza della sua squadra che si è protratta fino a tarda notte, secondo l’agenzia APA Kurz si presenterà alla stampa nel primo pomeriggio.
Il caso è esploso dopo la pubblicazione sulla Sueddeutsche Zeitung e sullo Spiegel di un video in cui Strache si dice disponibile ad accettare soldi russi in cambio di favori, anche illegali, alla presunta nipote di un oligarca russo vicino a Vladimir Putin.
Video in cui Strache sostiene apertamente di voler favorire aziende russe negli appalti e di voler censurare i media austriaci prendendo spunto dalla repressione di Viktor Orban.
Un video, insomma, che sembra confermare i peggiori sospetti sui legami tra l’ultradestra europea e Mosca. Le immagini sono state girate di nascosto in una villa a Ibiza durante la campagna elettorale del 2017.
Tra l’altro nel video incriminato il vice cancelliere Heinz Christian Strache dice anche di voler boicottare l’imprenditore austriaco e bolzanino d’adozione Hans Peter Haselsteiner. Alla presunta oligarca russa con cui parla nel video registrato a Ibiza, Strache consiglia “di fondare una società come la Strabag”, ovvero l’azienda di Haselsteiner, gigante dell’asfalto a livello europeo.
“Quando sarò al governo – aggiunge Strache – non voglio più avere a che fare con Haselsteiner e voi avrete i suoi appalti”. L’imprenditore, che da tempo vive con la famiglia a Bolzano, più volte si è espresso contro il partito di Strache, sostenendo anche con donazioni candidature in contrasto alla destra austriaca.
(da agenzie)
argomento: Europa | Commenta »
Maggio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“PRIMA SI INDIVIDUA IL CANDIDATO CUI ASSEGNARE IL POSTO POI SI FA IL CONCORSO”
Modifiche di bandi già pubblicati, incarichi conferiti in assenza o quasi di competenze. Sono tre gli episodi di turbativa d’asta che la procura di Busto Arsizio contesta agli amministratori di Legnano arrestati dalla Finanza oltre l’episodio di corruzione elettorale scoperto a inchiesta già iniziata.
Leggendo l’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio, Piera Bossi, le parole e le azioni degli indagati sembrano riportare un vero e proprio manuale della turbativa d’asta.
Maurizio Cozzi, il vicesindaco di Forza Italia e assessore al Bilancio finito in carcere, parla con il sindaco Gianbattista Fratus della prossima nomina del dg di Agma (il gruppo che controlla alcune società di servizi partecipate) dopo le dimissioni di Lorenzo Fommei.
Gli indagati sono felici perchè così potranno piazzare un loro candidato: “Una volta che si individua. si individua la persona, basta! Fa la gara, Finito!“.
Per Cozzi quindi, ragiona il giudice, “la logica è prima si individua il candidato, poi si fa il bando! Cioè a dire l’esatto contrario delle previsioni normative di una corretta procedura selettiva pubblica”.
L’intercettazione: “Mi hai messo un requisito della madonna”
Anche quando si deve nominare un consulente esterno la logica non cambia: una delle contestazioni riguarda la nomina di commercialista per Euro.pa Services.
Cozzi vuole piazzare un suo amico e chiede al dg della società di modificare alcune clausole contenute nel bando già pubblicato che avrebbero impedito la partecipazione del professionista a lui vicino. Che però rifiuta di presentare la sua candidatura per un incarico biennale da 8mila euro.
In una intercettazione (12 dicembre 2018) ci sono le pressioni del vicesindaco sul direttore generale perchè cambi il bando: “Eh, va che non può presentarmi la domanda!l!” dice. E l’altro: “Come non può?!?, “Perchè non ha i requis … eh.. mi hai messo un requisito della madonna! chi cazzo ha 10 anni di esperienza lavorativa presso amministrazioni pubbliche…”.
Quindi arriva la rassicurazione sulla domanda: “Fagliela presentare non ti preoccupare“. E quindi si procede con la rettifica.
Ma Cozzi ha un altro problema ovvero che il consulente dovrebbe redigere le dichiarazioni dei dipendenti, ma non ha uno studio all’altezza. Anche per questo requisito viene apportata una modifica. Ma il commercialista ormai si è tirato indietro e Cozzi sbotta: è “un cagasotto“.
Il bando modificato per il candidato incompatibile
Nel secondo episodio contestato il bando taroccato, secondo la procura di Busto, è quello relativo al dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune per cui il giudice scrive che la valutazione del candidato rappresenta “un mero simulacro in quanto mesi prima era stato già individuato” Enrico Barbarese, “in totale violazione” delle leggi con una “manipolazione della procedura selettiva”.
Con i termini di presentazione della domanda previsti in soli 14 giorni per impedire la presentazione di altre candidature. Il prescelto diventa dirigente con decreto del sindaco a tempo di record nonostante “privo di esperienza in materia di enti locali e gravato da precedenti di polizia (per traffico di rifiuti, ndr)”.
E quindi nominato “nonostante presentasse una situazione di incompatibilità che lo stesso aveva sollevato con gli indagati”, perchè presidente e ad di una società , la Safond Martini. In una intercettazione, Barbarese spiega a Fratus e Cozzi: “Il vostro regolamento mi impedisce di tenere l’altro incarico” (…) “è un caso di incompatibilità assoluta di stampo vetero comunista, questo l’hanno messo quelli del Pd”. (…).
