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ARRIVATI ALTRI 53 MIGRANTI DALLA TURCHIA CON UN VELIERO

Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile

EPPURE IN TURCHIA NON C’E’ IL “POTERE ATTRATTIVO” DELLE ONG COME RACCONTA IL NOTO SEQUESTRATORE DI PERSONE

Un’altra barca a vela usata come natante per trasportare migranti nello Jonio.
La Guardia di finanza ha intercettato una imbarcazione a vela carica di migranti a largo delle coste calabresi
Poche ore dopo la conclusione di una analoga operazione a Roccella Jonica   sabato mattina un velivolo militare in missione di controllo avanzato sul mare Jonio, ha allertato il dispositivo di sorveglianza, segnalando un’altra imbarcazione a vela a una trentina di miglia marine dal mare territoriale italiano, in navigazione con rotta verso le coste nazionali.
Due unità  navali della Guardia di Finanza, una salpata da Vibo Valentia e una del Gruppo Aeronavale di Taranto, hanno preso immediatamente il mare. Dopo aver individuato il natante, un monoalbero di una quindicina di metri, costantemente monitorato dagli elicotteri della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, lo hanno, quindi, intercettato attorno alle 18:00, quando aveva varcato il limite delle acque territoriali nazionali.
I finanzieri hanno trovato a bordo, stipati sottocoperta, 53 migranti, (43 adulti 10 minori tutti di sesso maschile, di probabile origine pakistana) e all’esterno, al timone, due cittadini ucraini, sospetti scafisti.
I militari hanno preso in custodia gli ucraini e condotto sotto scorta la barca a vela al porto di Crotone dove sono giunti domenica mattinna. Dalle prime informazioni sarebbero partiti alcuni giorni fa dalla Turchia per raggiungere l’Italia fra sabato e domenica.

(da agenzie)

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IL CARDINAL BASSETTI: “I SOVRANISTI NON DIVIDERANNO I CATTOLICI SUL PAPA”

Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CEI: “LA SOLIDARIETA’ NON E’ UN’OPERA PIA, MA UNA PRIORITA’ CIVILE”… “NON BASTA DIRSI CATTOLICI PER DIVENTARE DE GASPERI”

Non solo un becero espediente a caccia di qualche voto, ma una manovra sovranista-bannoniana che viene dagli Stati Uniti e ha come obiettivo delegittimare Papa Francesco se non addirittura ipotizzare uno scisma tradizionalista.
“Cercare di staccare i fedeli dai vescovi e soprattutto dal Papa è una manovra sbagliata e controproducente” e “rifiuto l’idea che la Chiesa possa essere portata sul piano della battaglia partitica, quasi come pastori fossimo preoccupati di schierarci con gli uni o con gli altri.   La storia ci insegna che non è mai stata una buona scelta quella di rincorrere i potenti, magari confidando di ottenerne consensi e privilegi. La Chiesa italiana è una presenza a servizio di tutti”.
La denuncia del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei a proposito dell’uso dei simboli religiosi in campagna elettorale
La Chiesa non si è sottratta all’accoglienza dei migranti: “L’abbiamo fatto, tanto nel caso di Genova come in quello di Pozzallo, su richiesta del Viminale, in un’ottica di collaborazione sussidiaria, assicurata attraverso Caritas Italiana. Non sfugga, però, che in questo modo la Chiesa sta svolgendo un ruolo di supplenza: la solidarietà  non è un’opera pia, ma una necessità  democratica, una priorità  civile”, dice Bassetti.
Il presule ha anche parlato dei cattolici in politica: “Idee politiche nuove purtroppo mancano, perchè non basta dirsi cattolici per diventare De Gasperi” e, aggiunge, “una politica fondata sulla paura e sulle promesse facili è destinata a rovinare quel poco che ancora resta dell’unità  nazionale”.
Quanto alle sfide per il Paese, sottolinea: “Si tratta di distribuire la ricchezza in maniera diversa e insistere sul principio inderogabile della giustizia fiscale e sociale. Il debito pubblico non è una invenzione del demonio, ma è frutto di tante nostre miserie. Scambiare l’oggi per il domani e sperperare denaro che non c’è significherebbe uccidere la speranza dei nostri giovani”.

(da Globalist)

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PIAZZA MAGGIORE A BOLOGNA STRACOLMA PER ROBERTO SAVIANO: “NON POSSIAMO PIU’ CHIUDERE GLI OCCHI, E’ L’ORA DI SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE”

Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile

IERI SERA L’INTERVENTO DELLO SCRITTORE A REPIDEE

Piazza Maggiore ondeggia, è un mare di persone. Roberto Saviano è accolto da una folla alla quale vuole fare ascoltare immagini. Quando le parole sono troppe, quando a pronunciarle sono troppi, servono prove.
Le foto, guardarle, farle scorrere su un monitor. La 19, la 24, la 26, foto del suo libro In mare non esistono taxi. Sono volti, mani intrecciate, colori, pelle, viaggi. Le orecchie si possono chiudere con le mani, agli occhi basta un attimo. Non chiudete gli occhi, è il suo appello, non tappatevi le orecchie ma guardate le immagini, tenetevele di fronte a lungo, occhi negli occhi. “Ci vuole coraggio per osservare”. Abbiamo tutti paura, la paura si sconfigge solo insieme.
Saviano è un fiume di parole che prova a sfidare quel mare da cui arrivano esistenze, vite, non nemici. “Parlare di queste storie significa esporsi personalmente, pagare una penitenza, parlare di propaganda significa prendersi le conseguenze Testimoniare è questo, senza fare calcoli. Le foto sono lì, sono testimonianze”. La verità  non ha bisogno di troppe parole, ora non può permettersi neanche il tempo, “guardate in un attimo” chiede, implora.
Scivolare sul mare è difficile, farsi entrare dentro la fotografia di un bambino morto a pancia in giù con la faccia schiacciata nella sabbia è dolore.
“Spesso viene detto che parlare di migranti significa dare spazio a Salvini. Perchè ‘loro’ vogliono che se ne parli. Antimafioso, che poi sceglie come suoi uomini, persone che in Calabria hanno fatto affari con la ‘ndrangheta. Abbiamo ambiguità , parole”. Parole controvento.
Rumore social, tweet, botta e risposte, slogan, cinismo. Contro le parole le fotografie. “Perchè sono senza giudizio”, lo lasciano a chi le guarda, anche solo per un attimo prima di chiudere le palpebre.
“Dire la mafia fa schifo è un trucco” dice Saviano. Conosce quel terreno, va veloce, sfida il poco tempo di fronte a una piazza che non è impaziente. “Tutti i mafiosi e i boss oggi dicono che la mafia è una merda. Riina non l’avrebbe fatto, erano altri tempi, ma ora è diverso, ora i boss moderni dicono che mafia è un’invenzione dei giornalisti. E per smontare questo trucco devi avere strumenti, leggere tanto, serve tempo. E allora la balla della mafia dei migranti, che portano droga, ma non c’è un solo soffio d’erba dei migranti che non sia gestito dai camorristi italiani”.
E così oggi è propaganda, una parola difficile, che sa di altri anni, che dice, le Ong sono il male, sono taxi. “Qui siamo tutti meridionali”, continua veloce lo scrittore, “eppure ora ci siamo dimenticati quello che la Lega ha fatto, tutta le responsabilità  che ha avuto contro il Sud d’Italia. La lotta ai meridionali era una lotta loro ma è stato dimenticato. Sapete perchè i meridionali non hanno votato alle elezioni europee? Perchè un voto costa, vale denaro, ma alle Europee non vale niente. Perchè non portano sindaci, non portano niente”.
Il gioco delle tante carte, molto più di tre. “Ci stanno dicendo che muoiono meno migranti in mare, non è vero, quello che succede è che stanno eliminando i testimoni, le Ong sono testimoni. Le fotografie, testimonianze.
“Devono usare questo spazio, ogni spazio per diffondere informazioni. Succede questo. I migranti arrivano in Libia da ogni tipo di luogo. Pagano, partono, finchè la guardia costiera libica li prende, non li rimanda a casa, ma li sequestra e li porta nei centri di detenzione. Così, una volta lì, i migranti devono pagare. Il telefono è l’unica cosa che ti salva. E questo sarebbe il porto sicuro?”
Saviano è un’onda controcorrente, “tutto quello che succede, tutte le balle che raccontano sono solo bugie” dice conciso. Solo menzogne. “Ora le Ong sono criminalizzate, chi aiuta è percepito come complice, ma è propaganda. E non è più pensabile interloquire con un pezzo di mondo che continua a mentire. Ora si può mostrare, si deve incidere”. Non avere paura.
“Fa paura ora mettersi contro questo sistema. Perchè è forte, armato di dossier e coltellate social. C’è paura perchè ora c’è un uomo che sequestra striscioni innocui, che indossa la divisa della polizia, c’è un ministro che gioca con l’ambiguità . Lui fa tweet, esce dall’impasse di domande fatte in una trasmissione. Questa paura la possiamo vincere solo uniti, è difficile non avere paura. Ma possiamo fare squadra, forti, insieme all’interno di un percorso, e io credo nella possibilità  che abbiamo di mostrare, nella forza di raccontare”.
Senza avverbi, senza digressioni, nè giri di parole. “Matteo Salvini non è una brava persona, smettiamo di raccontarcela, siamo di fronte a qualcuno che sta trasformando il nostro Paese”. Potrebbe chiudere, la sua ora è finita, la piazza continua a ondeggiare, delle parole resterà  l’eco, di un’immagine forse uno sguardo. “Voglio chiudere con la foto 26, quella di una bambina siriana”. E’ sdraiata, le gambe accavallate, lo sguardo perso, è una bambina che “si è salvata tenendosi attaccata a un cadavere. Per vivere si è tenuta a un morto che galleggiava nel mare dove non si scivola.
“Io sono convinto che molte persone che stanno seguendo questa propaganda rifuggono il ragionamento e stanno lì, a cercare di sopravvivere, risolvendo un dolore attaccandosi al corpo morto di una finzione”.
Qualcosa si può ancora fare, bisogna riuscire a ridare significato alle parole. “Grossman dice che in nome della giustizia vengono fatte stragi. Per ora questo senso di giustizia che si diffonde sta portando solo sofferenza e dolore. Io non mi fido più della loro giustiza, mi fido della bontà , perchè non ha necessità  di capire niente”.
Siamo stati capaci di permettere a qualcuno di degradare la bontà . “Oggi il cinico è autentico e il contrario paraculo. Don Peppe Diana diceva una cosa bellissima: a me non importa sapere chi è Dio ma da che parte sta. L’unica cosa che ci resta è sapere da che parte stare”.

