Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
LA SINDACA: “NON SONO DISPOSTA AD ANDARE AVANTI CON IL FRENO A MANO TIRATO””… MA I VOTI AL M5S GLI ELETTORI TORINESI LI HANNO DATI IN BASE AL PROGRAMMA CHE AVEVANO ANNUNCIATO
La sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha sollevato Guido Montanari dal suo ruolo di
vicesindaco e gli ha revocato le deleghe che aveva in capo.
Lo rende noto, sui social, la stessa prima cittadina. “La decisione segue le frasi pronunciate sul Salone dell’Auto che non hanno visto smentita”, spiega Appendino. “Una scelta non facile dal punto di vista umano, ma che ho ritenuto necessaria nell’interesse della Città e della sua immagine”. “Al Prof. Guido Montanari va il ringraziamento per il lavoro svolto in questi tre anni”, aggiunge la sindaca.
Nelle comunicazioni del Consiglio comunale il primo cittadino di Torino ha sostenuto: “Non sono disposta in alcun modo ad andare avanti col freno a mano tirato”.
Chiara Appendino non esclude un addio anticipato e chiede al Consiglio comunale un “mandato pieno” e una “prova di maturità ” alla maggioranza 5 stelle. All’Aula dice: “Se il male minore dovesse essere la fine anticipata di questa amministrazione, così sarà ”.
Appendino non ha usato mezzi termini: “Non intendo accettare battute d’arresto e compromessi al ribasso e su questo vincolerò il mandato”. E ancora: “Una perdurante situazione di stallo procurerebbe alla città danni che non può permettersi”.
La settimana scorsa l’ormai ex vicesindaco Montanari aveva detto, riferendosi alla kermesse dell’auto: “Fosse stato per me, il Salone dell’auto al parco Valentino non ci sarebbe mai stato. Anzi, nell’ultima edizione ho sperato che arrivasse la grandine e se lo portasse via. Sono stato io a mandare i vigili per multare gli organizzatori”.
La decisione del Salone di abbandonare Torino aveva aperto una crisi nella giunta, con voci insistenti di possibili dimissioni da parte della Appendino. A farle da scudo lo stesso Luigi Di Maio, in prima fila contro la “minoranza rancorosa”. Con la mossa di oggi la sindaca 35enne prova a voltare pagina.
Dura la replica di Montanari. Parlando della sindaca all’Ansa dice: “Mi ha chiesto le deleghe e il ruolo di vicesindaco per dare un segnale di cambio della sua amministrazione. Io ho risposto che non ho nessun motivo di dimettermi. Revocare le deleghe è un suo potere, valuteranno i consiglieri e il resto della giunta” E ancora: “Colgo un orientamento – aggiunge – legato ai vecchi poteri forti della città ”.
Non arriverà nessuno al suo posto, per il momento: “Assumerò io le deleghe ad interim, intanto ringrazio i consiglieri che si sono spesi per la città , che in tre anni ha raggiunto traguardi importanti”, ha detto la sindaca.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
LA SCENEGGIATA DELLA POLIZIA MUNICIPALE LEGHISTA TRA LE PROTESTE DEI CITTADINI, NEANCHE FOSSE LA CACCIA A UN PERICOLOSO CRIMINALE
Tre auto della Polizia Municipale a sirene spiegate. Una decina gli agenti impegnati nell’intera operazione. Un disperato inseguimento sotto i portici di piazza De Ferrari, nel pieno centro di Genova. I passanti che hanno osato protestare sono stati invitati ad allontanarsi e, in alcuni casi, identificati.
Ma, alla fine, dopo lunghi attimi di tensione, un pericoloso venditore di ombrelli senegalese questa mattina è stato fermato, ammanettato e assicurato alla giustizia.
Al momento del fermo, aveva con sè una decina di ombrelli, e chissà quanti altri ne sono stati venduti in questa mattinata di nubifragio, prima del provvidenziale intervento degli agenti.
Genova tira un sospiro di sollievo, ma Dio solo sa quanti altri venditori abusivi di ombrelli e fazzoletti in questo momento sono liberi di vendere indisturbati per la città .
Nelle ultime 72 ore, 14 uomini e donne e 3 minori hanno perso la vita sulle strade italiane, schiacciati da Suv guidati da pregiudicati ubriachi, ammazzati a freddo da ex mariti con armi da fuoco o gettati giù dal balcone senza un perchè. Tutti italiani: vittime, carnefici, testimoni oculari, intere famiglie. Uno strazio infinito.