Ma sollevato il problema offre anche la soluzione e dice: “Ma mica abbiamo problemi di andare in galera, non è questo il problema. È non dare spazio a robe strumentali, capito? (…) Una letterina e vi sistemo tutto secondo me“. “Il clichè Barbarese si ripete di lì a poco“, scrive il gip riferendosi alla designazione del nuovo direttore generale Amga.
Viene preparata la bozza del bando e c’è bisogno di verificare che ci siano tutte le caratteristiche che potessero andare bene per assegnarla alla persona già scelta, ci sono dei ritardi, modifiche da fare. Il 14 marzo scorso viene pubblicato il bando, la persona è stata individuata e quindi si può procedere come l’intercettazione spiegava: “Una volta che si individua. Si individua la persona, basta! Fa la gara, Finito!”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 17th, 2019 Riccardo Fucile
DALL’ELEMOSINIERE DEL PAPA ALL’INTERVISTA DEL PRESIDENTE ALL’OSSERVATORE ROMANO: ESEMPI E PAROLE DI CIVILTA’ IN UN PAESE ALLA DERIVA MORALE
Leggetela, questa intervista di Mattarella, con accanto qualche dichiarazione, scelta a caso,
in questa rumorosa campagna elettorale su sicurezza, migranti, difesa dei confini e degli egoismi nazionali, Europa come minaccia da cui proteggersi.
C’è, nelle parole che il capo dello Stato affida all’Osservatore romano, un’“altra” idea dell’Italia (e dell’Europa), profondamente diversa dalla narrazione di un paese rabbioso e incattivito.
E profondamente diversa dall’iconografia di una politica muscolare e cattivista, divisiva nei toni e negli atti, in cui l’altro più che una risorsa diventa una minaccia.
Sentite questo passaggio, in cui parla, degli “atteggiamenti di intolleranza, aggressività , di chiusura alle esigenze altrui”: “Sono fenomeni minoritari, sempre esistiti, ma sembrano attenuate le remore che prima ne frenavano la manifestazione. Appare così in tutta Europa e anche in altri continenti”.
In modo neanche tanto velato il riferimento è al filo nero che sembra legare l’Occidente, questo Sessantotto alla rovescia, dai muri di Trump ai porti chiusi di Salvini, ai bambini separati nelle mense di Lodi come accaduto qualche tempo fa: dalla società affluente, basata sulla dilatazione dei diritti, alla società della crisi, fondata sulla chiusura su di sè, in cui tutto ciò che è diverso fa paura.
Società in cui si sono create “periferie esistenziali, non solo esistenziali, ambiti di sofferenza e disagio, frutto di smarrimento”.
Paura, solitudine, disagio, rabbia, che minano il senso di una comunità , intesa come valori e destino comune.
È una narrazione, quella del capo dello Stato, che nei toni e nei principi è l’opposto del sovranismo e della sua gigantesca macchina della paura, alimentata a prescindere dai risultati.
Diciamo le cose come stanno: sarà anche stata fissata prima della campagna elettorale questa uscita, ma il timing della pubblicazione e la scelta dei “media” del Vaticano è un atto squisitamente politico.
Nessun Papa prima di Francesco, verso cui Mattarella manifesta una sintonia di fondo, aveva sentito rimbombare dentro di sè con tale crescente intensità , l’eco di un duello di civiltà , tra l’angelo dell’accoglienza e il demone dell’intolleranza, al punto da dedicare le meditazioni della via crucis ai migranti o a ricevere in Vaticano la famiglia rom di Casal Bruciato, vittima di una intolleranza artatamente aizzata, o difendere il meraviglioso gesto del suo Elemosiniere, figlio dell’insofferenza verso la cultura dell’odio che, in parecchi, anche nel governo italiano promuovono.
E nessun Papa che, come suo primo atto andò a Lampedusa rifiutando la presenza di politici accanto a sè, aveva “chiuso le porte”, a un ministro dell’Interno, ancora in attesa di essere ricevuto in udienza privata, lasciando chiaramente intendere che non è gradito chi persegue e alimenta la cultura della discriminazione.
C’è tutto il senso di una discesa in campo, ognuno nel suo ruolo ma in una battaglia valoriale comune, di due grandi autorità politiche e morali, Papa Francesco e Mattarella, alla vigilia di questa sorta di ’48 europeo, elezioni vissute come uno spartiacque storico.
E c’è tutto il senso di un idem sentire nell’europeismo non di maniera del capo dello Stato, che riconosce limiti nel processo di costruzione dell’Unione europea che “dà l’impressione di essersi fermato, come in ordinaria amministrazione, anche per il freno posto da parte di alcuni paesi”.
La risposta non è la rinuncia al disegno storico, ma una nuova riscoperta della tensione che lo ha animato: “Papa Francesco, con saggezza, indica il centro della questione. L’Europa deve recuperare lo spirito degli inizi. Deve curarsi di più della sorte delle persone. Deve garantire sempre maggior collaborazione, uguaglianza di condizioni, crescita economica, ma questo si realizza realmente soltanto con una crescita culturale civile, morale”.
Leggete ora le dichiarazioni di questi giorni, in una campagna elettorale che ha sdoganato i cattivi sentimenti, priva di un solo titolo contenente la parola “solidarietà ”, imprigionata nell’ossessione securitaria, priva di un confronto vero, di fondo, sull’orizzonte europeo che vada oltre la polemica su questo o quel numeretto di deficit. Non chiamatelo manifesto anti-sovranista questa sintonia valoriale tra il capo dello Stato e il capo della Chiesa e il reciproco riconoscimento nell’attenzione agli ultimi. Chiamatele, semplicemente, parole di civiltà .
(da “Huffingtonpost”)
argomento: radici e valori | Commenta »