(da “La Repubblica”)

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BARBARA BONANSEA, L’AZZURRA CHE HA FATTO VOLARE L’ITALIA ALL’ESORDIO MONDIALE

Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile

“INSIEME ALLE MIE COMPAGNE VOGLIAMO VINCERE QUALCOSA PER IL NOSTRO PAESE, QUANDO ENTRI I CAMPO CON LA MAGLIA AZZURRA IL PESO SI TRASFORMA IN UNA FORZA INCREDIBILE”

Classe 1991. Dalla provincia torinese alla Francia.
È una favola bella quella di Barbara Bonansea, scricciolo dell’Italia Mondiale, la giocatrice che ha fatto volare la squadra delle azzurre consentendole di vincere contro l’Australia all’esordio della competizione più importante. Che non sia stato facile arrivare a vestire quella maglia, lo immaginiamo. E lo racconta lei stessa.
“Ho incominciato a giocare a calcio nel cortile di casa mia con mio papà  e mio fratello, ero veramente piccola. Il primo anno solo allenamenti, poi ho iniziato a giocare nella squadra del mio paesello”, come racconta nel video di presentazione della Figc.
“La mia famiglia mi ha sempre aiutato, mio papà  mi ha spinta e supportata. Le prime volte non volevo entrare in campo perchè ero l’unica ragazzina, mi vergognavo e piangevo. Mio papà  mi spronava a entrare. Mio fratello mi ha passato la passione e mia mamma quando mi dovevo cambiare era sempre accanto a me e mi aiutava. È stata la mia prima compagna donna”.
I suoi genitori l’hanno raggiunta a Valenciennes, dove si sta disputando la competizione. “Sì, in camper. Mio padre lo ha comprato apposta, ha paura di volare e siccome non poteva non esserci, ha studiato un modo divertente per arrivarci. Lui è in pensione, mia madre lavora in fabbrica e ha preso le ferie. Sono stati sempre fondamentali, in tutta la mia carriera”, dice in un’intervista a La Stampa.
Gioca nella Juve Barbara, squadra per la quale ha rinunciato al Lione: “C’era la Juve, la squadra per cui tifo e si è presentata con un progetto stupendo che ci sta dando soddisfazioni pazzesche e mai mi sarei tolta la possibilità  di salire di livello a Torino, a casa, in un club che ammiro”.
Cosa rappresenta il Mondiale per la Bonansea? “La maglia azzurra per me è qualcosa di grande, senti di avere addosso un peso che quando entri in campo si trasforma in forza: ogni anno è un obiettivo da raggiungere. Insieme alle mie compagne vogliamo vincere qualcosa per il nostro Paese”.

(da agenzie)