Ma Genova, la Genova leghista e dal pugno duro, ora è una città più sicura.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LA CANDIDATA ALLA PRESIDENZA OGGI ABBIA ANNULLATO L’INCONTRO CON IL GRUPPO DELLA LEGA DOPO LA VICENDA DI RUBLI DALLA RUSSIA… E I VOTI SI SALVINI NON SARANNO NEANCHE DETERMINANTI E NON CONTERANNO UNA MAZZA
Alla vigilia del voto si materializza l’incredibile: gli europeisti cercano di fare fronte comune per
allontanare i sovranisti, ma Salvini valuta il sì come i 5s.
E a Strasburgo la presidente designata rischia di prendere più voti delle aspettative iniziali §
Alla fine, al Parlamento europeo, l’affare von der Leyen si presenta un po’ come la plastilina: si fa e si disfa, produce risultati incredibili.
Alla vigilia del voto che domani a Strasburgo dovrebbe ratificare la nomina della presidente designata alla Commissione europea, intorno a von der Leyen maturano i sì. Solo qualche giorno fa, stentava a far fiorire una maggioranza.
Se le informazioni della vigilia verranno confermate, domani dovrebbero votare a favore tutti gli eurodeputati italiani, maggioranza e opposizione, dalla Lega di Matteo Salvini al Pd di Nicola Zingaretti, passando per i cinquestelle e Forza Italia.
Solo gli eletti di Fratelli d’Italia dovrebbero votare no. E in questo modo Ursula von der Leyen ‘rischia’ di incassare una vagonata di voti, molti di più delle aspettative.
Che è successo?
Partiamo dal gruppo dei ‘Socialisti & Democratici’. In serata, si riuniscono all’Europarlamento a Strasburgo nel tentativo di cercare di ridurre i mal di pancia interni. Il capo delegazione del Pd Roberto Gualtieri spiega che però ora la valutazione è “positiva, come gruppo abbiamo aperto un nostro negoziato con von der Leyen e lei ci ha risposto con una lettera in cui parla di flessibilità , di sussidio di disoccupazione europea. E poi parla alle forze europeiste: questo è il discorso che ci aspettiamo domani, farà un discorso europeista”.
Nel giro di pochi giorni il Pd passa da una valutazione negativa — dopo l’audizione con von der Leyen la scorsa settimana a Bruxelles — ad una valutazione positiva. E’ quasi un sì, diventerà ufficiale domani anche se anche nella stessa delegazione italiana restano forti le perplessità .
E più in generale tra i socialisti alcune delegazioni sono irremovibili. I tedeschi confermano il loro no. Ecco la loro posizione: “La nomina di von der Leyen non rispetta il metodo dello Spitzenkandidaten e minaccia la credibilità delle elezioni europee. Per noi gli interessi nazionali non dovrebbero prevalere sulla democrazia europea”. Ce l’hanno con Emmanuel Macron che ha confenzionato il pacchetto trattando anche con i paesi di Visegrad, a cominciare da Viktor Orban. Ma ce l’hanno anche con Pedro Sanchez, che ha avuto il compito di trattare per tutti i socialisti in Consiglio europeo. Oltre ai tedeschi, anche i belgi, i greci, i francesi dovrebbero votare no. In bilico i laburisti di Jeremy Corbyn.
Ecco, ma perchè la maggioranza dei socialisti alla fine vota sì? “Scegliamo in base ai contenuti”, insiste Gualtieri facendo riferimento alle risposte inviate per lettera da von der Leyen. Ma c’è qualcos’altro: il rischio che i voti sovranisti si andassero a sostituire a quelli dei socialisti contrari. Un rischio da arginare, si è deciso. Tanto che ora la maggioranza europeista — socialisti, Ppe e liberali — prova a rialzarsi, scommettendo sulla presidente. Se ci saranno i voti dei leghisti saranno aggiuntivi, è il ragionamento.
Il punto però è che domani potrebbe materializzarsi l’incredibile. Tutti gli eurodeputati italiani potrebbero votare allo stesso modo, maggioranza e opposizione, con eccezione degli eurodeputati di Fratelli d’Italia.
Salvini ufficialmente ancora non ha deciso. “Stiamo valutando”, dice, non senza qualche frecciatina alla presidente tedesca che ha fatto saltare l’incontro con il leghista Marco Zanni oggi a Strasburgo anche per via delle polemiche sui fondi russi per il Carroccio. Ma Salvini ha la necessità di ‘piazzare’ il suo fedelissimo Giancarlo Giorgetti in squadra con von der Leyen a Palazzo Berlaymont. E possibilmente con un portafoglio importante.
Un sì alla presidente sarebbe un segnale per piantare la trattativa su basi più o meno solide, anche se sul commissario c’è sempre il voto dell’Europarlamento in agguato dopo l’estate.
Lo stesso Gualtieri avverte: “Domani c’è un voto, ma poi a ottobre c’è il voto dell’Europarlamento sulla presidente e tutta la sua squadra…”.
Ad ogni modo, Salvini valuta il sì. Esigenze che la sua alleata sovranista Marine Le Pen non ha: il Rassemblement National è all’opposizione in Francia, anzi ha necessità di distinguersi nel voto da Macron. Dunque i lepenisti sono sul no, come i tedeschi di Afd.
Insomma, il gruppo sovranista di Identità e democrazia potrebbe dividersi sul voto. Anche i cinquestelle dovrebbero votare a favore: stasera il premier Giuseppe Conte ne ha parlato con Angela Merkel al telefono.
Domani, il verdetto. Ma potrebbe davvero succedere che, per ragioni diverse se non opposte, tutti gli eletti italiani all’Europarlamento si ritrovino dalla stessa parte della barricata: il Pd insieme a Lega, Cinquestelle e Forza Italia.
Chi l’avrebbe mai detto?
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
TERRIBILI IMMAGINI SUI TRATTAMENTI DA TRIBUNALE INTERNAZIONALE: QUESTI SONO GLI STATES DEI CRIMINALI SOVRANISTI
Nelle gabbie come animali. Sono esseri umani. E sono nelle mani di quello che si definisce uno stato democratico e che per alcuni anni ha provocato guerre e stragi con la sua fissazione di voler ‘esportare’ la democrazia nel mondo, ma ovviamente solo in quei paesi che considerava strategicamente interessanti,
Ma quello che sta accadendo negli Stati Uniti di Donal Trump, il miliardario che vive nel lusso e che disprezza i poveri, è da denuncia al tribunale internazionale.
Le testimonianze di chi ha assistito a quegli orrori fanno accapponare la pelle;: “erano urla di bambini e bambini piccoli. Ho parlato con un papà di una ragazza malata di 6 mesi. Era arrossita, svogliata, i suoi piccoli pugni erano strettamente legati alla sua maglietta. Influenza, meningite, tifo, pidocchi e altro”
Nei giorni scorsi Alexandria Ocasio-Cortez, membro democratico del Congresso degli Stati Uniti, era andata insieme a un gruppo di deputati, a Clint, in Texas, dove si trova un centro di detenzione per migranti catturati al confine con il Messico.
La deputata ha denunciato che le guardie di confine, le Control Border Patrols (Cbp) sono state “fisicamente e sessualmente minacciose” anche nei suoi confronti e degli altri deputati, arrivando anche a ridere di loro. Ocasio-Cortez ha raccontato che dopo aver riportato la vicenda ai superiori, si è sentita rispondere che “i soldati sono sottoposti a forte stress”.
“Gli agenti tengono le donne nelle celle senza acqua e le costringono a bere l’acqua del water” ha scritto ancora la deputata.
Questi sono crimini contro l’umanità . Non degni di una democrazia.
(da Globalist)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
“I TEMPI DELLA MANOVRA LA DECIDO IO”
C’è sempre un caso Siri. Stavolta non è una questione giudiziaria, ma politica. Questa volta non
c’è scusa che tenga. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha pubblicamente manifestato la sua indignazione per il vertice organizzato al Viminale tra Matteo Salvini e le rappresentazioni sindacali, alla fine del quale sono state fatte anche alcune anticipazioni sulla manovra economica. Al tavolo, c’era anche Armando Siri, il sottosegretario leghista indagato per corruzione.
Questa volta «si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale», afferma deciso Giuseppe Conte commentando l’inusuale vertice organizzato al Viminale.
Uno sconfinamento che avviene laddove « qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica».
Il riferimento è al vertice andato in scena al Viminale tra il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, i sindacati e Armando Siri. L’intento era di spiegare ai rappresentanti sindacali la flat tax, e infatti alla fine del vertice sono trapelate delle anticipazioni.
Ognuno però deve tornare a stare al proprio posto, sembra bacchettare il premier: «La manovra economica viene fatta qui dal presidente del Consiglio con il ministro dell’Economia, con tutti gli altri ministri interessati — ha infatti aggiunto Giuseppe Conte- Non si fa altrove, non si fa oggi e i tempi, tengo a precisarlo, li decide il presidente del consiglio, sentiti gli altrui ministri in primis il ministro dell’economia. I tempi non li decidono altri».