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IN EUROPA CORDONE SANITARIO CONTRO I SOVRANISTI

Giugno 8th, 2019 Riccardo Fucile

BARRICATE CONTRO GLI XENOFOBI PER IMPEDIRE L’ACCESSO ALLE CARICHE APICALI

No pasaran. I sovranisti non devono passare.
Il tentativo è tuttora in corso, chissà  se regge ma nel 2014 una roba simile fu tentata ed ebbe successo. Allora lo chiamavano il ‘lodo Schulz’: meticolosa costruzione per impedire l’accesso alle cariche apicali dell’Europarlamento (presidenze di commissione, vicepresidenze d’aula) agli eurodeputati che non rispettassero lo spirito dei trattati.
E così a inizio legislatura il M5s, allora movimento ‘no euro’, restò fuori (la vicepresidenza a Fabio Massimo Castaldo è stata decisa solo dopo, al cambio di presidenza al Parlamento Ue a metà  legislatura).
Oggi l’obiettivo è più ambizioso, gli euroscettici sono aumentati, ma comunque l’intenzione è di tenere fuori i leghisti di Matteo Salvini e lepenisti francesi, ma anche – la novità  degli ultimi giorni – gli eletti di Fratelli d’Italia, i tedeschi dell’ultradestra tedesca Afd, i nazionalisti spagnoli di Vox.
E’ il cordone sanitario, che socialisti e liberali stanno costruendo con l’appoggio del Ppe, mentre tra mille tensioni interne ai gruppi tenta di prendere forma la maggioranza per la legislatura 2019-2024.
In sostanza gli europeisti puntano a presidiare il Parlamento europeo. Faranno blocco in aula. Esempio: se l’Ecr, il gruppo dei Conservatori e Riformisti che tra gli altri comprende gli eletti di Fratelli d’Italia e gli spagnoli di Vox, propone qualcuno di loro per la presidenza di una Commissione, in aula la proposta non passa.
Il cordone sanitario insomma tenta di prevenire il rischio che qualche Commissione parlamentare dia l’ok alla candidatura di un esponente dei partiti nazionalisti ed euroscettici per la Commissione Ue: i commissari nazionali devono infatti passare al vaglio della commissione parlamentare di competenza e poi dell’aula. Se la commissione dicesse ok, l’aula avrebbe problemi a bloccare la nomina.
I leader dei partiti più numerosi dell’Ecr — i polacchi di Jaroslaw Kaczynski, i conservatori britannici — sono avvisati.
Niente scherzi coi sovranisti: devono restare fuori. Qualche giorno fa David Sassoli, capo delegazione del Pd all’Europarlamento, ne ha parlato in una riunione con i socialisti. “Il rapporto con gli altri gruppi europeisti — sono le sue parole – passa dalla volontà  di isolare le frange nazionaliste presenti al Parlamento europeo”.
E’ la condizione che i socialisti pongono a Liberali e Popolari europei, gli interlocutori per la formazione della nuova maggioranza. Se lo schema regge, nessun sovranista arriverà  ai vertici del Parlamento, nessun commissario sovranista arriverà  a Palazzo Berlaymont. Reggerà ? I socialisti sono compatti, per ora allineati dietro Pedro Sanchez, il nuovo e unico gioiello che hanno da competizione elettorale, incaricato dell’interlocuzione con gli altri leader sulle nomine europee.
Dei liberali invece non si può dire la stessa cosa: il post-elezioni gli ha portato in casa gli eletti de La Republique en marche e quindi le prevedibili scintille con la vecchia guardia del belga Guy Verhofstadt. Pare siano agli stracci.
Stanno tentando di dar vita al nuovo gruppo Renaissance ma è guerra sul capogruppo. La ‘macroniana’ francese Nathalie Loiseau, ex ministro degli Esteri ora eletta all’Europarlamento, contro Verhofstadt, ex capogruppo. Una situazione che si è incancrenita negli ultimi giorni, dopo che il giornale belga ‘Le soir’ ha messo nero su bianco delle frasi attribuite alla francese: serve una “nuova leadership” con un “baricentro meno nordico”. Caos e polemiche. Lei ha cercato di sminuire, ma secondo Le Soir avrebbe esagerato anche con il capolista del Ppe Manfred Weber definendolo un “ectoplasma”. Delirio.
Ma la navigazione di inizio legislatura non è tranquilla nemmeno negli altri gruppi.
I Verdi, la novità  di queste elezioni, secondo partito in Germania, planati all’Eurocamera con ben 74 eletti, pure sono spaccati tra la parte più radicale e la parte più istituzionale guidata dalla tedesca Ska Keller. Già  eurodeputata nella scorsa legislatura, ex punk sbarcata in politica, Keller ha imparato bene l’arte della diplomazia, tanto da spiazzare il suo elettorato in Germania con una frase troppo benevola verso il rivale bavarese Weber, Spitzenkandidaten del Ppe.
“Non ho nulla contro di lui”, ha detto Keller e via con le polemiche, che però non le hanno impedito di superare la Spd alle urne.
Weber, ecco questo è il punto. E’ arrabbiato con i francesi: l’insulto di Loiseau arriva dopo che Macron ha praticamente ammazzato la sua candidatura per la presidenza della Commissione. Un po’ per ripicca, un po’ per cercare alleanze, Weber — finora sostenuto da tutto il Ppe per Palazzo Berlaymont — viene a Roma lunedì prossimo per incontrare Giuseppe Conte, il capo del governo nazional-populista più osteggiato dal resto d’Europa. Il tutto mentre socialisti e liberali cercano di comporre il cordone sanitario anti-sovranista.
(da “Huffingtonpost”)

Tornando all’Europarlamento, lo stesso gruppo sovranista di Salvini e Le Pen fa fatica a imbarcare nuovi affiliati (leggi qui). I 14 eletti del M5s sono ancora senza casa, tentano di sfuggire all’abbraccio di Nigel Farage che confermerebbe il loro vecchio gruppo Efdd (salvo trovare i numeri, al momento insufficienti), hanno chiesto asilo perfino all’Ecr e che gli ha sbattuto la porta. Insomma all’Eurocamera le cose vanno a rilento, il 25 giugno scade il termine per presentare i nuovi gruppi. E di conseguenze anche sulle nomine è tutto in alto mare. Ieri il vertice a sei tra il premier belga Charles Michel, Sanchez, il liberale olandese Mark Rutte, il socialista portoghese Antonio Costa, il Popolare croato Andrej Plenkovic e il Popolare lettone Krisjanis Karins non ha partorito nulla. Si tenta di chiudere entro il 2 luglio, quando l’Europarlamento dovrà  eleggere il presidente d’aula. Per questo non è escluso un ennesimo vertice il 30 giugno, se il consiglio europeo del 20 e 21 non dovesse concludersi con un altro nulla di fatto. Altrimenti il Parlamento eleggerà  il suo presidente e i capi di Stato dovranno adeguarsi. Sempre che il Parlamento sia pronto, provocazione ma mica tanto.