Inoltre, fanno sapere dallo staff del premier, Conte sta ancora aspettando da diverse settimane che la Lega indichi i delegati da far sedere al tavolo sulla manovra economica: ma di nomi, ancora dal Carroccio non ne sono stati fatti.
Ma a far infuriare Conte è anche la presenza di Armando Siri, il sottosegretario che più di tutti ha messo a dura prova la tenuta del governo giallo verde. «Se la logica dell’incontro al Viminale è di un incontro politico, ci sta bene la presenza di Siri. Se è la logica di un incontro governativo, non ci sta bene la presenza di Siri».
Una bacchettata in piena regola quella del premier, e a poco è valsa la mediazione del Movimento 5 Stelle che ha ridimensionato il vertice ad un incontro «politico e non di governo» nel tentativo di proteggere in parte il partner di governo usando le stesse parole del presidente del Consiglio.
E la presenza di Siri ne sarebbe appunto una prova. Dal PD però piovono le critiche: i grillini accusati di «doppia moralità » e di «pagliacciata», rispettivamente da Debora Serracchiani e Nicola Zingaretti, mentre Antonio Misani ironizza: « Rimane inspiegabile l’esclusione dall’incontro di Gianluca Savoini, il massimo esperto della Lega in materia di commercio internazionale…»
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
ERA TRA I FONDATORI DELLA SERENISSIMA GRAN LOGGIA D’ITALIA
Gianluca Meranda, l’avvocato presente insieme a Savoini all’hotel Metropol e coinvolto nei presunti fondi russi della Lega, è stato allontanato dalla Serenissima Grand Loggia d’Italia nel 2015, come ha fatto sapere il Gran Maestro Massimo Criscuoli Tortora: “con riferimento alla situazione evidenziata dalla Magistratura su presunti reati internazionali del Signor Meranda e di altri nella vicenda “Fondi russi alla Lega” e per amore della Trasparenza e della Verità , si precisa che il signor Gianluca Meranda non è più membro della Serenissima Gran Loggia d’Italia dall’autunno del 2015, in quanto è stato espulso dall’Obbedienza con Decreto Magistrale, comunicato a tutte le Potenze Estere, ciò a prescindere da un effettivo coinvolgimento del predetto in fatti che possano avere rilevanza penale che non compete alla nostra Istituzione accertare”.
“Pertanto – continua la nota – la Serenissima Gran Loggia d’Italia non ha più nulla a che fare con il predetto personaggio da ben quattro anni. La Fondazione Massonica, di cui il Signor Meranda era uno dei soci fondatori, proprio a seguito della sua espulsione e di altre situazioni con ex membri che invece lo hanno seguito nel suo percorso successivo all’espulsione, era stata immediatamente bloccata nella sua operatività e non aveva mai iniziato alcuna attività , non potendo provvedere alla sua chiusura. per mancanza del numero minimo previsto dallo statuto”.
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
LA PETIZIONE SU CHANGE HA GIA’ SUPERATO 200.000 FIRME…. LA MOZIONE DI SFIDUCIA METTEREBBE IN DIFFICOLTA’ IL M5S
Matteo Salvini continua a non rispondere ai giornalisti sul caso Savoini e il Russiagate in salsa
leghista. A quanto pare il vicepremier e ministro dell’Interno non ha alcuna intenzione di rispondere nemmeno in Aula.
Forse pensa che siano tutti pettegolezzi giornalistici, come ha detto anche la Presidente del Senato Casellati. Eppure perfino Luigi Di Maio ieri ha scritto che «quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perchè il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione».
Certo, il vicepremier M5S non nomina mai la Lega e nemmeno Salvini, ma è chiaro che sta parlando di quella trattativa al tavolo dell’hotel Metropol di Mosca.
Eppure ne avrebbe di cose da spiegare il ministro dell’Interno. A partire dall’invito di Savoini alla cena con Putin a Villa Madama del 4 luglio scorso.
Salvini ha detto di non averlo invitato lui. In un primo momento Palazzo Chigi ha tentato di scaricare la responsabilità sull’ISPI. È venuto fuori che ad invitare il presidente dell’associazione Lombardia Russia era stato Claudio D’Amico, ex deputato leghista, “responsabile progetti” per Lombardia Russia che oggi ricopre il ruolo di consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepremier Matteo Salvini.
D’Amico è anche assessore con delega alla “Polizia locale e Protezione civile — alle politiche dei diritti umani e tutela del cittadino — alla cooperazione internazionale e al turismo — alla sicurezza — alle politiche abitative — alla gestione del demanio e patrimonio” del Comune di Sesto San Giovanni.
D’Amico era presente alle ultime due edizioni del World Congress of Families, quella del 2018 a Chisinau e quella del 2019 a Verona.
In attesa che il ministro neghi di conoscere D’Amico e parli di un’iniziativa personale da parte di un suo stretto collaboratore è evidente che la mail di invito per Savoini è partita proprio dagli uffici di Salvini.
Ma secondo il titolare del Viminale non c’è niente su cui rispondere. Eppure siamo ancora qui in attesa che il ministro produca i documenti riguardo il personale che lo ha accompagnato durante i suoi viaggi a Mosca. Si potrebbe iniziare con lo spiegare cosa ci facesse Gianluca Savoini al tavolo del bilaterale del luglio 2018 quanso Salvini si incontrò con il ministro dell’Interno russo.
All’epoca su Facebook la pagina dell’Associazione Lombardia Russia attaccava i “cercatori di scoop da quattro soldi” che “devono guadagnarsi la paga dei loro padroni globalisti” e rammentava che Savoini “è iscritto alla Lega dal 1991”.
Significa forse che l’unica ragione per cui il presidente di Lombardia Russia era a Mosca è dovuta al fatto che è tesserato da oltre vent’anni? Quanti altri tesserati storici della Lega partecipano abitualmente ad incontri di quel livello?
Nel Partito Democratico c’è chi — come il deputato Michele Anzaldi — chiede che venga presentata una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Interno (una petizione su Change.org per chiedere la sfiducia ha già raggiunto le 200mila sottoscrizioni). L’opposizione non ha i voti necessari per sfiduciare Salvini, ma la mozione di sfiducia, se e quando arriverà in Aula potrebbe mettere in difficoltà la maggioranza.
Che cosa voteranno infatti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle? È quasi scontato che — così come hanno salvato Salvini sulla Diciotti — lo salveranno anche questa volta, magari dopo aver fatto la solita votazione farsa su Rousseau.
Ma vale la pena qui ricordare di quando il M5S presentò una mozione di sfiducia individuale contro la ministra delle riforme del Governo Renzi Maria Elena Boschi sui presunti favoritismi nei confronti del padre e di Banca Etruria.
Anche in quel caso la questione di eventuali passaggi di denaro era marginale. Il punto era politico, vale a dire il presunto conflitto d’interessi nella vicenda Etruria. Renzi difese a spada tratta la Boschi, la sfiducia venne respinta ma forse fu proprio nel dicembre del 2015 che iniziò il declino del premier.
Il MoVimento 5 Stelle sa che nell’affaire Metropol non è rilevante il fatto che la trattativa non si sia conclusa con un passaggio di denaro e che il punto è che ci sia stata, come conferma uno dei partecipanti.
E finchè Salvini non chiarirà a che livello arriva il coinvolgimento della Lega rimarrà sempre il dubbio che Savoini non abbia agito per suo conto.
Fino a che punto il M5S potrà continuare a reggere il moccolo a Salvini e soprattutto a perdere voti? È nell’interesse del Governo e del M5S che Salvini faccia chiarezza.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
PERCHE’ SALVINI DEVE DIMETTERSI
Gli osservatori di politica internazionale individuano nelle mosse più recenti sia di Trump che di Putin un ritorno allo stile, se non ai contenuti, della guerra fredda.
A dispetto delle analisi sullo spostamento irreversibile dell’asse geopolitico, non è il Pacifico nè l’Estremo Oriente il luogo del conflitto. Il centro torna a essere l’Europa e con essa, in buona parte, l’area dei Paesi del Mediterraneo. La Cina, al momento, non entra in questo gioco.
Ora, appunto, in tale contesto che ricorda da vicino la guerra fredda, un Paese cardine dell’Alleanza atlantica s’impantana nello scandalo – se i riscontri giudiziari dovessero confermarlo – di un partito che traffica con i suoi uomini su possibili commesse petrolifere, avendo come obiettivo l’accaparramento di royalties (ovvero di tangenti) finalizzate all’assalto del potere e alla dislocazione dell’Italia nel fronte anti-sanzioni, dunque in appoggio alle pressanti richieste di Mosca.
Uno scenario inquietante. Addirittura il capo di questo partito, oggi al vertice del dicastero degli Interni, si trincera dietro la cortina fumogena di smentite e divagazioni, pur di fronte a testimonianze a dir poco imbarazzanti.