(da “Huffingtonpost”)

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STRISCIONE DEI SINDACATI CENSURATO, NESSUNO HA LE PALLE DI ASSUMERSENE LA RESPONSABILITA’ E VENIRE DENUNCIATO COME MERITA

Giugno 8th, 2019 Riccardo Fucile

NESSUN LEGGE AUTORIZZA AL SEQUESTRO DI UNO STRISCIONE SATIRICO PRIVO DI OFFESE, DI MAIO SI DISSOCIA MA LA “DIRETTIVA” CHE NON SI PUO’ CRITICARE I VICE PREMIER NON ESCE FUORI, AMMESSO CHE ESISTA

La ridicola lotta del governo agli striscioni colpisce anche i sindacati. Durante la campagna elettorale per le europee in diverse città  erano state fatti rimuovere   striscioni contro Matteo Salvini. Oggi, durante la manifestazione a Roma per il pubblico impiego, ad essere bandito è uno striscione dei sindacati che prende in giro entrambi i vicepremier.
Inizialmente lo striscione con il fumetto di Luigi Di Maio e Matteo Salvini doveva essere appeso al Pincio. «Ce lo hanno bloccato perchè troppo grande» ha ricostruito il segretario generale della UIL Michelangelo Librandi. Di per sè, la motivazione sembrava legittima, tanto che Librandi racconta di aver ripiegato su una soluzione diversa: stenderlo per terra.
A quel punto, è arrivata la seconda, e forse reale, motivazione: «È intervenuta la Digos, dicendo che lo striscione non poteva essere aperto perchè era contro i due vicepresidenti del Consiglio».
Lo striscione quindi è stato arrotolato e messo da parte in uno degli stand Uil, con la Digos ferma a controllare che nessuno lo tocchi.
Il tutto avviene sotto lo stupore generale dei presenti. La vignetta infatti non è nemmeno particolarmente irriverente o irrisoria. Nel disegno si Luigi Di Maio dire a Matteo Salvini «Matte’, dicono che mettese contro il sindacato porta male», e il leader della Lega, intento a farsi un selfie con addosso la maglia blu della UIL — Flp, risponde «Sì Giggino, lo so, infatti me sto a porta avanti col lavoro».
Il fatto ha destato diverso scalpore anche sui social network, dove la vignetta è stata ripubblicata con l’hashtag #facciamorete.
Tanta l’attenzione social che Luigi Di Maio l’ha postata lui stesso. «Per chiarire e zero polemiche: non ho chiesto (e mai mi sarei sognato di farlo) la rimozione dello striscione che, ironicamente e pacificamente, critica il governo» scrive il vicepremier a 5 stelle postando l’immagine « La libertà  di pensiero vale sempre. A dimostrazione di ciò che dico, quello striscione lo espongo io. W la libertà !»
Quindi Di Maio “scarica” la responsabilità  di una “direttiva” alle forze dell’ordine ni tal senso sul Viminale. A quel punto Salvini è costretto a precisare che “non faccio guerre agli striscioni”, ma si guarda bene da aprire un’inchiesta sulla Questura di Roma.
Nessuno smentisce che una direttiva esista, come hanno fatto riferimento i funzionari della Digos di Roma. Allora fuori la direttiva e vediamo cosa dice e se è legittima. Questo dovrebbe fare una opposizione seria, rivolgersi alla magistratura e accertare la verità  e le responsabilità  di un atto arbitrario.

(da agenzie)

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DOPO LA DROGA PIAZZATA IN CASA PER ACCUSARLO, ANCHE LE BOTTE AL GIORNALISTA ARRESTATO IN RUSSIA PERCHE’ INDAGAVA SULLA CORRUZIONE DELLA OLIGARCHIA PUTINIANA

Giugno 8th, 2019 Riccardo Fucile

IVAN GOLUNOV RICOVERATO PER COMMOZIONE CEREBRALE, PICCHIATO DAGLI AGENTI RUSSI: SONO I SISTEMI SOVRANISTI PRESTO SU QUESTI SCHERMI

E’ stato arrestato dalla polizia a Mosca con l’accusa di traffico di stupefacenti. Poche ore più tardi è stato ricoverato in ospedale dopo un malore con “diversi lividi sulla gabbia toracica” e “una sospetta commozione cerebrale“, che farebbero pensare a un pestaggio.
E’ accaduto a Ivan Golunov, reporter investigativo del quotidiano online Meduza di Riga noto per le sue inchieste sulla corruzione.
Golunov, 36 anni, è stato arrestato nel centro della capitale russa il 6 giugno. Secondo la polizia, stava trasportando diversi pacchi contenenti 4 grammi di mefedrone, un farmaco stimolante sintetico; tre pacchetti e un pacco contenente una sostanza polverosa non meglio identificata sono stati inoltre trovati nella sua casa.
Il cronista ha negato di aver mai visto le bustine sequestrata prima dell’intervento della polizia che ha in seguito rifiutato la sua richiesta di test accurati sulle sue mani e sullo zaino per confermare la sua versione, che non ha avuto alcun contatto con le sostanze scoperte.
Il suo avvocato, Dmitry Dzhulai, ha insistito sul fatto che la polizia ha piazzato le droghe sul suo cliente, spiegando che ciò poteva verificarsi nel momento in cui il giornalista è stato fermato dalla polizia. Il direttore generale di Meduza, Galina Timchenko, e il capo redattore Ivan Kolpakov, ritengono che l’arresto di Golunov sia avvenuto a causa dei suoi articoli sulla corruzione.
“Riteniamo che Ivan Golunov sia innocente. Inoltre, abbiamo motivi per pensare che sia perseguitato a causa della sua attività  giornalistica”, scrive online Meduza, una delle poche testate in Russia non vicine al Cremlino.
Secondo i giornalisti di Meduza, “negli ultimi mesi Ivan era stato vittima di minacce collegate a un pezzo che stava scrivendo e noi — sottolineano — sappiamo quale e immaginiamo da chi possano arrivare le minacce. Meduza — proseguono — analizzerà  ogni mossa degli investigatori che si occupano del caso. Cercheremo di capire per volontà  di chi Ivan è perseguitato e renderemo questa informazione di pubblico dominio”, denuncia il sito in cui nel 2014 è confluita la maggior parte dei giornalisti che avevano lasciato Lenta.ru per protestare contro le dimissioni a cui era stata costretta la direttrice. .
Alcune ore dopo l’arresto, il giornalista — che con le sue inchieste ha gettato luce su casi di corruzione di esponenti di alto profilo della politica e del mondo degli affari soprattutto al comune di Mosca — è stato ricoverato in ospedale dopo aver accusato un malore e un medico che lo ha visitato ha descritto le sue condizioni all’agenzia Interfax. “Ha diversi lividi nella gabbia toracica, anteriore e posteriore, segni sulla decima e l’undicesima costola, un sospetto infortunio craniocerebrale e una sospetta commozione cerebrale”, ha detto il medico.
Secondo alcune fonti, l’uomo è stato detenuto 14 ore senza poter vedere il suo avvocato, trascinato sul pavimento, colpito al viso con un pugno e al torace con un calcio e, prima di essere trasferito in ospedale, non ha in seguito ricevuto assistenza medica che aveva richiesto.
L’oppositore Aleksei Navalny denuncia che “non ci sono dubbi” del tentativo delle autorità  di costringere al silenzio il giornalista, in vista delle elezioni regionali di settembre.
Amnesty International ha denunciato uno “schema purtroppo conosciuto”. “Abbiamo ragione di credere che Golunov sia stato accusato per via della sua attività  giornalistica”, ha reagito Meduza che ha sede a Riga, in Lettonia, proprio per sfuggire alla censura russa.
Venerdì centinaia di persone avevano protestato davanti al ministero degli Interni moscovita e molti di loro, tra cui noti giornalisti d’opposizione come Ilja Azar e Oleg Kashin, sono stati a loro volta fermati prima di essere rilasciati poche ore più tardi.
E numerosi giornalisti hanno firmato una lettera aperta chiedendo la liberazione del collega definendolo vittima di una “grossolana e ridicola provocazione”.
In passato l’accusa di possesso di stupefacenti era stata formulata per giustificare l’arresto e la condanna a quattro anni di carcere di Ojub Titiev che aveva preso il posto di Natasha Estemirova, sequestrata e uccisa, alla guida dell’ong “Memorial” a Groznyj.