Salvini da giorni s’arrampica sugli specchi, nega l’evidenza, occulta i fatti, mente a se stesso. Non sente la responsabilità di riferire al Parlamento, nè di spiegare quanto meno al partito, ovvero ai suoi organi dirigenti, la versione che considera corretta.
In passato, quando per esempio venne alla luce la rete della P2, il governo si dimise.
In quel caso non era in discussione la svendita del Paese a una potenza straniera, ma l’onore delle istituzioni richiedeva un gesto forte e inequivocabile. La Dc, per la prima volta dal 1946, perdeva la guida di Palazzo Chigi.
Andrebbe anche ricordato il gesto di Antonio Bisaglia, colpito dal sospetto di aver favorito da ministro dell’Industria il settore delle assicurazioni. Aveva aumentato per legge i premi e sembrò per questo, in forza della sua attività di assicuratore prima del mandato elettorale, in conflitto d’interesse. Sì dimise, benchè il sacrificio fosse ingiustificato.
Altro stile, altri tempi. Cosa dire oggi?
Certo, anche se la pubblica opinione è spinta ad attribuire all’intera vicenda il carattere di un’aggressione ben studiata ai danni della maggioranza, resta il diritto delle opposizioni ad avanzare con forza la richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno.
Prima di sapere se regge l’attuale compagine governativa – in democrazia nessuno contesta il potere che deriva dal libero consenso dei cittadini – occorre stabilire o ristabilire il principio di irreprensibilità e correttezza nella condotta di un ministro che ha il dovere costituzionale di servire, anche attraverso la scelta dei suoi collaboratori, i superiori interessi della nazione.
La Lega è chiamata, in conclusione, a un atto di grande responsabilità nei confronti delle istituzioni.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
LA GALASSIA DI PERSONAGGI CHE RUOTA ATTORNO AI RAPPORTI TRA LEGA E RUSSIA
Nell’infografica a corredo dell’articolo di Gianluca Paolucci oggi La Stampa riepiloga la galassia
di personaggi che ruota attorno ai rubli alla Lega e all’amicizia tra Matteo Salvini e Vladimir Putin.
Tutto parte dall’Hotel Lotte di Mosca. È lì che, il 17 ottobre 2018 si tiene l’Assemblea di Confindustria Russia. Ospite d’onore: Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’interno.
Quel giorno, a pochi passi dal Lotte, Savoini viene fotografato con altre due persone a colloquio con il filosofo Alexander Dugin.
Quel giorno passa dal Lotte «per un saluto» anche Bruno Giancotti, imprenditore italiano diventato negli anni un riferimento per Savoini e D’Amico nei loro viaggi a Mosca. Dopo la conferenza Salvini sparisce per 12 ore, malgrado il protocollo segnalasse il suo rientro in Italia in serata.
Il giorno dopo all’hotel Metropol, avviene la trattativa sul gasolio per finanziare la Lega i cui dettagli sono stati diffusi prima dall’Espresso e poi da Buzzfeed. Confindustria Russia è la “creatura” di Ernesto Ferlenghi, numero uno di Eni in Russia, che sta cercando di raccogliere intorno a sè la rappresentanza economica della comunità italiana a Mosca.
Finora prerogativa esclusiva di un pezzo da novanta dei rapporti italo-russi: Antonio Fallico, capo di Banca Intesa Russia, in rapporti assai saldi e di lunga data con il Cremlino e con alcuni degli oligarchi più potenti, come il numero uno di Rosneft, Igor Sechin.
L’intuizione di Ferlenghi, spiega un conoscitore delle vicende, è semplice. Costruire un rapporto — politico, sia chiaro — con Salvini e la Lega, approfittando da un lato delle posizioni filorusse e anti-sanzioni di Salvini e della lontananza di questi da Fallico, dall’altro.
Lontananza perchè i suoi uomini sul territorio, Savoini e D’Amico, frequentano altri giri, che non sono nè quelli di Fallico nè quelli di Ferlenghi.
A tenere i rapporti d’affari dei due sul posto è Giancotti, la cui società condivideva l’indirizzo con la Orion di Savoini e D’Amico e con una dozzina di altre aziende.
Le imprese italiane, spiega Giancotti, rivolgevano ai buoni uffici di Lombardia Russia per trovare affari. Giancotti, che fa questo di mestiere, le metteva in contatto con potenziali partner russi.
(da “NextQuotidiano”)
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