(da agenzie)

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LA BALLA DI GABICCE, IN REALTA’ GLI STAGIONALI MANCANO PERCHE’ C’E’ UNO SFRUTTAMENTO DELLA FORZA LAVORO

Giugno 8th, 2019 Riccardo Fucile

STIPENDI RIDICOLI, 12 ORE DI LAVORO, IMPAZZA IL NERO, 7 PERSONE STIPATE IN UN ALLOGGIO FATISCENTE, STRAORDINARI NON PAGATI

I giovani non hanno voglia di lavorare, di fare la stagione al mare e preferiscono stare in panciolle a casa a percepire il reddito di cittadinanza.
Come ogni grande classico che si rispetti, anche quest’anno in concomitanza con il lancio della stagione balneare in Emilia-Romagna, puntuali hanno iniziato a rincorrersi gli appelli e gli allarmi di albergatori, ristoratori e politici sulla presunta scarsità  di lavoratori disposti a fare armi e bagagli per andare a sfacchinare qualche mese al mare.
Non si trovano camerieri, bagnini, cuochi, baristi, nessuno vuole andare a lavorare in Emilia-Romagna, a quanto pare.
La storia dei lavoratori che non sono disposti ad andare a fare la stagione a Rimini, Gabbice Mare, Riccione, Milano Marittima, ma anche in Puglia, in Calabria, in Liguria e chi più ne ha più ne metta, si sente da molto tempo, è ormai incalcolabile il numero di volte che sui giornali sono apparsi appelli e lamentele simili.
Rispetto agli scorsi anni, però, l’estate 2019 ha aggiunto un elemento di novità  alla classica narrazione del giovane che non ha voglia di lavorare e non è disposto a fare sacrifici: questa volta è tutta colpa del reddito di cittadinanza (qui tutte le info), che permette ai giovani sfaticati di stare in panciolle sul divano.
Ad esporre questa surreale tesi al Resto Del Carlino è stato il sindaco di Gabbice Mare, Domenico Pascuzzi: “Siamo in emergenza vera. In alberghi e ristoranti mancano i lavoratori stagionali del turismo, da queste parti quasi sempre ragazzi del Mezzogiorno. Che adesso prendono il reddito di cittadinanza”, ha spiegato il primo cittadino.
“Molti giovani del Sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi quest’anno non sono voluti tornare a Gabicce perchè stavano percependo il reddito di cittadinanza. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere”, ha aggiunto.
Non un accenno alle condizioni economiche proposte, come al solito, solo un appello che prende in considerazione un’unica versione dei fatti, la campana dei datori di lavoro.
Ma sarà  davvero tutta colpa del reddito di cittadinanza? Insomma, non proprio.
Come si può facilmente verificare andando a ricercare i vecchi articoli sul tema pubblicati da ogni tipo di quotidiano cartaceo o online, della scarsità  di persone disposte ad andare a fare la stagione estiva nelle località  turistiche si parla da tempo immemore, da quando il reddito di cittadinanza non era che una mera chimera e il Movimento 5 Stelle nemmeno era al governo.
E allora, come mai albergatori e ristoratori fanno così fatica a trovare il personale necessario? La motivazione è molto più banale di quanto si possa immaginare.
O meglio, di quanto possa anche solo immaginare un politico che probabilmente non ha mai dovuto lavorare alle condizioni tipicamente proposte in questo settore.
Da mesi ricevo segnalazioni da lavoratori di ogni età  e origine che mi raccontano le loro assurde esperienze lavorative in stagione e i motivi per cui non hanno alcuna intenzione di tornare a sottostare alle indecenti condizioni che si sono trovati a dover subire.
“Ho risposto a un annuncio trovato su Facebook, avrei dovuto lavorare come cameriera in una struttura alberghiera a Rimini. Arrivata sul posto ho scoperto che non avrei mai firmato alcun contratto e che avrei dovuto lavorare 12 ore al giorno in nero senza riposo settimanale. La paga? 1000 euro al mese, ma contando le ore lavorative che superavano le 70 settimanali non era affatto un granchè”, mi racconta Paola (nome di fantasia, ndr).
Tornare a fare la stagione in Romagna? Paola non ci pensa minimamente, non più a scatola chiusa soprattutto. Non solo le cameriere di sala sono sfruttate in questo settore. Le stesse condizioni vengono proposte e applicate anche a camerieri ai piani, cuochi, aiuto-cuochi, lavapiatti, a ogni figura del settore.
Basterebbe provare a rispondere a qualche annuncio di lavoro per occupazioni stagionali nelle località  marittime di tutta Italia per capire che, forse, il problema che da anni puntualmente si rileva non è causato dal reddito di cittadinanza ma dalle condizioni indegne, spesso al limite dello sfruttamento, che vengono proposte a chi un pensierino a fare la stagione lo farebbe anche.
Stage proposti a persone con esperienza pluriennale e pagati tra i 500 e gli 800 euro al mese, promesse di contratto regolare non rispettate, proposte di contratto part-time che diventano magicamente dei full time che non prevedono il pagamento di tutte le ore realmente lavorate e chi più ne ha più ne metta.
Non è raro che le persone prendano armi e bagagli e si trasferiscano a centinaia di chilometri di distanza per poi scoprire che dovranno lavorare in nero, senza alcun tipo di assicurazione contro eventuali infortuni, senza alcun giorno di riposo settimanale e per molte più ore di quanto pattuito, spesso 12-14 al giorno.
Il vitto e alloggio che quasi tutti propongono ai candidati? Molto spesso si scopre essere indegno tanto quanto i contratti e gli impieghi proposti: stanze fatiscenti e sporche in cui vengono ammassati 5,6 anche 7 lavoratori in metrature estremamente ristrette, cibo che per definirlo tale ci vorrebbe davvero molto coraggio.
Un’esagerazione? Proprio no. Lo scorso aprile il sindacato Filcams Cgil spiegava: “Nel corso dello scorso anno nelle provincie della costa, sono state oltre mille le vertenze attivate, dalla Filcams Cgil, per contenziosi in rapporti di lavoro stagionale nel settore turistico, la maggior parte di queste per recupero crediti dovuti a mancati pagamenti, mancato riconoscimento del lavoro straordinario, mancato riconoscimento del corretto inquadramento rispetto alla mansione svolta.
Molti sono anche i casi di denuncia sulle condizioni di lavoro e il mancato rispetto del riposo settimanale. Non sono poi mancati i casi di licenziamento ingiustificato, anche comunicato verbalmente. Il ricorso al lavoro grigio, se non quando al lavoro nero, come confermano anche gli interventi della Guardia di Finanza appresi dalle cronache nei giorni scorsi, è una pratica ancora molto diffusa nel settore e non solo durante la stagione estiva. Si sta inoltre diffondendo il ‘lavoro in appalto’ con l’utilizzo di personale non assunto direttamente dall’impresa ma fornito da terzi ed ulteriormente sottopagato, una pratica, questa, che sconfina nell’illegalità ”.
Ovviamente non tutti i datori di lavoro del settore offrono simili condizioni e infatti sono quelli che riscontrano meno problemi in fase di assunzione e non si ritrovano a dover diffondere appelli strappalacrime o polemici per trovare personale, appelli puntualmente raccolti da politici che, forse perchè completamente scollegati dalla realtà  del mondo del lavoro italiano, sono disposti a sostenere ciecamente tesi surreali arrivando in pratica a sostenere la bontà  del “meglio poco che nulla” che spesso altro non nasconde che indegno sfruttamento lavorativo.

(da TPI)

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GABICCE, IL SINDACO: “MANCANO LAVORATORI STAGIONALI A CAUSA DEL REDDITO DI CITTADINANZA”

Giugno 8th, 2019 Riccardo Fucile

“PREFERISCONO IL REDDITO E QUALCHE LAVORO IN NERO PIUTTOSTO CHE IL LAVORO ESTIVO”… MA SONO 4 ANNI CHE ESISTE IL PROBLEMA, IL REDDITO DI CITTADINANZA IN QUESTO CASO NON C’ENTRA UNA MAZZA

“Confermo l’appello del sindaco: manca il personale nelle strutture alberghiere di Gabicce anche a causa del reddito di cittadinanza”. A parlare è Angelo Serra, il presidente dell’Associazione Albergatori della cittadina marchigiana al confine con l’Emilia Romagna. Ma non basta.
Gli albergatori alla ricerca di personale da mesi si sono sentiti rispondere che preferiscono il reddito e magari qualche lavoro in nero invece di fare le valigie e lavorare durante l’estate nelle strutture a Gabicce.
“Sono 250 le figure tra sala, cucina e piani che non riusciamo a trovare. E sono gli stessi associati a riferirmi che hanno ricevuto risposte quali: ‘Preferiamo avere il reddito di cittadinanza e magari arrotondare qualche weekend piuttosto di fare la stagione al nord”.
Le polemiche si sono scatenate dopo che il sindaco di Gabicce Domenico Pascuzzi ha lanciato un appello dalle pagine del Resto Del Carlino parlando di emergenza. “Molti giovani del sud che l’anno scorso avevano lavorato nei nostri alberghi, quest’anno hanno risposto di non tornare a Gabicce perchè stavano percependo il reddito di cittadinanza. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere”.
“Non volevo assolutamente dire che i giovani del sud non abbiano voglia di lavorare – dice il sindaco a Repubblica. Sono stato frainteso. Mi sembra anche paradossale visto che sono nato a Catanzaro fino ai 18 anni, poi Milano e vivo a Gabicce dal 2005. Conosco benissimo la realtà  e penso che anzi i giovani del sud siano maggiormente disposti ai sacrifici”. “Continuo a pensare – spiega Pascuzzi – che il reddito sia assistenzialismo puro e che provoca queste situazioni”.
Gabicce Mare conta 90 alberghi e secondo l’associazione albergatori mancherebbero circa 2-3 figure a struttura. “Ma il problema persiste da quattro anni, ora il reddito ha inciso del 5-10%. Manca anche la voglia di fare questo mestiere. Incontro diversi giovani ogni anno come alla scuola alberghiera di Cassino: su 1500 studenti nessuno quest’anno è disponibile a lavorare per la stagione estiva a Gabicce” racconta Serra.
Sono in tanti però, soprattutto sui social, a controbattere alle affermazioni del sindaco puntando il dito contro le situazione di sfruttamento e stipendi bassi. “Non trovano personale perchè gli stipendi sono ridicoli” “Non è colpa del reddito ma delle condizioni proposte”.

(da agenzie)

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